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lunedì, dicembre 28, 2009

Presepe Vivente di Pietrelcina


27-28-29 dicembre 2009

Presepe Vivente di Pietrelcina

dove Padre Pio è nato e ha trascorso circa trent'anni della sua vita

Organizzato dai giovani dell'Azione Cattolica e della Gi.fra di Pietrelcina con il patrocinio dell'Amministrazione Comunale. Una manifestazione che catalizza l'attenzione di migliaia di visitatori che ogni anno sempre più numerosi accorrono per ammirare il suggestivo paesaggio dell'antico borgo di Pietrelcina trasformato nella novella Betlemme, culla del Redentore.

Nella zona "Castello", che ha visto nascere e crescere il futuro Padre Pio, i Giovani dell'Azione Cattolica e della Gioventù Francescana danno vita ad uno spettacolo che non è solo pura finzione scenica, ma sprono a riflettere sul grande amore che Dio ha voluto donare a ciascuno di noi con la venuta del suo Figlio unigenito.

Il presepe Vivente di Pietrelcina è forse tra i più belli e riusciti del Sud Italia grazie alla suggestiva ricostruzione storica che coinvolge tutte le strade e piazzette del centro storico, il quartiere castello, trasformandolo in un immenso teatro dove gli abitanti diventano abilissimi attori perfettamente calati nel ruolo.

A donare alla rappresentazione quel tocco di realtà e di tuffo nel passato contribuisce senza ombra di dubbio la particolare conformazione del paesello di Pietrelcina: tutto il centro storico, teatro della scena, sorge arroccato su un promontorio, la cosiddetta Morgia.

Per l'occasione tutti gli abitanti sono coinvolti, vengono impiegate circa 300 comparse, indossati i costumi di scena, allestite le botteghe artigiane e realmente, passeggiando nelle viuzze del centro, è possibile vedere il falegname che lavora il legno o la massaia che impasta il pane.

Accanto alle botteghe o ai mercati poi, c'è la Sinagoga, dove i visitatori partecipano al rito della preghiera. Ma c'è anche la profana corte di Erode, con tanto di suonatori e ballerine. Una delle riproduzioni più riuscite è quella del matrimonio giudaico: gli sposi siedono attorniati dagli ospiti e da anfore colme di vino:

Momento suggestivo e conclusivo del percorso è la Natività. Essa viene allestita in una stalla dove accanto alla Madonna Giuseppe e il Bambin Gesù non mancano l'asinello e il bue.

Ingresso gratuito

  • ore 17.30 Inizio distribuzione biglietti di ingresso
  • ore 16.00 in Piazza SS. Annunziata

martedì, settembre 23, 2008

San Pio da Pietrelcina (Francesco Forgione) 23 settembre


Pietrelcina, Benevento, 25 maggio 1887 - San Giovanni Rotondo, Foggia, 23 settembre 1968

Francesco Forgione nasce a Pietrelcina, provincia di Benevento, il 25 maggio 1887. Il 22 gennaio 1903, a sedici anni, entra in convento e da francescano cappuccino prende il nome di fra Pio da Pietrelcina. Diventa sacerdote sette anni dopo, il 10 agosto 1910. Nel 1916 i superiori pensano di trasferirlo a San Giovanni Rotondo, sul Gargano, e qui, nel convento di S. Maria delle Grazie, ha inizio per Padre Pio una straordinaria avventura di taumaturgo e apostolo del confessionale. Il 20 settembre 1918 il cappuccino riceve le stimmate della Passione di Cristo che resteranno aperte, dolorose e sanguinanti per ben cinquant’anni. Muore il 23 settembre 1968, a 81 anni. Dichiarato venerabile nel 1997 e beatificato nel 1999, è canonizzato nel 2002.

Etimologia: Pio = devoto, religioso, pietoso (signif. Intuitivo)

Martirologio Romano: San Pio da Pietrelcina (Francesco) Forgione, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, che nel convento di San Giovanni Rotondo in Puglia si impegnò molto nella direzione spirituale dei fedeli e nella riconciliazione dei penitenti ed ebbe tanta provvidente cura verso i bisognosi e i poveri da concludere in questo giorno il suo pellegrinaggio terreno pienamente configurato a Cristo crocifisso.

Quando muore, il 23 settembre 1968, a 81 anni, le stimmate scompaiono dal suo corpo e, davanti alle circa centomila persone venute da ogni dove ai suoi funerali, ha inizio quel processo di santificazione che ben prima che la Chiesa lo elevasse alla gloria degli altari lo colloca nella devozione dei fedeli di tutto il mondo come uno dei santi più amati dell’ultimo secolo.
Francesco Forgione era nato a Pietrelcina, provincia di Benevento, il 25 maggio 1887. I suoi genitori, Grazio e Giuseppa, erano poveri contadini, ma assai devoti: in famiglia il rosario si pregava ogni sera in casa tutti insieme, in un clima di grande e filiale fiducia in Dio e nella Madonna. Il soprannaturale irrompe assai presto nella vita del futuro santo: fin da bambino egli riceveva visite frequenti di Gesù e Maria, vedeva demoni e angeli, ma poiché pensava che tutti avessero queste facoltà non ne faceva parola con nessuno. Il 22 gennaio 1903, a sedici anni, entra in convento e da francescano cappuccino prende il nome di fra Pio da Pietrelcina. Diventa sacerdote sette anni dopo, il 10 agosto 1910. Vuole partire missionario per terre lontane, ma Dio ha su di lui altri disegni, specialissimi.
I primi anni di sacerdozio sono compromessi e resi amari dalle sue pessime condizioni di salute, tanto che i superiori lo rimandano più volte a Pietrelcina, nella casa paterna, dove il clima gli è più congeniale. Padre Pio è malato assai gravemente ai polmoni. I medici gli danno poco da vivere. Come se non bastasse, alla malattia si vanno ad aggiungere le terribili vessazioni a cui il demonio lo sottopone, che non lasciano mai in pace il povero frate, torturato nel corpo e nello spirito.
Nel 1916 i superiori pensano di trasferirlo a San Giovanni Rotondo, sul Gargano, e qui, nel convento di S. Maria delle Grazie, ha inizio per Padre Pio una straordinaria avventura di taumaturgo e apostolo del confessionale. Un numero incalcolabile di uomini e donne, dal Gargano e da altre parti dell’Italia, cominciano ad accorrere al suo confessionale, dove egli trascorre anche quattordici-sedici ore al giorno, per lavare i peccati e ricondurre le anime a Dio. È il suo ministero, che attinge la propria forza dalla preghiera e dall’altare, e che Padre Pio realizza non senza grandi sofferenze fisiche e morali.
Il 20 settembre 1918, infatti, il cappuccino riceve le stimmate della Passione di Cristo che resteranno aperte, dolorose e sanguinanti per ben cinquant’anni. Padre Pio viene visitato da un gran numero di medici, subendo incomprensioni e calunnie per le quali deve sottostare a infamanti ispezioni canoniche; il frate delle stimmate si dichiara “figlio dell’obbedienza” e sopporta tutto con serafica pazienza. Infine, viene anche sospeso a divinis e solo dopo diversi anni, prosciolto dalle accuse calunniose, può essere reintegrato nel suo ministero sacerdotale.
La sua celletta, la numero 5, portava appeso alla porta un cartello con una celebre frase di S. Bernardo: “Maria è tutta la ragione della mia speranza”. Maria è il segreto della grandezza di Padre Pio, il segreto della sua santità. A Lei, nel maggio 1956, dedica la “Casa Sollievo della Sofferenza”, una delle strutture sanitarie oggi più qualificate a livello nazionale e internazionale, con 70.000 ricoveri l’anno, attrezzature modernissime e collegamenti con i principali istituti di ricerca nel mondo.
Negli anni ‘40, per combattere con l’arma della preghiera la tremenda realtà della seconda guerra mondiale, Padre Pio diede avvio ai Gruppi di Preghiera, una delle realtà ecclesiali più diffuse attualmente nel mondo, con oltre duecentomila devoti sparsi in tutta la terra. Con la “Casa Sollievo della Sofferenza” essi costituiscono la sua eredità spirituale, il segno di una vita tutta dedicata alla preghiera e contrassegnata da una devozione ardente alla Vergine.
Da Lei il frate si sentiva protetto nella sua lotta quotidiana col demonio, il “cosaccio” come lo chiamava, e per ben due volte la Vergine lo guarisce miracolosamente, nel 1911 e nel 1959. In quest’ultimo caso i medici lo avevano dato proprio per spacciato quando, dopo l’arrivo della Madonna pellegrina di Fatima a San Giovanni Rotondo, il 6 agosto 1959, Padre Pio fu risanato improvvisamente, tra lo stupore e la gioia dei suoi devoti.
“Esiste una scorciatoia per il Paradiso?”, gli fu domandato una volta. “Sì”, lui rispose, “è la Madonna”. “Essa – diceva il frate di Pietrelcina – è il mare attraverso cui si raggiungono i lidi degli splendori eterni”. Esortava sempre i suoi figli spirituali a pregare il Rosario e a imitare la Madonna nelle sue virtù quotidiane quali l’umiltà,la pazienza, il silenzio,la purezza,la carità.“Vorrei avere una voce così forte – diceva - per invitare i peccatori di tutto il mondo ad amare la Madonna”.
Lui stesso aveva sempre la corona del rosario in mano. Lo recitava incessantemente per intero, soprattutto nelle ore notturne. “Questa preghiera – diceva Padre Pio – è la nostra fede, il sostegno della nostra speranza, l’esplosione della nostra carità”.
Il suo testamento spirituale, alla fine della sua vita, fu: “Amate la Madonna e fatela amare. Recitate sempre il Rosario”.
Intorno alla sua figura in questi anni si sono scritti molti fiumi di inchiostro. Un incalcolabile numero di articoli e tantissimi libri; si conta che approssimativamente sono più di 200 le biografie a lui dedicate soltanto in italiano. “Farò più rumore da morto che da vivo”, aveva pronosticato lui con la sua solita arguzia. Quella di Padre Pio è veramente una “clientela” mondiale. Perché tanta devozione per questo san Francesco del sud?
Padre Raniero Cantalamessa lo spiega così:“Se tutto il mondo corre dietro a Padre Pio – come un giorno correva dietro a Francesco d’Assisi - è perché intuisce vagamente che non sarà la tecnica con tutte le sue risorse, né la scienza con tutte le sue promesse a salvarci, ma solo la santità. Che è poi come dire l’amore”.

venerdì, maggio 09, 2008

Nel paese di Padre Pio sagra dei carciofi con musica, mostre e assaggi


Pietrelcina. Ritorna il consueto appuntamento con la Sagra del carciofo. Nel prossimo week end i buongustai potranno nuovamente assaporare il prelibato ortaggio recandosi, a partire dalle ore 20, presso gli stand allestiti nella piazza di parco Colesanti. Ad organizzare la manifestazione, giunta alla sua XXX edizione, è la Pro loco di Pietrelcina, in collaborazione con l'Amministrazione comunale, la Regione Campania, l'Unione Europea, Progetto Scuole Aperte. In occasione della sagra, la Coldiretti di Benevento ha promosso per domani, alle ore 10, presso il centro polivalente ”Grazio Forgione”, un convegno dal tema: «Opportunità, prospettive e strumenti per la valorizzazione del carciofo di Pietrelcina. Sviluppo sostenibile delle aree rurali PSR 2007/2013». In programma gli interventi di: Luigi Circelli, funzionario Stapa Cepica di Benevento; Francesco Massaro, dirigente Stapa Cepica; Luigi Auriemma, direttore Coldiretti provinciale; Giuseppe Serino, capo dipartimento Mipaaf. Le conclusioni dei lavori saranno affidate a Gennaro Masiello, presidente della Camera di Commercio. Sempre domani, alle ore 17, apertura di una mostra mercato di prodotti tipici. A seguire saranno serviti: fusilli al ragù di carciofi; carciofi 'ndurati e fritti; bruschette con insalata di carciofi; spezzatino di carciofi. Alle 21 concerto della ”Nuova Compagnia di Canto popolare”. Domenica ci sarà l'esibizione della locale banda musicale per le strade del paese, nella piazza del parco Colesanti, invece, rassegna gastronomica e scuola di cucina. Alle 21 il concerto della Tropicana Band animerà la serata. Artisti di strada, giocolieri e trampolieri faranno da cornice ad un fine settimana all'insegna del gusto, tra le bellezze paesaggistiche ed il fascino antico del borgo medievale di Pietrelcina. Per informazioni ci si può rivolgere all'ufficio turistico telefonando allo 0824990048. do.fa.

giovedì, marzo 06, 2008

"Padre Pio, il giallo delle stigmate"

"Padre Pio, il giallo delle stigmate" e "Padre Pio, un immenso inganno". Due titoli a tutta pagina - comparsi nell'arco di due giorni sul "Corriere della Sera" - hanno creato sconcerto e dibattito. All'origine di tutto ciò l'uscita di un libro dello storico Sergio Luzzatto che, sulla base di documenti del Sant'Uffizio, tanto vecchi quanto già scandagliati dal Vaticano, ha rilanciato antichi sospetti. Che origine avevano, dunque, le stimmate di Padre Pio? Quali prove ed evidenze scientifiche abbiamo sulla natura di quelle ferite? Perché scomparvero prima della morte del futuro santo. Senza alcun intento agiografico, ma sulla base di documenti storici e testimonianze di prima mano, questa inchiesta vuole rispondere a questo ultimo sospetto.

Padre Pio. L'ultimo sospetto. La verità sul frate delle stimmate - Gaeta Saverio, Tornielli Andrea


Normalmente reperibile in 2/3 giorni lavorativi
Titolo Padre Pio. L'ultimo sospetto. La verità sul frate delle stimmate
Autore
Gaeta Saverio, Tornielli Andrea

ISBN 8838499616
Prezzo 14,90 €
Altri dati 239 pagine, pubblicato nel febbraio 2008
  • per comprarlo clicca qui
  • lunedì, marzo 03, 2008

    Padre Pio, tomba riaperta dopo 40 anni

    Rito nella notte. Il vescovo: alcune parti ancora intatte
    Padre Pio, tomba riaperta dopo 40 anni
    L'annuncio di monsignor D'Ambrosio: l'esposizione da metà aprile. Smentita la traslazione nel nuovo santuario

    ROMA - Il corpo di Padre Pio è stato «esumato» ieri notte in vista della «ricognizione canonica» che sarà effettuata i prossimi giorni per essere poi «esposto» alla venerazione dei fedeli «per alcuni mesi» in una teca di vetro, a partire dal 24 aprile: l'apertura della tomba è avvenuta tra le 22 e le 23 perché — motivazione simbolica — a quell'ora era stata chiusa il 27 settembre del 1968, quattro giorni dopo la morte del santo cappuccino; ma anche — finalità pratica — per evitare la ressa dei curiosi e di eventuali contestatori. L'annuncio ufficiale all'una di notte davanti a duecento fedeli. Lo ha dato Domenico D'Ambrosio, arcivescovo di Manfredonia, San Giovanni Rotondo e Vieste: «Sin dall'inizio si vedeva chiaramente la barba. La parte superiore del teschio è in parte scheletrita, il mento è perfetto, il resto del corpo è conservato bene. Si vedono benissimo il ginocchio, le mani, i mezzi guanti, le unghie. Se padre Pio mi permette, è come se fosse passato un manicure. Le stimmate non si vedono». Si è chiusa così una giornata segnata anche da qualche polemica, poiché vi sono dei devoti — pochi ma rumorosi — che si oppongono all'esumazione considerandola una «profanazione». Proprio ieri pomeriggio l'associazione torinese «Pro Padre Pio» aveva presentato alla questura di Torino una «istanza di sequestro » della cripta della vecchia chiesa di Santa Maria delle Grazie, nella quale si trova la tomba del santo, al fine di bloccare l'atto di esumazione. Gli aderenti all'associazione torinese oltre a considerare irrispettosa l'esumazione temono che essa costituisca soltanto un «primo passo» in vista del trasferimento nel nuovo santuario costruito su progetto di Renzo Piano.

    Ma il progetto del trasferimento è stato più volte smentito dai frati cappuccini di San Giovanni Rotondo e dall'arcivescovo. Il quale, durante una trasmissione televisiva, ha detto che le spoglie di San Pio da Pietrelcina saranno «esposte alla venerazione dei fedeli nel luogo dove è stato sepolto», ribadendo che «non ci sarà nessuna traslazione del corpo nella nuova chiesa». L'apertura della tomba è avvenuta dopo un atto di preghiera presieduto dallo stesso arcivescovo D'Ambrosio e al quale partecipavano i padri cappuccini che custodiscono il santuario e il personale tecnico e medico che procederà alla «ricognizione». «È conservato benissimo — ha detto don Giovanni Ercolino, della parrocchia di Sant'Onofrio di San Giovanni Rotondo — Ha ancora i capelli e la barba». Nonostante la precauzione presa dall'arcivescovo di tenere riservata la notizia — vincolando con giuramento il personale del santuario — nel pomeriggio di ieri si era diffusa la voce sull'imminenza dell'esumazione e una folla di devoti si è riunita spontaneamente sul piazzale davanti alla vecchia chiesa. L'iniziativa dell'esumazione e della «ricognizione canonica » — autorizzata dalla Congregazione vaticana per le cause dei santi — era stata annunciata dall'arcivescovo il 6 gennaio scorso e rientra nel programma dei festeggiamenti per i 40 anni dalla morte di Padre Pio (1968) e per i 90 anni delle stimmate (1918).

    Luigi Accattoli

    giovedì, dicembre 27, 2007

    Pietrelcina, un presepe per la pace


    DONATO FAIELLA Pietrelcina. «Un presepe dedicato alla pace nel mondo in attesa del gemellaggio della nostra terra con Betlemme». Questo il messaggio che gli organizzatori intendono diffondere in occasione della XXI edizione della sacra rappresentazione natalizia, che ha per ambiente i luoghi dove è nato Padre Pio. Oggi, domani e dopodomani, a partire dalle ore 17.30, ritorna il consueto appuntamento con il presepe vivente di Pietrelcina. La suggestione particolare dell'evento religioso porterà nel Sannio migliaia di visitatori (già prenotati oltre 200 gruppi). I giovani dell'Azione Cattolica e della Gioventù Francescana, organizzatori della manifestazione in collaborazione con l'Amministrazione comunale, hanno già ultimato gli allestimenti scenografici e disposti i ruoli per gli oltre 250 figuranti. Il centro storico della cittadina sannita si trasformerà interamente per far rivivere, proprio nella stalla appartenuta ai genitori di Padre Pio, il mistero della natività. Anche quest'anno tutto è stato predisposto affinché i numerosi turisti possano trascorrere momenti di serenità in un clima di profonda spiritualità. Dopo l'esperienze maturate nelle precedenti edizioni, relativamente all'ingresso mediante prenotazione, gli organizzatori distribuiranno nuovamente i biglietti per regolare l'entrata degli spettatori. Francesco Paradiso, presidente del comitato, ricorda che «i biglietti sono totalmente gratuiti e servono solo per poter gestire meglio l'enorme flusso di gente. Il botteghino per la distribuzione dei tagliandi, aperto dalle ore 16, sarà collocato in Piazza Santissima Annunziata. Corsie preferenziali vi saranno per i disabili». Ad inaugurare il presepe il parroco di Pietrelcina Padre Giorgio Ramolo, il presidente della Provincia Nardone e il sindaco Fusco. Quest'ultimo in merito al gemellaggio civile con Betlemme ci dice: «Auspico che nel corso del 2008 l'iniziativa possa concretizzarsi. Molto dipende dalla delicata situazione internazionale in Palestina. Con il sindaco Victor Batarseh cercheremo di stabilire, possibilmente, una data che coincida con un momento importante della via di San Pio». Ecco infine i nomi di alcuni organizzatori: Maurizio Caruso, Italo Mastrogiacomo, Donato Iadanza, Andrea Paradiso, Sara Girardi, Rosario Giova, Fernanda Salvatore, Maria Rossi, Nicola Frangiosa, Gianfranco Tavini, Lucia Cardone, Maria Masone, Francesco Polvere, Mario Mazzone, Francesco, Benedetta e Chiara Crovella; Maria Assunta Barrasso, Mariarosaria Pannullo, Giulio Iadanza, Mario, Pio Francesco, Antonio Aucone; Diodoro Cavalluzzo, Francesco e Mario Aucone; Nazareno e Giuseppe Scocca, Maria Coluccio, Francesco Zarro, Libero Molinaro, Nicola e Alessandro Cardone; Doriana, Veronica e Vittoria Santillo; Federico, Angelo, Umberto, Vincenzo Masone; Assunta e Francesco Paradiso; Maria Pia Mercurio.

    sabato, settembre 22, 2007

    23 settembre San Pio da Pietrelcina (Francesco Forgione)


    San Pio da Pietrelcina (Francesco Forgione)

    23 settembre

    Pietrelcina, Benevento, 25 maggio 1887 - San Giovanni Rotondo, Foggia, 23 settembre 1968

    Francesco Forgione nasce a Pietrelcina, provincia di Benevento, il 25 maggio 1887. Il 22 gennaio 1903, a sedici anni, entra in convento e da francescano cappuccino prende il nome di fra Pio da Pietrelcina. Diventa sacerdote sette anni dopo, il 10 agosto 1910. Nel 1916 i superiori pensano di trasferirlo a San Giovanni Rotondo, sul Gargano, e qui, nel convento di S. Maria delle Grazie, ha inizio per Padre Pio una straordinaria avventura di taumaturgo e apostolo del confessionale. Il 20 settembre 1918 il cappuccino riceve le stimmate della Passione di Cristo che resteranno aperte, dolorose e sanguinanti per ben cinquant’anni. Muore il 23 settembre 1968, a 81 anni. Dichiarato venerabile nel 1997 e beatificato nel 1999, è canonizzato nel 2002.

    Etimologia: Pio = devoto, religioso, pietoso (signif. Intuitivo)

    E' presente nel Martirologio Romano. San Pio da Pietrelcina (Francesco) Forgione, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, che nel convento di San Giovanni Rotondo in Puglia si impegnò molto nella direzione spirituale dei fedeli e nella riconciliazione dei penitenti ed ebbe tanta provvidente cura verso i bisognosi e i poveri da concludere in questo giorno il suo pellegrinaggio terreno pienamente configurato a Cristo crocifisso.

    Quando muore, il 23 settembre 1968, a 81 anni, le stimmate scompaiono dal suo corpo e, davanti alle circa centomila persone venute da ogni dove ai suoi funerali, ha inizio quel processo di santificazione che ben prima che la Chiesa lo elevasse alla gloria degli altari lo colloca nella devozione dei fedeli di tutto il mondo come uno dei santi più amati dell’ultimo secolo.
    Francesco Forgione era nato a Pietrelcina, provincia di Benevento, il 25 maggio 1887. I suoi genitori, Grazio e Giuseppa, erano poveri contadini, ma assai devoti: in famiglia il rosario si pregava ogni sera in casa tutti insieme, in un clima di grande e filiale fiducia in Dio e nella Madonna. Il soprannaturale irrompe assai presto nella vita del futuro santo: fin da bambino egli riceveva visite frequenti di Gesù e Maria, vedeva demoni e angeli, ma poiché pensava che tutti avessero queste facoltà non ne faceva parola con nessuno. Il 22 gennaio 1903, a sedici anni, entra in convento e da francescano cappuccino prende il nome di fra Pio da Pietrelcina. Diventa sacerdote sette anni dopo, il 10 agosto 1910. Vuole partire missionario per terre lontane, ma Dio ha su di lui altri disegni, specialissimi.
    I primi anni di sacerdozio sono compromessi e resi amari dalle sue pessime condizioni di salute, tanto che i superiori lo rimandano più volte a Pietrelcina, nella casa paterna, dove il clima gli è più congeniale. Padre Pio è malato assai gravemente ai polmoni. I medici gli danno poco da vivere. Come se non bastasse, alla malattia si vanno ad aggiungere le terribili vessazioni a cui il demonio lo sottopone, che non lasciano mai in pace il povero frate, torturato nel corpo e nello spirito.
    Nel 1916 i superiori pensano di trasferirlo a San Giovanni Rotondo, sul Gargano, e qui, nel convento di S. Maria delle Grazie, ha inizio per Padre Pio una straordinaria avventura di taumaturgo e apostolo del confessionale. Un numero incalcolabile di uomini e donne, dal Gargano e da altre parti dell’Italia, cominciano ad accorrere al suo confessionale, dove egli trascorre anche quattordici-sedici ore al giorno, per lavare i peccati e ricondurre le anime a Dio. È il suo ministero, che attinge la propria forza dalla preghiera e dall’altare, e che Padre Pio realizza non senza grandi sofferenze fisiche e morali.
    Il 20 settembre 1918, infatti, il cappuccino riceve le stimmate della Passione di Cristo che resteranno aperte, dolorose e sanguinanti per ben cinquant’anni. Padre Pio viene visitato da un gran numero di medici, subendo incomprensioni e calunnie per le quali deve sottostare a infamanti ispezioni canoniche; il frate delle stimmate si dichiara “figlio dell’obbedienza” e sopporta tutto con serafica pazienza. Infine, viene anche sospeso a divinis e solo dopo diversi anni, prosciolto dalle accuse calunniose, può essere reintegrato nel suo ministero sacerdotale.
    La sua celletta, la numero 5, portava appeso alla porta un cartello con una celebre frase di S. Bernardo: “Maria è tutta la ragione della mia speranza”. Maria è il segreto della grandezza di Padre Pio, il segreto della sua santità. A Lei, nel maggio 1956, dedica la “Casa Sollievo della Sofferenza”, una delle strutture sanitarie oggi più qualificate a livello nazionale e internazionale, con 70.000 ricoveri l’anno, attrezzature modernissime e collegamenti con i principali istituti di ricerca nel mondo.
    Negli anni ‘40, per combattere con l’arma della preghiera la tremenda realtà della seconda guerra mondiale, Padre Pio diede avvio ai Gruppi di Preghiera, una delle realtà ecclesiali più diffuse attualmente nel mondo, con oltre duecentomila devoti sparsi in tutta la terra. Con la “Casa Sollievo della Sofferenza” essi costituiscono la sua eredità spirituale, il segno di una vita tutta dedicata alla preghiera e contrassegnata da una devozione ardente alla Vergine.
    Da Lei il frate si sentiva protetto nella sua lotta quotidiana col demonio, il “cosaccio” come lo chiamava, e per ben due volte la Vergine lo guarisce miracolosamente, nel 1911 e nel 1959. In quest’ultimo caso i medici lo avevano dato proprio per spacciato quando, dopo l’arrivo della Madonna pellegrina di Fatima a San Giovanni Rotondo, il 6 agosto 1959, Padre Pio fu risanato improvvisamente, tra lo stupore e la gioia dei suoi devoti.
    “Esiste una scorciatoia per il Paradiso?”, gli fu domandato una volta. “Sì”, lui rispose, “è la Madonna”. “Essa – diceva il frate di Pietrelcina – è il mare attraverso cui si raggiungono i lidi degli splendori eterni”. Esortava sempre i suoi figli spirituali a pregare il Rosario e a imitare la Madonna nelle sue virtù quotidiane quali l’umiltà,la pazienza, il silenzio,la purezza,la carità.“Vorrei avere una voce così forte – diceva - per invitare i peccatori di tutto il mondo ad amare la Madonna”.
    Lui stesso aveva sempre la corona del rosario in mano. Lo recitava incessantemente per intero, soprattutto nelle ore notturne. “Questa preghiera – diceva Padre Pio – è la nostra fede, il sostegno della nostra speranza, l’esplosione della nostra carità”.
    Il suo testamento spirituale, alla fine della sua vita, fu: “Amate la Madonna e fatela amare. Recitate sempre il Rosario”.
    Intorno alla sua figura in questi anni si sono scritti molti fiumi di inchiostro. Un incalcolabile numero di articoli e tantissimi libri; si conta che approssimativamente sono più di 200 le biografie a lui dedicate soltanto in italiano. “Farò più rumore da morto che da vivo”, aveva pronosticato lui con la sua solita arguzia. Quella di Padre Pio è veramente una “clientela” mondiale. Perché tanta devozione per questo san Francesco del sud?
    Padre Raniero Cantalamessa lo spiega così:“Se tutto il mondo corre dietro a Padre Pio – come un giorno correva dietro a Francesco d’Assisi - è perché intuisce vagamente che non sarà la tecnica con tutte le sue risorse, né la scienza con tutte le sue promesse a salvarci, ma solo la santità. Che è poi come dire l’amore”.
    Autore: Maria Di Lorenzo da Santi e Beati.