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sabato, dicembre 10, 2011

Napoli: Il 10 dicembre, Giornata Internazionale dei Diritti Umani, alle ore 10.00, presso il PAN,



Il 10 dicembre alle ore 10.00, a Napoli, presso il PAN, Palazzo delle Arti Napoli, Via dei Mille 60 , il Gruppo Laici Terzo Mondo presenterà alla stampa e ai cittadini il progetto finanziato dalla Commissione Europea denominato “Educazione allo Sviluppo: strategie territoriali per una sfida globale” .

PROGRAMMA

Ore 10- Saluti:

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On. Gianni Pittella, Vice presidente del Parlamento Europeo,
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On LUIGI DE MAGISTRIS, Sindaco di Napoli,
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Giovanna del Giudice, Assessore Provinciale alle Pari Opportunità, Politiche giovanili,
Cooperazione Internazionale


Ore 10,30- Intervengono:

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Renata Molino, Responsabile Progetti Italia LTM
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Diego Bouchè,direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale;
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Valentina Grado, docente di Organizzazione Internazionale dell’Università degli studi di
Napoli L’ Orientale;
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Rocco Conte, Portavoce COASIC (coordinamento ong e associazioni di solidarietà della
Campania)


Modera: Cristiana Morbelli, referente comunicazione LTM

Ore 11,00 – L’informazione sociale che fa notizia

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Luca Mattiucci , direttore responsabile Comunicare il Sociale
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Carlo Ciavoni, responsabile Mondo Solidale – La Repubblica




Ore 11,30 Presentazione del Corto “Ora ti vedo”, di Michele Catalano, sul tema della sicurezza
alimentare



Ore 12,00 Testimonianze:

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Giorgio Mennella, giornalista
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Michele Catalano, regista
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Adelaide di Nunzio, fotografa


ore 12.30 Buffet Biologico e a Km ZERO



Nel settembre del 2000, le Nazioni Unite emanarono la Dichiarazione del Millennio. Tutti gli Stati si sono impegnati per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio entro il 2015: 8 priorità per liberare ogni essere umano dalla “condizione abietta e disumana della povertà estrema”.

Il progetto “Educazione allo Sviluppo, strategie locali per una sfida globale”, che avrà la durata complessiva di 24 mesi, è realizzato in partenariato con l’Università Orientale, con il COASIC (Coordinamento delle Ong e associazioni di solidarietà della Campania),con 6 Ong della Campania e dell’Africa Occidentale (ASI, CISS, CPS, Mani Tese, N:EA, UNACREP) e con la partecipazione della Regione Campania (Ufficio scolastico Regionale e Archivio Pace e Diritti Umani) e del Comune di Napoli (CEICC e Servizio Educazione alla Pace), e di media partner Comunicare il Sociale L’obiettivo generale dell’azione è contribuire alla realizzazione degli impegni presi a livello europeo ed internazionale in materia di sviluppo, con particolare riferimento agli Obiettivi del Millennio, attraverso lo svolgimento di attività integrate di formazione, comunicazione, sensibilizzazione, volte alla promozione della sicurezza alimentare, della parità di genere, della sostenibilità ambientale, della prevenzione e cura dell’HIV/AIDS, la malaria e le altre malattie.

Le attività di formazione ed educazione allo sviluppo prevedono il coinvolgimento nello specifico di 12 operatori di comunicazione, 1400 alunni di scuole secondarie, 50 insegnanti , 40 studenti e laureati di Scienze Politiche, 5 dirigenti di Autorità Locali.

Le azioni di comunicazione e sensibilizzazione saranno rivolte al grande pubblico regionale e nazionale attraverso un’esposizione interattiva itinerante che toccherà le 5 province della Regione Campania e la produzione e diffusione di una mostra fotografica , di un cortometraggio, di una graphic novel, di uno spot radiofonico e di articoli e approfondimenti sulla stampa riguardanti gli otto obiettivi del millennio.

Infine il progetto prevede l’attivazione di un Tavolo di Concertazione su "Cooperazione e educazione allo sviluppo” al fine di favorire la partecipazione attiva dei soggetti della cooperazione decentrata (associazioni, enti locali, università, sindacati, associazioni di immigrati, scuole ecc) e finalizzato alla formulazione di un disegno di legge da proporre al Consiglio Regionale della Campania (unica regione d’Italia a non avere una legge sulla cooperazione decentrata).

Il progetto costituisce un’opportunità molto importante per Napoli e la Campania di contribuire in maniera attiva alla promozione dei diritti umani e della giustizia sociale a livello locale e mondiale attraverso il coinvolgimento di tutti i soggetti istituzionali e della società civile.








sabato, giugno 13, 2009

Giovani famiglie: anticipazione indagine Iref

L'Agenda delle famiglie italiane 2009, promossa da Patronato Acli, Caf Acli e Caritas Italiana. I Punto Famiglia e un profilo delle giovani famiglie: Tirano la cinghia, litigano per i figli, solo a casa si sentono al sicuro.

Roma, 12 giugno 2009 - Sono state costrette dalla crisi economica a risparmiare sulla spesa alimentare, sui vestiti, oltre che sulle vacanze. I figli e la loro educazione sono il principale punto di disaccordo. Verso il mondo esterno mostrano insicurezza: solo a casa propria si sentono al sicuro. Sono le giovani famiglie italiane secondo il profilo tracciato dall'Iref, l'istituto di ricerca delle Acli, che in occasione della presentazione a Roma dei Punto famiglia, ha anticipato alcuni dati dall'Agenda delle famiglie italiane 2009. Un progetto di ricerca promosso dal Patronato Acli, dal Caf Acli e dalla Caritas italiana.

La ricerca, che si propone di ricostruire l'Agenda della famiglie nel nostro paese, in un periodo particolarmente critico dal punto di vista economico e sociale, verrà ripetuta per tre volte nel corso del 2009, su un campione statisticamente rappresentativo delle diverse tipologie dei nuclei familiari italiani. I risultati della prima rilevazione campionaria, condotta su 1660 famiglie nel periodo 29 aprile/15 maggio 2009, verranno presentati nelle prossime settimane. I dati anticipati oggi, si riferiscono in particolare alla situazione delle famiglie con figli fino a dodici anni (ossia il 20,5% delle famiglie complessivamente intervistate).

L'educazione dei figli il principale punto di disaccordo

Sono i figli e la loro educazione il principale pomo della discordia all'interno delle coppie con figli piccoli. Un dato che spiega la scelta delle Acli di promuovere con i Punto Famiglia percorsi di educazione alla genitorialità, servizi di consulenza psicologica e pedagogica. Nel 18,3% dei casi (quasi una coppia su cinque) è dunque l'educazione dei figli il primo motivo di discussione tra moglie e marito. Altri aspetti, seppur rilevanti, generano minore conflittualità nel rapporto di coppia: le scelte economiche ('come spendere i soldi' 10,4%); la divisione del lavoro domestico (10,3%); se la donna deve lavorare o meno (7,8%); la decisione di avere altri figli (7,6%); la mancanza di dialogo nella coppia (5,6%).

1 famiglia su 2 risparmia sul cibo

Le famiglie sono state colpite dalla recessione. Lo si vede dalla contrazione dei consumi: il 52,5% è stato costretto a risparmiare sulla spesa alimentare (il 46,2% ha perfino dichiarato di fare economia sull'acquisto di pane, pasta e carne); il 57,5% ha tagliato sulla voce abbigliamento; il 57,4% ha ridotto le spese legate ai viaggi, mentre il 49% riduce le spese per svaghi e tempo libero.

In generale la crisi ha modificato gli stili di vita familiari, che sembrano essere improntati (volenti o nolenti) ad una maggiore sobrietà: poco meno di due terzi delle famiglie negli ultimi tre mesi hanno acquistato prodotti a basso costo (63,4%); il 38,3% ha rinunciato ad un bene di consumo benché fosse necessario ad uno dei componenti del nucleo; il 37,5% ha, inoltre, risparmiato sulla cura della persona (parrucchiere, estetista, etc.); più di un quinto (22,2%) è stato infine attento ai consumi delle utenze domestiche (luce, acqua, gas).

I 'Punto Famiglia' rappresentano in questo senso per le famiglie la possibilità di unire - con i gruppi di acquisto solidale - risparmio, consapevolezza dei consumi e solidarietà.

La casa come rifugio

Il 72,6% delle famiglie - rivela l'indagine Iref - si sente al sicuro solo in casa propria; ben più bassa è la percentuale dei nuclei che preferiscono stare tra la gente (20,0%); mentre il 7,4% afferma di non sentirsi sicuro né in casa né fuori di essa. E' forte, quindi, l'incertezza verso il mondo esterno. Al di là di questo sentimento generale di disorientamento, si fa largo la consapevolezza che, in caso di bisogno, si può fare affidamento sui principali attori istituzionali e non presenti nella propria comunità: il 35,6% si rivolgerebbe alla parrocchia; il 29,9% ai servizi sociali del comune; il 15,5% alle associazioni di volontariato.

Il bisogno di socializzazione

Da questo punto di vista, l'obiettivo dei Punto Famiglia - scrivono le Acli - è quello di costruire dei luoghi accoglienti di socializzazione, per «aiutare le famiglie a uscire dalle proprie case superando il senso di insicurezza e disorientamento». In un monitoraggio effettuato infatti in fase di sperimentazione dei primi Punto Famiglia, le famiglie intervistate (oltre 300 in 15 città) esprimevano i loro principali bisogni: informazioni, consulenze e servizi per la gestione della vita quotidiana (30%); attività con i figli e sostegno alla genitorialità (21%); incontro, confronto e scambio con le altre famiglie (13%); partecipazione ad attività ricreative (8%); aiuto concreto e sostegno psicologico (7%).

mercoledì, febbraio 04, 2009

Xenofobia e questione educativa

Antonio Nanni - 03/02/2009

Gli episodi di violenza contro donne e immigrati che in queste ultime settimane si sono ripetuti con frequenza in alcune città italiane (Guidonia, Cassano Ionico, Nettuno, …) hanno riacceso il dibattito sulle ragioni che spingono tante persone, spesso giovani e talora minorenni, a compiere gesti di barbarie, stuprando una ragazza, o cospargendo di benzina un immigrato indiano all’interno di una stazione ferroviaria, trasformandolo in una torcia umana.

Motivare questi atti di incivile sopraffazione attribuendoli ora alla noia, ora al culto della violenza, ora al bisogno di divertimento e di emozioni forti, è forse il segnale più eloquente del profondo vuoto morale che caratterizza la nostra società. Sarebbe tuttavia troppo comodo scaricare soltanto sulle nuove generazioni quelle responsabilità che invece sono proprie della famiglia, della scuola e delle stesse forze politiche.

Il Presidente Napolitano ha fatto bene a sollecitare le istituzioni a reagire contro questi episodi raccapriccianti e intollerabili di violenza e di xenofobia. Si è infatti creato nel nostro Paese un preoccupante clima di legittimazione che finisce per far sentire orgogliosi gli stessi artefici delle discriminazioni. Contro di essi, poi, si minaccia di essere ancora più “cattivi” finendo per avvitarsi in una spirale inconcludente senza sbocchi ri-educativi. Non si può puntare tutto sulla repressione promettendo di costruire nuove carceri. Occorre il metodo della prevenzione che, come ha insegnato Don Bosco, è il cuore si ogni vera educazione.

Ciò che vogliamo dire è che nel nostro Paese, oltre alla crisi della fede cristiana, si registra ormai una crisi dei valori etici del patrimonio cristiano. Dopo il divorzio, l’aborto e l’eutanasia (vedi i sondaggi) stanno crollando anche le cosiddette virtù civiche del buon cristiano e onesto cittadino.

Ha ragione Miriam Mafai quando su Repubblica sottolinea acutamente come l’attuale cultura di violenza «disprezza e irride alla mitezza, alla pazienza, alla solidarietà, alla debolezza, alla sobrietà». Cioè a quelli che fino ad oggi sono valori propri della tradizione cristiana.

Dobbiamo allora avere il coraggio di dire che la cultura leghista, una volta portata al governo, è riuscita a diventare egemone nel nostro Paese diffondendo paura per il diverso e bisogno di sicurezza. Lo si è visto, ad esempio, con la moda delle “ronde”, nelle città, con la sceneggiata delle impronte ai bambini rom, con la mozione del leghista Cota sulle classi separate a scuola, con la drammatizzazione del Centro di accoglienza a Lampedusa.

Razzismo? Culto della violenza? Assenza di valori? Nichilismo? Forse bisogna evitare di racchiudere in una sola categoria omnicomprensiva la spiegazione di tanti episodi criminali eppure così diversi. L’uomo di oggi sembra divertirsi soprattutto quando raggiunge un piacere attraverso la trasgressione delle regole e l’esercizio della propria forza su un soggetto più debole (dallo zingaro al disabile, dalla donna allo straniero).

Piuttosto che di razzismo e di xenofobia si dovrebbe forse parlare di una società che non possiede più le coordinate culturali per convivere con l’alterità, poiché priva di un’antropologia della differenza. Questo fa capire la centralità della questione educativa come questione dell’alterità e non solo delle radici dell’identità. Voglio dire che per rispondere alla nuova domanda di convivenza e di etica sociale nelle nostre città dobbiamo partire dall’altro, dalla differenza, dalla relazione e non semplicemente dall’io. Anche all’interno della tradizione cristiana andrebbe rafforzata l’antropologia della relazione più che quella dell’identità che rischia di farci restare prigionieri dell’individualismo e anzi di radicalizzarlo.

Se così stanno le cose vuol dire che l’Italia ha bisogno di una svolta culturale, di una rinascita morale, di una riforma istituzionale, insomma di tornare ad avere una prospettiva di futuro. Ciò significa concretamente educare i cittadini, vecchi e nuovi, a scoprire che le radici comuni non stanno nel passato di ciascuno (che divide), ma nel futuro che ci accomuna.

Dobbiamo ri-educarci alla cittadinanza plurale e interetnica, per capire che abbiamo tutti diritto al futuro e ad un destino comune. Non si tratta soltanto di metterci a recuperare una memoria ormai perduta, ma soprattutto di guardare avanti cercando di lavorare per un “sogno condiviso”, per una storia comune da costruire tutti insieme. Questo non significa fare riferimento ad una utopia irrealizzabile. L’elezione di Obama in America ha dimostrato che il desiderio di novità e la speranza dei cittadini è più forte di ogni realismo. Anche in Italia si potrà uscire insieme da questo clima di imbarbarimento e di insopportabile lamentazione soltanto se avremo il coraggio di operare questa svolta.

domenica, gennaio 06, 2008

A PROPOSITO DI RIFIUTI: LA CIVICA DISEDUCAZIONE


di: Domenico Pizzuti
Anche il Prefetto Pansa, a cui va l’onore delle armi, è rimasto vittima del girone infernale dello smaltimento dei rifiuti in terra campana, ed in presenza di autorevoli pareri contrar per decisione del Consiglio dei Ministri è stato prolungato il sistema straordinario del Commissariamento per lo smaltimento dei rifiuti. A nostro avviso, per le profonde radici delle disfunzioni del sistema di smaltimento dei rifiuti nel tessuto sociale, la discussione non può essere limitata alle forme istituzionali di gestione del ciclo dei rifiuti, straordinaria o ordinaria, in riferimento alla individuazione delle responsabilità delle fallimentari gestioni di circa tre lustri. Di seguito alcune considerazioni minime per darsi ragioni come cittadino pensante di un malfunzionamento che prima dell’ immagine danneggia i cittadini ed è sintomo di una crisi sociale piu vasta. Una prima considerazione, a partire dall’ alto richiama l’attenzione sui sistemi di comunicazione tra Commissariato ed Enti locali, soprattutto Comuni, ed in ultima o prima istanza le popolazioni locali, per i veti incrociati dei primi e le resistenze e proteste delle seconde per decisioni che interessassero i loro territori percepite come dannose per la salute dei cittadini e penalizzanti un territorio. Cioè, senza scomodare le procedure di una “democrazia deliberativa” che non sono molto di casa non solo in terra nostra, è in questione il funzionamento dei sistemi di comunicazione al fine di ottenere partecipazione e consenso alle deliberazioni e decisioni di responsabili ed Amministratori. Quindi uno stile di governo talvolta centralistico ed in altre informale o personalistico, senza nascondersi il groviglio di interessi in campo puliti e meno puliti non solo economici ed anche giuridici tra cui i decisori erano chiamati a districarsi E di conseguenza si impone la domanda: quale l’efficacia dei sistemi di controllo istituzionali e centrali se la deriva e potuta durare quattordici anni e passa. A meno di ipotizzare senza ingenuità un sistema di potere locale e centrale che si tiene sopra le teste dei cittadini per difesa, preservazione e riproduzione, ribadendo a chiare lettere ”il re e nudo”. Anche se non è mancata costantemente l’azione di informazione documentata da parte della stampa specialmente locale ed un libero dibattito. In secondo luogo, rivolgendoci al basso, alle comunita locali dei cittadini, al tessuto o stile delle relazioni sociali, appare plausibile riferirsi alle ripetute manifestazioni di localismo, particolarismo e familismo da parte delle comunita locali interessate a discariche o siti di stoccaggio e simili, cavalcate da sindaci di ogni estrazione partitica e qualche volta anche da rappresentanti delle chiese locali. Riteniamo pertanto che, unitamente agli stili di governo ed all’ “etica pubblica” da osservare da parte degli amministratori, si debba rivolgere l’attenzione ad atteggiamenti e comportamenti diffusi e radicati di componenti delle comunità locali in senso particolaristico, frutto di una prolungata “diseducazione civica” se e stato concesso di edificare secondo le convenienze di singoli e famiglie, ed è mancata o e stata stravolta una visione del “bene comune” secondo l’ opposizione di “dentro e fuori” come “pulito e sporco”. E non ha sopperito un etica cattolica non puramente individualistica e verticale nel modellare l ethos dei comportamenti collettivi. Senza toni apocalittici che ci sono estranei, riteniamo che l’ossimoro della c.d. “emergenza rifiuti”, non manifesti solo il fallimento di sistemi istituzionali di governo con sperpero di risorse pubbliche senza giustificati risultati, ma sia il sintomo di cui una crisi sociale piu vasta che, come argomentava Enzo Giustino su questo giornale, è anche un ripudio della modernità non solo tecnologica, ma democratica ed etica nel senso comunicativo, deliberativo e di primato degli interessi collettivi o del bene comune possibile.

venerdì, dicembre 28, 2007

Se don Milani arriva a Scampia


Fabrizio Valletti Sono più di vent’anni che si pubblica un giornalino dal nome significativo, «Fuga di notizie», nato in ambito ecclesiale. È l'unico foglio a dar voce a chi da Scampia voglia esprimere pubblicamente un impegno di testimonianza civile, superando una visione della chiesa divisa in tradizionali ambiti parrocchiali. Sensibile ai problemi del quartiere, la redazione ha voluto affrontare un nodo irrisolto del mondo della scuola: il senso di frustrazione vissuto da dirigenti, insegnanti, genitori e operatori sociali di fronte al crescente fenomeno del bullismo e dell'aggressività dei giovani, del dilagare nella scuola di modelli diseducativi e incontrollabili. È nato il desiderio di tornare a personaggi fuori del circuito ufficiale, a maestri che abbiano prodotto autentico rinnovamento. Così intorno a questi temi al Centro Hurtado nei giorni scorsi si è aperto un dibattito su don Milani in cui, a poco più di quarant’anni dalla morte, ci siamo chiesti se la sua lezione abbia ancora qualcosa da dirci. A guidarci è stata la riflessione di Sergio Tanzarella, partita dall’ipotesi che la sua esperienza sia più che mai da assimilare. Certo, i tempi sono diversi e i contesti non paragonabili, ma sono attuali la sofferenza e le denunce sulla condizione del mondo operaio, ieri negli anni della Ricostruzione che produsse anche tanto sfruttamento, oggi per le morti bianche, la precarietà e l'assenza di lavoro. Il quadro politico è diverso, ma resta la difficoltà di dare, oggi come ieri, un orientamento all'economia per far crescere la dignità e i diritti di tutti, immigrati inclusi. Don Milani insegna che non basta la cultura accademica e non sono sufficienti i centri di formazione dell'«eccellenza».
Così come sembra spesso inefficace, oltre che vero e proprio sperpero di denaro pubblico, la moltiplicazione nelle scuole di «progetti» privi di un piano unificante. Vale molto di più la seria e ordinaria pratica educativa, cosi come la trasparenza nei rapporti di lavoro e negli adempimenti fiscali. Ma nel giorno di Natale a Scampia c’è stato chi, con punto di vista laicissimo e modalità assai comunicative, ha saputo parlare di «buone azioni» non per autocompiacersi, ma per orientare i giovani su percorsi praticabili e valori altrettanto attraenti rispetto ai modelli offerti dal consumo. Proprio come se don Milani fosse tornato a vivere, oggi, a Scampia. Per un intero pomeriggio gli ascoltatori di Radiotre hanno condiviso questi pensieri con la gente di Scampia, con la guida di Marino Sinibaldi nella trasmissione di Fahrenheit. Proprio dalla piccola biblioteca del Centro Hurtado sono risuonate voci che ogni giorno curano la parola come prassi educativa, perché cresca dai più piccoli ai più grandi quella dimensione estetica della vita che sola può produrre progresso. Si è parlato della bellezza del leggere, del conoscere, del comunicare, come terreno in cui la libertà di ciascuno si confronta e si misuri con l'esperienza degli altri, nella ricerca di consenso e di collaborazione. Sono state ricordate le esperienze di «Arrevuoto» con il Mercadante, le occasioni offerte dallo sport con l'esempio dell'Arci Scampia, la testimonianza di scrittori e artisti, editori e operatori culturali e scolastici. Sono anche le voci del Gridas, della biblioteca del Centro Hurtado con i Presidi del libro, dell'Ulten Auser con il caffè letterario, delle associazioni che avvicinano i bambini rom a quelli delle famiglie del quartiere in una ammirevole fusione. A Scampia esiste veramente una rete di associazioni e di interventi che esprime «una intelligenza del sapere e dell'agire». La trasmissione di Fahrenheit ha fatto balenare l'efficacia di un progetto di unificazione delle risorse che anni fa era stato avviato, con tanto di statuto ed organizzazione offerta all'amministrazione comunale e vanificato con il cambio dell'assessorato alle periferie. Dove sono finiti i progetti per la gestione degli spazi sportivi e quelli per la sede di una facoltà universitaria? È stato singolare che proprio il giorno di Natale tante persone abbiano sottolineato il valore dell'impegno sulla «normalità e continuità» dell'agire quotidiano intelligente per la solidarietà, per far risaltare che alla base del vivere civile c'è la cura del leggere e del sapere, della bellezza e del comunicare.