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lunedì, maggio 17, 2010

Settecento giorni di ritardo nei pagamenti dei servizi sociali. Una ferita aperta che non smette di sanguinare. Interviene l'assessore Giulio Riccio


Settecento giorni di ritardo nei pagamenti dei servizi sociali. Una ferita aperta che non smette di sanguinare, non sono una scelta, ma una stortura che ci è imposta dalle scelte miopi dei nostri governanti, di oggi e di ieri. Leggi capestro, vincoli di bilancio, garbugli normativi che si scaricano sui comuni, l’articolazione dello stato più vicina ai problemi e alla vita quotidiana dei cittadini, che pagano ogni giorno i costi sociali di scelte sbagliate. Nessuno scandalo, le parole sono importanti, piuttosto il frutto amaro di scelte sbagliate, di politiche finanziarie e normative cieche che mettono sullo stesso piano i servizi di cura della persona, di inclusione sociale e ogni altro tipo di fornitura. Tutto ha una spiegazione, non c’è nulla di inspiegabile. Rischia di prendere il sopravvento l’idea che il contenimento della spesa pubblica si realizza ai danni delle famiglie dei soggetti svantaggiati; Il convincimento che Città così diverse per condizioni sociali e per reddito procapite medio, Napoli e Bologna, possano ricevere le stesse risorse in termini di fondi per l’inclusione sociale; il tentativo di nascondere che gli unici enti pubblici, come emerge dai report delle authority nazionali, che hanno rispettato il contenimento della spesa, sono i Comuni. Last but no least il tentativo di marginalizzare il privato sociale, un interlocutore scomodo, che contrasta sul terreno etico e concreto il tentativo strisciante di privatizzare la cittadinanza. Un settore che non solo produce reddito e occupazione, ma che è produttore del bene più prezioso per una comunità: la cittadinanza. Il quadro che emerge dall’intervento di Morniroli e Smarrazzo fotografa la realtà, salvo come sempre accade fare di tutta l’erba un fascio, addossando responsabilità a tutti, così, determinando, di fatto, una assoluzione generalizzata di tutte le istituzioni e della politica. Tutto questo sarebbe il frutto dell’inefficienza della macchina comunale e della burocrazia molesta. Non è così. Le cause sono ben altre e sono il frutto di un tendenza che esiste concretamente da oltre sette anni. Questi sono gli effetti una politica legislativa che al centro non mette l’uomo e i suoi diritti , ma regole astratte e odiose che sancirscono sperequazioni e ingiustizie. Nel dire questo metto all’indice le responsabilità di chi governava prima, e di chi governa ora. Hanno raccontato a tutti gli italiani che le tasse non sono un investimento sulla comunità e sul futuro, ma sono un aggravio , un odioso balzello da cancellare. Mi domando: l’abolizione dell’ ICI che ha ridotto al lumicino le finanze già gracili dei comuni del sud, che beneficio ha portato ai cittadini, e allo stato? Quale ai governanti? Solo l’effimero titolo dei giornali che qualche giorno dopo viene dimenticato. Non so come la pensano Morniroli e Smarrazzo, ma io credo che questa debba diventare una battaglia nazionale mettendo da parte gli egoismi e il particolare. Credo che in questi anni sia stato giusto lavorare a Napoli perché in un quadro di straordinaria difficoltà venisse preservata ad ogni costo la spesa sociale. La strada che avremmo dovuto seguire per rispettare alla lettera le indicazioni delle finanziarie corrispondeva alla scelta di radere al suolo il sistema di welfare comunale. Oggi è evidente che lo sforzo isolato del Comune non basta più. La speranza è una sola quella di costruire con tutte le donne e gli uomini di buona volontà una grande battaglia per cambiare rotta. Le speranze quelle generali e quelle più concrete si costruiscono con il lavoro collettivo e con umiltà, riconoscendo gli alleati, senza protagonismi inutili e senza confondere la vittima con il carnefice. Quest’ anno, come due anni fa, per dare una risposta al grido di dolore che proviene dal Terzo settore, dai produttori di cittadinanza del nostro territorio, il Comune di Napoli in questi giorni sta valutando le condizioni di una operazione bancaria che consenta di dare un po’ di ossigeno a tutti gli attori del sistema comunale di inclusione sociale recuperando quei 700 giorni. Prendersi cura è il titolo della storia nuova che dobbiamo provare a scrivere insieme, mettendo a valore le esperienze diverse che in questi anni sono maturate. Dobbiamo farlo ora, superando le diffidenze e le incomprensioni, c’è in gioco il diritto di cittadinanza nel terzo millennio e il futuro del privato sociale. Dobbiamo prenderci cura del nostro territorio, dei nostri cittadini, soprattutto dei più fragili, ma dobbiamo prenderci cura del presente, per costruire un futuro sostenibile. Prendersi cura significa ridare slancio e fiducia a tante e tanti, donne, uomini. Prendersi cura significa costruire una trasformazione radicale degli stili di vita e della politica. Radicale significa semplicemente, comprendere le cose dalle loro radici” (A.Davis)

giulioriccio.it

venerdì, gennaio 16, 2009

Il mistero della Social Card

Prima i numeri, quelli che per il governo fanno parlare di un veroe proprio successo. Nel giro di un paoio di mesi sarebbero già circolanti qualcosa come 423mila "social card", le tesserine messe a punto dal ministero del Tesoro per distribuire ai meno abbienti un aiuto da 40 euro al mese.

Secondo il Tesoro le richieste arrivate sono state oltre 500mila, di queste 157mila sono state quelle non accettate per cause che spaziano dalle anomalie nella richiesta fino alla mancanza dei requisiti richiesti in termini di reddito.

Secondo quanto riferito sarebbero invece 423mila le Social Card già caricate per un totale di 680mila transazioni effettuate per un importo medio di 33 euro, mentre l'Inps spiega che in Campania e Sicilia è concentrata quasi la metà delle ricariche effettuate.

Tutto bene? Mica tanto. Le associazioni dei consumatori prima, una serie di servizi giornalistici poi, hanno dimostrato che in parecchi casi le tesserine, una volta arrivate in mano a chi ne aveva diritto, hanno rivelato nel momento del loro uso di non essere state caricate.

Tradotto, il poveraccio di turno ha dovuto mollare alla cassa la parte di spesa fatta con la social card, con buona pace di dignità e privacy. "Si può polemizzare su tutto ma, per favore, non sulla povertà", ribatte il ministro Tremonti, che dimentica che la polemica non è sulla povertà ma su di lui e sul governo.

Secondo l'associazione Altroconsumo all'origine delle Social Card vuote a sorpresa c'è un meccanismo per cui, anche se la Social Card viene concessa, in seguito l’Amministrazione fa dei controlli sulle dichiarazioni rilasciate da chi fa richiesta. "Procedura che non fa che aumentare la confusione, il disagio e lo smarrimento dei cittadini. I controlli sull’esistenza dei requisiti per il rilascio della carta andrebbero fatti prima di consegnarla al richiedente", sottolinea Altroconsumo.

E Federconsumatori con Adusbef aggiungono: "Da più parti ci pervengono segnalazioni di disagi e difficoltà nell’uso della Social Card. Carte che non sono mai state ricaricate, mancata chiarezza riguardo ai prodotti sui quali è applicabile lo sconto, estrema difficoltà nel reperire i negozi abilitati, sono molti i cittadini che si pongono seri dubbi sulla reale fruibilità di questo strumento". Secondo le due associazioni "ben altre sarebbero le operazioni da adottare per aiutare veramente le famiglie in maggiore difficoltà, ad esempio attraverso l’aumento diretto delle pensioni sociali".

mercoledì, ottobre 17, 2007

Napoli: ripresa dello stato di agitazione degli operatori sociali e sociosanitari

ripresa dello stato di agitazione degli operatori sociali e sociosanitari e presidio per i giorni 24, 25 e 26 ottobre dalle 9.00 alle 14.00

Carissimi,
vi informo che, purtroppo, nonostante le continue sollecitazioni da parte nostra e assicurazioni da parte dei dirigenti della Asl Na1 e della Regione, niente è cambiato, da quando il 13 aprile scorso oltre 150 organizzazioni sociali di tutta la Campania, riunite nella sigla “Il welfare non è un lusso” e le confederazioni regionali di Cgil, Cisl e Uil, manifestarono chiedendo di aprire un tavolo di confronto con le istituzioni nazionali e locali per discutere della assoluta necessità di prevedere maggiori investimenti per il sistema di welfare. Un altro importante motivo della protesta, stava nel ritardo nei pagamenti per le prestazioni socio-assistenziali svolte dal terzo settore per conto della ASL Na1, visto la situazione abbiamo deciso, nostro malgrado, di intraprendere ulteriori iniziative di mobilitazione.

Tra le varie iniziative vi segnalo:

venerdi 19 ottobre CONFERENZA STAMPA alle ore 11.00, presso Il Complesso monumentale di S.Maria La Nova, organizzata insieme ai familiari, di denuncia della situazione di precarietà in cui versano i servizi socio-sanitari;
Mercoledì 24 ottobre - PRESIDIO alla Prefettura di Napoli, piazza Plebiscito
Giovedì 25 ottobre - PRESIDIO all’Assessorato alla Sanità della Regione Campania – Isola C3 Centro Direzionale
Venerdi 26 ottobre - PRESIDIO Regione Campania, Via S. Lucia.
Chiediamo alla Regione Campania di rispettare gli impegni e di assumere come fondamentali e prioritari alcuni obiettivi per dare centralità politica, culturale, finanziaria e programmatica alle politiche sociali:

far rientrare immediatamente il credito vantato dalle organizzazioni sociali
incrementare servizi e risorse economiche per il welfare locale
assicurare certezza nei tempi e nelle modalità di pagamento
convocare un tavolo di lavoro che, oltre all’adeguamento delle convenzioni, definisca una nuova modalità di co-gestione delle attività assistenziali e riabilitative.

Vi chiediamo, quindi, di unirvi a noi per i PRESIDI

Il comitato il welfare non è un lusso Cell. 3205698733