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mercoledì, aprile 30, 2008

Non c'è pace tra i rifiuti: indagato il Generale Giannini collaboratore di Gianni De Gennaro

Stop & go in Campania. Emergenza lunga.

L'accusa è di smaltimento irregolare

Il generale Franco Giannini, collaboratore di Gianni De Gennaro al commissariato per l'emergenza rifiuti, è indagato per l'ipotesi di reato di smaltimento illecito nell'ambito dell'inchiesta della procura di Avellino che ha portato al sequestro nell'Avellinese dell'area destinata ad ospitare il sito di stoccaggio. Indagato anche Raffaele Spagnuolo, presidente del consorzio Cosmari, per omissione delle misure antincendio.

L'inchiesta che ha portato al coinvolgimento del gen. Giannini è scaturita da denunce presentate da alcuni sindaci di comuni irpini e da associazioni ambientaliste. Nelle denunce si faceva riferimento al fatto che il sito di stoccaggio a Piano d'Ardine, di proprieta' dell'Asi, dove è previsto il conferimento di circa 30mila ecoballe, avrebbe determinato serie conseguenze sul piano ambientale.

Il gen. Giannini sarebbe indagato in quanto, in qualità di sub-commisarrio, ha firmato il provvedimento di esproprio dell'area. A conclusione delle prime indagini avviate da pochi giorni la procura di Avellino ha emesso un decreto di sequestro preventivo di urgenza. Proprio martedì mattina il commissario straordinario Gianni De Gennaro aveva incontrato il presidente della provincia di Avellino e il sindaco di Savignano che peroravano un piano alternativo, mentre le organizzazioni ambientaliste stanno organizzando per il primo maggio una manifestazione di protesta.

lunedì, gennaio 28, 2008

Bassolino: Se il piano De Gennaro non va avanti, la camorra ringrazia

140 commenti discutono sul blog di Antonio Bassolino questo intervento del Presidente della Campania sulla questione rifiuti, il piano De Gennaro e la camorra. Lo pubblichiamo qui per allargare la riflessione e la responsabilità collettiva.

La battaglia contro la camorra non dev’essere un alibi per nessuno. L’ho detto tante volte, parlando dell’emergenza rifiuti. I limiti della politica, dell’azione di governo e le difficoltà di far prevalere l’interesse generale sui localismi, devono essere riconosciuti da tutti noi con chiarezza. Ma con altrettanta chiarezza dobbiamo guardare negli occhi un nemico aggressivo e violento, che non esita ad arricchirsi sacrificando la vita e la salute di tanti cittadini e l’integrità del nostro territorio. Una violenza che i dati dell’ultima indagine Eures-Ansa testimoniano in modo evidente.

Per la camorra l’inefficienza dei processi di smaltimento dei rifiuti - ordinari e speciali - è oro. Ce lo dicono diversi magistrati, impegnati in prima linea per individuare gli interessi e le strategie della criminalità organizzata in questo settore. Lo abbiamo visto tante volte, in questi anni, in occasione delle grandi indagini sulle ecomafie. Lo abbiamo percepito, con inquietudine, anche nelle tristi immagini degli scontri a Pianura, che hanno visto la legittima voce dei cittadini preoccupati soffocata dalla violenza organizzata di teppisti probabilmente pagati dai clan.

L’impegno della magistratura negli ultimi vent’anni ci ha aiutato a capire il fenomeno sempre meglio. A partire dal 1991, quando per la prima volta, con l’Operazione “Adelphi“, si sollevò il velo su un business che contava su decine e decine di discariche in terreni agricoli, cave e cantieri abusivi. Da allora si sono moltiplicate le inchieste e si è certificato che negli ultimi quindici anni milioni di tonnellate di rifiuti speciali, spesso provenienti dal nord del Paese, trovavano nella nostra regione efficienti “servizi” di smaltimento illegale. E’ questo uno dei motivi fondamentali che mi hanno portato in questi anni a lottare per dotare la Campania di discariche a norma, impianti di Cdr e soprattutto termovalorizzatori, necessari a chiudere il ciclo di trattamento industriale dei rifiuti.

Di fronte a questo scenario comprendo lo sconforto di chi si chiede perché contro questi traffici di veleni non si siano levate quelle proteste popolari che invece puntualmente accompagnano l’allestimento di impianti a norma, da parte dello Stato, nell’interesse di tutti. E’ uno sconforto che ho vissuto anch’io. Ma sentiamo e abbiamo tutti il dovere di andare avanti, dotandoci di tutti i mezzi e gli strumenti necessari.

Anche da questo punto di vista vorrei sottolineare come la scelta di De Gennaro, unita all’impegno della magistratura, possa rappresentare un punto di svolta. Esprime infatti la volontà del Governo - e di tutti noi - di non arretrare di un millimetro nella lotta alle ecomafie ma anzi, di condurre quest’ultima fase di commissariamento facendo il possibile per far emergere le collusioni e gli interessi illeciti che si muovono e si sono mossi intorno all’emergenza rifiuti.

Attenzione, dunque, se il piano De Gennaro non va avanti la camorra ringrazia e festeggia.


sabato, gennaio 26, 2008

Oggi Montesarchio in piazza per dire "no" alla discarica: «È una scelta dittatoriale»


Situazione pesante
Sabato Montesarchio in piazza per dire "no" alla discarica: «È una scelta dittatoriale»
Posti di blocco improvvisati: a uno di questi fermato un bus a cui sono state tagliate le ruote, dopo aver fatto scendere i passeggeri

NAPOLI - Dopo l'aoccupazione della statale Appia e dei binari della stazione, la popolazione della Valle Caudina si prepara a vivere una giornata di mobilitazione per dire «no» alla riapertura (definita «dittatoriale») della discarica di «Tre Ponti» di Montesarchio. In prima linea è sceso in campo il sindaco di Montesarchio, Antonio Izzo, che ha fatto affiggere locandine e manifesti in tutta la vallata «affinché la popolazione delle Forche Caudine possa far sentire la propria voce e non subire l'ennesimo schiaffo da Napoli». Per sabato mattina si sta organizzando, con la partecipazione di tutti i sindaci della Valle Caudina una marcia di protesta che partirà alle 8,30 da piazza Umberto a Montesarchio.

«La scelta scellerata, operata dal Commissario De Gennaro - è scritto in un manifesto -, di riaprire la discarica di Montesarchio, già chiusa ed in via di risanamento per accordi contrattuali assunti dallo stesso Stato e per una emergenza che perdura per precise colpe e negligenze di politici che non hanno saputo, né voluto governare con senso di responsabilità i propri territori - si legge nel manifesto - impone a noi tutti una presa di coscienza ed uno scatto d'orgoglio in difesa del nostro comune e della nostra Valle. Non possiamo accettare, avendo già pagato il nostro pesante tributo alla causa dell'emergenza rifiuti, che una decisione `dittatoriale¨, adottata da Istituzioni che stracciano accordi scritti e che distruggono per sempre la fiducia dei cittadini e la certezza del diritto, militarizzi i nostri territori, buttando nei liquami tutto cio' che generazioni operose di imprenditori hanno creato in termini di benessere e posti di lavoro».
Intanto la situazione si fa sempre più pesante. A un pullman di linea della «Air», bloccato ad uno dei posti di blocco allestiti dai manifestanti, sono stati tagliati li pneumatici. Il mezzo di trasporto è stato costretto a fermarsi e far scendere i passeggeri. «Anche io sono un lavoratore - ha commentato l’autista del mezzo - ma certi atteggiamenti vanno evitati».

venerdì, gennaio 25, 2008

"Dottò, Fuorigrotta sembra nu salotto". De Gennaro : piano non cambia di una virgola

"Dottò, Fuorigrotta sembra nu salotto". Qualche risultato, Gianni De Gennaro, comincia ad ottenerlo. Ma dal suo ufficio al secondo piano del comando logistico sud che affaccia su piazza Plebiscito, sa benissimo che la partita rifiuti è ancora tutta da giocare e da vincere. E infatti: "oggi il piano è un castello di carta, se lo tocco cade tutto - dice in un colloquio con l'ANSA -. Ma se riesco ad aprire una discarica diventa un castello di sabbia. E se poi allestisco anche un sito di stoccaggio allora il castello diventa di tufo. E così via, fino a quando il cemento armato avrà preso il posto della carta. E' evidente dunque che il piano non cambierà di una virgola". Il giorno dopo la caduta di Prodi, il commissario di governo del governo che non c'é più è al suo posto e della situazione politica a dir poco incerta sembra non interessarsi. "Io non conosco nessuno, vado avanti nel compito che mi hanno assegnato", dice. Domani sarà a Benevento, dove le proteste cominciano a montare per la riapertura imminente della discarica di Montesarchio. "Non sono ottimista ma fiducioso - spiega riferendosi non soltanto alla situazione nel beneventano -, sono convinto che riuscirò a far capire ai cittadini che la soluzione indicata è quella giusta e, soprattutto, che sono qui per restituire loro la fiducia nelle istituzioni". Perché, e De Gennaro lo sa bene, uno dei problemi principali è proprio la sfiducia della gente, che per anni si è vista fare promesse poi mai mantenute. E paradossalmente il suo compito è più facile degli altri commissari che lo hanno preceduto, che avevano un mandato più lungo e l'obbligo di predisporre anche un piano per l'intero ciclo dei rifiuti. "Io devo risolvere l'emergenza - conferma - e non è né la prima né l'ultima che ne affronto una. Poi è evidente che se c'é qualcuno che ha un piano per avviare in futuro un ciclo dei rifiuti virtuoso conviene innanzitutto a me assecondarlo, perché mi consente di raggiungere i risultati con meno difficoltà".

Dunque si prosegue sulla strada indicata: apriranno prima le discariche di Difesa Grande e Montesarchio e poi si comincerà ad allestire i siti di Marigliano, Ferrandelle, Pianura e Manifattura Tabacchi, contestualmente alla discarica di Villaricca. Perché è chiaro che i problemi maggiori sono quelli che riguardano Napoli e la provincia e quindi è necessario prima avviare il ciclo così come stabilito e poi affrontare i nodi più spinosi. "La situazione mi ricorda l'inizio degli anni novanta, quando mi diedero un pezzo di carta e mi dissero 'fai la Dia' - racconta -. Non avevo nulla, lo staff era composto praticamente soltanto da me. Con l'autista ci fermavamo in una traversa di via Barberini e in macchina scrivevo le relazioni. La differenza è che qui ho anche dovuto studiare, perché di mafia qualcosa sapevo, di rifiuti no".

lunedì, gennaio 21, 2008

20 discariche per salvare la Campania. De Gennaro presenta la 'road map'


Il piano sarà presentato oggi alle istituzioni locali: entro 48 ore il via libera di Palazzo Chigi. Ma è già protesta.
20 discariche per salvare la Campania. De Gennaro presenta la 'road map'
di CONCHITA SANNINO da La Repubblica Napoli

Il commissario per l'emergenza rifiuti in Campania Gianni De Gennaro
NAPOLI - Il piano per uscire dall'emergenza c'è. Entro quarantotto ore a partire da stamane dovrebbe scattare il placet di Palazzo Chigi all'apertura di discariche e nuovi siti. Ma il difficile viene ora: costruire la più ampia condivisione e una compatta tenuta istituzionale sulle scelte adottate, come avvertono fonti del Commissariato ai rifiuti.

Eccola, sulla carta, la svolta del caso Campania. La soluzione al disastro ecologico da 350 mila tonnellate di immondizia inevasa - un tracollo che rischia di essere sanzionato dalla Commissione europea con multe che vanno dai 22mila ai 700mila euro al giorno - è tracciata in 20 mosse: quanti sono i luoghi citati dal supercommissario Gianni De Gennaro nella sua "road map" che disegna la via d'uscita attraverso le inquietanti montagne di immondizia che da settimane sfigurano il territorio, agitano la piazza e ipotecano la credibilità delle istituzioni. Oggi De Gennaro riunisce, nella sede della Regione, i presidenti delle 5 province campane, i prefetti, Bassolino e il sindaco Iervolino, proprio per illustrare la sua strategia.

In sintesi, la prima mossa è riaprire 5 vecchie discariche, decisione che già sta provocando proteste accese nei dintorni di Parapoti e di Ariano Irpino, le grandi discariche che ottennero assicurazioni solenni sulla chiusura definitiva. Secondo punto: approntare l'apertura delle 4 discariche già previste nella legge 87 del 5 luglio 2007. E infine: impiegare gli 11 gli nuovi siti già individuati ed in parte allestiti tra Napoli, Avellino e Caserta per far fronte al momento più buio della crisi.

Per Napoli e la Campania ormai da 14 anni in attesa di salvifiche mosse è già diventata l'"Operazione De Gennaro", assonanza col film vintage a lieto fine. Repubblica ne racconta i dettagli mentre si spengono le luci su un'altra densa domenica di lavoro a Palazzo Salerno, la sede del Comando Logistico sud dell'Esercito dove De Gennaro ha insediato il suo quartier generale, e si apre la settimana decisiva dell'offensiva anti-crisi.

Le vecchie discariche. Sono 5 le vecchie discariche che dovrebbero vedere la riapertura, in deroga alle precedenti norme. Si tratta di Cava Riconta a Villaricca (Napoli), di Difesa Grande (Avellino), Parapoti (Salerno), Tre Ponti di Montesarchio (Benevento) e - solo in parte - di Pianura, dove sembra ormai deciso il sequestro probatorio dell'invaso della vecchia discarica, ma l'invio di migliaia di balle di rifiuti nel cratere "nuovo", mai utilizzato.

I nuovi sversatoi. Poi ecco i 4 nuovi sversatoi da allestire, grazie anche al "know how" del Genio civile: a Terzigno (parco del Vesuvio, Napoli), area per la quale la Presidenza del Consiglio ha dovuto firmare pochi giorni fa una deroga speciale in base alla quale poter scaricare non solo frazione organica, ma anche rifiuti dalla strada; e poi a Savignano Irpino (Avellino), Sant'Arcangelo Trimonte (Benevento) e Serre (Salerno). In quest'ultimo comune, dove è già attiva la discarica di Macchia Soprana, che nella prossima primavera rischia la saturazione, si prevede inoltre un ampliamento della sua capacità di accoglienza.

I siti provvisori. Undici, invece, sono i siti di stoccaggio provvisori che negli ultimi 11 giorni il Commissariato, d'intesa con Consorzi e Comuni, hanno in parte attivato. A Napoli e in provincia stanno per aprire: i capannoni della Manifattura Tabacchi (un sito su cui si consuma ancora il braccio di ferro con i cittadini e con i no global di un vicino centro sociale); la Icm, rione Ponticelli; la Italimpianti di Acerra; l'area di Pomigliano Ambiente, comune di Pomigliano; lo stabilimento Saint Gobain, Caserta; la Geo-Eco di San Tammaro, casertano; l'impianto di compostaggio di Aversa; l'area Asi di Giugliano e il sito Campo Genova a Giugliano; il sito di Ercolano nell'ambito del Parco del Vesuvio, che però è costato un avviso di garanzia al sindaco Nino Daniele, e un nuovo sito nell'avellinese.

Un piano che comincia ad offrire un po' di respiro al sistema: in pochi giorni hanno ripreso lentamente a funzionare gli impianti di Cdr di Caivano, Giugliano, Casalduni, e Pianodardine. Sono 4 sui 7 che fino ad un mese fa apparivano tutti paralizzati. Ma è un piano che scatena anche nuove proteste. Come quella di Parapoti, dove è tornata in strada Rosetta Sproviero, la "pasionaria" del piccolo centro salernitano, oggi vicesindaco del comune di Montercorvino Pugliano.

"Non ci piegheremo a questa sopraffazione - avverte la Sproviero - . Riaprire la discarica di Parapoti significa mettere in discussione la parola del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Perché fu lui a parlare al telefono con noi e ad assicurarci che mai più questo posto avrebbe ingoiato altra immondizia".

mercoledì, gennaio 09, 2008

Rifiuti Campania: La via d’uscita dei governanti

di Eugenio Mazzarella da Il Mattino
La situazione che si è creata in Campania è ormai «tragedia». La definizione è del capo dello Stato. Da questa tragedia si deve uscire. Perché questo avvenga nel più breve tempo possibile, è necessario concentrarsi su un'exit strategy, una strategia di uscita da un cul de sac politico-amministrativo che ha pochi precedenti. In teoria, dopo quattordici anni nel corso dei quali sono stati commessi gravi errori, ormai ammessi ai massimi livelli di responsabilità, sappiamo cosa fare sul piano tecnico-operativo. Su questo versante un'exit strategy c'è: è quella indicata, con gli aggiustamenti del caso, dalla relazione finale della Commissione parlamentare sui rifiuti. Questa strategia è ora consegnata, per quattro mesi, ad un commissario straordinario, l'ex capo della polizia De Gennaro, che, coadiuvato dal generale Giannini, subentra al prefetto Cimmino; questo, dopo l'impossibilità di realizzarla fin qui registrata con i commissari Bertolaso e Pansa. Si tratta di passare alla gestione ordinaria mettendo le istituzioni locali in grado di assolvere ai loro compiti: reperimento di nuove discariche; costruzione e gestione degli inceneritori; forte incremento della raccolta differenziata; provincializzazione del ciclo dei rifiuti, sia pure in un'integrazione regionale degli interventi. La domanda che s'impone è perché non si riesce ad avviare questa linea d'azione ormai sostanzialmente condivisa. Tanto da far temere un nuovo fallimento e spingere il governo Prodi ad impegnarsi direttamente a sostegno del commissario mettendo sotto tutela le istituzioni locali che dovrebbero affiancare il commissario. La risposta è semplice e insieme drammatica: è il crollo di legittimità di un'intera classe politica sul territorio, cioè di chi dovrebbe farsi veicolo, nella mediazione politica con le comunità rappresentate, dell'attuazione della risposta tecnico-operativa al dramma dei rifiuti. Questa classe politica non viene più «creduta» nei suoi impegni dalle popolazioni che l'hanno eletta: si è dissolta la sua capacità rappresentativa, patisce un pauroso deficit di legittimità sostanziale. Questo vuol dire una sola cosa. Che è urgente non solo un'exit strategy tecnico-operativa, ma un'exit strategy politico-istituzionale, senza la quale ogni tentativo di soluzione rischia di impantanarsi nella resa dei conti tra un ceto politico che ha più ragioni in comune nello sfascio che motivi di distinzione nelle responsabilità, o peggio ancora in un moto di rigetto sociale, dove la scorciatoia del ribellismo rischia di confermare il ruolo di primattore sulla scena di forze affaristiche e criminali. Sono state invocate le dimissioni dei massimi vertici amministrativi della regione, da Palazzo Santa Lucia a Palazzo San Giacomo. E si vive il paradosso di una regione che esprime il ministro dell'Ambiente ed ha l'ambiente più disastrato d'Italia, con l'aggiunta di soluzione populistiche al disagio sociale che hanno inquinato in modo disastroso l'operatività nella gestione del ciclo dei rifiuti. La richiesta di dimissioni è stata ritenuta irricevibile dai diretti interessati, che hanno evocato una larga condivisione di responsabilità e diagnosticato come non utile un loro passo indietro. Ora se queste dimissioni non vengono - con l'aggravante di un conflitto istituzionale mia visto prima tra governatore, sindaco, commissario di governo, governo, che non può durare se non si vuole oltre l'emergenza democratica nella quale già siamo - qualcosa bisognerà pure immaginare per uscire urgentemente dal vuoto politico-amministrativo in cui si trova oggi la Campania.
In questo senso sono state già avanzate alcune proposte, in alternativa alle dimissioni di governatore e sindaco, come quella di operare un intervento deciso sulla capacità amministrativa delle giunte, coinvolgendo magari l'opposizione in un governo di unità regionale. Sono elementi di proposta su cui riflettere, ma ritengo che si tratti di fare qualcosa in più, di indispensabile: trasmettere ai cittadini la sensazione e il convincimento che la politica quando sbaglia paga e si assume le proprie responsabilità, per restituire alla politica l'onore perduto di cui ha parlato ieri Aldo Masulo sul Mattino. Solo questo convincimento può spingere i cittadini ad accogliere la chiamata alle armi dell'emergenza, e a farsi carico per la loro parte dei disagi che subiranno nelle more di una soluzione definitiva del problema. L'autorità dello Stato, e le soluzioni che ne devono venire, non può essere esposta più di tanto ormai al dilemma tra fallire un'ennesima volta o imporsi con i manganelli della polizia.
Per questo è necessario un elemento di forte valore simbolico. Questo elemento potrebbe essere l'impegno delle attuali amministrazioni a sciogliersi appena l'emergenza sia scongiurata, consegnandosi al giudizio dei cittadini. Nelle more, sgombrato il campo da un'autodifesa ormai insostenibile, tutti i responsabili politici competenti si impegnino a fianco del commissario e sotto la supervisione del governo a portare la regione fuori dalla tragedia, perché al più presto il giudizio passi agli elettori. Nessuna energia in questo momento, neanche quella spesa a propria difesa, può essere sottratta al compito di togliere la spazzatura dalle strade. La responsabilità in politica deve tornare ad essere moneta che circola. La scelta è tra questa moneta o tra quella dell'inefficienza e della corruzione, cioè del collasso della democrazia in Campania.

Rifiuti, ancora tensione a Pianura. Prodi: De Gennaro commissario e tre termovalorizzatori.


Almeno tre termovalorizzatori, ad Acerra, Santa Maria La Fossa e Salerno e un numero di discariche tale da consentire l'autosufficienza regionale a medio termine nella gestione dei rifiuti. E' questo quanto prevede il piano operativo del Governo per la Campania. L'ex capo della polizia responsabile per 120 giorni. Scontri nella notte.