martedì, settembre 04, 2012

Il ricordo di un amico che non c'è più: Carletto Luciano non ce l'ha fatta a sconfiggere la sua malattia


http://www.gazzettabenevento.it/Sito2009/dettagliocomunicato.php?Id=49045

Compagni di classe alle elementari e poi nell'Azione Cattolica, negli scout, un bel tratto di vita passato insieme...

articolo di Alfredo Pietronigro copiato e incollato qui da Gazzetta di Benevento  
http://www.gazzettabenevento.it/
Tante cose mi legano a Carlo Luciano, il collega giornalista e funzionario della Camera di Commercio morto ieri all'età di 57 anni. Era classe 1955, come me.
A lui mi lega l'intera adolescenza vissuta insieme sui banchi di scuola alla elementare "Mazzini" con la maestra Elisa Caruso (la mamma del presidente dei Pediatri sanniti, Enzo, anch'egli in classe con noi in una coincidenza di ruoli e di funzioni oggi, forse, irripetibile. Cominciò Enzo a confondersi chiamando giustamente mamma, e non maestra, quella che era la sua mamma. Proseguimmo tutti noi, Carletto incluso, a chiamarla mamma ed anche maestra).
Passarono in fretta quegli anni delle elementari e ci affacciammo alla nostra prima importante prova d'esame: Quella della licenza elementare.
Non siamo mai stati dei secchioni a scuola, né io, né Carlo, ma avvertivamo forte il momento della prova: l'esame di Stato...
Dall'impaccio ci tolse la sorella di Carlo, Marisa, che pensò bene di metterci sotto e di farci fare un figurone all'esame.
E così la casa di Carletto, alla fine del viale Mellusi, si trasformava tutti i giorni in aula scolastica con la mamma (Carlo era già orfano) che ci rimpizzava continuamente di cose buone. 
Hai visto mai che quei pargoli dovessero perdere qualche etto per lo "sforzo" di concentrazione cui erano sottoposti dalla maestra Marisa...
Comunque sia, grazie a lei, a Marisa e forse al pane e nutella della mamma di Carlo, la paura passò (non ricordo più quanti eravamo a casa sua ma certamente non c'eravamo solo io e Carlo...) ed affrontammo l'esame alla grande. Tutti promossi con ottimi voti e con la soddisfazione della nostra maestra e mamma Elisa Caruso.
Le scuole medie ci divisero, ma ci riunì subito la parrocchia, quella dei Padri Cappuccini (che lo accoglierà oggi pomeriggio per tributargli l'estremo saluto da parte di quanti gli hanno voluto bene), quella che negli anni Sessanta contava solo sulla chiesetta piccola appena costruita in un Rione che allora cominciava ad espandersi al di là del viale Mellusi. Dinanzi alla chiesa un largo spazio in terra battuta per gran parte.
Io e Carletto, provenienti dall'Azione Cattolica, dopo aver superato tutte le categorie di divisione per età (fiamma bianca, fiamma verde e fiamma rossa), fummo attratti dalla bella iniziativa di Enzo Barretta sostenuto da padre Lucio Danzeca, lo scoutismo, una organizzazione che riprendeva così corpo a Benevento dopo il nucleo scioltosi con l'immediato dopoguerra.
L'11 novembre del 1966, perfetti nelle nostre divise tirate a lucido, facemmo la promessa scout dinanzi a quella chiesetta dei Padri Cappuccini. Carlo ovviamente era tra noi, con la sua generosità, con il suo modo di porsi sempre a servizio di tutti.
Non l'ho mai sentito alzare la voce.
Aveva però un grande "difetto": Carletto non era, politicamente parlando, "conforme" e conseguente al nostro curriculum di giovani cattolici impegnati nel sociale, insomma non era democristiano come me, come noi, ma comunista, poi socialista (è stato anche corrispondente di "Paese Sera"), insomma un giovane di sinistra.
E lì gli appiccichi anche perché era ben difficile sostenere le idee del partito moscovita in quegli anni Sessanta e Settanta a fronte di un partito dei cattolici che aveva come emblema il termine democrazia che altri certamente non avevano ragione di usare (oggi è purtroppo finito sulla bocca di tutti...).
Ma Carlo era lineare, convinto, spontaneo e mai fazioso e pronto a discutere pur rimanendo irremobivile nelle sue idee.
E così l'adolescenza ebbe fine e con i primi amori, per me, per lui un po' prima, finì anche lo scoutismo che comunque rimane nel cuore per tutta la vita.
Carlo indirizzò i suoi studi universitari alla Facoltà di Filosofia, dove si laureò.
Poi è stato ai margini della politica, ma attento alle trasformazioni ed attratto dal Psi ma anche dall'amicizia forte che lo legava ad Umberto Del Basso De Caro di cui è stato fino all'ultimo, o quasi, il suo portavoce con articoli sempre precisi, puntuali, calibrati e mai sovrabbondanti.
Oggi Carlo Luciano non c'è più.
Ha lottato sempre nella vita, pur nella mitezza dei suoi atteggiamenti, ma non ce l'ha fatta contro la malattia.
Di lui conservo un ricordo bellissimo.
Ieri sera quando mi è stata data la notizia, non ho retto all'emozione.
Mi sono reso conto d'un tratto che una parte di me andava via, per sempre. Forse sarà l'età...
Resta però il tenero ricordo di un amico e di una frequentazione che non si è mai interrotta a far data da quel lontano 1962...
Ciao Carletto.
Faccio anche io il giornalista ed ho l'obbligo della sintesi e mi devo fermare qui, ma quando ci rivedremo, ti prometto, ti racconterò il seguito...
Alfredo

Le foto sono di Antonio De Lucia, un altro grande amico di Carlo

                                          
  
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