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giovedì, giugno 10, 2010

Pensioni verso uno scalone unico

Uno scalone unico, che farà risparmiare 1,45 miliardi, per le dipendenti pubbliche che subiranno l'innalzamento secco dell'età di pensionamento a 65 anni, a partire dal 2012. Ma anche una clausola di salvaguardia per chi potrà andare in pensione a fine 2011. Lo prevede il testo che approderà giovedì in cdm per far adeguare l'Italia alla richiesta della Ue di equiparare in anticipo l'età della pensione delle lavoratrici pubbliche ai colleghi uomini.

La norma ha lo scopo di evitare una massiccia uscita anticipata dal lavoro, consentendo alle statali che hanno maturato l'età pensionabile al 31 dicembre 2011 di potersi ritirare a 61 anni anche negli anni successivi al 2011, quando per tutte le altre scatta l'innalzamento a 65 anni di età, come richiesto dalla Commissione europea.

sabato, dicembre 13, 2008

Brunetta: «Donne in pensione a 65 anni» Ed è subito scontro con i sindacati

Equiparazione dell'età di pensionamento tra uomini e donne nei lavoratori della pubblica amministrazione. È l'obiettivo che il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, intende perseguire e che annuncia nel corso di un forum a Stresa.
Brunetta, ha sottolineato che «l'invecchiamento attivo è un bene pubblico e come tale occorre farne rilevare la convenienza e sostenerlo con gli opportuni incentivi, anche fiscali, e disincentivare le uscite precoci dal lavoro». Ponendo come obiettivo l'incremento del 10% della redditività e dell'attività complessiva, soprattutto riguardo alla fascia dei 55-65 enni, il ministro ha dichiarato che «per quanto riguarda il settore pubblico perseguirò la strada dell'equiparazione dell'età pensionabile tra maschi e femmine».

Altolà dai sindacati. Alla parole di Brunetta replica subito il segretario della Uil, Luigi Angeletti: «Nessun innalzamento dell'età pensionabile che non sia basato sulla volontarietà e sugli incentivi». Che poi aggiunge: «Su questo la penso come Berlusconi, non sono d'accordo sulla necessità: sono favorevole a fondare l'innalzamento sulla volontarietà, con incentivi».

Più netto il no della Cgil: «Ci sentiamo in dovere di dare un consiglio: non ci provare nemmeno, Brunetta - replica Carlo Podda segretario confederale Cgil Funzione Pubblica - Sono altre le sperequazioni che riguardano le donne e comunque parliamo di sperequazioni subite non certo di privilegi».

Polemica la Cisl: «Niente passi falsi sul tema delle pensioni - afferma il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni - al ministro Brunetta vogliamo ricordare, senza voler fare polemiche, che le pensioni sono una materia del Governo ma anche delle parti sociali. Non è questo il momento di fughe in avanti. Le pensioni sono un tema delicato che non può essere utilizzato come uno spot pubblicitario».

giovedì, gennaio 24, 2008

Cambiano le modalità di accesso alla pensione di vecchiaia: verifica la tua "finestra"


Cambiano le modalità di accesso alla pensione di vecchiaia: verifica la tua "finestra"


Cambiano le modalità di accesso alla pensione di vecchiaia: mentre, fino al 2007, la pensione di vecchiaia veniva percepita dal primo giorno del mese successivo a quello di compimento dell’età pensionabile, dal 2008 si dovranno attendere tre o più mesi prima di poter riscuotere la rendita.


VERIFICA ON LINE LA TUA FINESTRA

ATTENZIONE!!!!
Se sei un lavoratore dipendente
e hai già dato le dimissioni dal lavoro tenendo conto della vecchia normativa, ti invitiamo a rivolgerti con urgenza ai nostri uffici per verificare la nuova finestra d’uscita e valutare la possibilità di revocare le dimissioni. Se devi ancora presentare la domanda, presentati per analizzare la tua posizione contributiva e verificare il diritto e la decorrenza della pensione in base alla nuova normativa.



PENSIONE DI VECCHIAIA: la decorrenza, ovvero le finestre d'uscita


PENSIONI DI VECCHIAIA: i requisiti richiesti nel sistema retributivo


PENSIONE DI VECCHIAIA: i requisiti richiesti nel sistema contributivo


ASSEGNO SOCIALE






sabato, gennaio 19, 2008

Pensioni di vecchiaia. Patronato ACLI: la circolare INPS non corregge le incongruenze

Il Patronato Acli interviene con una nota sulla circolare n.5 dell’Inps che ha cercato di mettere un rimedio, martedì scorso, al vuoto che si è creato con l’approvazione della legge 247/2007 tra cessazione del rapporto di lavoro e la decorrenza della pensione di vecchiaia.

La circolare salva dalle nuove finestre di vecchiaia i lavoratori che avevano in corso il preavviso per la cessazione del rapporto di lavoro al 31 dicembre 2007 e nei limiti del periodo previsto dal contratto. «Ma se la cessazione dal lavoro si colloca a fine febbraio – spiega il direttore generale del Patronato Acli Damiano Bettoni – ed il contratto prescrive un mese di preavviso, il lavoratore resta escluso dall’ipotesi salvaguardata e dovrà andare in pensione il 1° luglio, se la sua pensione è liquidata dal fondo lavoratori dipendenti, o il 1° ottobre se la sua pensione è liquidata nella Gestione dei lavoratori automi. Se invece il preavviso prescritto dal contratto fosse stato di 2 mesi, avrebbe potuto evitare il nuovo regime delle finestre e andare in pensione il 1° marzo».

«Questa indicazione operativa dell’Inps, dunque, se da una parte vale a salvare almeno le situazioni di chi ormai abbia avviato le procedure della cessazione del rapporto di lavoro, dall’altra non corregge quelle discriminazioni create dall’estensione delle finestre alle pensioni di vecchiaia, concretizzando in pratica un’elevazione dell’età di vecchiaia che non è uguale per tutti».

«Né viene risolto il nodo più evidente – aggiunge Bettoni – , che è di natura giuslavoristica. E cioè la possibilità del datore di lavoro di recedere dal contratto al compimento del 65° anno di età del lavoratore. In pratica la possibilità di licenziare il lavoratore senza bisogno di motivazione. Pur riconoscendo l’impegno dell’Istituto ad intervenire in una situazione di urgente rilevanza sociale, resta forte la perplessità sulla sua capacità, e di altri enti previdenziali, di sostituirsi al legislatore in una materia che trova soluzione definitiva solo in un provvedimento che abbia forza di legge. La possibilità c’è: quella di introdurre la misura idonea in sede di conversione in legge del decreto “milleproroghe”, che deve essere trasformato in legge entro febbraio».

Per il vicepresidente delegato del Patronato Acli, Michele Consiglio, «c’è da domandarsi se non si debba ripensare ad una norma meglio strutturata di quella approvata. Non si può infatti nascondere quello che è palese, e cioè che con questo provvedimento, con l’istituzione cioè delle finestre per la pensione di vecchiaia, si è di fatto introdotto – in modo surrettizio e oggettivamente discriminatorio – l’allungamento dell’età pensionabile. Per alcuni lavoratori l’allungamento raggiunge anche gli 8 mesi. La norma in sé appare iniqua per molte ragioni, ivi compreso il fatto che va a colpire anche persone che, soprattutto donne, hanno da tempo cessato di lavorare con lo scopo di dedicarsi alla cura dei figli o all’assistenza degli anziani e hanno raggiunto i requisiti contributivi per la pensione mediante versamenti volontari. Queste protagoniste del cosiddetto “welfare informale” si vedono ancora posticipare quella pensione che, al momento della cessazione dell’attività lavorativa, molti anni fa, avrebbe dovuto arrivare al compimento del 55° anno di età. Oggi devono attendere quasi i 61 anni».

mercoledì, gennaio 09, 2008

Pensioni di vecchiaia: disagi con le nuove norme : avviso i lavoratori che hanno fatto domanda per il 2008: Non sospendete il rapporto di lavoro

Il Patronato Acli avvisa i lavoratori che hanno fatto domanda per il 2008: 'Non sospendete il rapporto di lavoro'

Roma, 9 gennaio 2008 - Le nuove norme sulle pensioni di vecchiaia entrate in vigore dal 1 gennaio stanno creando grosse difficoltà ai lavoratori che nel 2008 hanno maturato i requisiti e hanno predisposto la domanda. Il Patronato ha inviato in questi giorni 8500 lettere - tante le persone interessate dallo slittamento delle finestre d'uscita - per informarle e consigliare loro di 'tenere sospesa ogni decisione' in merito alla propria attività lavorativa. Non abbandonate il posto di lavoro - cioè - pena rimanere senza stipendio né assegno di pensione per diversi mesi.

Spiega il direttore generale del Patronato Acli Damiano Bettoni: «Stiamo ricevendo numerose telefonate e segnalazioni da parte delle sedi provinciali o direttamente dalle persone tramite il call center, che raccontano il disagio e la preoccupazione dei lavoratori di fronte alle nuove modifiche intervenute con la legge 247 di accompagnamento della Finanziaria 2008. Stiamo tentando di prendere contatto con tutte le persone interessate alle quali stiamo consigliando di non sospendere per il momento il loro rapporto di lavoro, in attesa di un auspicabile intervento del governo per colmare il 'vuoto' che si è creato di fatto tra la data di compimento dell'età pensionabile e l'apertura delle finestre d'uscita».

Per il vicepresidente del Patronato, Michele Consiglio, «a questo punto le soluzioni sono due: o aboliamo queste finestre, o interveniamo rapidamente con una legge di raccordo tra la decorrenza delle pensioni e la legge sul licenziamento per il raggiungimento dell'età di vecchiaia».