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domenica, ottobre 04, 2009

Chiesa di Napoli: Convegno su Napoli: quali priorità per l’emergenza educativa?

Lunedì 12 ottobre alle 17,00 a Napoli

presso l’Università Parthenope in Via Acton n. 38

Convegno su Napoli: quali priorità per l’emergenza educativa?

Relazione del Card. Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli

Interventi di: Titti Amore - Presidente diocesana di Azione cattolica, Paolo Battimiello - Dirigente Scolastico Ist. Virgilio 4 Scampia, Gianluca Guida - Direttore Istituto Rieducazione Minori di Nisida, Maria Pia Mauro - Ufficio Famiglia Arcidiocesi di Napoli, Gioia Rispoli - Assessore all’Educazione Comune di Napoli, Antonio Romano – Responsabile regionale Comunione e Liberazione. Moderatore: Giuseppe Desideri, Vice Presidente nazionale Ass. Italiana Maestri Cattolici

“Con il termine «educazione» non ci si
riferisce solo all'istruzione o alla formazione
al lavoro, entrambe cause importanti di
sviluppo, ma alla formazione completa della
persona. A questo proposito va sottolineato
un aspetto problematico: per educare
bisogna sapere chi è la persona umana,
conoscerne la natura. L'affermarsi di una
visione relativistica di tale natura pone
seri problemi all'educazione, soprattutto
all'educazione morale”
(Benedetto XVI, Caritas in veritate n. 61)
Per informazioni:
segreteria organizzativa
cdal@chiesadinapoli.it
348 9002383 Gennaro Bretone
328 2667773 Salvatore Maturo
329 8114842 Angelo Russo


Arcidiocesi di Napoli
Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali Napoli:
quali priorità per
l’emergenza educativa?
12 ottobre 2009 - ore 17,00
Aula Magna Università Parthenope
Via Acton, 38
17,00 Apertura dei lavori
Don Carmine Nappo
Assistente Consulta Diocesana Aggregazioni Laicali
Saluto di benvenuto
Dr. Mario Di Costanzo
Direttore Ufficio Laicato Arcidiocesi di Napoli
Le ragioni del Convegno
17,20 Messaggio di saluto
Prof. Gennaro Ferrara
Rettore Università Parthenope
17,30 Relazione
Napoli: quali priorità per l’emergenza educativa?
Card. Crescenzio Sepe
Arcivescovo Metropolita di Napoli

18,30 Interventi programmati
 Prof.ssa Concetta Amore
Presidente diocesana Azione Cattolica
 Prof. Paolo Battimiello
Dirigente Scolastico Ist. Virgilio 4 di Scampia
 Dr. Gianluca Guida
Direttore Istituto Rieducazione Minori di Nisida
 Prof.ssa Maria Pia Mauro
Responsabile Ufficio Famiglia Arcidiocesi di Napoli
 Prof.ssa Gioia Rispoli
Assessore all’Educazione Comune di Napoli
 Antonio Romano
Responsabile regionale Comunione e Liberazione
Moderatore: Prof. Giuseppe Desideri
Vice Presidente nazionale Ass. Italiana Maestri Cattolici
19,30 Conclusioni

domenica, settembre 27, 2009

OSSERVATORI SULLA CITTA' Parte l'iniziativa della Consulta fortemente voluta da S.E. Cardinale SEPE



L’OSSERVATORIO SULLA CITTÀ

Qualche parola su quell’Osservatorio sulla città che tanto interesse ha suscitato nell’assemblea del 1° luglio. Tutto iniziò il lontano 1° marzo dell’anno scorso, al Convegno su Quale laicato oggi per Napoli? – Idee e proposte di cattolici per le nostre città. Quel giorno, il Card. Sepe, e lo ha ricordato anche a Materdomini, visto il lavoro svolto, chiese di trasformare i laboratori attivati per quell’occasione in osservatori stabili sulla città.

In estrema sintesi, si tratta di recuperare un mandato che il laicato cattolico ha ricevuto dal Concilio. Si rileggano alcuni passaggi della Gaudium et Spes. Ad esempio: che si “offra a tutti i cittadini, senza alcuna discriminazione, la possibilità effettiva di partecipare liberamente e attivamente sia all’elaborazione dei fondamenti giuridici della comunità civile, sia al governo della cosa pubblica”. Più avanti: “tutti i cristiani devono prendere coscienza della propria speciale vocazione nella comunità civile”. Dal suo canto Papa Giovanni Paolo II ha ribadito l’idea quando osserva che “tutti i cristiani” hanno una “vocazione nella comunità politica” (Christifideles laici n. 42), e chiarisce: “la carità che ama e serve la persona non può mai essere disgiunta dalla giustizia; l’una e l’altra esigono il pieno riconoscimento effettivo dei diritti della persona”. Questo significa la partecipazione dei laici alla “molteplice e varia azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale, destinata a promuovere organicamente il bene comune” certamente “con diversità e complementarietà di forme, livelli, compiti e responsabilità”.

Quali le finalità dell’Osservatorio? Ovviamente si tratta di un luogo di riflessione eminentemente ecclesiale per cui l’obiettivo primo non può essere che offrire all’Arcivescovo apporti qualificati sul contesto delle città della Diocesi (“l’occhio e l’orecchio del Cardinale”). Si tratta anche di un arricchimento delle aggregazioni che riceveranno stimoli per ulteriori riflessioni ed una possibilità in più per intervenire sulla città nei modi.

I laboratori (formazione e educazione, giovani, lavoro, ambiente, giustizia, salute e sanità) sono gli stessi del 1° marzo con alcuni possibili aggiustamenti: ad esempio, attivare nell’ambito dell’educazione, un gruppo specifico sulla scuola; distinguere il tema della giustizia da quello della legalità in senso stretto; costituire un laboratorio sulla comunicazione (dalla comunicazione interpersonale ai media in senso lato).

Gli stessi laboratori saranno costituiti da membri delle aggregazioni. Va anche prevista la possibilità di coinvolgere esterni cioè laici non associati che, pur cristianamente formati, per ragioni professionali e di vita sono, a volte, fuori da una dinamica ecclesiale. Essi, però, hanno spesso competenze che sarebbero lieti di condividere. Si potranno così recuperare risorse che, diversamente, rimarrebbero ai margini della comunità cristiana. Nulla vieta, poi, che, se necessario e secondo giuste modalità, l’osservatorio interpelli il mondo dell’università e specifici soggetti (Unione Industriali, Confcommercio, Confartigianato, sindacati) nello stile della corresponsabilità.

Quanto alle modalità di lavoro, la prima fase è quella dell’individuazione dei nodi problematici . La seconda è quella della raccolta dei dati. La terza sarà quella della lettura dei nodi alla luce della dottrina sociale della Chiesa e la quarta quella delle proposte (anche qui alla luce della dottrina sociale della Chiesa).

Tutto ciò non faccia pensare ad uno sbilanciamento della Consulta sul versante esclusivamente civile. L’idea, infatti, è quella di promuovere una laicato a 360°, capace di pregare, pensare e stare dentro le situazioni. Lo confermano alcune iniziative già inserite in calendario per il prossimo anno. Sono, infatti, fin d’ora in cantiere un assemblea “aperta” su Napoli: quali risposte per l’emergenza educativa ed, in Avvento, una successiva su Dall’accoglienza alla vita alla dignità della morte. Seguirà un convegno sul tema Laici solidali nella Chiesa per la città cui seguirà un’ultima assemblea di verifica e programmazione a chiusura dell’anno pastorale.

Mario Di Costanzo (Direttore Consulta Diocesana Aggregazioni Laicali della Diocesi di Napoli)

mercoledì, luglio 08, 2009

Napoli Laicato cattolico: L’OSSERVATORIO SULLA CITTÀ

OSSERVATORI SULLA CITTA' versione testuale
Parte l'iniziativa della Consulta fortemente voluta da S.E. Cardinale SEPE

L’OSSERVATORIO SULLA CITTÀ

Qualche parola su quell’Osservatorio sulla città che tanto interesse ha suscitato nell’assemblea del 1° luglio. Tutto iniziò il lontano 1° marzo dell’anno scorso, al Convegno su Quale laicato oggi per Napoli? – Idee e proposte di cattolici per le nostre città. Quel giorno, il Card. Sepe, e lo ha ricordato anche a Materdomini, visto il lavoro svolto, chiese di trasformare i laboratori attivati per quell’occasione in osservatori stabili sulla città.

In estrema sintesi, si tratta di recuperare un mandato che il laicato cattolico ha ricevuto dal Concilio. Si rileggano alcuni passaggi della Gaudium et Spes. Ad esempio: che si “offra a tutti i cittadini, senza alcuna discriminazione, la possibilità effettiva di partecipare liberamente e attivamente sia all’elaborazione dei fondamenti giuridici della comunità civile, sia al governo della cosa pubblica”. Più avanti: “tutti i cristiani devono prendere coscienza della propria speciale vocazione nella comunità civile”. Dal suo canto Papa Giovanni Paolo II ha ribadito l’idea quando osserva che “tutti i cristiani” hanno una “vocazione nella comunità politica” (Christifideles laici n. 42), e chiarisce: “la carità che ama e serve la persona non può mai essere disgiunta dalla giustizia; l’una e l’altra esigono il pieno riconoscimento effettivo dei diritti della persona”. Questo significa la partecipazione dei laici alla “molteplice e varia azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale, destinata a promuovere organicamente il bene comune” certamente “con diversità e complementarietà di forme, livelli, compiti e responsabilità”.

Quali le finalità dell’Osservatorio? Ovviamente si tratta di un luogo di riflessione eminentemente ecclesiale per cui l’obiettivo primo non può essere che offrire all’Arcivescovo apporti qualificati sul contesto delle città della Diocesi (“l’occhio e l’orecchio del Cardinale”). Si tratta anche di un arricchimento delle aggregazioni che riceveranno stimoli per ulteriori riflessioni ed una possibilità in più per intervenire sulla città nei modi.

I laboratori (formazione e educazione, giovani, lavoro, ambiente, giustizia, salute e sanità) sono gli stessi del 1° marzo con alcuni possibili aggiustamenti: ad esempio, attivare nell’ambito dell’educazione, un gruppo specifico sulla scuola; distinguere il tema della giustizia da quello della legalità in senso stretto; costituire un laboratorio sulla comunicazione (dalla comunicazione interpersonale ai media in senso lato).

Gli stessi laboratori saranno costituiti da membri delle aggregazioni. Va anche prevista la possibilità di coinvolgere esterni cioè laici non associati che, pur cristianamente formati, per ragioni professionali e di vita sono, a volte, fuori da una dinamica ecclesiale. Essi, però, hanno spesso competenze che sarebbero lieti di condividere. Si potranno così recuperare risorse che, diversamente, rimarrebbero ai margini della comunità cristiana. Nulla vieta, poi, che, se necessario e secondo giuste modalità, l’osservatorio interpelli il mondo dell’università e specifici soggetti (Unione Industriali, Confcommercio, Confartigianato, sindacati) nello stile della corresponsabilità.

Quanto alle modalità di lavoro, la prima fase è quella dell’individuazione dei nodi problematici . La seconda è quella della raccolta dei dati. La terza sarà quella della lettura dei nodi alla luce della dottrina sociale della Chiesa e la quarta quella delle proposte (anche qui alla luce della dottrina sociale della Chiesa).

Tutto ciò non faccia pensare ad uno sbilanciamento della Consulta sul versante esclusivamente civile. L’idea, infatti, è quella di promuovere una laicato a 360°, capace di pregare, pensare e stare dentro le situazioni. Lo confermano alcune iniziative già inserite in calendario per il prossimo anno. Sono, infatti, fin d’ora in cantiere un assemblea “aperta” su Napoli: quali risposte per l’emergenza educativa ed, in Avvento, una successiva su Dall’accoglienza alla vita alla dignità della morte. Seguirà un convegno sul tema Laici solidali nella Chiesa per la città cui seguirà un’ultima assemblea di verifica e programmazione a chiusura dell’anno pastorale.

Mario Di Costanzo (Direttore Consulta Diocesana Aggregazioni Laicali della Diocesi di Napoli)

venerdì, marzo 07, 2008

I cattolici e la sfida per Napoli

Vado subito al cuore del problema. È ormai consolidata l'idea che quella contemporanea è una società in rapida trasformazione. Nello stesso tempo, non si capisce perché mai, all'interno di questo processo evolutivo, non debba rientrare anche quello che comunemente si definisce il mondo cattolico. In realtà le cose stanno proprio così: in molti è diffusa l'immagine di un laicato cattolico prevalentemente chiuso nei rassicuranti ambiti ecclesiali. E non si coglie invece che, da diversi anni, è in atto un processo in cui i cattolici si stanno riappropriando di temi a loro cari come quelli della cittadinanza, meglio: dei diritti e doveri dei cittadini, della politica, della legalità e così via. Per intenderci: famiglia, giovani, emarginazione non sono temi solo pastorali. Sono anche politici. Perché famiglia richiama le politiche familiari, giovani quelle giovanili, emarginazione le politiche sociali. In definitiva, il family day non è stata un'invenzione estemporanea o dettata da calcoli politici ma l'espressione di una nuova sensibilità o, se si vuole, di un'ormai radicata insoddisfazione di molti. Questa rinnovata sensibilità è stata all'origine del convegno promosso qualche giorno fa dalla Consulta diocesana delle aggregazioni laicali, l'organismo della Curia che riunisce i responsabili di associazioni, movimenti e gruppi cattolici locali.
La struttura non è stata quella classica dei convegni: niente relazioni, ma solo interventi programmati. Che sarebbe come dire che le relazioni ce le siamo fatte noi, perché il laicato di Napoli ha risorse importanti e, forse, tuttora inespresse. Lo ha detto proprio il cardinale Sepe: «Senza indulgere al lamento o al vittimismo, senza aspettare che altri prendano a cuore le sorti del Sud (...) è tempo che i napoletani si riapproprino della loro terra... Abbiamo le energie per farlo!» (Il sangue e la speranza, 19 settembre 2006). La seconda peculiarità è nel fatto che i sei interventi programmati non sono stati l'espressione di singole intelligenze individuali ma il frutto di una riflessione comune: un lavoro corale. In febbraio sono stati attivati tanti laboratori con la competente partecipazione di responsabili di associazioni e movimenti a volte anche molto diversi tra loro ma tutti capaci di pensare insieme. Il tema: Quale laicato oggi per Napoli? Con un sottotitolo: Idee e proposte dei cattolici per le nostre città. Più in dettaglio: Formazione ed educazione per Napoli, Giovani per Napoli, Lavoro per Napoli, Quale giustizia per Napoli, Quale ambiente per Napoli, Salute e sanità a Napoli. Si noti l'insistenza su Napoli (che potrebbe essere anche Casoria, Torre Annunziata o San Giorgio a Cremano). Essa ha voluto significare l'attenzione alla concretezza dei problemi di città sofferenti: non analisi raffinate e disincarnate, ma attenzione alle persone che in queste città non vivono ma sopravvivono. E su tematiche che tutte sollecitano la responsabilità propria dei cattolici. D'altra parte, come dimenticare che non più tardi dell'ottobre scorso papa Benedetto XVI venne a dire a tutta la città che a Napoli c'è un'emergenza educativa? Come dimenticare le parole del cardinale Sepe in occasione dell'incontro al Duomo a proposito della questione rifiuti? Come dimenticare la recente Settimana sociale dei cattolici di Pisa-Pistoia, tutta centrata sul tema del bene comune? La verità è che, in estrema sintesi, questo convegno è stato un grande rilancio del pensiero sociale della Chiesa come canale privilegiato attraverso cui far passare un messaggio per l'uomo e per tutti gli uomini. Risultato. È stata proposta, e il cardinale ha approvato, la trasformazione dei laboratori in osservatori stabili sulla vita della città: espressione di un laicato qualificato e appassionato, capace di cogliere i problemi, di denunciare lacune e omissioni, di offrire idee in più su cui lavorare. Un'esigenza, questa, tanto più avvertita in città nelle quali certe vicende riflettono oggettive e gravi responsabilità di gestione della cosa pubblica. La città, le città, le nostre città sono state lo sfondo di questa riflessione. Qualcuno ha osservato che sono stati trattati temi politici. Perfetto. Politici da «pòlis», la città. È l'idea di una politica attenta alle persone, fatta di idee, proposte e progetti. Una politica che agli interessi di parte, o di partito, antepone i bisogni collettivi. Che dà esempio di assoluto rigore amministrativo e rifiuta compromessi. Che sa dare risposte vere e significative ai bisogni delle persone. Questa è la politica che ci sta a cuore, non già il chiacchiericcio politico che ci ha, francamente, stufato.
Mario Di Costanzo