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martedì, luglio 14, 2009

FAMIGLIA - In calo i consumi reali delle famiglie



Nel 2008 i consumi reali delle famiglie si contraggono. E a registrare il calo più accentuato delle spese sono le regioni del Sud. E’ l'analisi dei consumi delle famiglie italiane nel 2008 elaborata dall'Istat. L'anno scorso, secondo i dati, la spesa media mensile per famiglia è stata pari a 2.485 euro, un dato che risulta praticamente uguale (+0,2%) a quello dell'anno precedente. La spesa media mensile totale varia da un minimo di 1.692 euro per le famiglie composte da un solo individuo a un massimo di 3.251 euro per quelle di cinque o più componenti. E tra queste ultime si osserva la quota di spesa più elevata per i generi alimentari: 21,2% contro 18,4% delle famiglie di un solo componente. Se per le famiglie numerose è la tavola ad assorbire la maggiore parte dei budget, per le famiglie di un solo individuo è invece l'abitazione che incide per il 34% sulla spesa mensile totale contro il 21,2% delle famiglie di cinque componenti e più. Laddove è una donna a tenere in mano le redini, la spesa è di 2.050 euro e di 2.673 euro se, invece, il capofamiglia è un uomo.


Differenze geografiche. Tra le famiglie del Nord, la spesa per beni e servizi non alimentari è pari a 2.346 euro, nelle regioni centrali, invece, è di 2.066 euro. Nel Mezzogiorno, infine, la spesa scende ulteriormente arrivando a quota 1.468 euro. Il Veneto si conferma la regione con la spesa media mensile più elevata, pari a 2.975 euro, seguita da Lombardia (2.930) ed Emilia Romagna (2.854). Fanalino di coda la Sicilia con una spesa media mensile di oltre 1.000 euro inferiore a quella delle tre regioni del Nord.


Voci di spesa: si evidenzia un aumento del peso dei consumi alimentari pari a +19,1%. Per stringere la cinghia in tempo di crisi, le famiglie hanno messo in atto strategie di risparmio: la quota di chi ha dichiarato di aver limitato l'acquisto o scelto prodotti di qualità inferiore o diversa rispetto al 2007 è superiore al 40%. E in un quadro di riduzioni dei consumi, ad aumentare sono solo le spese per combustibili ed energia. Stabili restano le spese per l'istruzione, comunicazione e tabacchi, mentre si registra una diminuzione per quanto riguarda l'abbigliamento, l'arredamento, la sanità e i trasporti sia pubblici che privati (acquisti auto e Rca).

Una famiglia su 10 fa spesa negli hard discount. Sono sempre più numerose le famiglie italiane che si rivolgono agli hard discount per acquistare generi alimentari: nel 2006 erano l'8,6%, nel 2007 il 9,7%, il 10,9% nel 2008.

Casa. La spesa media per il canone di affitto sostenuta dalle famiglie italiane mensilmente è di circa 362 euro, mentre per la rata del mutuo si spendono in media 465 euro al mese

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giovedì, marzo 05, 2009

POLITICHE SOCIALI Bonus e card, famiglie in minoranza

Analisi
Un primo campione delle richieste presentate attraverso il Caf delle Acli conferma alcuni limiti già evidenziati: per il Bonus famiglia l’80% dei beneficiari sono singoli e coppie senza figli, per la Carta acquisti resta esclusa per limiti di età un’ampia fetta di popolazione povera.

primi dati sul flusso delle do­mande per il «Bonus famiglia» confermano le previsioni della vi­gilia: la grandissima parte dei bene­ficiari saranno pensionati singoli e coppie senza figli. Nonostante il no­me, infatti, le famiglie con prole a go­dere del beneficio saranno meno del 20%. Mentre, sul fronte della «Social card» dedicata ad anziani e famiglie con bambini di età inferiore ai 3 an­ni a bassissimo reddito, rimane un’ampia area di bisogno non co­perta dall’iniziativa di sostegno.

Il campione e i risultati. A elaborare le prime stime sulla distribuzione del «Bonus famiglia» è stato il Centro di assistenza fiscale delle Acli. Gli spor­telli sparsi in tutt’Italia hanno rac­colto (fino al 9 febbraio) oltre 110mi­la richieste. Un campione certo limi­tato, se si considera che la platea fi­nale stimata dal governo è di 8 mi­lioni di soggetti beneficiari (più pro­babilmente si arriverà tra i 6 e i 7 mi­lioni), ma non di meno significativo. Ebbene ben il 52,20% dei richiedenti (con requisiti validi) è costituito da pen­sionati soli. A questi si aggiunge un 26,96% di coppie senza figli o – ma si tratta di percentuali residuali – geni­tori soli con un solo figlio a carico. Decisamente limitate, invece, le fa­miglie con figli che riescono ad ave­re accesso al beneficio: il 19,12% per l’esattezza. La ripartizione vede la famiglia di 3 componenti a quota 7,36% e poi a scendere le coppie con 2 figli al 6,48%, con 3 figli solo il 2,15%, dai 4 figli in su è appena lo 0,78%. Completano il quadro i nuclei nei quali sono presenti disabili (escluso il richiedente): 2,34% delle domande. La situazione viene solo parzial­mente corretta se si guarda alle ri­sorse destinate. Essendo l’importo del singolo bonus variabile da 200 a 1.000 euro, singoli e coppie senza fi­gli ‘incassano’ il 62,81% dei fondi mentre alle famiglie con figli va il 29,25% e il 7,93% è riservato ai nuclei con disabili.

I perché dello squilibrio. Come Av­venire aveva già evidenziato con due inchieste (pubblicate il 5 dicembre 2008 e l’11 gennaio 2009) a determi­nare lo squilibrio nei soggetti bene­ficiari è l’anomala parametrazione dei requisiti di reddito annuo a se­conda dei componenti la famiglia, soprattutto se messa a confronto con la corrispondente soglia di povertà relativa. Il tetto massimo dei primi due scaglioni (uno e due componenti il nucleo) è stato infatti fissato ri­spettivamente a 15mila e a 17mila euro annui, pari circa al doppio del­la soglia di povertà corrispondente: 7mila euro per un singolo e 11mila per una coppia. Per contro, invece, il tetto di reddito annuo degli scaglio­ni successivi– quelli per le famiglie con 1, 2 bambini – sale di pochissi­mo e si posiziona appena al di sopra della soglia di povertà. Addirittura con 3 o 4 figli solo i nuclei con reddi­ti già al di sotto della soglia di povertà relativa possono richiedere il bonus. La sproporzione è dunque lampan­te, come avevano messo in evidenza anche il Forum delle famiglie e l’As­sociazione famiglie italiane: del bo­nus possono beneficiare singoli con redditi doppi rispetto ai limiti di po- vertà, mentre le famiglie con figli de­vono già essere in miseria per poter avere accesso al beneficio.

Carta acquisti non per tutti. Una va­lutazione simile si può fare anche per la cosidetta «Social card». Per otte­nere la carta acquisti ricaricabile con 40 euro al mese, è infatti necessario rispettare alcuni requisiti. Le fami­glie devono avere figli tra 0 e 3 anni e un reddito certificato Isee inferiore a 6mila euro di valore. Stessi parame­tri per gli anziani di almeno 65 anni, ai quali si applicano però come ulte­riori requisiti quelli di un reddito lor­do comunque inferiore a 6mila euro, comprensivi di voci accessorie (che normalmente non costituiscono red­dito) come rendite di invalidità o as­segni di accompagnamento. Come ha funzionato questa griglia nel fil­trare le richieste? Guardando al cam­pione del Caf delle Acli arriva qual­che prima risposta. Analizzando i da­ti ci si accorge che su oltre 65mila richiedenti una buona metà è stata scartata perché superava seppur di poco il requisito dei 6mila euro di reddito. «Spesso si trattava di persone invalide, e quin­di con un assegno di accompagna­mento o una piccola rendita dell’I­nail, oppure di anziani in possesso di un box o qualche altro piccolo be­ne », spiega Paolo Conti, direttore na­zionale del Caf Acli. All’interno delle residue 32.902 richieste – ‘valide’ quanto ai limiti di reddito – appena l’11% riguarda le famiglie con figli tra 0 e 3 anni mentre per il 52% si tratta di pensionati. C’è poi una fetta piut­tosto ampia, pari al 37% dei richie­denti, che non avrà diritto alla «So­cial card» pur avendo un reddito in­feriore ai limiti dei 6mila euro. Si trat­ta in sostanza di famiglie con figli ol­tre i 3 anni oppure persone che non hanno ancora compiuto i 65 anni. Sono poveri, anche poverissimi, ma non hanno l’età per godere dei be­nefici.

I difetti delle due operazioni. I primi dati forniscono una conferma all’e­mergere di alcuni limiti. Anzitutto, la mancata focalizzazione degli aiuti sulle famiglie con figli, nonostante queste siano più a rischio di povertà di altre categoria. Poi il vantaggio of­ferto alle convivenze rispetto alle coppie sposate, dato che le prime possono non sommare i redditi dei due genitori e comporre con i figli due nuclei come meglio credono, per ottenere due bonus. Sono decisa­mente penalizzati, inoltre, i disabili ‘capofamiglia’ che di fatto non ‘con­tano’ ai fini del bonus e gli invalidi con assegno esclusi dalla «Social card». Infine, resta una fetta di po­polazione povera – che appare piut­tosto ampia – non tutelata in alcun modo, spesso solo per motivi di età.

I limiti di reddito relativamente «alti» per i single e molto «bassi» per i nuclei con bambini a carico hanno finito per penalizzare i nuclei numerosi L’età invece discrimine per la «Social card»

FRANCESCO RICCARDI

lunedì, gennaio 12, 2009

Colpo di scena sul bonus famiglia

Colpo di scena sul bonus famiglia, rinviati i termini al 28 febbraio: doppia beffa
Lo sconto fiscale arriverà solo in primavera, mentre le fasce di reddito non si toccano.

di Martina Aureli Il Salvagente.


Il colpo di scena sul bonus famiglia c'è, ma si traduce in una doppia beffa. Da un lato, infatti, i termini per la presentazione delle domande "scivolano" al 28 febbraio e questo vuol dire che nessuno vedrà il bonus fiscale né nella busta paga di gennaio, né in quella di febbraio. Forse farà la sua apparizione a marzo, ma il grosso si sposterà verso la primavera inoltrata. Altro che intervento per le famiglie in difficoltà a fine 2008.
Dall'altro, le fasce restano quelle fissate dal decreto anti-crisi, ampiamente criticate nelle settimane scorse, perché i fatti dimostreranno (com'è già accaduto per la Social card) che coprono una platea ben più ristretta di quella che è stata tanto pubblicizzata al momento del varo della misura.
Le famiglie anche con due soli figli faticheranno a entrare nei paletti di uno slalom pressocché impossibile se si cumulano i redditi familiari.

350 milioni di euro per gli assegnai familiari
Alessandro Pagano, il parlamentare siciliano del Pdl che aveva presentato un efficace emendamento per correggere le fasce di reddito del Bonus famiglia, cerca ora di mischiare le carte in tavola e dice che, comunque, in commissione è stato varato un aumento degli assegni familiari per 350 milioni di euro. Ma gli assegni sono stati estesi anche ai lavoratori autonomi, riducendone così drasticamente l'impatto, mentre il Forum delle associazioni familiari fa notare - giustamente - che non c'è paragone fra le cifre degli stanziamenti per il Bonus e per gli assegnai messe a confronto: da un lato oltre 2 milioni di euro (che, Social Card insegna) bisognerà vedere se verranno effettivamente spesi e dall'altra parte i 350 milioni appena messi in billancio.
Oltretutto le risorse verranno dai risparmi su un'altra inutile misure molto pubblicizzata al momento dell'inserimento del decreto anticrisi e rivelatasi del tutto inutile: quella sulla norma per gli aiuti ai mutuatari a tasso variabile, oltre il 4%, risibile nel momento in cui l'Euribor è calato (dati di ieri) 2,69%.
Per i mutui, è stata, invece, approvata la proposta di revisione sulle regole per la portabilità, con le tariffe dei notai che, rispetto al dimezzamento previsto nella stesura originaria, per le surroghe sono state azzerate. Spetterà loro solo il rimborso spese. Banche e intermediari finanziari non potranno applicare costi di alcun genere, anche in forma indiretta.

I pannolini per chi ha la Social Card
E' stato inserito, tra gli emendamenti approvati, anche un contributo per l'acquisto di pannolini e latte artificiale per i figli da 0 a 3 mesi. L'aiuto è riservato alla platea che ha già diritto alla social card.

Il testo lunedì va in aula, forse con la fiducia

Intanto, nel pomeriggio di sabato, le commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno dato via libera al decreto legge anticrisi che lunedì approderà all'esame dell'Aula. I deputati della maggioranza hanno espresso parere favorevole, con un'unica votazione, a un ultimo pacchetto di emendamenti. Pd, Idv e Udc non hanno votato a favore del mandato al relatore e non hanno approvato l'ultimo pacchetto di novità introdotte.
Il deputato dell'Udc, Gian Luca Galletti, ha però spiegato di non condividere il metodo (una sola votazione su una serie di proposte): "Avrei preferito voti distinti", ha infatti detto in commissione, esprimendo poco dopo alcuni pareri favorevoli sui singoli emendamenti.



Critico il Pd: il governo lascia solo il paese"Il governo lascia solo il paese. Le misure sono assolutamente inadeguate. Le famiglie, le imprese, i lavoratori sono abbandonati in uno dei momenti più difficili della storia italiana": lo afferma il capogruppo del Pd in commissione Bilancio Pier Paolo Baretta, al termine dei lavori delle Commissioni parlamentari sul decreto legge anticrisi."Non vogliamo fare allarmismi - dice ancora Pier Paolo Baretta - ma il testo che esce dalle commissioni ricalca quello approvato dal governo ed è del tutto insufficiente a rispondere alle necessità del paese".
Fra i capitoli che lasciano più dubbi al Pd, "quello relativo alle norme sul trasferimento dei rami d'impresa. Si tratta - spiega Baretta - di una misura pensata per Alitalia e che viene generalizzata dal decreto. Noi avevamo presentato un emendamento soppressivo, ma non è stato accolto e così resta la norma varata dal governo, che apre un vulnus gravissimo perché tutte le imprese potranno scomporre gli assetti societari senza tutele per i lavoratori".
Perplessità poi dal Pd anche sul capitolo del massimo scoperto: la stretta introdotta infatti "é ancora troppo morbida", spiega Baretta.
Resta, infine, il dubbio se il governo porrà la fiducia:
Il ministro per i rapporti con il Parlamento, Vito, dice che è prematuro pronunciarsi sulla fiducia, ma aggiunge che sicuramente il governo rispetterà "il lavoro svolto nelle commissioni così come è stato rispettato l'impianto originario del provvedimento".


Il Forum delle associazioni familiari: "Una doppia beffa"

“Il Bonus resta così com’è” - commenta Paola Soave, vicepresidente del Forum delle Associazioni familiari -
“Un provvedimento nato per aiutare le famiglie e che invece aiuta più i single e le coppie senza figli che le famiglie con figli. Chiedavamo soltanto una rimodulazione dei tetti di reddito per superare questa evidente stortura, senza alcuna maggiore spesa per lo Stato rispetto ai due miliardi e mezzo di euro già stanziati. E questo è sembrato ragionevole ai più, dentro e fuori la maggioranza di governo.Ma ancora più grave è che non si riesce ad aggiustare le cose non per una scelta politica precisa ma per l’insipienza di una burocrazia che ha predisposto e distribuito i moduli della richiesta prima che il decreto fosse convertito in legge.
In cambio solo l’ennesima, vaga promessa di aumentare gli assegni familiari utilizzando il fondo di garanzia per i mutui che probabilmente non sarà utilizzato. Un po’ poco, visto che se anche quei soldi saranno effettivamente risparmiati e non dirottati su altre emergenze, saranno solo 250 milioni, un decimo di quelli destinati al Bonus".
“Insomma” - conclude la Soave “una doppia beffa che ancora una volta richiede alle famiglie italiane un esercizio di pazienza”.

martedì, gennaio 06, 2009

Bonus famiglia, sale fino a 35.000 euro il reddito per chi ha figli: le nuove fasce.

Bonus famiglia, sale fino a 35.000 euro il reddito per chi ha figli: le nuove fasce
Penalizzati pensionati e coppie senza bebé. Da domani emendamenti alla Camera.

Martina Aureli da Il Salvagente

Bonus famiglia: i Re Magi in arrivo per l'Epifania stanno per portare le modifiche di cui si parla da giorni. Particolare attenzione è stata posta, dagli emendamenti in discussione alla commissione Bilancio della Camera, sulla situazione delle famiglie numerose, mentre verrebbero penalizzati i single e le coppie senza figli. Secondo le nuove ipotesi, dovrebbe arrivare fino a 35.000 euro di reddito familiare la soglia del bonus previsto dal decreto anti-crisi per famiglie con figli. Mentre a 9.000 e 12.000 euro l'importo massimo per quelle con uno o due componenti. Domani, subito dopo la Befana, il provvedimento riprende il suo iter presso le commissioni Finanze e Bilancio della Camera, e già dal giorno dopo, con riunioni in notturna, si passerà alle votazioni sugli emendamenti. ”Abbiamo identificato i punti su cui intervenire - ha dichiarato uno dei due relatori di maggioranza, Maurizio Bernardo - e stiamo attendendo le valutazioni dei tecnici del governo”. .

La rimodulazione per il bonus familiare
La maggioranza vuole approvare un emendamento proposto da Alessandro Pagano (Pdl) che rimodula le sei soglie di accesso al bonus già previste: “L'importo complessivo della manovra non cambia - chiarisce Pagano - ma spostiamo gli interventi in favore delle famiglie con figli, convinti che bisogna guardare al futuro, invece che sulle famiglie con un solo componente».
Per le famiglie di single (questa era la fascia riservata ai pensionati soli) la soglia per accedere al bonus dovrebbe scendere da 15.000 a 9.000 euro e per le famiglie con due componenti da 17.000 a 12.000 euro, mentre dovrebbe salire quella per chi ha un figlio (da 17.000 a 20.000 euro), per chi ha 2 figli (da 20.000 a 25.000 euro), per chi ne ha tre e oltre (da 20.000 a 35.000 euro) o per chi ha a carico un parente disabile (da 22.000 a 45.000 euro). Nelle fasce precedentemente delineate, infatti, era impossibile per un gran numero di famiglie accedere al bonus, perché sono del tutto irrealistici i “paletti” fissati dal decreto anti-crisi.

Inca Cgil: ben fatto per le famiglie numerose
Luigina De Santis, del collegio di presidenza Inca Cgil, è ancora in ferie quando la raggiungiamo al telefono per chiederle cosa ne pensa della rimodulazione delle fasce annunciata per il Bonus famiglia. “Non sono ancora riuscita a vedere nessun testo ufficiale, ma per le famiglie numerose il cambiamento sarebbe senz’altro un miglioramento atteso. Certo i 3.000 euro in più per i nuclei con un bambino, o i 5.000 per le coppie con due figli, non sono una grande cifra, ma se i finanziamenti sul piatto sono quelli che sono, probabilmente non si poteva fare meglio”.

Ma chi ripagherà le speranze dei pensionati?
E la diminuzione, sull’altro piatto della bilancia, per i limiti di reddito di pensionati soli e famiglie senza figli? “Non ne sapevo nulla”, è la sbigottita risposta della sindacalista. Che non ci riesce proprio, a nascondere tutta la sua perplessità: “Ma che fine faranno i pensionati che hanno già fatto la domanda? Chi glielo dice, che le loro speranza di mettersi in tasca quei soldi non ha più alcun valore? Chi li ripagherà del tempo speso per capire la procedura, iniziare la pratica? Gli si dirà, mi spiace, abbiamo cambiato idea? La vostra pensione da 15.000 euro è troppo alta, non rientrate più”?
Passano pochi secondi, il tempo di digerire la notizia, e Luigina De Santis riprende fiato, motivando tutto il suo sbigottimento: “Questi sono aggiustamenti da apprendista stregone. Il compito del legislatore è quello di valutare gli effetti di un provvedimento prima di renderlo operativo. Dovevano fare i conti prima, oppure non fissare i limiti della domanda. Invece hanno voluto fare tutto di fretta, hanno fissato la scadenza per la richiesta al 31 gennaio, prima di ratificare il decreto in legge. E i nostri uffici, soprattutto nel Meridione, hanno lavorato a pieno ritmo, anche il 30 e il 31 dicembre, per mandare domande all’Inps e chiarire le procedure a tutti i pensionati che ci credevano, all’arrivo di quei soldi”.

Un aiuto anche per gli inquilini?
Sempre secondo il numero del quotidiano romano oggi in edicola vi sarebbero altre novità in arrivo dalla commissione Bilancio: sugli inquilini a baso reddito potrebbero essere dirottate, infatti, le risorse - circa 200/250 milioni di uero - attualmente previsti dal provvedimento che mette una soglia per i mutui variabili. Infatti il sostanzioso calo dell’Euribor è ben al di sotto della soglia del 4% prevista inizialmente dal decreto e, oltretutto, la decisione a favore dei tassi variabili rischia di aprire un contenzioso difficile da risolvere con chi ha scelto i mutui a tasso fisso.
Novità per studi di settore e risparmio energetico

Novità sono attese anche per gli incentivi del 55% sugli interventi per il risparmio energetico. Sembra prendere corpo l'ipotesi della spalmatura in 10 anni dello sconto (che ora può essere detratto in tre anni), piuttosto che quella di ridurre l'incentivo al 40-45 per cento. Mentre c'è un emendamento che riguarda i commercianti e il fisco. L'onere della prova, per i tanto temuti "studi di settore", dovrebbe passare dai lavoratori autonomi allo Stato. Finora, infatti, sono i commercianti che devono spiegare perché stanno al di sotto, eventualmente, delle fasce di reddito previste dagli studi. L'idea è quella di invertire il percorso. Un'idea ragionevole, se non fosse per il fatto che l'evasione fiscale è ancora a livelli molto elevati in Italia e che sembra difficile che si abbassi proprio ora la guardia su questo fronte.

Famiglia Cristiana: bonus e social card inutili tamponi
Intanto le recriminazioni su Bonus famiglia e Social Card (reduce dal clamoroso flop natalizio, con solo 330.000 Card effettivamente attivate, su una platea ipotetica di 1.300.000 aventi diritto) non si fermano. L'ultimo numero di Famiglia Cristiana titola la copertina con “Forza Famiglia”, e nelle pagine interne le critiche non mancano. Beppe del Colle scrive nell’editoriale di apertura che le famiglie italiane sono state prima illuse con vuote promesse elettorali, poi deluse quando la montagna ha partorito striminziti topolini. “Bonus e Social card una tantum sono provvedimenti tampone, che non tamponano un bel niente”, commenta il giornalista, che ricorda: “mentre l’Istat certifica che è aumentata dal 4,2 al 5,3% la quota di famiglie che ha dichiarato di non aver avuto i soldi per il cibo almeno una volta nell’anno, la politica intanto si trastulla tra federalismo e presidenzialismo”.

Bonus famiglia: com'è oggi la situazione

Si chiama “bonus famiglia”, ma se immaginiamo la classica coppia con uno o due figli, saranno proprio loro quelli che meno potranno accedere allo sconto fiscale previsto dal governo per aiutarli a sopportare la crisi in corso. Lo dice la proiezione del Caf Acli, realizzata su un campione di circa 169 mila famiglie. I favoriti saranno, invece, i pensionati soli, e in seconda battuta le coppie senza prole. Una vera contraddizione, insomma.

Penalizzate le famiglie con uno o due figli Famiglia con 2 persone: limite reddito 17.000 euro. Bonus erogato 300 euroFamiglia con 3 persone: limite reddito 17.000 euro. Bonus erogato 450 euroFamiglia con 4 persone: limite reddito 20.000 euro. Bonus erogato 500 euroFamiglia con 5 persone: limite reddito 20.000 euro. Bonus erogato 600 euroFamiglia con più di 5 persone: limite reddito 22.000 euro. Bonus erogato 1.000 euro Famiglia con a carico un disabile: limite 35.000 euro. Bonus: 1.000 euro A spiegarci il perché della penalizzazione è Paolo Conti, direttore nazionale dei Caf delle Acli, i centri di assistenza fiscale per lavoratori dipendenti e pensionati. “Se si pensa che il limite di reddito di 17.000 euro, con cui appena si sopravvive, vale tanto per le coppie sole quanto quelle con un figlio, si ha già il sentore che qualcosa non vada. E ancora, se consideriamo che con 3.000 euro in più si dovrebbe mantenere un secondo bambino, evidentemente lo sbarramento di reddito che ci troviamo di fronte è un parametro troppo limitativo”.Secondo l'indagine dell'Acli, infatti, se nei nuclei familiari di due persone ha diritto al bonus il 55,36% del campione, nelle famiglie a 3 o a 4 la percentuale scende a circa il 31%. In altre parole, solo 3 famiglie su 10 avranno accesso ai 450 o ai 500 euro previsti.

17.000 euro in due? Rientra a malapena un bidello Ma vediamo qualche esempioconcreto. Il direttore Caf Acli ci spiega che sui 15.000 euro annui si aggira il reddito di un bidello neo-assunto, o lo stipendio di un metalmettanico, sempre alle prime armi. “Basterebbe che la moglie avesse un reddito minimo, magari i 7.000 euro di un'infermiera part-time, per non rientrare più nella fascia prevista dal bonus”.
I pensionati soli sono i più avvantaggiati Diverso il discorso per i pensionati soli, che - secondo le Acli - saranno la categoria più favorita, con il 74% del campione che rientra nei parametri del bonus. “Se si pensa che in Italia la pensione media dei lavoratori dipendenti è di 9.000 euro, è chiaro come questa categoria sarà la più soddisfatta; mentre se i pensionati si considerano in coppia, la percentuale scende”.
Chi ha diritto: come calcolare il reddito familiare complessivo Se pensate, nonostante il quadro non proprio ottimista, di poter rientrare tra gli 8 milioni di italiani a cui il governo ha calcolato verrà erogato il bonus, vi ricordiamo che potranno averne diritto i lavoratori dipendenti con famiglia (minimo due persone), i pensionati (anche soli) e i non autosufficienti; e anche una quarta categoria di colf, badanti e disoccupati. Mentre ne rimarranno esclusi i lavoratori autonomi, piccoli imprenditori e professionisti, in pratica tutti coloro che sono in possesso di partita Iva. Se poi vi state chiedendo come fare a capire se il vostro reddito rientra nel limite per poter fare domanda, sappiate che il reddito familiare complessivo si calcola con la somma dei redditi complessivi di tutto il nucleo, sensibilmente superiore all'imponibile Irpef a cui si sottraggono gli oneri deducibili. “Prendendo come esempio una coppia di lavoratori dipendenti, il loro reddito complessivo sarà la somma dei due moduli Cud (i redditi da lavoro lordo), a cui vanno aggiunte eventuali rendite catastali e immobiliari. Mentre se prendiamo in esame una famiglia composta da una madre divorziata, al reddito da lavoro va aggiunto l'eventuale assegno di mantenimento (escluso quello per il figlio), che invece si sottrae nell'imponibile irpef dal reddito complessivo”, ci dice Paolo Conti.
A chi presentare la domanda Una volta accertato che si rientra nelle fasce per il bonus famiglia, il passo successivo è presentare la domanda. Che per tutti i lavoratori dipendenti va consegnata al proprio datore di lavoro, per i pensionati all'Inps o all'Ente erogatore della pensione, mentre colf, badanti e disoccupati dovranno farne richiesta all'Agenzia delle Entrate.
Per i disoccupati più di una possibilitàPer i disoccupati, specifichiamo che nel caso si percepisca un assegno dalla cassa integrazione (Inps per i dipendenti), è all'istituto di previdenza che andrà presentata la domanda; mentre se il reddito non supera i 2.840 euro lordi, si può rientrare ancora nella famiglia d'origine, e se il reddito complessivo della famiglia rientra nei limiti, avere diritto al bonus.
I tempi della richiesta e la ricezione del peggiorato con l'avanzare della crisi, ma - a seconda della scelta e della categoria in cui si rientra - cambieranno i tempi di presentazione della richiesta.Nel primo caso (reddito 2007), se si è pensionati o dipendenti, la domanda va fatta entro il 31 gennaio 2008; mentre se il soggetto di riferimento è l'Agenzia delle Entrate, si avrà la possibilità di procedere per via telematica entro il 31 marzo 2009.Reddito 2008? Altri tempi. E ancora, se ad erogare il bonus sarà l'Agenzia delle Entrate, si avrà tempo fino al 30 giugno 2009, mentre negli altri casi lo scadenza è fissata per il 31 marzo 2009.
A quando i soldi? I rischi di aspettare 3 mesi o prendere solo una parte dei soldi Ci siamo. Siamo arrivati all'ultimo passaggio. Ora non ci resta che aspettare il bonus, che arriverà a distanza di un mese dalla presentazione della richiesta, se si tratta di dipendenti; due nel caso di pensionati. Ma una domanda a questo punto ce la siamo posti. Per i lavoratori - come si sa - i soldi saranno erogati dal datore di lavoro (e poi rimborsati dallo Stato), in base ai contributi e il monte delle ritenute disponibili. In altre parole, c'è il rischio che l'azienda non abbia la liquidità necessaria per il bonus. Che succede in questi casi? Paolo Conti, direttore nazionale Caf Acli, ci risponde che il rischio è da escludere per l'Inps, ma possono esserci casi, anche se non frequenti, per chi lavora in piccole aziende, con due o tre dipendenti. “In questo caso il bonus verrà erogato in base alla presentazione della domanda nell'azienda, e se non ci fosse una cifra sufficiente, il lavoratore potrà ricevere un bonus parziale, o aspettare fino al mese successivo. I soldi arriveranno comunque, bisognerà solo aspettare un po' di più”.

mercoledì, dicembre 17, 2008

Social card sì! Bonus No! Carramba che sorpresa...

Da Avvenire del 15.12.2008

Nell’Italia delle politiche spot per le famiglie capitano cose strane. Ci sono giovani nuclei monoreddito, con un affitto da pagare e con tre bimbi piccoli ( cioè, un bel lavoro per la mamma) che hanno diritto alla neonata carta acquisti – ergo, sono tecnicamente ' poveri' – ma non al bonus famiglia – ossia, proprio alla misura nominalmente pensata per loro – per il quale evidentemente sono considerati troppo ' ricchi'. ' Colpa' dei diversi sistemi di calcolo dei requisiti.
Per ottenere la carta acquisti, infatti, si fa riferimento alla situazione Isee. Strumento di calcolo che, per quanto insufficiente, tiene conto di alcune spese sostenute ( ad esempio per l’affitto), del patrimonio complessivo e della composizione familiare. Per il bonus famiglia, invece, si fa riferimento ai soli redditi imponibili con tetti crescenti ( di poco) in base al numero di componenti, ma senza tener conto di altri parametri.
Seguiamo un’esperienza in presa diretta. Siamo a Roma, Zona Esquilino, dalle parti dello storico mercato di piazza Vittorio Emanuele, sabato scorso. Un giovane padre di famiglia va all’ufficio postale più vicino col suo modulo, speditogli a casa, per richiedere la carta acquisti come da comunicazione ricevuta. Anzi, ne ha due di moduli, perché ha due figli sotto i 3 anni, evidentemente considerati bisognosi. « Scusi, signora, è qui che si chiede la carta acquisti? » , domanda. L’anziana signora annuisce in silenzio, quasi circospetta. Pettinata, curata e molto molto dignitosa, aspetta qualche lungo minuto che l’impiegato compili a video la sua scheda e poi le consegna trionfante la busta con la card, specificando: « Poi le manderanno il pin ed entro due giorni la caricheranno con i primi 120 euro » . E lei: « Cosa, il pin? » E ancora: « Sì, ma cosa devo fare, come funziona? » .
Qualche spiegazione e poi tocca
Una famiglia con tre figli piccoli è considerata tanto 'povera' da aver diritto a due carte acquisti, e troppo 'ricca' per avere l’una tantum per famiglie
a lui, al padre di famiglia.
L’impiegata dello sportello accanto segue il lavoro del collega ( è una caso rarissimo perché ha diritto addirittura al corrispettivo di due carte acquisti e il travet si arrovella per gestire al meglio la pratica) ogni tanto lo guarda con un’aria da ' Carramba che sorpresa', con il sorrisino svenevole di chi pensa: « Uh, che carino, padre di famiglia con tre figli piccoli, questo sì che si merita la carta… » . Qualche minuto quindi il padre esce con la sua card. Non sa ancora se hanno versato i 240 euro promessi: bisogna « aspettare il pin » . Cosa pensare alla fine?
Il pacchetto di misure progettate dal governo ' per le famiglie' ha alcuni aspetti positivi, ma altri assai discutibili. I 40 euro in più al mese ( 80, nel caso del nostro papà) per la spesa e le bollette sono un aiuto concreto ed è probabilmente la prima volta che vengono mappate situazioni sociali che sfuggono alle statistiche ufficiali.
L’incongruenza tra aventi diritto alla carta e al bonus, però, sono evidenti. E sulla carta acquisti rimangono altre perplessità.
Anzitutto, la carta è anonima ma ' parla da sola', perché è ben riconoscibile e non a tutti può far piacere mostrare di essere in qualche modo ' bisognosi'. Certo, si dovrebbe sommare a specifici sconti in alcuni supermercati, ma è ancora tutto da verificare. E poi chi deve risparmiare fa la spesa al mercato rionale: vi voglio vedere con la carta acquisti al banco delle verdure di Filippo a p. zza Vittorio. E allora non era meglio versare quei soldi in busta paga, nella pensione o mandare un assegno a casa?
Tanto più che il papà della nostra storia ( vera) compila e ricompila da anni decine di moduli quasi identici, con gli stessi dati fiscali e le stesse informazioni previdenziali. A caccia dell’aiutino spot nell’estenuante attesa, probabilmente vana, di una vera, strutturale, politica per la famiglia.

Simone Sereni

sabato, dicembre 13, 2008

Autocertificazione per la richiesta del "Bonus famiglia"

Autocertificazione per la richiesta del "Bonus famiglia"

Il bonus, il cui ammontare può variare da 200 fino a 1.000 euro in considerazione sia del reddito sia dei componenti del nucleo familiare, può essere richiesto dai cittadini residenti, lavoratori e pensionati, incluse persone non autosufficienti, che facciano parte di una famiglia qualificata come a basso reddito.

Le scadenze per richiedere l'agevolazione dipendono dall'anno d'imposta che viene preso come riferimento per la verifica dei requisiti previsti dalla norma per il riconoscimento del bonus. A questo riguardo, ci sono due le alternative:

  • chi sceglie come anno di riferimento il 2007 deve presentare la richiesta al datore di lavoro o all'ente pensionistico entro il 31 gennaio 2009, utilizzando il modello "sostituto" predisposto per la richiesta del bonus al sostituto d'imposta o agli enti pensionistici. Nel caso in cui il beneficio non è erogato dai sostituti d'imposta, la domanda potrà essere invece inviata, in via telematica, all'Agenzia delle Entrate entro il 31 marzo 2009, utilizzando il modello denominato "agenzia".
  • coloro che , invece, scelgono il 2008, devono presentare la richiesta al datore di lavoro o all'ente pensionistico entro il 31 marzo 2009. In tutti casi in cui il beneficio non è erogato dai sostituti d'imposta, la richiesta può essere presentata, sempre in via telematica, all'Agenzia delle Entrate entro il 30 giugno 2009.

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PDF

Provvedimento del 5/12/2008 - pdf- Approvazione dei modelli per la richiesta del bonus straordinario per famiglie, lavoratori, pensionati e non autosufficienza, ai sensi dell’art. 1 del decreto legge 29 novembre 2008, n. 185. (Pubblicato il 05/12/08 ai sensi dell'art. 1, comma 361, della legge 24 dicembre 2007, n° 244)



NAPOLI (12 dicembre) - Tirano un sospiro di sollievo le 8000 famiglie “povere” che vivono a Napoli. Cancellato il reddito di cittadinanza regionale, ora potranno ricevere il bonus che il Governo ha destinato ai nuclei a basso reddito. Ma stavolta gli aventi diritto saranno molti di più: in Campania i poveri sarebbero poco meno di 2 milioni, 240 mila solo a Napoli. Quasi uno su tre non ha il necessario per sopravvivere. Due su dieci non mangiano più di tre volte alla settimana. Otto su dieci non possono pagare l’affitto. Se la “linea della povertà” (calcolata dall’Istat) è risultata pari a 986,35 euro per una famiglia di due persone è chiaro che il bonus farà comodo a centinaia di migliaia di famiglie.

Incentivo straordinario. Il bonus viene erogato quindi una sola volta, variabile dai 200 ai 1.000 euro. Per riceverlo si considera sia il reddito sia il numero dei componenti del nucleo che ne fa richiesta. Il bonus erogato non costituisce reddito né a fini fiscali né a quelli previdenziali, né per il rilascio della social card (che resta “cumulabile”).

I beneficiari. Il bonus straodinario può essere richiesto dai residenti, lavoratori e pensionati, inclusi i disabili che facciano parte di una famiglia a basso reddito. Il reddito complessivo non deve comunque superare la soglia dei 35mila euro l'anno.
L’anno d'imposta.

Due sono le alternative. Chi sceglie come anno di riferimento il 2007 deve presentare la richiesta al datore di lavoro o all'ente pensionistico entro il 31 gennaio 2009, utilizzando il modello predisposto. Altrimenti la domanda potrà essere inviata, in via telematica, all'Agenzia delle Entrate entro il 31 marzo 2009, utilizzando il modello ad hoc. Per chi sceglie di richiedere il beneficio all'anno di imposta 2008, c'è invece tempo fino al 31 marzo 2009 (per la domanda al datore di lavoro o all'ente) o entro il 30 giugno 2009 all'Agenzia delle Entrate ma soltanto per i contribuenti esonerati dall'obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi.