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lunedì, settembre 05, 2011

Il Forum delle persone e delle associazioni cristiane per il lavoro incontra il Cardinale Sepe.


Oggi a Napoli i rappresentanti dei form regionali della Campania, Puglia, Sicilia e Calabria hanno incontrato il Cardinale Sepe in vista dell'incontro di fine mese nel capologo partenopeo. Al centro dell'incontro i temi della partecipazione sociale e politica delle organizzazioni del lavoro di ispirazione cattolica. Presente Pasquale Orlando, segretario nazionale della Fap ACLI per le Acli che ha illustrato al Cardinale anche l'evento di Risorsa Mezzogiorno a Telese Terme.

CLASSE DIRIGENTE, BENE COMUNE, SVILUPPO

RIPARTIRE DAI VALORI PER UN NUOVO MEZZOGIORNO
La nostra Comunità nazionale è chiamata seriamente ad interrogarsi sul proprio futuro di nazione in grado di sviluppare valori ed energie che le consentano di rimanere un grande paese sviluppato nel contesto di un’economia globale, in grado di assicurare ai cittadini e alle famiglie prospettive di lavoro e di benessere sociale in tutti i territori del nostro Paese. Da oltre dieci anni, è in corso un grave deterioramento degli indicatori di sviluppo economico,sociale ed occupazionale, così come di quelli relativi alla distribuzione del reddito e delle opportunità per le aree e le popolazioni del Mezzogiorno italiano. A questo proposito, il recente documento della Chiesa Episcopale Italiana richiama opportunamente la comunità nazionale all’esigenza di assicurare azioni solidali nell’affrontare la questione meridionale, richiamando l’attenzione sulla: “critica coraggiosa delle deficienze, alla necessità di far crescere il senso civico di tutta la popolazione, all’urgenza di superare le inadeguatezze presenti nelle classi dirigenti” e facendo un appello “alle non poche risorse presenti nella popolazione e nelle Comunità ecclesiali del Sud, ad una volontà autonoma di riscatto, alla necessità di contare sulle proprie forze come condizione insostituibile per valorizzare tutte le espressioni che devono prevenire dall’Italia intera nell’articolazione della sussidiarietà organica”. Un appello che gli aderenti al Forum delle Persone e delle Associazioni di ispirazione cattolica nel Mondo del Lavoro accolgono senza riserve con la volontà di mobilitare le energie del mondo del lavoro per concorrere al riscatto economico e sociale del Mezzogiorno. La decisione del Parlamento italiano di rafforzare il Federalismo attraverso un decentramento delle competenze in materia fiscale, verso le Regioni e gli Enti locali, è l’occasione per recuperare l’evidente deficit di responsabilità nella gestione delle risorse pubbliche e del conseguente degrado delle infrastrutture, dei servizi verso le persone e le famiglie, nell’uso inappropriato del territorio e dell’ambiente. Condizioni che deprimono lo sviluppo degli investimenti dell’occupazione e lasciano campo aperto all’azione della criminalità organizzata con difficoltà e problemi che vengono amplificati nei confronti dei lavoratori immigrati. Non esiste alternativa credibile alla necessità di reimpostare lo sviluppo economico e sociale su basi etiche e con valori che ispirino i comportamenti privati e pubblici di cittadini, imprese, rappresentanze sociali ed istituzionali.

Facciamo un appello all’associazionismo del mondo cattolico, agli intellettuali ed a tutte le personalità che condividono le nostre aspirazioni, ai politici ed agli amministratori che vogliono tradurre questi impegni in azioni istituzionali, affinché aderiscano alla nostra iniziativa e aiutino con il loro sostegno la mobilitazione del Mondo cattolico e di tutte le persone di buona volontà.
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mercoledì, giugno 15, 2011

Il cardinale Sepe inaugura il "Giubileo del mare"


Alla Stazione Marittima del Porto di Napoli si è aperta una giornata interamente dedicata a quella che l'arcivescovo ha definito "una risorsa imprescindibile, perchè Napoli è nata dal mare ed è sempre vissuta di mare"

"Non ci poteva essere un Giubileo per Napoli senza il mare". Con queste parole l'arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, ha inaugurato il Giubileo del mare, iniziativa che si inserisce nel più ampio Giubileo per la città che il cardinale ha indetto per il 2011. Alla Stazione Marittima del Porto di Napoli si è aperta una giornata interamente dedicata a quella che il cardinale ha definito "una risorsa imprescindibile, perchè Napoli è nata dal mare e nei suoi tremila anni di storia è sempre vissuta di mare".

"Se vogliamo dare una scossa a questa città - ha aggiunto Sepe - non possiamo prescindere dal mare, che ha anche ricchezze economiche, storiche, culturali, sociali". Il cardinale ha prima benedetto un gruppo di subacquei dell'associazione Marevivo saliti a bordo di un mezzo navale di Castalia Ecolmar per effettuare il recupero di batterie esauste giacenti sui fondali del porticciolo di Mergellina, poi ha celebrato una messa in suffragio di coloro che hanno perso la vita in mare.

"Non dobbiamo dimenticare - ha dichiarato Sepe - chi prende il mare per trovare una vita migliore e trova la morte, a volte nell'indifferenza e nel rifiuto. Vogliamo pregare per questi fratelli che sono morti mentre cercavano un mondo migliore". L'arcivescovo di Napoli ha poi ricordato "i ragazzi di Procida, Sorrento, Torre del Greco ancora in mano ai pirati. E' un'occasione per ricordare anche ai responsabili istituzionali di tutti i livelli la loro sofferenza".

Le celebrazioni sono poi proseguite con la processione via mare della Madonna di Porto Salvo che ha raggiunto l'imboccatura del porto fino alla statua di San Gennaro. Sono state gettate corone di fiori in ricordo di quanti hanno perso la vita in mare.

Nel pomeriggio, dopo un incontro con il presidente della Terminal Napoli, Nicola Coccia, la "barca del Giubileo" con a bordo il cardinale Sepe ha lasciato il porto per dirigersi verso Posillipo, seguita da alcune unità navali militari, da diporto e da pesca. Il corteo è stato accompagnato dal suono delle sirene, da scoppi e da getti d'acqua. A conclusione della cerimonia la "notte bianca" alla Stazione marittima, serata non stop con musica, canti e balli della tradizione partenopea.



domenica, maggio 29, 2011

L'anatema di Sepe: la camorra stia lontano dai nostri giovani

il lavoro al centro dell'impegno di tutti. Davvero un giubileo corale per Napoli, la Campania e il Mezzogiorno.

pubblico qualche articolo sul giubileo del lavoro affinchè la riflessione e l'impegno rimangano alti...
p.o.

Il cardinale sigla un patto con i sindacati per il Giubileo del lavoro

"Vogliamo gridare, con tutta la forza che abbiamo, che non consentiremo mai alla camorra di mettere le mani su uno dei nostri giovani o dei nostri padri di famiglia. Siamo su fronti distinti e distanti da chi ha scelto la strada della violenza e della morte".

Lo ha detto l'arcivescovo Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, nel corso della cerimonia di sottoscrizione del patto per il Giubileo del Lavoro.
L'arcivescovo ha ribadito l'impegno della chiesa napoletana "per realizzare il bene comune, per costruire una società più sana, fondata sulla giustizia e sul lavoro. Vogliamo passare dalle buone intenzioni ai fatti".

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/05/28/news/l_anatema_di_sepe_la_camorra_stia_lontano_dai_nostri_giovani-16874717/
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IL CARDINALE DI NAPOLI

Sepe: «La camorra è l'unica azienda che non chiude mai e ha fatturato in crescita»

«I napoletani, come tutti i campani, sono stanchi di aspettare opportunità occupazionali che non arrivano»

Il cardinale Crescenzio Sepe

Il cardinale Crescenzio Sepe

NAPOLI - «I napoletani, come tutti i campani, sono stanchi di aspettare opportunità occupazionali che non arrivano». Lo ha detto il cardinale Crescenzio Sepe al Giubileo del Lavoro con i segretari generali dei sindacati. Il presule ha anche avvertito che i campani «si vedono offesi dall’infame comportamento di un manipolo di violenti e di malfattori, da una malavita sempre più accattivante, insidiosa e cinica». Per l’arcivescovo di Napoli purtroppo l’unica azienda che nel territorio partenopeo non chiude mai i battenti è l’azienda della malavita che «mostra con orgoglio i suoi fatturati per chiamare a raccolta le nuove leve». Sepe ha invitato politici e imprenditori, lavoratori e società civile, istituzioni e gente comune a uno sforzo corale perchè «questa azienda deve essere chiusa per sempre perchè produce solo morte e violenza».

«GIU' LE MANI DAI GIOVANI» - «Vogliamo gridare, con tutta la forza che abbiamo, che non consentiremo mai alla camorra di mettere le mani su uno dei nostri giovani o dei nostri padri di famiglia. Siamo su fronti distinti e distanti da chi ha scelto la strada della violenza e della morte». L’arcivescovo ha ribadito l’impegno della chiesa napoletana «per realizzare il bene comune, per costruire una società più sana, fondata sulla giustizia e sul lavoro. Vogliamo passare dalle buone intenzioni ai fatti».

PRESENTI ANCHE CAMUSSO, BONANNI E REA - All'inizativa erano presenti anche i leader sindacali di Cgil, Cisl, Uil. «Tutte le organizzazioni presenti oggi al Giubileo hanno tradotto la scelta del cardinale in un progetto concreto. Il lavoro non è solo l’emergenza di questa regione. Nel lavoro c’è l’identità e la dignità delle persone», dice Susanna Camusso. «Bisogna dare valore al lavoro» Non c’è consumo, se il lavoro non torna ad essere al centro». «A Napoli - ha aggiunto Raffaele Bonanni della Cisl- l’emergenza lavoro è sentita più che altrove, in virtù della sua scarsità. Qui c’è chi cerca lavoro da diverso tempo - ha aggiunto - chi lo ha perso e chi rischia di perderlo». Secondo il numero uno della Cisl, la crisi economica «ha attanagliato i posti di lavoro nel Sud Italia e soprattutto nella sua capitale che è Napoli». Il ruolo del sindacato - ha proseguito Bonanni - è quello di combattere questa battaglia e l’iniziativa di oggi è per noi un incoraggiamento a farlo, richiamando tutti alle proprie responsabilità». «Il documento firmato è un primo passo e rappresenta una rivoluzione», spiega segretario generale Uil Campania, Anna Rea. Secondo Rea, per rilanciare il lavoro, «servono progetti concreti. Non bastano - ha detto Rea - le analisi, le critiche, i mea culpa. È evidente - ha aggiunto - che ci sono stati degli errori, ma adesso abbiamo la possibilità di correggerli e cambiare strada e per farlo è necessario partire dall’indignazione di tutti i napoletani e di tutti i lavoratori». Dalla sindacalista, giunge anche un appello alla politica affinchè «dia risposte e non favori. Con oggi - ha concluso Rea - è iniziata l’era del fare».


giovedì, maggio 19, 2011

Forum Cattolici: "grazie a Sepe"


Forum Cattolici: 'grazie a Sepe'


Napoli, 19 maggio 2011. In merito ai recenti e coraggiosi orientamenti di indirizzo al clero napoletano a negare i sacramenti ai malavitosi il Forum delle persone e delle associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro (costituito da Cisl, Acli, Compagnia delle Opere, Confartigianato, Confcooperative e Movimento Cristiano dei Lavoratori della Campania) ha inviato una lettera al Cardinale Crescenzio Sepe ringraziandolo per «l’ulteriore incoraggiamento all' impegno civico a favore della nostra comunità martoriata che già avevamo colto con l'annuncio dell'anno Giubilare».

Il FORUM delle persone e delle associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro si riconosce nella iniziativa pastorale del Cardinale Sepe e, allo stesso tempo, esprime preoccupazione per il sostanziale silenzio della più parte degli operatori politici ed istituzionali napoletani che, seppure impegnati nella campagna elettorale o forse proprio per questo, non hanno voluto o saputo offrire nessuna valutazione.

«Napoli e la sua gente – scrive il Forum nella missiva - hanno maggiormente bisogno sono modelli virtuosi da emulare e che Lei, con forza instancabile, indica a tutti, fedeli e non. Siamo infatti convinti che il cambiamento di Napoli possa avvenire solamente attraverso un impegno nuovo di ciascuno di noi come Lei ha fortemente insistito al momento dell'avvio del Giubileo.

La ringraziamo per la Sua testimonianza e la preghiamo di contare sul nostro impegno che vogliamo sperare all' altezza delle nostre responsabilità e della Sua azione pastorale».

domenica, gennaio 16, 2011

Sepe «Napoli è viva e presto si salverà». Dire Napoli nel mondo.


(di Antonio Sasso da il Roma)

Eminenza, continua il suo itinerario di visite all’estero. Domani sarà in America.
«Sì. Vado a New York per vedere Napoli oltre Napoli e incontrare i napoletani che in quella grande metropoli risiedono e lavorano, i figli di napoletani emigrati, ma anche gli americani che guardano a Napoli con simpatia, attenzione e rispetto».
Dopo Mosca, Cipro, Istanbul, Polonia, Barcellona e Cina, sarà un altro viaggio nel segno del dialogo interreligioso?
«Non c’è dubbio che mi muoverò con questo spirito, nel convincimento che dagli incontri nascono nuovi impulsi al dialogo interreligioso che costituisce un fondamentale strumento per la costruzione della giustizia e della pace nel mondo. II punto di riferimento, peraltro, è sempre Napoli e, in particolare, la Napoli del Meeting interreligioso del 2007 nel corso del quale ebbi modo di conoscere, fra gli altri, il rabbino Schneier di New York con il quale mi incontrerò in più occasioni che saranno per me importanti ed emozionanti per il contenuto dei colloqui, ma anche perché richiameranno in me la portata e il significato delle visite fatte a lui e alla Sinagoga dai Pontefici Giovanni Paolo II e Benedetto XVI».
Avrà anche contatti con personalità e organismi del mondo civile?
«II mio sarà il viaggio della testimonianza. Parlerò dell’azione pastorale della Chiesa di Napoli incentrata su famiglia e scuola e del forte impegno nella comunità locale. Inoltre, negli incontri che avrò, nella comunità italiana di Brooklyn come all’Onu con i rappresentanti del Vaticano e dell’Italia, presso l’Istituto italiano di Cultura o con l’Italian Accademy Foundation o ancora al Calandra Italian American Institute, presso il Museo dell’Immigrazione o presso la Casa italiana Zerilli-Marimò o infine presso la Scuola d’Italia, desidero testimoniare la riconoscenza di Napoli ai napoletani di New York per quanto hanno saputo realizzare e per quanto hanno saputo esprimere onorando la propria città e il proprio Paese d’origine. Ma mi preoccuperò, nel contempo, di testimoniare Napoli per come è, con le sue sofferenze e le sue contraddizioni, i suoi limiti ma anche le tante eccellenze, le tantissime risorse e potenzialità in tutti i campi, dalla cultura all’imprenditoria e al lavoro. Dirò della capacità, della professionalità, della intelligenza e della genialità dei napoletani e anche della loro cordialità, generosità e apertura agli altri. Racconterò quanto di bello e di positivo la nostra città è capace di offrire e di proporre. Dirò delle attese e delle piaghe di Napoli, ma con altrettanta chiarezza dirò anche che Napoli non è solo spazzatura e camorra. Per questo, inviterò i nostri connazionali ma pure i tanti amici americani a venire a Napoli, a visitarla, a vederla o rivederla per meglio conoscerla e presentarla o rappresentarla nella maniera giusta e veritiera, superando i tanti luoghi comuni e i pregiudizi. II mio obiettivo, insomma, è quello di raccontare Napoli a New York, descrivendola per quello che è e per il tanto di buono e di bello che essa possiede. Dirò che Napoli è essenzialmente una città da amare».
Avrà il coraggio di dire ai suoi interlocutori americani che Napoli si salverà? E in che tempi potrà svoltare?
«Non solo avrò il coraggio di dirlo, ma spiegherò il mio convincimento che Napoli si salverà. È la storia che lo dimostra, perché da sempre la nostra città è capace di affrontare e superare precarietà, disavventure e calamità, senza mai piegarsi e, anzi, difendendo e facendo leva sulle sue ricchezze e sui suoi valori. Circa i tempi della svolta ho qualche difficoltà a fare anticipazioni anche perché non ho il dono della profezia, ma so che essa è possibile e certa, se la sappiamo costruire tutti insieme, in sinergia, con impegno e disinteresse, perseguendo il bene comune attraverso l’apporto delle proprie capacità e delle proprie idee. È questo, in fondo, il senso e l’obiettivo del Giubileo per Napoli, che deve essere visto come il Giubileo delle buone intenzioni e delle proposte possibili e non essere considerato, con cattiveria, il Giubileo delle soluzioni, alle quali sono tenuti altri organismi e altre persone».
Per il Giubileo napoletano potrebbe tornare il Papa in città?
«Non penso, considerando i tanti impegni del Santo Padre. Ma non lo escludo, conoscendo la sua predilezione perla nostra Città, manifestata più volte e in tanti modi».
Per lei qual è la strada per costruire l’ordinarietà efficiente che i cittadini attendono ormai da più di vent’anni?
«L’impegno di tutti e a tutti i livelli, partendo da una cittadinanza attiva e responsabile. Occorrono, però, buona volontà, rispetto delle regole, disinteresse e disponibilità a servire».
Può essere considerata prioritaria e propedeutica una questione di responsabilità?
«Non serve cercare responsabili. Questo tema spetta ad altri ed è da tenere presente in altre circostanze. Serve piuttosto l’impegno sinergico di tutti, come ho detto prima, anche una maggiore e più adeguata azione della Chiesa, che deve essere pronta all’ascolto e avere la capacità di rappresentare al meglio il proprio ruolo di servizio all’uomo, sul piano pastorale e su quello sociale».
Perché continua a mancare in Campania un modello credibile di sviluppo?
«Io non so se continua a mancare o non ha trovato compiuta attuazione un modello di sviluppo. Penso, comunque, che il problema sia più complesso di quanto possa apparire, per l’intrecciarsi di varie ragioni che vanno dalle deficienze strutturali e dalle cause storiche alle emergenze ricorrenti, alle catastrofi naturali, alle crisi dell’economia nazionale e internazionale, alla mancanza di una lucida visione dei percorsi possibili».
Quale è il tasso di realtà della nostra crisi economica e morale e quale è invece la dilatazione mediatica dei problemi napoletani?
«Credo sia innegabile una incidenza significativa della crisi economica e di quella morale, che, sommandosi, finiscono con il pesare non poco sulle complessive condizioni di vita delle famiglie e dell’intera comunità, condizionando fortemente ogni discorso di prospettive e di futuro soprattutto in riferimento alle giovani generazioni. Per quanto riguarda la ipotizzata dilatazione mediatica dei problemi napoletani, debbo rilevare che c’è una qualche tendenza a farci male con le nostre mani, per così dire, dedicando fin troppo spazio informativo alla criminalità, alla delinquenza, alle illegalità e alle negatività che tanto nuocciono a Napoli, mentre mancano del tutto o vengono presentate in posizione marginale le tante cose positive ed eccellenti che fanno ricca e vitale la nostra città».
La mancanza di consapevolezza della nostra borghesia è addebitabile, secondo lei, anche alla irrilevante funzione sociale degli intellettuali napoletani?
«Vale quanto ho detto in precedenza circa la inutilità della caccia alle responsabilità. È utile piuttosto mettere insieme, per il bene di Napoli, le tantissime persone responsabili che ci sono anche nella borghesia come tra gli intellettuali. La dimostrazione è data dalla risposta entusiasta all’appello di coinvolgimento nel Giubileo per Napoli».
La deriva laicista, che è uno dei mali del nostro tempo, travolge anche Napoli, nonostante il profondo umanesimo della nostra metropoli. Non è mancato anche un ruolo di stimolo, di denuncia e di formazione della Chiesa?
«Ho già detto che non abbiamo fatto abbastanza, se ci riferiamo al ruolo di stimolo e di formazione della Chiesa, tenendo comunque conto della complessità e della mutabilità dei modelli sociali ed anche dei costumi, pesantemente condizionati dai falsi miti proposti in maniera incisiva dai diversi mezzi di comunicazione. Non concordo, viceversa, sul ruolo di denuncia che la Chiesa non ha fatto mai mancare, a tutti i livelli, fino ad essere tacciata di ingerenza o quantomeno a fare storcere il naso a qualcuno».
Di fronte alle gravi denunce, anche di sacerdoti impegnati sul fronte anticamorra, sull’arrendevolezza di molti parroci, lei difende con passione la Chiesa nella sua globalità. Non sarebbe invece il caso di richiedere più coraggio ai parroci, invitandoli ad ispirarsi a quei sacerdoti che si sono esposti e si espongono incuranti di rischi e pericoli?
«Forse la domanda risente della esistenza di un rapporto privilegiato e personale, che è certamente legittimo ma non può condizionare o giustificare un giudizio esteso all’intera realtà, fatta di sacerdoti e parroci impegnati e non pavidi, che lavorano quotidianamente in trincea e nel silenzio, senza ricercare la luce dei riflettori o l’amplificazione dei mezzi di comunicazione, che soddisfano unicamente la vanità individuale. Difendo il mio clero e non consento ad alcuno di gettare ombre su di esso, esprimendo giudizi temerari e ingenerosi».
Lei è molto seguìto, in ogni attività, dagli organi di informazione. Ritiene che l’amplificazione mediatica del lavoro pastorale e delle iniziative ecclesiastiche possa supportare l’evangelizzazione della Chiesa e raggiungere un maggior numero di persone?
«La Chiesa da duemila anni, anche quando non si disponeva di mezzi di comunicazione più o meno sofisticati, faceva opera di evangelizzazione e trasmetteva all’uomo la legge di Dio. Sarebbe insulso non utilizzare nell’azione pastorale le moderne tecnologie per parlare all’uomo ovunque egli si trovi».
La camorra è un potere criminale, ma anche una mentalità e, peggio ancora, una cultura. Ritiene che la Chiesa stia facendo tutto il possibile per contrastarla?
«Penso che la Chiesa stia facendola sua parte, richiamando ciascun uomo alla responsabilità di cittadini e di cristiani. Certamente la Chiesa non ha la pretesa di riuscire a debellare da sola la camorra, ma sa e sostiene che c’è bisogno del concorso di tutti attraverso l’esempio, il rispetto della legalità, la moralizzazione dei comportamenti, l’introduzione di misure sociali, l’applicazione di pene giuste, l’azione di riabilitazione e di reinserimento di quanti hanno espiato la propria colpa».
Sui giovani, cosa può dirci: vede una generazione promettente o perduta? Oppure si ritrova davanti due mondi antitetici: i giovani perbene e quelli che deviano? E quale strategia ha per gli uni e per gli altri?
«A parte fenomeni di bullismo e diversi casi di devianza dovuti, a mio avviso, alla disgregazione della famiglia e al fascino folle della potenza e della prepotenza, Napoli vanta un mondo giovanile meraviglioso che costituisce la vera, grande risorsa della città per l’intelligenza, per la bellezza dei sentimenti, per l’ingegno, per il senso profondo e il rispetto che hanno della vita. Se la società degli adulti non prende atto di questo grande potenziale e se non si attrezza per non deludere le loro aspettative, preoccupandosi anzi di valorizzarli pienamente e al meglio, allora il rischio forte è quello di tradire il futuro di intere generazioni e, quindi, della stessa città. È questo il dato reale, al di là di ogni fumosa strategia. Si ha il dovere di capirli, di aiutarli a crescere e a inserirsi nel mondo del lavoro e delle professioni. Si ha innanzitutto il dovere di tenerli lontani dalle insidie della strada e delle amicizie compromettenti. Per questo, già da qualche anno, vado auspicando e sollecitando una legge per gli oratori, e parlo di oratori di tutte le confessioni religiose, per proporre ai giovani un sano e sicuro luogo di incontro, di confronto e di conoscenza».
Cosa manca maggiormente alla politica napoletana: la competenza, la moralità o l’efficienza?
«Non serve capire quello che manca, interessa piuttosto sapere che l’obiettivo per tutti resta il bene comune».
Alla Regione e alla Provincia si sono verificate due svolte, dopo anni di gestione del centrosinistra: vede soltanto sigle diverse al potere o c’è anche qualche segnale di concreto cambiamento?
«In una democrazia il giudizio viene espresso dall’elettorato alla luce dei fatti e del servizio reso alla collettività»
Il volontariato partenopeo appare in grande salute e spesso deve sostituire poteri e funzioni pubblici carenti. È auspicabile, secondo lei, che i volontari tornino ad essere un supporto e non una stampella?
«Ogni buon cristiano sa che alla fine saremo giudicati sull’amore, per questo è bello sapere che Napoli, in ragione del suo grande cuore, può contare su un volontariato serio, motivato e generoso».
La Chiesa napoletana in questo momento storico della città cosa potrà fare che ancora non fa o non ha fatto?
«Con spirito missionario stiamo lavorando sinergicamente, Clero, religiosi e laici, nell’attuazione del piano pastorale incentrato su famiglia e scuola, due riferimenti insostituibili nella formazione dei giovani e, quindi, nella costruzione della società nuova, alla quale la Chiesa di Napoli ha voluto dedicare il massimo della sua attenzione e del suo impegno con la indizione di un Giubileo per Napoli che, lungo l’intero anno, si articolerà in una serie di incontri che coinvolgeranno, su settori e temi specifici, tutti gli uomini di buona volontà che hanno a cuore il futuro della città e sono pronti, quindi, a offrire il loro contributo di esperienza, di idee, di suggerimenti e proposte, finalizzati al cambiamento e allo promozione dello sviluppo».
Della sua esperienza napoletana qual è il giorno o l’episodio che porta nel cuore?
«Sono tanti gli episodi belli ed emozionanti che ho vissuto da quando sto a Napoli. Mi porto dentro la grande umanità, la generosità e la cordialità del popolo napoletano».

sabato, dicembre 18, 2010

Serata di beneficenza con Peppino Di Capri

versione testuale

Domenica 19 dicembre alle ore 19 - Concerto Auditorium RAI - Viale Marconi

Doni di Papa Benedetto XVI e del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Doni di Papa Benedetto XVI e del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

La Chiesa di Napoli e il Cardinale Crescenzio Sepe rinnovano a tutti l’annuale invito alla Serata di beneficenza “In nome della vita”. Dopo la realizzazione, negli anni scorsi, del reparto per bambini leucemici dell’Ospedale Pausillipon, della Casa di Tonia, dell’Asilo multietnico, dell’Adozione di vicinanza e del progetto “microcredito”, la generosità del popolo napoletano è di nuovo protagonista. L’obiettivo di quest’anno è la realizzazione di un Centro di alta specializzazione in neuroscienze per la diagnosi, la cura e la riabilitazione delle patologie neurologiche complesse dell’età evolutiva presso l’Ospedale Santobono, diretto dalla dott.ssa Anna Maria Minicucci.
Per realizzare il progetto la Diocesi si avvarrà, come sempre, della grande professionalità del Centro di Produzione Rai di Napoli, diretto da Francesco Pinto. Domenica 19 dicembre, alle ore 19, all’Auditorium della Rai in Viale Marconi, il noto artista e musicista Peppino Di Capri offrirà un concerto per tutti i bambini di Napoli, grazie anche alla collaborazione di Gaetano Altieri. L’artista, che canterà alcuni brani con un piccolo coro di ragazzi, presenterà una lunga carrellata dei suoi grandi successi di ieri e di oggi.
La serata sarà aperta dalla tradizionale “Asta di beneficenza”, nel corso della quale verranno battuti gli oggetti offerti da alte personalità e dai napoletani, a partire da quelli di Papa Benedetto XVI, del Presidente della Repubblica Napolitano e dei massimi Enti istituzionali locali. L’evento sarà presentato dalla giornalista Rai Maria Laura Massa e dall’attore Pietro Pignatelli.

In allegato la foto dei doni di Papa Benedetto XVI e del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che si aggiungono a quelli della provincia, della regione, del comune e dei cittadini napoletani.


Ciascuno può partecipare inviando le offerte attraverso bonifico bancario o conto corrente postale:
IBAN IT57 J02008 03451 000401160184 (UniCredit – Napoli Cavour A)
Conto Corrente postale 1187673
Intestati a: In nome della vita onlus – causale “Risvegliati con Napoli”

venerdì, dicembre 17, 2010

UN GIUBILEO PER NAPOLI. l discorso di apertura e di chiusura dell'Arcivescovo


UN GIUBILEO PER NAPOLI - CRESCENZIO CARDINALE SEPE versione testuale

-in allegato il discorso di apertura e di chiusura dell'Arcivescovo

Cari Amici, spettabili Autorità,
cari cittadini di questa amata terra,
ringrazio di cuore voi tutti, uomini e donne di buona volontà, per essere intervenuti così numerosi a questa convocazione per aprire insieme il Giubileo per Napoli.
La ricorrenza giubilare, nella tradizione biblica, nel ricordare all’uomo la signoria di Dio sul cielo e sulla terra, aveva in sé anche una valenza sociale: restituire all’uomo la giustizia e l’uguaglianza.
Il termine giubileo comunemente richiama alla mente quello a noi più familiare di giubilo, un sentimento di gioia intensa; gioia che é conseguenza di quel condono secondo il quale ognuno riacquistava la libertà e le proprietà perdute. Nell’Antico Testamento, il Giubileo era, dunque, una istituzione che garantiva la protezione dei più deboli e dei più bisognosi. In questa linea si pose anche Gesù quando, nella sinagoga di Nazareth, aprì il primo Giubileo cristiano, leggendo il rotolo di Isaia: “annunciare ai poveri un lieto messaggio, proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; rimettere in libertà gli oppressi” (Lc 4,18). E se nell’anno di grazia il Signore ha restituito la vista ai ciechi, ha fatto sentire i sordi e parlare i muti, nessuno può rimanere inerme, cieco, sordo e muto di fronte a una città sofferente.
Ecco, allora, che l’esigenza diffusa di una stagione di rinascita della nostra terra ha ispirato l’ipotesi di un Giubileo, inteso nella sua valenza religiosa, civile e sociale, per ripristinare la giustizia e liberare Napoli, prigioniera di se stessa, dal sopruso, dal degrado, da ogni forma di oppressione e annunciare un messaggio di speranza agli abitanti di questa nostra terra.

giovedì, dicembre 16, 2010

Sepe inaugura il Giubileo per Napoli

FIACCOLATA CON LA IERVOLINO

Sepe inaugura il Giubileo per Napoli

Un anno di eventi e azioni concrete per la città

NAPOLI - Inizia ufficialmente il Giubileo per Napoli, voluto fortemente dal cardinale Crescenzio Sepe. Durerà un anno, a partire da oggi, giovedì 16 dicembre. È la prima volta in assoluto che si fa un Giubileo di carattere civile - e non ecclesiale - nato perché, come ha spiegato Sepe, la Chiesa non restasse a guardare la città che affonda in un mare di problemi.

Inizia il Giubileo per Napoli

Dal dramma dei rifiuti ai mali endemici: criminalità, tessuto sociale lacerato, disoccupazione. Un Giubileo che ha chiamato a raccolta tutte le categorie sociali e civili, e dunque istituzioni, imprenditori, commercianti, sindacati, società civile.

In serata invece è partita una fiaccolata che raggiungerà piazza del Plebiscito. Presenti altre a cardinale e sindaco Iervolino anche il prefetto, e vari assessori comunali e regionali. Testimonial Monica Sarnelli e Enzo Avitabile.

Elena Scarici da Il corriere del mezzogiorno. http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2010/16-dicembre-2010/sepe-inaugura-giubileo-napoli-18193175280.shtml