sabato, marzo 21, 2015

«La corruzione puzza! Negare il lavoro provoca delinquenza»

A Scampia Papa Francesco denuncia «inadempienze, ritardi, omissioni della www.lastampa.it
21/03/2015



«La corruzione puzza, il male ruba la speranza a Napoli». Alza la voce. Invoca accoglienza e dignità per gli immigrati che non sono cittadini di serie B. E «undici ore di lavoro per seicento euro e senza contributi per la pensione. Tutto ciò è schiavitù, non è cristiano, non dobbiamo restare in silenzio». 



Francesco denuncia un sistema economico che «scarta i giovani e li priva del lavoro, della possibilità di portare il pane a casa». E «questa mancanza di lavoro ruba la dignità». Parla a braccio, interrotto da continui applausi e grida di approvazione. «Il vostro arcivescovo mi ha minacciato, non potevo non venire a Napoli»,  scherza Francesco con i fedeli. Significativamente Francesco ha aperto la sua visita a Napoli proprio dal quartiere in cui, nell'ormai lontano 1990 (dal 9 novembre al 13 novembre), Giovanni Paolo II, iniziò la sua visita nella diocesi partenopea. Nel corso degli anni Scampia è diventata un luogo simbolo della Chiesa impegnata in prima linea. Nel luglio del 2006 l'attuale arcivescovo di Napoli, Crescenzio Sepe, ha fatto l'ingresso in città visitando proprio Scampia, difficile e degradato quartiere della periferia nord di Napoli. 



Francesco ha incontrato la popolazione e le varie categorie sociali in rappresentanza del mondo della cultura, della legalità, dei professionisti, della realtà del lavoro, degli emarginati e dei migranti. Dopo l'indirizzo di saluto del cardinale Sepe, il sindaco ha consegnato al Papa le chiavi della città. Hanno preso la parola un immigrato della comunità delle Filippine, un lavoratore e il presidente della Corte d'Appello di Napoli, Antonio Bonaiuti. «Padre Santo lei toccherà con mano la nostra realtà, così com'è, bella e meravigliosa, ma anche ferita e dolente per tanti mali che l'affliggono, come l'illegalità malavitosa e camorristica»', ha evidenziato il cardinale Sepe. 



«Voi appartenete a un popolo dalla lunga storia, attraversata da vicende complesse e drammatiche. La vita a Napoli non è mai stata facile, però non è mai stata triste! È questa la vostra grande risorsa: la gioia, l'allegria», ha detto Francesco nel suo discorso in piazza Giovanni Paolo II. «Il cammino quotidiano in questa città, con le sue difficoltà e i suoi disagi e talvolta le sue dure prove - ha proseguito - produce una cultura di vita che aiuta sempre a rialzarsi dopo ogni caduta, e a fare in modo che il male non abbia mai l'ultima parola». Infatti, è «la speranza, lo sapete bene, questo grande patrimonio, questa 'leva dell'anima', tanto preziosa, ma anche esposta ad assalti e ruberie», ha aggiunto il Pontefice. 



«La corruzione puzza, la società corrotta puzza e un cristiano che fa entrare dentro di sé la corruzione non è cristiano, puzza», afferma. A proposito degli immigrati, afferma: «I migranti non sono umani di seconda classe: sono cittadini, sono figli di Dio, sono migranti come noi, perché tutti noi siamo migranti verso un'altra patria». Riferendosi al passaggio sulla corruzione nell'intervento del magistrato, il Papa ha detto a braccio che «ae noi chiudiamo la porta ai migranti, se noi togliamo il lavoro e la dignità alla gente, come si chiama questo? Si chiama corruzione e tutti noi abbiamo la possibilità di essere corrotti. Nessuno di noi può dire "io mai sarò corrotto". No - ha proseguito -, è una tentazione, è uno scivolare verso gli affari facili, verso la delinquenza dei reati, verso la corruzione». 



«Quanta corruzione c'è nel mondo - ha aggiunto il Pontefice -: è una parola brutta, perché una cosa corrotta è una cosa sporca. Se noi troviamo un animale che è corrotto è brutto, puzza. La corruzione puzza e la società corrotta puzza, e un cristiano che fa entrare dentro di sé la corruzione non è cristiano, puzza». Al termine del discorso, Bergoglio ha anche invitato a «andare avanti nella pulizia della propria anima, nella pulizia della città, nella pulizia della società, perché non ci sia quella puzza della corruzione». Quindi Francesco ha benedetto i fedeli, con la frase in napoletano solitamente pronunciata dall'arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe: «A Maronna v'accumpagne». La folla ha salutato con un lungo applauso. 
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