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martedì, gennaio 31, 2012

La Regione Campania taglia le scuole ci saranno 151 istituti in meno



Il provvedimento riguarda il periodo 2012-2013. Palazzo Santa Lucia: è il primo passo per raggiungere la quota di istituti che ci è stata chiesta dal ministero

Su proposta dell’assessore all’Istruzione Caterina Miraglia, è stata approvata la riorganizzazione della rete scolastica per l’anno 2012 – 2013.

In tutta la Campania sono previste 151 scuole in meno, di cui 134 per il primo ciclo e 17 per il secondo. Questo è solo il primo step per raggiungere quota 285 così come chiestoci dal ministero della pubblica istruzione in base alla legge 111 del 2011. Napoli con la sua provincia avrà 57 autonomie in meno, Caserta 27, Salerno 38, Avellino 15 e Benevento 14. 

"E' stata una scelta sofferta ma necessaria”, afferma l'assessore regionale all'Istruzione ed edilizia scolastica Caterina Miraglia. 


“La Campania – aggiunge l’assessore - ha un gap negativo da recuperare nei confronti della altre regioni che in passato hanno già fatto importanti operazioni di dimensionamento e di riorganizzazione della rete scolastica. Siamo arrivati al piano definitivo dopo un lungo percorso concertato con le Province, le forze sociali e l’Anci fin dal mese di giugno allorchè  condividemmo le linee guida.

“Per i Comuni che hanno presentato istanza di dimensionamento, la Giunta ha stanziato 1 milione di euro, da utilizzare per potenziare il 
servizio di scuolabus, al fine di alleviare i disagi che possono derivare agli studenti costretti a recarsi presso istituti più lontani".

“Convinti - conclude la nota -  che tutti i processi possono sempre essere perfettibili, abbiamo deciso infine di istituire un comitato di monitoraggio per il dimensionamento 2012-2013 nel quale saranno presenti i rappresentanti delle parti sociali, delle province e dei comuni”, conclude l’assessore Miraglia.
 

domenica, agosto 30, 2009

Scuola, la rabbia dei precari

Sit-in e prof in catene. A Benevento docenti sul tetto del provveditorato
Quasi 18 mila i supplenti che dopo anni d'incarichi resteranno a casa senza stipendio

Scuola, la rabbia dei precari
"Licenziamenti da record"

di SALVO INTRAVAIA da Repubblica


Scuola, la rabbia dei precari "Licenziamenti da record"

I precari sul tetto del provveditorato di Benevento

ROMA - A pochi giorni dall'avvio delle lezioni scoppia la rabbia dei precari della scuola. Sono quasi 18 mila i supplenti che, dopo anni di incarichi, resteranno a casa senza stipendio. Motivo? I tagli agli organici del personale docente ordinati dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, e predisposti dalla collega dell'Istruzione, Mariastella Gelmini.

"In un periodo in cui si lotta per tutelare i posti di lavoro, lo Stato mette in atto il più grande licenziamento collettivo mai fatto", dice il segretario del Pd, Dario Franceschini. Per i precari della scuola non c'è neppure traccia dei cosiddetti Contratti di disponibilità, promessi dallo stesso inquilino di viale Trastevere ai sindacati per attenuare il colpo di scure.
Insomma: per migliaia di operatori della scuola si apre una stagione difficile e la protesta non si fa attendere. Ieri, a Benevento un gruppo di 7 donne del Comitato insegnanti precari sono salite sul tetto dell'Ufficio scolastico provinciale (l'ex provveditorato agli studi) e minacciano di non scendere fino a quando non avranno risposte sui tagli.

"Faremo come gli operai dell'Innse, scenderemo da qui solo quando avremo una risposta concreta contro i licenziamenti e la disoccupazione", afferma Elvira, una delle insegnanti sul tetto che, ieri sera, hanno portato la protesta sul palco del concerto di Francesco De Gregori. Sempre ieri, a Caserta, marito e moglie rimasti senza posto di lavoro hanno scavalcato una finestra dell'ufficio scolastico provinciale minacciando di lanciarsi nel vuoto. Qualche giorno fa, a Trapani un gruppo di insegnanti ha occupato per alcune ore i locali dell'Usp e a Venezia si è svolto un sit-in di docenti e Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari).

A Milano e Torino i prof scenderanno in piazza il primo settembre: nel capoluogo lombardo si incateneranno davanti al provveditorato "fino al ritiro dei tagli". Mentre a Palermo, due assistenti tecnici (di laboratorio) rimasti senza contratto sono al quinto giorno di sciopero della fame ma hanno rifiutato il ricovero in ospedale consigliato dai medici del 118. "Non molleremo fino quando non avremo risposte", dicono Giacomo Rizzo e Francesco Paolo Di Maggio.

Anche a Bari i precari affilano le armi mentre la mobilitazione passa anche attraverso il web, dove gli interessati pressano per una mega manifestazione nella Capitale. Per comprendere quanti stipendi verranno meno quest'anno basta fare due conti. Nonostante l'aumento degli alunni il governo ha tagliato 57.368 posti mentre i posti lasciati liberi da coloro che sono andati in pensione sono poco meno di 40 mila. In totale mancano all'appello 17.530 posti per altrettanti precari che lavorano da anni nella speranza di essere immessi in ruolo. Ma che rimarranno appiedati. E siamo solo all'inizio, perché il piano del governo è quello di tagliare in tre anni (2009/2010 - 2011/2012) 130 mila posti nella scuola.

Per questa ragione i 286 mila supplenti iscritti nelle graduatorie ad esaurimento tremano: a 40/45 anni potrebbero uscire definitivamente dal giro. "La situazione è ingovernabile e il governo non interviene", dice il segretario generale della Flc Cgil, Domenico Pantaleo. "Non c'è tempo da perdere - aggiunge Francesco Scrima della Cisl scuola - bisogna condurre in porto, nel più breve tempo possibile, le annunciate misure straordinarie per i precari che perderanno il posto di lavoro". Mentre per i 473 mila iscritti nelle graduatorie d'istituto (senza abilitazione) non ci sono praticamente speranze.
(30 agosto 2009)

sabato, aprile 04, 2009

Un taglio enorme su scuola primaria, secondaria di primo e secondo grado

Sono 9.500 insegnanti di lettere nella scuola secondaria di primo grado a subire il peso maggiore dei tagli - 2.500 quelli di tecnica - 10.000 gli insegnanti della scuola primaria - 11.300 nella scuola superiore


Insegnanti di ruolo
Un numero così alto di insegnanti di ruolo coinvolti nei processi di mobilità – commenta Massimo Di Menna, segretario generale della Uil Scuola dopo l’emanazione della circolare del Miur sugli organici - rappresenta un processo che necessita di essere governato con efficacia, con idee nuove e innovative. Non può essere mantenuto l’attuale meccanismo che sta mettendo gli insegnanti italiani in una situazione di pesantissimo stress. Su ottocentomila lavoratori circa un terzo non conosce, ad oggi – continua Di Menna – se conserverà o meno la titolarità nella propria scuola.

>>> Ecco cosa sta accadendo in questi giorni nelle scuole:
Nella scuola X ci sono dieci insegnanti: la contrazione di organico prevede che ne vengano ridotti due e che otto restino titolari. Come si decide? In base alle duecento pagine, oltre cinquanta articoli, che regolano la mobilità.
Viene fatta una graduatoria interna alla scuola in base ad un meccanismo complicatissimo basato su una serie di indicatori. Vengono fatte verifiche, riscontri, classifiche, per arrivare ad individuare i due insegnanti ‘perdenti posto’.
A questo punto i due possono fare domanda di trasferimento. Ma - in base alla normativa attuale - se non fanno la domanda vengono trasferiti d’ufficio nell’ambito della provincia.

Nei prossimi giorni ci saranno incontri al ministero nei quali, come Uil , proporremo di fare piazza pulita di tutto ciò (sistema che poteva funzionare fino ad ora con numeri limitati) e di fare un accordo che preveda il mantenimento della titolarità, la possibilità della domanda di trasferimento e la eventuale utilizzazione a settembre.

Tagli indiscriminati e una burocrazia soffocante stanno stressando la scuola. E’ duro il giudizio di Di Menna. Questa circolare, oltre che sugli insegnanti di ruolo, ha conseguenze gravi e dirette su altri tre versanti: la scelta del tempo scuola, gli insegnanti precari, la didattica.

Tempo scuola
In base alle disposizioni contenute nella circolare, non viene data una risposta certa e chiara alla scelta delle famiglie sul tempo scuola. Soprattutto, nella scuola primaria, non è scritta nero su bianco che sarà garantita la scelta delle 30 ore. Ora i Direttori regionali devono dare certezza che tutte le richieste abbiano riscontro positivo.

Precari
Il ministero non ha fatto un monitoraggio preciso e concreto. Questa operazione è invece fondamentale: bisogna passare dai numeri alle persone. Dato l’alto numero di pensionamenti siamo intorno alle diecimila persone.
Abbiamo chiesto al ministro di mantenere al lavoro gli insegnanti che hanno un contratto a tempo determinato e abbiamo acquisito da molti Assessori regionali la loro disponibilità a interventi integrativi.
Occorre utilizzare tutte le risorse per le supplenze, per i vari progetti, per la disoccupazione, quelle regionali, per dotare le scuole di risorse professionali e garantire la continuità ai precari.

Didattica
Deve essere emanata la direttiva, più volte annunciata, che garantisca l’autonomia didattica e organizzativa alle scuole nell’utilizzo degli insegnanti.
La circolare, impostata tutta sulla burocrazia e sui calcoli, introduce delle rigidità che appesantiranno il lavoro delle scuole. E addirittura con la sostanziale eliminazione dell’ "inglese potenziato", tanto sbandierato, la burocrazia mette fine al progetto governativo di aumentare l’insegnamento della lingua inglese perché anche se non si ha una situazione di soprannumerarietà dell’insegnante di seconda lingua, viene delegato all’organico di fatto perpetuando l’incertezza delle famiglie.
Se rimangono le rigidità previste dalla circolare e dai decreti, come ad esempio quello della cattedra di lettere per il tempo prolungato, si appesantiscono le scuole in merito all’esigenza di assicurare copertura per le supplenze, laboratori scolastici, personalizzazione, continuità didattica.


Il Ministro Gelmini ha firmato il Decreto Interministeriale sugli organici 2009-2010 per il personale docente. Confermata l'entità dei tagli pari a 42.102 posti, di cui circa 32.000 subito nell'organico di diritto e oltre 10.000 nel successivo organico di fatto. Confermata quindi l'entità complessiva della riduzione dei posti di lavoro (- 42.102) mentre la distribuzione di questi tagli alle varie regioni in organici di diritto (- 32.100) contenuta nelle varie tabelle che sono circolate e così come dalla FLC Cgil anticipato al termine dell'incontro della scorsa settimana, è stata rivista per la sola scuola secondaria di primo grado che vedrà una riduzione complessiva, sempre nel diritto, di circa 10.452 posti. Smentite le dichiarazioni rilasciate dal Ministro nella scorsa settimana in TV a "Porta a porta" e tendenti ad attenuare la portata della manovra concordata con il Ministro dell'Economia, una manovra pesantissima su gran parte delle regioni del sud, come subito denunciato dalla FLC Cgil a cui si aggiungeranno i 15.000 tagli previsti per il personale ATA.

"Un taglio enorme su primaria, secondaria di primo e secondo grado, che mortifica la scuola pubblica, toglie risorse alla qualità della didattica e per la stessa funzionalità del servizio. Un colpo mortale all’autonomia organizzativa delle stesse istituzioni scolastiche strette nella morsa dei tagli all’organico e dall’azzeramento dei fondi per il funzionamento didattico e amministrativo. Inaccettabile la forte penalizzazione di alcune regioni, in particolare del sud, e di tutti quei territori, spesso all'interno anche della stessa regione, che già oggi sono disagiati e carenti dal punto di vista delle strutture e dei servizi di supporto (trasporti, mensa, edilizia scolastica). La manovra colpisce soprattutto chi già oggi è maggiormente privato di risorse rispetto ad altri. E questo comporterà un inevitabile peggioramento della qualità dell'istruzione e del diritto allo studio. Insomma, chi già poco ha, ancora di meno avrà!".

martedì, marzo 24, 2009

Scuola, salteranno 37 mila cattedre. Il rischio tagli nelle scuole della Campania

ROMA (24 marzo) - Il 40% dei tagli sull'organico docente si realizzerà in quattro regioni: Campania, Puglia, Sicilia e Calabria. È quanto si evince dalle tabelle allegate al decreto interministeriale sugli organici per l'anno scolastico 20009-2010 che prevede 37.000 tagli nell'organico di diritto e ulteriori 5.000 in quello di fatto, confermando quindi i 42.000 posti in meno decisi con la manovra Finanziaria, seppure con una 'uscità in due fasi. In base al provvedimento - una bozza alla quale probabilmente verranno apportati nei prossimi giorni piccoli aggiustamenti - ci sarà una riduzione di 10.000 insegnanti nella scuola primaria, oltre 15.500 alle medie e circa 11.350 alle superiori a cui si aggiunge un taglio di 245 presidi (per la riduzione delle autonomie scolastiche). Per quanto riguarda i docenti di sostegno il numero rimane sostanzialmente quello dell'anno scolastico in corso (circa 90.500 unità). A fronte di ciò si prevede un aumento di 4.120 alunni nella primaria e di 10.462 nella secondaria di primo grado mentre nella secondaria di secondo grado si registra una flessione di circa 26.700 studenti. Nel provvedimento (una ventina di pagine a cui sono allegate alcune tabelle) si sottolinea l'esigenza che le Regioni e gli Enti Locali vengano coinvolti nella fase di elaborazione del piano di assegnazione delle risorse alle singole province e anche per il prossimo anno saranno consentite compensazioni tra i contingenti di organico relativi ai diversi gradi di scolarità «anche nell'ottica, ove possibile, dell'estensione del tempo pieno». A questo proposito «l'organizzazione del tempo pieno è realizzata nei limiti dell'organico assegnato per l'anno scolastico 2009-2009» precisando che «le ore di insegnamento residuate dalla istituzione di classi con 24 ore e dalla presenza aggiuntiva di docenti specialisti per l'insegnamento della lingua inglese e della religione cattolica, nonchè dal recupero delle ore di compresenza del tempo pieno, possono essere impiegate per ampliare l'offerta formativa della scuola» e dunque anche per una estensione del tempo pieno. Per quanto riguarda l'inglese potenziato, potrà essere autorizzato «compatibilmente con le disponibilità di organico» e «solo in assenza di esubero dei docenti delle seconde lingue comunitarie sia nell'ambito della scuola interessata che a livello provinciale».

mercoledì, gennaio 21, 2009

Il Piano Gelmini in Campania spariscono 26 scuole

Il Piano Gelmini in Campania
spariscono 26 scuole /La circolare

NAPOLI (20 gennaio) - Non c'è stata la scure prevista in Campania. Il piano originario del ministro Maria Stella Gelmini prevedeva il taglio nella regione di 380 istituti scolastici. Invece saranno 26 le scuole, di diverso grado e ordine, che spariranno: saranno accorpate in altri istituti, sacrificati nella manovra del dimensionamento scolastico. Sedici sono tra Napoli e provincia, le restanti dieci nel resto della Campania.
Un provvedimento deliberato dalla Giunta regionale su una proposta formulata dal Comitato di coordinamento Regionale in occasione di un incontro precedente che aveva visto il dissenso, riguardo gli interventi di dimensionamento, da parte del direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale, Alberto Bottino.

Per quanto riguarda Napoli prevista l'istituzione di un Istituto Comprensivo aggregando la scuola media Schipa con il 9° Circolo didattico di Napoli; l'aggregazione della scuola media Belvedere con la scuola media Martuscelli; l'aggregazione della scuola media Bordiga con la scuola media Bordiga 3; l'aggregazione della scuola media Svevo con la scuola media Pirandello; l'Istituzione di un Istituto Comprensivo aggregando la scuola media Minniti con il 52° Circolo didattico di Napoli. Nella circolare di Bottino tutti i provvedimenti

venerdì, ottobre 24, 2008

Scuola: Da Napoli a Torino, di nuovo tutti in piazza



Nonostante la linea dura del governo, gli studenti non hanno alcuna intenzione di indietreggiare e da Nord a Sud continuano a protestare contro il decreto 133. A Roma venerdì mattina sono riprese la lezioni in piazza: i docenti di scienze politiche e di fisica dell’Università La Sapienza terranno le loro lezioni davanti alla Camera dei Deputati. Nella Capitale molti studenti stanno anche sfilando in corteo per protestare contro l’Adisu, l'agenzia per il diritto allo studio, accusata di aver aumentato le rette delle residenze universitarie. A protestare sono anche gli studenti delle scuole superiori che a Roma si sono ritrovati al Circo Massimo dove hanno dato vita ad un sit-in. Gli studenti provengono da numerose scuole della Capitale. Al termine del sit-in gli studenti si sono mossi in corteo verso Montecitorio: «Sono più di 15.000 mila gli studenti medi che stanno raggiungendo Montecitorio per chiedere il ritiro immediato del decreto 137 e della legge 133», comunica l'Unione degli Studenti.Lezioni universitarie all’aperto anche a Milano: circa 200 studenti stanno prendendo appunti nelle lezioni organizzate in piazza Duomo. Ai piedi della statua di piazza Duomo gli universitari hanno messo un grande striscione-slogan: «La vostra crisi non la pagheremo». Un altro striscione si riferisce al premier: «Polizia negli atenei, mai detto. Lui indietreggia...noi avanziamo!». Tra i ragazzi si discute dell’opportunità di sfilare per le strade del centro paralizzando la viabilità del capoluogo lombardo. A Napoli si susseguono in vari punti della città cortei sia di studenti delle scuole superiori che di universitari. Il corteo più nutrito è quello che dalla centrale piazza del Gesù, si sta dirigendo verso piazza Municipio. Il traffico nel centro del capoluogo partenopeo è già andato in tilt ma il corteo è destinato a diventare sempre più grande: altri studenti stanno arrivando in centro da corso Umberto, da diverse zone della provincia e da Fuorigrotta, quartiere del polo tecnico universitario. Nella città del Vesuvio sono poi molte le scuole in stato di agitazione o occupazione. Venerdì sera, ad esempio, partirà un'iniziativa degli alunni dei licei Pansini e Vittorini del quartiere Vomero che proseguirà per tutta la notte. Appuntamento in piazza IV Giornate.Il fronte della protesta vede uniti studenti e professori. Per il prorettore dell’università di Torino, Sergio Roda, si tratta di «una protesta assolutamente pacifica, forse proprio perché è trasversale. Non c'è contrapposizione tra docenti e studenti, che in passato è stata qualche volta motivo di tensione». Entrando nel merito il prorettore non esita a criticare la riforma, soprattutto il taglio delle risorse per il comparto università: «A Torino abbiamo in programma 500 pensionamenti. Potremo sostituirli solo con 100 docenti. Non solo abbiamo un taglio netto di 400 insegnanti, ma in questo modo viene impedito anche il ringiovanimento dell'università». Infine Roda sottolinea che «la preoccupazione è comune a molti colleghi, anche di schieramenti politici diversi».