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lunedì, giugno 20, 2011

Gli Stati generali della carità

A Napoli, un convegno nazionale di chi aiuta il prossimo promosso dall’arcidiocesi e dalla Comunità di Sant’Egidio. Una "due giorni" sul tema: “Il dono e la speranza".


Si fanno prossimo - in tutta Italia - di chi fatica e soffre. Si sono dati appuntamento a Napoli, il 18 e il 19 giugno, per pregare, riflettere, presentare esperienze. «Il mondo sta morendo per mancanza d’amore. E tra le nuove povertà, nell’inferno dei viventi e nei deserti delle metropoli, c’è la grande morte dell’anima, e del cuore». Chiara Amirante è una giovane donna dal sorriso contagioso che sussurra quasi la sua testimonianza sulla Comunità Nuovi Orizzonti, vicina al “popolo della notte” che in pochi anni ha moltiplicato il suo servizio in 151 centri.

Nella basilica di San Lorenzo Maggiore, gremita di oltre duemila persone di 150 movimenti e associazioni da tutta Italia, impegnati a fianco dei più poveri del Paese, la passione di Chiara, “cavaliere di luce” per tanti mendicanti d’amore e d’ascolto (senza dimora, giovani prostitute, tossicodipententi, immigrati) vibra e si fonde con quella di tanti altri testimoni chiamati a raccolta, nell’ambito delle iniziative del Giubileo per Napoli, dall’Arcidiocesi partenopea e dalla Comunità di Sant’Egidio, per la due giorni “Il dono e la speranza. Amici dei poveri a convegno”, aperta dal cardinale Crescenzio Sepe (che valorizza il “Vangelo dei poveri” all’interno della questione meridionale e dell’emergenza lavoro come chiave ineludibile per un nuovo umanesimo).

Con lui, il presidente di Sant’Egidio Marco Impagliazzo, convinto con Paolo VI che «non c’è umanesimo vero se non aperto all’assoluto», accanto al vescovo ausiliare, monsignor Antonio Di Donna, e il direttore della Caritas italiana, monsignor Vittorio Nozza, che illustra volti, storie e cause di vecchie e nuove povertà dei nostri territori ma anche le scelte possibili nel decennio dell’educare: a partire dalla cura delle relazioni. Perché «la vera sfida è culturale, antropologica», rilancia don Virginio Colmegna. E «i poveri ci interrogano, in una condizione umana che può essere di tutti», aggiunge Andrea Olivero, presidente nazionale delle Acli.

Lo conferma un dato del 2010: un italiano su 4 è a rischio povertà. Il 24,7% della popolazione. In prevalenza, nuclei familiari, prime vittime del taglio dei fondi statali di carattere sociale, diminuiti del 76,3% tra il 2010 e il 2011 (ma dal 2008 addirittura dell’800%). Un popolo affollato di anziani, disabili, donne, immigrati, ammalati, bambini abbandonati, Rom. Per i quali è scattata «l’ora dell’azione», ammonisce Giovanni Paolo Ramonda, presidente dell’Associazione Giovanni XXIII. Ma anche, soprattutto, l’ora di nuove “visioni”: in una società che ne è priva e dove la grande questione, sintetizza Andrea Riccardi nel suo denso intervento introduttivo, «non è la difesa dai poveri, ma dei poveri». Lavorando non solo “per” loro, ma “con” loro. Di qui la grande mobilitazione civile napoletana. Laica e religiosa. «A Napoli perché è capitale dei senza voce», spiega Riccardi, «ma anche città ricca di risorse di solidarietà». Di qui il confronto serrato, gli Stati Generali per “far strada ai poveri senza farsi strada”, nello stile di Don Lorenzo Milani. E per dare una risposta creativa e umana alla crisi economica e sociale che è anche crisi della solidarietà sociale.


Donatella Trotta

domenica, gennaio 16, 2011

Sepe «Napoli è viva e presto si salverà». Dire Napoli nel mondo.


(di Antonio Sasso da il Roma)

Eminenza, continua il suo itinerario di visite all’estero. Domani sarà in America.
«Sì. Vado a New York per vedere Napoli oltre Napoli e incontrare i napoletani che in quella grande metropoli risiedono e lavorano, i figli di napoletani emigrati, ma anche gli americani che guardano a Napoli con simpatia, attenzione e rispetto».
Dopo Mosca, Cipro, Istanbul, Polonia, Barcellona e Cina, sarà un altro viaggio nel segno del dialogo interreligioso?
«Non c’è dubbio che mi muoverò con questo spirito, nel convincimento che dagli incontri nascono nuovi impulsi al dialogo interreligioso che costituisce un fondamentale strumento per la costruzione della giustizia e della pace nel mondo. II punto di riferimento, peraltro, è sempre Napoli e, in particolare, la Napoli del Meeting interreligioso del 2007 nel corso del quale ebbi modo di conoscere, fra gli altri, il rabbino Schneier di New York con il quale mi incontrerò in più occasioni che saranno per me importanti ed emozionanti per il contenuto dei colloqui, ma anche perché richiameranno in me la portata e il significato delle visite fatte a lui e alla Sinagoga dai Pontefici Giovanni Paolo II e Benedetto XVI».
Avrà anche contatti con personalità e organismi del mondo civile?
«II mio sarà il viaggio della testimonianza. Parlerò dell’azione pastorale della Chiesa di Napoli incentrata su famiglia e scuola e del forte impegno nella comunità locale. Inoltre, negli incontri che avrò, nella comunità italiana di Brooklyn come all’Onu con i rappresentanti del Vaticano e dell’Italia, presso l’Istituto italiano di Cultura o con l’Italian Accademy Foundation o ancora al Calandra Italian American Institute, presso il Museo dell’Immigrazione o presso la Casa italiana Zerilli-Marimò o infine presso la Scuola d’Italia, desidero testimoniare la riconoscenza di Napoli ai napoletani di New York per quanto hanno saputo realizzare e per quanto hanno saputo esprimere onorando la propria città e il proprio Paese d’origine. Ma mi preoccuperò, nel contempo, di testimoniare Napoli per come è, con le sue sofferenze e le sue contraddizioni, i suoi limiti ma anche le tante eccellenze, le tantissime risorse e potenzialità in tutti i campi, dalla cultura all’imprenditoria e al lavoro. Dirò della capacità, della professionalità, della intelligenza e della genialità dei napoletani e anche della loro cordialità, generosità e apertura agli altri. Racconterò quanto di bello e di positivo la nostra città è capace di offrire e di proporre. Dirò delle attese e delle piaghe di Napoli, ma con altrettanta chiarezza dirò anche che Napoli non è solo spazzatura e camorra. Per questo, inviterò i nostri connazionali ma pure i tanti amici americani a venire a Napoli, a visitarla, a vederla o rivederla per meglio conoscerla e presentarla o rappresentarla nella maniera giusta e veritiera, superando i tanti luoghi comuni e i pregiudizi. II mio obiettivo, insomma, è quello di raccontare Napoli a New York, descrivendola per quello che è e per il tanto di buono e di bello che essa possiede. Dirò che Napoli è essenzialmente una città da amare».
Avrà il coraggio di dire ai suoi interlocutori americani che Napoli si salverà? E in che tempi potrà svoltare?
«Non solo avrò il coraggio di dirlo, ma spiegherò il mio convincimento che Napoli si salverà. È la storia che lo dimostra, perché da sempre la nostra città è capace di affrontare e superare precarietà, disavventure e calamità, senza mai piegarsi e, anzi, difendendo e facendo leva sulle sue ricchezze e sui suoi valori. Circa i tempi della svolta ho qualche difficoltà a fare anticipazioni anche perché non ho il dono della profezia, ma so che essa è possibile e certa, se la sappiamo costruire tutti insieme, in sinergia, con impegno e disinteresse, perseguendo il bene comune attraverso l’apporto delle proprie capacità e delle proprie idee. È questo, in fondo, il senso e l’obiettivo del Giubileo per Napoli, che deve essere visto come il Giubileo delle buone intenzioni e delle proposte possibili e non essere considerato, con cattiveria, il Giubileo delle soluzioni, alle quali sono tenuti altri organismi e altre persone».
Per il Giubileo napoletano potrebbe tornare il Papa in città?
«Non penso, considerando i tanti impegni del Santo Padre. Ma non lo escludo, conoscendo la sua predilezione perla nostra Città, manifestata più volte e in tanti modi».
Per lei qual è la strada per costruire l’ordinarietà efficiente che i cittadini attendono ormai da più di vent’anni?
«L’impegno di tutti e a tutti i livelli, partendo da una cittadinanza attiva e responsabile. Occorrono, però, buona volontà, rispetto delle regole, disinteresse e disponibilità a servire».
Può essere considerata prioritaria e propedeutica una questione di responsabilità?
«Non serve cercare responsabili. Questo tema spetta ad altri ed è da tenere presente in altre circostanze. Serve piuttosto l’impegno sinergico di tutti, come ho detto prima, anche una maggiore e più adeguata azione della Chiesa, che deve essere pronta all’ascolto e avere la capacità di rappresentare al meglio il proprio ruolo di servizio all’uomo, sul piano pastorale e su quello sociale».
Perché continua a mancare in Campania un modello credibile di sviluppo?
«Io non so se continua a mancare o non ha trovato compiuta attuazione un modello di sviluppo. Penso, comunque, che il problema sia più complesso di quanto possa apparire, per l’intrecciarsi di varie ragioni che vanno dalle deficienze strutturali e dalle cause storiche alle emergenze ricorrenti, alle catastrofi naturali, alle crisi dell’economia nazionale e internazionale, alla mancanza di una lucida visione dei percorsi possibili».
Quale è il tasso di realtà della nostra crisi economica e morale e quale è invece la dilatazione mediatica dei problemi napoletani?
«Credo sia innegabile una incidenza significativa della crisi economica e di quella morale, che, sommandosi, finiscono con il pesare non poco sulle complessive condizioni di vita delle famiglie e dell’intera comunità, condizionando fortemente ogni discorso di prospettive e di futuro soprattutto in riferimento alle giovani generazioni. Per quanto riguarda la ipotizzata dilatazione mediatica dei problemi napoletani, debbo rilevare che c’è una qualche tendenza a farci male con le nostre mani, per così dire, dedicando fin troppo spazio informativo alla criminalità, alla delinquenza, alle illegalità e alle negatività che tanto nuocciono a Napoli, mentre mancano del tutto o vengono presentate in posizione marginale le tante cose positive ed eccellenti che fanno ricca e vitale la nostra città».
La mancanza di consapevolezza della nostra borghesia è addebitabile, secondo lei, anche alla irrilevante funzione sociale degli intellettuali napoletani?
«Vale quanto ho detto in precedenza circa la inutilità della caccia alle responsabilità. È utile piuttosto mettere insieme, per il bene di Napoli, le tantissime persone responsabili che ci sono anche nella borghesia come tra gli intellettuali. La dimostrazione è data dalla risposta entusiasta all’appello di coinvolgimento nel Giubileo per Napoli».
La deriva laicista, che è uno dei mali del nostro tempo, travolge anche Napoli, nonostante il profondo umanesimo della nostra metropoli. Non è mancato anche un ruolo di stimolo, di denuncia e di formazione della Chiesa?
«Ho già detto che non abbiamo fatto abbastanza, se ci riferiamo al ruolo di stimolo e di formazione della Chiesa, tenendo comunque conto della complessità e della mutabilità dei modelli sociali ed anche dei costumi, pesantemente condizionati dai falsi miti proposti in maniera incisiva dai diversi mezzi di comunicazione. Non concordo, viceversa, sul ruolo di denuncia che la Chiesa non ha fatto mai mancare, a tutti i livelli, fino ad essere tacciata di ingerenza o quantomeno a fare storcere il naso a qualcuno».
Di fronte alle gravi denunce, anche di sacerdoti impegnati sul fronte anticamorra, sull’arrendevolezza di molti parroci, lei difende con passione la Chiesa nella sua globalità. Non sarebbe invece il caso di richiedere più coraggio ai parroci, invitandoli ad ispirarsi a quei sacerdoti che si sono esposti e si espongono incuranti di rischi e pericoli?
«Forse la domanda risente della esistenza di un rapporto privilegiato e personale, che è certamente legittimo ma non può condizionare o giustificare un giudizio esteso all’intera realtà, fatta di sacerdoti e parroci impegnati e non pavidi, che lavorano quotidianamente in trincea e nel silenzio, senza ricercare la luce dei riflettori o l’amplificazione dei mezzi di comunicazione, che soddisfano unicamente la vanità individuale. Difendo il mio clero e non consento ad alcuno di gettare ombre su di esso, esprimendo giudizi temerari e ingenerosi».
Lei è molto seguìto, in ogni attività, dagli organi di informazione. Ritiene che l’amplificazione mediatica del lavoro pastorale e delle iniziative ecclesiastiche possa supportare l’evangelizzazione della Chiesa e raggiungere un maggior numero di persone?
«La Chiesa da duemila anni, anche quando non si disponeva di mezzi di comunicazione più o meno sofisticati, faceva opera di evangelizzazione e trasmetteva all’uomo la legge di Dio. Sarebbe insulso non utilizzare nell’azione pastorale le moderne tecnologie per parlare all’uomo ovunque egli si trovi».
La camorra è un potere criminale, ma anche una mentalità e, peggio ancora, una cultura. Ritiene che la Chiesa stia facendo tutto il possibile per contrastarla?
«Penso che la Chiesa stia facendola sua parte, richiamando ciascun uomo alla responsabilità di cittadini e di cristiani. Certamente la Chiesa non ha la pretesa di riuscire a debellare da sola la camorra, ma sa e sostiene che c’è bisogno del concorso di tutti attraverso l’esempio, il rispetto della legalità, la moralizzazione dei comportamenti, l’introduzione di misure sociali, l’applicazione di pene giuste, l’azione di riabilitazione e di reinserimento di quanti hanno espiato la propria colpa».
Sui giovani, cosa può dirci: vede una generazione promettente o perduta? Oppure si ritrova davanti due mondi antitetici: i giovani perbene e quelli che deviano? E quale strategia ha per gli uni e per gli altri?
«A parte fenomeni di bullismo e diversi casi di devianza dovuti, a mio avviso, alla disgregazione della famiglia e al fascino folle della potenza e della prepotenza, Napoli vanta un mondo giovanile meraviglioso che costituisce la vera, grande risorsa della città per l’intelligenza, per la bellezza dei sentimenti, per l’ingegno, per il senso profondo e il rispetto che hanno della vita. Se la società degli adulti non prende atto di questo grande potenziale e se non si attrezza per non deludere le loro aspettative, preoccupandosi anzi di valorizzarli pienamente e al meglio, allora il rischio forte è quello di tradire il futuro di intere generazioni e, quindi, della stessa città. È questo il dato reale, al di là di ogni fumosa strategia. Si ha il dovere di capirli, di aiutarli a crescere e a inserirsi nel mondo del lavoro e delle professioni. Si ha innanzitutto il dovere di tenerli lontani dalle insidie della strada e delle amicizie compromettenti. Per questo, già da qualche anno, vado auspicando e sollecitando una legge per gli oratori, e parlo di oratori di tutte le confessioni religiose, per proporre ai giovani un sano e sicuro luogo di incontro, di confronto e di conoscenza».
Cosa manca maggiormente alla politica napoletana: la competenza, la moralità o l’efficienza?
«Non serve capire quello che manca, interessa piuttosto sapere che l’obiettivo per tutti resta il bene comune».
Alla Regione e alla Provincia si sono verificate due svolte, dopo anni di gestione del centrosinistra: vede soltanto sigle diverse al potere o c’è anche qualche segnale di concreto cambiamento?
«In una democrazia il giudizio viene espresso dall’elettorato alla luce dei fatti e del servizio reso alla collettività»
Il volontariato partenopeo appare in grande salute e spesso deve sostituire poteri e funzioni pubblici carenti. È auspicabile, secondo lei, che i volontari tornino ad essere un supporto e non una stampella?
«Ogni buon cristiano sa che alla fine saremo giudicati sull’amore, per questo è bello sapere che Napoli, in ragione del suo grande cuore, può contare su un volontariato serio, motivato e generoso».
La Chiesa napoletana in questo momento storico della città cosa potrà fare che ancora non fa o non ha fatto?
«Con spirito missionario stiamo lavorando sinergicamente, Clero, religiosi e laici, nell’attuazione del piano pastorale incentrato su famiglia e scuola, due riferimenti insostituibili nella formazione dei giovani e, quindi, nella costruzione della società nuova, alla quale la Chiesa di Napoli ha voluto dedicare il massimo della sua attenzione e del suo impegno con la indizione di un Giubileo per Napoli che, lungo l’intero anno, si articolerà in una serie di incontri che coinvolgeranno, su settori e temi specifici, tutti gli uomini di buona volontà che hanno a cuore il futuro della città e sono pronti, quindi, a offrire il loro contributo di esperienza, di idee, di suggerimenti e proposte, finalizzati al cambiamento e allo promozione dello sviluppo».
Della sua esperienza napoletana qual è il giorno o l’episodio che porta nel cuore?
«Sono tanti gli episodi belli ed emozionanti che ho vissuto da quando sto a Napoli. Mi porto dentro la grande umanità, la generosità e la cordialità del popolo napoletano».

martedì, dicembre 07, 2010

Noa, la cantante pacifista e il cardinale folla e applausi in Galleria

dialoghi con la città.

L'artista israeliana: "Sogno da sempre di esibirmi nello splendido teatro napoletano San Carlo, per me è e resta il vero tempio della musica"

di CARLO FRANCO da La Repubblica Napoli. (clicca il titolo)

QUANDO Noa intona “Santa Lucia luntana”, l’inno dell’emigrante che tocca le corde della sua sensibilità, il pubblico che gremisce la Galleria Umberto esplode in una standing ovation. E lo stesso fragoroso applauso scandisce, subito dopo, i versi de “La vita è bella” di Nicola Piovani. Via Toledo ha vissuto un pomeriggio da ricordare e la star israeliana si è commossa: «Amo Napoli e sogno da sempre di cantare al San Carlo, è il tempio della musica. Il cardinale Sepe, che tanto può, mi aiuti a realizzare questo sogno».

Crescenzio Sepe sorride, ma risponde alla fine dell’incontro dicendo che patrocinerà l’iniziativa dalla quale si augura che possa venir fuori un cd di pezzi napoletani interpretati dalla grande cantante. Noa non sta nei panni e promette che tornerà appena possibile a Napoli. Anche se non potrà partecipare alla celebrazione del “giubileo” che si terrà il 16 dicembre e ospiterà un appello per il risveglio della città.

Dopo Luca De Filippo e Paolo Macry e dopo Oscar Luigi Scalfaro, protagoniste del terzo “dialogo con la città” ( “La bellezza ci salverà”) in preparazione dell’avvento sono due donne importanti: Noa e Lida Viganoni, rettore dell’Orientale. Una bella serata vissuta nell’atmosfera insolita ma calda e coinvolgente della Galleria Umberto. Il pubblico gradisce e ascolta con attenzione il monito severo del cardinale che esordisce leggendo una citazione da “L’idiota” di Dostoevskij nella quale si afferma, appunto, che la bellezza porterà la pace al mondo. Smaltita la sorpresa per la perfetta pronuncia russa di Crescenzio Sepe - «Mir spaset krasotà», questa la frase - il dialogo è molto interessante.

Il cardinale ancora una volta si fa portavoce dell’insoddisfazione dei cittadini per l’indifferenza nella quale affonda la città e per esprimere la più severa condanna dell’inerzia della classe dirigente ha citato il brano del Vangelo che suona così: «Se non siamo fedeli nel prenderci cura della bellezza effimera, come ci potrà essere affidata quella vera»? Di qui la denuncia: «Napoli è matrigna nei confronti della bellezza e ignora che solo custodendo i suoi valori più alti potrà opporsi efficacemente al degrado. La nostra terra non ha nulla da invidiare ad altri luoghi ed i grandi spiriti che l’hanno conosciuta hanno lasciato una traccia affascinati dalla sua bellezza». L’elenco delle citazioni è lungo: «Pensiamo - ha detto Sepe - a quanto hanno fatto i greci, i romani, gli angioini, Caravaggio, Wagner e Leopardi e mi fermo qui ma l’elenco potrebbe continuare». Basta con lo sperpero irragionevole delle risorse, quindi: «Uniamoci per dire no a chi vuol farci affondare nelle brutture di un ambiente deturpato e massacrato».

Bellissima la chiusura. Noa canta l’Ave Maria in inglese e manda in delirio gli spettatori intonando “Je te vurria vasà».

venerdì, ottobre 16, 2009

NAPOLI: QUALI PRIORITÀ PER L’EMERGENZA EDUCATIVA? (tutta la documentazione)

CONVEGNO 12 OTTOBRE 2009 - LA SFIDA EDUCATIVA

Relazione di apertura di S.E. Cardinale Arcivescovo Crescenzio Sepe

Riportiamo in allegato la relazione di apertura di S.E. Cardinale Arcivescovo Crescenzio Sepe, al convegno tenutosi il 12 ottobre 2009 su : Napoli, quali...

continua»

EMERGENZA EDUCATIVA : UNA SFIDA PER IL LAICATO

GRANDE PARTECIPAZIONE AL CONVEGNO

Grande partecipazione al convegno organizzato dalla Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali dall'Arcidiocesi di Napoli sul tema : Napoli, quali...

continua»

CONVEGNO PROMOSSO DALLA CONSULTA DIOCESANA DELLE AGGREGAZIONI LAICALI

NAPOLI: QUALI PRIORITÀ PER L’EMERGENZA EDUCATIVA?

Arcidiocesi di Napoli Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali Napoli: quali priorità per l’emergenza educativa? Lunedì 12 ottobre 2009 - ore...

Ritorna la processione di barche nel Porto di Napoli con l'immagine della "Madonna di Portosalvo" guidata dal Cardinale Crescenzio Sepe

L’Associazione Stella Maris Napoli, insieme all’Ufficio Diocesano Migrantes dell’Arcidiocesi di Napoli, con la collaborazione dei Rimorchiatori Napoletani, hanno organizzato, dopo 30 anni, la tradizionale processione di barche nel Porto di Napoli. L’appuntamento è per sabato 17 ottobre alle ore 10 nella Cappella della Capitaneria di Porto dove il Cardinale Crescenzio Sepe presiederà la Santa Messa. Sarà l’Arcivescovo, al termine della celebrazione, a dirigere il corteo con il quadro della “Madonna di Portosalvo”.
L’Ufficio Migrantes, diretto da mons. Pasquale Silvestri, ha esteso l’invito alle comunità etniche presenti sul territorio diocesano e, in particolare, alla comunità africana che, nel corso della processione, lancerà in acqua una corona di fiori per tutti coloro che hanno perso la vita in mare, specie per le numerose vittime dei “barconi della speranza”.

sabato, settembre 19, 2009

San Gennaro, si ripete il «miracolo» La liquefazione del sangue alle 9.57


Alle ore 9.57 il tradizionale sventolio del fazzoletto bianco ha annunciato che nella cattedrale di Napoli si è ripetuto il prodigio dello scioglimento del sangue di San Gennaro.La teca, con le due ampolle contenenti il sangue del patrono di Napoli, è stata mostrata ai fedeli dall'arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe.

Lo sventolio del fazzoletto bianco dall'altare è stato accolto da un lungo applauso dai fedeli. Numerosi gli stranieri presenti. La liquefazione del sangue di San Gennaro si ripete abitualmente tre volte l'anno: il 19 settembre, solennità liturgica del patrono di Napoli e della Campania; il sabato precedente la prima domenica di maggio, quando si svolge la processione delle reliquie nel centro storico; e infine il 16 dicembre, anniversario dell'eruzione del Vesuvio del 1631 fermata dopo le preghiere dei napoletani al santo.

Il sangue, ha precisato Sepe, era già sciolto quando le ampolle che lo contengono sono state estratte dalla cassaforte della «cappella del Tesoro», ma l'annuncio dell'avvenuto miracolo è stato dato solo pochi minuti fa dall'altare. La teca contenente le reliquie è stata mostrata anche a una delegazione di fedeli russi della Chiesa ortodossa, presente nell'affollatissimo Duomo partenopeo.

Applauso per i soldati morti a Kabul. Un lungo applauso da parte della folla dei fedeli riunita nel duomo di Napoli mentre attendeva il prodigio di San Gennaro ha salutato le vittime italiane di Kabul. Il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo del capoluogo campano, in apertura del solenne rito ha rivolto un «commosso pensiero» ai militari uccisi e ai loro familiari.

Il miracolo. Davanti al Duomo migliaia di fedeli fin dalle prime ore di questa mattina per accompagnare il prodigio con preghiere e invocazioni. In Cattedrale, accanto al cardinale Crescenzio Sepe, anche monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la cultura e della Pontificia commissione di archeologia sacra. Alla celebrazione eucaristica in onore del Santo Patrono presenti, tra gli altri, il sindaco Rosa Russo Iervolino, il presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro, il governatore Antonio Bassolino e le altre autorità istituzionali, i vertici della magistratura e delle forze militari nonché il nunzio apostolico a Mosca, monsignor Antonio Mennini, accompagnato da una delegazione della Chiesa ortodossa russa guidata dal patriarca Zosima, arcivescovo metropolita di Samara.


Sepe: «La camorra vuole strangolare Napoli». «Se la città stenta ancora a riprendere slancio è perché la sua gente è tenuta in ostaggio: il giro di catene più arrogante è quello con cui la criminalità, organizzata o no, costituita in sistema o in vecchie e nuove aggregazioni camorristiche tenta di strangolare ogni sussulto di coraggio e di sporcare di paura anche i giorni della speranza». È quanto ha detto l'arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe nel corso dell'omelia. Il presule ha invitato a dire un no alla violenza che «può essere espresso in molti modi; e se le parole servono perchè aiutano a mantenere vigile l'attenzione e a dare coraggio ancora più eloquenti sono le realizzazioni e i fatti concreti, utili a smantellare e a mettere in crisi tutti i muri della prepotenza».

A Napoli una «banca dei poveri». La costituzione di una «banca dei poveri» che consente «di aiutare chi ha idee e progetti ma non ha risorse economiche per realizzarle» è stata annunciata dal cardinale Crescenzio Sepe. L'iniziativa sarà ufficialmente presentata nei prossimi giorni e servirà ad aiutare chi «vuole darsi un'occupazione e procurarsi un reddito».

Anche i precari della scuola in Duomo. Vogliono ricordare a tutti la loro presenza. In maniera silenziosa, con uno striscione posto di fronte all'ingresso del Duomo, che racconta un anno di lotta. Sono i precari della scuola che hanno voluto cogliere l'opportunità dei riflettori accesi oggi su Napoli in occasione della festa di San Gennaro. «Siamo e restiamo docenti, non prendeteci più in giro», si legge sullo striscione del coordinamento precari scuola. «Le istituzioni devono prendere coscienza che la città è in emergenza, e il cardinale lo sa bene, lui conosce la realtà della regione», dice una delle docenti. «La Regione non doveva accettare l'intesa con il ministero dell'Istruzione perché l'intervento dello Stato precarizza ulteriormente la situazione», aggiunge un'altra insegnante.

mercoledì, settembre 09, 2009

INFLUENZA A: A NAPOLI NESSUN NUOVO CASO, RIUNIONE IN COMUNE

"Non ho avuto comunicazioni di nuovi accessi al pronto soccorso, segno che la paura collettiva sta scemando, grazie anche alle indicazioni ministeriali e all'appello del nostro assessorato regionale a non intasare inutilmente i pronti soccorso dei presidi ospedalieri". Per Cosimo Maiorino, direttore sanitario dell'ospedale "Cotugno" di Napoli, l' allarme per il virus dell'influenza A va rientrando e la situazione e' sotto controllo. Una tesi condivisa anche dai partecipanti alla riunione convocata oggi in Comune dall'assessore alla Sanita' Gennaro Nasti. All'incontro hanno preso parte, tra gli altri, la direttrice del dipartimento di prevenzione dell'Asl Napoli 1 Giuseppina Amispergh e il responsabile del servizio di epidemiologia Andrea Simonetti. Quest'ultimo ha spiegato che le U.O.P.C. (Unita' operative prevenzione collettiva delle Asl) sono tutte allertate per intervenire in caso di necessita' ed e' tutto pronto per il piano di vaccinazione che avra' una copertura del 40% della popolazione dando priorita' al target che va dai 2 ai 27 anni. "Si tratta - spiega Simonetti- dei giovani che non anno avuto precedenti contatti con il virus e dunque sono piu' esposti, oltre che delle categorie piu' esposte al rischio per motivi di lavoro e per gli anziani con patologie in atto". Amispergh ha sottolineato che e' inutile chiedere disinfezioni, perche' per prevenire il rischio di contagio basta areare i locali e seguire le normali regole di igiene personale quali "lavarsi spesso le mani e usare un fazzoletto davanti alla bocca quando si tossisce". Si e' poi soffermata sull'aiuto che i medici di base e i pediatri daranno alle famiglie, indicando il percorso da seguire in caso di sintomi che possano far pensare all'influenza A, e ha voluto tranquillizzare i genitori degli alunni che la settimana prossima ritorneranno a scuola. "Allo stato - dice Amispergh - non c'e' motivo di preoccupazione che possa determinare panico o allarme. I nostri servizi preposti sono gia' allertati e in grado di fronteggiare ogni eventuale evenienza al fine di limitare e contenere il contagio". E alla domanda di un giornalista sul 'bacio proibito' all'urna di San Gennaro, ha risposto che "da persona molto religiosa, consiglio ai fedeli di evitare sempre il bacio, non e' igienico e non solo ora che c'e' la psicosi da virus H1N1".


INFLUENZA A, NIENTE BACI A SAN GENNARO. "LA DECISIONE SPETTERÀ AL CARDINALE SEPE"
08/09/2009 Niente bacio alla teca che contiene le ampolle con il sangue di San Gennaro in occasione della festa del 19 settembre prossimo: la decisione definitiva sarà assunta dall'arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe all'inizio della prossima settimana. È quanto fanno sapere fonti della Curia arcivescovile di Napoli. La decisione, a quanto si apprende, sarà assunta sulla base «delle opportune consultazioni e delle valutazioni del mondo scientifico». Qualunque sia la decisione che verrà assunta, sottolineano in Curia ribadendo quanto già espresso ieri da Cracovia dallo stesso cardinale Sepe «non deve alimentare la psicosi e, talvolta, inutili allarmismi».

lunedì, maggio 18, 2009

" NAPOLI SICCOME IMMOBILE"

" NAPOLI SICCOME IMMOBILE"

ASSOCIAZONE ZENITH
ISTITUTO DI CULTURA MERIDIONALE

PROMUOVONO


GIOVEDI 28 MAGGIO 2009 ORE 18.00
PRESSO SALONE ISTITUTO CULTURA MERIDIONALE IN VIA CHIATAMONE 63
(VICINO ALLA SEDE DE' ILMATTINO)

PRESENTAZIONE DEL LIBRO
" NAPOLI SICCOME IMMOBILE" EDIZ. GUIDA

SALUTO
GENNARO FAMIGLIETTI
PRESIDENTE ISTITUTO CULTURA MERIDIONALE

NE DISCUTONO CON GLI AUTORI ALDO MASULLO E CLAUDIO SCAMARDELLA

ANTONIO PALMA
PRESIDENTE ZENITH.ORD ISTITUZIONE DI DIRITTO ROMANO DELL'UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II
FRANCESCO CAIA
PRESIDENTE DELL'0RDINE DEGLI AVVOCATI DI NAPOLI
GERARDO RAGONE
ORD SOCIOLOGIA DELL' UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II
GIANNI LETTIERI
PRESIDENTE DELL'UNIONE DEGLI INDUSTRIALI DI NAPOLI
LUCIO D'ALESSANDRO
PRO-RETTORE UNIVERSITA'DEGLI STUDI SUOR ORSOLA BENINCASA


COORDINA IL DIBATTITO
VIRMAN CUSENZA
V.DIRETTORE DE'IL MATTINO




PARTECIPERANNO AL DIBATTITO ESPONENTI DEL MONDO ASSOCIATIVO,PROFESSIONALE ED ACCADEMICO



GIOVEDI 28 MAGGIO 2009 ORE 18.00 PRESSO SALONE ISTITUTO CULTURA MERIDIONALE IN VIA CHIATAMONE 63(VICINO ALLA SEDE DE' ILMATTINO)

domenica, febbraio 08, 2009

«Chiesa del Sud. Chiese del Sud» in programma a Napoli il 12 e 13 febbraio al Tiberio Palace Hotel

Il Cardinale Angelo Bagnasco presiederà la Celebrazione eucaristica assieme a tutti i Vescovi dell'Italia Meridionale
Convegno «Chiesa del Sud. Chiese del Sud» in programma a Napoli il 12 e 13 febbraio al Tiberio Palace Hotel
Cresce sempre di più l'interesse e l'attesa per il Convegno «Chiesa del Sud. Chiese del Sud» in programma a Napoli il 12 e 13 febbraio al Tiberio Palace Hotel, a vent'anni dal documento della Cei "Chiesa Italiana e Mezzogiorno" del 1989, per riflettere sul Mezzogiorno e aprire nuove prospettive di futuro per il Paese, in ascolto del Vangelo e in spirito di servizio. Numerose, da tutta Italia, le richieste di partecipazione per un appuntamento storico che vedrà riuniti per la prima volta assieme tutti i vescovi del Sud. Ad oggi sono circa 80 i Presuli presenti e 300 i delegati iscritti (laici, sacerdoti, religiosi e religiose provenienti dalle parrocchie, movimenti, associazioni e gruppi). Tantissime anche le richieste di accredito di giornalisti e fotocineoperatori prevenute all'Ufficio Stampa. Prevista la diretta via streaming sul sito www.chiesadinapoli.it e finestre informative attraverso emittenti televisive. Il Convegno sarà aperto dal Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo Metropolita di Napoli. La prima sessione, moderata dal prof. Giuseppe Acocella, ordinario di Etica Morale presso l'Università Federico II di Napoli e vice presidente del Cnel, prevede la relazione "Condizioni nuove per una politica meridionalistica", del prof. Piero Barucci, già ordinario di Economia Politica e Storia delle Dottrine Economiche presso le Università di Siena e Firenze attualmente componente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, cui seguirà l'intervento "Chiesa e Mezzogiorno: la sollecitudine e le responsabilità delle Chiese" del prof. Giuseppe Savagnone, direttore del Centro diocesano per la pastorale della cultura di Palermo e membro del Forum della Cei per il Progetto culturale.Anche la seconda sessione, moderata da prof. Francesco Sportelli, associato di Storia della Chiesa all'Università della Basilicata, prevede due relazioni: la prima, "La dimensione pubblica della fede tra coscienza religiosa e coscienza civile", del prof. Sandro Pajno, presidente di sezione del Consiglio di Stato; la seconda, "Prossimità, profezia, servizio: le prospettive pastorali", del prof. Carlo Greco, preside della Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale. È previsto l'arrivo a Napoli, in occasione del Convegno, del Presidente della Cei Cardinale Angelo Bagnasco, che presiederà la Celebrazione eucaristica prevista alle ore 7.30 del 13 febbraio nella Chiesa Cattedrale assieme a tutti i Vescovi dell'Italia Meridionale.

sabato, dicembre 27, 2008

Il cardinale Sepe apre le porte della Curia ai senza fissa dimora.

Pranzo di Natale per i poveri

Il cardinale Sepe apre le porte della Curia ai
senza fissa dimora. In 250 mangeranno con lui

Crescenzio Sepe

Crescenzio Sepe

NAPOLI - Pranzo di Natale per 250 poveri. Anche quest'anno il cardinale Crescenzio Sepe ha inteso rinnovare l'appuntamento con i tanti senza fissa dimora di Napoli, coloro che trascorrono le festività, e non solo quelle, abbandonati e senza affetti. Domani sono tutti invitati nel Salone di rappresentanza del Palazzo arcivescovile per consumare un «pranzo di Natale» con il cardinale. L’appuntamento è per mezzogiorno, domani, sabato 27 dicembre. Lo stesso Arcivescovo, con la collaborazione di sacerdoti e laici della Caritas, servirà le pietanze preparate da un noto ristorante cittadino.

FESTA ANCHE AL TRIANON - Il clima di festa proseguirà il 7 gennaio prossimo, alle ore 17, con l’invito a uno spettacolo al Teatro Trianon Viviani. Il Cardinale Sepe, infatti, ha accolto la volontà espressa dal direttore artistico Nino D’Angelo, condivisa dal presidente dell’Ente Teatro Samuele Ciambriello, di avere come graditi ospiti al suo spettacolo «D’Angelo canta Bruni» alcune centinaia di persone anziane che non sono mai state a teatro o non hanno la possibilità di acquistare un biglietto.