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sabato, dicembre 27, 2008

Il cardinale Sepe apre le porte della Curia ai senza fissa dimora.

Pranzo di Natale per i poveri

Il cardinale Sepe apre le porte della Curia ai
senza fissa dimora. In 250 mangeranno con lui

Crescenzio Sepe

Crescenzio Sepe

NAPOLI - Pranzo di Natale per 250 poveri. Anche quest'anno il cardinale Crescenzio Sepe ha inteso rinnovare l'appuntamento con i tanti senza fissa dimora di Napoli, coloro che trascorrono le festività, e non solo quelle, abbandonati e senza affetti. Domani sono tutti invitati nel Salone di rappresentanza del Palazzo arcivescovile per consumare un «pranzo di Natale» con il cardinale. L’appuntamento è per mezzogiorno, domani, sabato 27 dicembre. Lo stesso Arcivescovo, con la collaborazione di sacerdoti e laici della Caritas, servirà le pietanze preparate da un noto ristorante cittadino.

FESTA ANCHE AL TRIANON - Il clima di festa proseguirà il 7 gennaio prossimo, alle ore 17, con l’invito a uno spettacolo al Teatro Trianon Viviani. Il Cardinale Sepe, infatti, ha accolto la volontà espressa dal direttore artistico Nino D’Angelo, condivisa dal presidente dell’Ente Teatro Samuele Ciambriello, di avere come graditi ospiti al suo spettacolo «D’Angelo canta Bruni» alcune centinaia di persone anziane che non sono mai state a teatro o non hanno la possibilità di acquistare un biglietto.

venerdì, dicembre 26, 2008

Natale con i poveri: molto più di un Natale “alternativo”


Natale con i poveri: molto più di un Natale “alternativo"

Mario Marazziti
(da Aesse 12 2008)

Natale è la festa cristiana più sentita da chi cristiano non è. Contiene l’inizio, il mistero, e tutto il cambiamento di cui il mondo ha bisogno, senza segni eclatanti, senza forza: un bambino, l'incarnazione, i pastori, l’alloggio di fortuna, il freddo, il calore di una piccola famiglia, la salvezza e il bisogno di salvezza. Ma se ci si mette all’altezza dei poveri si scopre che Natale, per chi è solo, può diventare una maledizione, anziché una benedizione.
Il Pranzo di Natale della Comunità di Sant’Egidio a Roma è iniziato così, da una visione. La Comunità era già accanto ai poveri, ma ci chiedevamo se davvero vedevamo il bisogno di chi era più marginale: anche chi era già impegnato con gli anziani, i bambini, gli immigrati che facevano la loro comparsa tra noi, si è guardato più intorno, si è fermato, come fece il Buon Samaritano. Anche per non diventare come leviti e sacerdoti già presi dalla loro visione di giustizia o religiosa, fino a non incontrare più i poveri “veri”.
Per questo si sono aperte le porte della basilica di Santa Maria in Trastevere, come era accaduto con Gregorio Magno, come era successo anticamente nella basilica di San Pietro, perché i poveri trovassero da mangiare e una famiglia.
Nel 1982 erano circa una cinquantina di invitati: alcuni anziani del quartiere, persone senza casa conosciute nelle strade di Roma. Sono passati più di 25 anni e l'immagine della basilica romana di Santa Maria in Trastevere apparecchiata a festa è diventata, negli anni, uno dei simboli della Comunità di Sant’Egidio ma anche la rappresentazione di un presepe moderno, un modo diverso di guardare al mondo dei poveri che purtroppo solitamente sono esclusi da questa festa. Di anno in anno la tavola si è allargata e da Trastevere ha raggiunto tante parti del mondo, dovunque la Comunità è presente. Un Natale straordinario che nel 2007 ha coinvolto circa 100.000 persone in 70 paesi diversi. Gente che vive nella strada, negli istituti, nelle carceri. Molti pranzi di Natale vengono realizzati da Comunità che vivono anch’esse una condizione di indigenza e che raccolgono con un grande lavoro tutto quello che serve. È quanto avviene in molti paesi dell’Africa dove partecipano al pranzo di Natale decine di migliaia di poveri.
Ma non vuole essere un Natale “alternativo”: quello dei poveri al posto di quello dei ricchi. Non può sussistere un “Natale contro”. Questa grande festa vuole restituire al Natale il suo vero significato: quello di una grande e composita famiglia fatta di persone diverse per età, nazionalità, cultura e condizione differenti che si riunisce, come a Betlemme, per far festa attorno a Gesù che nasce. Una famiglia strana e multiforme, così come è multietnica e multiculturale la famiglia umana.
In un mondo attraversato da conflitti, incomprensioni, dove i poveri diventano sempre più poveri, agli inizi di una grande crisi sociale che impoverisce anche chi povero non era, è una grande occasione di ripensamento e un inizio semplice per fare essere il mondo come dovrebbe e come può essere.

mercoledì, dicembre 26, 2007

NATALE/ PRANZO PER 10MILA POVERI CON LA COMUNITA' DI SANT'EGIDIO



Ma in 450 città del mondo gli "ospiti" sono più di 100mila

- Poveri a tavola per Natale. 40 pranzi con 10.000 ospiti; 2000 ospiti a Trastevere, nelle chiese di Santa Maria, San Calisto, nel salone di Santa Maria, in via Venezian, alla mensa di via Dandolo, a Palazzo Leopardi, al ristorante 'Le Fate'. Sono questi i numeri solo per la città di Roma della comunità di Sant'Egidio. Il pranzo del 25 dicembre "è una tradizione da quando, nel 1982, un piccolo gruppo di persone povere fu accolto attorno alla tavola della festa nella Basilica di Santa Maria in Trastevere".

Sul sito della comunità si ricorda: "Erano circa 20 invitati: c'erano alcuni anziani del quartiere, di cui eravamo amici da tempo, che in quel giorno sarebbero rimasti soli, e alcune persone senza fissa dimora conosciute nelle strade di Roma". Ed ora che "sono passati tanti anni" la tavola "si è allargata di anno in anno e da Trastevere ha raggiunto tante parti del mondo, dovunque la Comunità è presente".

Il menù servito a Santa Maria in Trastevere prevedeva lasagne al forno, polpettine di carne, gateau di patate, lenticchie, dolci di Natale, frutti di stagione, spumante. Ma anche in altra città italiane è stata occasione di incontro e di festa. Da Genova, a Messina, Bari, Milano, Firenze, Torino, Novara, Padova, Napoli, Catania, Cosenza, Palermo, Trieste, Reggio Calabria.

Perché la Comunità di Sant'Egidio "vuole festeggiare il Natale anche in strada, in carcere, negli istituti, dove vivono tante persone sole: bambini, anziani, malati, negli ospedali o nei lebbrosari, dove almeno per un giorno si può dimenticare il peso della malattia e della solitudine". Si arriva, con la forza del Natale, in più di 450 città del mondo. Dall'Europa (Spagna, Germania, Russia Austria, Ungheria, Romania, Francia, Portogallo, Ucraina, Belgio, Inghilterra, etc.) alle Americhe (Salvador, Messico, Argentina, Guatemala, Cuba, a Cochabamba, in Bolivia); all'Africa (Mozambico, Guinea Conakry, Burkina Faso, Costa d'Avorio, Camerun, Madagascar, Tanzania, Uganda, Congo, a Kinshasa) all'Asia, in molte città dell'Indonesia, Filippine, India, Pakistan.