sabato, settembre 13, 2008

Alitalia: La rotta più facile e onerosa

In 10 anni, i vari governi hanno versato nelle casse di Alitalia oltre 5 miliardi di euro

da Aesse 8/9 2008

Aprile 2008, mancano pochi giorni alle elezioni politiche che vedranno la vittoria del centro destra. Silvio Berlusconi telefona a Romano Prodi premier uscente. “Romano questa alleanza tra Alitalia e Air France va fatta – dice Berlusconi – perché altrimenti arriva il fallimento. Ma noi dobbiamo presentarci uniti e chiedere che lo Stato italiano conservi una partecipazione non simbolica nella fusione e ottenere garanzie sugli esuberi e sui flussi di turismo verso il nostro paese”.

Purtoppo, le cose non sono andate così perché dopo la fine dei partiti che hanno fondato la Repubblica siamo un paese profondamente diviso. Così la vicenda Alitalia è stata usata come una clava in campagna elettorale da Berlusconi ma anche dalla sinistra radicale, in concorrenza con il Pd, e dai sindacati convinti a torto di poter condurre le danze all’infinito.

Ma a pagare il conto alla fine è lo Stato, perché il gioco al rialzo per ottenere il consenso è finanziato con i soldi pubblici. Invece di chiudere un accordo con un vettore europeo ci siamo accollati oltre un miliardo e 200 milioni di euro di debiti Alitalia. E il conto che si prepara, visto il passato, è solo agli inizi.

Nessuno mette in dubbio la buona fede di Berlusconi, ma se il valore principale del piano è la difesa dell’italianità non si comprende come si raggiunga questo obiettivo con una concentrazione delle attività in Europa (dove peraltro è fortissima la concorrenza delle compagnie low cost) rinunciando alle rotte intercontinentali dove le industrie italiane giocano le loro carte. Inoltre, non è ancora evidente che ruolo avranno Fiumicino e Malpensa e poco si capisce finora sul numero preciso degli esuberi, materia che poteva invece essere oggetto di contrattazione tra governi nel caso di vendita ad Air France.

Certo, lo Stato deve occuparsi del destino dei suoi cittadini, ma il salvataggio delle aziende spetta al mercato. Oggi, di fronte a una crisi profonda, la Destra sostiene la bontà del ruolo pubblico in economia. Ma è nei momenti difficili che si ripensa a se stessi e a quello che è giusto fare. Oggi la Destra esalta l’intervento pubblico e si specchia così nelle sue radici, in una visione nazionale che vorrebbe preservare il mercato domestico dalle insidie dell’economia globale. Il centrosinistra, se guarda dentro se stesso, vede che la sua radice, il lavoro, il labour, nasce nella fabbrica, nell’impresa, nel mercato.

Tutti gli italiani vorrebbero una compagnia in grado di portarli in ogni angolo del mondo. Ma in realtà oggi Alitalia – per sopravvivere, e non certo perché non siamo abbastanza patrioti – dovrà diventare almeno un’impresa europea. Ma perché allora non vendere subito ai francesi o ai tedeschi di Lufthansa? Perché abbiamo scelto una strada più onerosa? Perché è quella più facile, ti fa vincere le elezioni ma porta alla svendita dei beni pubblici. In dieci anni, i governi Prodi e Berlusconi hanno versato nelle casse di Alitalia oltre 5 miliardi di euro. Non vi sembra ora di voltare pagina?


Paolo Trombin
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