martedì, ottobre 07, 2008

Sviluppo Italia Campania: Interpellanza di Francesco Pionati


Atto CameraInterpellanza 2-00161 presentata da FRANCESCO PIONATI lunedì 6 ottobre 2008, seduta n.061
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere - premesso che: l'articolo 1, commi 460 e 461, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, (legge finanziaria 2007) aveva previsto che il gruppo societario facente capo a Sviluppo Italia Spa (società pubblica le cui quote sono interamente possedute dal Ministero dell'economia e delle finanze) fosse investito di un processo di ristrutturazione che, oltre al mero cambio di denominazione in «Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa Spa», doveva rilanciarne il ruolo e le funzioni al servizio del Governo per lo sviluppo e il rilancio dell'economia, soprattutto nelle aree più deboli del Paese, in particolare al fine di costituire una moderna agenzia pubblica in grado di ridare competitività al sistema Paese e promuovere l'attrazione degli investimenti esteri; l'articolo 1, comma 461, della medesima legge finanziaria disponeva altresì che la società predisponesse entro il 31 marzo 2007 un piano di riordino e di dismissione delle proprie partecipazioni societarie nei settori non strategici di attività, prevedendo che entro il 30 giugno 2007 il numero delle società controllate fosse ridotto a non più di tre; il medesimo comma disponeva inoltre che per le società regionali (di fatto filiali operative sul territorio della stessa Sviluppo Italia) si dovesse procedere d'intesa con le Regioni interessate anche mediante la cessione a titolo gratuito delle relative partecipazioni alle stesse Regioni o altre amministrazioni pubbliche; nei primi mesi del 2007 veniva designato quale amministratore delegato del gruppo il dottor Domenico Arcuri, manager proveniente dal settore della consulenza privata; il Ministero per lo sviluppo economico del precedente Governo, onorevole Pierluigi Bersani, con direttiva del 27 marzo 2007 disponeva, in merito al trasferimento delle società regionali, che «L'Agenzia dovrà promuovere la cessione alle Amministrazioni regionali delle partecipazioni nelle società regionali, al fine di consentirne il controllo da parte delle medesime amministrazioni. Per agevolare tale processo l'Agenzia potrà garantire, con contratti pluriennali, alle società regionali cedute, lo svolgimento di quei determinati servizi che già attualmente vengono svolti dalle medesime società, individuando le più opportune forme atte ad assicurare la continuità nella qualità dei predetti servizi. Le società regionali potranno così continuare a rivestire il ruolo di terminali di specifiche attività ad elevato contenuto territoriale e locale»; l'amministratore delegato del gruppo elaborava nel mese di luglio 2007 un Piano di riordino e dismissioni che contemplava, entro il 31 dicembre 2007, il passaggio alle regioni interessate delle società regionali; per poter consentire il completamento delle attività connesse alla cessione delle partecipazioni societarie alle Regioni tale termine era stato poi differito al 31 dicembre 2008 dall'articolo 28 del decreto-legge n. 248 del 2007, il quale disponeva altresì che le società regionali continuassero a svolgere le attività previste dai contratti di servizio con la società, relativi ai titoli I e II del decreto legislativo n. 185 del 2000 (incentivi in favore dell'autoimprenditorialità e dell'autoimpiego) e vigenti all'atto del loro trasferimento alle Regioni, fino al subentro di quest'ultime nell'esercizio delle funzioni svolte dall'Agenzia in relazione agli interventi di cui ai medesimi titoli; le principali misure agevolative gestite dalla ex Sviluppo Italia, tra cui quelle di cui al decreto legislativo n. 185 del 2000, hanno dato concrete prospettive di lavoro autonomo a molte decine di migliaia di giovani, in particolare nelle regioni del Sud Italia, contribuendo in maniera determinante a superare il gap esistente con le altre Regioni, specie riguardo all'accesso al credito di impresa; tali misure sono state negli ultimi quindici anni la grande novità nelle politiche a favore dell'occupazione giovanile ed hanno avuto una fondamentale ricaduta anche in termini sociali, consentendo il superamento delle politiche economiche puramente assistenziali; la capogruppo Sviluppo Italia Spa (ora Invitalia Spa) ha operato sinora, quasi esclusivamente, come mero intermediario, trasferendo commesse governative alle società regionali attraverso contratti che prevedevano notevoli margini a favore della stessa capogruppo, la quale ha di fatto operato quale main contractor lucrando sul lavoro operativo delle controllate regionali; la società capogruppo e le altre società controllate con sede a Roma hanno un enorme carico di personale, pari a oltre 1.000 dipendenti, il cui costo è stato possibile sostenere grazie unicamente ai proventi sul capitale finanziario detenuto e ai margini di ricarico sulle commesse governative trasferite alle società regionali; in particolare si sottolinea che per il solo anno 2007 l'ammontare dei ricavi di Invitalia Spa (già Sviluppo Italia Spa) relativi ad esempio alla commessa decreto legislativo n. 185 del 2000 sono stati pari a 41.373 migliaia di euro, mentre i costi connessi alla gestione della stessa commessa e ribaltati da tutte le società regionali, sono stati pari a 21.460 migliaia di euro, con un margine positivo per l'Agenzia di 19.913 migliaia di euro pari a circa il 93 per cento; i dipendenti delle società regionali sono, invece, in totale circa 400 distribuiti su 17 regioni; il Governo, anche in recenti incontri con i vertici dell'Agenzia, le rappresentanze sindacali e le amministrazioni regionali, avrebbe manifestato forti dubbi sulla possibilità di rifinanziamento di alcuni dei principali strumenti agevolativi e in particolare dei Titoli I e II del decreto legislativo n. 185 del 2000 -: se il Governo sia a conoscenza che il Consiglio di amministrazione di Invitalia Spa ha già deliberato nel corso dell'anno 2007, la messa in liquidazione di alcune delle società regionali del gruppo; se intenda di fatto ridimensionare le forme di intervento pubblico nell'economia, in particolare nelle regioni del Sud, rinunciando ad una fondamentale presenza a sostegno delle politiche di sviluppo; se ritenga opportuno rifinanziare in misura adeguata, per i prossimi anni, gli strumenti agevolativi sopra citati o altre misure congrue con le nuove priorità di sviluppo del Mezzogiorno, a sostegno dell'economia e della cultura di impresa, il che consentirebbe, con il contributo delle amministrazioni regionali, il mantenimento dell'attuale livello occupazionale; se il Ministro dello sviluppo economico, anche in considerazione dei nuovi scenari che si vanno delineando nei rapporti tra Stato e Regioni, non ritenga opportuno emanare apposita nuova direttiva che riveda quanto già disposto dal Ministro Bersani e che allo stato attuale appare difficilmente praticabile; se il Ministro dello sviluppo economico, d'intesa con il Ministro dell'economia e delle finanze, non ritenga opportuno che un'eventuale nuova direttiva preveda la trasformazione di tutte le società regionali ancora esistenti in uffici locali sul territorio dell'Agenzia nazionale, che potrà così meglio adempiere ai propri compiti, con tutto il personale già presente e operante sul territorio ed eventualmente formato per il conseguimento delle nuove missioni della società; se il Governo non ritenga opportuno, qualora la forma giuridica della società per azioni mal si adatti ad un'Agenzia pubblica ed alle sue articolazioni territoriali, porre in essere le procedure per la trasformazione in Agenzia governativa ai sensi dell'articolo 8 del decreto legislativo n. 300 del 1999 quale ente strumentale del Governo e al servizio di tutte le amministrazioni pubbliche; data l'importanza e l'efficienza delle società regionali all'interno del gruppo Invitalia, quali iniziative intenda adottare affinché si definisca al più presto il riassetto delle società regionali, in accordo con la salvaguardia dei livelli occupazionali evitando così la dispersione di risorse umane e professionali che hanno determinato importanti risultati per l'economia del Paese ed in particolare del Sud Italia, così come dimostrano i dati.
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