lunedì, febbraio 16, 2009

 

Social Card: Una riflessione sull’efficacia e sulla natura della “concessione” del Governo per i meno abbienti




(da Aesse 1 2009)

“Al fine di soccorrere le fasce deboli di popolazione in stato di particolare bisogno, è concessa ai residenti di cittadinanza italiana che versano in condizione di maggior disagio economico una carta acquisti finalizzata all’acquisto di beni e servizi”. Così recita la norma istitutiva della “carta acquisti”, meglio nota come social card: concessione, dunque, e non diritto riconosciuto.
Poiché ogni parola ha un significato, va rammentato che la concessione era propria dei tempi in cui il sovrano, unica fonte di diritto, comandava sui sudditi; con l’avvento della democrazia si pensava che non vi sarebbero stati più sudditi, quindi niente più concessioni, ma solo cittadini, ai quali si riconoscono diritti.
La “carta” viene, invece, concessa. A beneficiarne sono i cittadini italiani di età superiore a 65 anni e le famiglie di bambini di età inferiore a 3 anni, in base a precisi requisiti. È dotata di 480 euro all’anno, accreditati in misura di 80 euro ogni due mesi: se la richiesta è stata effettuata entro il 31 dicembre 2008, il primo accredito è stato di 120 euro, comprensivo delle mensilità dell’ultimo trimestre 2008. Le Acli hanno chiesto al governo di prorogare il termine di richiesta al 28 febbraio 2009, per rimediare ai ritardi nell’emanazione dei provvedimenti attuativi, che hanno consentito l’avvio delle operazioni solo da dicembre. A oggi non si ha conferma ufficiale della proroga, anche se la notizia è data per certa da alcuni autorevoli organi di stampa.
Le somme accreditate possono essere spese presso esercizi commerciali convenzionati, per lo più corrispondenti alle grandi “catene” di distribuzione: dunque, niente spesa nella panetteria sotto casa, ma solo nei supermarket abilitati. Impossibile non domandarsi dove andranno gli anziani che vivono in località prive di grandi market, per loro non sarà neanche possibile farsi fare la spesa da un figlio, perché all’atto del pagamento la firma sullo scontrino deve corrispondere al titolare della “carta”.
Il governo ha stimato che il provvedimento possa interessare un milione di anziani e circa 300.000 famiglie con bimbi piccoli. A fine dicembre erano state presentate circa 520.000 domande: 130.000 sono state respinte, 360.000 accolte e le rimanenti in attesa di definizione. Appare prematuro esprimere valutazioni in proposito, sembra però opportuno domandarsi se si tratta di un provvedimento che va incontro alle esigenze di persone normalmente denominate povere.
Se si confrontano le stime del governo sul numero di persone potenzialmente interessate alla social card, con i “numeri” sulla povertà pubblicati dall’Istat solo nello scorso mese di novembre, parrebbe che si sarebbe potuto fare di più: secondo l’Istat vi sono, infatti, in Italia oltre 7 milioni e mezzo di poveri, distribuiti in oltre 2.500.000 famiglie, per lo più residenti al Sud.
Sorgono inoltre altre domande sui costi dell’operazione e sull’uso politico che potrebbe esserne fatto.
Il sistema bancomat, per esempio, genera dei costi per i servizi interbancari che si sarebbero evitati se la cifra “concessa” fosse stata accreditata direttamente sulle pensioni, o erogata come aggiunta agli assegni familiari per i bimbi; anzi, considerati i risparmi, si sarebbe potuto anche erogare una cifra di importo più elevato.
La legge non stabilisce inoltre la durata della “carta”, né definisce la cifra una volta per tutte. Anzi, “nel caso in cui risultino risorse disponibili”, l’importo potrà essere rimodulato, magari anche solo per un periodo limitato e, magari, nel corso di una campagna elettorale, visto che la social card è solo per gli italiani.
La dotazione del Fondo a regime è di circa 450 milioni di euro l’anno, e per alimentarlo è previsto che possano essere effettuate donazioni da parte di società ed enti, che in cambio riceveranno incentivi fiscali e pubbliche benemerenze da reclamizzare in occasione di campagne pubblicitarie. Ma il Signore non aveva detto: “Non sappia la mano sinistra ciò che fa la destra”?
Giuseppe Argentino

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