mercoledì, dicembre 31, 2008

Iervolino: "la nave affonda ma non lascio" .

Ci sono poche cose certe a Napoli: la monnezza, le tasse, il capitone a Natale e l'onestà di Rosa Russo lervolino. Eppure, la sua Giunta di centrosinistra è stata investita da un ciclone giudiziario, l'inchiesta "Magnanapoli", che ha fatto sprofondare l'immagine della città fino a travolgere il Pd.
Nell'occhio del ciclone, lo studio del sindaco a Palazzo San Giacomo, regna la calma. O almeno così sembra.
- Sindaco, non era meglio dimettersi?
-Non ci ho pensato nemmeno per un istante. Non sono abituata a scappare . A Napoli siamo un popolo di naviganti, quando la nave affonda il comandante scende per ultimo o affonda con la nave, non scappa per paura.
- Com'è potuto accadere, se le ipotesi di reato verranno confermate, che le ruberie su cui indagano i magistrati siano avvenute senza che il sindaco e gli altri membri della Giunta non si siano accorti di nulla?
-Alt. Qui non c'è stata nessuna ruberia. Se si legge il "casermone", l'ordinanza di 700 pagine dei magistrati, vedrà che gli indagati non hanno rubato una lira, hanno fatto progetti di ruberie su 'gare d'appalto mai fatte. Se le gare non sono state fatte, significa che qualcuno se ne era accorto e le ha fermate. Questo è il grande equivoco. Non è meno grave, perché se progetto un'azione delittuosa e organizzo tutto, dal punto di vista etico è come se l'avessi compiuta, però se qualcuno protegge la vittima, la fa scappare, beh, c'è un po' di differenza.
- Ha mai vissuto momenti più difficili nella sua carriera politica?
-Sì, il sequestro Moro. Ero nella direzione della Dc. E anche quando come ministro ho avuto la responsabilità della missione in Kosovo, dopo l'invasione dell'Albania. Questo è il terzo momento più difficile, forse più paragonabile ai giorni di Moro. Con il Kosovo era un momento di grande unione. Col sequestro Moro si aveva la stessa sensazione che sto vivendo oggi a Napoli, quella di navigare nelle nebbie. Parlo dal punto di vista politico. Da quello personale, mi creda, se non avessi la più ferma convinzione di avere la coscienza a posto non andrei avanti. E con me la stragrande maggioranza della Giunta e il Consiglio comunale. Certo, quando mi trovo di fronte a intercettazioni telefoniche che, senza fare nomi, prendono una persona che è stata parlamentare per varie legislature, membro del Governo, membro della Commissione parlamentare antimafia, cattolico focolarino di prima grandezza e me lo trovo come una delle persone che studia come raggirare il sindaco, definita "scema" perché è tanto ingenua da non pensare nemmeno al fatto che la si possa imbrogliare, beh un po' di nebbia viene…
- SI sente tradita da questa Giunta?
-Dalla Giunta no, ci sono persone ottime. E pure gli inquisiti non sono sullo stesso piano. Anche se non faccio nomi, per rispetto dell'autorità giudiziaria
- C'è qualcuno da cui si sente tradita?
- Viene il dubbio. Io sono sempre stata una persona non ceno ingenua (sono napoletana, avvocato e nata sul porto), che, però, è sempre partita dalla presunzione di lealtà. Per la prima volta, ho dentro di me un po' di paura, immaginando che possano esserci anche persone sleali. Tenga conto che io vengo da una lunga esperienza politica. Ho anno avversari duri, ma leali, sempre. Per questo è stata una bruttissima botta.
- Veltroni l'ha incoraggiata ad andare avanti?
-Sì. la decisione di proseguire con nuovi assessori, come quello al Bilancio Francesco Boccia, è mia, ma il giorno che è successa la cosa sono andata a Roma, ho incontrato Veltroni e gli esponenti degli altri partiti. E gli ho detto che intendevo andare avanti.
- Non teme di aver deluso i suoi elettori? Oltretutto, per un cattolico la questione morale dovrebbe valere due volte: una come cittadino e una in quanto cristiano
-Se è per questo, per me vale tre volte; come cattolica (sono figlia della generazione del Concilio), come cittadina e perché con Rosi Bindi, Maria Eletta Martini e Sergio Mattarella ho redatto, all'epoca di Martinazzoli, il Codice deontologico della Dc, e come presidente del Consiglio nazionale ho firmato io l'espulsione dei potenti del partito, da quelli veneti a quelli bresciani a quelli napoletani. E se mi ritrovo qui, in questo ufficio, è perché quando ero parlamentare di Napoli, nel '94, ai tempi in cui era stata espulsa e delegittimata tutta la classe politica della città, Mino Martinazzoli mi mandò qui proprio perché occorreva una con le mani candide e radici napoletane.
- Ha conosciuto l'imprenditore Alfredo Romeo?
-L'ho visto in sala Giunta quando abbiamo fissato l'accordo per la manutenzione delle case nel 2002 e dopo, stia tranquillo, da me è stato completamente alla larga, mai visto, né conosciuto. Veda se c'è una sola intercettazione della lervolino con Romeo.
- L'ex ministro Scotti, suo predecessore, ha detto in un'intervista che la nuova Giunta dopo il rimpasto si chiamerà "Giunta degli onesti". Viene subito in mente il film La banda degli onesti, di Totò e Peppino. Un nome un po' autolesionista, quasi grottesco...
-È venuto in mente anche a me. In realtà, la storia della "Giunta degli onesti” è solo nel titolo dell'intervista. Scotti non ne parla. Anche perché la "Giunta degli onesti" lascerebbe presupporre che ci sia stata quella dei disonesti
- Non trova che la classe dirigente napoletana e la società civile siano un po' distanti dai problemi della città?
-Non mi farò amici, però la risposta è che ha ragione. Abbiamo un'ottima Caritas, un'ottima Acli, un'ottima Arci, abbiamo una serie di organizzazioni di società civile che si sporcano le mani e mandano avanti la città. E poi abbiamo una serie di organizzazioni di società civile che analizzano le cose che non vanno e non fanno assolutamente nulla
- Lei è al secondo mandato e non è più rieleggibile. Ha pensato al dopo?
-Mi vengono in mente 580 mila cose. Vengo dal diritto sindacale e del lavoro. Mi piacerebbe ritornare a occuparmi di vertenze sindacali. Dopo l'esperienza a contatto di tanti profughi in Kosovo, mi piacerebbe anche lavorare nelle organizzazioni internazionali, nell' Acnur, per esempio. Però ho un grave handicap: conosco bene solo l'italiano e il dialetto napoletano.
- Può sintetizzare i mali di Napoli da affrontare, in una battuta?
-I mali di Napoli sono principalmente tre: la disoccupazione, la povertà, che è figlia della disoccupazione, e la droga che si porta dietro la malavita
- A Napoli si dice che l'unica autorità riconosciuta sia l'arcivescovo Sepe ...
-È un punto di riferimento. Però, da cattolica e marciando sulla linea della Gaudium et spes, chiedo scusa, ma sono per la laicità dello Stato
- Ha mai avuto l'Impressione di aver avuto a che fare con dei capibastone nel suo partito, come ha detto l'ex segretaria del Pd Emma Giammanei?
-Certo che ne ho visti. ma il problema è vedere chi poi tra me e loro ha preso le bastonate. Sono una persona mite, ma il mio programma politico viene dal Magnificat: rovescia gli arroganti e i potenti ed esalta gli umili .....


Scritto da Francesco Anfossi da Famiglia Cristiana,


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