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mercoledì, ottobre 01, 2008

Attacco ai Casalesi, 107 arresti Sequestri per cento milioni di euro

Contro il clan camorristico dei Casalesi sono state eseguite 107 ordinanze di custodia cautelare. La Guardia di Finanza ha sequestrato beni mobili ed immobili e società commerciali per un valore di oltre 100 milioni di euro. Tra gli arrestati anche tre presunti killer del gruppo di fuoco di Castelvolturno e Giuseppina Nappa, 48 anni, moglie di Francesco Schiavone detto Sandokan, in carcere da circa 10 anni e ancora ritenuto a capo dell'organizzazione. Il messaggio di Napolitano: "il frutto di un intenso, quotidiano impegno investigativo e della collaborazione tra i magistrati e le forze di polizia"
Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo e Giovanni Letizia, accusati di essere componenti di un gruppo di fuoco al centro di una serie di agguati, sono stati bloccati dai carabinieri del comando provinciale di Caserta in due villini, tra Monterusciello e Quarto, nella zona flegrea. Nelle due residenze blindate sono state trovate armi, parrucche, ma anche pettorine delle forze dell'ordine. I tre non hanno opposto resistenza: Cirillo si è perfino complimentato con le forze dell'ordine. Oltre 500 tra poliziotti e militari della Guardia di Finanza sono stati invece impegnati nell'esecuzione di oltre 100 ordinanze di custodia cautelare, delle quali 76 notificate in carcere, ed emesse dal Tribunale di Napoli su richiesta della Dda partenopea. Tra gli arrestati anche Giuseppina Nappa, 48 anni, moglie di Francesco Schiavone, detto Sandokan, in carcere da circa 10 anni ed ancora ritenuto dalle forze dell'ordine a capo del clan dei Casalesi. L'accusa nei suoi confronti è di ricettazione, per aver percepito lo stipendio che l'organizzazione assicurava mensilmente ai familiari degli affiliati detenuti. Nella sua abitazione di Casal di Principe, sempre nel Casertano, è stato arrestato anche un avvocato, Mario Natale, nei cui confronti l'accusa è di estorsione. Sequestrati beni mobili e immobili e società riconducibili al clan camorristico per un valore di oltre 100 milioni di euro.

lunedì, settembre 29, 2008

La Dia: i modelli della camorra? I gangster

Nel Napoletano si registra una flessione degli omicidi di matrice camorristica. La provincia di Caserta è interessata da una ripresa


NAPOLI - La camorra sta assumendo sempre più un aggressivo «modello gangsteristico» nell'evoluzione dei profili comportamentali e relazionali dei gruppi criminali. E' quanto emerge dalla Relazione della Dia sulla criminalità organizzata, che prende in esame l'andamento del fenomeno nel primo semestre 2008. Il sistema criminale campano, infatti, «continua ad avere le stesse caratteristiche di "elevata fluidità", correlata alle storiche dinamiche di aggregazione e scomposizione dei sodalizi, in un contesto relazionale, spesso caratterizzato da scontri che sfociano in catene omicidiarie significative». Nell'area napoletana - evidenza il rapporto Dia sui primi sei mesi dell'anno - si registra una flessione degli omicidi di matrice camorristica (17 nel semestre in esame contro i 31 dello soessto perioso del 2007), mentre la provincia di Caserta è stata interessata da una netta ripresa della recrudescenza criminale (6 omicidi contro 1 del primo semestre 2007). Questo andamento - prosegue la relazione della Dia - lascia supporre, a medio termine, un riassetto degli equilibri all'interno dei principali gruppi del cosidetto clan dei Casalesi"

sabato, settembre 20, 2008

Cardinale Crescenzio Sepe: Napoli non morirà: vedo la svolta

Le ragioni della speranza e della fede nell'energica omelia del Cardinale

Criminalità, povertà, coscienza civile: nella sua omelia il cardinale Crescenzio Sepe affronta ancora una volta le emergenze della città: cominciando dall'allarme camorra. La città si è da poco svegliata con le notizie della strage criminale di immigrati a Castelvolturno. La camorra ha alzato ancora il tiro, mettendo il suo marchio su un fenomeno, quello dell'immigrazione, che nelle campagne a nord di Napoli ha assunto dimensioni preoccupanti. Un problema che la camorra cerca di risolvere a modo suo, dando vita, giovedì 18, a un massacro di immigrati (in questo caso africani) senza precedenti. E sul quale il Cardinale lancia il suo anatema. "Deponete le armi: ciò con cui oggi uccidete, domani ucciderà anche voi e le vostre famiglie". L'arcivescovo di Napoli si rivolge ai sicari della camorra - da lui paragonati a serpenti velenosi - dopo i due agguati nel Casertano: "Finché questi portatori di morte - dice - non saranno sconfitti avremo sempre un cimitero riempito dall'odio e dalla violenza". "Disperati che provocano la morte in nome del dio denaro, della droga. Diffondono una morte che costa tante vite, non solo dei giovani, ma spesso anche tra loro''. Pubblichiamo ampi stralci dell'omelia.

di Crescenzio Sepe
(...) A nulla servirebbe il prodigio del santo Patrono se noi non sapessimo rispondere con fede e con carica cristiana tanti bisogni spirituali e umani della nostra gente. Penso, in particolare, alle sofferenze delle famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese; alla solitudine degli anziani o all'abbandono dei malati; al grave disagio dei giovani che cercano con tutte le forze un lavoro e non lo trovano; ai tanti precari o sotto-occupati che vedono svanire le loro speranze; penso allo stuolo di ragazzi della strada, vittime della camorra o della delinquenza organizzata. Chi, poi, non prova sofferenza nel leggere gli impietosi dati statistici sull'evasione scolastica?
Sono sotto i nostri occhi le tante aree depresse dove i più deboli sono abbandonati ad un destino ingrato e dove il malaffare e le organizzazioni camorristiche trovano terreno fertile per impiantare e coltivare illegalità, soprusi, violenze e morte. Sono problemi terribili che riguardano tanti, troppi nostri fratelli e sorelle. (...)
Cosa dire a questa nostra bella e tormentata Città? Rispondiamo con il coraggio della nostra fede, come ci ha assicurato Cristo e come S. Gennaro ci ha testimoniato: Napoli non perdere la tua fede; non farti rubare la speranza; rialzati; rivestiti di luce; non puoi continuare a restare nascosta, ma fa che la tua bellezza risplenda davanti al mondo intero.
(...) E', invece, nostro dovere combattere uniti, con le armi della solidarietà e della comunione fraterna. E', certamente, un compito difficile ma, nello stesso tempo, grandioso quello che grava sulle spalle di ogni cristiano, di ogni uomo di buona volontà. Ma possiamo farcela! Questa terra non morirà! L'ho detto e lo ripeto con forza e convinzione perché il popolo napoletano ha in sé il coraggio delle sue radici e della sua identità; ha quella vivacità di fede e di pensiero, quell'inventiva che ha reso e rende grande la nostra storia religiosa, artistica e culturale; la capacità di adattarsi a qualsiasi fatica, di sorridere e di sentirsi famiglia sotto lo stesso cielo. La sensazione di trovarsi di fronte a un momento di svolta si avverte attraverso molti segni, forse non tutti chiaramente percepibili, ma non per questo meno reali. Ma per una soluzione definitiva e strutturale, bisogna che ognuno, nel proprio specifico campo di responsabilità e competenza, sia disposto a suonare il tasto dell'impegno personale e individuale. In altre parole, per brillare davanti agli uomini, questa nostra città deve diventare la casa comune dove ognuno, quasi fosse estensione del tetto domestico, svolge la sua propria esistenza, sentendola e vivendola come casa propria. Per raggiungere questo traguardo, bisogna che la città, splendida porzione di terra benedetta da Dio, sia costituita a misura d'uomo, costruita, cioè, sulla base delle esigenze che la dignità di ogni persona reclama: il lavoro, i servizi, la tutela della salute, la crescita culturale e civile. Una città, quindi, parametrata sulla base di una giustizia sociale che bandisce ogni privilegio, con unica eccezione: quella di mettere i poveri al primo posto e di declinare a loro favore tutti i verbi che nel vocabolario della solidarietà cristiana sono scritti in caratteri indelebili: accogliere, assistere, confortare, promuovere. In una parola amare, che è il dato costitutivo di riconoscersi seguaci di Cristo.
L'unico vero "alibi" che Napoli può e deve invocare è rappresentato proprio da chi è privo di mezzi e continua a restare ai margini: poveri di ogni genere e, accanto ad essi, i giovani in cerca di lavoro che hanno diritto a una difesa non "d'ufficio", ma reale e appassionata, dal momento che senza il loro apporto, sarà difficile parlare di città futura.
Schierarsi a fianco di chi si trova in difficoltà non fa parte, per la Chiesa, come ci ripete il Papa, di una strategia di impegno sociale o politico, ma è risposta al comandamento di amore per il prossimo. (...)




domenica, luglio 06, 2008

Difficoltà a trovare lavoro, vacanze e considerazione: I casalesi (cittadini di Casal di Principe) si scoprono considerati da tutti come camorristi.

...ma è un regalo della camorra non di Gomorra..........

«Sei di Casal di Principe? Non puoi lavorare»
Il sindaco: «Mi sembra strano il ”no” ad alcuni concorrenti, pronto a fare opportuni accertamenti»



ROSARIA CAPACCHIONE Casal di Principe. Uno è commercialista, un altro è ragioniere, due sono periti tecnici. Titolo di studio regolare, esperienze professionali come da richiesta curriculare, fedina penale immacolata. Un solo neo: la residenza a Casal di Principe, terra di camorra e di «Gomorra». Hanno risposto ad alcune offerte di lavoro, inserite nei siti internet, provenienti da Viterbo, Siena, Altopascio. Sono stati scartati senza nessuna ragione apparente. Sospettano che il problema sia tutto nel domicilio appestato, nell’apparentamento mediatico tra Casale e la camorra. Non hanno prove, nemmeno un indizio. Ma nessuno riuscirà mai a scalfire la convinzione della loro capacità professionale insuperabile, della candidatura imbattibile. Ed è per questo che, dopo aver sottoscritto la lettera allo scrittore Roberto Saviano, un mesetto fa, si sono rivolti anche al sindaco, Cipriano Cristiano, chiedendo tutela e rispetto dei diritti. Lo avevano fatto in pubblico, nel corso di un’assemblea aperta seguita alla lettera della studentessa letta alla festa della Polizia. Lo hanno ribadito in privato, offrendo la loro collaborazione per la ricostruzione dei casi-scandalo e la preparazione di un dossier. Per evitare, dicono, che un domani sulla porta d’ingresso di bar e ristoranti venga affisso il cartello per vietare l’ingresso «ai cani e ai casalesi». Un paradosso, quello denunciato dai ragazzi di Casal di Principe. Anche perché le aziende che avrebbero scartato le loro domande di lavoro sono tutte concentrate in una parte d’Italia che da anni ospita maestranze che arrivano dall’agro aversano. Diventando, in qualche caso - come l’Emilia Romagna, la Toscana, l’Umbria - anche colonia decentrata del clan dei Casalesi, dei camorristi casalesi. «È questo il dato che mi lascia perplesso - commenta il sindaco Cristiano - perché i nostri concittadini, buoni o cattivi che siano, si sono sempre ambientati benissimo nelle altre parti d’Italia, trovando lavoro presso terzi o avviando importanti attività imprenditoriali. Ma voglio vederci chiaro, esaminando i casi che mi sono stati segnalati uno per uno. Prima di gridare allo scandalo ho l’obbligo di accertarmi che non si montando una sorta di vittimismo di ritorno». Poi spiega: «Alle stesse offerte di lavoro hanno risposto anche altri ragazzi della nostra zona, e mi risulta che alcuni abbiano ottenuto il contratto. Le esclusioni potrebbero avere, e voglio credere che sia così, delle normali ragioni di mercato. Attenti, però, a gridare al razzismo anti-casalese. Voglio prima capire. Confesso, però, che un paio di casi non mi convincono: effettivamente potrebbe essere successo qualcosa di strano. È per questo che ho messo su una specie di gruppo di lavoro, proprio con gli autori della lettera scritta a Saviano. In settimana li incontrerò ancora e se mi convincerò che sono stati discriminati, la tutela mia e del Comune non mancherà».


I giovani: caro Saviano, ci vedono tutti camorristi




TINA CIOFFO Ludovico Coronella, 27 anni, è uno dei venti firmatari della lettera indirizzata a Roberto Saviano, autore di Gomorra, acquisita dal sindaco Cipriano Cristiano. È un casalese che al suo attivo ha quasi due lauree: la prima è in Scienze dell’amministrazione, per la seconda in Economia gli mancano tre esami. È un casalese che denuncia la diffidenza che è costretto a sopportare e solo per il semplice fatto di essere di Casal di Principe. Nella lettera, assieme ai suoi compagni di ventura, scriveva: «Sono stanco di essere ferito da sguardi diffidenti e sorrisi abbozzati, di essere esposto a giudizi sommari, spiegare che anche nel mio paese ci sono persone perbene, stanco di un’attenzione mediatica che alimenta un falso sillogismo ”essere casalese essere camorrista”». E aggiungeva: «Le inchieste, i libri, le trasmissioni televisive contribuiranno a salvare delle vite ma così muoiono le nostre speranze di cittadini normali. A Padova, a Milano, a Roma che idea si sono fatti della mia terra, come si riuscirà a spiegargli che qui non esiste solo la camorra ma soprattutto gente in cerca di una possibilità?». Il suo, assieme agli altri ragazzi, era un grido di aiuto che oggi a distanza di mesi è riuscito a diventare solo ancora più acuto. «Essere di questo paese - afferma Coronella - è come avere un marchio a vita». Una specie di lettera scarlatta stampata sul petto. «La gente - spiega - verso di noi è diffidente, scettica e ha paura. Le aziende del Nord o quelle del centro Italia, a parità di condizioni tra un casalese e un salernitano, preferiranno sempre il secondo». Una discriminazione pesante che Coronella crede venire anche dai paesi più vicini. «Per rendersene conto - dice - basta andare a Caserta o anche a Santa Maria Capua Vetere. I casalesi, e con questo intendo i giovani di Casal di Principe, sono considerati dei disturbatori, come coloro che è meglio tener lontani perché prima o poi ti combinano qualche guaio». La difficoltà è perfino nella prenotazione delle vacanze. «So di casi - racconta - di albergatori che preferiscono non ospitare chi viene da questo paese». A Capri, a una coppia di sposini casalesi in viaggio di nozze è stato chiesto di presentarsi in caserma solo perché sui documenti c’era scritto residente e domiciliato a Casal di Principe. E c’è addirittura chi ha chiesto l’autografo su una copia di Gomorra, quasi a testimoniare l’esistenza di quegli ”esseri” oggetto di tanto studio. «La prossima settimana incontreremo il sindaco - continua Coronella - che vuole aiutarci ma qui il vero sostegno deve arrivare dallo Stato creando lavoro, aggregazione e movimenti culturali». Una ricetta che sono in molti a declamare ma per il giovane le idee sono più chiare che per altri. «Si potrebbe organizzare una scuola di teatro, programmare una giornata delle associazioni invitando i gruppi esterni a Casal di Principe e alla Provincia, avviare un gemellaggio e uno scambio di esperienze valido e fattivo con realtà diverse dalle nostre. Le imprese, con eventuali incentivi dello Stato, potrebbero essere spronate a creare dei posti di lavoro direttamente nel paese».

sabato, giugno 21, 2008

«Cappotto di legno» così i Casalesi uccidono Saviano: rapper canta la morte dello scrittore

Il brano su Mtv con una clip realizzata sotto la direzione di Salvatores
«Cappotto di legno» così i Casalesi uccidono Saviano: rapper canta la morte dello scrittore
Lucariello, voce degli Almamegretta e fortemente voluto dallo stesso Saviano, che ha supervisionato il testo - Vedi e ascolta


Roberto Saviano all'uscita dell'aula-bunker (Pressphoto)
Roberto Saviano all'uscita dell'aula-bunker (Pressphoto)
NAPOLI – Roberto Saviano ucciso dalla camorra. Ipotesi di pura finzione, alla base del brano «Cappotto di legno», ispirato alla vicenda dell’autore di «Gomorra» e alla sua «condanna a morte» da parte del clan dei Casalesi, nuovo lavoro del rapper partenopeo Lucariello, voce degli Almamegretta e fortemente voluto dallo stesso Saviano, che ha direttamente supervisionato il testo. «Cappotto di legno», nel gergo della malavita propriamente la bara, nasce dalla sincera stima reciproca e da una fitta corrispondenza iniziata nell’estate del 2007 tra Lucariello e Roberto. Nel testo, costruito sulla base di indispensabili informazioni e suggestioni fornite dallo stesso Saviano, Lucariello capovolge la classica retorica anticamorra, descrivendo dalla prospettiva di un killer di Casale l’immaginario omicidio del giovane scrittore.
Interamente in dialetto il testo, che inserisce al termine i campionamenti della voce di Nicola Schiavone, padre del boss Francesco detto «Sandokan» che definì il suo accusatore, Roberto Saviano, «un buffone, un pagliaccio». Lucariello, nato e cresciuto e Scampia, si è avvalso per gli arrangiamenti di Ezio Bosso, giovane compositore, curatore peraltro della colonna sonora di «Io non ho paura», pellicola diretta da Gabriele Salvatores. E proprio il regista premio Oscar per «Mediterraneo» ha curato la sceneggiatura del video, interamente prodotto e finanziato da MTV Italia, della canzone, in cui la voce cruda di Lucariello si fonde perfettamente con gli archi di Bosso negli spazi suggestivi del Teatro All’antica di Sabbioneta.
E’ la prima volta in assoluto che l’emittente musicale cara ai giovani di tutto il mondo finanzia e produce un videoclip. «Cappotto di legno» ha avuto il privilegio grazie al particolare messaggio sociale che veicola, inserendosi alla perfezione nel progetto ideato da MTV «No mafie», a cui è dedicata l’intera giornata di venerdì 20 giugno, giorno in cui l’emittente ha cominciato a passare il video in anteprima.
Antonella Salese

sabato, aprile 26, 2008

Girotondo contro i boss: no alle intimidazioni

Caserta, catena umana davanti al Mattino. «Solidarietà a Saviano, al pm Cantone e alla cronista Capacchione»

LORENZO CALÒ Una manifestazione simbolo in una data simbolo. Nel giorno in cui il Paese celebra la sua Liberazione, una catena umana si è stretta ieri davanti alla redazione casertana del «Mattino» «per liberarsi dalla camorra e dalla prepotenza dei boss». L’iniziativa è stata promossa dai giovani della diocesi in segno di solidarietà nei confronti della giornalista Rosaria Capacchione, del magistrato Raffaele Cantone e dello scrittore Roberto Saviano, minacciati in un’aula di giustizia il 13 marzo scorso durante un’udienza del processo di appello Spartacus contro il clan camorristico dei Casalesi. Tanta gente comune, famiglie, anziani, giovani in bicicletta, immigrati, esponenti delle associazioni (sono in tutto 130 le firme di adesione fatte pervenire dal mondo associativo provinciale) per un’iniziativa che il vescovo di Caserta, monsignor Raffaele Nogaro ha definito «un concreto segnale di solidarietà e di speranza per una città che vuole e deve risorgere. E Caserta - ha aggiunto - è una città che risorge, perché ha capito che non si può rimanere in disparte scaricando la realtà criminale alle competenze dello Stato». Alla manifestazione hanno partecipato, tra gli altri, il segretario nazionale dell’Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino, a titolo personale alcuni assessori e consiglieri comunali e provinciali, il segretario generale Cgil-Scuola Panini, il segretario provinciale Cisl Crisci; Fulvio Martusciello (Pdl) l’unico consigliere regionale presente. Più tardi sono giunti messaggi da parte del sindaco di Caserta Nicodemo Petteruti, dei parlamentari Stefano Graziano (Pd) e Gennaro Coronella (Pdl), dell’ex deputato ds Lorenzo Diana. «C’è sempre un giornalista nel mirino dei nemici dello Stato, del progresso sociale, della crescita democratica e consapevole del Paese - osserva Iacopino - Ne sono pienamente consapevoli i cittadini che non hanno tribune, non hanno su di loro riflettori, chiedono di poter vivere in una società sicura, e di avere una informazione che rispetti la verità». In serata Pasquale Sarnelli, uno dei collaboratori più stretti del vescovo, però ammette: «La strada per cementare il tessuto civile e opporsi alla camorra è ancora lunga; ho visto in piazza le persone di sempre». Ma è proprio da queste mani strette, da questo girotondo prima un po’ incerto e forse timoroso, poi gioioso, quasi a trasformarsi in una danza felice, che tanti in città, seguendo l’invito di Nogaro, hanno inteso testimoniare il loro no alla criminalità organizzata, a quella forza di intimidazione, silenziosa quanto devastante dei boss che dal carcere, dai loro rifugi, dettano legge, impongono condizioni, proclamano sentenze di morte. «Dovranno passare intere generazioni per cancellare del tutto il potere della camorra dalle nostre terre», commenta Renato Natale, ex sindaco di Casal di Principe. E proprio qui, il prossimo 18 maggio, arriverà il capo della Polizia Antonio Manganelli per festeggiare la festa del corpo. Un altro chiaro segnale.