Oltre l’80% delle persone disabili (per un totale di oltre 400 milioni di persone) vive nei Paesi poveri. Dobbiamo “fare molto di più per spezzare il cerchio della povertà e della disabilità”. Lo afferma oggi Ban Ki-Moon, segretario generale delle Nazioni Unite, nel suo messaggio in occasione della Giornata internazionale delle persone disabili che ricorre domani, 3 dicembre. Ban esorta “i governi e tutti gli attori interessati, ad assicurare che le persone con disabilità e le organizzazioni che li rappresentano sia parte integrante di ogni fase dello sviluppo. In questo modo, possiamo promuovere l’integrazione e aprire la strada ad un futuro migliore per tutti nella società”. Quest’anno la Giornata internazionale delle persone disabili cade ad una settimana dal 60esimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Le Nazioni Unite celebrano entrambe le date sotto il tema “Dignità e giustizia per tutti”. I lavori di ristrutturazione del palazzo di Vetro a New York – informa Ban – “porteranno le nostre strutture al più avanzato livello di accessibilità: un progresso dovuto da molto tempo”.
A partire dall'esperienza associativa vissuta nelle ACLI e da quella amministrativa a Napoli e Castellammare di Stabia utilizzo questo spazio per affrontare i temi del dialogo tra le generazioni, del lavoro, della formazione, del welfare, della partecipazione e della loro necessaria innovazione.
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mercoledì, dicembre 03, 2008
martedì, giugno 03, 2008
Verso il miliardo di affamati
La prima giornata della conferenza Fao sulla sicurezza alimentare. Il segretario dell'Onu Ban Ki-Moon: "Entro il 2030 serve il 50% in più di derrate alimentari. La cifra di 850 milioni di persone non hanno di che sfamarsi può aumentare a breve di altri 100 milioni".
- Napolitano: "Per combattere la fame non basta il mercato". Berlusconi: necessario aumentare subito gli aiuti economici ai Paesi in difficoltà, ma gli stanziamenti degli stati Ue "non devono essere conteggiati nei bilanci comunitari". Gli interventi dei principali capi di stato e di governo, tra cui Lula, Sarkozy, Kirchner, Zapatero, Ahmadinejad e il messaggio del Papa.
- Coldiretti: "In Europa 74 milioni di potenziali affamati". Nel continente l'aumento dei prezzi dei beni alimentari è del 7,1%. vai>>
Vietata dalla polizia un'azione dimostrativa di Actionaid (la polizia: "non autorizzata") davanti alla Fao, prevedeva uno striscione di 200 metri con la scritta "Stop al business della fame". I quattro interventi secondo l'ong: più investimenti in agricoltura locale; donne al centro dello sviluppo rurale; no ai sussidi ai biocarburanti; no agli ogm. "Ecco i vincitori e i vinti di una tragedia che rischia in pochi anni di portare a un miliardo il numero degli affamati. E le colpe di governi e multinazionali.
- Medici senza frontiere ai leader: "Subito una strategia per i 178 milioni di bambini malnutriti, di cui 20 milioni gravi".
- Legambiente: "Il problema fame non riguarda la quantità, ma l'equità. Ridistribuire la ricchezza, contrastando le speculazioni che stanno danneggiando i paesi più poveri".
- Napolitano: "Per combattere la fame non basta il mercato". Berlusconi: necessario aumentare subito gli aiuti economici ai Paesi in difficoltà, ma gli stanziamenti degli stati Ue "non devono essere conteggiati nei bilanci comunitari". Gli interventi dei principali capi di stato e di governo, tra cui Lula, Sarkozy, Kirchner, Zapatero, Ahmadinejad e il messaggio del Papa.
- Coldiretti: "In Europa 74 milioni di potenziali affamati". Nel continente l'aumento dei prezzi dei beni alimentari è del 7,1%. vai>>
ECONOMIA - I vincitori e i vinti del "business della fame"
Vietata dalla polizia un'azione dimostrativa di Actionaid (la polizia: "non autorizzata") davanti alla Fao, prevedeva uno striscione di 200 metri con la scritta "Stop al business della fame". I quattro interventi secondo l'ong: più investimenti in agricoltura locale; donne al centro dello sviluppo rurale; no ai sussidi ai biocarburanti; no agli ogm. "Ecco i vincitori e i vinti di una tragedia che rischia in pochi anni di portare a un miliardo il numero degli affamati. E le colpe di governi e multinazionali.
- Medici senza frontiere ai leader: "Subito una strategia per i 178 milioni di bambini malnutriti, di cui 20 milioni gravi".
- Legambiente: "Il problema fame non riguarda la quantità, ma l'equità. Ridistribuire la ricchezza, contrastando le speculazioni che stanno danneggiando i paesi più poveri".
martedì, dicembre 18, 2007
L'inizio della fine dello 'Stato che uccide' . Stop alla pena di morte
NEW YORK - L'inizio della fine dello 'Stato che uccide' è scattato alle 11:45 ora di New York: sui tabelloni gemelli dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite 104 pallini verdi hanno segnato la vittoria della risoluzione sulla moratoria universale della pena di morte. "Un successo superiore alle aspettative", ha commentato il ministro degli Esteri Massimo D'Alema arrivato nella notte a New York e che ha partecipato al voto. In novembre, quando la moratoria era stata approvata in Terza Commissione, i sì erano stati 99 su 192 Paesi dell'Onu: sono entrati oggi nel 'club anti-pena di morte' Congo Brazzaville, Kiribati, Palau, Nauru e Madagascar. Ai 104 sì hanno fatto riscontro 54 no e 29 astensioni (i no erano stati 52 il 15 novembre, le astensioni 33).
Il successo è stata una vittoria per l'Italia in una grande battaglia di civiltà:
"Una decisione coraggiosa della comunità internazionale", ha reso omaggio al risultato il segretario generale Ban Ki-moon che la risoluzione incarica di far rapporto tra un anno all'Assemblea Generale. Un rapporto dal forte peso morale e dalle implicazioni concrete perché - ha commentato D'Alema - punterà i riflettori sul tema della pena di morte "facendo diventare la moratoria un tema assunto da una organizzazione internazionale quale l'Onu".
Secondo Ban il voto sulla moratoria "é un altro segno di una tendenza verso l'abolizione, alla fine, della pena di morte", anche a causa del sostegno espresso per l'iniziativa "da parte di tante regioni del mondo". Perfino gli Stati Uniti, fino a pochi mesi fa decisamente anti-abolizione, ci stanno ripensando: proprio ieri il New Jersey ha approvato per legge la fine delle esecuzioni. Il voto di oggi segna il superamento di un tabù politico: due volte in passato, sempre su input italiano, una risoluzione sulla pena di morte era approdata al Palazzo di Vetro e per due volte era finita su un binario morto.
Stavolta, dopo il voto del 15 novembre in Terza Commissione, non c'erano dubbi sul fatto che il testo sarebbe stato approvato dall'Assemblea: quando hanno aperto bocca in Aula oggi, per esprimere il loro dissenso, i rappresentanti delle isole caraibiche di Antigua e Barbados, di Singapore e della Nigeria, hanno parlato con la voce degli sconfitti. Il 18 dicembre passerà agli annali delle campagne contro la pena di morte come uno spartiacque: "Un voto di significato storico", ha detto D'Alema che in una conferenza stampa presso la missione italiana all'Onu ha indossato il nastrino di Nessuno Tocchi Caino che il campione olimpico Stefano Baldini aveva portato in novembre al traguardo della maratona di New York. Alla missione italiana è arrivato il tabulato del risultato del voto: i diplomatici italiani che hanno guidato a tutto campo la campagna affiancati da Nuova Zelanda, Francia, Messico, Brasile e alcuni Paesi africani hanno salutato con soddisfazione spostamenti come quello del Malawi dal partito del no a quello delle astensioni. "Alcune astensioni adesso potrebbero diventare sì", ha auspicato l'ambasciatore Marcello Spatafora che ha coordinato al Palazzo di Vetro il successo dell'iniziativa. Nessuno ha intenzione di riposare sugli allori: Sergio D'Elia, che ha partecipato alla conferenza stampa per Nessuno Tocchi Caino, ha guardato ai prossimi mesi come mesi di mobilitazione per arrivare al prossimo rapporto di Ban Ki-moon "con una serie di risultati positivi sul fronte delle moratorie e delle abolizioni".
La vittoria corona una campagna costruita su un lavoro a tappeto per creare una coalizione maggioritaria che ha tra Paesi in ogni area geografica: "In Nuova Zelanda il primo ministro Helen Clark ne ha fatto una priorità della politica estera del suo governo", ha detto il sottosegretario agli esteri Gianni Vernetti, notando anche che in Asia Centrale cinque repubbliche ex Urss - tutti Paesi islamici - hanno fatto del no ala pena di morte un fiore di democratizzazione". Al successo della risoluzione ha contribuito il fatto che nelle ultime settimane il partito del no si è sfaldato: se Singapore è ancora visceralmente pro-esecuzioni, la posizione dell'Egitto è più moderata. Il Cairo non ha preso la parola nel breve dibattito che ha preceduto il voto e c'é chi non esclude che il prossimo anno, quando l'Assemblea generale tornerà a contarsi sulla moratoria, gli egiziani potrebbero smarcarsi.
di Alessandra Baldini
Il testo della risoluzione al voto
La lunga battaglia per la moratoria
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