A partire dall'esperienza associativa vissuta nelle ACLI e da quella amministrativa a Napoli e Castellammare di Stabia utilizzo questo spazio per affrontare i temi del dialogo tra le generazioni, del lavoro, della formazione, del welfare, della partecipazione e della loro necessaria innovazione.
sabato, febbraio 11, 2012
Governo e Parlamento modifichino il Milleproroghe su rivalutazioni ed esodati.
venerdì, maggio 20, 2011
Accesso anticipato al pensionamento per gli addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti,
Pubblicato nella Gazzetta ufficiale il Decreto sui “lavori usuranti”
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.108, dell’11 maggio scorso, il Decreto Legislativo 21 aprile 2011 n. 67 avente per titolo “Accesso anticipato al pensionamento per gli addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti, a norma dell'articolo 1 della legge 4 novembre 2010, n.183”.
Il provvedimento, che entrerà in vigore il 26 maggio 2011, definisce le tipologie di lavori usuranti, che consentono a chi le abbia prestate di andare in pensione con un certo anticipo rispetto alle regole generali.
Per poter beneficiare dell’anticipo di pensione, i lavoratori interessati devono presentare domanda, corredata della necessaria documentazione, entro il 30 settembre 2011, se hanno già maturato, o matureranno i requisiti entro il 31 dicembre 2011, e a decorrere dal prossimo anno entro il 1°marzo dell'anno di perfezionamento dei requisiti.
sabato, ottobre 09, 2010
Dal 2011 cambiano le pensioni
giovedì, maggio 20, 2010
"Norme in favore dei lavoratori che assistono familiari gravemente disabili"
giovedì, marzo 18, 2010
Fino al 2015 le donne lavoratrici possono ottenere la pensione di anzianità con requisiti di età più favorevoli, ma con diverso calcolo di pensione
In via sperimentale, fino a tutto il 2015, le donne in possesso di un’anzianità assicurativa e contributiva di almeno 35 anni, che compiano 57 anni di età, se lavoratrici dipendenti, e 58, se lavoratrici autonome, possono ottenere la pensione di anzianità, a condizione che optino per la liquidazione della pensione calcolata con il sistema contributivo.
Lo rammenta il Messaggio Inps n.7300 del 12 marzo 2010, precisando in particolare che possono beneficiare della sperimentazione le lavoratrici con un’anzianità contributiva pari o superiore a 18 anni al 31 dicembre 1995, che non abbiano maturato, entro il 2007, i requisiti di anzianità contributiva, e di età anagrafica, utili per il conseguimento del diritto a pensione di anzianità, ai sensi della normativa all’epoca vigente, o le lavoratrici con un’anzianità contributiva inferiore a 18 anni al 31 dicembre 1995, che tuttavia non abbiano già esercitato il diritto di opzione per il sistema contributivo.
Dopo aver precisato che la scelta per il sistema di calcolo contributivo va esercitata all’atto del pensionamento, il Messaggio afferma che l’applicazione del sistema contributivo è limitata alle sole regole di calcolo, pertanto la pensione potrà essere integrata, se ricorrono le condizioni, al trattamento minimo, e verrà erogata senza tener conto del cosiddetto “requisito dell’importo”, secondo il quale una pensione contributiva può essere erogata prima del compimento del 65.mo anno di età, a condizione che risulti di importo non inferiore all’importo dell'assegno sociale aumentato del 20%.
sabato, febbraio 06, 2010
Riforma delle pensioni, ecco le novità
giovedì, gennaio 07, 2010
Gli importi delle pensioni nel 2010. Pensioni basse.....
| Tipologia di pensione | Importo provvisiorio 2010 mensile | Importo provvisorio 2010 annuale |
| Pensione minima | € 460,97 | € 5.992,61 |
| Pensione sociale | € 339,15 | € 4.408,95 |
| Assegno sociale | € 411,53 | € 5.349,89 |
INFLAZIONE BASSA, SCOPERTE AMARE
Quelle pensioni così povere
Molti falsi poveri davanti al Fisco, troppi veri poveri nei libri paga dell’Inps. Puntualmente l’analisi delle dichiarazioni dei redditi ci rivela scomode verità, almeno per chi paga le tasse: gli italiani guadagnano poco, meno della media europea. Ma, se li mettiamo di fronte allo specchio dell’Inps, il ritratto è ancor più drammatico. Nel 2009 l’ente ha staccato 15 milioni e mezzo di assegni con un importo medio di 773 euro al mese. Per tredici mensilità fanno poco più di 10.000 euro. La stragrande maggioranza dei pensionati vive, quindi, con mille euro al mese. Forse meno. E se in casa ci sono due ex lavoratori si arriva a 2.000. Non c’è di che scialare.
Nel 2010 anche la scala mobile girerà lenta. L’inflazione zero ha congelato l’aumento: +0,7%. Le «minime» cresceranno di soli tre euro al mese. Ma le bollette, per fare un esempio, sono rincarate ben di più. Molti pensionati, per la prima volta dopo anni, dovranno anche restituire qualcosa all’Inps perché il costo della vita 2009 è stato inferiore alle previsioni. Un po’ si prende, un po’ si restituisce. E il mini aumento scema ancor di più.
Per decenni la questione previdenziale è stata affrontata dal lato della spesa pubblica. Un’impostazione doverosa, in un Paese che ha brevettato le pensioni di giovinezza. Vi ricordate i 19 anni sei mesi e un giorno dei dipendenti pubblici? O le rendite di anzianità svincolate da un’età minima (si staccava anche a 49 anni)?
Le ultime riforme stanno riportando in equilibrio i conti. E se è vero che i già pensionati sono stati in parte risparmiati, com’era giusto, è altrettanto vero che sono stati quasi completamente dimenticati. Forse è il caso di ridare loro almeno una parte dei risparmi che deriveranno dai nuovi coefficienti di calcolo delle rendite contributive. O dall’agganciamento dell’età pensionabile alle aspettative di vita.
Dal 2002 ad oggi, a parte l’integrazione decisa dal secondo governo Berlusconi per portare il minimo a un milione di lire — beneficio toccato a una minoranza —, è stato fatto molto poco. Qualche una tantum e la quattordicesima del governo Prodi. Provvedimenti tampone legati al possesso di redditi minimi, da certificare con non pochi fastidi burocratici.
Anno dopo anno le pensioni hanno continuato a rivalutarsi solo grazie all’inflazione misurata dall’Istat, perché la perequazione agli stipendi è stata cancellata negli Anni 90. E così il loro potere di acquisto si è pian piano svilito. Un miglioramento potrebbe venire dall’annunciata, ma mai attuata, creazione di un paniere ad hoc per i pensionati, per tenere conto dei loro veri consumi. Anche le norme fiscali sono penalizzanti sul fronte degli oneri detraibili (le rendite basse non ne beneficiano). E se il coniuge supera con la pensione i 2.840 euro non è più a carico. E si perdono i relativi vantaggi.
Tanti poveri, molti evasori. Perché non cercare di riportare la bilancia in equilibrio? L’Italia nello specchio dell’Inps e del Fisco piacerebbe di più. A tutti.