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martedì, settembre 23, 2008

San Pio da Pietrelcina (Francesco Forgione) 23 settembre


Pietrelcina, Benevento, 25 maggio 1887 - San Giovanni Rotondo, Foggia, 23 settembre 1968

Francesco Forgione nasce a Pietrelcina, provincia di Benevento, il 25 maggio 1887. Il 22 gennaio 1903, a sedici anni, entra in convento e da francescano cappuccino prende il nome di fra Pio da Pietrelcina. Diventa sacerdote sette anni dopo, il 10 agosto 1910. Nel 1916 i superiori pensano di trasferirlo a San Giovanni Rotondo, sul Gargano, e qui, nel convento di S. Maria delle Grazie, ha inizio per Padre Pio una straordinaria avventura di taumaturgo e apostolo del confessionale. Il 20 settembre 1918 il cappuccino riceve le stimmate della Passione di Cristo che resteranno aperte, dolorose e sanguinanti per ben cinquant’anni. Muore il 23 settembre 1968, a 81 anni. Dichiarato venerabile nel 1997 e beatificato nel 1999, è canonizzato nel 2002.

Etimologia: Pio = devoto, religioso, pietoso (signif. Intuitivo)

Martirologio Romano: San Pio da Pietrelcina (Francesco) Forgione, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, che nel convento di San Giovanni Rotondo in Puglia si impegnò molto nella direzione spirituale dei fedeli e nella riconciliazione dei penitenti ed ebbe tanta provvidente cura verso i bisognosi e i poveri da concludere in questo giorno il suo pellegrinaggio terreno pienamente configurato a Cristo crocifisso.

Quando muore, il 23 settembre 1968, a 81 anni, le stimmate scompaiono dal suo corpo e, davanti alle circa centomila persone venute da ogni dove ai suoi funerali, ha inizio quel processo di santificazione che ben prima che la Chiesa lo elevasse alla gloria degli altari lo colloca nella devozione dei fedeli di tutto il mondo come uno dei santi più amati dell’ultimo secolo.
Francesco Forgione era nato a Pietrelcina, provincia di Benevento, il 25 maggio 1887. I suoi genitori, Grazio e Giuseppa, erano poveri contadini, ma assai devoti: in famiglia il rosario si pregava ogni sera in casa tutti insieme, in un clima di grande e filiale fiducia in Dio e nella Madonna. Il soprannaturale irrompe assai presto nella vita del futuro santo: fin da bambino egli riceveva visite frequenti di Gesù e Maria, vedeva demoni e angeli, ma poiché pensava che tutti avessero queste facoltà non ne faceva parola con nessuno. Il 22 gennaio 1903, a sedici anni, entra in convento e da francescano cappuccino prende il nome di fra Pio da Pietrelcina. Diventa sacerdote sette anni dopo, il 10 agosto 1910. Vuole partire missionario per terre lontane, ma Dio ha su di lui altri disegni, specialissimi.
I primi anni di sacerdozio sono compromessi e resi amari dalle sue pessime condizioni di salute, tanto che i superiori lo rimandano più volte a Pietrelcina, nella casa paterna, dove il clima gli è più congeniale. Padre Pio è malato assai gravemente ai polmoni. I medici gli danno poco da vivere. Come se non bastasse, alla malattia si vanno ad aggiungere le terribili vessazioni a cui il demonio lo sottopone, che non lasciano mai in pace il povero frate, torturato nel corpo e nello spirito.
Nel 1916 i superiori pensano di trasferirlo a San Giovanni Rotondo, sul Gargano, e qui, nel convento di S. Maria delle Grazie, ha inizio per Padre Pio una straordinaria avventura di taumaturgo e apostolo del confessionale. Un numero incalcolabile di uomini e donne, dal Gargano e da altre parti dell’Italia, cominciano ad accorrere al suo confessionale, dove egli trascorre anche quattordici-sedici ore al giorno, per lavare i peccati e ricondurre le anime a Dio. È il suo ministero, che attinge la propria forza dalla preghiera e dall’altare, e che Padre Pio realizza non senza grandi sofferenze fisiche e morali.
Il 20 settembre 1918, infatti, il cappuccino riceve le stimmate della Passione di Cristo che resteranno aperte, dolorose e sanguinanti per ben cinquant’anni. Padre Pio viene visitato da un gran numero di medici, subendo incomprensioni e calunnie per le quali deve sottostare a infamanti ispezioni canoniche; il frate delle stimmate si dichiara “figlio dell’obbedienza” e sopporta tutto con serafica pazienza. Infine, viene anche sospeso a divinis e solo dopo diversi anni, prosciolto dalle accuse calunniose, può essere reintegrato nel suo ministero sacerdotale.
La sua celletta, la numero 5, portava appeso alla porta un cartello con una celebre frase di S. Bernardo: “Maria è tutta la ragione della mia speranza”. Maria è il segreto della grandezza di Padre Pio, il segreto della sua santità. A Lei, nel maggio 1956, dedica la “Casa Sollievo della Sofferenza”, una delle strutture sanitarie oggi più qualificate a livello nazionale e internazionale, con 70.000 ricoveri l’anno, attrezzature modernissime e collegamenti con i principali istituti di ricerca nel mondo.
Negli anni ‘40, per combattere con l’arma della preghiera la tremenda realtà della seconda guerra mondiale, Padre Pio diede avvio ai Gruppi di Preghiera, una delle realtà ecclesiali più diffuse attualmente nel mondo, con oltre duecentomila devoti sparsi in tutta la terra. Con la “Casa Sollievo della Sofferenza” essi costituiscono la sua eredità spirituale, il segno di una vita tutta dedicata alla preghiera e contrassegnata da una devozione ardente alla Vergine.
Da Lei il frate si sentiva protetto nella sua lotta quotidiana col demonio, il “cosaccio” come lo chiamava, e per ben due volte la Vergine lo guarisce miracolosamente, nel 1911 e nel 1959. In quest’ultimo caso i medici lo avevano dato proprio per spacciato quando, dopo l’arrivo della Madonna pellegrina di Fatima a San Giovanni Rotondo, il 6 agosto 1959, Padre Pio fu risanato improvvisamente, tra lo stupore e la gioia dei suoi devoti.
“Esiste una scorciatoia per il Paradiso?”, gli fu domandato una volta. “Sì”, lui rispose, “è la Madonna”. “Essa – diceva il frate di Pietrelcina – è il mare attraverso cui si raggiungono i lidi degli splendori eterni”. Esortava sempre i suoi figli spirituali a pregare il Rosario e a imitare la Madonna nelle sue virtù quotidiane quali l’umiltà,la pazienza, il silenzio,la purezza,la carità.“Vorrei avere una voce così forte – diceva - per invitare i peccatori di tutto il mondo ad amare la Madonna”.
Lui stesso aveva sempre la corona del rosario in mano. Lo recitava incessantemente per intero, soprattutto nelle ore notturne. “Questa preghiera – diceva Padre Pio – è la nostra fede, il sostegno della nostra speranza, l’esplosione della nostra carità”.
Il suo testamento spirituale, alla fine della sua vita, fu: “Amate la Madonna e fatela amare. Recitate sempre il Rosario”.
Intorno alla sua figura in questi anni si sono scritti molti fiumi di inchiostro. Un incalcolabile numero di articoli e tantissimi libri; si conta che approssimativamente sono più di 200 le biografie a lui dedicate soltanto in italiano. “Farò più rumore da morto che da vivo”, aveva pronosticato lui con la sua solita arguzia. Quella di Padre Pio è veramente una “clientela” mondiale. Perché tanta devozione per questo san Francesco del sud?
Padre Raniero Cantalamessa lo spiega così:“Se tutto il mondo corre dietro a Padre Pio – come un giorno correva dietro a Francesco d’Assisi - è perché intuisce vagamente che non sarà la tecnica con tutte le sue risorse, né la scienza con tutte le sue promesse a salvarci, ma solo la santità. Che è poi come dire l’amore”.

venerdì, settembre 19, 2008

Riconciliazione e Pace, count down per la marcia Benevento - Pietrelcina


Sabato 20 settembre, alle 9 in Piazza Risorgimento, partirà il “6° Cammino di riconciliazione e pace” da Benevento a Pietrelcina. Lo slogan: “Lavoro e legalità promuovono giustizia e pace”.

Riconciliazione e pace: ieri la conferenza stampa per presentare il Sesto Cammino da Benevento a Pietrelcina, promosso dalla Tavola della Riconciliazione e Pace e dagli Enti locali del Sannio. Presenti: il presidente della Provincia Aniello Cimitile, i sindaci di Pietrelcina e Benevento, Gennaro Fusco e Fausto Pepe, don Vincenzo Capozzi, responsabile delle Confraternite dell’Arcidiocesi di Benevento, e Antonio Meola, portavoce della Tavola di Riconciliazione e Pace.
La marcia, in programma sabato 20 settembre, con punto di incontro alle ore 9.00 in piazza Risorgimento, ha lo slogan «Lavoro e legalità promuovono giustizia e pace».
Com’è stato ricordato in sede di presentazione da Meola, l’iniziativa, nata nel Sannio ed ispirata alla testimonianza di San Pio da Pietrelcina, è finalizzata a superare le divisioni tra le persone e tra i popoli. Il Cammino, patrocinato dalla Regione Campania, dalla Provincia di Benevento, dai Comuni di Benevento e Pietrelcina e dal Convento dei Frati minori di Pietrelcina, con l’apporto delle Acli, affronta quest’anno il tema dei Diritti umani specie nel Sud del mondo, dei diritti dei lavoratori, ma anche dei doveri di solidarietà e di pace che sono posti in capo su tutti noi.
Il sindaco Pepe ha affermato che la sua Amministrazione intende approvare un Protocollo per la legalità e la trasparenza negli appalti pubblici; don Vincenzo Capozzi ha sollecitato l’imperativo di dedicarsi ai valori etici della fratellanza tra gli uomini; il sindaco Fusco, nel ricordare il privilegio di essere nato nella stessa città natale di San Pio, ha sottolineato i doveri che questo stesso fatto comporta. Il presidente della Provincia Cimitile ha svolto una disamina delle ingiustizie che si consumano nel pianeta ai danni dei più poveri, richiamando l’attenzione sulla tragedia delle morti sul lavoro per sciatteria, inettitudine, noncuranza da parte dei pubblici poteri, degli imprenditori e degli stessi privati.
Don Capozzi ha ricordato come la marcia sia uno strumento per far crescere la cultura della pace in tutti noi.
Una marcia che sarà accompagnata anche dai mezzi dell’Amts per quanti non riusciranno a portare a termine il percorso.
“Promuovere la legalità – dichiara il deputato del Pd Costantino Boffa - vuol dire determinare le condizioni per la costruzione di una società nuova dove il lavoro possa riacquistare quella dignità riconosciutagli dalla nostra Costituzione”.

venerdì, maggio 09, 2008

Nel paese di Padre Pio sagra dei carciofi con musica, mostre e assaggi


Pietrelcina. Ritorna il consueto appuntamento con la Sagra del carciofo. Nel prossimo week end i buongustai potranno nuovamente assaporare il prelibato ortaggio recandosi, a partire dalle ore 20, presso gli stand allestiti nella piazza di parco Colesanti. Ad organizzare la manifestazione, giunta alla sua XXX edizione, è la Pro loco di Pietrelcina, in collaborazione con l'Amministrazione comunale, la Regione Campania, l'Unione Europea, Progetto Scuole Aperte. In occasione della sagra, la Coldiretti di Benevento ha promosso per domani, alle ore 10, presso il centro polivalente ”Grazio Forgione”, un convegno dal tema: «Opportunità, prospettive e strumenti per la valorizzazione del carciofo di Pietrelcina. Sviluppo sostenibile delle aree rurali PSR 2007/2013». In programma gli interventi di: Luigi Circelli, funzionario Stapa Cepica di Benevento; Francesco Massaro, dirigente Stapa Cepica; Luigi Auriemma, direttore Coldiretti provinciale; Giuseppe Serino, capo dipartimento Mipaaf. Le conclusioni dei lavori saranno affidate a Gennaro Masiello, presidente della Camera di Commercio. Sempre domani, alle ore 17, apertura di una mostra mercato di prodotti tipici. A seguire saranno serviti: fusilli al ragù di carciofi; carciofi 'ndurati e fritti; bruschette con insalata di carciofi; spezzatino di carciofi. Alle 21 concerto della ”Nuova Compagnia di Canto popolare”. Domenica ci sarà l'esibizione della locale banda musicale per le strade del paese, nella piazza del parco Colesanti, invece, rassegna gastronomica e scuola di cucina. Alle 21 il concerto della Tropicana Band animerà la serata. Artisti di strada, giocolieri e trampolieri faranno da cornice ad un fine settimana all'insegna del gusto, tra le bellezze paesaggistiche ed il fascino antico del borgo medievale di Pietrelcina. Per informazioni ci si può rivolgere all'ufficio turistico telefonando allo 0824990048. do.fa.

giovedì, dicembre 27, 2007

Pietrelcina, un presepe per la pace


DONATO FAIELLA Pietrelcina. «Un presepe dedicato alla pace nel mondo in attesa del gemellaggio della nostra terra con Betlemme». Questo il messaggio che gli organizzatori intendono diffondere in occasione della XXI edizione della sacra rappresentazione natalizia, che ha per ambiente i luoghi dove è nato Padre Pio. Oggi, domani e dopodomani, a partire dalle ore 17.30, ritorna il consueto appuntamento con il presepe vivente di Pietrelcina. La suggestione particolare dell'evento religioso porterà nel Sannio migliaia di visitatori (già prenotati oltre 200 gruppi). I giovani dell'Azione Cattolica e della Gioventù Francescana, organizzatori della manifestazione in collaborazione con l'Amministrazione comunale, hanno già ultimato gli allestimenti scenografici e disposti i ruoli per gli oltre 250 figuranti. Il centro storico della cittadina sannita si trasformerà interamente per far rivivere, proprio nella stalla appartenuta ai genitori di Padre Pio, il mistero della natività. Anche quest'anno tutto è stato predisposto affinché i numerosi turisti possano trascorrere momenti di serenità in un clima di profonda spiritualità. Dopo l'esperienze maturate nelle precedenti edizioni, relativamente all'ingresso mediante prenotazione, gli organizzatori distribuiranno nuovamente i biglietti per regolare l'entrata degli spettatori. Francesco Paradiso, presidente del comitato, ricorda che «i biglietti sono totalmente gratuiti e servono solo per poter gestire meglio l'enorme flusso di gente. Il botteghino per la distribuzione dei tagliandi, aperto dalle ore 16, sarà collocato in Piazza Santissima Annunziata. Corsie preferenziali vi saranno per i disabili». Ad inaugurare il presepe il parroco di Pietrelcina Padre Giorgio Ramolo, il presidente della Provincia Nardone e il sindaco Fusco. Quest'ultimo in merito al gemellaggio civile con Betlemme ci dice: «Auspico che nel corso del 2008 l'iniziativa possa concretizzarsi. Molto dipende dalla delicata situazione internazionale in Palestina. Con il sindaco Victor Batarseh cercheremo di stabilire, possibilmente, una data che coincida con un momento importante della via di San Pio». Ecco infine i nomi di alcuni organizzatori: Maurizio Caruso, Italo Mastrogiacomo, Donato Iadanza, Andrea Paradiso, Sara Girardi, Rosario Giova, Fernanda Salvatore, Maria Rossi, Nicola Frangiosa, Gianfranco Tavini, Lucia Cardone, Maria Masone, Francesco Polvere, Mario Mazzone, Francesco, Benedetta e Chiara Crovella; Maria Assunta Barrasso, Mariarosaria Pannullo, Giulio Iadanza, Mario, Pio Francesco, Antonio Aucone; Diodoro Cavalluzzo, Francesco e Mario Aucone; Nazareno e Giuseppe Scocca, Maria Coluccio, Francesco Zarro, Libero Molinaro, Nicola e Alessandro Cardone; Doriana, Veronica e Vittoria Santillo; Federico, Angelo, Umberto, Vincenzo Masone; Assunta e Francesco Paradiso; Maria Pia Mercurio.

sabato, settembre 22, 2007

23 settembre San Pio da Pietrelcina (Francesco Forgione)


San Pio da Pietrelcina (Francesco Forgione)

23 settembre

Pietrelcina, Benevento, 25 maggio 1887 - San Giovanni Rotondo, Foggia, 23 settembre 1968

Francesco Forgione nasce a Pietrelcina, provincia di Benevento, il 25 maggio 1887. Il 22 gennaio 1903, a sedici anni, entra in convento e da francescano cappuccino prende il nome di fra Pio da Pietrelcina. Diventa sacerdote sette anni dopo, il 10 agosto 1910. Nel 1916 i superiori pensano di trasferirlo a San Giovanni Rotondo, sul Gargano, e qui, nel convento di S. Maria delle Grazie, ha inizio per Padre Pio una straordinaria avventura di taumaturgo e apostolo del confessionale. Il 20 settembre 1918 il cappuccino riceve le stimmate della Passione di Cristo che resteranno aperte, dolorose e sanguinanti per ben cinquant’anni. Muore il 23 settembre 1968, a 81 anni. Dichiarato venerabile nel 1997 e beatificato nel 1999, è canonizzato nel 2002.

Etimologia: Pio = devoto, religioso, pietoso (signif. Intuitivo)

E' presente nel Martirologio Romano. San Pio da Pietrelcina (Francesco) Forgione, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, che nel convento di San Giovanni Rotondo in Puglia si impegnò molto nella direzione spirituale dei fedeli e nella riconciliazione dei penitenti ed ebbe tanta provvidente cura verso i bisognosi e i poveri da concludere in questo giorno il suo pellegrinaggio terreno pienamente configurato a Cristo crocifisso.

Quando muore, il 23 settembre 1968, a 81 anni, le stimmate scompaiono dal suo corpo e, davanti alle circa centomila persone venute da ogni dove ai suoi funerali, ha inizio quel processo di santificazione che ben prima che la Chiesa lo elevasse alla gloria degli altari lo colloca nella devozione dei fedeli di tutto il mondo come uno dei santi più amati dell’ultimo secolo.
Francesco Forgione era nato a Pietrelcina, provincia di Benevento, il 25 maggio 1887. I suoi genitori, Grazio e Giuseppa, erano poveri contadini, ma assai devoti: in famiglia il rosario si pregava ogni sera in casa tutti insieme, in un clima di grande e filiale fiducia in Dio e nella Madonna. Il soprannaturale irrompe assai presto nella vita del futuro santo: fin da bambino egli riceveva visite frequenti di Gesù e Maria, vedeva demoni e angeli, ma poiché pensava che tutti avessero queste facoltà non ne faceva parola con nessuno. Il 22 gennaio 1903, a sedici anni, entra in convento e da francescano cappuccino prende il nome di fra Pio da Pietrelcina. Diventa sacerdote sette anni dopo, il 10 agosto 1910. Vuole partire missionario per terre lontane, ma Dio ha su di lui altri disegni, specialissimi.
I primi anni di sacerdozio sono compromessi e resi amari dalle sue pessime condizioni di salute, tanto che i superiori lo rimandano più volte a Pietrelcina, nella casa paterna, dove il clima gli è più congeniale. Padre Pio è malato assai gravemente ai polmoni. I medici gli danno poco da vivere. Come se non bastasse, alla malattia si vanno ad aggiungere le terribili vessazioni a cui il demonio lo sottopone, che non lasciano mai in pace il povero frate, torturato nel corpo e nello spirito.
Nel 1916 i superiori pensano di trasferirlo a San Giovanni Rotondo, sul Gargano, e qui, nel convento di S. Maria delle Grazie, ha inizio per Padre Pio una straordinaria avventura di taumaturgo e apostolo del confessionale. Un numero incalcolabile di uomini e donne, dal Gargano e da altre parti dell’Italia, cominciano ad accorrere al suo confessionale, dove egli trascorre anche quattordici-sedici ore al giorno, per lavare i peccati e ricondurre le anime a Dio. È il suo ministero, che attinge la propria forza dalla preghiera e dall’altare, e che Padre Pio realizza non senza grandi sofferenze fisiche e morali.
Il 20 settembre 1918, infatti, il cappuccino riceve le stimmate della Passione di Cristo che resteranno aperte, dolorose e sanguinanti per ben cinquant’anni. Padre Pio viene visitato da un gran numero di medici, subendo incomprensioni e calunnie per le quali deve sottostare a infamanti ispezioni canoniche; il frate delle stimmate si dichiara “figlio dell’obbedienza” e sopporta tutto con serafica pazienza. Infine, viene anche sospeso a divinis e solo dopo diversi anni, prosciolto dalle accuse calunniose, può essere reintegrato nel suo ministero sacerdotale.
La sua celletta, la numero 5, portava appeso alla porta un cartello con una celebre frase di S. Bernardo: “Maria è tutta la ragione della mia speranza”. Maria è il segreto della grandezza di Padre Pio, il segreto della sua santità. A Lei, nel maggio 1956, dedica la “Casa Sollievo della Sofferenza”, una delle strutture sanitarie oggi più qualificate a livello nazionale e internazionale, con 70.000 ricoveri l’anno, attrezzature modernissime e collegamenti con i principali istituti di ricerca nel mondo.
Negli anni ‘40, per combattere con l’arma della preghiera la tremenda realtà della seconda guerra mondiale, Padre Pio diede avvio ai Gruppi di Preghiera, una delle realtà ecclesiali più diffuse attualmente nel mondo, con oltre duecentomila devoti sparsi in tutta la terra. Con la “Casa Sollievo della Sofferenza” essi costituiscono la sua eredità spirituale, il segno di una vita tutta dedicata alla preghiera e contrassegnata da una devozione ardente alla Vergine.
Da Lei il frate si sentiva protetto nella sua lotta quotidiana col demonio, il “cosaccio” come lo chiamava, e per ben due volte la Vergine lo guarisce miracolosamente, nel 1911 e nel 1959. In quest’ultimo caso i medici lo avevano dato proprio per spacciato quando, dopo l’arrivo della Madonna pellegrina di Fatima a San Giovanni Rotondo, il 6 agosto 1959, Padre Pio fu risanato improvvisamente, tra lo stupore e la gioia dei suoi devoti.
“Esiste una scorciatoia per il Paradiso?”, gli fu domandato una volta. “Sì”, lui rispose, “è la Madonna”. “Essa – diceva il frate di Pietrelcina – è il mare attraverso cui si raggiungono i lidi degli splendori eterni”. Esortava sempre i suoi figli spirituali a pregare il Rosario e a imitare la Madonna nelle sue virtù quotidiane quali l’umiltà,la pazienza, il silenzio,la purezza,la carità.“Vorrei avere una voce così forte – diceva - per invitare i peccatori di tutto il mondo ad amare la Madonna”.
Lui stesso aveva sempre la corona del rosario in mano. Lo recitava incessantemente per intero, soprattutto nelle ore notturne. “Questa preghiera – diceva Padre Pio – è la nostra fede, il sostegno della nostra speranza, l’esplosione della nostra carità”.
Il suo testamento spirituale, alla fine della sua vita, fu: “Amate la Madonna e fatela amare. Recitate sempre il Rosario”.
Intorno alla sua figura in questi anni si sono scritti molti fiumi di inchiostro. Un incalcolabile numero di articoli e tantissimi libri; si conta che approssimativamente sono più di 200 le biografie a lui dedicate soltanto in italiano. “Farò più rumore da morto che da vivo”, aveva pronosticato lui con la sua solita arguzia. Quella di Padre Pio è veramente una “clientela” mondiale. Perché tanta devozione per questo san Francesco del sud?
Padre Raniero Cantalamessa lo spiega così:“Se tutto il mondo corre dietro a Padre Pio – come un giorno correva dietro a Francesco d’Assisi - è perché intuisce vagamente che non sarà la tecnica con tutte le sue risorse, né la scienza con tutte le sue promesse a salvarci, ma solo la santità. Che è poi come dire l’amore”.
Autore: Maria Di Lorenzo da Santi e Beati.

venerdì, maggio 25, 2007

Appello del 5° Cammino di Riconciliazione e Pace Benevento - Pietrelcina, 26 maggio 2007

PARTENZA ORE 9,30 PIAZZA RISORGIMENTO – BENEVENTO

“SCEGLIERE LA LEGALITA’
PER COSTRUIRE RICONCILIAZIONE E PACE”

Il nostro cammino di pace e riconciliazione continua!

Il nostro “mai” alla guerra, a tutte le guerre, è legato alla consapevolezza delle sue cause e dunque alle ragioni di una pace che nasce e si alimenta dalla giustizia.

Per questo abbiamo messo al centro del nostro impegno la lotta alla povertà partecipando attivamente alla campagna sugli obiettivi di sviluppo del millennio: abbiamo denunciato che “la povertà non è un destino” ineluttabile e che “i poveri non possono aspettare” i tempi di uno sviluppo fondato sul neo-liberismo, con il suo carico di ulteriori e sempre più gravi ingiustizie.

Il nostro cammino è continuato facendo nostro “il grido dell’Africa”, cioè del continente nel quale le ingiustizie e le storture dello sviluppo ineguale continuano a portare, più che in altri luoghi del pianeta, povertà e morte: morte per malattie generalmente curabili, morte per AIDS, morte per fame o denutrizione, morte per violenza e guerre.

Il Forum Sociale Mondiale di Nairobi è stata l’occasione con la quale questo grido ha provato a diventare voce. E così abbiamo potuto ascoltare direttamente le parole di coloro che, nonostante tutto, non perdono la speranza.

Ma abbiamo anche toccato con mano il divario sempre più grande tra miseria e ricchezza; la violenza che nasce dall’ingiustizia; la corruzione dei governi che moltiplica gli interessi del debito estero mentre la popolazione continua a vivere nel degrado degli slums senza godere di alcun beneficio dai crediti erogati dai Paesi donatori.

Paradossalmente, le stesse risorse di cui il continente africano è ricco sono state finora la sua maledizione: lo sfruttamento che ne è stato e che ne viene fatto da parte di grandi gruppi multinazionali viene scambiato con il sostegno ai gruppi di potere locale più conniventi. E troppo spesso questo sostegno si traduce in fornitura illegale di armi affinché il potere di questi gruppi possa prevalere e garantire che la rapina (di oro nero, di metalli preziosi e rari, di diamanti, ora anche dell’acqua…) possa continuare.

Da qui la miriade di grandi o più piccoli conflitti che seminano morte e ulteriore miseria. E dalla morte e dalla miseria si può solo provare a fuggire, se ci si riesce e se si ha il denaro per pagare chi della tratta di essere umani fa la sua fonte di arricchimento.


L’illegalità tocca allora le nostre sponde con le carrette dei disperati, ma attraversa anche i nostri ricchi paesi del nord del mondo con i carichi illegali delle armi, leggere o pesanti, fabbricate anche da noi ed esportate (intere o smontate) in quei Paesi grazie ad abili “triangolazioni”, formalmente legali, o caricate clandestinamente camuffando documenti di trasporto; o diventando crocevia di import-export di prodotti frutto di lavoro schiavo…

E anche nella nostra civilissima Europa, in Italia, nelle terre in cui viviamo, quest’illegalità non solo transita, ma mette radici, si alimenta, si trasforma e trova nuovi canali e nuovi affari per prosperare e riprodursi.

Triadi cinesi, yakusa giapponese, mafie russe, “cartelli” latino americani, mafia, camorra, ‘ndrangheta, Sacra Corona,… non importa i nomi e le forme che assume fuori o dentro casa nostra. L’unica cosa certa è il potere illegale e trasversale che esercita sui più deboli, sui più poveri, su coloro che per sopravvivere o, come spesso accade da noi, per inseguire i miti insensati dell’avere, non esitano a vendersi e a farsi schiavi e schiave per sempre: fino al punto di diventare complici dei loro aguzzini nell’innescare spirali di violenza e conflitto che coinvolgono anche noi, la nostra vita quotidiana, e tentano di imporre a tutti le loro leggi.

Non lasciare spazio alla disperazione e alla morte, ma proporre riconciliazione e pace, in questi contesti, significa prima di tutto rimettere al centro le singole persone, restituendo a loro stesse e alla comunità le loro storie come risorsa per tutti, come possibilità per tracciare nuovi percorsi che diano concretamente voce alla speranza.

In questo cammino personale e comunitario ci si guardi attorno, si rileggano le relazioni che si intrecciano quotidianamente nelle nostre città, nelle nostre case, nelle nostre scuole, nei luoghi di lavoro, nelle nostre istituzioni,… per ri-scoprirne il senso e tracciare nuovi fili di collaborazione solidale che si riapproprino del territorio, liberandolo dai ricatti della criminalità organizzata e dei clan.

Costruire pace ricostruendo legalità diventa dunque un obiettivo vicino, possibile per tutti e per tutte. Non ci sono da fare viaggi in terre lontane e non conosciute; in palio non ci sono encomi o medaglie, ma la ricerca e la pratica della legalità richiedono comunque coraggio: ce lo dicono le vittime delle mafie.

La rinascita di intere comunità liberate dal giogo della mafia e della corruzione ci dice anche però che ricostruire legalità significa disegnare nuova convivenza civile, mettere in moto nuovo sviluppo culturale, sociale, economico proprio ed anche nel nostro Sud.

Il nostro cammino di riconciliazione e pace vuole percorrere questa strada.

Vieni anche tu?

lunedì, maggio 21, 2007

Benevento: si avvicina il Cammino di riconciliazione e pace



Sabato 26 maggio con concentramento alle ore 9 in Piazza Risorgimento a Benevento, è prevista la partenza del 5° Cammino di riconciliazione e pace da Benevento a Pietrelcina. Anche quest’anno, dunque, la Regione Campania, la Provincia, i comuni di Benevento e Pietrelcina, ed il Convento dei Frati minori di Pietrelcina, riuniti nella Tavola della Riconciliazione e della pace, hanno organizzato, con l’appoggio delle Acli, un appuntamento divenuto patrimonio della coscienza civile nazionale.

La marcia è stata presentata nei mesi scorsi nel corso del Forum sociale mondiale di Nairobi in Kenya. Il presidente della Provincia Carmine Nardone ha rivolto un appello alla cittadinanza a partecipare alla Marcia ed ha invitato tutti i comuni ad essere presenti con il proprio Gonfalone al fine di sottolineare la forte adesione della comunità locale sannita ad un percorso di riconciliazione sempre più necessaria ed urgente.
SCEGLIERE LA LEGALITÀ PER COSTRUIRE RICONCILIAZIONE E PACE
far vincere la legalità per aiutare il sud del mondo.
CAMMINARE INSIEME PER LA LEGALITA’ 14 km da Benevento a Pietrelcina
SABATO 26 MAGGIO PIAZZA RISORGIMENTO ORE 9.30

sabato, maggio 19, 2007

il destino dei figli di Abramo: dialogo possibile?

Settimana della PACE 19/26 maggio Benevento Pietrelcina

La regione Campania STAP 08/17 Servizio Istruzione organizzerà il 21 maggio nell’ ambito della settimana della Pace, organizzata dalla Tavola di Riconciliazione e Pace, dalle ore 10,00 alle ore 12.00 presso l’ istituto Tecnico G.Alberti sito a Benevento in piazza Risorgimento un convegno dal Tema: “ il destino dei figli di Abramo: dialogo possibile?”. L’ iniziativa avrà come relatore il professore Ottavio Di Grazia docente di storia delle religioni del mediterraneo c/o l’ Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e di Storia delle religioni ebraiche c/o l’ Università di Trieste.
Il confronto e lo scontro tra le grandi religioni dichiara Ugo Chiavelli dirigente STAP 08/17 Regione Campania, monoteistiche hanno attraversato i secoli e segnato la storia Ebrei, cristiani, mussulmani discendono, secondo la tradizione biblica da Abramo, il primo credente . Il loro destino doveva essere quello del dialogo. Non sempre è stato ed è cosi, durante il convegno saranno illustrati grazie al professore Di Grazia elementi importanti per un discussione con i docenti e gli alluni dell’ istituto Alberti, grazie al dirigente scolastico Giovanni Antonio Paolucci e gli insegnanti che hanno voluto approfondire queste tematiche attuali ed importante per la nostra società globalizzata.
Interverrà al convegno il vicepresidente delle ACLI e del direttivo della Tavola della Riconciliazione e Pace Filiberto Parente che si è complimentato con gli organizzatori che hanno aderito alla settimana della Pace, in preparazione al Cammino, ma oltremodo ha detto che la riconciliazione presuppone il dialogo tra popoli e persone, per riannodare il fili spezzati nelle relazioni individuali e collettive.: ““Il fine del dialogo è la comprensione. continua Parente, non è vincere l’uno sull’altro, oppure arrivare a un accordo totale o a una religione universale. L’ideale è la comunicazione che permette di gettare dei ponti sugli abissi di mutua ignoranza e di malintesi fra le differenti culture del mondo, facendo in modo che si possano parlare e dire ad alta voce i loro punti di vista nelle proprie lingue. Alcuni possono anche desiderare di raggiungere la comunione, ma questo non implica affatto che il fine ricercato sia un’unità uniforme o una riduzione di tutta la varietà pluralistica dell’uomo ad una sola religione, a un solo sistema, a una sola ideologia, a una sola tradizione… È nelle polarità in atto della nostra esistenza umana che noi troveremo il nostro vero essere.”

SCEGLIERE LA LEGALITÀ PER COSTRUIRE RICONCILIAZIONE E PACE
far vincere la legalità per aiutare il sud del mondo.
CAMMINARE INSIEME PER LA LEGALITA’ 14 km da Benevento a Pietrelcina
SABATO 26 MAGGIO PIAZZA RISORGIMENTO ORE 9.30