giovedì, ottobre 09, 2008

Elettori, non sudditi


La finanza senza regole e la crisi delle famiglie chiedono più politica. Ma non deleghe in bianco

(da Aesse 10 2008)

In tempi di crisi economica, di fronte all’impoverimento di tante famiglie – in difficoltà ad arrivare a fine mese, a pagare i mutui per l’acquisto della casa o gli affitti e le bollette salite alle stelle – sembra un po’ strano parlare di legge elettorale.

Si rischia di essere percepiti lontani dai problemi, appassionati di “politichese” piuttosto che attenti alla realtà che ci circonda. Lo sanno bene i partiti politici, che approfittando con realismo di questo disinteresse generale, stanno pensando di completare il memorabile “porcellum” di tre anni or sono con la riforma anche della legge elettorale per le Europee. E di apporre qualche modifica solo formale alla attuale legge elettorale, per evitare il referendum che, rinviato lo scorso anno, rimane una scadenza ineludibile per il mondo politico italiano.

Eppure il tema non può essere passato sotto silenzio, perché da esso dipende in misura non secondaria il futuro del nostro Paese. Non è indifferente poter scegliere il proprio rappresentante in Parlamento tra due o più candidati, vagliandone la biografia, le capacità, le idee. Come potrebbe un cittadino diversamente sentirsi protagonista e non suddito?

Il sistema delle liste bloccate che abbiamo conosciuto nelle ultime due tornate elettorali cancella la democrazia intesa come partecipazione, dando tutto il potere a una casta – le segreterie dei partiti o i leader, più o meno carismatici, di questa stagione – e sottraendolo al popolo. Qualcuno ricorda che analogo sistema esiste in molte altre democrazie, ma si dimentica delle differenze: si può accettare la lista chiusa solo dove vi siano vere primarie – regolamentate e sicure – oppure collegi uninominali piuttosto piccoli, tali da consentire ai cittadini di conoscere i candidati.

«La democrazia è rimasta un sostantivo, non è diventata verbo: democratizzare», ci ha ricordato nelle scorse settimane il professor Belderrain, dell’Università argentina di La Plata. Via via negli anni abbiamo costruito un sistema efficiente per governare la complessità del mondo contemporaneo – adottando sistemi quasi sempre rigorosamente democratici nella forma – ma poco ci siamo preoccupati, in Italia come in gran parte degli Stati occidentali, di ampliare gli spazi dell’esercizio del potere da parte del popolo.

Il sistema della delega, sicuramente necessario per semplificare le dinamiche dell’esercizio del potere, non può essere assolutizzato: al contrario, a ogni delega deve corrispondere un più convinto impegno verso la partecipazione, dal basso, di tutti i cittadini. Se questo non avviene, se ci si arrende alla logica del presunto efficientismo dei partiti, la politica si allontanerà ancor più dal cuore delle persone e, cosa più grave, non saprà rispondere alle attese di servizio al bene comune.

La finanza senza regole, la speculazione dei monopolisti, la crisi dei sistemi di welfare richiedono più politica, intesa come democrazia, partecipazione e trasparenza. Non una delega in bianco.

Andrea Olivero
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