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domenica, maggio 03, 2009

Federalismo: i lati oscuri....

Il testo sul federalismo fiscale è stato approvato definitivamente dal Senato e diventa legge. Tuttavia, i suoi effetti sono stati differiti lungo un arco di sette anni, per realizzare una graduale applicazione dei principi contenuti nel provvedimento, fino alla sua piena entrata a regime, e per evitare di dover subito assumere decisioni impopolari, a cominciare da quelle legate al rispetto della clausola di salvaguardia, secondo cui, dalle norme sul federalismo fiscale non possono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Ovvero, i problemi di copertura finanziaria da parte degli Enti territoriali, così come la nuova organizzazione dell’imposizione e della spesa, possono comportare, alternativamente, un aumento dei tributi o una riduzione delle uscite o una soppressione di servizi a livello locale. Il “federalismo fiscale”, nell’interpretazione che è prevalsa, appare come un modo per operare una redistribuzione di risorse finanziarie a favore delle Regioni settentrionali, nonostante le petizioni di principio sul nuovo assetto dello Stato. Vedremo se e come il governo metterà mano anche alla Carta delle autonomie e alle riforme costituzionali, che dovrebbero accompagnare la legge-delega. Intanto, va considerato che, soprattutto grazie alla tenace azione della SVIMEZ e del suo presidente, Nino Novacco, vi sono stati cambiamenti sostanziali nel provvedimento approvato - rispetto al modello proposto dalla Regione Lombardia e al testo iniziale presentato in Parlamento -, che ne hanno attenuato alcuni elementi iniqui per il Mezzogiorno e distorsivi per il funzionamento dello Stato. Restano, tuttavia, gli interrogativi riguardanti l’effettiva capacità della legge di realizzare piena autonomia di entrata e spesa degli Enti locali, riuscendo a sostituire, gradualmente, il parametro della spesa storica con quello dei costi standard per l’erogazione dei servizi essenziali, che dovrebbero essere forniti uniformemente in tutto il Paese. E persistono anche gli interrogativi relativi al grado di responsabilità che, attraverso questo provvedimento, si vorrebbe indurre nell’amministrazione della cosa pubblica, specie dopo le rovinose prove offerte da diverse Regioni meridionali. Infatti, si è visto che la fine dell’intervento straordinario e la diminuzione dei trasferimenti nazionali alle aree del Sud non ha comportato la diffusione di comportamenti virtuosi. Anzi, è stato proprio negli ultimi anni che si è registrato un peggioramento della capacità amministrativa locale e una caduta della cosiddetta “etica pubblica”, negli Enti territoriali del Mezzogiorno. Questo fenomeno è stato determinato, più che dalla quantità di risorse erogate, da cattive politiche e da strategie di sviluppo esiziali: il tentativo maldestro di rifugiarsi nei “tradimenti” subiti dal Sud non può nascondere il fallimento delle scelte localistiche, della dispersione assistenziale e della distribuzione a pioggia dei finanziamenti europei. Per questo motivo, appare del tutto infondata l’idea secondo cui a minori risorse pubbliche potrebbe corrispondere un maggiore sviluppo del Mezzogiorno. Il limite più grave del provvedimento sul federalismo fiscale è proprio quello di lasciare inattuata o, addirittura, di contraddire la seconda parte dell’art. 119 della Costituzione, che impegna lo Stato a destinare risorse aggiuntive, attraverso interventi speciali, per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, con l’obiettivo di rimuovere gli squilibri economici e sociali delle aree più arretrate del Paese. Questa scelta, specie di fronte all’incedere della crisi, avrebbe dovuto rappresentare un punto cardinale dell’azione di governo e, in ogni caso, l’elemento qualificante di una legge che si propone di realizzare il dettato costituzionale. Invece, si diluisce ulteriormente la finalità del riequilibrio, fino a far scomparire ogni riferimento a interventi di carattere macroeconomico per il Mezzogiorno e a permettere interventi di tipo compensativo, indifferentemente al Sud come al Nord, con il risultato di favorire le aree più avanzate. Infine, non è dato di sapere come verrà applicata questa nuova normativa, visto il suo carattere di delega, ma, soprattutto, vista la mancanza di qualsiasi conteggio sull’impatto della riforma e considerati i tempi di due anni per l’emanazione dei decreti attuativi da parte del governo, che portano ad aumentare fino ad altri cinque anni i termini per il passaggio dalla spesa storica al costo standard. In questo periodo non breve, che potrebbe far riaprire perfino la discussione sulle scelte che si stanno effettuando ora, il Mezzogiorno non può rimanere alla finestra. Le Regioni del Sud, anche attraverso la costituzione di un organo permanente di monitoraggio sulla realizzazione del “federalismo fiscale”, dovrebbero tentare di avviare una nuova fase di coordinamento delle proprie strategie in una dimensione di macro-area. Le forze sociali meridionali, perlomeno quelle più avvertite, dovrebbero impegnarsi a fondo per creare nuovi obiettivi alla loro azione, interpretando la crisi come una possibilità di cambiamento e di assunzione di responsabilità. Il Mezzogiorno, da solo, non ce la potrà mai fare, ma di una nuova consapevolezza dei compiti di crescita culturale e competitiva, come pre-condizione per l’affermazione di nuove classi dirigenti, si avverte fortemente la necessità. Solo così, il talento e le competenze dei cittadini del Sud potranno evitare di disperdersi o di emigrare, mettendosi in sintonia con un progetto di risanamento e di riscatto di questa terra.

Amedeo Lepore, da Repubblica 3 maggio 2009.

domenica, febbraio 08, 2009

«Chiesa del Sud. Chiese del Sud» in programma a Napoli il 12 e 13 febbraio al Tiberio Palace Hotel

Il Cardinale Angelo Bagnasco presiederà la Celebrazione eucaristica assieme a tutti i Vescovi dell'Italia Meridionale
Convegno «Chiesa del Sud. Chiese del Sud» in programma a Napoli il 12 e 13 febbraio al Tiberio Palace Hotel
Cresce sempre di più l'interesse e l'attesa per il Convegno «Chiesa del Sud. Chiese del Sud» in programma a Napoli il 12 e 13 febbraio al Tiberio Palace Hotel, a vent'anni dal documento della Cei "Chiesa Italiana e Mezzogiorno" del 1989, per riflettere sul Mezzogiorno e aprire nuove prospettive di futuro per il Paese, in ascolto del Vangelo e in spirito di servizio. Numerose, da tutta Italia, le richieste di partecipazione per un appuntamento storico che vedrà riuniti per la prima volta assieme tutti i vescovi del Sud. Ad oggi sono circa 80 i Presuli presenti e 300 i delegati iscritti (laici, sacerdoti, religiosi e religiose provenienti dalle parrocchie, movimenti, associazioni e gruppi). Tantissime anche le richieste di accredito di giornalisti e fotocineoperatori prevenute all'Ufficio Stampa. Prevista la diretta via streaming sul sito www.chiesadinapoli.it e finestre informative attraverso emittenti televisive. Il Convegno sarà aperto dal Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo Metropolita di Napoli. La prima sessione, moderata dal prof. Giuseppe Acocella, ordinario di Etica Morale presso l'Università Federico II di Napoli e vice presidente del Cnel, prevede la relazione "Condizioni nuove per una politica meridionalistica", del prof. Piero Barucci, già ordinario di Economia Politica e Storia delle Dottrine Economiche presso le Università di Siena e Firenze attualmente componente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, cui seguirà l'intervento "Chiesa e Mezzogiorno: la sollecitudine e le responsabilità delle Chiese" del prof. Giuseppe Savagnone, direttore del Centro diocesano per la pastorale della cultura di Palermo e membro del Forum della Cei per il Progetto culturale.Anche la seconda sessione, moderata da prof. Francesco Sportelli, associato di Storia della Chiesa all'Università della Basilicata, prevede due relazioni: la prima, "La dimensione pubblica della fede tra coscienza religiosa e coscienza civile", del prof. Sandro Pajno, presidente di sezione del Consiglio di Stato; la seconda, "Prossimità, profezia, servizio: le prospettive pastorali", del prof. Carlo Greco, preside della Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale. È previsto l'arrivo a Napoli, in occasione del Convegno, del Presidente della Cei Cardinale Angelo Bagnasco, che presiederà la Celebrazione eucaristica prevista alle ore 7.30 del 13 febbraio nella Chiesa Cattedrale assieme a tutti i Vescovi dell'Italia Meridionale.

venerdì, febbraio 06, 2009

Napoli: A convegno ‘le Chiese del Sud’

NAPOLI - In preparazione al convegno “La Chiesa nel Sud. Le Chiese del Sud”, promosso il 12 e il 13 febbraio a Napoli dalle 5 Regioni ecclesiastiche del Mezzogiorno, l’Istituto italiano per gli studi filosofici, l’Istituto di studi e ricerche sociali (Isers) e il portale “Mondo cattolico Napoli” organizzano, il 9 febbraio nel capoluogo partenopeo, l’incontro di studio “Vent’anni dopo il documento Cei Chiesa e Mezzogiorno”.“Nella rarefazione del dibattito interno alle grandi organizzazioni politiche, sociali e religiose, questo incontro – spiega padre Domenico Pizzuti, presidente dell’Isers – si caratterizza come luogo di libero confronto e discussione di studiosi ed osservatori laici e religiosi, a partire dalle diverse competenze disciplinari dei relatori, sulle trasformazioni economiche, sociali e religiose che hanno interessato il Mezzogiorno nel corso dell’ultimo ventennio”. L’intento è “offrire spunti analitici e propositivi per la stessa presenza e azione delle Chiese del/nel Sud, in modo che al vertice e alla base la Chiesa avvalori l’etica pubblica da parte dei rappresentanti istituzionali e dei cittadini e promuova lo sviluppo economico, civile ed etico delle/nelle Regioni meridionali”. Per padre Pizzuti spetta alla Chiesa “nella solidarietà dell’intero Paese, indicare le vie di un nuovo sviluppo sostenibile o meglio di crescita solidale con un rinnovato protagonismo delle popolazioni meridionali”. Al di là di altre considerazioni economiche e sociali, “si ritiene – prosegue il religioso – che al centro dell’attenzione sia proprio la pastorale delle Chiese del Sud e la sua capacità o meno di modellare comportamenti e relazioni sociali che, superando familismo e mafiosità tradizionali e l’individualismo contemporaneo, siano ispirati alla non violenza, alla legalità, all’agire solidale, all’imprenditorialità e al protagonismo della società civile, ad una fraternità estesa agli ultimi. Ed altresì ispiri una religiosità promotrice di virtù civili e di coesione sociale, nell’accoglienza di migranti e rom secondo il messaggio biblico”.All’incontro di studio interverranno, tra gli altri, Giacomo Di Gennaro, docente di sociologia all’Università Federico II di Napoli, Vittorio Liberti, rettore del Seminario campano interregionale, Andrea Milano, docente di storia del cristianesimo all’Università Federico II.

martedì, aprile 29, 2008

Acli: Dall’emergenza al futuro possibile. La strategia delle ACLI del Sud.

Tutte le ACLI meridionali riunite a Napoli il 15 febbraio scorso hanno avviato un dialogo con il nazionale di grande livello e di proposizione politica alta rovesciando la tradizionale immagine di un mezzogiorno depresso alla ricerca di cooptazioni e piccole prebende.
Le indicazioni emerse dal convegno “Mezzogiorno, dall’emergenza al Futuro possibile” promosso da un’intesa tra le ACLI di tutte le regioni meridionali segnalano la necessità di ripartire dai territori attraverso un cambio di mentalità, lavorando sia sulla lettura dei bisogni che sul riconoscimento di forti rappresentanze in grado di interloquire costruttivamente nei processi nazionali indispensabili nella costruzione del bene comune.
Un ragionamento territoriale dentro la sfida nazionale richiede paradossalmente di superare eccessive frammentazioni che indeboliscono la visibilità delle esigenze vere delle diverse aree del paese.
In questo senso, come per la politica economica italiana, emerge anche per le organizzazioni sociali, il tema delle macroregioni che sono lo strumento per rendere efficace e credibile l’elaborazione e la rappresentanza.
Nelle ACLI questo argomento torna carsicamente nel dibattito e il congresso nazionale farebbe bene a non sottovalutarlo.
Del resto non partiamo da zero.
L’incontro di Napoli ha presentato una Associazione nel Sud in crescita, con gruppi dirigenti motivati e consapevoli delle sfide sul terreno e della propria nuova responsabilità.
Le ACLI del Sud portano all’Associazione nel suo complesso una vera e propria dinamica associativa fatta di partecipazione e risultati in una fase in cui il rischio di appiattimento burocratico incide sulla vita di tutte le grandi organizzazioni sociali.
Dalle Acli del Sud viene quindi un’offerta di progettualità e competenze per costruire un grande futuro per l’associazione.
Le ACLI meridionali hanno assunto a Napoli impegni precisi che poniamo all’attenzione di tutto il movimento:
Costruire un coordinamento politico tra le regioni meridionali che si impegnano a considerarsi una macroregione lavorando innanzitutto nello scambio di esperienze per valorizzare le esperienze pilota e favorire buone prassi. In quest’ottica cresce l’esigenza di una rappresentanza autorevole e non frammentata obbligata al sostegno minuto ma in grado di favorire investimenti ed azioni positive e diffuse.
Affrontare insieme con la creazione di un centro di progettazione integrata le opportunità che per il 2007/2013 vengono offerte dall’Unione Europea alle Regioni dell’ Obiettivo 1. Un vero e proprio staff in grado di sostenere la programmazione regionale nell’ambito del QSN., per passare dalle intuizioni alla cantierabilità delle nostre scelte territoriali. Le grandi risorse destinate alle nostre aree, con l’impegno delle ACLI, possono servire nella legalità e nell’efficienza ad uno sviluppo solido e duraturo che non può vederci estranei. In questo senso va perseguita una vera e propria infrastrutturazione del sistema Acli meridionale irrobustendo e diffondendo un sistema di imprese che resta l’anello debole di una associazione altrimenti in crescita.
Condividere e gestire le scelte formative per i nostri quadri in modo da garantire una nuova generazione di dirigenti consapevoli e preparati ad agire nel quadro di governance individuato.
Approntare una vera e propria task force in grado di sostenere lo sviluppo associativo supportando le aree di crisi e sostenendo i processi locali.
C’è un mezzogiorno nelle ACLI che vuole andare oltre l’emergenza offrendo un contributo forte a tutta l’Associazione.