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sabato, gennaio 29, 2011

IMPRESE: SI CONSOLIDA ALLEANZA COLDIRETTI- ACLI TERRA

Consolidare e valorizzare le ragioni di fondo dell'Alleanza siglata, particolarmente nella prospettiva di sostenere processi di collaborazione che stanno dando luogo a protocolli regionali, il piu' recente dei quali recentemente siglato in Calabria. E' questo il risultato dell'incontro della Presidenza dell'Associazione professionale agricola delle Acli, presso la propria sede, con il presidente della Coldiretti, Sergio Marini ad un anno dall'accordo siglato ad Agrigento, in occasione del Congresso nazionale di Acli Terra. All'incontro hanno partecipato anche il Presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero ed il Vice Presidente Vicario delle Acli, nonche' Presidente di Unapol e del CAA Acli, Michele Rizzi.
Coldiretti e Acli Terra condividono posizioni gia' note, sviluppate su temi come gli OGM, la sovranita' alimentare, l'ambiente, l'acqua, l'etichettatura e la tracciabilita' delle produzioni, le filiere corte ed i mercati locali, la legalita' nelle campagne, nonche' l'impegno a promuovere valori di democrazia e di responsabilita' civile a conferma del primato della famiglia, di quella contadina nello specifico, come pilastro fondamentale dell'impalcatura di comunita' coese e solidali. Il riferimento forte alla Dottrina sociale cristiana ed al Magistero della Chiesa costituisce l'orizzonte culturale ed ideale che guida le due Associazioni in un percorso comune per promuovere il ruolo dell'agricoltura come fattore centrale nello sviluppo, sul piano sociale ed economico, delle comunita' locali e territoriali.
Durante i lavori e' stata messa in risalto, inoltre, la volonta' di sviluppare processi organizzativi condivisi che producano immagine e sostanza dell'Alleanza a livello territoriale, mediante l'attivazione di puntuali forme di coordinamento necessarie a produrre unitariamente valutazioni e strategie sulle vertenze territoriali del comparto e nel rapporto con le Istituzioni.
E' stato dato l'avvio, in pratica, ad un processo di contaminazione operativa tra i gruppi dirigenti di Coldiretti e delle Acli, ad ogni livello, per la tutela degli operatori agricoli e delle politiche di sviluppo del settore.
Di qui due appuntamenti di notevole rilievo: un seminario di lavoro, per elaborare e divulgare una posizione condivisa sul processo di riforma della PAC, ed il Convegno nazionale, promosso da Acli Terra a Caserta, per il 10 marzo 2011, sul tema "Agricoltura e Immigrazione", a cui prenderanno parte Michele Zannini, Presidente di Acli Terra, Sergio Marini, Presidente di Coldiretti, Andrea Olivero, Presidente delle Acli e S. E. Mons. Bruno Schettino, Arcivescovo di Capua e Presidente della Commissione Episcopale CEI per le Migrazioni.

giovedì, marzo 27, 2008

COLDIRETTI: DUE MILIONI DI TONNELLATE DI FALSE MOZZARELLE


(AGI) - Roma - Sono circa due milioni le tonnellate di 'falsa' mozzarella Made in Italy prodotta nel mondo che rischiano di sostituire sugli scaffali di vendita il prodotto originale danneggiato dalle restrizioni commerciali e dalla psicosi che si sta diffondendo a livello internazionale. E' quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che l'allarmismo sulla produzione italiana favorisce le imitazioni straniere ottenute senza il rigoroso sistema di controllo delle produzioni a denominazioni di origine che ha consentito di individuare e togliere dal mercato in Italia le irregolarita'. Tra i Paesi che realizzano le maggiori quantita' di mozzarelle taroccate ci sono - sottolinea la Coldiretti - l'Australia e gli Stati Uniti dove negli ultimi venti anni e' triplicata la produzione di 'falsa' mozzarella Made in Italy per un quantitativo di 1,3 milioni di tonnellate realizzata soprattutto nel Wisconsin, in California e nello stato di New York. Si tratta di produzioni - precisa la Coldiretti - destinate al consumo interno ma anche all'esportazione su mercati internazionali dove nonostante il minore livello qualitativo rischiano di togliere ora spazio, sull'onda dell'emotivita', al prodotto nazionale a denominazione di origine. Se infatti in Italia - continua la Coldiretti - la mozzarella di bufala e' consumata da quasi un italiano su due (48,8 per cento) ed e' quindi un formaggio di cui sono ben note le caratteristiche, in molti paesi soprattutto asiatici, e' piu' facile per i consumatori cadere nell'inganno con il rischio che si radichi nelle abitudini alimentari un falso Made in Italy che non ha nulla a che fare con la qualita' di quello autentico. La produzione nazionale di mozzarella di bufala campana dop in Italia offre opportunita' di occupazione a 20mila persone per un fatturato di 300 milioni di Euro con la produzione di 33.000 tonnellate destinate per il 16 per cento all'esportazione soprattutto nei Paesi Europei, ma si sta estendendo anche al Giappone e ad altri Paesi extra europei a cominciare dalla Russia. Dal 12 giugno 1996, la Mozzarella di Bufala Campana - conclude la Coldiretti - ha ottenuto il riconoscimento del marchio a Denominazione di Origine Protetta che delimita i territori di riferimento (si ottiene circa il 90 per cento del prodotto trasformato, mentre il basso Lazio e la provincia di Foggia trasformano il 10 per cento), definisce le regole di produzione ed individua un rigoroso sistema di controllo. (AGI)

domenica, gennaio 20, 2008

RIFIUTI: DA COLDIRETTI MIGLIAIA DI SACCHETTI DI BIOPLASTICA A NAPOLI

Distribuzione ai cittadini di Napoli di migliaia di sacchetti biodegradabili ottenuti dalle coltivazioni agricole per sostituire le normali buste della spesa in plastica che vengono disperse nell'ambiente dove occorrono duecento anni per decomporli. L'iniziativa e' della Coldiretti che ha aderito insieme a Legambiente e a molte altre forze sociali alla manifestazione nazionale ''Voler bene alla Campania'', con l'offerta da parte delle imprese agricole dei prodotti sani e controllati di un territorio che rappresenta un valore inestimabile per l'economia, l'agricoltura, l'ambiente, la salute e la qualita' della vita dei cittadini.
La distribuzione ai cittadini dei sacchetti di bioplastica insieme a decine di quintali di ortaggi, verdure e specialita' tipiche dell'agroalimentare vuole dimostrare che - sostiene la Coldiretti - la riscossa della citta' di Napoli puo' partire dalle campagne dove si producono ben 14 specialita' a denominazione o indicazione di origine protetta (Dop/Igp), 29 vini Docg, Doc e Igt e 329 prodotti tradizionali sulla base di precisi disciplinari di produzione e sotto il controllo certificato di Enti terzi. Ma ci sono anche sedicimila ettari di territorio coltivati a biologico, il 25 per cento della superficie protetta da parchi e 734 agriturismi.
Con mezzo chilo di granoturco e un chilo di girasole si ottengono - sottolinea la Coldiretti - circa 100 sacchetti di bioplastica non inquinante che possono dare un contributo non indifferente per combattere l'emergenza rifiuti anche considerato che la ''coltivazione'' della plastica potrebbe rappresentare una importante opportunita' per il recupero ambientale di quelle aree degradate che non possono essere destinate alla coltivazione per fini alimentari. Un obiettivo per il quale, secondo il progetto della Coldrietti, possono essere utilizzati anche i terreni sequestrati alla camorra.Un dimostrazione che - conclude la Coldiretti - si puo' e si deve uscire dall'emergenza rifiuti con un piano strutturale che consenta di risarcire i danni di immagine stimabili fino a mezzo miliardo subiti dall'agroalimentare e provveda ad una piu' puntuale definizione e rimozione degli eventuali rischi che investono il territorio campano e le sue risorse per il dannoso smaltimento dei rifiuti.
(Sec/Ct/Adnkronos)

lunedì, settembre 10, 2007

Tre milioni di firme contro gli Ogm

Oggi in campo la Coalizione formata da 28 organizzazioni
dalle Acli a Slow Food. Mario Capanna patron del movimento

"Gli italiani non li vogliono"
di ANTONIO CIANCIULLO


Manifestazione contro gli Ogm davanti a Palazzo Chigi
ROMA - Ventotto organizzazioni in campo, mille delegati, tre milioni di firme nel mirino. Con il meeting di questa mattina al teatro Capranica di Roma, la campagna della "Coalizione Italia Europa liberi da ogm" entra nel vivo. E' la prima volta che su questo tema si crea un cartello di forze così ampio: dagli ecologisti al movimento dei consumatori, dal mondo agricolo alle Acli, dalle Coop alle associazioni della piccola e media impresa, dai Verdi allo Slow Food, dalla cooperazione internazionale a settori del mondo scientifico.

L'alleanza, inusuale per la sua ampiezza, è stata costruita da Mario Capanna come presidente della Fondazione dei diritti genetici e ha avuto successo perché la posta in gioco tocca uno degli asset fondamentali dell'economia italiana: quel 15 per cento di prodotto lordo che ruota attorno al comparto agro industriale. Spostare il baricentro della produzione dai campi ai laboratori significa rischiare di azzerare il vantaggio di posizione dei paesi che hanno una lunga tradizione di successo in campo alimentare. L'Italia, leader nel campo del biologico, del vino e dei prodotti di qualità, non avrebbe molto da guadagnare se gli aromi venissero costruiti con il bisturi genetico invece che pescandoli dal territorio.

Inoltre l'incertezza sui rischi ambientali legati a una larga diffusione di organismi geneticamente modificati resistenti ai pesticidi e il pericolo di una contaminazione delle colture tradizionali hanno spinto i cittadini europei a una prudenza che non sembra coincidere perfettamente con gli umori di Bruxelles. Secondo l'eurobarometro, il 62% degli europei e il 77% degli italiani sono preoccupati per la presenza di organismi transgenici nei cibi che finiscono in tavola. "La nostra non è una battaglia ideologica", ha detto Capanna, "ma è giusto chiedersi perché, se i cittadini non vogliono gli ogm, ci si ostina a imporli".

Così, proprio mentre crescono le tensioni all'interno della Commissione europea tra il partito filo ogm e il partito della prudenza, l'Italia ha deciso di scendere in campo per allearsi con le regioni europee contrarie all'uso dell'ingegneria genetica in campo alimentare. L'obiettivo è saldare un fronte, assieme movimentista e istituzionale, capace di pesare sulle scelte dell'Unione europea.

La consultazione prevede due mesi di dibattiti che porteranno a un voto popolare con tanto di schede, simili a quelle referendarie, dove si potrà rispondere al quesito: "Vuoi che l'agroalimentare, il cibo e la sua genuinità siano il cuore dello sviluppo, fatto di persone e territori, salute e qualità, sostenibile e innovativo, fondato sulla biodiversità, libero da Ogm?".