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domenica, settembre 28, 2008

Un corteo di almeno seimila persone ha sfilato ieri tra Chiaiano e Marano contro la discarica.

Un corteo di almeno seimila persone ha sfilato ieri tra Chiaiano e Marano, ribadendo l’opposizione della popolazione locale e dei partecipanti provenienti da altre zone di Napoli, della Campania e d’Italia, alle soluzioni messe in atto dal governo per affrontare la cosiddetta emergenza rifiuti.Una giornata di mobilitazione che ha cercato di riaprire il dibattito sulle soluzioni alternative al poco avanguardistico sistema basato su discariche e inceneritori. Tra i partecipanti alla manifestazione anche il prof. Paul Connet, teorico della strategia “rifiuti zero”, che è intervenuto durante il corteo. La manifestazione ieri chiedeva che una delegazione di cinquanta persone – tra civili e rappresentanti delle istituzioni – potesse entrare nella cava di Chiaiano, da mesi presidiata dai militari, per poter verificare l’effettiva “bonifica” che starebbero approntando i tecnici del Commissario ai rifiuti Bertolaso. Ma dopo una trattativa durata poco più di mezz’ora, alla fine del percorso del corteo, la giornata si è chiusa ancora una volta con scontri tra polizia e manifestanti, e con la precisazione di Bertolaso che in quanto “area di interesse nazionale” la cava sarà eventualmente accessibile ai soli rappresentanti delle istituzioni. La manifestazione, scioltasi definitivamente soltanto verso le 22, ha stabilito di riprendere a riunirsi in forma di assemblea permanente in attesa di nuovi sviluppi.
La ricompattazione del movimento che si oppone al piano governativo per i rifiuti e all’apertura della discarica a Chiaiano è ripresa da giovedì 25 settembre, quando i parteciapanti ad una fiaccolata nei pressi della stazione di Chiaiano avevano bloccato cinque camion dell’ esercito scortati dalla polizia. I camion, contenenti brecciolino, erano stati in seguito deviati verso via Toscanella mentre il corteo aveva proseguito pacificamente verso Marano. Il 26 settembre invece i comitati di Chiaiano e Marano avevano organizzato una dimostrazione con 20 camion, per simulare il traffico che si creerà se, mantenendo le condizioni attuali, si dovesse avere un transito giornaliero di una cinquantina di camion di rifiuti diretti alla discarica. Come prevedibile, essendoci un'unica arteria viaria in cui si concentrerebbe sia la mobilità ordinaria del quartiere che il viavai degli autocompattatori, il traffico si è letteralmente paralizzato.
Per lo “Jatevenne Day” indetto per ieri 27 settembre, il corteo sarebbe dovuto partire alle quattro di pomeriggio. Ma oltre ai rallentamenti fisiologici, a ritardare la partenza ha contribuito anche l’intervento dei carabinieri, che verso le 14,00 ha fermato tre attivisti. Una vera e propria “operazione antiterrorismo”, in cui quattro volanti di carabinieri con pistole e mitragliette puntate hanno bloccato il camion degli attivisti del centro sociale Insurgencia che trasportavano protezioni di plexiglas e coreografie di gommapiuma destinate al corteo. I materiali sono stati classificati come "armi improprie", e i tre attivisti sono stati condotti nella Caserma Caracciolo in Corso Vittorio Emanuele, dove sono stati trattenuti per circa tre ore.
Partito definitivamente verso le 17.30, il corteo ha sfilato pacificamente per due ore verso Marano, con i suoi variegati partecipanti – oltre ai comitati dei cittadini residenti c’erano diversi gruppi di associazioni, comitati di categoria, centri sociali campani e non, tra cui anche una delegazione del movimento No Dal Molin, sorto contro la base Nato di Vicenza.
Tra gli ospiti d’onore del “Jatevenne Day” c’era anche il prof. Paul Connet, docente statunitense e teorico del sistema “rifiuti zero”, promotore di un modello di smaltimento totale dei rifiuti solidi urbani tramite raccolta differenziata e trattamento a freddo delle frazioni residuali, e per questo fermo oppositore del sistema di discariche e inceneritori, attualmente indicato dalla nostra classe politica come unica soluzione possibile. “In tutto il mondo stanno riuscendo a praticare una raccolta differenziata superiore al 70% del totale dei rifiuti, che permette un recupero dei materiali, il compostaggio dei materiali organici utilizzabile in agricoltura e la creazione di numerosi posti di lavoro. Perché non a Napoli?” si è chiesto il prof. Connet parlando al microfono davanti al corteo. “Ci sono tre ragioni per cui Napoli non è con il resto del mondo: Berlusconi, Bassolino, Bertolaso. Il problema non è la gente di Napoli, ma la sua leadership politica. Utilizzare la polizia e l’esercito contro la popolazione è un atteggiamento camorristico, dovrebbero al contrario collaborare con i residenti. Siamo pronti a parlare con i leader politici delle reali soluzioni”, ha concluso Connet.
Alla fine del suo percorso il corteo è arrivato infine a via Cupa del Cane, strada di accesso alla cava prescelta per la discarica tra Marano e Chiaiano. La Digos aveva autorizzato l’avanzamento del corteo solo fino al numero civico 85 della strada, poco prima cioè del presidio di carabinieri e polizia che da mesi controlla giorno e notte l’ingresso della cava. Nonostante fosse ormai quasi del tutto buio è iniziata la trattativa per l’accesso della delegazione di cinquanta persone, tra civili e rappresentanti istituzionali, all’interno della cava. Ma dopo una mezz’ora di parlamentazioni portate avanti con poca fiducia da entrambe le parti, è partita la prima carica della polizia per allontanare i manifestanti dall’ingresso della discarica, a cui alcuni attivisti hanno risposto con lancio di pietre e petardi. La seconda carica della polizia è stata più pesante e ha colpito indiscriminatamente diversi partecipanti alla manifestazione, mentre contemporaneamente i carabinieri hanno lanciato i lacrimogeni. Le fonti ufficiali parlano di quattro feriti tra le forze dell’ordine, colpiti dal lancio di pietre e di petardi. Tra i manifestanti si potevano contare ieri almeno una ventina di feriti e contusi, colpiti da manganellate alla testa o al torace. Le uniche armi in possesso dei comitati di Chiaiano e Marano che componevano le prime file della barricata erano caschi protettivi per la testa, mancandp le barriere di plexiglas sequestrate poche ore prima. Ma tra le file alle loro spalle non mancava chi invece si era armato di pietre.
Come e perché è fallita la trattativa? “Il sito non era adeguatamente illuminato”, spiegano dalla struttura del sottosegretario Bertolaso. “Non è mai stato negato a rappresentanti delle istituzioni l'accesso al sito dove sarà realizzata la discarica - dice Marcello Fiori, coordinatore della struttura - e dunque già lunedì mattina il sindaco e gli altri rappresentanti degli enti locali interessati potranno entrare nella cava, dove tra l'altro sono già stati. Chi non potrà entrare sono invece i cittadini - conclude - in quanto il sito di Chiaiano è dichiarato di interesse strategico nazionale” (ANSA). “Al termine del corteo, dopo un ulteriore trattativa andata male” - dichiarano in un comunicato stampa poche ore dopo i Comitati contro la discarica di CHiaiano e Marano e la Rete Campana Salute e Ambiente – “abbiamo fatto quello che avevamo pubblicamente annunciato. Siamo andati avanti verso la cava! Solo con i nostri corpi o strumenti esclusivamente difensivi dei colpi, come i caschi. Questo avevano deciso infatti i cittadini partecipanti del presidio”.
Il bilancio della giornata è positivo per quanto riguarda la riuscita mobilitazione e il ricompattamento delle diverse anime del movimento che contesta il piano rifiuti imposto dalla triade Berlusconi-Bassolino-Bertolaso. Ma per quanto riguarda la possibilità di portare avanti un vero dialogo e trattative concrete con questa classe dirigente il percorso non sarà facile. La partecipazione dei cittadini residenti è stata forse minore che prima dell’estate – lungo le strade non mancavano sguardi decisamente sfiduciati – ma per altri aspetti non è mancata la solidarietà – come quando le case intorno al presidio su richiesta del corteo hanno acceso le luci fuori ai balconi per contrastare il buio crescente, così come molti commercianti hanno raccolto l'apppello alla serrata delle saracinesche.
“Avevamo chiesto al termine della Manifestazione che una delegazione di almeno 50 cittadini entrasse nella cava”, spiegano i Comitati nel comunicato. “Un fatto simbolico ma fondamentale, per significare che quel territorio è di chi lo vive e non può essere espropriato dalla democrazia e militarizzato dagli eserciti. Avevamo anche chiesto che Bertolaso aprisse finalmente un confronto pubblico sulle alternative a megadiscariche e incenerimento, alternative che esistono ma vengono scartate per ragioni di business”.
“Abbiamo provato a mediare” - dice invece una nota il sindaco di Marano, Salvatore Perrotta – “per una soluzione che permettesse di concludere senza problemi una manifestazione che si era svolta in assoluta calma e tranquillità. Invece è mancato quel buon senso che sarebbe necessario sempre, ed è mancato sia da una parte che dall'altra. La cosa che rammarica è che siamo di fronte a una autentica occupazione militare del territorio, che peraltro impedisce a centinaia di cittadini di rientrare nelle proprie abitazioni. Ci piacerebbe vedere un simile dispiegamento di forze dell'ordine contro la camorra ed invece abbiamo rischiato noi stessi, io come sindaco e l'onorevole Barbato, parlamentare della Repubblica, di finire sotto le manganellate” (ANSA).

domenica, giugno 01, 2008

Riflessioni ragionate sul sito prescelto per la discarica di Chiaiano

Riflessioni del geologo prof. Cravero, socio ZENITH ( dal sito dell'Associazione)

La cronaca recente c’informa che l’avvio alla risoluzione del problema dei rifiuti nella nostra Città passa per Chiaiano. La vivace resistenza opposta dai cittadini interessati è vicenda purtroppo già vissuta in altre occasioni: Pianura, Serre, Ariano Irpino, S.Arcangelo Trimonte ecc..
E’ cronaca dolorosa stando ai resoconti che i mezzi d’informazione ci comunicano, a volte anche drammatica. Fatti che impongono una riflessione; ci poniamo, di conseguenza, interrogativi che inevitabilmente investono la nostra responsabilità civica e morale.
L’interrogativo primario che ci si pone è quello di sapere, al di là di ogni speculazione strumentale, se la cava Lallero di Chiaiano, individuata dal Commissariato di Governo per l’Emergenza Rifiuti nella Regione Campania sia effettivamente in grado di ricevere rifiuti solidi urbani.
Analizziamo i requisiti di carattere tecnico che possono indirizzare o sconsigliare la scelta di un sito individuato per lo stoccaggio di rifiuti solidi urbani. Per comodità di comprensione li differenzieremo in valutazioni di carattere socio-sanitario e valutazioni di carattere socio-economico. Queste ultime sono prevalentemente di competenza politica e pertanto non ne
discuteremo in questo ambito.
Le valutazioni di carattere socio-sanitario investono la caratterizzazione ambientale di un sito RSU e del suo contesto fisiografico prendendo in considerazione le sue componenti caratterizzanti: il suolo, il sottosuolo e il soprassuolo.
La competenza su quest’ultimo (soprassuolo) è molteplice e interessa il sistema vegetale, quello animale e, nel caso di siti RSU, ancora più importante, il segmento atmosferico. La competenza su suolo e sottosuolo è anch’essa molteplice ma interessa prevalentemente il segmento geologico.
Nel complesso, al fine di individuare l’idoneità di un sito a stoccare rifiuti solidi urbani devono essere prese in considerazione le possibili ‘negatività’ ambientali che, in via breve e considerando le esposizioni al rischio più sensibili, possono essere sintetizzate in: inquinamento delle falde idriche siano esse superficiali, intermedie o di fondo; veicolazione per via atmosferica di impurità e sospensioni, miasmi, agenti patogeni.
L’inquinamento atmosferico è regolamentato dal regime dei venti dominanti, dalle temperature, dagli eventi di pioggia attraverso il dilavamento dell’aria, dalla natura delle sospensioni solide e delle diluizioni miasmatiche che si espandono a breve distanza dal sito di stoccaggio se agglomerate e addensate, mentre si elevano in altezza distribuendosi su aree più vaste se particolarmente sottili e leggere.
Forse è opportuno che questa problematica meteofisica venga presa nella dovuta considerazione perchè gli effetti sono più facilmente percepibili e di conseguenza preoccupano maggiormente anche in relazione alle inevitabili ricadute di carattere socio-economico.
L’inquinamento idrico, più subdolo perchè difficilmente percepibile, può produrre riflessi anche più seri e duraturi nel tempo. La veicolazione dell’inquinamento idrico avviene attraverso il dilavamento e deflusso superficiale e, in maniera anche più efficace, attraverso l’infiltrazione delle acque impure nel sottosuolo.
La capacità di filtrazione (permeabilità) dell’acqua nel sottosuolo si esalta in presenza di fratture del corpo roccioso aumentando la velocità di recapito dell’acqua verso le falde idriche sotterranee. Queste a loro volta, se inquinate, veicolano nel sottosuolo i potenziali agenti nocivi attraverso la trasmissività propria della circolazione sotterranea.
Consideriamo adesso lo stato di fatto della Cava Lallero di Chiaiano oggetto dell’esproprio.
Il bacino di cava realizzato per l’estrazione della pietra tufacea, si presenta come taglio a mezza costa con tre fronti di attacco di altezza maggiore ( 75, 50, 40 metri) e uno, verso valle di altezza minore (20 metri). La superficie del piazzale di cava misura circa 13.000 mq.
Le pareti si presentano irregolari per le discontinuità diffuse lasciate dall’attività di coltivazione effettuata con la tecnica del taglio a disco. Sono visibili lungo le pareti di attacco fratture tipiche della roccia tufacea (scarpine) che diventano più aperte e beanti verso l’alto.
Lo stato di fatto delle pareti di cava rendono improbabile un ricorso all’impermeabilizzazione attraverso lo stendimento di guaine specifiche a causa della scarsa aderenza che ne deriverebbe, rendendo di fatto inutilizzabile l’uso.
Certamente più efficace il ricorso a un’impermeabilizzazione a tampone effettuata con argille adeguatamente tissotropiche previa preparazione delle pareti e del fondo.
Questa tecnica applicativa induce a qualche riflessione: si rende necessario il ricorso all’estrazione di argille idonee nei luoghi dove questa affiora con conseguente appesantimento dell’impatto ambientale, oppure il ricorso a materiali d’industria trattati. E’ un problema di costi e benefici che va valutato.
Un’ altra considerazione da fare è sui tempi di approntamento e messa in sicurezza della cava che certamente prevedono interventi più lunghi con questa tecnica di adeguamento.
Sotto il profilo della sicurezza, l’impermeabilizzazione della cava a regola d’arte dovrebbe scongiurare il pericolo di dispersione di percolato e deflussi inquinanti nel sottosuolo anche in considerazione della sua struttura e natura, costituita da tufo addensato per una profondità che si stima intorno ai 20-30 metri.
La falda idrica è attestata a circa 180 metri di profondità ed è poco probabile che un qualsiasi inquinante possa superare un diaframma naturale così potente anche in considerazione della particolare natura della roccia tufacea che è in grado di trattenere sospensioni e soluzioni dense per la presenza di abbondante cinerite in parte argillificata. Le fratture che tendono a veicolare più velocemente le infiltrazioni idriche tendono a chiudersi in profondità in ragione degli incrementi delle pressioni litostatiche.
L’attenzione va rivolta piuttosto verso un altro aspetto.
E’ presente nel piazzale della cava Lallero un pozzo assorbente per lo smaltimento delle acque di pioggia e di ruscellamento che allontana quasi certamente anche le acque reflue delle attività svolte all’interno (poligono di tiro con relativi servizi alla persona).
Questo pozzo, a detta del conduttore, è profondo 60-70 metri. Se ciò risponde a verità, questa struttura rappresenta un punto di debolezza perchè abbassa la soglia di sicurezza naturale costituita dal tufo addensato e raggiunge le sottostanti piroclastiti più sciolte e più filtrabili. Rimarrebbe ancora un filtro naturale di un centinaio di metri prima di pervenire alla falda idrica di fondo che alimenta la fascia costiera del napoletano, che potrebbe essere sufficiente
anche per la presenza nella successione piroclastica verso il basso di paleosuoli argillificati ma, per raggiungere la condizione di piena sicurezza è necessario provvedere al suo riempimento previa impermeabilizzazione a regola d’arte.
Altra considerazione da fare, infine, riguarda il bacino d’invaso della cava Lallero.
Notizie diffuse dalla stampa riportano che vi andrebbero stoccate circa 700.000 tonnellate di rifiuti tal quale. Questa previsione alla luce dei fatti risulta alquanto improbabile.
Come detto, la cava è realizzata a mezza costa e non a pozzo, pertanto il calcolo della volumetria utilizzabile resta necessariamente legato alla consistenza della parete più bassa, quella lato valle, a Nord, che misura appena 20 metri in altezza.
Tenendo presente questo dato, l’invaso utilizzabile viene calcolato in 250.000/260.000 metri cubi che possono ospitare rifiuti pari a 120.000/130.000 tonnellate, determinando un tempo di utilizzo del sito non superiore ai 120 giorni qualora vi si recapitasse tutta la produzione giornaliera del napoletano.
Questo calcolo vale nell’ipotesi di utilizzo nella previsione di massima sicurezza.
Qualora come scelta tecnica o di necessità si volesse optare per una tipologia di sistemazione a pendio terrazzato utilizzando l’appoggio delle pareti più elevate si potrebbero raggiungere cubature utili di 350.000/400.000 metri cubi con stoccaggio di rifiuti non superiore a 180.000/200.000 tonnellate. Ben lontani dunque dalle 700.000 tonnellate previste. Le considerazioni che ne discendono sono essenzialmente di carattere politico.
Naturalmente questa seconda ipotesi di utilizzo prevede rischi di dispersione di inquinanti in superficie a causa della più impegnativa ‘sigillatura’ della discarica a fine esercizio e maggiore esposizione alla naturale evoluzione geomorfica.
Sintetizzando le riflessioni su esposte, qualora la cava Lallero di Chiaiano venisse ritenuta idonea a ospitare rifiuti solidi tal quali, sarebbe opportuno prendere in considerazione alcuni accorgimenti:
• il bacino di cava va tamponato e impermeabilizzato con argille o materiale equivalente di adeguata capacità tissotropica;
• va chiuso e impermeabilizzato il pozzo di smaltimento delle acque presente nel piazzale di cava,
• va regolamentato efficacemente il deflusso superficiale delle acque dilavanti e ruscellanti, soprattutto quelle della Cupa del Cane che recapitano acqua direttamente nel bacino di cava attraverso fenditure e condotti aperti;
• si sconsiglia il ricorso a un modello di sistemazione a pendio terrazzato per ricavarne maggiore cubatura utile;
• è opportuno che venga avviato uno studio accurato sulla dispersione di inquinanti per via aerea anche al fine di valutare nella dovuta misura i parametri per eventuali indennizzi, compensazioni e perequazioni ai soggetti interessati.
Prof. Geol. Ernesto Cravero
Napoli, 28 maggio 2008

domenica, maggio 25, 2008

Chi è la gente di Chiaiano



  • dal blog di Gennaro Carotenuto

  • Chissà il resto d’Italia come se l’immagina uno che abita in Via Cupa del Cane, a Chiaiano, a pochi metri dalla discarica l’apertura della quale deve già salvare il governo Berlusconi. Questo si è infilato in un vicolo cieco per il quale o passa sopra i manifestanti, a qualunque prezzo, o ha già perso una fetta importante di credibilità.

    L’immaginario collettivo, orientato dai media, dipinge gli abitanti di Chiaiano e dell’hinterland napoletano come se fossero tutti dei trogloditi semianalfabeti che vivono di espedienti, spaccio, commercio illegale, ovviamente sempre e tutti manovrati dalla camorra.

    Questa suburra incivile non ha diritto di protestare, ristabilire la civiltà è indispensabile, a volte il manganello è necessario dicono a destra e pure le tre scimmiette a sinistra che non vedono, non sentono e non parlano.

    Come si è arrivati a questo punto non importa, e i rifiuti da qualche parte bisogna metterli, meglio che tocchi a loro, branco di trogloditi. Non importa che la Campania, con la complicità dei politici e degli industriali del Veneto, della Lombardia, dell’Emilia Romagna (buoni quelli…) sia da trent’anni lo sversatoio dei rifiuti d’Italia. Non importa che i politici e gli imprenditori veneti facciano affari con la camorra. Basta che a pagare non siano i cittadini veneti ma quelli campani.

    Non importa che la provincia di Napoli sia la penultima per dimensione d’Italia (un fazzoletto) e la terza per popolazione e quindi materialmente un posto dove mettere i rifiuti non c’è. Napoli deve fare la propria parte, le intimano. Ricordano del nimby (non nel mio giardino) per irridere alle ragioni di questa gente, e li descrivono come ignoranti ed egoisti che vogliono fermare la civiltà.

    Casualmente conosco una giovane coppia che abita nell’epicentro di una discarica. Entrambi impiegati (anche laureati se per qualcuno fosse importante), hanno due bambini piccoli. Hanno comprato un appartamento modesto contando sul fatto che il piano regolatore prevedeva (carta canta) che affacciasse su di un parco. Tra una permuta e il mutuo da 200.000 euro dovranno pagare per trent’anni lavorando duramente.

    I bambini dovevano giocare nel parco, ma da un giorno all’altro qualcuno ha deciso per loro che dovranno giocare in una discarica, E ha deciso per loro che centinaia di camion dovranno passare sotto la loro cameretta 365 giorni all’anno. La casa vale oggi un quarto di quello che valeva cinque anni fa (perchè anche a Chiaiano, o a Pianura un appartamento di 80 metri vale 400.000 Euro e non è colpa della camorra ma di questo modello di sviluppo) e loro non la possono né vendere, né lasciare il lavoro. Con la discarica perdono materialmente tutto, sono costretti a restare lì.

    Mala suerte, a chi tocca tocca, come uno scippo, o un terremoto o un tumore che prende a te e non a lui, e non sai perchè. Meglio a loro comunque, trogloditi nullafacenti. Come loro in piazza scendono migliaia di famiglie normali e vecchi contadini che salvaguardano il piccolo orto di una vita ormai lambito dalla metropoli in una terra modellata dal millenario lavoro contadino.

    Sono famiglie piccolo borghesi come ve ne sono in tutta Italia, che vogliono solo vivere in pace, e che non sono né manovrate dalla camorra, né dai verdi. Sono famiglie che stanno lottando per la loro vita. Tutti sanno che hanno già perso perchè il governo non può perdere e perchè non c’è opposizione. Ma loro non possono arrendersi e non si arrenderanno. E questa storia finirà molto male.

    lunedì, maggio 19, 2008

    Rifiuti Napoli: L'incognita di Chiaiano Così si è arrivati al caos

    Scritto da Marco Imarisio da il Corriere della Sera, 19-05-2008 07:14

    Ci vediamo al bosco delle Cinque Cercole, dicono. La strada è stretta, tortuosa, piena di rovi e alberi che non fanno filtrare la luce del sole. Ai lati del sentiero, mischiati ai cespugli ci sono cumuli di rifiuti, ma non si tratta di normale spazzatura urbana. C'è di tutto, su questa collina. Pezzi di Eternit abbandonato e calpestato, vecchi bidoni di nafta, intonaci e interi muri in cemento armato, qualcuno ha demolito una casa e ha buttato i resti in mezzo alla selva. Dopo un chilometro si arriva alla cava di tufo, il «grande buco» che dovrebbe ingoiare 700.000 tonnellate di immondizia.
    «Sarà qui che combatteremo». Su questa collina piena di voragini scavate dall'uomo. I ragazzi di Chiaiano danno per scontata la battaglia, non hanno dubbi. Nascondono mazze tra i rovi, ostruiscono i sentieri sterrati con ostacoli di fortuna, carcasse di motorini, reti metalliche. Sono giovanissimi, il capetto che fa da guida si chiama Manuel, capelli tinti di biondo, sguardo spavaldo come può averlo un quindicenne. «Questa è la nuova Pianura» ripetono gonfiando il petto.
    Alla fine ci si ritrova sempre allo stesso punto, a chiedersi come sia stato possibile infilarsi in questa situazione. A Napoli tutto ritorna, anche i disastri. Vittoria e sconfitta sono racchiuse in un fazzoletto di venti giorni appena. Il 30 aprile, la Campania era pulita. Per terra erano rimaste soltanto 10.000 tonnellate di rifiuti. Nel momento peggiore della crisi di gennaio, la montagna era arrivata a pesare 250mila tonnellate. Ma l'ingranaggio era già in moto. La gente protesta, occupa i luoghi destinati ad accogliere la monnezza, i politici si schiarano con gli abitanti, i magistrati si allertano, motu proprio o su esposto dei sindaci, e la tortura della goccia cinese va a cominciare. Il sito di Ferrandelle viene chiuso il 29 aprile dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, che cita una relazione dei carabinieri del Noe nella quale vengono segnalate perdite di percolato dalle vasche. «Gravi e urgenti motivi sanitari», scrive il magistrato. La relazione dei carabinieri però risale al 3 aprile, quasi un mese prima, i tecnici del Commissariato sono già intervenuti, l'urgenza non c'è più. Nelle vasche è stato trovato il pneumatico di un'auto, categoria «rifiuti speciali ». La Procura impone di spargere i rifiuti sulla piazzola, verificarne il contenuto, raccoglierli di nuovo e poi sversarli. Con questo sistema, per una settimana Ferrandelle passa da 2.200 a 400 tonnellate al giorno. In contemporanea, si muove anche la Procura di Avellino, che sequestra il sito di stoccaggio in località Pianodardine, giudicato non a norma in quanto i teli di alcune ecoballe risultano strappati. Il pm avanza il sospetto che siano state depositate anche ecoballe diverse da quelle prodotte dal cdr di Pianodardine. In realtà, tutti i cdr campani lavorano allo stesso modo, il codice di riconoscimento delle ecoballe è uguale per ognuna di esse. Intanto il pm ha assegnato ad un ingegnere una perizia per verificare lo stato dell'intera struttura. Il sito è stato dissequestrato soltanto ieri. Anche ad Eboli le proteste della cittadinanza sono state forti, con la statua di San Vito portata in processione contro l'arrivo dei rifiuti. Il sito di stoccaggio in località Coda di Volpe viene sequestrato il 26 aprile, per un vizio di forma dell'ordinanza, firmata da De Gennaro, che autorizza i lavori di preparazione dell'area. Secondo il magistrato, nell'esercitare i poteri che gli sono stati conferiti dal governo Prodi, il Commissario non ha specificato a quali norme ambientali intende derogare. L'area è stata restituita il 16 maggio, quando ormai il nuovo disastro si era compiuto.
    Come in un film già visto, l'ultima frontiera del piano De Gennaro — e il banco di prova del nuovo governo — rimane Chiaiano, dove i ragazzi sognano e si preparano a una nuova Pianura. Gli scontri dello scorso gennaio hanno ormai assunto contorni epici, sono vissuti come la vittoria dei deboli e degli indifesi sullo Stato prevaricatore. La protesta contro la discarica ha miscelato anime diverse, mischiando i politici del circondario, gli abitanti, i disoccupati di Scampia, quasi tutti ex detenuti che hanno beneficiato dell'indulto. E poi centri sociali, gli ultrà del Napoli. Materiale delicato, maneggiare con cura. «Se devo scegliere tra la discarica e i palazzinari abusivi, preferisco i secondi». Salvatore Perrotta, il sindaco di Marano è un uomo senza dubbi. «Qui il senso civico non esiste, come non esisteva a Pianura. Inutile che facciano appelli a qualcosa che non c'è. Dicano soltanto se hanno intenzione di farsi avanti. Noi stiamo aspettando». Ivo Poggiani, consigliere municipale e leader del centro sociale Insurgentia, si fa riprendere dalle telecamere di Canale 34 mentre spacca l'asfalto dell'unica strada che porta alle cave di Chiaiano. Con i suoi compagni, apre voragini profonde un paio di metri. «Per la lotta questo e altro». Rivolto ai cameramen: «Avete ripreso bene? Dobbiamo rifarla?» Napoli, biùtiful cauntri.