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sabato, maggio 14, 2011

Concorso fotografico dedicato all'acqua......

Concorso Fotografico "Premio Melluso 2011"
12 Mag 2011

foto_news

CSV Napoli dedica l’annuale concorso fotografico sui temi del volontariato e dei beni comuni alla memoria di Mario Melluso e del suo impegno volontario.
La solidarietà, il territorio, i beni comuni ... l’acqua. Questo il tema che dovrà ispirare le immagini che parteciperanno al "Premio Melluso 2011" e concorreranno alla selezione dei tre migliori scatti fotografici.
La classifica delle migliori opere pervenute sarà resa nota, così come l'assegnazione del relativo premio, venerdì 20 maggio 2011 all’interno del programma della Fiera dei Beni Comuni.
Le foto più significative saranno esposte durante l'evento.
Ogni partecipante può presentare max 2 fotografie. Le fotografie dovranno essere inviate sia in formato cartaceo (stampa formato 20x30 carta fotografica) che su supporto informatico (formato digitale con risoluzione di almeno 300 dpi) accompagnate dalla scheda di partecipazione in allegato.
Le immagini fotografiche dovranno pervenire, in busta chiusa con oggetto "Premio Melluso 2011" al seguente indirizzo: CSV Napoli - Centro Direzionale Isola E/1, 80143 Napoli. La consegna dovrà avvenire a mano o a mezzo posta entro e non oltre le ore 12.00 del giorno 16 maggio 2011. Non farà fede il timbro postale.
I partecipanti dovranno dichiarare:
-di essere gli autori delle opere presentate firmando per esteso il retro di ciascuno scatto presentato, pena l'esclusione dal concorso;
-che le opere non abbiano partecipato ad altri concorsi.
Le fotografie presentate saranno valutate da un'apposita commissione di esperti, che assegneranno i seguenti premi:
-il primo classificato riceverà in premio una fotocamera digitale reflex digitale NIKON D3100
-il secondo classificato riceverà in premio una fotocamera digitale NIKON coolpix S8000
-il terzo classificato riceverà in premio una fotocamera digitale NIKON coolpix S5100
Il ritiro del premio avverrà esclusivamente nell’ambito della premiazione stessa.
In allegato il regolemento del concorso e la scheda di partecipazione.

domenica, ottobre 03, 2010

Napoli: Giunta approva disciplinare per tariffe idriche agevolate a fasce deboli

La Giunta comunale di Napoli ha approvato il disciplinare per regolamentare l'erogazione delle forme di agevolazione delle tariffe idriche a favore delle fasce socio-economiche più deboli.

Diventano così operative le misure già approvate dalla Giunta, grazie alle quali circa 37.500 famiglie, con Isee uguale o inferiore a € 7500 e in regola con il pagamento della tariffa, ovvero che abbiano sottoscritto un regolare piano di rientro, vedranno riconosciuto il diritto ad un “minimo vitale garantito”. Alle famiglie che usufruiranno di quest'importante misura di sostegno sarà infatti concesso un beneficio equivalente alla fornitura a titolo gratuito dei primi 23 m3/trimestre di acqua, corrispondente all’attuale fascia a tariffa agevolata (per un totale annuo pari a € 41,32). Il beneficio verrà erogato direttamente in bolletta, dove i consumi relativi a questi 23 m3/trimestre di acqua verranno fatturati a tariffa €0,00. A breve l'Arin pubblicherà brochure informative per gli utenti e renderà disponibili i moduli per le domande, che potranno essere spedite via posta o presentate direttamente agli uffici dell'Arin. Sulla base di quanto previsto dal disciplinare, l'Arin stilerà una graduatoria degli aventi diritto che sarà rivista ogni due anni ed effettuerà un costante monitoraggio dei beneficiari per verificare il costante rispetto delle condizioni previste dal disciplinare per l'accesso al "minimo vitale garantito".

"Con quest'atto il Comune investe circa 1.500.000 euro, attraverso la sua partecipata, a favore delle fasce più disagiate della cittadinanza - sottolinea l'Assessore Michele Saggese - una misura, che fa di Napoli una città in controtendenza rispetto alle politiche privatizzatrici promosse dal Governo e che va con decisione nella direzione, indicata dai promotori del referendum per la difesa dell'acqua pubblica, di una gestione del servizio idrico interamente pubblica".

martedì, maggio 18, 2010

Comune, acqua gratis per 40mila famiglie

di Paolo Cuozzo da il Corriere del Mezzogiorno)

Saranno 40.000 le famiglie napoletane che dalla prossima estate non pagheranno più l’acqua. O, comunque, che potranno contare su 250 litri giornalieri di acqua gratis. E non sono pochi. E’ quanto prevede la delibera che oggi arriva in giunta, anticipata domenica scorsa dal Corriere del Mezzogiorno, che avrà la cosiddetta «esecuzione immediata». Una delibera che, dai calcoli che stanno effettuando gli uffici comunali, determinerà in sostanza che circa 12 napoletani su 100 non pagheranno più l’acqua. Il valore dell’operazione economica per il Comune è di unmilione e mezzo di euro. Soldi a cui il Comune rinuncerà, creando sostanzialmente un fondo; soldi che, in ogni caso, il Comune incassa— o avrebbe incassato — col contagocce, visto che le morosità nel pagamento della bolletta dell’acqua sono, nel caso delle famiglie incapienti, sono abbastanza elevate. Il calcolo di chi non pagherà più l’acqua viene fatto materialmente sul contatore: se infatti l’intestatario di un contratto di fornitura idrica gestito dall’Arin — la partecipata comunale che gestisce le risorse idriche — potrà dimostrare di avere un Isee (indicatore del reddito familiare, che non equivale necessariamente alla dichiarazione) non superiore ai 7.500 euro annui, beneficerà dello sgravio. A palazzo San Giacomo ragionano su una media di tre persone per nucleo familiare per un provvedimento che perciò avrà una ricaduta su 120 mila persone. Dell’intervento beneficeranno soprattutto le famiglie più povere, quelle definite in situazione di «esclusione sociale», molte delle quali possono fare affidamento soltanto sulla pensione— minima— di uno dei componenti il nucleo. In ogni caso, farà fede solo l’Isee. La delibera porta la firma degli assessori alle Politiche sociali, Giulio Riccio, e di quello al Bilancio, Michele Saggese. L’iniziativa, comunque, è frutto non solo del lavoro dei componenti della giunta ma anche dei movimenti a favore dell’acqua pubblica che a Napoli non numerosi e ben radicati. In tutta la regione, infatti, si moltiplicano i banchetti per la raccolta firme in vista del referendum popolare sulla questione: a Napoli, le sedi fisse dove è possibile firmare per la campagna referendaria «L’acqua non si vende», sono allestite presso la Federconsumatori, al corso Umberto 387; nella sede di Manitese, in piazza Cavour 190; in quella dell’associazione Masaniello, a Salita Tarsia 134; in quella dei Cobas, in vico Quercia 22; in piazzetta Nilo numero 7 e nella sede della Municipalità di Pianura. Fino a ieri le firme raccolte erano 420 mila (fonte www.acquabenecomune.

A sorpresa, potrebbe essere anche la sindaca Iervolino a firmare, come assessore proponente, la delibera per l’acqua gratis ai poveri. Perché— spiegano da palazzo San Giacomo — la prima cittadina ne farebbe una bandiera nell’ultimo anno di mandato che comincia il 30 maggio prossimo. E pure per controbilanciare l’aumento del 4 per cento delle tariffe dell’acqua previsto dal Cipe (ma non ancora attuato dal Comune) per riparametrarlo al costo della vita, addirittura retroattivo dal primo luglio del 2009. Un provvedimento che, quando entrerà in vigore, dai calcoli effettuati dai tecnici comunali, comporterà un aumento medio della bolletta di 2,40 euro a trimestre, quindi di circa 80 centesimi di euro al mese. Anche se la linea che prevale a palazzo San Giacomo e di non richiedere gli arretrati previsti dalla delibera Cipe. E non solo ai più poveri.

lunedì, maggio 03, 2010

L’acqua non è una merce

Le Acli aderiscono alla campagna referendaria per l’acqua pubblica

(da Aesse 5 2010)

Centomila firme nel primo weekend della campagna referendaria per l’acqua pubblica. È un autentico risveglio civile che trova il suo motore nella più grande coalizione, alla quale aderiscono le Acli, mai messa in campo in Italia.

Fermare la privatizzazione dell’acqua, riaprire la strada della sua pubblicizzazione, eliminare i profitti. Lo chiedono i tre quesiti referendari volti ad abrogare la legge dell’attuale Governo e le norme passate che considerano l’acqua e la sua gestione una merce. L’acqua è un bene essenziale e un fondamentale diritto umano che non può essere assoggettato alle “leggi” dell’economia e agli interessi privati.

Al di là delle assicurazioni del Governo sulla proprietà pubblica dell’acqua e sull’istituzione di un’Authority di vigilanza, è evidente che chi raccoglie, distribuisce e vende un bene ne è il proprietario mentre è necessario mantenere i livelli di responsabilità del pubblico su tale risorsa. Senza acqua non c’è vita: ciò basta per escludere le risorse idriche dalla sfera di un commercio senza regole. L’Italia deve riconoscere l’acqua fonte della vita e diritto umano fondamentale e universale, irrinunciabile e inalienabile, come già detto da Benedetto XVI nella Caritas in Veritate. Bisogna lottare contro l’idea che tutto, per assumere valore, debba passare attraverso scambi monetari. Tanto più questo vale per l’acqua. Una società che confonde ad arte i beni con le merci, è una società che fa prevalere l’egoismo a scapito dei legami sociali, della solidarietà e della responsabilità collettiva.

Vogliamo difendere la dimensione sociale dell’acqua a partire dai territori, dove le amministrazioni locali, abbagliate da ingannevoli prospettive di risparmio e innovazione, sembrano non avere gli strumenti per una corretta riflessione e si consegnano al mercato. Eppure, basterebbe guardarsi intorno. Ad Arezzo, prima città italiana a privatizzare l’acqua nel 1999, gli esiti sono stati disastrosi: scarsi investimenti, tariffe altissime, bollette illegittime a discapito delle fasce più deboli della popolazione. Inoltre, la conversione in legge del decreto Ronchi lede le autonomie locali e la sovranità di Regioni e Comuni, in spregio alle dichiarazioni sui territori, sul federalismo, la sussidiarietà.

In tempo di crisi, poi, preoccupano le ripercussioni che la privatizzazione dell’acqua comporterebbe sui bilanci familiari.

In una dimensione globale, infine, dobbiamo pretendere che l’acqua sia considerata in relazione ai cambiamenti climatici che riducono le fonti idriche della Terra spingendo milioni di persone a emigrare. È dunque in discussione il diritto alla vita per gli “ultimi”, soprattutto dei poveri dei Sud del mondo. L’Italia prima di pensare a una privatizzazione di un bene vitale dovrebbe impegnarsi a livello internazionale a difendere l’acqua e l’accesso a essa da parte di tutti gli esseri umani, evitando di ricorrere ai privati per la distribuzione.

Ma ha senso chiederlo a un Governo che riduce i fondi per la cooperazione internazionale e che ha introdotto i “respingimenti”?

Alfredo Cucciniello

venerdì, dicembre 04, 2009

LA CANTATA DELL’OVVIETA’ SULL’ACQUA PUBBLICA. Il caso lucano.



L’epigrafe di La Palisse portava scritto: “…un quarto d’ora prima di morire egli era ancora in vita”.

Verità quanto mai ovvia, lapalissiana appunto. La dichiarazione del ministro Ronchi a difesa del decreto sulla privatizzazione dell’acqua recita. “…la proprietà dell’acqua è pubblica, l’acqua resta pubblica”. Verità ormai ovvia, lapalissiana appunto. La dichiarazione, ripetuta poi in Parlamento dalla maggioranza , è diventata la cantata dell’ovvietà sull’acqua pubblica.

Che la proprietà dell’acqua sia pubblica è un principio fondamentale che nessuno osa mettere in discussione, tanto che ripeterlo è diventata cosa naturale e ovvia: è dal 1923 che la legislazione italiana salvaguarda con leggi e decreti la proprietà pubblica dell’acqua. Manca solo che si metta in discussione un’impalcatura legislativa ormai consolidata. Ma si sa che tutto è possibile quando le politiche sono basate sull’economia del profitto.

Il vero problema è che il ministro Ronchi si è guardato bene dal dichiarare che l’acqua è un bene primario e fondamentale per tutta l’umanità: principio troppo impegnativo che obbliga a essere conseguenti nell’applicazione delle leggi e dei decreti. Tant’è che non potendo mettere in discussione un principio ormai consolidato ha voluto regolare la gestione di una proprietà pubblica, l’acqua appunto, introducendo l’affidamento al privato. La motivazione data è che i costi di gestione e di manutenzione della rete degli acquedotti sono troppo esosi e solo l’iniziativa privata può far realizzare economie allo Stato. Sarà vero? Assolutamente si, soltanto che il privato dovendo pur realizzare un suo profitto farà pagare caramente, come è prevedibile, i costi che si saranno resi necessari per ammodernare le reti di distribuzione idrica. Ciò significa,inoltre, che non si è disposti a pagare i costi politici ed economici per realizzare opere di bonifica della rete di distribuzione ormai obsoleta, mentre si è disposti a pagare i costi di improbabili opere faraoniche.

Allora, qual è il fine di questa operazione fatta con la decretazione di urgenza se non la realizzazione del profitto? Se non avviare, mascherandola con una pretesa legalità, la mercificazione di un bene primario?

“…Maledetti coloro che hanno votato per la mercificazione dell’acqua. Noi continueremo a gridare che l’acqua è vita, l’acqua è sacra, l’acqua è diritto fondamentale umano”. Terribile questo appello di Alex Zanotelli lanciato da Napoli il 19 novembre rievocando il Vangelo di Luca “Maledetti voi ricchi…”. Terribile lo scenario che si può delineare se va in porto questo disegno di privatizzazione e di mercificazione: l’acqua risorsa sempre più scarsa, visto l’uso consumistico che se ne fa, sarà pagata sempre più a caro prezzo; le classi più deboli non potranno pagarla perché da bene primario diventerà un bene di consumo; il business regolerà la gestione; lobby internazionali si affacceranno per ricavare profitto; banche internazionali finanzieranno le società private per realizzare opere di distribuzione e manutenzione; il costo della bolletta diventerà insopportabile. E’ quanto già accaduto nella democraticissima Inghilterra: l’acqua è stata privatizzata, il privato ha realizzato lavori di adeguamento della rete idrica, i finanziamenti sono stati dati da una banca australiana, i costi sono stati scaricati sui cittadini con un aumento del 200% della bolletta.

Occorre scongiurare questo scenario, fermare questa spirale perversa. Far tacere quel canto dell’ovvietà recitato in Parlamento “la proprietà dell’acqua è pubblica, l’acqua resta pubblica”,con il quale è stato approvato un decreto legge per fare dell’acqua pubblica una gestione privata.

C’è un solo modo: alimentare un circuito virtuoso tra organizzazioni della società civile, cittadini e partiti, capace di dare coscienza del problema e di far rientrare il decreto ingiusto. Non è facile, certo. Ma qui si misura la capacità di quella parte democratica della società civile di essere vigile, attiva e propositiva; la capacità delle forze politiche di interpretare ciò che organismi, associazioni, organizzazioni, gruppi informali, enti, comitati e singoli cittadini rappresentano con forza dalla base.

C’è una legge di iniziativa popolare firmata da oltre 400.000 cittadini, contro la privatizzazione dell’acqua: i partiti si facciano promotori di un dibattito nel Paese e di una discussione in Parlamento. C’è la possibilità di trasformare le Spa oggi esistenti in aziende gestite con la partecipazione dei cittadini: i Comuni e le Regioni le promuovano. Ci sono le condizioni per regolare sul territorio la gestione pubblica dell’acqua: le Regioni lo facciano. C’è la possibilità di impugnare la costituzionalità della legge: chi ne ha facoltà la solleciti.

Nelle regioni del Mezzogiorno e non solo esistono i Coordinamenti Regionali per l’Acqua Pubblica. Anche in Basilicata l’iniziativa ha prodotto aggregazione di cittadini e associazioni, conoscenza del problema e interesse degli Enti Locali. E’ la dimostrazione di quanto sia utile fare cittadinanza attiva. C’è da sperare che quel circuito sia tanto virtuoso da produrre gli effetti desiderati; diversamente c’è da sperare soltanto nella Madonna dell’Acqua affinché il decreto diventi acqua marcia. Intanto, il miglior modo per rispondere alla Lettera Aperta del Coordinamento Regionale per l’Acqua Pubblica, riportata da “il Quotidiano”, è sollecitare adesioni e sostegni. Quella Lettera Aperta costituisce la piattaforma dalla quale devono ripartire, più consapevoli e più numerosi, cittadini e associazioni con un Movimento ideale capace di reagire alle ingiustizie fatte a danno di un diritto universale.

Filippo Pugliese

Presidente Comitato Nazionale Centro Turistico Acli


Lettera aperta DEL COORDINAMENTO REGIONALE PER L’ACQUA PUBBLICA

agli amministratori della Basilicata

Il 19 novembre è giunto a compimento un nuovo attacco alla democrazia di questo Paese: il Decreto-Legge n.135, che impone a tutti gli Enti Locali Italiani di privatizzare -tra l’altro– la gestione delle proprie risorse idriche, è stato convertito in legge sulla base di un voto di fiducia, con una evidente prevaricazione tanto del Parlamento quanto dell’autonomia gestionale delle Amministrazioni locali.

Le tesi su cui si è basata questa scelta sono essenzialmente due.

La prima è quella che la norma privatizza soltanto la gestione delle risorse idriche mentre mantiene la proprietà pubblica dell’acqua riconoscendo il suo valore di bene comune non privatizzabile.

Ma è evidente che il nostro accesso all’acqua passa necessariamente attraverso la sua gestione (captazione, depurazione, adduzione, scarico) e che privatizzare la gestione significa assoggettarci inevitabilmente alla volontà e agli obiettivi di un gestore privato per il quale, tra l’altro, non si fissano norme nè obblighi.

La seconda riguarda una ipotetica maggiore efficienza della gestione privata rispetto a quella pubblica.

E’ noto a tutti, invece, che laddove la gestione privata è divenuta realtà il costo delle bollette è aumentato anche del 300% senza che a questo corrispondesse un miglioramento del servizio né della manutenzione e del rinnovamento delle infrastrutture, troppo onerosi rispetto al prevedibile obiettivo di fondo dell’impresa privata: la massimizzazione del profitto. Oltretutto l’Italia procede in netta controtendenza: negli Stati Uniti, in Svizzera, in Belgio, l’acqua e la sua gestione sono pubbliche; molti Stati del centro e del sud America stanno ritornando al controllo pubblico, modificando anche le proprie Costituzioni, dopo aver sperimentato le enormi ingiustizie sociali ed i danni ambientali causati dal monopolio privato; la Gran Bretagna sta anch’essa tornando sui propri passi e Parigi ha recentemente deliberato la rimunicipalizzazione, dopo una fallimentare esperienza venticinquennale di privatizzazione, rescindendo i contratti con le multinazionali Veolia e Suez.

Il Governo italiano, nell’assumere la decisione di consegnare l'acqua ai privati, ha consapevolmente ignorato tanto la legge d'iniziativa popolare presentata nel 2007 e firmata da oltre 400.000 cittadini quanto le rivendicazioni del movimento mondiale di opinione, rappresentato in Italia dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, che chiede da tempo a gran voce che l’acqua, bene insostituibile ed indispensabile alla vita, venga ritenuto un diritto di tutti, un patrimonio dell’umanità e che la sua gestione resti pubblica e democraticamente controllabile e non venga sottoposta alle leggi del mercato e della concorrenza.

Ma la battaglia per l'acqua pubblica è appena cominciata.

Si moltiplicano le iniziative di Enti Locali che deliberano a favore del controllo pubblico ed impugnano per incostituzionalità le recenti norme: la Puglia, nel mese di ottobre, ha approvato una delibera che prevede di trasformare l'Acquedotto Pugliese -il più grande d'Europa- in un soggetto giuridico di diritto pubblico e diverse decine di grandi comuni fra cui Caserta, Napoli, Venezia, Ferrara e, recentemente, Venezia, hanno inserito nei propri Statuti il principio dell'acqua come bene comune e diritto umano universale definendo il servizio idrico “privo di rilevanza economica” e sottraendolo, così, alla legislazione nazionale.

In Basilicata il Comitato Acqua Pubblica che opera a Potenza ha ottenuto che il Comune capoluogo di Regione modificasse, nel 2008, il proprio Statuto inserendo la definizione “il comune di Potenza riconosce l’acqua come bene comune pubblico e il diritto all’accesso all’acqua come diritto universale, indivisibile e inalienabile" e che altri comuni lucani deliberassero a sostegno dei medesimi principi e, nella scia di quest’operato, il 16 novembre del 2009 alcuni Consiglieri Comunali di Potenza, con un’apprezzabile iniziativa bipartisan, hanno proposto l’approvazione di un Ordine del Giorno che propone alla Giunta di contrastare i recenti provvedimenti, di intraprendere azioni per affermare il potere degli enti locali nella determinazione delle modalità di gestione delle risorse idriche e di affermare che la gestione delle risorse idriche va attuata attraverso un Ente di diritto Pubblico.

Il 14 novembre del 2009 si è inoltre costituito -per iniziativa dello stesso Comitato- un Coordinamento Regionale per l’Acqua Pubblica che si propone di continuare a promuovere azioni in tutti i Comuni e di intraprendere un dialogo con l’Amministrazione Regionale perché confermi il proprio orientamento verso il controllo pubblico della gestione delle risorse idriche.

Il Coordinamento esprime, quindi, grande apprezzamento per l’intento manifestato dal governatore De Filippo di ricorrere alla Corte Costituzionale e di avviare la costituzione di un tavolo tecnico propedeutico ad una significativa modifica legislativa, ribadendo che l’unica strada ormai percorribile è la trasformazione in un unico Ente di Diritto Pubblico, gestito con la partecipazione dei cittadini e delle comunità locali, delle s.p.a. a capitale interamente pubblico esistenti, destinate dalla legge appena approvata a sciogliersi o a finire nelle mani dei privati.

A tale scopo il Coordinamento presenterà fra alcuni giorni alle rappresentanze politiche presenti in Consiglio Regionale una mozione, approvata in occasione della sua costituzione, con la quale chiederà che l’Amministrazione Regionale della Basilicata:

  • confermi il proprio orientamento di mantenere il controllo pubblico della gestione delle risorse idriche;
  • faccia propri i principi sostenuti dal Forum Italiano e dal Movimento Mondiale dell’acqua e li inserisca nel proprio Statuto sostenendo anche l’approvazione della legge di iniziativa popolare;
  • aderisca al Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per l’Acqua Pubblica
  • predisponga una Legge Regionale che regolamenti il servizio idrico integrato come servizio privo di rilevanza economica e che trasformi le società attualmente operanti in un unico soggetto giuridico di diritto pubblico;
  • impugni le norme recentemente approvate in merito alla privatizzazione della gestione delle risorse idriche.

Il Coordinamento Regionale per l’Acqua Pubblica, quindi, ritenendo indispensabile che tutti gli Enti Locali della Basilicata sostengano il principio che l’acqua è un bene comune ed un diritto universale e che la sua gestione non può essere assoggettata alle leggi del mercato e della concorrenza,

INVITA TUTTI GLI AMMINISTRATORI DEGLI ENTI LOCALI LUCANI

  • ad approvare l’Ordine del Giorno che verrà inviato a tutti, entro breve tempo, a mezzo posta elettronica
  • a modificare i propri Statuti inserendovi i principi contenuti nell’Ordine del Giorno
  • a sostenere, anche tramite iniziative volte ad informarne i cittadini, la mozione che verrà sottoposta all’esame del Consiglio Regionale.

precisando che, qualora la discussione - ampia, diffusa e partecipata com' è sempre accaduto nelle pratiche del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua - dovesse ritenerlo opportuno, assicurerà il proprio sostegno alla promozione di un referendum abrogativo delle norme appena approvate.

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lunedì, novembre 26, 2007

MANIFESTAZIONE NAZIONALE RIPUBBLICIZZARE L’ACQUA, DIFENDERE I BENI COMUNI!



Il Comitato Cittadino di San Giorgio a Cremano ( Na ) aderisce, sostiene e partecipa con una sua delegazione alla Manifestazione Nazionale del 1° Dicembre a Roma.

Appello per la manifestazione
1 DICEMBRE 2007 ROMA con ritrovo ore 14.30 Piazza della Repubblica

MANIFESTAZIONE NAZIONALE
RIPUBBLICIZZARE L’ACQUA, DIFENDERE I BENI COMUNI!
MORATORIA SUBITO CONTRO TUTTE LE PRIVATIZZAZIONI!
IMMEDIATA APPROVAZIONE DELLA LEGGE D’INIZIATIVA POPOLARE!
UNA GRANDE OPERA PUBBLICA : RISTRUTTURARE LE RETI IDRICHE!
GESTIONE PUBBLICA E PARTECIPATA DAI LAVORATORI E DALLE COMUNITÀ LOCALI!

Siamo donne e uomini appartenenti a comitati territoriali e associazioni, forze culturali e religiose, sindacali e politiche.
Insieme abbiamo costituito il Forum Italiano dei Movimenti per l’ Acqua.
Insieme abbiamo raccolto più di 400.000 firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela, il governo e la gestione pubblica dell’acqua.
La nostra esperienza collettiva, plurale e partecipativa e’ il segno più evidente di una realtà vasta e diffusa, di un movimento vero e radicato nei territori, che vuole fermare i processi di privatizzazione portati avanti in questi anni dalle politiche liberiste, che reclama il riconoscimento dell’acqua come bene comune e diritti umano universale da sottrarre alle logiche del mercato e del profitto, che lotta per ottenere la ripubblicizzazione del servizio idrico e la sua gestione democratica e partecipativa.

Chiamiamo tutte e tutti ad una manifestazione nazionale l’1 dicembre per rendere ancora più visibile questa volontà e per mettere al centro gli obiettivi che intendiamo sostenere in questa fase della nostra iniziativa.

Chiediamo a tutte le realtà impegnate nelle lotte e nei territori per la difesa dei beni comuni e dei diritti sociali di considerare l’appuntamento del 1 dicembre uno spazio aperto dentro il quale intrecciare le rispettive esperienze nel filo comune della costruzione dell’altro “mondo possibile”.

CHIEDIAMO CHE LA DISCUSSIONE SULLA NOSTRA PROPOSTA DI LEGGE PROCEDA SPEDITAMENTE FINO ALLA SUA DEFINITIVA APPROVAZIONE

La discussione in Parlamento deve procedere senza indugi, essere aperta e partecipata dalle esperienze e dalle vertenze in corso e finalizzata ad approvare i punti di fondo della nostra proposta: tutela e pianificazione della risorsa idrica, ripubblicizzazione del servizio idrico e suo governo partecipato, intervento della fiscalità generale per garantire a tutti il quantitativo minimo vitale e per finanziare una parte degli investimenti, provvedimenti di solidarietà internazionale.

CHIEDIAMO UN PROVVEDIMENTO URGENTE DI MORATORIA SUGLI AFFIDAMENTI DEL SERVIZIO IDRICO E CHE LA LEGGE FINANZIARIA CONTENGA PROVVEDIMENTI PER IL RISPARMIO IDRICO E LA RISTRUTTURAZIONE DELLE RETII

Nei giorni scorsi il Senato, sulla base della nostra iniziativa, ha approvato nel decreto fiscale collegato alla Finanziaria il provvedimento di moratoria dell’affidamento dei servizi idrici per un anno. Ora esso passa all’esame della Camera , che deve, secondo noi, votare rapidamente allo stesso modo, approvando così definitivamente la moratoria.
La legge Finanziaria deve inoltre intervenire con provvedimenti che pongano al centro l’acqua come bene comune e siano finalizzati al risparmio della risorsa attraverso:
a) l’incentivazione del risparmio idrico in agricoltura (passaggio a sistemi di irrigazione a minor consumo di acqua) nell’industria e negli usi domestici (obbligatorietà di reti duali e sistemi di recupero dell’acqua piovana);
b) l’istituzione di un Fondo nazionale per la ristrutturazione delle reti idriche, dotato di adeguate risorse, in grado di intervenire sulla situazione non più sopportabile delle perdite e degli sprechi.

LOTTARE PER L’ACQUA PUBBLICA SIGNIFICA ANCHE BATTERSI PER LA DIFESA DEI BENI COMUNI E CONTRO LA LORO MERCIFICAZIONE

Siamo impegnati per ottenere che l’acqua sia considerata bene comune e sottratta alle logiche del mercato.
Vogliamo nello stesso tempo affermare con forza che la nostra battaglia per l’acqua è anche battaglia per tutti i beni comuni - dall’energia ai rifiuti, dal territorio all’abitare, dalla salute all’istruzione, dalla conoscenza alla sicurezza sociale- e parla e sostiene tutte le lotte che in questi anni si sono sviluppate in loro difesa.
La nostra manifestazione vive e vuole dare forza a tutte quelle vertenze territoriali che si sono battute per sottrarre i beni comuni naturali e sociali al predominio della logica del mercato e per affermare un nuovo protagonismo e volontà di contare da parte delle comunità locali.

FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA
www.acquabenecomune.org


mercoledì, giugno 27, 2007

Carovane per l’acqua: 24 Giugno - 1 Luglio


Carovane per l’acqua: 24 Giugno - 1 Luglio
Da domenica 24 giugno a domenica 1 luglio quattro carovane percorreranno l’Italia, toccando tutti i capoluoghi di regione ed i territori in cui sono nate vertenze sul tema dell’acqua. In ogni tappa verrà organizzata un’iniziativa pubblica (conferenze stampa, presentazione della campagna, concerti e spettacoli).

Il 1 luglio le carovane confluiranno a Roma per l’evento di chiusura, portando simbolicamente a Roma le firme che saranno consegnate il 10 luglio al Presidente della Camera.

CONCERTO A NAPOLI
“ Laudato si', mi Signore, per sor'Acqua…”

Manifestazione concerto in concomitanza con l'arrivo della Carovana Nazionale dei Comitati per l'acqua pubblica.

NON TOCCATE L'ACQUA, L'ARIA, IL SOLE, LA TERRA...

Giovedì 28 giugno 2007 Napoli - Piazza Dante ore 18.00

parteciperanno:


Echi Flegrei La musica antica del popolo-tammorre e danza
Cruzatango Il folclore di popoli che combattono per la difesa della natura-Argentina, Bolivia, Uruguay...
Diaspora Parole nuove, parole giovani
Magnum Opus Banda Poeta, artista, performers , provocatore...rock
Ruaportalba Arte, musica, poesia, lotta, gioia
Enrico Capuano Un cantautore romano dal palco del 1° maggio... energia, la musica che lotta .
Blue Staff Una sola parola.........blues, l'anima soul di Napoli.
Massimo Ferrante Viva la Calabria saudita...
Don Vitaliano Della Sala nelle vesti di fine dicitore
Roberto Del Gaudio Dal teatro un grande autore, musicista...comico ?
Zì Catello L'acquaiuolo e la paranza di monte Coppola.
L'ultimo venditore d'acqua di Castellammare e le sue "fronne" d'acqua,
si balla e si fa festa
Giovanni Imparato Dal profondo della musica etnica, da Cuba alla tammurriata
Presenta Laura Angiulli
Gli artisti saranno intervallati da interventi delle Associazioni e dei Movimenti facenti parte dei Comitati per la difesa dell'acqua pubblica.