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giovedì, maggio 14, 2009

Immagini di paesaggi del Mediterraneo a confronto



Workshop internazionale ALPUJARRA – IRPINIA / Immagini di paesaggi del Mediterraneo a confronto

nell’ambito di ” INCONTRI di ARCHITETTURA _ 11° “ IRPINIA , a cura di Angelo Verderosa / viaggio di maggio nel paesaggio dell’Alta Irpinia, crocevia naturale di segni orografici, percorsi, relazioni; luogo di incontro e di pausa nello stazionamento _____ LUNEDI’ 18 e MARTEDI’ 19 MAGGIO 2009

con Università degli Studi di Napoli “Federico II” / CLM5U – Dipartimento di Progettazione Urbana e Urbanistica / Cattedra di Progettazione Architettonica IV prof. Donatella Mazzoleni / Corso di Ecologia del Paesaggio prof. arch. Maria Maddalena Simeone + Universidad de Granada / Escuela Técnica Superior de Arquitectura de Granada / Area de Urbanistica y Orientaciòn del Territorio / Cattedra di Urbanística y Ordenación prof. Marcelino Martin Montero

Il workshop internazionale organizzato dalle Facoltà di Architettura dell’Università di Napoli Federico II e Granada (Spagna) si propone di analizzare due casi-studio, con lo scopo di comprendere, rappresentare e confrontare le identità locali, i processi di trasformazione, le ibridazioni culturali di due brani paesistici del mediterraneo.
I due i casi - campione a confronto sono:
- la sub-regione dell’Irpinia (Campania, Italia)
- la sub-regione dell'Alpujarras (Andalusia, Spagna).

L’itinerario ‘IRPINIA’, preparato da Angelo Verderosa, propone la lettura del paesaggio altirpino attraverso le vie dei fiumi.

Vie parallele al corso dei fiumi che nei millenni trascorsi favorivano relazioni commerciali e culturali tra le popolazioni delle coste (tirrenica ed adriatica) e quelle dell’entroterra appeninico campano. Vie di relazioni, di transumanze e di pellegrinaggi.

Nell’ambito di pochi chilometri si trovano le sorgenti dei principali fiumi (e acquedotti) del meridione d’italia: il Calore, l’Ofanto, il Sele.

L’Alta Irpinia crocevia naturale di segni orografici, percorsi, relazioni; luogo di incontro e di pausa nello stazionamento.

Le escursioni seguiranno il corso dei fiumi e cercheranno di inquadrare visivamente dall’alto le valli fluviali. Durante le soste sono previste chiacchierate sul paesaggio e sui paesi tenute dalla Comunità Provvisoria.

Lunedì 19 si partirà da Montella e dall’Alta Valle del Calore con salita al Complesso del Monte; nel pomeriggio, a Nusco, comunicazione su “resistenze-ricostruzioni” di Angelo Verderosa con videoproiezione. Prosecuzione per una visita all’Abbazia del Goleto e alle sorgenti dell’Ofanto.

Martedì 20 si arriverà alle 10 alla Sella di Conza, spartiacque tra Tirreno e Adriatico ed epicentro del sisma del 1980; osservazione della Valle del Sele e della valle dell’Ofanto.

Brevi soste a Teora e Conza, ricostruzioni a confronto. Visita al Parco Archeologico di Compsa e colazione open air a Cairano in preparazione del multi evento di giugno Cairano 7x da un’idea di Franco Dragone (Le Cirque de Soleil) con Comunità Provvisoria. Una chiacchierata sulla ‘rupe’ con lo scrittore Franco Arminio chiuderà la due giorni degli studenti spagnoli in Irpinia.

Il programma completo è in http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2009/05/13/alpujarra-irpinia/

sabato, dicembre 15, 2007

Oscar Niemeyer, cento anni pensando il Sud. Un articolo di Gennaro Carotenuto nel compleanno del Genio dell' architettura.


Voglio celebrare oggi, nel giorno del centesimo compleanno di Oscar Niemeyer, tutta l’architettura brasiliana del XX secolo.

Oscar Niemeyer, è il genio dell’architettura, l’uomo delle curve e del cemento armato, che a cent’anni continua a lavorare e pensare che "l’architettura e il comunismo siano i due strumenti per costruire un mondo migliore". Oscar Niemeyer, il genio delle curve, le curve delle montagne, delle onde del mare, della donna, le curve che "se la retta è il tragitto pù breve tra due punti, allora la curva è la linea che cerca l’infinito". Oscar Niemeyer, il discepolo di Le Corbusier, dal quale apprende l’uso del cemento armato, ma che è il modernista che uccide il modernismo e lo rigenera in forme lontane dall’Europa. "L’architettura non deve essere funzionale, ma bella", afferma ed a meno di 40 anni è già un eretico. E’ Oscar Niemeyer, che prende per mano la Río de Janeiro barocca e la trasforma nel gioiello della modernità incastonata nel paesaggio naturale carioca più sconvolgente del mondo, restituendola così alla contemporaneità. Andate a Niteroi e vi sembrerà di salpare verso lo spazio ma restando pienamente tra la selva e l’Oceano.

Negli ultimi anni, almeno nell’ultimo quarto di secolo, in quante espressione irriconducibile della nostra contemporaneità è stata suturata dal postmodernismo. In primo luogo il mondo occidentale, e statunitense in particolare, non ha mai smesso di considerare il Brasile e

l’America latina tutta come subcultura e cultura subalterna (i due termini sono solo apparentemente sinonimi) alla quale guardare con paternalismo, ovvero proteggere, senza mai riconoscere caratteristiche di avanguardia, visionarietà, progresso.

E’ che il progresso occidentale, anche nella migliore espressione di sé, ha condotto un percorso di accettazione e difesa di quelle che considera (sic!) minoranze, le donne, i gay, i negri, il pluralismo religioso, il sud del mondo, il pluralismo in genere, il multiculturalismo. Accettazione e difesa, non riconoscimento e dialogo. Sono "microcosmi panda", che visti da Occidente si reggono solo sotto il grande ombrello monopolista della cultura occidentale che non può riconoscere a culture altre, ibridate o meno al proprio interno, dei valori universali che sono sinonimi dei valori occidentali e sintetizzati da questi. Il valore occidentale per eccellenza, la tolleranza è la fotografia del considerare l’altro subalterno, non uguale, men che mai avanti.

Dal luogo di questo localismo occidentale diventa inconcepibile riconoscere la centralità, l’universalità anche e forse soprattutto nell’architettura, del Brasile. Eppure è proprio Niemeyer e il suo intorno culturale, già nei primissimi anni ‘40 del XX secolo, a denunciare la fine del moderno, soffocato tanto dai totalitarismi come dalla commercializzazione capitalista della conversione dell’arte in industria.

catedralbrasilia Di fronte alla radicalità di tale denuncia, il percorso postmoderno occidentalocentrico non può fare altro che ignorare. Non può fare altro che ignorare un’architettura nata e concepita come responsabilità politica e soprattutto ecologica del paesaggio urbano e degli spazi. Non può non ignorare l’espressione massima di questa cultura, l’invenzione di Brasilia, che era il progetto politico di Juscelino Kubitschek e urbanistico di Niemeyer e Lucio Costa. "Ordem e Progresso", come recita il motto impresso sulla bandiera brasiliana, una sorta di Pienza ciclopica nelle dimensioni e nell’incontro pacificato tra due forze, quella della civiltà industriale e quella del sertão selvaggio che si coniugano con un territorio senza frontiere. "Brasilia sorse come una magia -racconta ancora oggi Niemeyer- noi dicevamo, lì il Congresso, là un teatro, e quelli crescevano". Brasilia è il centro del mondo.
  • da Giornalismo Partecipativo un progetto di Gennaro Carotenuto.