Nella finanza di oggi anche un'alluvione o una siccità si possono trasformare in un'opportunità di guadagno. Venticinquemila persone ogni giorno muoiono di fame o a causa di malattie legate alla fame. È il risultato estremo di una condizione quotidiana che vede un miliardo di persone malnutrite. Mentre questa strage si rinnova, in tutto il mondo i prezzi dei prodotti alimentari sono soggetti a variazioni estreme. Dal giugno 2010 a oggi, i prezzi del grano e del mais sono di nuovo raddoppiati. Parallelamente, nei mercati delle commodity, da Chicago a Singapore a Johannesburg, le operazioni in derivati sulle materie prime e sui beni alimentari hanno fatto registrare, nel 2010, aumenti del 10-20% rispetto all’anno precedente. Era già successo nel biennio 2007-2008: i prezzi di alcuni cereali raddoppiarono e in qualche caso addirittura quadruplicarono. Poi, in meno di sessanta giorni, tornarono ai valori iniziali, con pesanti ripercussioni nei Paesi più poveri dove il grano e il mais sono alla base della dieta alimentare. In questi primi mesi del 2011 hanno di nuovo superato i massimi storici. Il rapporto tra speculazione finanziaria e aumento dei prezzi è certamente un fatto complesso e la speculazione interagisce con lo squilibrio tra domanda e offerta creato da altri fattori. Una serie ormai lunga di studi, però, mostra con chiarezza come la speculazione finanziaria operi da moltiplicatore negli effetti di questi squilibri. Leggi di mercato immaginate per rendere efficienti gli scambi tra produttori e consumatori, con l’interazione attiva degli intermediari commerciali, vengono falsate dall’entrata in gioco di operatori che non hanno alcun interesse reale ad acquistare o vendere grano, soia o riso, ma mirano solo a ottenere un rendimento finanziario elevato in tempi brevi. Per tutti questi motivi da più parti si sta sollecitando un intervento regolativo sui mercati finanziari che protegga almeno un bene essenziale come il cibo dalle mire speculative. La stessa Commissione Europea sembra intenzionata a promuovere un’azione in questo senso: «La speculazione sui generi alimentari di base è uno scandalo quando ci sono un miliardo di affamati nel mondo – ha dichiarato recentemente il Commissario ai Mercati interni Michel Barnier -. Dobbiamo assicurare che i mercati contribuiscano a una crescita sostenibile». E anche negli Stati Uniti la Commodity Futures Trading Commission – l’organismo che vigila su questo settore, che ha nella Borsa di Chicago la sua piazza più importante – ha proposto l’adozione di una serie di vincoli. A Milano, cuore della finanza e sede dell’Expo 2015, il cui tema ambizioso è “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, una campagna della società civile sta sostenendo questi tentativi. Tra le iniziative, in occasione delle prossime amministrative, ci sarà un appello rivolto a tutti i candidati sindaci delle prossime elezioni amministrative a Milano. Al sindaco che governerà l’Expo 2015 la campagna chiederà di far compiere alla città di Milano un passo concreto al servizio di un mondo più giusto, sottoscrivendo anche un codice di condotta che impegna l’amministrazione a non non acquistare più derivati legati al cibo. Sarebbe un segnale forte alla politica nazionale e un modo concreto di declinare un’assunzione di responsabilità glocale. Chi ha fame, ha fame ora. Abbiamo bisogno di gesti concreti subito, per dire chiaro che "Sulla fame non si specula".
|
A partire dall'esperienza associativa vissuta nelle ACLI e da quella amministrativa a Napoli e Castellammare di Stabia utilizzo questo spazio per affrontare i temi del dialogo tra le generazioni, del lavoro, della formazione, del welfare, della partecipazione e della loro necessaria innovazione.
sabato, ottobre 22, 2011
Sulla fame non si specula
mercoledì, aprile 28, 2010
Il 2009 è stato l’anno nero delle famiglie italiane.
| Acli e Caritas: l'anno nero delle famiglie italiane |
L'indagine Iref presentata dal presidente Olivero al 34° convegno nazionale delle caritas diocesane Roma, 28 aprile 2010 - Il 2009 è stato l’anno nero delle famiglie italiane. Lo confermano i dati dell’indagine sullo stato di salute delle famiglie italiane promossa dalle Acli e dalla Caritas italiana, presentata oggi a San Benedetto del Tronto, nell'ambito del 34° Convegno nazionale delle Caritas diocesane, dal presidente delle Acli Andrea Olivero. La ricerca è stata realizzata dall'Iref, in tre rilevazioni campionarie nei mesi di maggio 2009, settembre 2009 e febbraio 2010, per un totale di 4500 interviste telefoniche. Nessuna tipologia familiare sembrerebbe esservi salvata dalla crisi:solo il 2,2% delle famiglie contattate ritiene, infatti, di aver migliorato la propria condizione economica nel corso del 2009. Il resto delle famiglie sembra dividersi tra chi resiste, o galleggia (41%) e chi invece soffre rischiando di affondare (57%). E’ nel Nord-Est e al Sud che si concentra la maggior parte delle famiglie che giudicano il 2009 come un anno negativo per le proprie condizioni economiche. La crisi economica ha prevalentemente condizionato i consumi delle famiglie: comparando i dati raccolti nel corso dell’anno, rimane elevata ma stabile la quota di famiglie che nei quattro mesi precedenti all’intervista hanno acquistato prodotti a basso costo (67-68%). Sale invece di oltre dieci punti la percentuale di intervistati che afferma di aver risparmiato sulla cura della propria persona (dal 33% del settembre 2009, al 44% rilevato a febbraio 2010); allo stesso modo si nota un incremento della percentuale di famiglie che hanno risparmiato su acqua, luce e gas (32% nel 2010): +11% rispetto al periodo precedente. Sempre a febbraio 2010, più di una famiglia su tre (35%) ha risparmiato sull’acquisto di generi alimentari di base (pane, pasta e carne). Tra le famiglie economicamente solide, quelle che hanno un alloggio di proprietà e dei risparmi accantonati, la percentuale di nuclei che hanno ridimensionato la spesa sui generi di prima necessità è appena del 20%; in assenza di una casa di proprietà e di risparmi, la percentuale di famiglie fragili che risparmiano sul mangiare sale al 68%. Il ruolo dei costi fissi nella definizione dei comportamenti di consumo è dunque molto forte: se si deve far fronte ad un impegno di spesa periodico, come quello di un affitto o di un mutuo, occorre risparmiare un po’ su tutto, anche su pane, pasta e carne. La crisi è dunque finita? Non ora, non qui. Sebbene alcuni proclamino il contrario, le famiglie sanno bene che manca ancora molta strada da fare per rivedere la luce; anche perché il 2010 è l’anno nel quale la diminuzione del reddito familiare è un rischio che si corre tutti quanti. Ad alimentare il sentimento d’incertezza che serpeggia tra le famiglie italiane è il rischio di perdere il posto di lavoro: il 68% degli intervistati ha dichiarato di essere molto o abbastanza preoccupato dall’idea che nel corso del 2010 un proprio familiare possa perdere il lavoro. Sono i nuclei familiari in cui sono presenti dei figli (coppie e famiglie mono-genitoriali) ad essere più insicuri da un punto di vista occupazionale. Per il presidente delle Acli Andrea Olivero, «guardando i problemi delle famiglie, si vedono i problemi dell’Italia». «Non possiamo permetterci che la crisi economica si trasformi in crisi culturale, in un restringimento di prospettive, in un avvitamento delle famiglia, e quindi della società italiana, sulle difficoltà del presente. Occorre ridare slancio alle famiglie e fiducia nel futuro, costruendo finalmente una serie politica di sostegno alle famiglie sul piano della capacità di spesa, della soggettività fiscale, della prossimità dei servizi, della conciliazione dei tempi di lavoro con i tempi della vita» |
venerdì, dicembre 12, 2008
Appello del Papa: la crisi alimentare colpa delle speculazioni dei paesi ricchi
C'è un cuore di grande attualità, e fortemente sociale, nel messaggio del Papa per la 42.ma giornata mondiale per la pace, intitolato «Combattere la povertà, costruire la pace» tanto che si ipotizza che la parte più originale del testo, collegata ai temi finanziari e della crisi economica mondiale, anticipi parti significative della enciclica sociale di Benedetto XVI che, auspica il cardinale Renato Martino, arriverà «agli inizi del 2009».
Il dramma della miseria, - ricorda papa Ratzinger nel messaggio, rivolto ai cattolici, alle persone di buona volontà e che per tradizione viene inviato ai capi di Stato - calpesta i diritti di centinaia di milioni di persone, favorendo o aggravando i conflitti. È un dramma che si impone alla coscienza dell'umanità per cui si costruisce la pace solo combattendo la povertà mondiale. Ma per farlo bisogna cambiare «gli stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono la società».
È necessario «abbandonare la mentalità che considera i poveri ... come un fardello e come fastidiosi importuni che pretendono di consumare quanto altri hanno prodotto». Del resto, «l'avidità e la ristrettezza di orizzonti creano quei sistemi ingiusti che prima o poi presentano il conto a tutti. Solo la stoltezza può indurre il mondo globalizzato a costruire una casa dorata, ma con attorno il deserto o il degrado»
Tra le idee portanti del documento c'è quella che l'aumento della popolazione non sia necessariamente un fattore di povertà, ma possa invece esserlo di sviluppo. Benedetto XVI lo afferma a proposito delle «implicazioni morali della povertà, laddove critica le politiche di controllo delle nascite - con lo sterminio di milioni di bambini non nati nel nome della lotta alla povertà - e i "ricatti" ai Paesi poveri, per le cure contro Aids e pandemie, ricatti che condizionano gli aiuti economici alla attuazione di politiche contrarie alla vita».
Nel messaggio c'è una rinnovata e denuncia dei fondi spesi in armi, distogliendoli dai progetti di sviluppo dei popoli, specialmente di quelli più poveri e bisognosi di aiuto. «Quasi la metà di coloro che vivono in povertà assoluta oggi è rappresentata da bambini», denuncia ancora papa Ratzinger, chiedendo vaccini, cura per le madri, politiche per le famiglie.
Il Papa invita gli Stati a una severa riflessione e una coraggiosa autocritica sia sul riarmo che sul commercio internazionale, con un appello perchè tutti i Paesi abbiano le stesse possibilità di accesso al mercato mondiale.
domenica, novembre 02, 2008
FreeRice. l'ho scoperto oggi mi sembra veramente utile.
FreeRice è partito il 7 ottobre 2007. È stato creato da John Breen, un programmatore originario di Bloomington, Indiana, che creò anche thehungersite.com e Poverty.com. Breen inventò il sito e inserì 10.000 definizioni, dopo aver osservato lo studio di suo figlio per il SAT.[1]
Struttura del gioco [modifica]
Ai visitatori del sito è presentata una parola, con quattro definizioni. Se l'utente seleziona la definizione corretta, FreeRice.com dona 20 chicchi di riso attraverso l'ONU. È poi presentata un'altra parola. Speciali simboli rappresentanti 100 e 1000 chicchi di riso sono visualizzati in un contatore grafico se l'utente raggiunge tali risultati.
Le varie tappe sono rese particolari da messaggi di incoraggiamento come: "Hai donato 10000 chicchi di riso. Wow! Ora QUESTO è impressionante!" dopo che è stato donato il decimillesimo chicco di riso, e dopo 20.000 chicchi, "Hai donato 20000 chicchi di riso. Wow! Siamo senza parole!". Dopo ogni decina di migliaia di chicchi donati successivamente, apparirà il messaggio "Wow! Siamo ANCORA senza parole!".
La difficoltà di ogni parola visualizzata si misura da 1 a 55. Il gioco inizia con tre definizioni introduttive per impostare un livello di lessico iniziale. Dalla quarta domanda in poi, tre risposte corrette consecutive alzano il livello di uno. Ogni risposta scorretta abbassa il livello di uno. Gli utenti possono giocare quanto vogliono. Il gioco determina i livelli di difficoltà dinamicamente analizzando i risultati dal gioco di tutti gli utenti.
Sostenimento [modifica]
In cambio delle pubblicità sul sito, vari sponsor pagano il costo del riso e le altre spese per far girare FreeRice. Le donazioni sono distribuite dal Programma Alimentare Mondiale (WFP, dall'inglese World Food Programme) dell'ONU. Il creatore del sito ha dato oltre $100.000 al WFP. Il WFP ora incoraggia la gente a visitare FreeRice.com. Il 20 novembre 2007 il WFP ha lanciato una campagna per nutrire un bambino per il Giorno del Ringraziamento.[2]
Risultati [modifica]
Il 10 novembre 2007, FreeRice raggiunse 122.377.240 chicchi di riso in un solo giorno. Successivamente, il 15 novembre 2007, raggiunse 201.226.610 chicchi in un solo giorno. Il 23 novembre 2007 c'erano 3.531.907.160 chicchi promessi in totale. Il 28 novembre 2007 FreeRice cambiò il numero di chicchi donati per ogni risposta corretta da 10 a 20. Il 7 dicembre 2007, FreeRice superò i sette miliardi di chicchi donati.[3]
Ci vogliono circa 20.000 chicchi di riso per fornire l'apporto calorico sufficiente a sostenere una persona adulta per un giorno[senza fonte]. Un mese dopo l'inizio del programma pubblicitario basato sul passaparola, gli utenti guadagnarono abbastanza punti per ottenere un miliardo di chicchi di riso. Il World Food Programme delle Nazioni Unite disse che questa quantità di cibo poteva sfamare 50.000 persone per un giorno.[4] Il totale di chicchi di riso, al 9 dicembre 2007, potrebbe matematicamente sfamare oltre 376.000 persone adulte per un giorno. Quotidianamente, è donato attraverso FreeRice abbastanza riso per nutrire 15.000 persone al giorno.
venerdì, giugno 06, 2008
la dichiarazione finale adottata al vertice della Fao sull'emergenza alimentare
Prologo - Riaffermate le conclusioni del vertice mondiale sull'alimentazione del 1996, che ha adottato la Dichiarazione di Roma sulla sicurezza alimentare e il Piano d'azione del Vertice mondiale sull'alimentazione che si prefiggeva di «ridurre della metà il numero dei sottonutriti entro il 2015», dal summit della Fao sulla sicurezza alimentare i leader «ribadiscono che il cibo non deve essere usato come strumento di pressione politica ed economica» e che «è inaccettabile che ci siano oggi al mondo 854 milioni di persone sottoalimentate».
«Siamo convinti che la comunità internazionale deve adottare con urgenza azioni coordinate di lotta contro gli impatti negativi dell'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari a livello mondiali sulle popolazioni e sui Paesi più vulnerabili. Noi siamo convinti che ulteriori azioni da parte dei governi, con il sostegno della comunità internazionale sono da prendere a breve, medio e lungo termine, per soddisfare le esigenze di sicurezza alimentare. Vi è quindi un'urgante necessità di aiutare i Paesi in via di sviluppo e i Paesi in transizione ad espandere l'agricoltura e la produzione alimentare e aumentare gli investimenti nel settore agricolo, agroindustriale e lo sviluppo rurale sia da fonti pubbliche che private. Adottando tale dichiarazione ci impegniamo ad abbracciare la sicurezza alimentare come una questione di politica nazionale permanente, rinnoviamo il nostro impegno a raggiungere gli obiettivi del Vertice mondiale dell'alimentazione e quelli dello Sviluppo del millennio, impegnandoci per le seguenti misure».
Misure urgenti e a breve termine - In un futuro immediato è essenziale procedere lungo due linee principali: la prima linea d'azione è rispondere urgentemente alle richieste di assistenza da parte dei Paesi colpiti. Le agenzie delle Nazioni Unite deputate dovrebbero garantire di espandere le risorse per migliorare l'assistenza alimentare e sostenere programmi "rete di sicurezza" per affrontare la fame e la malnutrizione. Le organizzazioni regionali deputate, che hanno disposizioni in materia di emergenza, dovrebbero rafforzare la loro cooperazione per fare fronte in modo efficace all'aumento dei prezzi alimentari. Tutti gli sforzi delle organizzazioni governative e non governative per combattere l'emergenza umanitaria immediata e fornire assistenza allo sviluppo dovrebbero essere coordinati con quelli degli organismi multilaterali e resi coerenti, per affrontare con continuità l'assistenza a più lungo termine. Tutti gli sforzi nazionali ed internazionali dovrebbero essere compiuti per garantire che gli aiuti alimentari di emergenza siano consegnati il più rapidamente ed efficacemente possibile alle popolazioni in difficoltà. Per facilitare l'adeguamento ai prezzi più dei prodotti alimentari i donatori e le istituzioni finanziarie internazionali, in conformità con i loro mandati, in coordinamento con i Paesi beneficiari dovrebbero fornire in modo tempestivo la bilancia dei pagamenti di sostegno e - o il budget speso per l'import di alimenti. Altre misure dovrebbero essere considerate come necessarie per migliorare la situazione finanziaria dei Paesi in stato di necessità, tra cui la revisione del debito, se necessario. Chiediamo anche alle istituzioni internazionali di semplificare le procedure di ammissibilità degli attuali meccanismi finanziari per sostenere l'agricoltura e l'ambiente.
La seconda linea d'azione riguarda l'immediato sostegno per la produzione agricola e il commercio. Tutte le organizzazioni e i Paesi cooperanti dovrebbero essere pronti ad assistere i Paesi, su loro richiesta, a mettere in atto la revisione delle politiche e delle misure per aiutare gli agricoltori, in particolare i piccoli produttori ad aumentare la produzione e integrarsi con i mercati, regionali e internazionali. La cooperazione Sud-Sud deve essere incoraggiata. I partner per lo sviluppo sono invitati a partecipare e contribuire alle attività internazionali e iniziative regionali per l'impennata dei prezzi dei prodotti alimentari e, in particolare, sotto l'iniziativa della Fao, lanciata il 17 dicembre 2007,
per misure rivolte agli agricoltori a basso reddito alimentare e la maggior parte dei Paesi colpiti attraverso la fornitura di fertilizzanti, mangimi per animali e altri fattori di produzione, così come l'assistenza tecnica, al fine di aumentare la produzione agricola.
I Paesi partners sono chiamati ad intraprendere iniziative per moderare le fluttuazioni dei prezzi del grano. In particolare, invitiamo le istituzioni ad aiutare i Paesi in via di sviluppo a costituire le scorte alimentari e a prendere in considerazione altre misure per rafforzare la gestione delle crisi per i Paesi colpiti.
I membri del Wto ribadiscono il loro impegno per una rapida e positiva conclusione del Doha Round e ribadiscono la loro volontà di raggiungere ampi e ambiziosi risultati che potrebbero essere utili a migliorare la sicurezza alimentare nei Paesi in via di sviluppo. L'attuazione di pacchetto di aiuto per il commercio potrebbe essere un complemento prezioso all'agenda di sviluppo di Doha per costruire e migliorare le capacità commerciali dei Paesi in via di sviluppo.
Ribadiamo la necessità di ridurre al minimo l'uso di misure restrittive che potrebbero aumentare la volatilità dei prezzi internazionali».
Misure a medio e lungo termine - «L'attuale crisi ha messo in evidenza la fragilità dei sistemi alimentari in tutto il mondo e la loro vulnerabilità di fronte alle crisi. (...) E' essenziale combinare misure a medio e lungo termine».
«Esortiamo i governi nazionali, tutti gli istituti finanziari, i donatori e l'intera comunità internazionale a cogliere appieno un quadro di politica di sostegno ai poveri nelle zone rurali, sub-urbane, urbane e per i mezzi di sostegno nei Paesi in via di sviluppo e per aumentare gli investimenti in agricoltura».
«(...) la conservazione della biodiversità è fondamentale per sostenere la produzione futura e la resistenza degli attuali sistemi di produzione alimentare. Esortiamo i governi ad assegnare la priorità all'agricoltura, la silvicoltura e la pesca, al fine di creare opportunità per consentire ai piccoli agricoltori e pescatori (...) di partecipare e beneficiare, attraverso meccanismi finanziari e flussi di investimento a sostegno dell'adattamento, alla mitigazione dei cambiamenti climatici, con lo sviluppo tecnologico (...)».
«E' urgente che la comunità internazionale, compreso il settore privato, incrementino gli investimenti nella scienza e nella tecnologia per l'alimentazione e l'agricoltura. Un maggiore impegno nella cooperazione internazionale deve essere orientato alla ricerca, allo sviluppo, all'applicazione, al trasferimento e alla diffusione delle migliori strategie e tecnologie politiche. (...)».
«Incoraggiamo la comunità internazionale a proseguire i suoi sforzi, nel quadro della liberalizzazione del commercio in agricoltura, riducendo le barriere commerciali e le distorsioni di mercato politiche. Affrontare queste misure potrà dare agli agricoltori, in particolare, nei Paesi in via di sviluppo nuove opportunità di vendere i loro prodotti sui mercati mondiali e sostenere i loro sforzi per aumentare la produttività e la produzione».
«E' essenziale per affrontare le sfide e le opportunità derivanti dai biocarburanti, tenendo conto della sicurezza alimentare mondiale, dell'energia e dello sviluppo sostenibile. Noi siamo convinti che studi approfonditi sono necessari per garantire che la produzione e l'uso di biocarburanti sia in accordo con i tre pilastri dello sviluppo sostenibile e che tenga conto della necessità di ottenere e mantenere la sicurezza alimentare mondiale. (...) Invitiamo (...) a promuovere un coerente ed efficace dialogo (...)».
«Chiediamo che alla Fao, in stretta collaborazione con Pam e Ifad e altre organizzazioni internazionali pertinenti, compresi quelli che partecipano alla task force ad alto livello sulla crisi alimentare globale e in collaborazione con i governi, la società civile e il settore privato, di monitorare e di analizzare la sicurezza alimentare mondiale in tutte le sue dimensioni compresi quelli che rientrano in questa Conferenza e lo sviluppo di strategie per migliorarla».
«(...) sottolineiamo l'importanza di un efficace ed efficiente utilizzo delle risorse del sistema dell'Onu e delle altre organizzazioni internazionali pertinenti».
Conclusioni - «Siamo convinti di voler utilizzare tutti i mezzi per alleviare le sofferenze causate dalla crisi attuale, al fine di stimolare la produzione alimentare e di aumentate gli investimenti nel settore agricolo, per affrontare gli ostacoli di accesso al cibo e di utilizzare le risorse sostenibili del pianeta per le generazioni presenti e future. Ci impegniamo ad eliminare la fame e garantire cibo per tutti oggi e nel futuro».
giovedì, giugno 05, 2008
FAO: AIAB, DA CRISI ALIMENTARE SI ESCE CON AGRICOLTURA BIO
L'agricoltura bio, familiare, tesa a legare il consumo al territorio, e' oggi l'unica risposta che puo' permettere al mondo di uscire dalla crisi alimentare. Anche recenti studi della stessa Fao - conclude Ferrante - dimostrano che il biologico e' una soluzione praticabile. Per questo chiediamo al vertice Fao di impegnarsi per trovare misure da mettere in campo a breve termine per favorire l'agricoltura bio'.(AGI)
martedì, giugno 03, 2008
Verso il miliardo di affamati
- Napolitano: "Per combattere la fame non basta il mercato". Berlusconi: necessario aumentare subito gli aiuti economici ai Paesi in difficoltà, ma gli stanziamenti degli stati Ue "non devono essere conteggiati nei bilanci comunitari". Gli interventi dei principali capi di stato e di governo, tra cui Lula, Sarkozy, Kirchner, Zapatero, Ahmadinejad e il messaggio del Papa.
- Coldiretti: "In Europa 74 milioni di potenziali affamati". Nel continente l'aumento dei prezzi dei beni alimentari è del 7,1%. vai>>
Vietata dalla polizia un'azione dimostrativa di Actionaid (la polizia: "non autorizzata") davanti alla Fao, prevedeva uno striscione di 200 metri con la scritta "Stop al business della fame". I quattro interventi secondo l'ong: più investimenti in agricoltura locale; donne al centro dello sviluppo rurale; no ai sussidi ai biocarburanti; no agli ogm. "Ecco i vincitori e i vinti di una tragedia che rischia in pochi anni di portare a un miliardo il numero degli affamati. E le colpe di governi e multinazionali.
- Medici senza frontiere ai leader: "Subito una strategia per i 178 milioni di bambini malnutriti, di cui 20 milioni gravi".
- Legambiente: "Il problema fame non riguarda la quantità, ma l'equità. Ridistribuire la ricchezza, contrastando le speculazioni che stanno danneggiando i paesi più poveri".
sabato, aprile 21, 2007
ARMI: GESUITI, SPESA INSOSTENIBILE E SCHIAFFO ALLA FAME
sabato, novembre 25, 2006
Oggi Banco Alimentare
All’iniziativa aderiscono in tutta Italia numerose tra le più famose catene alimentari ed ha il patrocinio della Presidenza della Repubblica e della Rai. Inoltre è sponsorizzata da alcuni tra i più famosi nomi della finanza, dell’industria e del commercio che hanno contribuito anche economicamente.
Chiunque potrà contribuire donando prodotti alimentari che verranno raccolti da appositi incaricati che sosteranno fuori dei supermercati.
Con un piccolo gesto di carità si potrà così collaborare ad aiutare questa organizzazione che l’anno scorso è riuscita a mettere insieme più di 8000 tonnellate di alimenti destinati a enti convenzionati o distribuiti direttamente a persone bisognose.
Dal 1997 il Banco Alimentare organizza l’ultimo sabato di Novembre questa colletta che sensibilizza la gente sulla necessità di prodigarsi per debellare la povertà e la fame, non solo nei Paesi del Terzo Mondo, ma anche in Italia stessa. I dati dell’organizzazione dicono infatti che da noi ogni giorno circa un milione di persone ricevono cibo gratuitamente e quasi 2 milioni e mezzo hanno difficoltà ad acquistare cibo.
La Fondazione Banco Alimentare Onlus collabora con altre 19 Associazioni e Fondazioni Banco Alimentare (BA) ed ha lo scopo principalmente di promuovere ed educare l’opinione pubblica alla cultura del non spreco del cibo , coordinando il lavoro di raccolta degli alimenti e facendo da tramite con le aziende alimentari. http://www.bancoalimentare.it