A partire dall'esperienza associativa vissuta nelle ACLI e da quella amministrativa a Napoli e Castellammare di Stabia utilizzo questo spazio per affrontare i temi del dialogo tra le generazioni, del lavoro, della formazione, del welfare, della partecipazione e della loro necessaria innovazione.
venerdì, novembre 16, 2012
Bartolo Ciccardini: Rapporto segreto all’Imperatore della Galassia
Ho tirato fuori dall’armadio lo smoking che non uso più per una sopravvenuta antipatia alle cerimonie e mi rendo conto che all’occhiello ci sono accuratamente conservati i papaveri rossi del “Remembrance day” di non so quale anno. L’ultima volta che sono andato al Charity Gala di Ciao Italia di Manchester era proprio l’11 novembre.
Il fido Pino ed io passiamo sull’Europa coperta di nuvole, salutiamo le bianche scogliere di Dover in una piccola fessura di cielo quasi sereno, e poi ci immergiamo nella coltre brumosa con cui la corrente del Golfo ricopre con caldo ed umido affetto le isole britanniche. Atterriamo in un pianeta diverso, amabile ed accogliente, nella sua nebbia silenziosa.
Ci accolgono all’aeroporto Danilo e Michele. Danilo è un vecchio ristoratore, giunto qui negli anni ’60, un giovane perugino che aveva studiato il servizio di cucina e di sala a Chianciano. È arrivato ad avere tre ristoranti ed ora, in uno, suo figlio continua il suo lavoro. Lui si gode la sua pensione, fra internet e campo di golf, fornito di una potente batteria di ben otto by-pass. Michele è più giovane ed è il Segretario della Sezione UK. Partiamo per la periferia nord di Manchester, dove è insediata una larga fascia di case importanti, dove risiede il ceto fortunato che ha costruito la nuova Manchester commerciale che negli ultimi anni ha sostituito e rinnovato la Manchester industriale del secolo scorso, ormai scomparsa.
Ci dirigiamo in un piccolo albergo di periferia, vicino allo storico Mere Golf Club, dove si terrà il Charity Gala.
Ma intanto dobbiamo mangiare e Danilo ci dice: “Giacchè ci siamo, andiamo da Carlo”.
Al centro di Manchester si arriva soltanto a piedi. E così come il vecchio centro industriale era costruito attorno alla Cattedrale, al neo-gotico palazzo della Town Hall ed al maestoso, ed altrettanto neo-gotico, Midland Hotel, il nuovo centro della Manchester commerciale è costruito attorno ad un gruppo di edifici collegati fra di loro da corridoi aerei che attraversano vie pedonali che vanno da un centro commerciale all’altro. Manchester era già famosa perché aveva costruito in periferia un monumentale centro commerciale che avevo già visitato almeno due volte, alla fine del secolo scorso, che imitava all’esterno la Basilica di San Pietro con le sue cupole e con il suo colonnato berniniano, ed all’interno la coperta di lusso di una nave da crociera. Allora era una delle sette meraviglie del mondo commerciale globalizzato. Ma ora il nuovo centro cittadino di Manchester è molto di più: è un alveare commerciale costruito al posto degli spazi dirigenziali di quella che era stata la prima città industriale del mondo.
Ho visto qualcosa di simile, un centro di città convertito in un solo edificio, con collegamenti, ponti, sottopassaggi e cortili che diventano piazze (o piazze che diventano cortili) in un solo posto al mondo: ad Edmonton, nella grande ansa polare del Saskatchewan, dove un inverno di otto mesi da 16 metri di neve ha costretto gli abitanti a costruire una città alveare.
Per la nostra deformazione culturale andiamo a vedere il mercato dei food, dove si trova tutto e da tutto il mondo. E ci fermiamo instupiditi dalla ricchezza del mercato del pesce e dal suo relativo basso prezzo che ci ricorda quanto è vicino l’Atlantico.
Ma ormai dobbiamo correre a piedi da Carlo. Carlo ci aspetta sulla porta, da buon siciliano ci abbraccia e ci bacia. È un vecchio socio di Ciao Italia, ci ricorda con affetto, si considera un fratello di Danilo, ma non ha più né il tempo né la disposizione d’animo per occuparsi dell’associazione. Ormai appartiene ad un altro mondo.
È sempre l’italiano di Ragusa, che è arrivato qui povero e che non si è insuperbito per aver costruito un impero. Ma ormai i suoi problemi sono altri. Non ha più il problema di essere rispettato e riconosciuto, come protagonista di una grande cucina. Ha invece il problema di come dirigere ed accrescere, alimentare e mettere in rete, questo suo impero.
Ha dato al suo Ristorante il nome di San Carlo (www.sancarlo.co.uk). Gli domandiamo perché. Risponde: “Perché io mi chiamo Carlo e ho cercato l’aiuto del mio Santo”. Ve lo immaginate negli anni ’60, un ragazzo di Ragusa che per caso è capitato a Manchester, ancora industriale, per fare il barbiere e che decide, avendo attitudini organizzative, di creare con un suo cliente, esperto di cucina, un ristorante dall’incerto destino e che decide di chiamarlo San Carlo? Non vi ricorda quei pescatori che affrontano il mare tempestoso per andare di notte a pescare lontano dalla riva e chiamano la barca con il nome della loro santa protettrice?
Il San Carlo non è un vero e proprio ristorante, oppure possiamo dire che è un ristorante di tipo nuovo. Ha tre sale con 150 tavolini. Ha grandi vetrine e grandi luci. È festoso con mostre di vini, di frutta e di pesce. È animatissimo di voci e di saluti. Ordinatissimo per un servizio veloce, raffinato ed amabile. Carlo si muove fra la reception ed i vari punti strategici, intervenendo, sollecitando e salutando con ospitalità siciliana i suoi amici clienti, con il manager alla sua destra che destina ai tavoli, controllando a vista l’andirivieni del servizio.
Il San Carlo è il prototipo di una sua catena con 18 ristoranti in Inghilterra. Ora Carlo sta trattando con una compagnia indiana per farne 15 in India. Ma non si ferma qui. È proprietario anche della catena “SanCarlo Cicchetti” (www.sancarlocicchetti.co.uk) che propone un locale che è anche caffè e bar. È una formula nuova che è difficile definire: non è solo un bar con dei cibi e non è più un ristorante che sia anche caffè. È un servizio a giornata piena con diverse destinazioni.
Ed inoltre c’è una terza proiezione. “Carlo Signor Sassi” (www.signorsassi.co.uk) che è ancora un altro tipo di ristorante di gran lusso, trapiantato a Londra, Kuwait City, Beirut e Bangkok.
Ci accompagna ad un tavolo particolare Giulio, che è il manager generale di questo Ristorante, ponte di comando di un’intera flotta. Giulio viene spedito qua e là per il mondo a verificare il rodaggio dei nuovi ristoranti e del franchising. Giulio è un vecchio socio di Ciao Italia e ci accoglie con entusiasmo. Ci confida che è in partenza perché gli è tornata la nostalgia di avere un suo ristorante, come aveva avuto nel passato prima di andare a fare il general-manager con Carlo. Parte per una nuova avventura con un suo “La Terrazza” a Maiorca. Spera che sia il primo di una nuova collana. Forse nelle attuali condizioni di bolla immobiliare spagnola ha trovato un’ottima occasione. Ma per ripartire in Spagna in questo momento ci vuole un coraggio da corsari che non manca certo a chi ha fatto il ristoratore in questi anni.
Ci sediamo pensierosi. È con me e con Pino, che assieme a me ha fatto l’Associazione, anche Giovanni Cocco, il direttore generale dell’Isnart, la società dell’Unioncamere che si occupa del riconoscimento di qualità dei ristoranti italiani e che sta lavorando attorno ad un progetto di rete per il prodotto alimentare italiano. Ci rendiamo conto che il patriottismo gastronomico di Ciao Italia con cui abbiamo creato l’orgoglio del ristorante fedele alla qualità italiana, deve essere rinnovato. Abbiamo toccato il traguardo e siamo i primi, ma ora il problema è un altro: è quello di mantenere la qualità nella quantità e di conservare il primo posto globale che abbiamo contribuito a creare. Ora è il tempo di una rete globale moderna del cibo italiano.
Ciao Italia da sola non potrà farcela, ha bisogno di nuove alleanze, di una nuova classe dirigente, di una nuova generazione. E forse, di una nuova politica. Non vediamo in giro statisti come Marcora, che seppe dare fiducia a Ciao Italia.
Dov’è l’Italia? Cosa fanno i produttori italiani, le organizzazioni italiane, il Governo italiano per salvaguardare questa ricchezza? Cosa fanno per creare una rete che abbia un collegamento diretto con la qualità della produzione? Cosa fanno per collegare i prodotti alla ristorazione e la ristorazione alla clientela, garantendo l’origine italiana? O tutto questo si disperderà e diventerà proprietà delle grandi multinazionali che imporranno la loro versione dell’italian style ed il loro profitto come regola principale?
Ci sentiamo superati dalla realtà. Il mondo va avanti senza di noi, tuttavia siamo ancora i soli ad accorgerci di qual è la direzione giusta e dobbiamo gridarlo ad alta voce. Questi sono gli uomini che devono fare la rete che l’Italia non ha. È il momento che qualcuno dica a questi nuovi corsari che l’Italia ha bisogno di loro e che è giunta l’ora che vicino al vessillo pirata innalzino la bandiera italiana.
Chi avrà l’autorità per dirglielo e per convincerli? È questo il problema italiano che bisogna risolvere nel 2013.
Carlo ha vestito i camerieri con una camicia bianca, familiare e casual, ma molto accurata, resa più fantasiosa da coloratissime bretelle rosse. In questo turno ci sono a lavorare 18 giovani italiani. È interessante parlare con loro. Una ragazza di Palermo ci dice che si trova bene in questo lavoro, che considera questo un passo definitivo: non ritornerà mai più a Palermo. E ce ne dà una ragione dolorosa e forte. Un’altra ragazza viene da Ragusa, dallo stesso paese di Carlo. Ci dice che c’è una linea aerea diretta che va da Ragusa al San Carlo dove molti giovani che scappano da Ragusa si stanno indirizzando. Le diciamo che è molto brava, ma non se ne inorgoglisce: “Voglio fare bene perché credo nella meritocrazia. Sono venuta qui con le mie forze e ci riuscirò”. Un altro giovane ci spiega che ha finito la scuola, ha studiato in Istituto Alberghiero ed è venuto qui per perfezionare la lingua ed imparare il lavoro. A suo tempo aprirà un ristorante.
Ci accorgiamo di un fatto impressionante. È ricominciata la fuga degli anni ’70. Una nuova generazione scappa dall’Italia ed affronta il mondo e questi saranno gli italiani del futuro. Che i “bamboccioni” restino a consumare le pensioni dei loro nonni. Gli italiani prendono il mare come sanno fare da sempre. Non so se è una notizia buona o una notizia cattiva, ma è così. Un giovane abruzzese ce lo conferma. Gli diciamo: “Ti trovi bene? Ti piace questa vita?”. Risponde: “Sì!”. “Ti sei ambientato?”. Risponde: “Sì”. “Da quanto tempo stai al San Carlo?”. Risponde: “Da cinque giorni”. Domandiamo stupiti: “Ma da quanto tempo sei arrivato?”. “Da sei giorni”. Ci sembra un giovane molto deciso. Giovani italiani crescono!
Da Carlo abbiamo mangiato sorprendentemente bene, considerando che ha preparato 1800 coperti.
Ormai è sera, ma prosegue il nostro “calvario” gastronomico: cerco di evitare il cibo anche perché temo che non mi entri più lo smoking, ma è difficile resistere all’allegra cucina di Andrea, il Presidente di Ciao Italia UK nel suo nuovo Danieli’s (www.danielisrestaurant.co.uk/italian-restaurant-manchester/). Il suo ristorante è molto moderno e potrebbe anche essere considerato un allestimento minimalista, se non fosse rallegrato da alcune invenzioni strane e brillanti: al centro c’è una 500 rossa degli anni ’60 , completa fino alle ruote, trasformata in frigorifero per i vini, che dà una notazione pop all’ambiente che altrimenti sarebbe troppo geometrico. L’illuminazione è soft, con punti molto luminosi in una tenebra movimentata dai raggi laser. La cucina è orgogliosamente in vista. E l’atmosfera molto giovanile. Là conosciamo un gruppo familiare calabrese, che fa una musica country molto vivace e molto italiana.
Il giorno dopo Maurizio, il tesoriere di Ciao Italia, ci spiega con l’attenzione dell’esperienza, la situazione inglese: la posizione degli italiani, la nuova vita di Manchester. Notiamo il senso di responsabilità con cui viene affrontata una situazione non certamente facile. Ma questo è un paese dove non c’è bisogno di antipolitica, dove le riforme si fanno senza urlare, dove i conservatori non sono necessariamente fascisti e dove i progressisti non sono necessariamente autolesionisti. E dove perfino gli italiani hanno un grande senso della responsabilità. Che la colpa dei nostri guai sia nel nostro clima?
Con Giovanni Cocco dell’Isnart parliamo a lungo sul progetto dell’Unioncamere. Da dove incominciare perché i gruppi dirigenti italiani si rendano conto del pericolo che corre questo immenso tesoro che gli italiani all’estero hanno creato? Quale miracolo deve avvenire nel 2013 perché un governo sia capace di fare una politica che valorizzi, utilizzi, certifichi, riconosca e difenda questo patrimonio e sappia creare la “rete” italiana fatta di solidarietà, di competenza, di onestà e di qualità?
Ma non possiamo mancare all’invito del Segretario di Ciao Italia, Michele, nel suo Ristorante “Ciao” (www.ciaoristorante.net). Dal di fuori sembra una casetta italiana in una piazzetta, recintata da un muretto bianco con una porta e due finestre, come di solito la disegnano i bambini. E la scritta “Ciao” conferma questo sogno cinematografico. Entriamo e ci troviamo trasportati in una trattoria italiana vera. È anche bella, ben fatta, ben organizzata, ma è soprattutto vera. È un piccolo lembo dell’Italia che ricordiamo e riconosciamo ed in cui ci sentiamo a casa nostra. Siamo in una comitiva di italiani, parenti fra di loro e sparsi per il mondo. Alcuni vengono dalla Germania, altri dal Libano, altri risiedono là in Inghilterra. Ma si ritrovano italiani. Si raccontano storie, si apprezza un cibo casalingo, ma non casareccio, si segue la partita della Juventus che vince 6 a 1, con un grande affollarsi vicino al televisore per rivedere i goal. E alla fine qualcuno si mette a ballare. Conduce con grande grazia le cose la Signora Jennifer, la moglie di Michele, con le sue due belle figlie, Bianca e Mary. Siamo precipitati in una bella serata italiana.
È ormai domenica mattina. Andiamo ad una Messa speciale: i fedeli si inginocchiano tutti assieme, si alzano tutti assieme, dicono le preghiere in coro, cantano canzoni sommesse mantenendo ordinatamente il coro, e portano tutti il papavero rosso del “Remebrance Day” ed alcuni anche le medaglie dei propri cari, caduti in guerra. A cerimonia finita nella piazza antistante la chiesa c’è una colonnina con sopra la croce celtica di San Patrizio. San Patrizio, avendo convertito al cristianesimo i sacerdoti della religione celtica, che adoravano il sole, disegnò una croce con un cerchio che rappresentava Cristo, luce del mondo, e recuperava così la tradizione solare dei celti. Quella colonna con la croce celtica è un monumento ai caduti della contrada chiamata San Vincent. Incomincia una cerimonia lunga, silenziosa ed assorta. Un anziano signore legge una poesia, si intonano dei canti religiosi, parla il parroco e dice una preghiera, parla il pastore e ne dice un’altra, parla il rabbino e recita un salmo. Gli scout tengono alte le bandiere che si abbassano quando una tromba solitaria suona il silenzio. Un lungo momento di attesa, poi la tromba suona ancora ed inizia lento e maestoso il canto dell’inno nazionale.
La gente è commossa. Sento parlare dei morti della prima guerra, dei morti della seconda, della difesa accanita del suolo patrio, degli ultimi caduti in Afghanistan. Sento battere il cuore di una nazione. Mi domando cosa c’è in comune fra i nostri caduti, di cui ho parlato il 4 novembre nel mio paese, e i loro caduti. Una volta abbiamo combattuto assieme dalla stessa parte ed alcuni loro giovani sono morti sul Piave. Ma un’altra volta ci siamo combattuti contro e mi viene in mente il dramma di El Alamein dove il nostro coraggio fu sfortunato. Possiamo piangere insieme i nostri morti? Sì,possiamo. E’ naturale che mi venga in mente un episodio di guerra significativo. Il mio amico e collega in Parlamento Durand de la Penne, marinaio italiano, entrò nel porto di Malta britannica a cavallo di un siluro immerso nel mare profondo,e lo agganciò ad una corazzata britannica. Fatto prigioniero, al suo riemergere, avvisò il comandante della nave perche sbarcasse l’equipaggio affinchè non ci fossero vittime. La nave inglese saltò per il coraggio italiano e gli uomini si salvarono per la nostra umanità che talvolta sapevamo tenere alta, anche in guerra.
Domenica mattina quegli uomini, nella piazza della chiesa di San Vincent erano una nazione. Ma saremmo mai stati, pregando insieme per i nostri caduti, la nazione Europa?
Eppure dopo poche ore abbiamo intonato insieme ancora una volta i nostri inni. Tradizionalmente la festa di Ciao Italia incomincia così: i partecipanti sono tutti in piedi; lo speaker annuncia gli ospiti d’onore, che entrano in sala accolti da un applauso. Viene annunciata per ultima l’entrata del console generale di Londra, il Ministro Uberto Vanni d’Archirafi e la sua Signora. Poi si intona l’inno “God save the Queen” e subito dopo “Fratelli d’Italia”. Una breve preghiera recitata da Pino Cecere. E poi … incominci la festa.
Già gli inni erano stati suonati da due chitarre elettriche, con uno strano effetto heavy metal.
Tutta la festa è un po’ heavy metal: il gruppo calabrese, quasi country, il famoso tenore inglese adottato da Ciao Italia che ha qui io suoi tifosi, il quale presenta non solo gli “assolo” più famosi della lirica italiana, ma anche i “duetti” con la sua bellissima nuova fidanzata, e poi la band locale a tutto volume insegue “latinos”, “waltzer”, “melo” italiani e “disco”. C’è l’immancabile riffa con i premi ed il discorso del Presidente dell’Istituto benefico che cura i giovani.
Ecco tutto intero il vecchio spirito, la gioia e la generosità degli italiani di una generazione difficile, che qui si sono radicati, senza dimenticare l’Italia. Quando io dico che l’Italia oggi ha bisogno di loro, mi guardano stupiti perché il voto degli italiani all’estero è naufragato in un’orribile storia di indecorosa politica. L’Italia di oggi ha bisogno di loro, dei giovani scienziati che lavorano all’estero, dei grandi operatori economici che tengono alto il nome italiano, della rete importante di diffusione della nostra filiera alimentare, finora trascurata, della classe dirigente con intelligenza ed esperienza globale che porti fuori l’Italia dal baratro di mediocrità e di provincialismo becero in cui è caduta.
Bartolo Ciccardini
venerdì, dicembre 03, 2010
Si è costituita l’Associazione Amici dell’Istituto Luigi Sturzo
riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Siamo lieti di dare ai nostri ventitre lettori più uno, una bella notizia. Si è costituita (anzi dovremmo dire si è ricostitutita) l’Associazione Amici dell’Istituto Luigi Sturzo con un nuovo Presidente e con un nuovo programma. Il Presidente è Pellegrino Capaldo ed il programma è quello di mettere a frutto i risultati del lavoro culturale promosso dall’Istituto attraverso una rete di consensi ed iniziative, la più grande possibile. In pratica gli amici dell’Istituto Luigi Sturzo saranno i testimoni ed i promotori sia del pensiero di Luigi Sturzo, sia delle applicazioni odierne di quel pensiero alla situazione italiana.
Questa iniziativa fa parte della rinascita di una presenza attiva dei cattolici nella società italiana. Il 25 novembre 2010 presso la sede dell’Istituto Sturzo si è tenuta la riunione che ha varato il programma dell’Associazione. Compito principale sarà quello di raccogliere esperti e studiosi per elaborare progetti sui principali problemi del paese. Il Presidente dell’Istituto Sturzo suggerisce i due temi iniziali:a)idee e soluzioni per il vincolo del debito pubblico; b) Giustizia e qualità del servizio della giustizia in Italia. Il Presidente Capaldo annuncia che ci si muoverà su due piani: uno che attiene allo studio dei progetti ed alla loro fattibilità, e l’altro, il secondo alla diffusione del consenso sul territorio seguendo il metodo federativo delle aggregazioni locali territoriali. Si lancerà una campagna di adesioni “non integralista” aperta a tutte le esperienze di rinnovamento. L’Associazione si preoccuperà di promuovere una scuola di politica per i giovani. Parte in questa maniera la campagna delle adesioni.
Anche il nostro gruppo, “Nuova Camaldoli” che ha due anni di vita, ed il nostro periodico www.camaldoli.org giunto dopo un anno al suo 36° numero, aderiranno secondo le modalità disposte, per soggetti diversi alle persone fisiche. Inoltre faremo una campagna per promuovere adesioni nelle modalità disposte per le persone fisiche. Siamo lieti di pubblicare il testo del depliant che spiega l’iniziativa (che abbiamo voluto illustrare con immagini tolte dal nostro archivio) insieme al modello delle schede di adesione.
L'Associazione Amici dell'Istituto Luigi Sturzo
L’11 luglio 2000 è stata costituita l’Associazione Amici dell’Istituto Luigi Sturzo - onlus, tra coloro che hanno contribuito o intendono contribuire a divulgare l’opera di Luigi Sturzo in campo morale, politico e sociologico.
L’Associazione ha sede in Roma presso l’Istituto Luigi Sturzo, Palazzo Baldassini.
L’Associazione Amici dell’ Istituto Luigi Sturzo è una Organizzazione non Lucrativa di Utilità Sociale - onlus (art.10 D.Lgs. n. 460, 4 dicembre 1997) che nasce per la promozione e la valorizzazione del patrimonio artistico, archivistico e bibliotecario, raccolto e conservato in Palazzo Baldassini, sede dell’Istituto Luigi Sturzo; si propone di coinvolgere e valorizzare le diverse sensibilità di quanti si riconoscono nel pensiero di Luigi Sturzo in Italia e all’estero ampliando progressivamente il sostegno alle iniziative e all’attività dell’Istituto.
Si rivolge, pertanto, a coloro che intendono contribuire, sia economicamente che culturalmente, alla conservazione, al riordino, alla divulgazione del materiale custodito nell’Archivio storico e nella Biblioteca specializzata in sociologia e storia contemporanea, e alla valorizzazione del cinquecentesco palazzo, realizzato da Antonio da Sangallo il Giovane e decorato dai pittori della Scuola di Raffaello.
Presidente Pellegrino CAPALDO
Consiglio Direttivo Francesco MALGERI, Roberto MAZZOTTA, Flavia PICCOLI, Bruno TABACCI
per conto dell'Associazione degli Amici dell'Istituto Luigi Sturzo (di via delle Coppelle n°35 Roma, fondato da Luigi Sturzo e che ha avuto come Presidenti, Gabriele De Rosa, Franco Nobili e, di cui è attualmente Presidente, Roberto Mazzotta). L'Istituto Sturzo è presente sul web con il sito:
www.sturzo.it
Lo scopo dell’ "Associazione degli Amici dell'Istituto Luigi Sturzo" è la promozione dell’Istituto e la diffusione della cultura ispirata agli studi ed alla personalità di Luigi Sturzo.
In particolare l’Associazione curerà l’incontro più ampio di quanti hanno a cuore le sorti dell’Italia, studiando progetti e soluzioni, alla luce dei principi sturziani, creando una rete di scuole per la preparazione delle nuova generazione ed una aggregazione federativa di tutte le iniziative per la buona politica.
giovedì, marzo 18, 2010
Viaggio nel Mezzogiorno d’Italia di Bartolo Ciccardini
QUESTO INCONTRO LO SEGUO....
Viaggio nel Mezzogiorno d’Italia di Bartolo Ciccardini

Venerdì 19 marzo 2010 alle ore 17:30
Saletta rossa
Libreria Guida Portalba
Via Port’Alba 20-23 – Napoli
Infoline 081 446377 – email: elites@guida.it
Gerardo Bianco
Marco De Marco
Andre Geremicca
Isaia Sales
presentano
Viaggio nel Mezzogiorno d’Italia
ed. Guida
di Bartolo Ciccardini
Il suo viaggio nel Mezzogiorno, scritto in modo brioso e libero, è insieme, realistico e visionario.
C’è una tesi di fondo che percorre lo scritto e lo rende anche politicamente serio, ed è la centralità della questione meridionale. Ciccardini l’ha affrontata in modo originale, osservando, fantasticando, ragionando e seguendo, in certo senso, le orme di Giustino Fortunato, di andare, per conoscere, direttamente sul campo, sia pure non negli Appennini, ma nella terra del Sole. Ha finito per scrivere un intrigante Viaggio nel Mezzogiorno d’Italia che arricchisce, in questo genere narrativo, la ancora povera letteratura italiana.
(dalla prefazione di Gerardo Bianco)
Leggeranno alcuni brani gli attori Fulvio e Francesco Palmieri
lunedì, marzo 08, 2010
Viaggio nel Mezzogiorno d’Italia di Bartolo Ciccardini

Venerdì 19 marzo 2010 alle ore 17:30
Saletta rossa
Libreria Guida Portalba
Via Port’Alba 20-23 – Napoli
Infoline 081 446377 – email: elites@guida.it
Gerardo Bianco
Marco De Marco
Andre Geremicca
Isaia Sales
presentano
Viaggio nel Mezzogiorno d’Italia
ed. Guida
di Bartolo Ciccardini
Il suo viaggio nel Mezzogiorno, scritto in modo brioso e libero, è insieme, realistico e visionario.
C’è una tesi di fondo che percorre lo scritto e lo rende anche politicamente serio, ed è la centralità della questione meridionale. Ciccardini l’ha affrontata in modo originale, osservando, fantasticando, ragionando e seguendo, in certo senso, le orme di Giustino Fortunato, di andare, per conoscere, direttamente sul campo, sia pure non negli Appennini, ma nella terra del Sole. Ha finito per scrivere un intrigante Viaggio nel Mezzogiorno d’Italia che arricchisce, in questo genere narrativo, la ancora povera letteratura italiana.
(dalla prefazione di Gerardo Bianco)
Leggeranno alcuni brani gli attori Fulvio e Francesco Palmieri
lunedì, settembre 14, 2009
Bartolo Ciccardini - Viaggio nel Mezzogiorno d’Italia
Bartolo Ciccardini - Viaggio nel Mezzogiorno d’Italia – Guida Editori, Napoli
Ciccardini osserva, cerca di documentarsi, e fruga tra libri di autori locali dimenticati, scritti in un italiano desueto, ma ricchi di dati e di notizie che diventano, per lui, materia ghiotta di riflessione e di scorribande storiche, sempre e comunque pertinenti. Attirato dalle vicende della Repubblica marinara, ci offre pagine dove, accanto a riferimenti storici, si mescolano fulminanti osservazioni, pie leggende spiegate nella loro genesi, e il racconto dei monaci e delle famiglie che hanno fatto la storia di questa terra. Ma è il mare l’orizzonte degli abitanti di queste contrade.Ciccardini ne descrive le sorti, con lo stile di chi compone un libretto d’opera, e l con autoironia, ricostruisce una storia drammatica ed interessante. E’ il suo mondo originale di guardare alla storia e di costruire il suo racconto, nel quale incalzanti sono gli interrogativi su ciò che poteva essere e non è stato.
Dalla prefazione di Gerardo Bianco
Guida editore, la Galleria d’arte “ Mediterraneo”, l’Associazione Posidonia
hanno il piacere di invitarla alla presentazione del libro:
Viaggio nel Mezzogiorno d’Italia
di Bartolo Ciccardini
prefazione di Gerardo Bianco
Interverranno: Il sindaco di Positano Domenico Marrone, Romolo Ercolino, Antonio Parlato, Gerardo Bianco. Darà voce al libro: Fulvio Palmieri. Curerà l'informazione Michele Cinque di Positanonews. Sabato 26 settembre 2009, ore 17:30 - Terazza di Villa Parlato - Via Pasitea, 238 - Positano
per informazioni a.posidonia@yahoo.it; Tel 393 9092537 - Ufficio Stampa Positanonews
Bartolo Ciccardini è nato il 30 settembre 1928 a Cerreto D'Esi, nelle Marche. Ha studiato e si è lauerato a Perugia. E' stato direttore di due riviste giovanili degli anni Cinquanta: Per l' Azione (1950-52) e Terza Generazione(1953-54). Ha curato le trasmissioni televisive Tempo Libero (1956-62) e Cordialmente (1963-68). Ha diretto il settimanale La discussione (1969-77) eletto alla Camera dei Deputati per sei legislature (1968-1992). Ha pubblicato L’ Italiano, Ed. Il Mulino; Dove vai, Repubblica ?, Ed. Cinque Lune; La Resistenza di una comunità. La Repubblica autonoma di Cerreto d’ Esi, Ed. Studium con prefazione Pietro Scoppola; Aspettando il 18 aprile, Ed. Studium con prefazione di Leopoldo Elia; Viaggio nel Mezzogiorno D’Italia, Ed. Guida Editore con prefazione di Gerardo Bianco.