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lunedì, febbraio 01, 2010

2010, anno europeo della lotta alla povertà



In Italia, poveri e immigrati vengono sempre più indicati come causa del disagio e non vittime

(da Aesse 1 2010)

“L’Unione europea è una delle regioni più ricche al mondo. Tuttavia, un 17% degli europei non riesce a soddisfare le proprie necessità primarie. La povertà è spesso presente nei Paesi in via di sviluppo in cui la malnutrizione, la fame e la mancanza d’acqua potabile rappresentano la grande sfida per la sopravvivenza quotidiana. La povertà e l’emarginazione sociale sono presenti anche in Europa. La povertà e l’esclusione di un individuo contribuiscono alla povertà della società intera. Di conseguenza, la forza dell’Europa risiede nel potenziale dei singoli individui.Non vi sono soluzioni miracolose per sconfiggere la povertà e l’esclusione sociale. Eppure una cosa è certa: non possiamo sconfiggerle senza il vostro aiuto. Il 2010 è l’anno europeo della lotta contro la povertà e l’esclusione sociale (…).Uno dei valori su cui si fonda l’Unione europea è proprio la solidarietà, un valore particolarmente importante in questo momento di crisi. “Unione” significa affrontare la crisi economica insieme, nella solidarietà, dando sicurezza all’individuo e alla collettività.”

Così l’Europa racconta a se stessa i perché dell’anno dedicato alla lotta alla povertà e all’esclusione sociale.
C’è un Dna inclusivo. L’esclusione sociale mette in discussione l’anima stessa europea. E al centro del 2010 c’è anche la necessità di coinvolgere i cittadini, gli europei, noi. Tra gli obiettivi, la “coesione sociale”, fondata sull’idea che sradicare la povertà è interesse di tutti. Qui si sente lo stridore con l’Italia di oggi. La fragilità sociale è occasione per sensi – immotivati – di insicurezza. Poveri e immigrati vengono sempre più indicati come causa del disagio e non vittime, fino a campagne che li indicano come “capri espiatori”. “La barca è piena”, “troppi clandestini” sono un mantra insistente, ignorante e sospetto. Questo accade mentre immigrati quasi-schiavi e fatti vivere come animali vengono angariati, sfruttati, malmenati, bersaglio e tirassegno, fino alla rivolta, come a Rosarno, con inquietanti vantaggi della criminalità organizzata. Occorre svuotare questa predicazione del disprezzo che rende disumani e diventa un boomerang anche per la sicurezza.

La sfida è davvero quella di sradicare la povertà in casa e nel Sud del mondo, dove 25 milioni di persone hanno l’Aids ma non le cure, e 55 milioni di bambini invisibili, mai registrati, nascono ogni anno. Lotta alla povertà, non ai poveri. Cominciamo dall’integrazione sociale degli immigrati. Dalla cittadinanza per tutti i bambini nati in Italia e per percorsi meno a ostacoli per gli adulti. E poi lavoriamo a un nuovo modello di welfare a partire dagli anziani. Ci hanno regalato l’Italia straordinaria in cui viviamo. La lunghezza della vita non può essere una maledizione e la condanna a finire, da soli, in un istituto. È possibile rompere l’isolamento e creare un Paese a misura di giovani e di anziani anche nelle grandi città. Basta volerlo.

Mario Marazziti

venerdì, dicembre 26, 2008

Natale con i poveri: molto più di un Natale “alternativo”


Natale con i poveri: molto più di un Natale “alternativo"

Mario Marazziti
(da Aesse 12 2008)

Natale è la festa cristiana più sentita da chi cristiano non è. Contiene l’inizio, il mistero, e tutto il cambiamento di cui il mondo ha bisogno, senza segni eclatanti, senza forza: un bambino, l'incarnazione, i pastori, l’alloggio di fortuna, il freddo, il calore di una piccola famiglia, la salvezza e il bisogno di salvezza. Ma se ci si mette all’altezza dei poveri si scopre che Natale, per chi è solo, può diventare una maledizione, anziché una benedizione.
Il Pranzo di Natale della Comunità di Sant’Egidio a Roma è iniziato così, da una visione. La Comunità era già accanto ai poveri, ma ci chiedevamo se davvero vedevamo il bisogno di chi era più marginale: anche chi era già impegnato con gli anziani, i bambini, gli immigrati che facevano la loro comparsa tra noi, si è guardato più intorno, si è fermato, come fece il Buon Samaritano. Anche per non diventare come leviti e sacerdoti già presi dalla loro visione di giustizia o religiosa, fino a non incontrare più i poveri “veri”.
Per questo si sono aperte le porte della basilica di Santa Maria in Trastevere, come era accaduto con Gregorio Magno, come era successo anticamente nella basilica di San Pietro, perché i poveri trovassero da mangiare e una famiglia.
Nel 1982 erano circa una cinquantina di invitati: alcuni anziani del quartiere, persone senza casa conosciute nelle strade di Roma. Sono passati più di 25 anni e l'immagine della basilica romana di Santa Maria in Trastevere apparecchiata a festa è diventata, negli anni, uno dei simboli della Comunità di Sant’Egidio ma anche la rappresentazione di un presepe moderno, un modo diverso di guardare al mondo dei poveri che purtroppo solitamente sono esclusi da questa festa. Di anno in anno la tavola si è allargata e da Trastevere ha raggiunto tante parti del mondo, dovunque la Comunità è presente. Un Natale straordinario che nel 2007 ha coinvolto circa 100.000 persone in 70 paesi diversi. Gente che vive nella strada, negli istituti, nelle carceri. Molti pranzi di Natale vengono realizzati da Comunità che vivono anch’esse una condizione di indigenza e che raccolgono con un grande lavoro tutto quello che serve. È quanto avviene in molti paesi dell’Africa dove partecipano al pranzo di Natale decine di migliaia di poveri.
Ma non vuole essere un Natale “alternativo”: quello dei poveri al posto di quello dei ricchi. Non può sussistere un “Natale contro”. Questa grande festa vuole restituire al Natale il suo vero significato: quello di una grande e composita famiglia fatta di persone diverse per età, nazionalità, cultura e condizione differenti che si riunisce, come a Betlemme, per far festa attorno a Gesù che nasce. Una famiglia strana e multiforme, così come è multietnica e multiculturale la famiglia umana.
In un mondo attraversato da conflitti, incomprensioni, dove i poveri diventano sempre più poveri, agli inizi di una grande crisi sociale che impoverisce anche chi povero non era, è una grande occasione di ripensamento e un inizio semplice per fare essere il mondo come dovrebbe e come può essere.