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martedì, agosto 25, 2009

Colf e Badanti: la regolarizzazione va effettuata entro il prossimo 30 settembre. Le istruzioni dell'agenzia delle entrate e del ministero interni.



Dal 1° al 30 settembre prossimo le sedi del Patronato Acli attiveranno un servizio di consulenza finalizzato a regolarizzare i rapporti di lavoro per colf e badanti, sulla base di quanto disposto dall’art.1-ter della legge 102/2009, di conversione del DL 78/2009.

In applicazione di tale norma i datori di lavoro che alla data del 30 giugno 2009, hanno occupato irregolarmente alle proprie dipendenze da almeno 3 mesi lavoratori, cittadini italiani o di uno Stato appartenente all’Unione europea, ovvero cittadini extracomunitari, presenti sul territorio italiano, potranno denunciare, tra il 1° e il 30 settembre 2009, il rapporto di lavoro presentando una dichiarazione, alla quale andrà allegata l’attestazione del versamento di un contributo forfetario di 500,00 euro, che potrà essere pagato a partire dal 21 agosto, utilizzando il modello F24 sulla base delle istruzione fornite dall’Agenzia delle entrate.

Con Circolare interministeriale del 7 agosto 2009, i Ministeri dell’Interno e del Lavoro hanno dettato le prime istruzioni operative; allo stesso modo l’Inps, con circolare n.101 del 10 agosto u.s., ha pubblicato le prime disposizioni finalizzate alla legalizzazione del lavoro irregolare per attività di assistenza e di sostegno alle famiglie.

La presentazione della dichiarazione comporta la sospensione di eventuali procedimenti penali ed amministrativi conseguenti alla violazione delle norme in tema di ingresso e soggiorno in Italia, come pure delle disposizioni relative all’impiego irregolare dei lavoratori; i reati e gli illeciti amministrativi si estingueranno con la sottoscrizione del contratto di soggiorno e con la comunicazione obbligatoria all’INPS.
Si osserva infine che la procedura di “Regolarizzazione” non ha nulla a che vedere con la procedura del cosiddetto “Decreto Flussi”, pertanto la dichiarazione di emersione non sarà soggetta a graduatorie e potrà essere effettuata nell’arco dell’intero mese di Settembre.

Le istruzioni dell'Agenzia delle Entrate

ROMA - Scatta il conto alla rovescia per il maxicondono di colf e badanti. Da martedì primo settembre ogni famiglia potrà regolarizzare una colf e due badanti extracomunitarie, comunitarie o italiane, a patto che dimostri di averle alle proprie dipendenze almeno dal 30 marzo 2009. La denuncia del rapporto di lavoro sommerso potrà essere fatta dal 1° al 30 settembre.

Il Viminale intanto ha fornito una serie di chiarimenti sulle modalità della regolarizzazione e sui punti più oscuri della procedura che potrebbe arrivare a coinvolgere fino a 750mila lavoratori (in massima parte stranieri) domestici e di assistenza alla persona.

LE FAQ DEL MINISTERO


I datori di lavoro potranno scaricare il software necessario a compilare i moduli della regolarizzazione anche da Repubblica.it, a partire da venerdì 28 agosto. Bisognerà poi comunque registrarsi sul sito del Viminale.

I moduli per la presentazione delle domande (clicca qui per i fac simile) dovranno essere compilati utilizzando il software già scaricato e fornendo i dati del datore di lavoro e del lavoratore da regolarizzare, oltre agli estremi del versamento da 500 euro da effettuare attraverso apposito modulo F24.

Dal primo al 30 settembre sarà possibile dunque inviare la propria domanda on line. Nessuna fretta né corsa alle quote questa volta. La regolarizzazione non è a numero chiuso: chi ha i requisiti vi rientrerà, indipendentemente dalla data di invio della domanda.
A procedura conclusa, dal sito del Viminale sarà scaricabile una ricevuta della la domanda inviata. Dal 1° ottobre 2009 lo Sportello Unico per l'immigrazione riceverà i moduli. Acquisito il parere della questura, il datore di lavoro e il lavoratore straniero saranno convocati per la stipula del contratto di soggiorno. Solo allora, la badante o la colf extracomunitaria potrà richiedere il permesso di soggiorno.

lunedì, maggio 25, 2009

Colf e badanti: i numeri del fenomeno

La fotografia del lavoro domestico in Italia scattata dalle Acli Colf, in occasione della loro XVII Assemblea nazionale, che apre oggi pomeriggio a Roma (ore 16.00) con un convegno alla Pontificia università San Tommaso d'Aquino (Largo Angelicum 1)

Roma, 22 maggio 2009 - Più di un milione e mezzo di rapporti di lavoro attivi presso l'Inps a fine 2008 e 600mila lavoratori domestici registrati, in gran parte donne straniere. Ma le stime che comprendono le colf e le ‘badanti’ irregolari arrivano a calcolarne fino al doppio.

L'ultimo decreto flussi ne ha previsto l'ingresso per poco più di 100mila (105.400), in aggiunta al decreto precedente che già nel 2007 aveva registrato 420.366 domande per lo svolgimento di attività domestiche e di cura sul totale di 740.813 istanze presentate.

La fotografia del lavoro domestico è scattata dalle Acli Colf in occasione della loro XVII Assemblea nazionale – ‘Per un nuovo welfare della cura oltre il fai da te’ - che apre oggi pomeriggio a Roma con un convegno alla Pontificia università San Tommaso d'Aquino. 160 delegate provenienti da tutta italia, il 40% immigrate.

Lavoratrici straniere

Dei circa 600mila lavoratori domestici regolarmente registrati, la stragrande maggioranza proviene da Paesi stranieri. Solo il 22,3% del totale è di nazionalità italiana. Le donne sono l'87% fra i lavoratori stranieri, il 96% fra gli italiani.

Il 20% proviene dalla Romania, il 12,7% dall'Ucraina, il 9% circa dalle Filippine e il 6% dalla Moldavia, per citare le comunità etniche e nazionali più numerose. Seguono Perù, Ecuador, Polonia e Sri Lanka, con percentuali che vanno dal 3,6 al 2,8% e rappresentanze minori di numerosi altri Paesi, europei, asiatici, africani e sudamericani.

‘Queste donne - commentano le Colf delle Acli - rappresentano oggi l'unica speranza delle famiglie italiane per la cura dei bambini e l'assistenza di anziani. Infatti è noto che il nostro welfare è largamente carente di adeguati servizi per l'infanzia, per le persone anziane o per i non autosufficienti’.

Lavoratrici italiane

Le lavoratrici italiane che lavorano nelle case sono prevalentemente sposate, separate o vedove con età superiore ai 40 anni, e svolgono lavori domestici ad ore.

Solo alcune si dedicano agli anziani, ma non in forma di co-residenza. Le donne italiane generalmente prestano servizi di cura e manutenzione della casa, le tradizionali incombenze domestiche di pulizia, riassetto locali, stiro, cucina, ecc.

‘Non si percepiscono tanto come lavoratrici domestiche - spiegano le Acli Colf - ma come casalinghe. Non considerano il lavoro domestico un vero lavoro, piuttosto un ripiego, che abbandonano appena possono’.

Nei periodi di crisi economica come quella attuale e di espulsione di manodopera da altri settori produttivi, sono molte le donne che ritornano nel settore domestico dove si verifica un aumento di domande di lavoro.

C'è poi il caso delle giovani, spesso studentesse, che per diverse ragioni (difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro, necessità di mantenersi agli studi etc.) svolgono lavoro in qualità di baby sitter o di compagnia agli anziani. Inoltre è notevole è la presenza di pensionate ex-colf, che non possono vivere con l'importo misero di pensione maturata, che non è mai superiore al trattamento minimo Inps.

‘Per le italiane - aggiungono le Acli Colf - il lavoro domestico ad ore rappresenta un'occasione per arrotondare il bilancio familiare e per conciliare l'occupazione extradomestica, seppur svolta in un'altra casa, con le proprie esigenze casalinghe. Per le immigrate, la cui famiglia è rimasta in patria, è il modo per mantenere i figli, il marito o per costruire la casa’.

Famiglie divise

Secondo l'indagine Iref, l'istituto di ricerca delle Acli – ‘Il Welfare fatto in casa’ (2007) - le famiglie 'divise' sono più del 60%. Solo il 38% delle colf straniere, infatti, ha i familiari più stretti (figli o coniuge) che vivono tutti in Italia.

Nello specifico, il 57% delle lavoratrici vive ancora lontano dai propri figli, che sono affidati in Patria alle cure dell'altro coniuge (41%) o degli altri parenti (41%).

L'ingresso in Italia

Oltre 6 lavoratrici su 10 (63%) - nella ricerca Iref - raccontavano di essere è entrate in Italia con un visto turistico. Il 18% in maniera irregolare, senza nessun documento di ingresso. Al momento dell'indagine, quasi una colf su quattro (24%) dichiarava di vivere e lavorare in Italia in condizione di irregolarità.

Il 54% aveva un regolare permesso di soggiorno, il 18% era riuscito ad ottenere una carta di soggiorno.

Il lavoro sommerso

Più della metà delle colf straniere (57%) dichiara di svolgere il proprio lavoro completamente o in parte senza contratto. Il dato si ottiene sommando il numero di coloro che non possono avere un contratto perché residenti in Italia irregolarmente (24%) a coloro (33%) che pur possedendo il permesso o la carta di soggiorno, svolgono almeno un lavoro in nero.

Considerando i soli collaboratori ‘regolari’ oltre la metà (55%) denuncia delle irregolarità nei versamenti previdenziali: nel 24% dei casi non viene versato alcun contributo; mentre al 31% degli intervistati vengono versati solo parzialmente.