Visualizzazione post con etichetta cristicchi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cristicchi. Mostra tutti i post

lunedì, maggio 21, 2007

5 MAGGIO: CISL IN PIAZZA... X TE


Nell'ambito dell'iniziativa Confederale CISL INCONTRA 2007, che si svolgerà in concomitanza con l'INAS-DAY in 60 piazze italiane il giorno 26 maggio p.v., a Napolisi terrà un concerto gratuito la sera del 25 maggio presso Piazza Dante alle ore 20.30.
Il concerto con gli Stadio, Simone Cristicchi e Ladri di carrozzelle, sarà presentato da Paola Maugeri e sarà trasmesso, in diretta, in 20 piazze italiane. Poco prima dell'inizio del concerto ci sarà il saluto di Raffaele BONANNI, Segretario Generale CISL.
E', inoltre, convocato per il giorno 25 maggio alle ore 15.00 presso il Ramada Naples (ex New Europe Hotel) di Via G. Ferraris, 40 - Napoli il Consiglio Generale USR CISL Campania a cui interverranno, tra gli altri, il Ministro della Funzione Pubblica, On. Luigi NICOLAIS e lo stesso Raffaele BONANNI, che concluderà i avori.

sabato, marzo 10, 2007

1° SIMONE CRISTICCHI E 2° ALBANO, VINCONO IL FESTIVAL DELLA CANZONE ITALIANA E TESTIMONIANO L'ATASSIA A SANREMO


57° Festival della Canzone Italiana per l’atassia e per Paolo Zengara (AISA)

Simone Cristicchi e Albano, 1°e 2° classificati alla 57° Festival della canzone Italiana, testimoniano per i malati di atassia nella serata finale prima della salita sul palco dell’Ariston.

L’AISA, chiamata ancora per il terzo anno nella trasmissione “Saremo a Sanremo” programma televisivo di cultura musicale, gossip ecc, ha trasmesso dal Palafiori di Sanremo nei cinque giorni del festival. Nell’occasione ospiti con interviste di due importanti radio “Radio Kiss Kiss” (che trasmette da Napoli su territorio nazionale) con postazione dal negozio “PRENATAL” situata accanto all'ingresso del Teatro Ariston, con gli speakers Antonio Gerardi e Stefano Piccirillo e un'altra importante emittente radio che trasmette in Piemonte, “Radio GRP” ha ospitato il messaggio sociale legato all'Aisa per tutta la durata del Festival ed in particolar modo ha intervistato Paolo Zengara come testimonianza live dell'Associazione.
Fra i tanti amici che hanno dato il proprio contributo alla diffusione del messaggio, non solo le star Simone Cristicchi e Albano, ma un lungo elenco di artisti che vogliamo citare come ringraziamento del loro appoggio morale all'AISA, che si sono anche fatti ritrarre dalle foto e telecamere mostrando i volantini rappresentativi o dedicando un semplice autografo e lanciando anche loro il nostro messaggio: Gigi D’Alessio, Le Vibrazioni, Paolo Meneguzzi, Tosca, Pippo Baudo, i Pquadro, Alessandro Sortino delle IENE, Alan De Luca, Rober Arenales, Danny Mendez, Sara Galimberti, Romina Falcone e altri che saranno disponibili anche sul sito internet dell’AISA.
Lo hanno fatto di vero cuore, affiancando un testimonial colpito in prima persona: Paolo Zengara che da anni non smette di lottare per se e per altri contro questa patologia neuro-genetica rara, grave ed altamente invalidante che colpisce il sistema nervoso centrale, alterando il coordinamento dei movimenti e ostacolando la deambulazione fino a costringere l’uso della sedia a rotelle. Nei molti casi gravi è dipendente a complicanze respiratorie, comparsa di diabete, complicazioni cardiache, alla deglutizione, al linguaggio, all’udito, alla vista ecc.
Solo in Italia sono colpite da questa malattia, oltre 5.000 persone in rilievo aumento con un rance di età compreso tra i 2 e i 70 anni. Puo’ interessare chiunque, non rispetta età, ne sesso ne etnia, attualmente non esiste una cura anche se la ricerca in questo campo ha fatto e sta facendo passi da giganti, ma l’unica speranza è appunto lei: la Ricerca e fondi per incentivarla.
Paolo Zengara a Sanremo tra i Vip per rappresentare l’associazione cui ne è referente l’AISA, L'Associazione Italiana per la lotta alle Sindromi Atassiche é stata costituita nel 1982 per iniziativa di pazienti, loro familiari e medici.
L'A.I.S.A. ha lo scopo di informare e sensibilizzare l'opinione pubblica, la classe medica e gli enti cui sono affidati i servizi sanitari, di sostenere la ricerca scientifica e di organizzare attività di carattere sociale per gli ammalati.
L'associazione pubblica il trimestrale d'informazione "ARCHIMEDE" inviato a tutti i soci, e che si desidera pervenga a tutti gli interessati che ancora non lo conoscono, perché siano informati di quanto li può ri­guardare ed aiutare, se sei interessato puoi associarti o aiutarci nel rea­lizzare il programma dell'associazione.
Se vuoi puoi contribuire con offerte dirette per l'acquisto di attrezzature mediche specifiche ed aiutare la lotta contro l’atassia.
www.atassia.it ti aspetta su internet per darti tutte le altre informazioni.
Cinzia Clemente

lunedì, marzo 05, 2007

Sanremo, hanno vinto i temi sociali

Al Festival si impongono il “disagio mentale” di Cristicchi e l’ “antimafia” di Moro. In gara tanti brani impegnati. di Concita De Simone
Un vero e proprio plebiscito per i vincitori del Festival di Sanremo, rispettivamente per i Campioni Simone Cristicchi e per i Giovani Fabrizio Moro. Entrambi hanno vinto la rispettiva categoria, e ricevuto sia il Premio della Critica “Mia Martini” assegnato dai giornalisti della Sala Stampa che quello delle Radio-tv. Ma il dato è ancora più interessante se si pensa che “Ti regalerò una rosa” di Cristicchi e “Pensa” di Moro, sono canzoni a sfondo sociale. Canzoni impegnate che, insieme ad altre, segnano la svolta dell’edizione di quest’anno.

Ma il nuovo corso della musica italiana avrebbe potuto non essere avallato dal voto popolare abituato alle canzonette d’amore. E invece no. La rosa che il povero Antonio vuole regalare al suo amore impossibile Margherita e il rap antimafia, hanno colpito al cuore gli italiani. «Il cantautore ha un grande privilegio – ha commentato subito dopo la vittoria Cristicchi – osservare il mondo intorno a lui e raccontarlo. Questa canzone è esplosa in maniera prorompente dentro di me dopo il mio viaggio nei manicomi italiani; non avrei saputo parlare d’altro perché è stata una cosa che mi ha segnato molto dentro. Sono felice che la canzone sia arrivata a tutti. La cosa che più mi ha stupito è stata l’emozione delle persone che mi fermavano per testimoniare la commozione, soprattutto per il finale che nonostante sia tragico sembra dare una forza, un recupero di dignità».

Anche Fabrizio Moro ha rinforzato il significato della sua canzone asserendo: «Una canzone non può cambiare il mondo ma può smuovere le coscienze». Il giovane cantautore romano, nato a San Basilio e cresciuto a Guidonia, con la sua “Pensa”, un accorato rap contro la mafia, ha riscosso da subito consensi e standing ovation in platea. Apprezzato anche il video clip di Marco Risi, dedicato a Falcone e Borsellino, con le immagini, tra le altre, anche di Madre Teresa di Calcutta. Moro ha 31 anni, il padre camionista dell’Acea – una delle persone che più ammira, come ammette alla conferenza stampa subito dopo la premiazione – la mamma casalinga. Lui ha un impiego come facchino all’Hotel Parco dei Principi di Roma, e per venire a Saremo si è messo in aspettativa. È uno che è arrivato al Festival senza raccomandazioni, insomma. E ci è arrivato cantando: «Gli uomini passano e passa una canzone/ /Ma nessuno potrà fermare mai la convinzione/ Che la giustizia no... non è solo un'illusione/Pensa prima di sparare/Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare…».

«Il mio non è un attacco ai mafiosi, è solo un invito alla riflessione – spiega Fabrizio –. Lo dico non per paura, anzi; ho tanta rabbia dentro di me quando osservo certi meccanismi. Questa è una canzone che vuole esprimere coraggio, speranza e amore per il prossimo. È dedicata a tutte le vittime della mafia, come Paolo Borsellino, Peppino Impastato, Ninni Cassarà, Rocco Chinnici. Io li ho scoperti grazie alla tv, ma poi ho letto libri, fatto ricerche». Il giovane vincitore aggiunge anche un invito per i suoi coetanei: «Credo che ogni ragazzo che come me vive in un borgo di periferia, debba ad un certo punto scegliere da che parte stare. Amore per il prossimo significa riflettere prima di compiere un gesto criminale, ricordando quante persone sono cadute e combattono tuttora per la pace e la giustizia nel mondo».

Ma quelle di Cristicchi e Moro non sono state le uniche canzone impegnate di questo Festival. C’è stata una sorta di “svolta sociale” che ha abbracciato i drammi della società. Così, ad esempio, Fabio Concato, con la sua “Oltre il giardino”, ha interpretato il disagio di un cinquatenne licenziato e ormai fuori dal mercato, parlando anche dei guasti della nuova economia. «Da molto nella vita punto all’essenzialità – dichiara – . Non voglio passare come uno che fa esistenza monastica, ma i valori che perseguo sono lontani dalle cose inutili, che ci invadono grazie allo stillicidio delle pubblicità e che nella seconda parte del pezzo invito a lasciare da parte. Perché anche un’esperienza dolorosa può dare più senso alla vita». La stessa Milva, con “The show must go on”, testo scritto da Giorgio Faletti, descrive il fallimento di una star.

Antonella Ruggiero con “Canzone fra le guerre” ha cantato il dramma della guerra e la preghiera di una madre che vuole preservare il figlio dal dolore, in questo brano di grande tensione, scritto dalla stessa insieme a Cristian Carrara, giovane compositore e dirigente delle Acli. «C’è una dimensione di estremo terrore e allarme – spiega la cantante – che supera quello che vediamo nei telegiornali e che va oltre il disagio delle madri del nostro mondo». La Ruggiero comunque non è nuova ad affrontare temi difficili nelle sue canzoni: «Mi sembra normale, basta volerlo e si può davvero comunicare. Non credo che il pubblico che guarda Sanremo sia ottuso. Può comprendere anche messaggi forti». La guerra è protagonista anche di “La ballata di Gino”, dei giovani Khorakhanè, dove si racconta la storia di un disertore pacifista che scappa dal fronte. Una ballata stile De Andrè che risulta un apologo civilissimo, epico e popolaresco insieme. «Una storia vera – spiegano – cioè quella del genero di un nostro amico che durante la seconda guerra mondiale fu messo di forza su un treno ma lui era un pacifista, come cantiamo nella canzone, e allora in piena notte scese dal treno e scappò».

E così, nel primo Festival di Sanremo dove la parola più citata non è più “amore”, bensì “vita”, altri due testi significativi dai giovani: “Il senso della vita”, della giovane albanese Elsa Lila, trasferitasi in Italia nel 1997 per scampare alla guerra civile e “La vita subito” interpretata da Jasmine e firmata, tra gli altri, da Renato Zero, che canta «dare al futuro un nome noi per questo siamo qua». Che il futuro della canzone italiana sia nato a questo Sanremo?

"Non si parla di follia al ritmo di rap" ma meglio parlarne che tacere.

Ho trovato sulla Stampa questa bella intervista a Alda Merini, autrice esclusa da Sanremo, sulla canzone di Cristicchi. Ne parla con amarezza e dice che non la apprezza molto. Oggi su Repubblica ne parla in modo positivo. Sono tutte e due riflessioni significative sulla salute mentale, la gente, le strutture coercitive.
Del resto come dice la stessa poetessa citando il poeta: "non cercare di capire la vita, non cercare di capire Sanremo. E sarà tutta una festa".

«Sono stata chiusa 15 anni in manicomio e per noi non ci sono rose, solo terrore»
MICHELA TAMBURRINO

Alda Merini è un poeta, come tale tentò di partecipare al Festival di Sanremo e per accidente, per una lite tv, ne è diventata icona mediatica. Ma non ne è contenta: «Non mi piace parlare del Festival che mi ha pugnalata in diretta. Non capita spesso di essere assassinati a favore di telecamera».

Signora Merini, nonostante i suoi rapporti difficili con questa baudilandia, magari le sarà capitato di vederlo il Festival. Le è piaciuta la canzone di Cristicchi «Ti regalerò una rosa» che parla della follia?
«No, non molto. Forse dovrei ringraziare, si parla di matti, di manicomi e io sono stata rinchiusa per quindici anni. Ma è un territorio di cui si dovrebbe parlare a ritmo di rap. Capisco il messaggio, mi compiaccio ma il manicomio è illegalità, disperazione, terrore. Una rosa io la vorrei mettere sulla tomba di quelli che non ce l’hanno fatta. A noi sopravvissuti, grazie al fato e a qualcuno che ci ha salvato, serve altro».

Ma la canzone di Cristicchi almeno si prende la briga di parlare del problema riprendendo delle lettere vere, mai spedite, di persone con problemi di mente.
«Troppo raccontata, non c’è poesia e non c’è musica. Sarebbe stata meglio più stringata. Mi sono piaciuti di più i vecchi come me. Dorelli, Al Bano. Siamo noi che teniamo in piedi l’Italia, con un ottimismo che è una follia. I giovani imparino ad essere felici di quello che hanno e a non chiedere molto di più».

Dica la verità, con che animo ha visto il Festival?
«Certo, ho il dente avvelenato per l’esclusione ma non ce l’ho con Pippo Baudo. Anzi gli sono ancora grata perché una volta, tanti anni fa, mi pagò la bolletta del telefono e lo fece in modo magnanimo, mi stese una mano che non trema. Ho guardato il Festival cercando di trovare qualcosa. Mi spiace per Milva, una grande ma la canzone era oscena. Mi spiace per Nada Malanima, troppo goffa rispetto a quello che era. Non sempre si è vincitori. Però non sono queste le sconfitte, cerchiamo piuttosto di non perdere le guerre».

E la canzone contro la mafia di Fabrizio Moro le è piaciuta?
La mafia è entrata nella storia della letteratura italiana. E dunque, che si canti. Vede, io sono di bocca buona, mica come la luna che si è fatta rossa dalla vergogna durante il Festival. Io sono felice, perché qualcuno ancora mi fa applausi. Non ha idea di cosa vuol dire uscire vivi da un manicomio. Tutto diventa stupendo, perfino Pippo Baudo. Anche in manicomio c’erano le rose, stupende, in giardino. Scavalcavamo il recinto di notte per sentire quel profumo intensissimo e nessuno che ci abbia mai regalato una rosa».