domenica, settembre 28, 2008

Un corteo di almeno seimila persone ha sfilato ieri tra Chiaiano e Marano contro la discarica.

Un corteo di almeno seimila persone ha sfilato ieri tra Chiaiano e Marano, ribadendo l’opposizione della popolazione locale e dei partecipanti provenienti da altre zone di Napoli, della Campania e d’Italia, alle soluzioni messe in atto dal governo per affrontare la cosiddetta emergenza rifiuti.Una giornata di mobilitazione che ha cercato di riaprire il dibattito sulle soluzioni alternative al poco avanguardistico sistema basato su discariche e inceneritori. Tra i partecipanti alla manifestazione anche il prof. Paul Connet, teorico della strategia “rifiuti zero”, che è intervenuto durante il corteo. La manifestazione ieri chiedeva che una delegazione di cinquanta persone – tra civili e rappresentanti delle istituzioni – potesse entrare nella cava di Chiaiano, da mesi presidiata dai militari, per poter verificare l’effettiva “bonifica” che starebbero approntando i tecnici del Commissario ai rifiuti Bertolaso. Ma dopo una trattativa durata poco più di mezz’ora, alla fine del percorso del corteo, la giornata si è chiusa ancora una volta con scontri tra polizia e manifestanti, e con la precisazione di Bertolaso che in quanto “area di interesse nazionale” la cava sarà eventualmente accessibile ai soli rappresentanti delle istituzioni. La manifestazione, scioltasi definitivamente soltanto verso le 22, ha stabilito di riprendere a riunirsi in forma di assemblea permanente in attesa di nuovi sviluppi.
La ricompattazione del movimento che si oppone al piano governativo per i rifiuti e all’apertura della discarica a Chiaiano è ripresa da giovedì 25 settembre, quando i parteciapanti ad una fiaccolata nei pressi della stazione di Chiaiano avevano bloccato cinque camion dell’ esercito scortati dalla polizia. I camion, contenenti brecciolino, erano stati in seguito deviati verso via Toscanella mentre il corteo aveva proseguito pacificamente verso Marano. Il 26 settembre invece i comitati di Chiaiano e Marano avevano organizzato una dimostrazione con 20 camion, per simulare il traffico che si creerà se, mantenendo le condizioni attuali, si dovesse avere un transito giornaliero di una cinquantina di camion di rifiuti diretti alla discarica. Come prevedibile, essendoci un'unica arteria viaria in cui si concentrerebbe sia la mobilità ordinaria del quartiere che il viavai degli autocompattatori, il traffico si è letteralmente paralizzato.
Per lo “Jatevenne Day” indetto per ieri 27 settembre, il corteo sarebbe dovuto partire alle quattro di pomeriggio. Ma oltre ai rallentamenti fisiologici, a ritardare la partenza ha contribuito anche l’intervento dei carabinieri, che verso le 14,00 ha fermato tre attivisti. Una vera e propria “operazione antiterrorismo”, in cui quattro volanti di carabinieri con pistole e mitragliette puntate hanno bloccato il camion degli attivisti del centro sociale Insurgencia che trasportavano protezioni di plexiglas e coreografie di gommapiuma destinate al corteo. I materiali sono stati classificati come "armi improprie", e i tre attivisti sono stati condotti nella Caserma Caracciolo in Corso Vittorio Emanuele, dove sono stati trattenuti per circa tre ore.
Partito definitivamente verso le 17.30, il corteo ha sfilato pacificamente per due ore verso Marano, con i suoi variegati partecipanti – oltre ai comitati dei cittadini residenti c’erano diversi gruppi di associazioni, comitati di categoria, centri sociali campani e non, tra cui anche una delegazione del movimento No Dal Molin, sorto contro la base Nato di Vicenza.
Tra gli ospiti d’onore del “Jatevenne Day” c’era anche il prof. Paul Connet, docente statunitense e teorico del sistema “rifiuti zero”, promotore di un modello di smaltimento totale dei rifiuti solidi urbani tramite raccolta differenziata e trattamento a freddo delle frazioni residuali, e per questo fermo oppositore del sistema di discariche e inceneritori, attualmente indicato dalla nostra classe politica come unica soluzione possibile. “In tutto il mondo stanno riuscendo a praticare una raccolta differenziata superiore al 70% del totale dei rifiuti, che permette un recupero dei materiali, il compostaggio dei materiali organici utilizzabile in agricoltura e la creazione di numerosi posti di lavoro. Perché non a Napoli?” si è chiesto il prof. Connet parlando al microfono davanti al corteo. “Ci sono tre ragioni per cui Napoli non è con il resto del mondo: Berlusconi, Bassolino, Bertolaso. Il problema non è la gente di Napoli, ma la sua leadership politica. Utilizzare la polizia e l’esercito contro la popolazione è un atteggiamento camorristico, dovrebbero al contrario collaborare con i residenti. Siamo pronti a parlare con i leader politici delle reali soluzioni”, ha concluso Connet.
Alla fine del suo percorso il corteo è arrivato infine a via Cupa del Cane, strada di accesso alla cava prescelta per la discarica tra Marano e Chiaiano. La Digos aveva autorizzato l’avanzamento del corteo solo fino al numero civico 85 della strada, poco prima cioè del presidio di carabinieri e polizia che da mesi controlla giorno e notte l’ingresso della cava. Nonostante fosse ormai quasi del tutto buio è iniziata la trattativa per l’accesso della delegazione di cinquanta persone, tra civili e rappresentanti istituzionali, all’interno della cava. Ma dopo una mezz’ora di parlamentazioni portate avanti con poca fiducia da entrambe le parti, è partita la prima carica della polizia per allontanare i manifestanti dall’ingresso della discarica, a cui alcuni attivisti hanno risposto con lancio di pietre e petardi. La seconda carica della polizia è stata più pesante e ha colpito indiscriminatamente diversi partecipanti alla manifestazione, mentre contemporaneamente i carabinieri hanno lanciato i lacrimogeni. Le fonti ufficiali parlano di quattro feriti tra le forze dell’ordine, colpiti dal lancio di pietre e di petardi. Tra i manifestanti si potevano contare ieri almeno una ventina di feriti e contusi, colpiti da manganellate alla testa o al torace. Le uniche armi in possesso dei comitati di Chiaiano e Marano che componevano le prime file della barricata erano caschi protettivi per la testa, mancandp le barriere di plexiglas sequestrate poche ore prima. Ma tra le file alle loro spalle non mancava chi invece si era armato di pietre.
Come e perché è fallita la trattativa? “Il sito non era adeguatamente illuminato”, spiegano dalla struttura del sottosegretario Bertolaso. “Non è mai stato negato a rappresentanti delle istituzioni l'accesso al sito dove sarà realizzata la discarica - dice Marcello Fiori, coordinatore della struttura - e dunque già lunedì mattina il sindaco e gli altri rappresentanti degli enti locali interessati potranno entrare nella cava, dove tra l'altro sono già stati. Chi non potrà entrare sono invece i cittadini - conclude - in quanto il sito di Chiaiano è dichiarato di interesse strategico nazionale” (ANSA). “Al termine del corteo, dopo un ulteriore trattativa andata male” - dichiarano in un comunicato stampa poche ore dopo i Comitati contro la discarica di CHiaiano e Marano e la Rete Campana Salute e Ambiente – “abbiamo fatto quello che avevamo pubblicamente annunciato. Siamo andati avanti verso la cava! Solo con i nostri corpi o strumenti esclusivamente difensivi dei colpi, come i caschi. Questo avevano deciso infatti i cittadini partecipanti del presidio”.
Il bilancio della giornata è positivo per quanto riguarda la riuscita mobilitazione e il ricompattamento delle diverse anime del movimento che contesta il piano rifiuti imposto dalla triade Berlusconi-Bassolino-Bertolaso. Ma per quanto riguarda la possibilità di portare avanti un vero dialogo e trattative concrete con questa classe dirigente il percorso non sarà facile. La partecipazione dei cittadini residenti è stata forse minore che prima dell’estate – lungo le strade non mancavano sguardi decisamente sfiduciati – ma per altri aspetti non è mancata la solidarietà – come quando le case intorno al presidio su richiesta del corteo hanno acceso le luci fuori ai balconi per contrastare il buio crescente, così come molti commercianti hanno raccolto l'apppello alla serrata delle saracinesche.
“Avevamo chiesto al termine della Manifestazione che una delegazione di almeno 50 cittadini entrasse nella cava”, spiegano i Comitati nel comunicato. “Un fatto simbolico ma fondamentale, per significare che quel territorio è di chi lo vive e non può essere espropriato dalla democrazia e militarizzato dagli eserciti. Avevamo anche chiesto che Bertolaso aprisse finalmente un confronto pubblico sulle alternative a megadiscariche e incenerimento, alternative che esistono ma vengono scartate per ragioni di business”.
“Abbiamo provato a mediare” - dice invece una nota il sindaco di Marano, Salvatore Perrotta – “per una soluzione che permettesse di concludere senza problemi una manifestazione che si era svolta in assoluta calma e tranquillità. Invece è mancato quel buon senso che sarebbe necessario sempre, ed è mancato sia da una parte che dall'altra. La cosa che rammarica è che siamo di fronte a una autentica occupazione militare del territorio, che peraltro impedisce a centinaia di cittadini di rientrare nelle proprie abitazioni. Ci piacerebbe vedere un simile dispiegamento di forze dell'ordine contro la camorra ed invece abbiamo rischiato noi stessi, io come sindaco e l'onorevole Barbato, parlamentare della Repubblica, di finire sotto le manganellate” (ANSA).
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