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sabato, febbraio 11, 2012

Governo e Parlamento modifichino il Milleproroghe su rivalutazioni ed esodati.

"Tocca al Governo ma anche autonomamente al Parlamento, dove è approdato il decreto, mettere mano ad una revisione del Milleproroghe in modo da ridare ai pensionati quel minimo di rivalutazione di redditi ormai in caduta libera - lo afferma Pasquale Orlando, Segretario nazionale della FAP ACLI - Il blocco della rivalutazione per le pensioni che superano tre volte il trattamento minimo, insieme all'introduzione dell'Imu che non tiene conto del reddito e della condizione dei pensionati, sono colpi gravissimi alle condizione di vita degli anziani e pensionati e di conseguenza di milioni di famiglie con giovani disoccupati e precari" Gravissimo inoltre, per i pensionati aclisti, è il dramma dei cosiddetti lavoratori esodati, decine di migliaia di persone che hanno accettato l'uscita morbida dalle crisi aziendali (mobilità più prepensionamento) ma che per effetto dell'innalzamento dell'età si ritroveranno per anni senza alcun reddito, praticamente disoccupati. Nel frattempo l’Inps ha comunicato ufficialmente che per il corrente anno 2012 le pensioni sono state aumentate, in via provvisoria, nella misura del 2,6%: per effetto di tale aumento perequativo, l’importo delle pensioni minime, delle pensioni sociali e degli assegni sociali viene fissato provvisoriamente nelle misure esposte nella tabella di seguito pubblicata. 
Pensione minima - importo provvisorio 2012 mensile € 480,53 - importo provvisorio 2012 annuale € 6.246,89 Pensione sociale - importo provvisorio 2012 mensile € 353,54 - importo provvisorio 2012 annuale € 4.596,02 Assegno sociale - importo provvisorio 2012 mensile € 429,00 - importo provvisorio 2012 annuale € 5.577,00 
 In base al “Decreto Salva Italia” (DL 201/2011, convertito in Legge 214/2011), l’aumento viene applicato in misura piena solo per le pensioni di importo non superiore al triplo del minimo nell’anno 2011, mentre per le altre pensioni l’importo rimane congelato. Nel frattempo - afferma la FAP ACLI - mentre la nostra Federazione è pronta ad offrire ai propri soci soluzioni convenienti, è necessario trovare soluzioni eque, a partire da una proroga per evitare aggravi di costi a carico dei pensionati sempre in regola con il fisco in merito all’obbligo di pagamento su conto corrente delle pensioni superiori a mille euro. 

venerdì, maggio 20, 2011

Accesso anticipato al pensionamento per gli addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti,

Pubblicato nella Gazzetta ufficiale il Decreto sui “lavori usuranti”

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.108, dell’11 maggio scorso, il Decreto Legislativo 21 aprile 2011 n. 67 avente per titolo “Accesso anticipato al pensionamento per gli addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti, a norma dell'articolo 1 della legge 4 novembre 2010, n.183”.

Il provvedimento, che entrerà in vigore il 26 maggio 2011, definisce le tipologie di lavori usuranti, che consentono a chi le abbia prestate di andare in pensione con un certo anticipo rispetto alle regole generali.

Per poter beneficiare dell’anticipo di pensione, i lavoratori interessati devono presentare domanda, corredata della necessaria documentazione, entro il 30 settembre 2011, se hanno già maturato, o matureranno i requisiti entro il 31 dicembre 2011, e a decorrere dal prossimo anno entro il 1°marzo dell'anno di perfezionamento dei requisiti.

Leggi il Decreto legislativo

sabato, ottobre 09, 2010

Dal 2011 cambiano le pensioni




Dal 2011 scattano le nuove pensioni: le ripercussioni più evidenti saranno quelle che si avranno sui meccanismi d’ingresso in pensione, in virtù dell’entrata in vigore della “finestra mobile”.

A partire dal primo giorno del 2011, i lavoratori dipendenti riceveranno il primo assegno del trattamento pensionistico di anzianità e vecchiaia quando saranno trascorsi 12 mesi dalla data di maturazione dei requisiti anagrafici e contributivi. I lavoratori autonomi dovranno invece attendere 18 mesi.

Dal meccanismo della finestra mobile si salveranno quanti maturano i requisiti entro dicembre 2010. Il sistema pensionistico, inoltre, si rivelerà molto più stringente anche per quanto riguarda gli assegni di invalidità. Nel triennio 2010-2012, infatti, all’Inps spetterà il compito di effettuare 600mila verifiche straordinarie sulle pensioni di questo tipo: 100mila nel 2010, 250mila nel 2011 e altrettante nel corso del 2012. La normativa prevede anche maggiore indulgenza per i pensionati a basso reddito.

A chi vive con un reddito da pensione inferiore ai 18mila euro annui e, in fase di determinazione dei conguagli fiscali di fine anno, risulti in debito di imposta per più di 100 euro, l’Inps offrirà la possibilità di saldare i conti in undici rate fino al mese di novembre dell’anno successivo.

giovedì, maggio 20, 2010

"Norme in favore dei lavoratori che assistono familiari gravemente disabili"

La camera dei deputati ha appena approvato un provvedimento "Norme in favore dei lavoratori che assistono familiari gravemente disabili" che rende un pò di giustizia a più di 100.000 famiglie che si sono dedicate da almeno 18 anni alla cura in casa di un parente disabile. il lavoratore del settore privato o autonomo potrà vedere erogata in anticipo la propria pensione a determinate condizioni

giovedì, marzo 18, 2010

Fino al 2015 le donne lavoratrici possono ottenere la pensione di anzianità con requisiti di età più favorevoli, ma con diverso calcolo di pensione

In via sperimentale, fino a tutto il 2015, le donne in possesso di un’anzianità assicurativa e contributiva di almeno 35 anni, che compiano 57 anni di età, se lavoratrici dipendenti, e 58, se lavoratrici autonome, possono ottenere la pensione di anzianità, a condizione che optino per la liquidazione della pensione calcolata con il sistema contributivo.

Lo rammenta il Messaggio Inps n.7300 del 12 marzo 2010, precisando in particolare che possono beneficiare della sperimentazione le lavoratrici con un’anzianità contributiva pari o superiore a 18 anni al 31 dicembre 1995, che non abbiano maturato, entro il 2007, i requisiti di anzianità contributiva, e di età anagrafica, utili per il conseguimento del diritto a pensione di anzianità, ai sensi della normativa all’epoca vigente, o le lavoratrici con un’anzianità contributiva inferiore a 18 anni al 31 dicembre 1995, che tuttavia non abbiano già esercitato il diritto di opzione per il sistema contributivo.
Dopo aver precisato che la scelta per il sistema di calcolo contributivo va esercitata all’atto del pensionamento, il Messaggio afferma che l’applicazione del sistema contributivo è limitata alle sole regole di calcolo, pertanto la pensione potrà essere integrata, se ricorrono le condizioni, al trattamento minimo, e verrà erogata senza tener conto del cosiddetto “requisito dell’importo”, secondo il quale una pensione contributiva può essere erogata prima del compimento del 65.mo anno di età, a condizione che risulti di importo non inferiore all’importo dell'assegno sociale aumentato del 20%.

sabato, febbraio 06, 2010

Riforma delle pensioni, ecco le novità

Per la previdenza italiana il decennio che è iniziato sarà quello del contributivo: nei prossimi anni il nuovo sistema di calcolo entrerà nel vivo, coinvolgendo un numero sempre maggiore di persone. Ma già dal 2010 si vedranno alcuni effetti del meccanismo introdotto con la riforma del 1995. Scatta infatti il primo gennaio la riduzione dei coefficienti di trasformazione in base all’allungamento della vita media; la conseguenza sarà una diminuzione dell’assegno fino al 6-8 per cento rispetto all’importo che sarebbe stato ottenuto con i vecchi coefficienti.

Gli interessati. Sono toccati dal calcolo contributivo i lavoratori che hanno iniziato a lavorare dal primo gennaio 1996 o quelli che a quella data avevano meno di 18 anni di anzianità (per loro il sistema sarà misto, retributivo fino al ’95 e poi contributivo). Di fatto quindi i nuovi coefficienti riguardano chi dal prossimo mese andrà in pesnione di vecchiaia (a 65 anni per gli uomini, 60 per le donne) avendo iniziato a lavorare dal 1978 in poi (o anche prima in caso di “buchi” contributivi). Sono inoltre interessate dal contributivo particolari categorie di pensionati, tra cui i titolari di pensione indiretta (cioè i superstiti di un lavoratore morto in attività) o di pensione di inabilità, sempre nel caso in cui al 1996 gli anni di contributi fossero meno di 18. Escluse invece le pensioni di anzianità perché i titolari hanno almeno 35 anni di contributi, e dunque più di 18 al 1996: l’eccezione è rappresentata dalle donne che hanno optato per il contributivo per poter lasciare il lavoro a 57 anni. Proprio le donne sono in proporzione maggiormente coinvolte nel sistema misto, potendo vantare in generale meno anzianità contributiva. Secondo dati Inps elaborati dalla Cgil le pensioni contributive o miste erano circa 750.000 al primo gennaio 2009. Ne erano attese altre 188.000 al 31 dicembre, e ulteriori 204.000 nel 2010.

La decurtazione. L’idea di fondo del contributivo è che il “capitale” pensionistico accumulato dal lavoratore viene suddiviso per il numero di anni nei quali presumibilmente percepirà l’assegno. La decorrenza del 2010 dei nuovi coefficienti che trasformano il monte-contributi in pensione non è stata pensata all’ultimo momento, ma già prevista dalla riforma del 1995 ( legge 335/95 ) . D’ora in poi la revisione sarà triennale, in base agli andamenti demografici. I coefficienti hanno subito una riduzione percentuale che va dal 6,38 per l’uscita a 57 anni all’8,41 per l’uscita a 65. Secondo calcoli realizzati dalla Cgil, tutto ciò si traduce nel sistema misto in una decurtazione delle nuove pensioni (rispetto a quelle liquidate con i vecchi coefficienti) intorno al 3 per cento con 29 anni di anzianità, ma anche del 6-8 per cento se gli anni di anzianità sono solo 13: come può capitare con la pensione indiretta o di inabilità.

Le altre novità. Per chi in pensione deve ancora andarci il 2010 non porterà grandi cambiamenti nelle regole. Unica eccezione di rilievo le dipendenti pubbliche, che potranno andare in pensione di vecchiaia a 61 anni invece che a 60: è il primo gradino della “scaletta” che nel 2018 le porterà alla soglia di 65 anni e quindi alla parità con gli uomini. Per la pensione di anzianità di tutti i lavoratori restano in vigore fino al dicembre 2010 le regole scattate nel luglio di quest’anno, che prevedono il diritto all’uscita con 60 anni di età e 35 di contributi, oppure con 59 e 36 (nel conteggio per raggiungere “quota 95” valgono anche le frazioni di anno: ad esempio è possibile lasciare il lavoro con 59 anni e mezzo di età e 35 e mezzo di contributi). Scatta infine dal primo gennaio l’incremento dal 25,72 al 26,72 per cento dell’aliquota contributiva per i lavoratori parasubordinati. di Luca Cifoni Il Messaggero

Nel sistema contributivo i coefficienti servono a determinare l’importo della pensione in base alla durata della vita media. Se questa si allunga si pone quindi il problema della loro revisione. Il sistema contributivo prevede il calcolo della pensione effettuato sull’insieme dei contributi versati durante l’intera vita assicurativa. Al termine della vita lavorativa, i contributi versati vengono sommati per dare luogo alla base contributiva complessiva – il montante individuale – sulla quale si calcola la pensione. I contributi vengono rivalutati ogni anno in base al prodotto interno lordo (PIL) per consentire al lavoratore di recuperare in parte la diminuzione del potere di acquisto della moneta.

giovedì, gennaio 07, 2010

Gli importi delle pensioni nel 2010. Pensioni basse.....


Le pensioni vengono aumentate nel 2010 nella misura dello 0,7%: per effetto di tale perequazione, l’importo delle pensioni minime, sociali e degli assegni sociali viene fissato in via provvisoria, per il corrente anno 2010, nelle misure fissate nella tabella di seguito esposta.
Tipologia di pensioneImporto provvisiorio 2010 mensileImporto provvisorio 2010 annuale
Pensione minima€ 460,97€ 5.992,61
Pensione sociale€ 339,15€ 4.408,95
Assegno sociale€ 411,53€ 5.349,89


L’aumento perequativo viene applicato in misura intera per le quote di pensione comprese entro un importo determinato moltiplicando il trattamento minimo dell’anno precedente (€ 457,76) per cinque (€ 2.288,80), mentre per la fascia eccedente tale importo, la percentuale di aumento è applicata nella misura ridotta dello 0,525% (pari al 75% dell’aumento pieno dello 0,7%).

Come accennato, l’aumento viene fissato in via provvisoria, salvo conguaglio operato di anno in anno in occasione dell’erogazione della prima rata di pensione: per l’anno 2009 l’aumento definitivo è pari al 3,2%, mentre l’aumento determinato lo scorso anno in via provvisoria ammontava al 3,3%. Ne consegue che in occasione del pagamento della prima rata dell’anno 2010, gli Istituti previdenziali opereranno il conguaglio, calcolando l’importo definitivo delle prestazioni pagate nel 2009, sulle quali applicheranno successivamente l’aumento provvisorio per il corrente anno 2010.

Le modalità di perequazione sono riepilogate nella Circolare Inps n.132 del 29 dicembre 2009, alla quale è allegata una Tabella contente gli importi pensionistici dell’anno 2010.


INFLAZIONE BASSA, SCOPERTE AMARE

Quelle pensioni così povere

Molti falsi poveri davanti al Fisco, troppi veri poveri nei libri paga dell’Inps. Puntualmente l’analisi delle dichiarazioni dei redditi ci rivela scomode verità, almeno per chi paga le tasse: gli italiani guadagnano poco, meno della media europea. Ma, se li mettiamo di fronte allo specchio dell’Inps, il ritratto è ancor più drammatico. Nel 2009 l’ente ha staccato 15 milioni e mezzo di assegni con un importo medio di 773 euro al mese. Per tredici mensilità fanno poco più di 10.000 euro. La stragrande maggioranza dei pensionati vive, quindi, con mille euro al mese. Forse meno. E se in casa ci sono due ex lavoratori si arriva a 2.000. Non c’è di che scialare.
Nel 2010 anche la scala mobile girerà lenta. L’inflazione zero ha congelato l’aumento: +0,7%. Le «minime» cresceranno di soli tre euro al mese. Ma le bollette, per fare un esempio, sono rincarate ben di più. Molti pensionati, per la prima volta dopo anni, dovranno anche restituire qualcosa all’Inps perché il costo della vita 2009 è stato inferiore alle previsioni. Un po’ si prende, un po’ si restituisce. E il mini aumento scema ancor di più.

Per decenni la questione previdenziale è stata affrontata dal lato della spesa pubblica. Un’impostazione doverosa, in un Paese che ha brevettato le pensioni di giovinezza. Vi ricordate i 19 anni sei mesi e un giorno dei dipendenti pubblici? O le rendite di anzianità svincolate da un’età minima (si staccava anche a 49 anni)?
Le ultime riforme stanno riportando in equilibrio i conti. E se è vero che i già pensionati sono stati in parte risparmiati, com’era giusto, è altrettanto vero che sono stati quasi completamente dimenticati. Forse è il caso di ridare loro almeno una parte dei risparmi che deriveranno dai nuovi coefficienti di calcolo delle rendite contributive. O dall’agganciamento dell’età pensionabile alle aspettative di vita.
Dal 2002 ad oggi, a parte l’integrazione decisa dal secondo governo Berlusconi per portare il minimo a un milione di lire — beneficio toccato a una minoranza —, è stato fatto molto poco. Qualche una tantum e la quattordicesima del governo Prodi. Provvedimenti tampone legati al possesso di redditi minimi, da certificare con non pochi fastidi burocratici.

Anno dopo anno le pensioni hanno continuato a rivalutarsi solo grazie all’inflazione misurata dall’Istat, perché la perequazione agli stipendi è stata cancellata negli Anni 90. E così il loro potere di acquisto si è pian piano svilito. Un miglioramento potrebbe venire dall’annunciata, ma mai attuata, creazione di un paniere ad hoc per i pensionati, per tenere conto dei loro veri consumi. Anche le norme fiscali sono penalizzanti sul fronte degli oneri detraibili (le rendite basse non ne beneficiano). E se il coniuge supera con la pensione i 2.840 euro non è più a carico. E si perdono i relativi vantaggi.
Tanti poveri, molti evasori. Perché non cercare di riportare la bilancia in equilibrio? L’Italia nello specchio dell’Inps e del Fisco piacerebbe di più. A tutti.

Massimo Fracaro