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venerdì, dicembre 12, 2008

Appello del Papa: la crisi alimentare colpa delle speculazioni dei paesi ricchi

CITTÀ DEL VATICANO (11 dicembre) -Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale della Pace. Monito contro la logica del profitto a breve termine. E poi: «Milioni di aborti non hanno eliminato il sottosviluppo». Una finanza del brevissimo termine «diviene pericolosa per tutti» anche per chi riesce a beneficiarne durante la «euforia finanziaria». La crisi alimentare nasce non tanto dal poco cibo quanto da «fenomeni speculativi» e da «carenza di un assetto di istituzioni politiche ed economiche» capaci di fronteggiare le necessità e le emergenze».

C'è un cuore di grande attualità, e fortemente sociale, nel messaggio del Papa per la 42.ma giornata mondiale per la pace, intitolato «Combattere la povertà, costruire la pace» tanto che si ipotizza che la parte più originale del testo, collegata ai temi finanziari e della crisi economica mondiale, anticipi parti significative della enciclica sociale di Benedetto XVI che, auspica il cardinale Renato Martino, arriverà «agli inizi del 2009».

Il dramma della miseria, - ricorda papa Ratzinger nel messaggio, rivolto ai cattolici, alle persone di buona volontà e che per tradizione viene inviato ai capi di Stato - calpesta i diritti di centinaia di milioni di persone, favorendo o aggravando i conflitti. È un dramma che si impone alla coscienza dell'umanità per cui si costruisce la pace solo combattendo la povertà mondiale. Ma per farlo bisogna cambiare «gli stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono la società».

È necessario «abbandonare la mentalità che considera i poveri ... come un fardello e come fastidiosi importuni che pretendono di consumare quanto altri hanno prodotto». Del resto, «l'avidità e la ristrettezza di orizzonti creano quei sistemi ingiusti che prima o poi presentano il conto a tutti. Solo la stoltezza può indurre il mondo globalizzato a costruire una casa dorata, ma con attorno il deserto o il degrado»

Tra le idee portanti del documento c'è quella che l'aumento della popolazione non sia necessariamente un fattore di povertà, ma possa invece esserlo di sviluppo. Benedetto XVI lo afferma a proposito delle «implicazioni morali della povertà, laddove critica le politiche di controllo delle nascite - con lo sterminio di milioni di bambini non nati nel nome della lotta alla povertà - e i "ricatti" ai Paesi poveri, per le cure contro Aids e pandemie, ricatti che condizionano gli aiuti economici alla attuazione di politiche contrarie alla vita».

Nel messaggio c'è una rinnovata e denuncia dei fondi spesi in armi, distogliendoli dai progetti di sviluppo dei popoli, specialmente di quelli più poveri e bisognosi di aiuto. «Quasi la metà di coloro che vivono in povertà assoluta oggi è rappresentata da bambini», denuncia ancora papa Ratzinger, chiedendo vaccini, cura per le madri, politiche per le famiglie.

Il Papa invita gli Stati a una severa riflessione e una coraggiosa autocritica sia sul riarmo che sul commercio internazionale, con un appello perchè tutti i Paesi abbiano le stesse possibilità di accesso al mercato mondiale.

sabato, dicembre 15, 2007

Manifestazione per la Pace a Caserta

Le Acli casertane invitano tutti i lavoratori a partecipare alla Manifestazione per la Pace a Caserta Domenica 16 dicembre 2007, con raduno alle ore 17.00 nello spazio antistante l’ingresso della Reggia, dove incroceranno il corteo proveniente da Santa Maria Capua Vetere.
La manifestazione, promossa, come è noto, già da diversi anni dal Comitato per la Pace di Caserta, conta sulla partecipazione delle forze sociali, culturali e politiche che avvertono il tema della pace come fondamentale snodo della democrazia e della giustizia, particolarmente in tempi complessi come quelli che stiamo vivendo.
Assicurare con la partecipazione una presenza visibile e motivata delle ACLI può essere un contributo a quanti credono nella pace come in un valore irrinunciabile e non negoziabile,
Anche il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale della pace, intitolato “Famiglia umana, comunità di pace”, è per le ACLI un invito forte ai politici di buona volontà ad ancorare il diritto internazionale alla norma morale naturale per evitare che la norma giuridica resti in balia di fragili e provvisori consensi.
Di qui l'appello del Papa a privilegiare “la strada del dialogo, piuttosto che delle decisioni unilaterali” per la gestione delle controversie internazionali e l'esortazione a lavorare per la smilitarizzazione del pianeta interrompendo la corsa agli armamenti, soprattutto quelli nucleari.
A questo proposito le Acli ricordano la raccolta di firme in cui sono impegnate da mesi insieme ad altre Associazioni per sostenere la Legge di iniziativa popolare, già depositata presso la Corte di Cassazione di Roma, che chiede l'eliminazione delle testate atomiche dal territorio nazionale in ottemperanza al Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) ratificato nel 1975 dall'Italia, con cui il nostro Paese si impegnò a non produrre e a non acquisire armi atomiche.
L'impegno è stato fino ad oggi disatteso: nel territorio nazionale sono infatti custodite 90 testate atomiche fra la base Usaf di Aviano e l'aeroporto militare di Ghedi.

sabato, maggio 26, 2007

"Pace e legalità" a Scampia.


Organizzato dal docente Evaristo Cicatiello presidente del Circolo Acli Secondigliano, il 28 maggio alle ore 9,00 presso l'auditorium dell'ITI "G. Ferraris" si svolgerà l'incontro conclusivo organizzato nell'ambito del progetto "Pace e legalità".
Gli alunni che hanno partecipato al progetto illustreranno alcune tematiche ponendo l'attenzione soprattuto sul meccanismo del debito estero dei Paesi sottosviluppati, sulla Campagna Antimine e sul fenomeno delle "Banche Armate".
Tra le varie iniziative i ragazzi hanno aderito alla raccolta firme relativa alla messa al bando delle bombe cluster.
Alcune classi hanno adottato bambini a distanza, mostrando un particolare interesse per l'eventuale servizio civile all'estero previsto in alcuni progetti umanitari.

Oltre che offrire un momento di riflessione, informazione e sensibilizzazione relativo alle tematiche indicate, si è cercato di trasmettere alcuni messaggi che vanno dal concetto di pace vissuto concretamente nella non violenza attiva al concetto di promozione della cultura alla pace come educazione alla legalità.
La necessità di umanizzare la globalizzazione è presente come elemento comune e fondamentale in tutte le tematiche trattate.
Il concetto riduttivo di pace come passività per deboli, come distacco totale dalle prolematiche che generano conflitti, spesso giustificato da una sorta di rassegnazione o sentita impotenza è del tutto estraneo nell'intero percorso che ha caratterizzato il progetto stesso.
Volutamente si è cercato poi di calare nella realtà del quartiere vissuto quotidianamente, i valori emersi durante la riflessione sulle diverse problematiche e, attraverso filmati e ricerche in internet, si è cercato ulteriormente di evidenziare l'importanza dello sviluppo del senso critico ponendo in discussione tutto ciò che conduce alla complicità, all'omertà, all'illegalità, proponendo alternative creative ed umanizzanti.
Interverràno l'Assessore alla legalità e trasparenza Giuseppe Gambale, il Presidente delle ACLI di Napoli Pasquale Orlando, Padre Fabrizio Valletti, Marco Critelli, responsabile "Scuola di Pace" della Comunità di S. Egidio, Rosario La Rossa autore del libro "Al di là della neve - storie di Scampia".

venerdì, maggio 25, 2007

Appello del 5° Cammino di Riconciliazione e Pace Benevento - Pietrelcina, 26 maggio 2007

PARTENZA ORE 9,30 PIAZZA RISORGIMENTO – BENEVENTO

“SCEGLIERE LA LEGALITA’
PER COSTRUIRE RICONCILIAZIONE E PACE”

Il nostro cammino di pace e riconciliazione continua!

Il nostro “mai” alla guerra, a tutte le guerre, è legato alla consapevolezza delle sue cause e dunque alle ragioni di una pace che nasce e si alimenta dalla giustizia.

Per questo abbiamo messo al centro del nostro impegno la lotta alla povertà partecipando attivamente alla campagna sugli obiettivi di sviluppo del millennio: abbiamo denunciato che “la povertà non è un destino” ineluttabile e che “i poveri non possono aspettare” i tempi di uno sviluppo fondato sul neo-liberismo, con il suo carico di ulteriori e sempre più gravi ingiustizie.

Il nostro cammino è continuato facendo nostro “il grido dell’Africa”, cioè del continente nel quale le ingiustizie e le storture dello sviluppo ineguale continuano a portare, più che in altri luoghi del pianeta, povertà e morte: morte per malattie generalmente curabili, morte per AIDS, morte per fame o denutrizione, morte per violenza e guerre.

Il Forum Sociale Mondiale di Nairobi è stata l’occasione con la quale questo grido ha provato a diventare voce. E così abbiamo potuto ascoltare direttamente le parole di coloro che, nonostante tutto, non perdono la speranza.

Ma abbiamo anche toccato con mano il divario sempre più grande tra miseria e ricchezza; la violenza che nasce dall’ingiustizia; la corruzione dei governi che moltiplica gli interessi del debito estero mentre la popolazione continua a vivere nel degrado degli slums senza godere di alcun beneficio dai crediti erogati dai Paesi donatori.

Paradossalmente, le stesse risorse di cui il continente africano è ricco sono state finora la sua maledizione: lo sfruttamento che ne è stato e che ne viene fatto da parte di grandi gruppi multinazionali viene scambiato con il sostegno ai gruppi di potere locale più conniventi. E troppo spesso questo sostegno si traduce in fornitura illegale di armi affinché il potere di questi gruppi possa prevalere e garantire che la rapina (di oro nero, di metalli preziosi e rari, di diamanti, ora anche dell’acqua…) possa continuare.

Da qui la miriade di grandi o più piccoli conflitti che seminano morte e ulteriore miseria. E dalla morte e dalla miseria si può solo provare a fuggire, se ci si riesce e se si ha il denaro per pagare chi della tratta di essere umani fa la sua fonte di arricchimento.


L’illegalità tocca allora le nostre sponde con le carrette dei disperati, ma attraversa anche i nostri ricchi paesi del nord del mondo con i carichi illegali delle armi, leggere o pesanti, fabbricate anche da noi ed esportate (intere o smontate) in quei Paesi grazie ad abili “triangolazioni”, formalmente legali, o caricate clandestinamente camuffando documenti di trasporto; o diventando crocevia di import-export di prodotti frutto di lavoro schiavo…

E anche nella nostra civilissima Europa, in Italia, nelle terre in cui viviamo, quest’illegalità non solo transita, ma mette radici, si alimenta, si trasforma e trova nuovi canali e nuovi affari per prosperare e riprodursi.

Triadi cinesi, yakusa giapponese, mafie russe, “cartelli” latino americani, mafia, camorra, ‘ndrangheta, Sacra Corona,… non importa i nomi e le forme che assume fuori o dentro casa nostra. L’unica cosa certa è il potere illegale e trasversale che esercita sui più deboli, sui più poveri, su coloro che per sopravvivere o, come spesso accade da noi, per inseguire i miti insensati dell’avere, non esitano a vendersi e a farsi schiavi e schiave per sempre: fino al punto di diventare complici dei loro aguzzini nell’innescare spirali di violenza e conflitto che coinvolgono anche noi, la nostra vita quotidiana, e tentano di imporre a tutti le loro leggi.

Non lasciare spazio alla disperazione e alla morte, ma proporre riconciliazione e pace, in questi contesti, significa prima di tutto rimettere al centro le singole persone, restituendo a loro stesse e alla comunità le loro storie come risorsa per tutti, come possibilità per tracciare nuovi percorsi che diano concretamente voce alla speranza.

In questo cammino personale e comunitario ci si guardi attorno, si rileggano le relazioni che si intrecciano quotidianamente nelle nostre città, nelle nostre case, nelle nostre scuole, nei luoghi di lavoro, nelle nostre istituzioni,… per ri-scoprirne il senso e tracciare nuovi fili di collaborazione solidale che si riapproprino del territorio, liberandolo dai ricatti della criminalità organizzata e dei clan.

Costruire pace ricostruendo legalità diventa dunque un obiettivo vicino, possibile per tutti e per tutte. Non ci sono da fare viaggi in terre lontane e non conosciute; in palio non ci sono encomi o medaglie, ma la ricerca e la pratica della legalità richiedono comunque coraggio: ce lo dicono le vittime delle mafie.

La rinascita di intere comunità liberate dal giogo della mafia e della corruzione ci dice anche però che ricostruire legalità significa disegnare nuova convivenza civile, mettere in moto nuovo sviluppo culturale, sociale, economico proprio ed anche nel nostro Sud.

Il nostro cammino di riconciliazione e pace vuole percorrere questa strada.

Vieni anche tu?

venerdì, maggio 04, 2007

A Napoli la giornata mondiale di preghiera per la pace. Torna a soffiare lo spirito di Assisi.




A Napoli dal 21 al 23 ottobre la Giornata mondiale di preghiera per la pace. L'evento, voluto per la prima volta nell'86 da Papa Woytila e reso appuntamento annuale dalla Comunità di Sant'Egidio, vedrà riuniti 300 tra capi di Stato e autorità politiche, culturali e religiose di tutto il mondo.


Discorso di Crescenzio Sepe Cardinale, Arcivescovo di Napoli che ha voluto indicare Napoli come sede della giornata mondiale di preghiera per la pace ed è riuscito nell'intento.

Signor Presidente della Repubblica,
Illustri rappresentanti delle Chiese cristiane e delle grandi religioni mondiali,
Caro prof. Andrea Riccardi e amici della Comunità di sant’Egidio,
Signore e Signori,
è con viva emozione che prendo brevemente la parola in questo felice anniversario della giornata mondiale di preghiera per la pace voluta da Giovanni Paolo II qui ad Assisi. In questi venti anni lo “Spirito di Assisi” ha varcato molte frontiere: città d’Italia, d’Europa e del mondo. Si è affermato come via di pace, di dialogo e di incontro tra religioni differenti, ma si è anche confrontato con il mondo della cultura e del pensiero laico e umanista. Non posso qui enumerare i risultati ottenuti da questo cammino paziente e fedele. Basta guardare lo spettacolo di questa sera, in un mondo in cui pare prevalere la logica del conflitto, per renderci conto del valore di questi Incontri.
Per questi motivi vorrei, dal profondo del cuore, rivolgervi un caldo invito.
Venite a Napoli il prossimo anno! Lo dico da vescovo di quella splendida città mediterranea che sa accogliere con calore chiunque le faccia visita, che ha il dialogo e la vita con gli altri nel suo carattere profondo.
Lo dico consapevole che Napoli parla al Mediterraneo, luogo dove si possono accendere o spegnere tanti conflitti. Napoli vuol essere l’Europa aperta al Mediterraneo, all’Africa, al mondo.
Con la vostra presenza a Napoli potrete dare un contributo a far prevalere la logica del dialogo e della pace.
Lo dico con orgoglio perché tra noi oggi c’è un napoletano d’eccezione, il nostro Presidente della Repubblica.
Napoli, se lo vorrete, vi aspetta con gioia per compiere un altro passo sulla via della pace dopo questo significativo incontro di Assisi.