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mercoledì, novembre 25, 2009

Napoli: Tarsu, rimborsi per 50 mila famiglie

Giunta, ok all'assestamento. Realfonzo: Tassa più leggera per i disagiati
Due "eccellenti notizie" per i napoletani nella manovra di assestamento di bilancio approvata ieri dalla Giunta comunale e che passa ora all'esame del Consiglio. Le definisce così l'assessore alle Risorse strategiche Riccardo Realfonzo. La prima riguarda l'abbattimento dei debiti fuori bilancio (passati nel bimestre settembre-ottobre a 5 milioni di euro contro i 22 dell'anno precedente); la seconda, figlia di quella che Realfonzo definisce "linea del rigore" è l'estensione dei rimborsi Tarsu a una platea di "non meno di 50mila famiglie" napoletane" disagiate, con importi che in alcuni casi, spiega Realfonzo, "supereranno largamente il 50 per cento del totale della somma da pagare".
Antonio La Palma

Dopo l'approvazione della manovra, l'assessore Riccardo Realfonzo evidenzia "il dato estremamente positivo relativo ai debiti fuori bilancio".
"Dopo una apprezzabile contrazione del volume di questi debiti già registrata nella prima parte dell'anno - dichiara l'assessore - ora la tendenza si consolida: nel bimestre settembre-ottobre i debiti fuori bilancio si fermano poco oltre i 5 milioni contro i circa 22 milioni maturati nello stesso periodo del 2008". Realfonzo aggiunge: "La forte contrazione dei debiti fuori bilancio scaturisce da una azione complessiva di rigore e controllo della spesa iniziata con la elaborazione di un bilancio di previsione 2009 calibrato sulle effettive esigenze di spesa, proseguita con l'incisivo provvedimento, approvato a giugno, che ha rivisto radicalmente la procedura di formazione e riconoscimento dei debiti fuori bilancio responsabilizzando i dirigenti, e ha trovato un ulteriore momento significativo a luglio: con la modifica della Convezione che regola i rapporti con la Napoli Servizi si è eliminata una delle fonti principali di formazione dei debiti". Si toglie qualche sassolino dalla scarpa, l'assessore:?"Entrambe le delibere - dice - suscitarono malumori e ostilità in parti dell'apparato comunale e in settori dell'Amministrazione per il sistema di controlli e disciplina che introducevano. Oggi apprezziamo inequivocabilmente i risultati positivi di questa azione. Se ci saranno le condizioni per proseguire, ad esempio intensificando l'azione sulle partecipate del Comune, sarà possibile ottenere ulteriori importanti risultati già nel medio periodo".Tra economie e tagli, la spesa del Comune diminuisce di 13 milioni di euro:"Mi rendo conto - aggiunge Realfonzo - che taluni di questi tagli potranno suscitare qualche malcontento, ma quando le risorse sono scarse diventa tanto più importante indirizzarle verso le effettive priorità per i cittadini. Grazie alla politica di rigore è stato possibile reperire le risorse per incrementare fortemente i rimborsi della Tarsu", per i quali erano stati appostati 2,5 milioni nel Bilancio di previsione. "L'assurda impopolarità dell'incremento tariffario impostoci e la pressione della crisi economica ci hanno obbligato a concentrare gli sforzi sull'incremento dei fondi per la Tarsu. Il fondo per le famiglie in condizioni di disagio socio-economico è stato portato a 5 milioni di euro; e viene istituito un fondo apposito, dotato di un milione di euro, per i rimborsi alle famiglie di Chiaiano sottoposte a disagi ambientali per la discarica. Grazie a questo sforzo di 6 milioni di euro sarà possibile quindi rimborsare non meno di 50mila famiglie napoletane".


lunedì, luglio 27, 2009

Il Sud affonda nella crisi perenne. da il manifesto, 17 luglio 2009


di Riccardo Realfonzo

Le previsioni più pessimistiche sul Mezzogiorno risultano confermate. Questa amara conclusione si ricava dalla lettura del Rapporto Svimez 2009 il quale mostra inequivocabilmente che il reddito di un cittadino del Sud rappresenta una parte sempre più risicata del reddito di un italiano del Nord. Si tratta, quel che è peggio, di un dato non strettamente congiunturale, dal momento che negli ultimi dieci anni il Sud è cresciuto la metà rispetto al resto del Paese. Ma il grado di sviluppo e di benessere non si misura certo solo in base al reddito. Se guardiamo alla qualità dei servizi pubblici o dell’ambiente, il Mezzogiorno perde ancor più terreno rispetto al resto del Paese. Con il risultato che, in Italia, la povertà, la disoccupazione, il lavoro precario e quello nero si concentrano quasi esclusivamente nel Sud.
Queste considerazioni impietose sullo stato dell’economia meridionale ci spingono a interrogarci sull'efficacia delle politiche per il Mezzogiorno di questi anni. Il riferimento purtroppo non è solo alle scellerate politiche leghiste del Governo in carica (per inciso lo Svimez stima in 18 miliardi la quota di risorse sottratta negli ultimi due anni al Mezzogiorno) ma anche agli interventi sostenuti dalle stesse coalizioni progressiste al livello nazionale e locale. Assolutamente vane si sono infatti dimostrate le speranze di quanti, tra le fila progressiste, credevano nei virtuosi meccanismi spontanei del mercato che avrebbero dovuto attivarsi con la moneta unica, con l'apertura dei mercati, con la precarizzazione del lavoro. Così come del tutto illusori si sono mostrati gli effetti delle privatizzazioni. E qui bisognerebbe interrogarsi sugli esiti delle politiche che hanno sostituito l’intervento straordinario, teorizzate da economisti di moda anche nel centrosinistra benché irretiti dal fascino della concorrenza e dalle teorie neoliberiste. Politiche che hanno visto la sterile stagione degli incentivi automatici e l'erogazione a pioggia dei fondi europei, degenerando troppo spesso in mere strategie del consenso.
Ed ora la gravissima crisi che stiamo attraversando assume nel Mezzogiorno i caratteri cupi dell'emergenza sociale e si abbatte sull'economia come una sorta di gigantesco moltiplicatore dei divari regionali. Come viene sottolineato dalla Svimez: “la diffusa percezione di una crisi che avrebbe riguardato soprattutto le aree più industrializzaste del Paese è purtroppo smentita dai fatti”.
Per tutte queste ragioni, occorrerebbe una svolta nel quadro delle proposte progressiste capace di mettere a valore gli sviluppi recenti del meridionalismo e di recuperare la migliore cultura della programmazione economica e della pianificazione territoriale. Al centro di questa azione – come lo stesso Rapporto Svimez suggerisce – non possono che essere poste le politiche industriali specificamente indirizzate a spingere il tessuto produttivo meridionale verso un “salto” tecnologico e dimensionale. Forse è troppo sperarlo, ma sarebbe davvero il caso che il congresso del Partito Democratico si scuotesse dal torpore, stigmatizzasse qualsiasi ipotesi di aggregazione politica meridionale sul modello leghista, e riprendesse le fila di un dibattito vero intorno alle condizioni per un riscatto del Sud.

giovedì, luglio 16, 2009

I materiali del Convegno "Mezzogiorno Questione Nazionale"


I materiali del Convegno "Mezzogiorno Questione Nazionale"

dal blog del Prof. Riccardo Realfonzo

Quello del 9 luglio all’Istituto di Studi Filosofici è stato un appuntamento importante per la città. Se in un afoso pomeriggio di luglio tante persone hanno affollato il salone principale di Palazzo Serra di Cassano (con oltre 200 presenze e 15 interventi), vuol dire che i temi affrontati nel dibattito sono molto sentiti dai napoletani e che l’idea di promuovere un manifesto politico-programmatico per dare impulso a una nuova fase nelle politiche economiche e sociali per il Mezzogiorno coglie un’esigenza reale. Ma di questo avrò occasione di parlare ancora. Per il momento raccolgo qui i materiali del convegno.

La registrazione audio del Convegno fatta da Radio Radicale.

Il testo della relazione introduttiva.

Il commento di Aldo Masullo.

Un articolo di Carlo Iannello.

Un servizio televisivo.

Da un blog il video dell'intero dibattito.

Una intervista al Corriere del Mezzogiorno.

Il programma del Convegno.

venerdì, aprile 24, 2009

Bilancio del Comune di Napoli: una sfida da vincere



di Salvatore D'Acunto
Professore di economia alla SUN

Dopo le note vicende giudiziarie dei mesi scorsi, i cittadini si attendono dal bilancio di previsione del Comune di Napoli qualche segnale di discontinuità. Purtroppo, la Giunta Iervolino non arriva a questo appuntamento nel momento storico più propizio. Tra crisi economica, tagli ai trasferimenti e nuovi vincoli all’autonomia impositiva, le casse comunali suonano vuote. L’unico linguaggio che l’amministrazione può parlare per lanciare messaggi di novità è quindi quello della riconversione della spesa.
Non è detto che sia un male. Con margini di manovra ristretti, la politica si trova costretta a fare i conti con la sua reale essenza. C’è meno spazio per strategie “ecumeniche” di costruzione del consenso e diventa giocoforza mandare alla cittadinanza segnali meno equivoci. Spiegare a chi si vuol dare e a chi togliere. Stabilire una gerarchia di meriti da premiare e bisogni da privilegiare. Definire i contorni di un blocco sociale sul quale investire per la rinascita della città. Insomma, una buona occasione, per la politica, per tornare a fare “politica”.
Sarò cinico, ma credo che Napoli avesse urgente bisogno di questa occasione. I problemi di Napoli sono tanti e complessi, ma un “filo rosso” salta agli occhi: quella complicità perversa tra politica e società civile che si è gradualmente cementata sull’uso delle risorse pubbliche. Da tempo Napoli è una città senza identità collettive forti, che lo smantellamento del suo tessuto industriale ha privato di quel minimo di dialettica sociale che ne aveva a lungo nutrito una sia pur intermittente vitalità. La struttura sociale della città si è andata frammentando in particolarismi esasperati, a cui la politica ha risposto con strategie che, soddisfacendo domande “corporative” con l’unico criterio della funzionalità alla riproduzione del proprio consenso, di quei particolarismi hanno di fatto favorito il consolidamento. Così, una società civile sempre più improduttiva e alla ricerca di rendite di posizione e un ceto politico ormai privo di istanze collettive da rappresentare si sono avvinghiate in un perverso amplesso. Il terreno su cui questo ambiguo rapporto si è consumato è stato il controllo delle risorse collettive: il saccheggio dei bilanci delle amministrazioni pubbliche, lo scempio del territorio, lo strangolamento del ceto produttivo ne sono state le nefaste conseguenze.
Per Napoli è tempo di invertire la rotta, e non vi è dubbio che l’amministrazione comunale possa giocare un ruolo importante in questo processo. L’approvazione del bilancio è una prima occasione per assumere alcuni impegni in tal senso: in primo luogo, l’impegno a porre un robusto argine al saccheggio; in secondo luogo, quello di riassoggettare la direzione dei flussi di risorse pubbliche al controllo di forme democratiche di rappresentanza degli interessi collettivi; infine, quello di indicare gerarchie di priorità coerenti con un progetto di rinascita della città.
Vale la pena di chiedersi in che misura il documento di programmazione proposto dall’assessore Realfonzo all’assemblea consiliare sia coerente con queste esigenze. Circa il primo punto, la relazione al bilancio mette un importante “paletto”: dopo un prolungato chiacchiericcio sull’ipotesi di privatizzazione della gestione delle risorse idriche, ci si impegna a non fare anche di questo settore un’arena di saccheggio. E’ senz’altro una scelta qualificante, legittimata da considerazioni di equità, ma anche di efficienza economica, e che segnala la volontà di valorizzare le risorse pubbliche in funzione di obiettivi collettivi, piuttosto che di sacrificarle sull’altare di interessi puramente speculativi. Sul secondo punto, l’amministrazione si impegna a disegnare le linee di indirizzo della propria azione attraverso un confronto alla luce del sole con le forme organizzate di rappresentanza del mondo della produzione. Si tratta di una mera dichiarazione di intenti, e va pertanto verificata nella prassi, ma segnala una profonda novità di metodo. Sottrarre il controllo dei flussi di spesa ai tanti tavoli di negoziazione “occulta” con la miriade di lobbies affaristiche che tanto hanno condizionato l’azione delle istituzioni locali va infatti considerato un piccolo, ma anche ineludibile passaggio della lunga battaglia necessaria a spezzare la spirale del “particolarismo”. Sul terzo punto, si è fatto uno sforzo importante per spostare risorse verso interventi cruciali per la riqualificazione del tessuto urbano (manutenzione delle strade e delle scuole, verde pubblico), per mantenere i livelli attuali di fornitura dei servizi pubblici senza aggravi di costo per gli utenti e per sostenere i ceti più colpiti dalla crisi. Va anche apprezzata la scelta di affrontare il nodo dell’efficienza della macchina amministrativa con alcune azioni mirate (turn-over del personale, revisione dei meccanismi per i conferimenti alle società partecipate, ecc.). Sono interventi di cui non va sottovalutata l’importanza nell’ottica della costruzione delle precondizioni di un progetto di sviluppo.
Ma la parte più rilevante dell’opera è tutta di là da venire. Qualunque sforzo di “ingegneria finanziaria” risulterà vano se le istituzioni non forniranno agli attori sociali stimoli adeguati ad indurli a cooperare alla riuscita del progetto. Le migliori energie della città sono state in questi anni indotte alla fuga o deviate, da un perverso sistema di incentivi, dall’investimento nel saper fare economico all’investimento nella ricerca di posizioni di rendita. Riconvertire queste energie verso un progetto di sviluppo sarà impresa ardua. Occorrerà “bonificare” risolutamente i meccanismi di allocazione delle risorse (mercato e autorità pubbliche), ricostituendo quel nesso tra mobilità sociale e apporto al benessere collettivo che Adam Smith considerava la “chiave” della ricchezza delle nazioni.
Da anni i cittadini di Napoli si chiedono se la loro classe dirigente abbia immaginazione e coraggio adeguati a progettare il futuro, dove con la parola “futuro” intendo un’epoca molto più lontana della prossima scadenza elettorale. Confesso il mio scetticismo, ma non nascondo qualche residua speranza.

Ho molto apprezzato l'articolo di Salvatore D'Acunto, professore di economia politica alla Seconda Università di Napoli. Mi pare un contributo serio alla riflessione sulla manovra finanziaria del Comune per il 2009.
Riccardo Realfonzo
assessore al bilancio e alla programmazione economica del Comune di Napoli