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giovedì, settembre 01, 2011

Retromarcia sulla stretta che vanificava gli anni di università e militare. Si valuta pubblicazione dichiarazioni dei redditi

Manovra, salta la norma sulle pensioni
spunta il carcere per gli evasori



ROMA - Indietro tutta. Convinto dall’ondata di proteste delle categorie interessate e dal no della Lega Nord, il governo ha deciso di abbandonare completamente l’indigesta norma che andava a toccare i contributi figurativi per il servizio militare e quelli da riscatto relativi al periodo universitario.

Salta così una delle correzioni alla manovra integrativa concordate nel vertice di Arcore di lunedì. Si dovrebbe rafforzare invece la stretta contro l’evasione fiscale che - secondo fonti di maggioranza - arriverebbe a comprendere più dure sanzioni penali per i contribuenti infedeli, incluso il carcere, sul modello della legislazione in vigore fino ad alcuni anni fa.

La decisione di fare marcia indietro sulle pensioni è stata presa in un incontro mattutino al ministero dell’Economia, a cui hanno preso parte il titolare del Lavoro Maurizio Sacconi e il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli. E così con tutta probabilità l’intero capitolo previdenza esce dal menu delle possibili novità immediate, a meno che - eventualità assai improbabile - lo stesso Carroccio non si decida a dare il via libera ad una nuova accelerazione sulla pensione di vecchiaia delle lavoratrici private, che nei giorni scorsi aveva sempre bloccato. Per assicurare un qualche effetto finanziario nell’arco temporale della manovra il percorso verso la parificazione con gli uomini dovrebbe partire dal 2012, con il passaggio da 60 a 61 anni.

Più probabile che l’esecutivo segua un’altra strada: riaprire il discorso sulle pensioni in autunno, in un contesto diverso e magari più tranquillo rispetto a quello di una manovra di emergenza. In tal caso l’analisi potrebbe avere un respiro più ampio, andando a toccare anche il tema dell’anzianità ed eventualmente ipotizzando una revisione complessiva del sistema, ad esempio con l’adozione generalizzata del sistema di calcolo contributivo.

Lo strumento tecnico che si sta valutando a questo scopo è l’allargamento del disegno di legge delega in materia fiscale, che già contiene una parte dedicata all’assistenza. Su questo provvedimento, inizialmente pensato per abbassare la pressione tributaria, il governo fa affidamento per ricavare una parte consistente delle risorse necessarie al pareggio di bilancio. Una volta superata la fase di emergenza, anche la previdenza entrerebbe tra le voci a cui attingere.

Quanto al decreto, la nuova versione del testo arriverà oggi con gli emendamenti a firma del relatore, la cui presentazione inizialmente prevista per ieri pomeriggio è stata rinviata, proprio per tenere conto dei cambiamenti di rotta in materia di previdenza. Sarà incisivo il capitolo relativo alla lotta all’evasione fiscale, voce alla quale, secondo fonti di maggioranza, si fa affidamento anche per trovare le risorse venute a mancare dopo la marcia indietro su contributi figurativi e da riscatto. Due le principali linee di intervento: la stretta sulle società di comodo e la partecipazione dei Comuni al recupero delle somme sottratte al fisco. In questo ambito, i sindaci potrebbero essere obbligati a pubblicare le dichiarazioni dei redditi de propri contribuenti.

Nella giornata di ieri, in assenza del ministro Tremonti, sono fiorite le ipotesi più disparate sulle possibili fonti di copertura, dal parziale ripristino del contributo di solidarietà, ad un nuovo inasprimento per gli enti locali. Fino ai soliti condoni, nella versione fiscale e in quella edilizia: emendamenti in questo senso sono stati presentati da deputati della maggioranza. Ma anche l’esecutivo avrebbe allo studio forme più soft di concordato.

mercoledì, agosto 31, 2011

Pensioni: saltano i riscatti, torna l'Iva al 21%?


La Lega si impone. La Padania è uscita in prima pagina col titolo: "Manovra in discussione". La svolta da un incontro Calderoli-Sacconi. Assente Tremonti.

Giulia Nitti
Tutto da rifare, ancora una volta. È saltata, a poche ore dal voto in Senato, la tanto contestata norma sulle pensioni.
L'ha spuntata la Lega Nord, che fin dal numero della Padania in edicola questa mattina aveva mostrato tutte le sue perplessità.
E i risultati del sondaggio on line tra i lettori del nostro quotidiano confermano una contrarietà assoluta e pressocché totale.
Quando tutto sembrava chiuso con le 7 ore del vertice di Arcore, le proteste dei cittadini sulle norme sulle pensioni hanno persuaso al maggioranza a rimettere mano, per l'ennesima volta, alla manovra finanziaria per il pareggio di bilancio.Tra le tante ipotesi di queste ore torna a farsi strada quella dell'Iva al 21%, sulla quale però c'è da scontare l'opposizione dei consumatori e del ministro Tremonti.

La protesta spinge il governo alla marcia indietro

Ieri dal Pdl ci si affrettava a dichiarare che avrebbero modificato la misura, "perché iniqua e incostituzionale".
La protesta di chi ha pagato salato il riscatto degli anni di studi e di servizio militare ha investito anche la Lega Nord. Ieri persino il giornale di partito, la Padania è stata inondata di mail e messaggi di militanti infuriati, come riferisce lo stesso giornale. Piccati soprattutto, perché la norma sulle pensioni colpisce anche chi ha fatto il servizio militare di leva, "regalando" un anno allo Stato.
Il risultato immediato è stata un'insurrezione dei senatori del Carroccio, che ieri hanno minacciato di non votare la manovra se non si fosse intervenuti subito sulla norma che riguarda la previdenza.

La Padania accusa

Così l'accordo di Arcore è finito sotto attacco da parte del giornale leghista, che in un articolo in uscita oggi spiega che "la manovra partorita dal vertice di Arcore avrà bisogno di un'ulteriore riflessione".
"Il ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli incontrerà il ministro Maurizio Sacconi, con i tecnici del ministero dell'Economia e del ministero del Lavoro, per approfondirne l'impatto sociale e finanziario" delle pensioni.

Il Pd: "Ormai è una farsa"

L'opposizione - ovviamente - parla di caos (come, peraltro, fanno in queste ore i normali cittadini, "bombardati" dalle proposte più diverse.
"Quello che sta avvenendo sulla manovra sfiora la farsa ma rimane comunque scandaloso - dice la capogruppo al Senato del Pd, Anna Finocchiaro - c'è da gioire per la cancellazione di una norma ingiusta e incostituzionale come quella sulle pensioni, ma ora ci troviamo di fronte a una manovra che non esiste".
E ancora: "Come faranno ora, di buco in buco, a far quadrare i conti?".
Anche il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, infierisce: "La retromarcia sulle pensioni è l'ennesima conferma che siamo nelle mani di un presidente del Consiglio e di una leadership leghista completamente allo sbando. L'esecutivo punta soltanto a sopravvivere e scarica sugli italiani il costo della sua incapacità di fare".
Per il capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera, Massimo Donadi, "Sulle pensioni il governo è passato dalla truffa alle comiche".

I dubbi del Colle

Che la norma vada modificata, d'altronde, è una considerazione che nelle ore passate hanno fatto anche i tecnici del Quirinale. Dall'ufficio legislativo del Coille hanno fatto trapelare che la norma sul riscatto potrebbe violare l'articolo 3 della Costituzione.

Il problema dei saldi

Ma quella sulle pensioni non sarà il solo punto da rivedere. Nonostante Tremonti, a quanto pare , avesse assicurato a Baerlusconi che i provvedimenti elaborati durante il vertice fossero in grado di manrtere il saldo della manovra, ieri la Ragioneria dello Stato si è detta dubbiosa su questo punto. Le misure di lotta all'evasione non sarebbero in grado di garantire il gettito mancante dall'eliminazione del contributo di solidarietà per i lavoratori privati. All'appello mancherebbero 5 o addirittura 6 miliardi, a seconda delle versioni.

Rispunta l'Iva

Partita riaperta, insomma. Con l'ipotesi dell'Iva che torna a fare capolino. Tremonti non la vorrebbe, preferirebbe utilizzare la misura in futuro nella legge delega sulla riforma fiscale, ma ormai Berlusconi è stanco, e dopo essersi reso conto dell'autogol sulle pensioni è sempre più convinto a tirare dritto senza ulteriori mediazioni.

Il tempo stringe

Il tempo a disposizione è pochissimo, ormai. C'è tempo solo fino a stasera per presentare gli ultimi emendamenti. Qualcos'altro potrà essere fatto entro domani, quando il consiglio dei ministri si riunirà e potrebbe partorire un ultimo maxiemendamento sul quale, a questo punto, verrà posta la fiducia. E allora i giochi saranno davvero chiusi.

sabato, marzo 15, 2008

Nuove regole per il riscatto degli anni di laurea

La legge 247/2007 di attuazione del protocollo sul welfare, ha introdotto nuove norme relative al riscatto dei corsi universitari di studio. Le nuove disposizioni si applicano esclusivamente alle domande presentate a decorrere dal 1° gennaio 2008.
Di conseguenza, chi ha già presentato domanda prima di tale data e intenda avvalersi delle nuove condizioni, può rinunciare a tale domanda e presentarne un’altra, oppure chiedere che venga considerata come presentata alla data del 1° gennaio 2008. In tal caso, il calcolo del riscatto terrà conto della nuova data di presentazione.
Analogamente, chi sta già pagando ratealmente per un precedente riscatto, può interrompere i pagamenti, chiedere l’accredito dei contributi maturati per effetto delle rate pagate, e presentare una nuova domanda di riscatto per i rimanenti periodi.
Lo ha precisato l'INPS con la circolare n. 29 dell’11 marzo 2008.