lunedì, settembre 15, 2008

Napoli e Campania: Bossa: a Nicolais dico, nel Pd non alimentare certe vecchie logiche

Scritto da Simona Brandolini da il Corriere del Mezzogiorno
Onorevole Bossa, è reduce dal processo a Giovanna d'Arco di cui è stata la protagonista. Ci vorrebbe una Giovanna d'Arco anche per il Pd napoletano?
«Giovanna d'Arco fece ritornare la corona di Francia in mano ai francesi, lottò per questo. A Napoli non so se la pulzella ce la farebbe mai a mettere d'accordo le due anime del Pd troppo divise. È ormai un discorso antico e incancrenito. Mi fa tristezza il fatto che ci sia gente che non si saluta più, si è perso anche lo spirito di guardare ai problemi in modo oggettivo. Si parte molto dai destini individuali e non dai collettivi. Questo è un male: qui ha comandato un gruppo che ha accentrato tutto quello che poteva nelle sue mani. Sconsolante. Io sono stata un po' fuori dalla mischia perché viene spontaneo un disincanto: non sai da che parte iniziare».
Iniziamo dal tesseramento. Ancora una volta Napoli è diventata un caso politico nazionale. Non ci si poteva pensare prima?
«Sono stata l'unica a intervenire quando a Torre Annunziata si sono fatte le primarie per il direttivo cittadino. Si è scatenata la bagarre. In un seggio in particolare sono entrati persino con i motorini, un clima pesante. Un pomeriggio di un giorno da cani.
Diramai un comunicato dicendo: attenzione lì stanno accadendo cose assurde. La risposta piccata dell'allora segretaria provinciale, Emma Giammattei, fu che io volevo ciurlare nel manico. Quando sono arrivati i ricorsi ci si è accorti che quello che avevo contestato era vero. Torre è un caso in sospeso, Visciano è il secondo».
Come spiega il fatto che in un piccolo paese come Visciano che ha dato 700 voti al Pd, ora ci sia il record di iscritti, cioè 613?
«Quei numeri me li spiego con la logica della faida. A Visciano ci sono due gruppi che si sono affrontati e ognuno vuole prevalere sull'altro. È la lotta tra fazioni contrapposte. Io perciò sogno un partito senza tessere. Ci sono state le primarie? Si scelga così il gruppo dirigente. Siamo invece alle solite».
Ma siccome, pare, il Pd sarà un partito di iscritti, non ci dovrebbero essere delle regole?
«Sono d'accordo con Follini: bisogna mettere un limite oltre il quale non andare. Altrimenti la prossima volta qualcuno occuperà le sezioni e chissà cos'altro. Io in Campania per due anni avrei sospeso il tesseramento, giusto per far decantare la situazione, per non assistere a vecchi riti. Se fossi il segretario lo farei».
Lei parla di vecchi riti e di una classe politica che sino ad ora ha avuto potere. Ma in questo momento al vertice del Pd napoletano c'è un cosiddetto uomo nuovo, Gino Nicolais, che lei ha sostenuto, no?
«In politica si parla di fatti, di cose da realizzare, di programmi, di capacità di prevedere il futuro e disegnare scenari. È successo tutto questo a Napoli? Non credo proprio. Ci si aspetterebbe che anche di fronte alle difficoltà dei governi locali, di fronte alla sconfitta pesante non solo alle politiche ma anche alle amministrative, se ne discutesse ».
Dunque Nicolais?
«Nicolais è il segretario provinciale, ha avuto la fiducia di tanti di noi e rispetto alla fiducia e alle attese deve parlare il linguaggio della verità, rispetto alla crisi regionale e napoletana. Deve dire da che cosa dobbiamo cominciare. È evidente che non ci può essere un solo uomo al comando ma lui non parlerebbe a titolo personale, è leader di un gruppo dirigente che si deve impegnare a esprimere un giudizio e dire cosa fare. L'assemblea programmatica è necessaria e forse da lì possiamo ripartire».
C'è un po' di delusione delle sue parole?
«In tutti questi mesi sono stata leale sostenitrice di Nicolais, ma non si può sbandierare il superamento di vecchie logiche e poi alimentarle. Il mio silenzio di questi mesi è dovuto a questo e al rispetto che ho nei confronti di chi ci ha votati ed è già deluso».
Ma lei che ne pensa dell'assedio a Palazzo San Giacomo da parte di alcuni esponenti del Pd, di imprenditori e di intellettuali?
«Non riesco a capire quale sia la differenza tra Comune e Regione, perché uno becca l'insufficienza e l'altro no? C'è un giudizio pesante sull'intera classe politica che ha diretto la baracca. Leggo che la Regione ha in un certo senso commissariato il Comune. Se la giunta Iervolino era così incapace, perché Bassolino non lo ha fatto prima? Buttare fango solo sulla sindaca ora è un modo per sfuggire ad altre responsabilità. Non mi piace. Il giudizio negativo è generale, Bassolino continua a perdere consensi, quindi che senso ha che uno resti e l'altro se ne vada? Mi pare ci sia una sorta di accanimento terapeutico, ma tanto saranno gli elettori a staccare la spina. Non sento un cittadino contento delle cose che fanno. Altro che feste varie, bisognerebbe inventare il forum della normalità».
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