domenica, settembre 27, 2009

La battaglia dei peones. (Andrea Sarubbi e Fabio Granata)




Se fossi in malafede, in queste ore stapperei bottiglie di champagne: una mia proposta di legge, infatti, sta spaccando come un cocomero i miei avversari politici. Ma siccome ho scelto di fare politica per motivi più nobili, preferirei di gran lunga che il Pdl fosse compatto e che la mia legge sulla cittadinanza passasse all’unanimità e senza l’ombra di una polemica. Invece no, sarà durissima, e ieri – quando Fini ha ribadito di non accettare scomuniche preventive, chiedendo che si aprisse un dibattito reale – ho avuto un assaggio di quello che sarà: i contenuti della legge stanno già passando in secondo piano, a partire dalle cronache di molti giornali, di fronte alla manovra politica. E siccome è questa a spaventare il Pdl, le reazioni non sono quasi mai ragionate, ma spesso scomposte, se non addirittura violente: come quella di Ignazio La Russa, che ha tentato di liquidare il tutto come “un’iniziativa di peones“, letteralmente “pedoni degli scacchi”, in gergo politico ”parlamentari di seconda o terza fila, magari nuovi o poco conosciuti, eletti per schiacciare i bottoni in Aula e stare zitti”. Ho deciso di rispondere con l’ironia, scrivendo in un comunicato stampa che dal ministro della Difesa non mi aspettavo un nonnismo da caserma, ed ho chiesto a La Russa se siano da considerarsi peones pure Fini e Franceschini (ma avrei potuto aggiungere Casini e Di Pietro, e mi dispiace non averlo fatto), visto che sulla proposta di legge sono d’accordo anche loro. Ironica pure Alessandra Mussolini, anche lei tra i firmatari (”Non siamo peones, ma leones“), ma siccome anche i peones nel loro piccolo s’incazzano, il buon Fabio Granata (letteralmente massacrato dal fuoco amico, per aver osato promuovere una proposta di legge con un deputato dell’opposizione) c’è andato giù pesante, rispondendo che – in quanto peón vicepresidente della Commissione antimafia – avrebbe dovuto essere almeno consultato sul capitolo dello scudo fiscale relativo al riciclaggio di denaro, che lo preoccupa molto. Volano stracci, insomma, e se fossi ancora un giornalista mi divertirei parecchio. Invece, essendo il primo firmatario della proposta di legge, vivo il tutto con una certa apprensione, tendendo l’orecchio ai segnali che arrivano. Quelli che giungono dal Senato, come prevedibile, sono pessimi: il duo Gasparri-Quagliarello, infatti, mescola l’astio verso Fini con la paura di far arrabbiare la Lega. Dalla conferenza nazionale sull’immigrazione, conclusa stamattina alla Cattolica di Milano, ne arrivano invece di buoni: ieri si sono espressi pubblicamente a favore di questa pdl (e per giunta davanti al ministro Maroni) il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, il presidente delle Acli, Andrea Olivero, ed il prefetto Mario Morcone, che ad un certo punto si è spogliato delle vesti istituzionali (è capogabinetto immigrazione del ministero dell’Interno) ed ha invitato il Parlamento a votare questa legge subito, prima delle Regionali. Per essere un’iniziativa di peones, non c’è male.
Andrea Sarubbi

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