martedì, novembre 26, 2013

A NOLA il CONGRESSO PROVINCIALE DI ACLI TERRA NAPOLI. Sembra un paradosso ma la terra alimenta il futuro…….

LA NOSTRA TERRA TRA FUOCHI ED ECCELLENZE. QUALE FUTURO.
A NOLA il CONGRESSO PROVINCIALE DI ACLI TERRA NAPOLI.
Pasquale Orlando: Sembra un paradosso ma la terra alimenta il futuro…….




“Sembra un paradosso in questi giorni gravi caratterizzati dalla conferma di una situazione inaccettabile di inquinanamento così nocivo e pericoloso ma occorrono sforzi condivisi perchè in questo periodo di forte recessione per l’economia meridionale, pensiamo che bisogna  ripartire dal settore agroalimentare. L’unico in grado di determinare una crescita considerevole del PIL, se va considerato non solo come produttore di prodotti tipici di qualità, ma anche come erogatore di servizi e funzioni in sintonia con il territorio e le sue risorse”.

Tra fuochi ed eccellenze le acli terra hanno promosso un serrato confronto coordinato da Carmine Festa del Corriere del Mezzogiorno sul futuro dell’agricoltura campana con Antonello  Ardituro magistrato della DDA,
Aniello Manganiello, sacerdote promotore di Ultimi associazione che coinvolge tanti giovani nel nolano, Vito Amendolara,  Presidente dell’osservatorio regionale sulla dieta
mediterranea,
Massimiliano Manfredi, Deputato Componente Commissione Ambiente e Commissione Antimafa, Antonio Russo, commissario delle Acli di Napoli e Responsabile Nazionale Acli legalità, immigrazione e coesione sociale e Michele Zannini, presidente nazionale di Acli Terra.
Un paradosso nell’anno nero del marchio Campania. È la profonda crisi dei nostri prodotti, l’altra faccia del sacrosanto desiderio di verità e giustizia sulle aree avvelenate dalle ecomafie.
Un dramma che fa intravedere nei dati dell’ultima settimana gli indicatori di un colpo mortale assestato al comparto agroalimentare della regione. Il settore che se la passa peggio è proprio quello agricolo.
L'area territoriale terra dei fuochi è compresa all'incirca tra i comuni di Qualiano, Giugliano in Campania, Orta di Atella, Caivano, Acerra, Nola, Marcianise, Succivo, Frattaminore, Frattamaggiore, Mondragone,Castelvolturno e Melito di Napoli ma ad essere colpita è tutta la regione.
Da molti decenni, nelle campagne campane si sono verificati sversamenti di rifiuti industriali e di rifiuti tossici e nucleari provenienti dal nord Italia e dal nord Europa. In particolare, nelle zone di Succivo, Caivano, Acerra e Giugliano in Campania si sono verificati roghi di rifiuti industriali, responsabili di un alto tasso di tumori che hanno colpito soprattutto giovani donne, al seno e alla tiroide, e bambini.
L'inquinamento da diossina dei terreni è estremamente pericoloso perché introduce sostanze tossiche nella catena alimentare degli animali da allevamento e può raggiungere anche l'uomo.
Nessuno può mettere la polvere sotto il tappeto, il problema esiste e deve essere affrontato. È il momento di bonifiche integrali e caratterizzazioni dei terreni. La psicosi si combatte con la trasparenza e la verità, determinando e limitando le diverse aree colpite a vario livello individuando soluzioni mirate senza fare di ogni erba un fascio anche nelle province di Napoli e Caserta.

Nei giorni scorsi a lanciare l’allarme erano stati i produttori di mozzarella di bufala, che avevano denunciato un crollo delle vendite del 40 per cento, mentre non si registrano problemi significativi nel comparto delle carni né in un altro settore d’eccellenza della regione come il vino.
Nell’ortofrutta invece i conti sono in rosso. È una paura di massa che si sta allargando a macchia d’olio dagli ortaggi alle mele fino a tutti gli altri prodotti. Un fatto ingiusto considerando che in Campania tante imprese producono nel rispetto di tutte le regole in terreno senza alcun inquinamento. I controlli alimentari in Campania sono stringenti e il terrorismo anti campano è certamente eccessivo e strumentale come dimostra il caso Pomì e quello di Mozzarè un marchio che vuole vendere la mozzarella senza latte campano.

È vero però che in questo momento occorre grande attenzione. Nel settore ortofrutticolo  occorre la certificazione obbligatoria  anche per le produzioni più piccole che potrebbe aiutare il cliente a sentirsi più garantito.
Dobbiamo prendere coscienza  che siamo in presenza di un problema che esiste ed è grave. Ma solo con la consapevolezza, con un'assunzione di responsabilità e con l'intelligenza possiamo venirne fuori. I territori hanno bisogno di riscattarsi. Occorre cominciare dalle periferie: vanno liberate dai rifiuti, la spazzatura abbandonata agli angoli delle strade diviene oggetto di roghi. Fino a quando i territori non saranno salubri e puliti, non riusciremo a scrollarci di dosso l'etichetta 'Terra dei Fuochi'. Sul fronte delle acque si stanno controllando tutti i pozzi regolarmente denunciati, ma ce ne sono altri no.
E’ stata discussa anche  la proposta delle coltivazioni  NO FOOD utili per favorire anche un inizio di bonifica dei suoli inquinati. Si potrebbero convertire, magari per il tempo necessario,  le coltivazioni di questi territori, non più destinate all'alimentazione umana e/o animale ma con destinazione diversa, garantendo, al contempo, lo sviluppo agricolo ed economico. L'elenco delle piante da utilizzare a questo scopo è davvero molto lungo, per esempio: la canapa per la produzione di diversi tipi di materiali utili in bioedilizia, nelle componenti di auto, moto, navi, treni, ecc., di vivai di fiori e di altre piante ornamentali, di pioppi e specie simili.
Più di tutto conta la partecipazione. I giudici hanno fatto la loro parte ora tocca alle popolazioni. Sul disastro di Terra dei Fuochi l’impressione è che sia in atto un processo di deresponsabilizzazione collettiva da parte della società civile napoletana e casertana. Al di là dell’emotività del momento, che muove le persone e riempie le pagine dei giornali, nulla è cambiato ed i problemi restano sul tavolo. Lo scempio sui nostri territori è avvenuto sotto i nostri occhi, sotto lo sguardo stanco dello Stato ma anche della società civile: questo ci interroga come cittadini, come associazione, come comunità ecclesiale. Dopo le manifestazioni non bisogna lasciar cadere l’impegno e le Acli insieme alle persone di buona volontà vogliono fare la loro parte.
Pasquale Orlando presidente Acli Terra della Campania.

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