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giovedì, marzo 18, 2010

Assegno di maternità: l’Inps detta le nuove regole

Con circolare n.35 del 9 marzo scorso, l’Inps ha precisato i termini per la presentazione della domanda di assegno di maternità erogato dai Comuni alle cittadine, di nazionalità extraeuropea, residenti in Italia, in possesso del ”Permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo” (ex “Carta di soggiorno”).

In particolare la circolare rammenta che la domanda di assegno va presentata entro sei mesi dall’evento (parto o ingresso in famiglia del minore adottato o affidato), a pena della perdita del diritto.
Nel caso in cui la cittadina richiedente l’assegno sia in attesa del rilascio del “permesso di soggiorno CE”, può presentare egualmente la domanda, entro sei mesi dall’evento, allegando la ricevuta comprovante l’avvenuta richiesta del titolo di soggiorno; la domanda sarà tenuta in sospeso dal Comune fino all’esibizione del “Permesso”, che potrà avvenire anche oltre il termine dei sei mesi.

lunedì, gennaio 11, 2010

La protesta di centinaia di immigrati contro i ritardi. Shukri Said: “Maroni rispetti la legge”

Va avanti la protesta promossa da Gaoussou Ouattara, membro della Giunta dei Radicali, e altri trecento immigrati contro i ritardi nel rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno. Anche Shukri Said, portavoce dell'associazione Migrare, è in sciopero della fame per chiede che si rispettino i tempi previsti dalle legge”.

“E' inspiegabile - dice Said - come i tempi per il rilascio e il rinnovo nei permessi di soggiorno si siano andati sempre piu' dilatando. Ci vogliono ormai dai sette ai tredici mesi per il recupero del documento consegnato all' Amministrazione dell'Interno per il rinnovo mentre la Legge Bossi-Fini fissa un massimo di venti giorni. Chiediamo al Ministro Maroni di rispettare la legge dello Stato cosi' come lui pretende che gli immigrati la rispettino”.

“Si e' voluta creare una burocrazia ad hoc per gli stranieri mettendo alla disperazione lavoratori e famiglie. Il termine di venti giorni fissato dalla legge, nell'era tecnologica, deve essere rispettato e l'attuale ritardo non se lo puo' permettere un Ministro del fare, come Maroni ama presentarsi. E' uno scandalo che nuoce all'immagine dell'Italia nel mondo e deve cessare subito'' conclude la portavoce di Migrare.

Lunedì scorso, una delegazione di immigrati, guidata da Gaoussou Ouattara, e accompagnata dal segretario dei Radicali Italiani, Mario Staderini, e da Rita Bernardini, ha incontrato il Capo del Dipartimento della Funzione Pubblica, Antonio Naddeo.

A nome del Ministro Renato Brunetta, Naddeo ha assicurato il proprio impegno ad affrontare il problema, con le amministrazioni competenti, nel quadro delle iniziative finalizzate alla riduzione e alla certezza dei tempi di conclusione delle procedure amministrative. È stata inoltre garantita l'apertura di un canale del programma ''Linea Amica'' dedicato alle procedure di rilascio o rinnovo dei permessi di soggiorno.

lunedì, febbraio 23, 2009

QUELL'INUTILE LINEA DURA SULL'IMMIGRAZIONE.



Il pacchetto sicurezza approvato in Senato contiene norme sull'immigrazione dal chiaro significato: maggior controllo e maggiore severità. Al di là delle considerazioni etiche sul diritto speciale riservato agli stranieri, sono provvedimenti del tutto inefficaci. Non ci sono né le risorse, né le forze per espellere davvero gli irregolari, che in gran parte sono donne occupate nelle famiglie italiane. Dovremmo invece seguire l'esempio di altri paesi occidentali, dove gli inasprimenti legislativi sono accompagnati da misure a favore dell'integrazione.
Del pacchetto sicurezza approvato nei giorni scorsi dal Senato, fanno discutere in modo particolare le norme relative agli immigrati: una serie di modifiche normative, che spaziano dalla definizione dell’immigrazione irregolare come reato alla verifica dell’idoneità abitativa degli alloggi, dal permesso di soggiorno a punti all’inasprimento della tassazione sui permessi di soggiorno, fino alla norma più controversa, quella della facoltà di denuncia degli immigrati senza documenti che si presentano ai servizi sanitari pubblici.Il significato è univoco: una volontà asserita di maggior controllo sull’immigrazione, di maggior rigore e severità. Fino a istituire una sorta di diritto speciale a carico degli immigrati, più esplicito nel caso degli irregolari, con i quali secondo il ministro degli Interni “bisogna essere cattivi”. È una linea che sembra incontrare ampio consenso da parte della maggioranza degli italiani, anche in seguito a recenti episodi di cronaca.In questo contributo non intendo addentrarmi in considerazioni di natura etico-politica, relative ai diritti umani e ad altri aspetti controversi. Vorrei limitarmi ad alcune considerazioni relative all’efficacia presumibile dei provvedimenti e quindi agli obiettivi perseguiti.

IL REATO DI IMMIGRAZIONE

Cominciamo dalla definizione dell’immigrazione come reato, non più punito con il carcere, ma con un’ammenda, comminata dal giudice di pace. A costo di ripetere una constatazione già espressa su questo foglio, i posti disponibili nei centri di identificazione ed espulsione (Cie) sono circa 1.160 in tutta Italia. Se aggiungiamo i 4.169 dei centri di prima accoglienza, pure destinati a ospitare gli immigrati irregolari, arriviamo a poco più di 5.300. Gli immigrati espulsi, fino all’ottobre 2008, sono stati in tutto 6.500, mentre gli irregolari circolanti sul territorio nazionale sono, stando alle auto-denunce dell’ultimo decreto flussi, almeno 740mila. La sproporzione è evidente, così come la natura retorica della misura. Difficile credere che qualcuno pagherà mai l’ammenda. Non ci sono né le risorse, né le forze per espellere davvero gli irregolari, che per la maggior parte sono donne occupate nelle famiglie italiane. Del resto, la grande maggioranza degli immigrati oggi regolari, sono stati nel passato irregolari, due su tre in Lombardia: le categorie sono molto più fluide di quanto si pretende. In realtà, l’immigrazione irregolare, in Italia come negli Stati Uniti e in molti altri paesi, è vituperata a parole e tollerata nei fatti, anche perché funzionale a molti interessi.Non deve infatti sfuggire il fatto che tra le molte norme del pacchetto sicurezza, nessuna inasprisce le pene per i datori di lavoro di immigrati irregolari. Anzi, i controlli ispettivi sui luoghi di lavoro sono stati alleggeriti. Eppure lì si trova la calamita che attrae l’immigrazione irregolare, tanto che l’Unione Europea ha preannunciato un giro di vite sul tema.Non dimentichiamo poi che gli immigrati rumeni, in quanto comunitari, non potranno essere perseguiti.

LA SALUTE DELLO STRANIERO

Quanto alla norma più discussa, quella sulla sanità, molti hanno già osservato che se gli irregolari non si curano, ne scapita l’igiene pubblica e quindi la salute di tutti, perché malattie come la Tbc o l’Aids potrebbero propagarsi più facilmente. Molti medici si sono già dichiarati contrari, varie associazioni hanno chiamato alla disobbedienza. Ma c’è un altro elemento, molto prosaico, da tenere presente: che succede se un immigrato dichiara di non avere i documenti? Ammettiamo che parta una denuncia: in un qualche commissariato arriverà una segnalazione secondo cui una persona sconosciuta, presumibilmente straniera, si è presentata al pronto soccorso per farsi medicare. Se anche partisse una volante, il ferito sarebbe già lontano. Solo in caso di ricovero, e ipotizzando una notevole efficienza delle istituzioni preposte all’ordine pubblico, la disponibilità di posti nei Cie, le risorse per il rimpatrio e quant’altro, si potrà immaginare un qualche effetto. Che sarà comunque molto modesto, costoso e pagato con una minor tutela della salute pubblica.

SOLDI, ROM E PERMESSI A PUNTI

Un terzo esempio: non si potrà più trasferire denaro verso l’estero se non si è in possesso di permesso di soggiorno. L’effetto sarà soltanto quello di favorire lo sviluppo di un mercato di intermediari, provvisti di regolari documenti, che effettueranno l’operazione al posto di chi non potrà più farla personalmente, in genere soprattutto madri che mandano denaro ai figli lontani. Vorrei richiamare un precedente: il prelievo delle impronte digitali degli immigrati disposto, tra roventi polemiche, in seguito alla legge Bossi-Fini. Una volta effettuata qualche azione dimostrativa, non se ne è più saputo nulla.Per i campi rom, nell’estate scorsa, nuovi annunci di raccolta delle impronte e nuove polemiche. Nei fatti, le impronte prelevate sono state pochissime, a Milano quasi nessuna, e non è dato sapere se siano servite a qualcosa. Di certo, se non altro, si sono sgonfiate le voci incontrollate sull’arrivo e l’insediamento di decine di migliaia di rom: per la provincia di Milano, si è arrivati a parlare di 20mila unità.Un cenno finale va al permesso di soggiorno “a punti”: un’innovazione che tende a rendere gli immigrati dei sorvegliati speciali, dallo status precario e reversibile. Credo servirebbero di più, come in altri paesi, misure che incoraggino un’integrazione positiva: per esempio, giacché le competenze linguistiche vengono viste dall’Olanda al Canada come un requisito necessario per l’inserimento nella società, un piano massiccio di alfabetizzazione in lingua italiana, sul modello delle 150 ore che hanno consentito nel passato alle classi popolari di accedere all’istruzione di base. L’accertamento della conoscenza dell’italiano dovrebbe produrre qualche beneficio, come un accorciamento dei tempi per l’accesso alla carta di soggiorno e alla cittadinanza. Così si istituirebbe un incentivo a impegnarsi su questo aspetto saliente dell’acculturazione nel nuovo contesto di vita.Nei paesi occidentali, gli inasprimenti legislativi nella gestione dell’immigrazione, e indubbiamente ne sono intervenuti, giacché il tema quasi ovunque è salito di rango nell’agenda politica, sono generalmente accompagnati da misure a favore dell’integrazione: non si vuole ingenerare l’idea dell’immigrato come nemico da combattere, anche per non alimentare spinte xenofobe nella società.Dovremmo forse imparare che una politica dell’immigrazione ridotta a controllo e sicurezza, all’insegna del pregiudizio e dell’ostilità, può fruttare in termini di voti, ma non prepara un futuro sereno per la convivenza sociale.

di Maurizio Ambrosini 13.02.2009 www.lavoce.info

sabato, febbraio 07, 2009

Immigrati: rischio emarginazione sanitaria



Approvato l'emendamento che consente ai medici di denunciare gli stranieri non regolari

Roma, 5 febbraio 2009 - «Un gravissimo passo indietro sul piano dell'integrazione e della stessa sicurezza». Questo il giudizio delle Acli sull'approvazione da parte del Senato dell'emendamento nel disegno di legge sulla Sicurezza che abolisce la norma, prevista dal Testo Unico sull'immigrazione, per cui il medico non deve denunciare lo straniero, qualunque sia il suo status giuridico in Italia, che si rivolge alle strutture sanitarie pubbliche. «Non si favorisce la sicurezza e la legalità - afferma il presidente delle Acli Andrea Olivero - producendo leggi ingiuste e inapplicabili. Non si possono introdurre nell'ordinamento giuridico principi contrari a quelli dichiarati e praticati nella vita professionale di medici e operatori sanitari, che del resto proprio nei giorni scorsi, insieme a tante associazioni, avevano chiesto a gran voce che questo emendamento venisse ritirato per le gravi conseguenze che ne sarebbero derivate».
Le Acli auspicano l'attivazione dell'obiezione di coscienza da parte di tutti gli operatori sanitari, «per il rispetto che si deve a ogni vita umana». Ma temono che la legge possa provocare «un'emarginazione sanitaria degli stranieri irregolari presenti in Italia con un grave rischio per la loro salute ma anche per la sicurezza della popolazione italiana in termini di diffusione delle malattie».
Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani contestano quindi l'approvazione dell'emendamento che impone una tassa ulteriore per il rilascio del permesso di soggiorno tra i 50 e i 200 Euro, e quello che stabilisce la nascita di un Registro dei clochard, «cioè della loro schedatura». «L'incapacità di gestire la questione sicurezza sembra riversarsi con rabbia contro i più poveri» commenta il presidente Olivero. «La sicurezza, fisica e sociale, deve essere un bene per tutti, italiani e stranieri, qualunque sia la condizione economica delle persone. Ma sono l'integrazione e l'inclusione sociale che garantiscono la sicurezza, non il contrario. Continuare su questa strada ci allontana dalla soluzione del problema».

(la foto cartello l'ho trovata sul profilo Facebook di Andrea de Carlo)

martedì, gennaio 29, 2008

Immigrati: gravi ritardi nel rilascio dei permessi

Le Acli, fortemente preoccupate, chiedono una immediata risposta

Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani si dicono «fortemente preoccupate» per i gravi ritardi nel rilascio dei permessi di soggiorno ai cittadini immigrati. Il Patronato Acli, che sin dall'inizio collabora nell'invio telematico delle richieste di rinnovo dei permessi o per il rilascio della carta di soggiorno, ha lamentato più volte questi ritardi facendo presente il disagio in cui versano quanti ne hanno fatto richiesta.

«L'ottenimento rapido del permesso di soggiorno valido - afferma il Patronato Acli - è la condizione indispensabile perché il cittadino immigrato si possa sentire effettivamente tutelato. Ne va sia del processo di integrazione sia del sistema di sicurezza generale. L'amministrazione deve trovare un'immediata risposta a questa situazione che rappresenta una piaga cronica presente praticamente da sempre. Nello stesso tempo il mondo politico deve altrettanto dare una risposta responsabile accelerando l'iter per l'approvazione della proposta di legge di modifica del Testo Unico Immigrazione in cui si prospetta l'aumento del periodo di validità dei permessi di soggiorno, così da ridurre il carico di lavoro dei funzionari delle Questure. Nel frattempo, in attesa della politica, si suggerisce al Ministero dell'Interno di effettuare eventuali convenzioni con enti che possano contribuire nelle Questure al disbrigo di questo cumulo di pratiche così da cercare di azzerare i ritardi. Si ricorda infatti che oggi, insieme all'esame delle pratiche per il rilascio dei permessi di soggiorno, le Questure devono anche esaminare le pratiche di quanti hanno inoltrato domande secondo il recente Decreto Flussi».

Facendo appello al senso di solidarietà cui sprona la Costituzione, le Acli chiedono agli stessi Comuni, di cui si prevede nel progetto di legge in Parlamento una maggiore responsabilità in questo contesto, che si sentano interpellati e spronati fin da ora a dare una mano di aiuto. «La persona immigrata è un'immensa risorsa per il nostro Paese che non può essere umiliata proprio con l'incertezza della propria stabilità regolare nel territorio italiano»

venerdì, dicembre 14, 2007

Decreto flussi e transito degli stranieri: chiarimenti e news


Decreto flussi. Sull’invio telematico delle domande non ci sono corsie preferenziali

13/12/2007
“Non esistono priorità di accesso assegnate dal Ministero dell’Interno ai singoli datori di lavoro che effettuano la procedura per conto proprio”.
Il vicepresidente delegato del Patronato ACLI Michele Consiglio smentisce le voci di una sorta di “privilegio” accordato ai datori di lavoro che inoltrano le domande con connessioni singole.
L’equivoco generato dalle risposte fornite da un funzionario del Ministero dell’Interno nel corso della trasmissione “Permesso di soggiorno” trasmessa da Radio1 RAI.


Emanata dal Ministero dell'Interno la circolare che regola il transito degli stranieri in entrata e in uscita dal nostro paese
Circolare del Ministero dell'Interno del 12 settembre 2007
12/12/2007
La Circolare emanata dal Ministero dell’Interno regola l’uscita dal territorio nazionale degli stranieri già regolarmente presenti che hanno richiesto il rinnovo del titolo di soggiorno ovvero il primo rilascio del permesso di soggiorno per lavoro subordinato, per lavoro autonomo o ricongiungimento familiare.
Nella circolare si sottolinea che la facilitazione temporanea di transito, valida dal 14 dicembre 2007 al 31 marzo 2008, è concessa soltanto agli stranieri che, provenienti dall’Italia o diretti verso l’Italia, siano in possesso all’atto del transito della ricevuta di Poste Italiane S.p.a. attestante l’avvenuta presentazione della richiesta di rinnovo del titolo di soggiorno, del passaporto in corso di validità o del documento di viaggio equipollente e del titolo di soggiorno scaduto. Il transito potrà avvenire attraverso le frontiere terrestri, marittime ed aeree.
Gli stranieri in possesso della ricevuta di Poste Italiane attestante l’avvenuta presentazione della richiesta di rilascio del primo permesso di soggiorno per lavoro subordinato, per lavoro autonomo o per ricongiungimento familiare, invece, potranno far ritorno nei paesi di origine e successivamente rientrare in Italia, a condizione che:

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l’uscita ed il rientro in Italia avvengano attraverso lo stesso valico di frontiera;
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il viaggio non preveda il transito attraverso altri paesi Schengen, essendo lo stesso precluso;
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lo straniero esibisca il passaporto, o il documento di viaggio equipollente, unitamente al visto d’ingresso dal quale desumere i motivi del soggiorno e la ricevuta di Poste Italiane;
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il personale preposto ai controlli di frontiera dovrà procedere alla timbratura del documento di viaggio e della ricevuta esibiti dal titolare all’atto dell’uscita e del rientro in Italia.

giovedì, maggio 17, 2007

Soggiorni brevi. Permessi aboliti, basta dire: "Sono qui"

Soggiorni brevi
Permessi aboliti, basta dire: "Sono qui"
Approvate le nuove norme. Per soggiorni inferiori ai 3 mesi per visite, affari, turismo o studio serve solo una dichiarazione di presenza
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ROMA - Uomini d'affari, turisti, e altri visitatori che vogliono passare meno di tre mesi in Italia non perderanno più tempo e denaro per chiedere il permesso di soggiorno. Se non vogliono rischiare un'espulsione dovranno solo informare le autorità che sono arrivati.

Dopo un cammino piuttosto travagliato è stata approvata ieri definitivamente dalla Camera dei Deputati la legge sui soggiorni brevi.

Secondo il testo, che entrerà in vigore dal giorno successivo alla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, "per l'ingresso in Italia per visite, affari, turismo e studio non è richiesto il permesso di soggiorno qualora la durata del soggiorno stesso sia non superiore a tre mesi". Naturalmente questo non vuol dire che chiunque può entrare liberamente in Italia: a meno che non ci siano accordi particolari con il Paese d'origine, rimane indispensabile un visto d'ingresso, altrimenti si è clandestini.

Chi arriva in Italia dovrà comunque dichiarare la sua presenza alle autorità: immediatamente alla polizia di frontiera o entro otto giorni presso la Questura nel caso in cui arrivi qui passando da Paesi dell'area Schengen (Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svezia, Islanda e Norvegia). Un decreto del Viminale definirà meglio questa procedura, probabilmente prevedendo un modulo unico per la dichiarazione.

È importante non dimenticare la dichiarazione di presenza. Chi non la presenta nei termini previsti dalla legge può essere espulso, a meno che il ritardo non sia giustificato da cause di forza maggiore, così come chi si trattiene oltre la validità del visto con cui è entrato in Italia.

Plaude alle nuove norme Emma Bonino, ministro per il Commercio Internazionale e per le Politiche Europee, secondo la quale "ora sarà più facile attirare in Italia talenti stranieri" come "laureati, ricercatori, manager e lavoratori altamente specializzati".

"Fino a ieri - commenta il ministro - abbiamo assistito a una burocrazia 'ammazza impresa': per ottenere un permesso di soggiorno per brevi permanenze il manager cinese o indiano poteva attendere, per adempimenti vari, anche alcuni mesi. Solo che il via libera spesso arrivava quando magari il lavoro non c'era più o l'affare era già concluso se non addirittura sfumato. Adesso, allineandoci alla normativa comunitaria, si volta pagina, e l'Italia ha un elemento in più per tornare competitiva". da www.stranieriinitalia.it
A cura di "Ora et Lavora"

lunedì, aprile 16, 2007

Popolazione straniera presente in Italia: i dati istat.

Al 1° gennaio 2006 in Italia vivevano 2.767.964 immigrati regolari, 100mila in più rispetto a quelli registrati alle anagrafi, considerati anche i ragazzi iscritti sui permessi di soggiorno dei genitori. Una popolazione cresciuta di quasi due milioni di unità negli ultimi dieci anni e composta, per il 20%, da minori.
Sono le stime dell'Istat, che l'11 aprile scorso ha presentato il rapporto 'La popolazione straniera regolarmente presente in Italia', corredato dai dati delle serie storiche raccolti tra il 1° gennaio 1996 e il 1° gennaio 2006.
Con 271.491 unità all'inizio del 2006, la comunità rumena è la più numerosa. Seguono a ruota la comunità albanese (256.916) e quella marocchina (239.728). Tra le donne sono più numerose le rumene (144.973), tra gli uomini i marocchini (154.998). La comunità cinese, con 114.165 permessi di soggiorno è caratterizzata dalla presenza di nuclei familiari, come si desume dal maggior equilibrio tra i due sessi.
La classe di età con un maggior numero di crescita è quella dei minorenni, che dal 1996 al 2006 sono passati dal 13,1% al 21,2% della popolazione regolarmente presente in Italia, grazie ai nuovi nati e ai ragazzi arrivati in Italia a seguito di ricongiungimenti familiari. Anche la fascia dai 40 ai 54 anni è aumentata passando dal 17,3% al 21,5%. Il 51,8% degli stranieri é comunque rappresentato dagli immigrati tra i 18 e i 39 anni.
L'analisi dei permessi per anno d'ingresso evidenzia Filippine, Senegal, Marocco e Perù tra i paesi di più antica immigrazione. Tra i gruppi nazionali di recente immigrazione e in forte espansione ci sono invece l'Ucraina e l'Ecuador.
Dal rapporto Istat emerge che la distribuzione dei permessi di soggiorno sul territorio italiano non è omogenea: cala rispetto al 2004 il numero di permessi nel Centro (-4,6%), nel Sud (-14,6%) e nelle Isole (-13,3%). Nelle regioni settentrionali i titolari di permesso sono invece aumentati nel Nord Ovest del 5,6% e nel Nord Est del 16,4%. Nel Nord sono aumentati del 33% anche il numero dei permessi per motivi di famiglia.

Per saperne di più
Leggi il Rapporto

Ulteriori dati sul sito dell'ISTAT