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mercoledì, giugno 01, 2011

De Magistris proclamato sindaco


"Penso a mio padre: lo ringrazio"

Alle 13.05 l'ufficializzazione per il primo cittadino al tribunale di Castel Capuano. Alemi: sia sindaco di tutta la città. Poi il passaggio delle consegne a Palazzo San Giacomo e un breve colloquio con Rosa Russo Iervolino

Luigi de Magistris è stato ufficialmente proclamato sindaco di Napoli. Ha ottenuto 264.385 voti validi. La proclamazione è avvenuta nella sede del Tribunale civile di Napoli a Castel Capuano da parte del presidente Carlo Alemi. "Il pensiero va a mio padre - ha detto il sindaco - e ringrazio anche lui per questa proclamazione". Alemi ha ricordato che il padre di de Magistris è stato presidente della Corte d'Appello durante il processo per il sequestro dell'ex assessore regionale Ciro Cirillo.


Poi c'è stato il passaggio di consegne a Palazzo San Giacomo con il sindaco uscente di Napoli, Rosa Russo Iervolino. I due sono rimasti a colloquio da soli per circa mezzora nella stanza del sindaco. Poi, insieme, sono entrati nella sala della giunta dove la Iervolino ha lasciato la ribalta al neo inquilino di Palazzo San Giacomo andandosene senza parlare con la stampa, visibilmente emozionata mentre la sua uscita di scena veniva accompagnata dall'applauso dei dipendenti comunali che riempivano la sala.

E' toccato quindi a De Magistris prendere la parola per un breve saluto: "Sono particolarmente commosso - ha esordito il neo sindaco - ho avuto un cordiale colloquio col sindaco Iervolino al quale mi ha sempre legato un rapporto di simpatia umana e avrò il piacere di risentirla".

Poi De Magistris si è rivolto ai dipendenti del Comune: "Da venerdì mattina sarò qui e ci sarà modo di conoscervi tutti.
Penso che siete una risorsa di Napoli. Sono convinto che qui ci siano professionalità e competenze per far vivere alla città una stagione nuova e storica, per evitare che di Napoli si dica male all'estero, come ho sentito in questi anni da europarlamentare, e per far sì che tanti giovani non vadano più via da Napoli per trovare lavoro. Sarò un punto di riferimento per tutti e sarò il sindaco di tutti.

Troverete - ha aggiunto - le mie porte sempre aperte. Per me conta il lavoro e i rapporti umani prima ancora di quelli istituzionali: non ho nessuno alle spalle e mai lo avrò, se non chi mi vuole bene e mi ha accompagnato in questi anni".
Prima di congedarsi c'è spazio per un passaggio ironico che pone fine alla tossine della campagna elettorale: "Oggi non mi sento solo: mi ha votato il 66% dei senza cervello e sarò il loro rappresentante - dice tra le risate della sala - ma sarò anche il sindaco di chi ha cervello. Con il contributo di tutti - ha concluso prima di lasciare Palazzo San Giacomo dove farà ritorno venerdì mattina - riusciremo a fare di nuovo grande Napoli"

martedì, maggio 17, 2011

I voti dei candidati a sindaco di Napoli

Iscritti : 812.450 Votanti : 490.142 ( 60,33%) Voti Validi : 466.174 ( 95,11%) Sezioni : 886 su 886


immagine presidente coalizione non disponibile
LETTIERI GIOVANNI 38,52%
percentuale

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de MAGISTRIS LUIGI 27,52%
percentuale

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MORCONE MARIO 19,15%
percentuale

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PASQUINO RAIMONDO 9,75%
percentuale

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MASTELLA MARIO CLEMENTE 2,17%
percentuale

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FICO ROBERTO 1,38%
percentuale

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DI MONDA RAFFAELE 0,77%
percentuale

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LAMBERTI VITTORIO 0,35%
percentuale

immagine presidente coalizione non disponibile
FORMISANO CIRO 0,21%
percentuale

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MARZIALE GIUSEPPE 0,18%
percentuale


Voti Contestati : 0 Voti Nulli : 0 Schede Bianche : 7.634 Schede Nulle : 16.226 Schede contestate: 108 Perc. : 4,87%

lunedì, marzo 14, 2011

Morcone "Grande opportunità per Napoli"








Il presidente del Copasir esprime approvazione per il candidato del Pd alle elezioni di maggio a sindaco. "Le alternative proposte dal centrodestra cominciano ad deludere seriamente i napoletani"

"E' una opportunità importante per Napoli, per recuperare le competenze e la personalità di un napoletano che ha servito lo Stato con grande successo e onore e che si mette al servizio della sua città". Il presidente del Copasir, Massimo D'Alema, commenta così la candidatura a sindaco di Napoli del prefetto Mario Morcone nelle file del Pd.
Per D'Alema, Morcone "è la soluzione che unisce, è l'unica vera novità ed è estraneo alle lacerazioni e ai conflitti che hanno segnato la storia della città negli ultimi anni". Per questo, spiega D'Alema, "offriamo la sua candidatura alla città, nella speranza che nei prossimi giorni si possa creare su questo nome una convergenza più ampia".

Il riferimento è anche a Sinistra ecologia e libertà, che non ha ancora deciso se appoggiare Morcone o il candidato dell'Italia dei Valori, Luigi De Magistris. "Rispettiamo la discussione interna al partito di Vendola - chiarisce D'Alema - e aspettiamo fiduciosi. E' chiaro che, di fronte a un nome nuovo come quello di Morcone, vogliano riflettere prima di decidere". D'Alema commenta poi la scelta fatta dall'Udc, "che ha deciso di andare da solo. Considerando che alle Regioni e alle provinciali si sono alleati con il centrodestra la loro decisione è già un passo apprezzabile".

D'Alema chiede poi una riflessione più seria ed equilibrata sugli ultimi anni di amministrazione del centrosinistra a Napoli e in Campania. "Le alternative proposte dal centrodestra - spiega - cominciano ad deludere seriamente i napoletani. Chi si era presentato portando ricette miracolistiche, ha già dimostrato di non averle". Il presidente del Copasir è molto critico anche sull'ex presidente degli industriali di Napoli, Gianni Lettieri, che potrebbe essere il candidato a sindaco del Pdl. "Rappresenta - dice - uno dei poteri ben conosciuti di questa città. Ho l'impressione che abbia qualche difficoltà perfino a unire il suo mondo attorno a sè. Non credo si tratti di una candidatura invincibile".

venerdì, marzo 11, 2011

identikit di Mario Morcone

morcone
È di Caserta il candidato sindaco di Napoli per il Pd, Mario Morcone, 59 anni, una moglie anche lei prefetto e due figli. Laureato in giurisprudenza, è entrato, nell'aprile 1976, nell'Amministrazione della Pubblica Sicurezza e, nell'ottobre dello stesso anno, nei ruoli dell' Amministrazione Civile del Ministero dell'Interno.

Il suo primo incarico è alla Prefettura di Rovigo, poi a Roma negli Uffici Centrali del Ministero, alla Direzione Generale della Protezione Civile e dei Servizi Antincendi e al Gabinetto del Ministro. In quegli anni si occupa di difesa nazionale e pianificazione civile dell'emergenza, di Unione Europea e NATO, della normativa concernente la tutela del segreto di Stato e delle intese internazionali in materia di sicurezza.

Nell'aprile del 1988 viene nominato Capo della Segreteria tecnica del Presidente del Consiglio. Quindi è Capo della Segreteria del Ministro per gli interventi straordinari del Mezzogiorno, fino all'agosto 1990. Nel 1992 passa a Capo della Segreteria del Ministro dell'Interno e nel '93 è nominato prefetto con destinazione Rieti. Nel '95 passa ad Arezzo dove resta fino al 2000.

Intanto dal settembre 1999 svolge - nell'ambito della missione delle Nazioni Unite per l'amministrazione temporanea in Kosovo (UNMIK) - le funzioni di «Deputy per la civil administration», ed è nominato amministratore ONU della regione e della città di Mitrovica al confine tra Serbia e Kosovo fino al termine del suo incarico nel marzo 2000. Dal 16 ottobre 2000 è destinato a ricoprire la funzione di Direttore Generale dell'Amministrazione Civile al Ministero dell'Interno. Dal 2001 al 2006, è Capo Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile.

Poi diventa Capo Dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione e come tale cura il recepimento delle direttive europee 2004/2005 in materia di asilo e protezione internazionale, realizzando presso il Dipartimento la Banca Anagrafica dell'Immigrazione e l' informatizzazione delle procedure per l'immigrazione regolare (click-day). Nel 2008 il presidente della Repubblica lo nomina commissario straordinario per la provvisoria gestione del comune di Roma, con il conferimento dei poteri spettanti al consiglio comunale, alla giunta ed al sindaco. Dal 2010 è direttore dell'agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

mercoledì, marzo 09, 2011

Napoli: Morcone candidato sindaco


Morcone candidato sindaco
Ma De Magistris: non mi ritiro

Il prefetto accetta la proposta del Pd e si presenta alle comunali di maggio. Ma resta in piedi, nel centrosinistra, anche la candidatura di Luigi De Magistris: "Non mi ritiro"

di OTTAVIO LUCARELLI

Il prefetto Mario Morcone, responsabile dell'agenzia del Viminale per i beni confiscati alle mafie, si candida a sindaco di Napoli. "Accetto la candidatura propostami dal Partito Democratico per amore della città", dice.

"Pur non avendo mai militato in nessuna formazione politica - aggiunge - ho apprezzato che il Pd abbia manifestato una convergenza sul mio nome, chiedo che anche altre importanti espressioni e risorse dell'area di centrosinistra sostengano la mia candidatura e lavorerò per questo".

"Metto a disposizione la mia passione, le mie competenze e la mia lunga esperienza maturate nella pubblica amministrazione. Il mio impegno prioritario - aggiunge - sarà rivolto ad avvicinare l'amministrazione comunale alla città nelle sue espressioni migliori".

Nel campo del centrosinistra, tuttavia, c'è anche la candidatura dell'europarlamentare dell'Idv, Luigi De Magistris, che dice: "Non mi ritiro". Mentre nel Pdl prende quota - e potrebbe presto diventare ufficiale - quella dell'ex presidente degli industriali di Napoli, Gianni Lettieri.

Dunque De Magistris non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro: "La candidatura di Morcone - avverte - non sposta di un millimetro la mia posizione, del resto sono già in campagna elettorale da qualche giorno. Il Pd - accusa l'europarlamentare di Italia dei valori - ha deciso di non scegliere la strada del cambiamento, sono prevalse le ragioni della conservazione e del continuismo con Bassolino. Non credo che il rinnovamento passi per Morcone. Serviva uno scatto nel modo di fare politica e dal punto di vista generazionale. Ora - conclude De Magistris - mi confronterò con lealtà e passione con la continuità rappresentata da Morcone e convinceremo i napoletani a votare me e la coalizione che mi sosterrà".

Morcone, invece, fa appello alla società civile: "La complessità della situazione napoletana richiede il più vasto concorso di associazioni, imprese, terzo settore e mondo della cultura; tutti devono rendersi protagonisti del rilancio di un ruolo e di un'immagine troppo a lungo lacerata. Proporrò, se eletto - dice il prefetto - che nel governo della città possano portare il contributo ampie rappresentanze e competenze provenienti da questi settori". Dopo il flop delle primarie del 23 gennaio scorso, il cui risultato non è mai stato reso ufficiale dopo le accuse di brogli, il Pd ha dunque scelto. Anche se lo scenario si profila, almeno al primo turno, più complesso di quanto si pensasse, con De Magistris già in campo e Morcone che non ha molto tempo a disposizione per illustrare le sue idee alla città.

domenica, gennaio 23, 2011

martedì, aprile 06, 2010

La lega vuole il Sindaco di napoli... e magari ( il pdl & co) glielo debbono concedere....(almeno il candidato)....o tempora o mores

La Lega Nord marcia su Napoli. Pdl Campania: una provocazione

ROMA (6 aprile) - Roberto Maroni tra le altre cose dette al Corriere della Sera ha lanciato un'idea: « Bossi si è già prenotato come sindaco di Milano; e non è detto che non facciamo un pensierino anche su Napoli, almeno cominceremo a far funzionare qualcosa».

Il Pdl della Campania ha impiegato diverse ore per capire che non si trattava solo di una battuta. I leghisti hanno annunciato in sostanza che si candideranno quasi ovunque, dopo i buoni risultati delle europee, alle comunali del 2011. Nel logo l'immancabile Alberto da Giussano, adattato però in salsa locale, come accadrà a maggio per le provinciali in Sardegna: accanto al guerriero del Nord comparirà la sagoma della Sardegna e il simbolo del nuraghe.

Il lumbard arriverà anche a Castel Dell'Ovo? In attesa del test in Sardegna, a Napoli si è aperto un confronto semiserio monopolizzato dal Pdl. «Poveri napoletani - è stata la battuta di Alessandra Mussolini - dopo i Borbone dovrebbero sopportare anche i leghisti». Ma poi ha subito corretto il tiro. «La nostra è una bellissima città a anche una grande vetrina politica. Per questo sono pronta a propormi. Facciamo così: io mi iscrivo al Carroccio e loro mi candidano». Il neo-governatore della Campania, Stefano Caldoro ha declassato l'idea di Maroni ad una «battuta». Ed ha aggiunto ironicamente:«ci sarà il contributo della Lega? Benissimo, amplieremo l'offerta. Tutto ciò sarà necessario per raggiungere il 100%».

Per il coordinatore Pdl di Napoli Marcello Taglialatela si tratta di «una provocazione inutile».Per Erminia Mazzoni, della direzione nazionale «non si sente il bisogno di un sindaco leghista a Napoli. Maroni mandi piuttosto i poliziotti che servono». Secondo l'eurodeputato Enzo Rivellini il capoluogo partenopeo avrebbe più «bisogno di un sindaco con lo spirito del brigante piuttosto che di un leghista». Infine il sottosegretario Pasquale Viespoli: «Conoscendo Maroni non credo che volesse offendere i napoletani». L'unica voce di apprezzamento arriva dal mondo della canzone, con Peppino di Capri: «Ben venga un sindaco leghista perchè Napoli ha bisogno di uno scossone dopo anni di sfacelo».

giovedì, gennaio 08, 2009

«Il Riformista» difende la Iervolino: le registrazioni? Non sono uno scandalo


Il vicedirettore del giornale: «Fatico a comprendere quest'ondata di sdegno contro la prima cittadina»

di MASSIMILIANO GALLO *
Caro direttore,
francamente fatico a comprendere quest'ondata di sdegno che si è levata nell'opinione pubblica a proposito della ormai famosa registrazione dell'incontro tra il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, l'ex segretario provinciale del Pd Luigi Nicolais e il segretario regionale Tino Iannuzzi. Registrazione che, a detta del dimissionario Nicolais, sarebbe avvenuta a insaputa sua e del suo collega di partito. In pratica, si sarebbero dati appuntamento a casa del sindaco - «abbascio 'o puorto» come ha sempre detto Rosetta - che nel frattempo, con l'ingegno tecnologico che contraddistingue una signora di oltre settant'anni, avrebbe preparato un sistema spionistico degno del Mossad. La ricostruzione, almeno a me, appare risibile. Poi, ieri mattina, leggendo Repubblica, scopro che nel bel mezzo dell'incontro un funzionario del Comune di Napoli, resosi conto che il primo registratore non stava compiendo il proprio dovere, entra nel salotto di casa Iervolino e appoggia un secondo apparecchio sul tavolino, in modo da non perdere la seconda parte della conversazione. Mi perdoni, direttore, ma com'è possibile che Nicolais non se ne sia accorto? E infatti, l'ex ministro ha poi detto: «In quel momento io e Tino abbiamo capito». Ma va? Perspicaci. Allora lo sapevano, eccome. Il registratore era lì davanti a loro. Ma non è tutto. Passiamo alla vicenda politica. E facciamo un passo indietro. L'incontro a casa della Iervolino era stato fissato per stabilire la composizione della nuova giunta del Comune di Napoli all'indomani degli arresti e del tragico suicidio di Nugnes.

Lei e i vertici regionali del Pd si erano già visti una volta. E, a detta della Iervolino, come abbiamo letto sull'Unità, il primo confronto era terminato con un accordo suggellato dall'abbraccio tra lei e Nicolais e la telefonata a Boccia che accettava l'incarico di assessore al Bilancio. «Poi - spiega Rosetta - mi sono trovata il giorno dopo con una clamorosa smentita». È a questo punto che il sindaco, di fronte alla richiesta di un secondo incontro, pensa al registratore. Ma non con l'intento di tendere una trappola, bensì per tutelarsi. Il distinguo non è da poco. Soprattutto in tempi in cui tanti - e in prima fila ci sono gli editorialisti dei quotidiani - si riempiono la bocca parlando di casta e invocando la trasparenza della politica. Ma torniamo all'incontro.. Secondo la ricostruzione della Iervolino, i tre trovano un nuovo accordo sulla giunta. Con conseguenti strette di mano, anche se stavolta pare che gli abbracci non ci siano stati. Dopodiché ancora una volta Nicolais prende le distanze. E nel giorno della presentazione del nuovo esecutivo - che, detto per inciso, è uno dei migliori che Napoli ricordi dai tempi del primo Bassolino, anche se resta il grosso neo della delega alle Partecipate sottratta all'assessore al Bilancio Realfonzo - fa il diavolo a quattro, dice che l'azzeramento è stato solo parziale e si dimette da segretario provinciale del Pd. È solo a questo punto che Rosetta parla del registratore. Lo fa per dire: i patti io li ho rispettati, carta canta, anzi nastro canta. Insomma, un'operazione trasparenza, degna dei Radicali che da anni registrano e mettono anche in rete le loro riunioni.

Un'installazione d'arte contemporanea, di quelle che tanto piacciono a Bassolino. Un'opera degna di Damien Hirst, quello che piazza gli squali dentro le teche. Lei, Rosetta, nella teca ci ha piazzato lo squalo della politica. L'ha resa visibile a tutti. E neanche col sotterfugio, visto che il funzionario del Comune ha sostituito l'apparecchio davanti ai due rappresentanti del Pd. Invece di difendere Rosetta, questa signora di 73 anni che resiste indomita al suo posto di comando contro tutto e tutti, stavolta l'Italia dei moralisti non ci sta. Ma come? Registra? Una caduta di stile e cose del genere. Persino il procuratore generale di Napoli si sente in dovere di dire la sua e di rammaricarsi da napoletano. E invece Rosetta ha fatto bene, benissimo, a registrare. Altrimenti oggi staremmo ancora a dividerci sulle versioni dei diretti interessati. E a interpretare le strane parole di Nicolais. Come quelle rilasciate l'altro giorno al Mattino. «La Iervolino dice che ero d'accordo con lei? Non è vero, mi limitavo ad annuire quando lei mi spiegava il perché non potesse sostituire un assessore piuttosto che un altro». Ci perdoni, Nicolais, ma secondo lei cosa vuol dire annuire? Se voleva, avrebbe potuto dissentire, bastava poco: invece che un leggero movimento verticale, al suo volto poteva imprimere un altrettanto lieve movimento, ma orizzontale. E tutto questo casino non ci sarebbe stato..

*Vicedirettore del Riformista

lunedì, dicembre 22, 2008

“Rosetta provaci!”

Le Acli di Napoli al sindaco Jervolino: “Rosetta provaci!”

Napoli, 22 dicembre 2008 – A margine di un incontro per lo scambio degli auguri di buon Natale, il presidente provinciale delle Acli (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani) Pasquale Orlando ha augurato alla città “una nuova fase di lavoro politico-amministrativo teso al bene comune.” Orlando, dopo aver rimarcato l’importante ruolo occupato dal mondo del sociale organizzato per contrastare l’illegalità, la marginalità, l’individualismo che si fanno sempre più strada anche in una città come Napoli ha dichiarato che le Acli “confidano nelle scelte di Rosa Russo Iervolino.”


"La difficile situazione di Napoli non ha facili vie d'uscita. – ha detto Orlando - Serve un lavoro serio fondato su valori forti e programmi condivisi. E’ necessario risalire la china per ricreare un clima di fiducia nella gente e nell’attuale caos sarebbe da pazzi perdere una delle poche personalità al di sopra di ogni sospetto. Provaci Rosetta, decidi di proseguire il cammino intrapreso e compi le tue scelte per il rinnovamento della giunta in totale autonomia. Come avrebbe scritto il Manzoni, adelante con juicio.”

Le Acli nelle scorse ore hanno riunito tutti gli operatori del Patronato per fare il punto sulle scadenza legate alla Social Card e al Bonus Famiglia. Al termine della riunione di lavoro, dipendenti, iscritti e dirigenti delle Acli partenopee (che contano circa trentamila soci di sistema) hanno brindato all’imminente Natale.


domenica, aprile 20, 2008

I ragazzi a Roberto Saviano: «Fai il sindaco di Napoli». «No, resto scrittore»


Saviano agli studenti: «Io, deluso dall'inerzia della politica, non farò mai il sindaco»

NAPOLI - Sapete una cosa? I boss del clan Mazzarella, quello che comanda qui a San Giovanni, allevavano squali e piranha nei loro garage». Lo scrittore cita il loro quartiere, e il nome della famiglia malavitosa che lo inquina, e tra gli studenti si diffonde un sonoro mormorio: è una platea sensibile, attenta, quella di una scuola di frontiera che ai ripetuti atti di vandalismo subiti ha risposto a suon di seminari e ore speciali di dibattito sulla legalità. «I camorristi vogliono ostentare il loro potere, impressionare la gente. Capisco che possiate subire il loro fascino anche a me è successo, lo ammetto: oggi però, piuttosto che negare il loro ascendente, preferisco lavorare, e scrivere, per smontarlo».
Quando l'auto della scorta parcheggia e fa scendere Roberto Saviano nel cortile dell'istituto professionale «Livatino », nessuno degli studenti raccolti nell'aula magna sa qual è il nome del relatore invitato a parlare di camorra. L'arrivo dello scrittore è una sorpresa per tutti: per motivi di sicurezza solo il preside Aristide Ricci e il gruppo di insegnanti impegnate nel progetto «I giovani e le periferie» sono al corrente della notizia. Quando gli studenti vedono Saviano, l'applauso scatta fragoroso, lungo e spontaneo: tutti in piedi, la sorpresa sul volto, per salutare quello che, a giudicare dall'entusiamo, per loro è un eroe.
Quasi due ore di intenso dibattito, in cui lo scrittore, sollecitato dalle domande dei ragazzi, descrive le dinamiche della criminalità organizzata, i loro affari, i loro interessi, anche internazionali: «Pensate che un'intercettazione ha rivelato che dopo l'11 settembre un clan di Nola sperava di poter fare affari sfruttando la ricostruzione dei luoghi devastati dall'attentato terroristico». Saviano non si sottrae quando gli studenti parlano di «politica corrotta» e «responsabilità dello Stato»: «Gli ultimi anni sono stati dolorosi.
Chiara Marasca