venerdì, marzo 24, 2017

A 37 anni dall'assassinio di Mons. Romero. “Se mi uccideranno – aveva detto – risorgerò nel popolo salvadoregno”

A 37 anni dall'assassinio di Mons. Romero, pubblichiamo questa bella pagina per ricordare Oscar Romero a cui tanti nostri circoli sono intitolati.


“Se mi uccideranno – aveva detto – risorgerò nel popolo salvadoregno”


    Oscar Romero rappresenta la storia di un'altra Chiesa, meno conosciuta, non quella della gerarchia, ma quella che ha sposato, in nome di Dio, la causa degli oppressi, lottando e morendo al loro fianco.

    Uomo di cultura, Oscar Romero riceve la sua formazione accademica presso la Pontificia Università Gregoriana.

    «L’oligarchia –dichiarava Romero– vedendo che incombe il pericolo di perdere il completo dominio che ha sugli investimenti e sull’esportazione agroalimentare, e il monopolio sulla terra, difende i suoi egoistici interessi, non con ragioni, non con l’appoggio popolare, ma con l’unica cosa che ha: il denaro, che le permette di acquistare armi e pagare mercenari che massacrano il popolo e soffocano ogni legittima espressione che chieda giustizia e libertà».

    Nota lasciata a Paolo VI da Romero durante l'udienza concessagli il 24 giugno 1978: "Lamento, Santo Padre, che nelle osservazioni presentatemi qui in Roma sulla mia condotta pastorale prevale un'interpretazione negativa che coincide esattamente con le potentissime forze che là, nella mia arcidiocesi, cercano di frenare e screditare il mio sforzo apostolico",

    Scrive Oscar Romero “Uno non deve mai amarsi al punto da evitare ogni possibile rischio di morte che la storia gli pone davanti. Chi cerca in tutti i modi di evitare un simile pericolo, ha già perso la propria vita”.

    Il 14 febbraio 1978 riceve la laurea Honoris Causa dall'Università di Georgetown.
    Nel 1979 è candidato al premio Nobel per la pace.
    Nel febbraio 1980 riceve la laurea Honoris Causa dall'Università di Lovanio.
    In occasione del viaggio in Europa per ritirare quest'ultima laurea, incontra Giovanni Paolo II e gli comunica le proprie preoccupazioni di fronte alla terribile situazione che il suo paese sta attraversando.

    Omelia del 23 marzo nella quale mons. Romero si rivolge agli uomini delle forze armate.
    Traduzione in italiano:

    "Vorrei rivolgere un invito particolare agli uomini dell’esercito... Fratelli, appartenete al nostro stesso popolo, uccidete i vostri fratelli contadini; ma davanti ad un ordine di uccidere che viene da un uomo deve prevalere la legge di Dio che dice: NON UCCIDERE... Nessun soldato è obbligato ad obbedire ad un ordine che sia contro la legge di Dio... Una legge immorale nessuno deve adempierla. È ora, ormai, che recuperiate la vostra coscienza e obbediate anzitutto ad essa, piuttosto che all’ordine del peccatore. La Chiesa, che difende i diritti di Dio, della legge di Dio, della dignità umana, della persona, non può rimanere in silenzio di fronte a così grande abominazione. Vogliamo che il governo si renda conto sul serio che non servono a niente le riforme se sono macchiate con tanto sangue… In nome di Dio, dunque, e in nome di questo popolo sofferente i cui lamenti salgono al cielo sempre più tumultuosi, VI SUPPLICO, VI PREGO, VI ORDINO IN NOME DI DIO: BASTA CON LA REPRESSIONE!”.

    La sera del 24 marzo alle 18.30 nella cappella della Divina Provvidenza Romero terminò la sua breve omelia. Prese il corporale per stenderlo sull'altare ed in quell'attimo si udì uno sparo. Romero cadde di schianto. Il colpo venne dal lato occidentale della Cappella dell'Ospedale, dove l'Arcivescovo risiedeva con i più poveri e abbandonati. Il proiettile penetrò all'altezza del cuore, senza però toccarlo. Era un proiettile esplosivo. Provocò una emorragia diffusa. Il colpo fu preceduto da tre flash del fotografo che si era installato sul pulpito. Al terzo flash il colpo, che a molti parve lo scoppio di una lampadina. Passato il primo momento di stupore, alcune religiose ed altre persone cercarono di aiutarlo. Madre Juanita prese in grembo la testa di Monsignore e gli levò la stola dal collo.

    Le sue ultime parole sono registrate da una suora presente alla messa.

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