L’art. 2120 del codice civile, dispone che il Trattamento di fine rapporto (TFR) venga "incrementato su base composta, al 31 dicembre di ogni anno, con l'applicazione di un tasso costituito dall'1,5% in misura fissa, e dal 75% dell'aumento dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, accertato dall’Istat, rispetto al mese di dicembre dell'anno precedente".
Nell’applicare il tasso di rivalutazione per frazioni di anno, l’indice Istat è incrementato con riferimento alla differenza tra l’indice maturato nel mese di cessazione del lavoro e l’indice maturato al mese di dicembre dell’anno precedente, considerando come mese intero le frazioni di mese uguali o superiori a 15 giorni.
Poiché nei mesi di gennaio e febbraio 2009 l’indice dei prezzi al consumo è risultato più basso dell’indice accertato a dicembre 2008, un’interpretazione rigida della norma avrebbe portato non ad un incremento, ma ad un decremento del Tfr.
In assenza di orientamenti ministeriali, è intervenuta una nota di Confindustria, secondo la quale l’art. 2120 dispone che il Tfr venga "incrementato", in base all’aumento dell’indice Istat, e non "variato" in relazione a tale indice. "Sembra corretto ritenere – conclude Confindustria – che in caso di variazioni negative, la quota variabile del coefficiente di rivalutazione deve essere posta pari a 'zero' ".
Ne consegue che nei mesi di gennaio e febbraio è stato applicato il solo coefficiente di rivalutazione annua pari all’1,5%, che su base mensile ammonta a 0,125%.
A partire dall'esperienza associativa vissuta nelle ACLI e da quella amministrativa a Napoli e Castellammare di Stabia utilizzo questo spazio per affrontare i temi del dialogo tra le generazioni, del lavoro, della formazione, del welfare, della partecipazione e della loro necessaria innovazione.
lunedì, marzo 30, 2009
Il Tfr va rivalutato anche se l’indice dei prezzi al consumo è in calo
domenica, ottobre 05, 2008
Capitalismo di rapina: Emma Marcegaglia vuole i nostri soldi!
Ascoltavo i telegiornali e pensavo: guarda un pò i nostri imprenditori tentano di far soldi con la crisi alle spalle dell'erario. E' assurdo e pensavo di scriverlo su questo blog. Poi ho trovato il post di Gennaro Carotenuto e come spesso succede l'ho riprodotto qui di seguito, lanciando la pietra e in parte nascondendo la mano.
E perché, di grazia? Non può fallire una banca in Italia? Perché adesso i soldi pubblici li vuole lei? E quando li vogliono gli anziani con la pensione minima non è l’unica soluzione? E quando servono per la scuola o per l’università? E quando bisogna pagare 70 Euro per un’ecografia?
Gridiamolo forte e chiaro: EMMA CREPA!