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venerdì, gennaio 29, 2010

Primarie in Puglia


Primarie in Puglia

Vince la partecipazione democratica

Le primarie pugliesi del 24 gennaio scorso si prestano a qualche considerazione sia sull’esito che sul sistema di individuazione dei candidati alla competizione regionale del marzo prossimo.

Il primo dato che si va consolidando da quando il centro sinistra ha scelto come metodo quello delle primarie è, senza dubbio, la straordinaria partecipazione popolare che esprime chiaramente la cifra di un desiderio di democrazia. Circa duecentomila persone confermano il bisogno diffuso di tornare ad esercitare il diritto di scegliere chi deve rappresentarle, denunciando così lo scontento per una legge elettorale nazionale che priva i cittadini della possibilità di indicare i propri rappresentanti, ostinandosi a designare i futuri parlamentari nel chiuso delle segrete dei partiti. A cinque anni dalle primarie che videro misurarsi gli stessi due contendenti, Boccia e Vendola, il centro sinistra pugliese rompe gli schemi per i quali la politica, passando sulla testa della gente, sceglie in luoghi altri rispetto al territorio e gioca nuovamente e coraggiosamente la carta delle consultazioni primarie. Un’abitudine che ci auguriamo diventi sempre più una regola. Nelle ultime settimane, più volte, a ragione, è stata evocata l’idea di una Puglia come laboratorio politico, indubbiamente la nostra regione si è dimostrata una palestra di democrazia e sicuramente oggi rappresenta la punta avanzata di quel percorso di ricerca di un nuovo rapporto tra cittadini e politica. In questo senso la Puglia è già, e resta, un laboratorio politico che con la vittoria di Nichi Vendola rafforza la spinta riformista che la contraddistingue.

La vittoria di Vendola contro il qualificato candidato Francesco Boccia, indubbia risorsa per la politica italiana, può essere letta su più piani: la ricerca dei cittadini pugliesi di una stabilità e di una continuità di governo che senza altro Vendola rappresenta; l’azione politica svolta dal governatore in questi cinque anni che ha risposto al bisogno di prossimità della gente con chi guida la maggioranza, incarnando quell’ideale di politica che ha lasciato il passo dei palazzi romani per assumere la dimensione di un rapporto più diretto con il territorio (forse Boccia ha scontato proprio la distanza con i quotidiani problemi reali dei pugliesi); il linguaggio diretto in grado di parlare alle donne, ai giovani come agli adulti e agli anziani che ha fatto di Vendola una eccezione nel panorama politico nazionale. La capacità di coniugare l’utopia con l’azione di governo, giudicata positiva dall’elettorato di centro sinistra, ha infine fatto la differenza. Vendola, nell’immaginario collettivo dell’elettorato che lo ha scelto, ha rappresentato l’uomo che ha un progetto e un’ipotesi di sviluppo della Puglia, ha saputo parlare al cuore dei pugliesi e accarezzare la loro aspirazione di una Puglia migliore.

E la Puglia da queste primarie esce rafforzata nella sua capacità di partecipazione democratica della quale il centro sinistra e la politica devono fare tesoro. In questa logica l’esito delle primarie non è una tela di ragno nella quale il Partito democratico è rimasto imprigionato, ma un primo traguardo da cui ripartire che ha rinvigorito la coalizione di centro sinistra nella prospettiva della prossima competizione elettorale di primavera. Ora l’attenzione si sposta alle elezioni del 28 e 29 marzo quando il confronto uscirà dal recinto protetto del centro sinistra per misurarsi con gli altri schieramenti e la loro idea di sviluppo sociale ed economico della Puglia. C’è da augurasi, che vinca il progetto politico più capace di guardare al bene comune delle cittadine e dei cittadini di Puglia. C’è da augurarsi che si affermino i programmi di governo e che siano costruiti con il metodo del confronto e della condivisione con i cittadini e le forze sociali e produttive pugliesi.

Antonio Russo

Presidente Provinciale ACLI Foggia

martedì, marzo 04, 2008

Le lacrime di Vendola sulle bare "Sono morti che gridano vendetta"


Il presidente della Regione si è precipitato a Molfetta dopo la notizia del terribile incidente Le lacrime di Vendola sulle bare "Sono morti che gridano vendetta" Piero Ricci Adesso occorre una convocazione ad horas del consiglio dei ministri per varare i decreti Basta con l´assuefazione della società civile e della politica ad un fenomeno come questo

MOLFETTA - Le luminarie dell´ultimo shopping center sono accese da quarantott´ore nella zona industriale di Molfetta. Ma i lampeggianti blu dei vigili del fuoco, delel ambulanze e delle forze dell´ordine, girano alle spalle. Lì s´è consumata la tragedia della Truck Center che somiglia tanto alla Thyssen Krup di Torino. Ma qui non ci sono multinazionali tedesche. La Truck era un´azienda a conduzione familiare e il titolare, Vincenzo Altomare, è morto coi suoi operai.
Il lampeggiante blu dell´auto blindata del governatore pugliese, Nichi Vendola, arriva alle sei del pomeriggio. E arriva che i corpi delle vittime sono state appena estratte dalla cisterna della morte e giacciono lì, coperte, all´interno del recinto, alla destra del cancello automatico. Vendola rimane tutto il tempo lì, davanti alla cabina del tir con quel rimorchio verde scuro, a pochi metri, impietrito. Ha interrotto tutti i suoi impegni. Era a un incontro con don Luigi Ciotti quando gli è stata comunicata la notizia. E il suo primo commento a caldo resterà anche l´ultimo della giornata: «È un colpo al cuore - dice mentre s´infila nell´auto blu - qualcosa di terribilmente traumatico. Insopportabile ogni vita spezzata da quella che è diventata una trincea di guerra ed è del lavoro. Morti che gridano vendetta, contro tutti noi, contro l´assuefazione della società civile e della politica ad un fenomeno come quello sulle morti del lavoro. Andrà capita la dinamica dei fatti e andranno appurate le responsabilità ma al di là di queste - ha aggiunto il presidente della Regione Puglia - resta il senso di vivere in una stagione in cui si accetta di convivere con un milione d´incidenti sul lavoro all´anno, con mille e 300 morti e con ventimila feriti». «Davvero - ha concluso Vendola - la politica dovrebbe mirare sulla sicurezza sul lavoro. Bisogna uscire dall´epoca delle chiacchiere ed entrare in quella in cui diritto alla vita, alla sicurezza ed al salario viene sempre rispettato».
«Adesso occorre una convocazione ad horas del consiglio dei ministri per varare i decreti sulla sicurezza sui luoghi di lavoro - ha aggiunto - provo dolore e rabbia per i lavoratori. Dolore per i familiari, i colleghi e gli amici, rabbia per l´ennesima strage. Troppe le chiacchiere finora sul tema del lavoro, troppa l´inefficacia della politica nell´affrontare il tema. Anche le sollecitazioni del presidente della Repubblica sono cadute nel vuoto».
Poi dritto a Molfetta. E davanti al cancello, molte donne. Ci sono i parenti delle vittime, gli amici, i colleghi. Molti si sono rannicchiati al di qua del muro di cinta dove i vigili del fuoco ancora lavorano. Ma a nessuno di loro è consentito di varcare il cordone militare dei carabinieri. C´è una signora che non ha più lacrime. E nemmeno le forze per reggersi in piedi: è la moglie di una delle vittime. È incinta al quarto mese. Le portano una sedia e si siede nel buio, dietro uno dei mezzi rossi dei vigili del fuoco. C´è rabbia e disperazione.
«È una tragedia senza fine», dice l´ex sindaco di Molfetta, il senatore Antonio Azzollini. Conosceva Altomare, il titolare. «Un gran lavoratore e questo lavoro lo conosceva bene, tanto che non si è risparmiato e quando l´hanno chiamato s´è precipitato qua». «Non si può credere, quale impatto - aggiunge - ha per noi la vita di questi quattro lavoratori per questa zona industriale che gira, dà lavoro. Che tragedia questo slancio di generosità di questi lavoratori che hanno provato a salvarsi». Azzollini ricorda anche che una trentina d´anni fa accadde una tragedia simile sempre a Molfetta: due operai uccisi dall´azoto, in circostanze simili. Solo che la Truck - dicono - fosse specializzata proprio nella pulizia delle cisterne e nella zona industriale di Molfetta s´era trasferita da poco. Una decina gli operai. «Con tutti il titolare aveva un rapporto paterno, uno che mi raccontano come un maniaco della precisione e che s´era salvato da un infarto un anno fa», racconta l´assessore regionale al Personale, Guglielmo Minervini, che è di Molfetta ed ha accompagnato Vendola insieme all´assessore regionale al Lavoro, Marco Barbieri. A Barbieri, a un tratto, trema la voce: «Non se ne può più di queste morti. Basta. Basta ci vuole il testo unico sulla sicurezza perché questi lavoratori non sono morti diversamente da quelli che stavano pulendo la cisterna di una nave a Venezia o da quelli che hanno perso la vita a Monopoli. Vedremo come si sono svolti i fatti ma da quello che ho appreso da chi sta facendo i rilievi, non credo che si possa scendere in una cisterna come sarebbero scesi qui. La realtà è che vorremmo tanto non vedere più tutto questo. E per farlo ci vogliono più controlli e ci vuole più formazione. Noi ce la stiamo mettendo tutta». Poi Vendola: «Provo dolore e rabbia per i lavoratori. Dolore - ha detto - per i familiari, i colleghi e gli amici, rabbia per l´ennesima strage. Troppe le chiacchiere finora sul tema del lavoro, troppa l´inefficacia della politica nell´affrontare il tema. Anche le sollecitazioni del presidente della Repubblica sono cadute nel vuoto».

martedì, luglio 24, 2007

Incendi sul Gargano: Vendola chiede lo stato di calamità

Incendi sul Gargano, identificate due vittime
martedì, 24 luglio 2007 9.55 136
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BARI (Reuters) - Due persone sono morte e numerose altre sono rimaste intossicate o ustionate in una serie di incendi che si sono sviluppati in Puglia tra le località turistiche di Peschici e Vieste, sul Gargano, bloccando più di un migliaio di bagnanti in diverse spiagge della zona e costringendo le autorità ad evacuare alcuni complessi turistici.

Lo riferiscono la Regione Puglia, la Capitaneria di porto di Manfredonia e vigili del fuoco,

Sul fronte degli incendi che ogni anno devastano la Penisola, quella di oggi, secondo il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, "è la peggiore giornata che si possa ricordare a memoria d'uomo".

Le fiamme hanno messo in allarme anche oltre 4.000 bagnanti, bloccati sulle spiagge, che sono stati poi soccorsi e portati via mare a Manfredonia e alle Isole Tremiti.

Dopo aver inizialmente indicato un bilancio di quattro vittime, l'assessore regionale ai Servizi sociali, Elena Gentile -- impegnata in Prefettura a Foggia dove è stata istituita un'unità di crisi -- ha confermato l'identificazione di sole due vittime.

Si tratta, secondo quanto riferito dai vigili del fuco, di un fratello e di una sorella 80enni di Peschici, colti dalle fiamme a bordo della loro auto, dove probabilmente avevano cercato la salvezza.

Numerosi anche i feriti soprattutto tra chi è rimasto nell'entroterra, con la Polizia municipale di Peschici che parla di "pronto soccorso e scuola elementare della città pieni di feriti, ma nessuno in maniera grave". Secondo quanto riferito dalla polizia, si tratta soprattutto di casi di intossicazione da fumo e di ustionati.

Secondo il 118, nelle zone interne si sono registrati 300 intossicati mentre altre due persone hanno riportato ustioni e un ragazzo ha subito diversi traumi cadendo dal tetto della sua abitazione dove aveva trovato rifugio.

VENDOLA CHIEDE STATO DI CALAMITA

Intanto il presidente della Regione, Nicki Vendola, ha chiesto lo stato di calamità naturale per i gravi danni provocati nelle zone colpite dalle fiamme.

"Alle famiglie va il mio personale cordoglio e quello dell'intera Giunta. I roghi stanno provocando gravissimi danni ad abitazioni, alle infrastrutture turistiche e più in generale all'intera economia, a bellezze naturali irripetibili, nelle zone più incontaminate del Gargano e soprattutto mettendo a rischio la vita di numerose persone", ha detto Vendola in una nota.

Anche il presidente del Consiglio Romano Prodi, secondo quanto si legge in un comunicato diffuso nel pomeriggio, è rimasto "particolarmente turbato dalla notizia delle vittime", e ha espresso il suo dolore per la tragedia avvenuta in Puglia.

Il ministro della Difesa Arturo Parisi "ha dato immediatamente disposizioni per l'impiego di uomini e mezzi delle Forze Armate per concorrere alle operazioni di spegnimento incendi e di soccorso alla popolazione", si legge in un comunicato.

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è messo in contatto con il presidente Vendola e il prefetto di Foggia, esprimendo cordoglio e solidarietà ai familiari delle vittime e vicinanza ai cittadini e ai turisti che stanno sfollando dalla zona.

FIAMME VICINO AD ABITAZIONI E CAMPING

Per far fronte ai numerosi incendi degli ultimi giorni, il ministro dell'Interno Giuliano Amato, d'intesa con il presidente del Consiglio, ha dato indicazione "per un uso pianificato e coordinato" a livello centrale di tutte le risorse a disposizione dei Vigili del Fuoco, della Protezione civile e della Forestale, "in modo da garantire la massima copertura con uomini e mezzi in ogni Regione interessata dall'emergenza", si legge in una nota del Viminale. Tutte le Prefetture sono state mobilitate per dare il proprio contributo.

In Puglia è giunto anche il responsabile della Protezione civile, Guido Bertolaso, che assieme ad alcuni funzionari sta coordinando l'unità di crisi per assistere gli abitanti della zona degli incendi.

"Sicuramente non si tratta di autocombustione. (Il rogo) E' dovuto o a qualche distrazione o alla mano dell'uomo. Al 99% (si tratta di un atto) dovuto all'uomo", ha detto un funzionario del Dipartimento della Protezione civile facendo riferimento alle possibili cause dell'incendio.

"Ora la cosa più difficile è sapere quante persone sono state messe in salvo e ricongiungere le famiglie", ha spiegato il funzionario.

La Protezione civile ha attivato un call center -- al numero 0884-962802 -- da chiamare per avere notizie e informazioni. Il Dipartimento -- che nella giornata di oggi, ha ricevuto 100 richieste di intervento di aerei Canadair per spegnere vasti incendi -- ha aggiunto che sul posto hanno partecipato ai soccorsi anche due elicotteri del dipartimento e uno della Marina militare. Sono intervenute anche alcune motovedette della Guardia di Finanza, dei carabinieri e della Guardia Costiera.

Secondo una prima ricostruzione, le fiamme hanno distrutto alcune roulotte posteggiate in campeggi della zona.

La Capitaneria di porto di Manfredonia ha riferito che i turisti, per fuggire alle fiamme che si stavano propagando nell'entroterra, si sono riversati sulle spiagge attorno alle quali un forte vento di libeccio ha spinto il rogo, bloccando centinaia di persone, tra cui molti bambini e molte donne.

In una zona residenziale di Peschici, le fiamme sono arrivate a lambire alcune abitazioni mentre un albergo, diversi campeggi e villaggi turistici della zona sono stati evacuati.