venerdì, maggio 24, 2013

Le promesse elettorali di Hitler

(Editoriale del Numero 16 Anno IV di www.camaldoli.org)

 Ci sono due argomenti che sono appesi ad un filo sottile sopra il capo del Presidente del Consiglio Letta: due argomenti, o se preferite due problemi, che potrebbero essere mine vaganti per il Governo. Il primo argomento attiene alla necessità di una nuova legge elettorale. Sulla necessità di cambiare la legge elettorale sembra che siano tutti d’accordo. In realtà gli interessi ed i calcoli elettorali spingono in più direzioni. E la soluzione appare ogni giorno più difficile. Si è diffusa l’idea che questa legge elettorale, che tutti vogliono abolire, in realtà faccia comodo a tutti. Anche questa è una generalizzazione falsa ed infida: falsa perché non vera, ed infida perché nasconde il vero segreto del “porcellum”, la “golden share” che è contenuto nel meccanismo elettorale. 
Si tratta di questo: i premi elettorali regionali permettono la vittoria in quattro collegi strategici a tutti coloro che siano alleati con la Lega, perchè la Lega, del tutto ininfluente in un premio nazionale (perché riporta soltanto il 4,7% dei voti) diventa invece una garanzia di vittoria nelle quattro regioni, dove i suoi voti sono condensati e raggiungono il 20%). Questo è il meccanismo segreto che permette a Berlusconi talvolta di vincere e sempre di impedire che altri vincano al Senato. La legge elettorale fa vincere sempre la forza politica che sia alleata della Lega. 
È un privilegio talmente grande che Berlusconi impedirà fino all’ultimo che la legge elettorale venga cambiata su questo punto. Se si dovesse fare una legge elettorale sulla base delle caratteristiche della politica italiana il problema si risolverebbe in un solo minuto. L’Italia aveva ed ancora ha le difficoltà politiche che aveva la Francia: l’instabilità dei Governi a causa della frammentazione delle forze politiche. Il problema si risolve ottimamente con il collegio uninominale, con il doppio turno e ballottaggio. 
 Le crisi di instabilità che infestavano i nostri Comuni fino agli anni ’80, sono felicemente finite con l’adozione di questo sistema per la elezione dei sindaci. E questa esperienza sarebbe sufficiente per adottare immediatamente la legge elettorale che ha funzionato benissimo in Francia. Perché tanto clamore e tanta confusione attorno a questo problema? Perché i detentori di poteri forti in Italia, la burocrazia, la magistratura, le grandi corporazioni asfittiche e parassitarie non vogliono un potere forte e non ricattabile alla guida dell’esecutivo. Purtroppo non ci sono soluzioni e questo Governo cadrà probabilmente su questo problema. Come se questo non bastasse si è aggiunto un secondo problema non del tutto necessario. 
Un gruppo di deputati democratici ha presentato una legge, in applicazione dell’art.49 della Costituzione che detta la norma che i cittadini “ hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. In una legge che regoli l’applicazione di questo articolo si vorrebbe obbligare i partiti ad avere uno statuto ed una prassi veramente democratici. I deputati che hanno proposto questa legge hanno perfettamente ragione. 
I partiti svolgono un importante compito istituzionale, quello di proporre le candidature. Hanno una grande influenza nelle decisioni politiche perché dalle indicazioni dei Gruppi parlamentari deriva la scelta del Presidente della Repubblica, e dai programmi formulati nei Congressi, scaturisce il programma dello stesso governo. Per questo ai partiti viene riconosciuto un diritto al finanziamento pubblico necessario perché essi raggiungano le finalità previste dall’art. 49. 
Questa proposta è talmente giusta che perfino Don Luigi Sturzo, senatore a vita, nel 1959 propose una legge che riconosceva il finanziamento pubblico solo ai partiti che fossero riconosciuti ( e finanziati) solo se fossero stati in regola con la richiesta costituzionale di un ordinamento interno democratico, controllato da un’autorità indipendente. Purtroppo chi ha riproposto questa legge ha dimenticato di dire che l’art.49 della Costituzione non ebbe mai una sua coerente applicazione perché vi si oppose sempre il Partito Comunista, che temeva di non ottenere il riconoscimento per la sua struttura centralizzata che non poteva definirsi formalmente democratica. Inoltre, il Partito Comunista, temeva con ragione che una siffatta norma potesse servire a metterlo fuori legge, come era già avvenuto in Germania. È evidente che ben due tre maggiori forze politiche italiane, il PDL e il Movimento 5 Stelle, non hanno ordinamenti interni democratici, come richiesto dalla Costituzione. 
 Quindi, non solo l’approvazione di questa legge, ma perfino la sua presentazione potrebbe essere occasione per una crisi di governo. La soluzione esiste: si potrebbe chiarire che una legge, di per sé giusta, ma nei tempi inopportuna, avrebbe intera applicazione solo dopo un periodo di rodaggio che permettesse ai partiti ed ai movimenti la cui struttura non potrebbe definirsi democratica secondo i principi richiesti dalla legge, di mettersi in regola in un tempo congruo. 
 Fa impressione che questi argomenti in discussione che probabilmente segneranno la caduta del Governo non appartengono alla categoria dei problemi insorti a causa della crisi economica, come il lavoro, la disoccupazione, la ripresa delle attività produttive, la riduzione della spesa pubblica. Tutti problemi che consiglierebbero la stabilità e l’efficienza del presente Governo. 
 Mi ha colpito, nell’ultimo Consiglio Nazionale dei Partigiani Cristiani, un particolare osservazione del Presidente Giovanni Bianchi preoccupato per la estraneità degli argomenti in voga, rispetto alle reali difficoltà del paese: “Negli anni ’30 del secolo scorso, Hitler vinse con la promessa elettorale di combattere la disoccupazione e riuscì perfino a mantenere quella promessa”. 
 Bartolo Ciccardini
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