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lunedì, aprile 21, 2008

ACLI: CONVOCATO IL 23° CONGRESSO NAZIONALE

'Migrare dal Novecento. Abitare il presente. Servire il futuro’. Le Acli nel XXI secolo'. Questo il titolo scelto dalle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani per il loro 23° Congresso nazionale, che si terrà a Roma, dal 1° al 4 maggio 2008.

La convocazione ufficiale è arrivata dal Consiglio nazionale dell'Associazione, riunitosi a Roma a metà ottobre, che ha discusso e approvato il tema del Congresso, gli orientamenti congressuali e il regolamento in base al quale si svolgeranno le assemblee di circolo e i congressi provinciali e regionali.

«Fin dal titolo – spiega il presidente delle Acli Andrea Olivero – chiariamo la nostra volontà di uscire dagli steccati, di avventurarci in strade nuove. Usiamo il verbo 'migrare', perché come migranti sentiamo il desiderio di partire alla ricerca di una terra più ospitale, carichi di speranza ma ugualmente incerti sulla meta, sull'approdo finale e disponibili a cambiare, anche in profondità se necessario. Il nostro non vuol essere certo un esodo né una fuga. Al contrario è un sentirci uniti al destino comune di tutti gli uomini, italiani e stranieri, credenti e non credenti».

«Quattro anni fa – aggiunge – scegliemmo ugualmente un cammino, ma nello spazio, per 'allargare i confini' della nostra azione sociale. Oggi lo compiamo nel tempo, uscendo dal Novecento per entrare, per davvero, con la testa e con il cuore, nel XXI secolo. Legando la nostra responsabilità all'impegno per il futuro, nel segno della speranza e del bene comune, per il nostro Paese e per tutti i popoli della Terra».
(Tutte le informazioni e i documenti su: congresso acli

giovedì, ottobre 18, 2007

ACLI: "schierati con il bene comune"

Andrea Olivero: "schierati con il bene comune"

La relazione del presidente delle Acli al Consiglio nazionale

Roma, 16 ottobre 2007 – “Non è dunque questo un tempo di indifferenza, di silenzio e neppure di distaccata neutralità o di tranquilla equidistanza…E’ questo il tempo in cui occorre aiutare a discernere la qualità morale insita non solo nelle singole scelte politiche, bensì anche nel modo generale di farle e nella concezione dell’agire politico che esse implicano”. Inizia con una citazione di Carlo Maria Martini la relazione del presidente nazionale Andrea Olivero al Consiglio nazionale delle Acli, tenutosi a Roma venerdì e sabato scorsi, durante il quale è stato convocato ufficialmente il 23° Congresso nazionale dell’associazione, nella prossima primavera, dal 3 al 6 aprile.

Un intervento impegnato a leggere, pur tra le ombre e le difficoltà, «la nuova stagione che si sta aprendo», nella politica, nella Chiesa, nella storia del nostro Paese e dunque nelle Acli stesse, chiamate sempre più a schierarsi, autonomamente, per il bene comune – da cui il titolo della relazione: “Per un’autonomia schierata con il bene comune” –, «perché è la prospettiva del bene comune che dà piena comprensibilità al termine autonomia, che non è certo equidistanza o ritiro dalla politica».

«L’autonomia della nostra associazione – ha spiegato Olivero – e la sua indipendenza dai partiti politici non può farci rimanere inerti di fronte alla crisi attuale. C’è la necessità di promuovere la partecipazione alla vita politica come elemento positivo e di servizio, accompagnando coloro che si rendono disponibili: dopo anni di sospetto è venuto il momento di aprirci al confronto, senza subalternità ma anche senza presunzione. Le Acli possono e debbono tornare ad essere luoghi di discernimento per quanti si impegnano in politica, non per questo snaturandosi. La nostra passione per la politica non può limitarsi agli applausi o ai fischi».

Il bene comune, dunque, come bussola dell’agire sociale e politico, da laici cristiani: «Il compito che i cattolici impegnati nel sociale devono sentire prima di ogni altra cosa è di aiutare la politica italiana a riscoprire il vero senso del bene comune», che è «ricerca del vantaggio dell’intera comunità, a cominciare dai più deboli per età, povertà, salute, discriminazioni inveterate».

L’antipolitica non sarà mai l’approdo delle Acli. «Ci rendiamo ben conto delle debolezza delle nostre istituzioni – assicura Olivero – ma è su di esse che continuiamo a scommettere». L’antipolitica si frena partendo dal basso, «tornando a far politica sui territori, rimettendo il cittadino al centro come protagonista». «Da un lato si deve senz’altro contrastare la malapolitica, il malcostume affaristico e lottizzatore, che non risiede solo a Roma o in qualche regione del Mezzogiorno, dall’altro si deve investire in partecipazione, contrastando la disaffezione alla politica o addirittura la spinta alla delega che ha segnato la gli ultimi decenni, anche a causa della crisi dei partiti politici di massa».

Per questo motivo è stato colto con favore l’impegno in prima persona di molti dirigenti aclisti che si sono candidati per le primarie del Partito Democratico, un evento che «nonostante i limiti pure evidenti, sarebbe sciocco non guardare con interesse». Tanto più che una parte importante dei cattolici impegnati in politica nel nostro Paese vi sono coinvolti, «chiamati a ridisegnare la propria partecipazione ed il proprio ruolo senza cadere in logiche correntizie e senza al contempo, annacquare la propria identità».