mercoledì, novembre 30, 2011
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martedì, novembre 29, 2011
Il governo Monti: le nuove nomine (foto e curriculum)
Ministri, vice ministri e sottosegretari: così il premier Mario Monti ha completato la squadra di governo.
In alto da sinistra i tre nuovi viceministri nominati nella serata del 28 novembre 2011 dal Consiglio dei Ministri: il viceministro al Tesoro, Vittorio Grilli, il viceministro allo Sviluppo, Mario Ciacca, il viceministro al lavoro, Michel Martone, a soli 37 anni.
Nella fila di mezzo cinque sottosegretari: da sinistra Antonio Malaschini, Andrea Zoppini, Carlo Malinconico, Paolo Peluffo, Steffan De Mistura.
Nella fila in basso, da sinistra a destra, altri cinque sottosegretari: Marta Dassu', Adelfio Elio Cardinale, Carlo De Stefano, Giovanni Ferrara, Roberto Cecchi (foto Ansa)
Grilli lascia il Tesoro e si riduce
lo stipendio del 70 per cento
ROBERTO GIOVANNINI
ROMACi sono persone sperimentate come Vittorio Grilli, nella squadra dei viceministri e sottosegretari dei ministeri economici. Ma sicuramente faranno discutere le nomine degli altri due viceministri: Mario Ciaccia, dirigente di Biis (una controllata di Banca Intesa) fortemente voluto da Corrado Passera, e Michel Martone, rampante e giovane giuslavorista che ritiene l’articolo 18 un «tabù che resiste alla tempesta».
Ma cominciamo dal ministero dell’Economia. Viceministro, e certamente con un ruolo molto importante sarà Vittorio Grilli, 54 anni. Un curriculum impressionante, quello del bocconiano e «milanese» che Umberto Bossi e Giulio Tremonti volevano governatore di Bankitalia, e che dal 2005 siede sulla poltrona di Direttore Generale del Tesoro, fortemente valorizzato proprio dall’ex ministro di Sondrio, anche se ha collaborato anche con Tommaso PadoaSchioppa. Da oggi però Grilli percepirà solo lo stipendio da viceministro, rinunciando al 70% dei suoi emolumenti: si metterà in aspettativa.
Con lui e il ministro ad interim Monti collaboreranno come sottosegretari due persone da tempo presenti nel dibattito di politica economica. Il primo è Vieri Ceriani, romano, 61 anni: da una vita in Banca d’Italia a occuparsi di fisco, nel 1996 è diventato il regista delle riforme varate da Vincenzo Visco. Tornato a Bankitalia, ne ha guidato il servizio rapporti fiscali, e di recente ha coordinato il comitato voluto da Tremonti per mappare l’erosione e le agevolazioni tributarie. Gianfranco Polillo, già capo del Servizio di bilancio della Camera, socialista riformista approdato al centrodestra, dal 2002 al 2004 è stato responsabile economico della Presidenza del Consiglio.
Al ministero del Lavoro arriva un viceministro di 37 anni: è Michel Martone, docente di diritto del Lavoro alla Luiss, da un po’ di tempo ospite fisso (ed efficace) dei talkshow politici tv. Martone, consulente di Renato Brunetta al ministero dell’Innovazione, propone un aggressivo riformismo per abbattere i «veto player» che difendono il «mito» dell’articolo 18 «alimentando la precarietà». Sempre al lavoro, come sottosegretario, sbarca Maria Cecilia Guerra, 54 anni, direttore del dipartimento di Economia Politica a Modena, che per la verità si è fatta luce soprattutto occupandosi di politiche fiscali, criticando le scelte di Tremonti (a partire dai condoni) dalla «voce.info».
Infine, lo Sviluppo Economico. Un duro corsivo del «Corriere della Sera» non ha scoraggiato Passera nel nominare viceministro Mario Ciaccia, amministratore delegato di Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo, il braccio operativo di Intesa Sanpaolo nel finanziamento delle grandi opere. Già magistrato della Corte dei Conti e capo di gabinetto alle Poste e ai Beni Culturali, Ciaccia opera dal 2002 in Banca Intesa. Tre invece sono i sottosegretari. Claudio De Vincenti, 63 anni, è docente di Economia Pubblica alla Sapienza, e in qualità di esperto di servizi pubblici ha collaborato strettamente durante l’ultimo governo Prodi con Visco alle Finanze e Fioroni alla Salute; autore di un diffuso manuale di economia è membro di due «pensatoi» di centrosinistra come Nens (il centro di Bersani) e Astrid (quello di Franco Bassanini).
Massimo Vari, nato nel 1937, è stato vicepresidente della Corte Costituzionale, e attualmente è Presidente di Sezione della Corte dei Conti. Guido Improta, infine, è stato nominato sottosegretario con delega specifica alle Infrastrutture. Da registrare, infine, la nomina a sottosegretario all’Ambiente di Tullio Fanelli, ingegnere nucleare, componente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas dal dicembre 2003 e consigliere di amministrazione del GRTN, il Gestore della rete di trasmissione di energia.
http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/432238/

In alto da sinistra i tre nuovi viceministri nominati nella serata del 28 novembre 2011 dal Consiglio dei Ministri: il viceministro al Tesoro, Vittorio Grilli, il viceministro allo Sviluppo, Mario Ciacca, il viceministro al lavoro, Michel Martone, a soli 37 anni.
Nella fila di mezzo cinque sottosegretari: da sinistra Antonio Malaschini, Andrea Zoppini, Carlo Malinconico, Paolo Peluffo, Steffan De Mistura.
Nella fila in basso, da sinistra a destra, altri cinque sottosegretari: Marta Dassu', Adelfio Elio Cardinale, Carlo De Stefano, Giovanni Ferrara, Roberto Cecchi (foto Ansa)
Grilli lascia il Tesoro e si riduce
lo stipendio del 70 per cento
Ci sono persone sperimentate come Vittorio Grilli, nella squadra dei viceministri e sottosegretari dei ministeri economici. Ma sicuramente faranno discutere le nomine degli altri due viceministri: Mario Ciaccia, dirigente di Biis (una controllata di Banca Intesa) fortemente voluto da Corrado Passera, e Michel Martone, rampante e giovane giuslavorista che ritiene l’articolo 18 un «tabù che resiste alla tempesta».
Ma cominciamo dal ministero dell’Economia. Viceministro, e certamente con un ruolo molto importante sarà Vittorio Grilli, 54 anni. Un curriculum impressionante, quello del bocconiano e «milanese» che Umberto Bossi e Giulio Tremonti volevano governatore di Bankitalia, e che dal 2005 siede sulla poltrona di Direttore Generale del Tesoro, fortemente valorizzato proprio dall’ex ministro di Sondrio, anche se ha collaborato anche con Tommaso PadoaSchioppa. Da oggi però Grilli percepirà solo lo stipendio da viceministro, rinunciando al 70% dei suoi emolumenti: si metterà in aspettativa.
Con lui e il ministro ad interim Monti collaboreranno come sottosegretari due persone da tempo presenti nel dibattito di politica economica. Il primo è Vieri Ceriani, romano, 61 anni: da una vita in Banca d’Italia a occuparsi di fisco, nel 1996 è diventato il regista delle riforme varate da Vincenzo Visco. Tornato a Bankitalia, ne ha guidato il servizio rapporti fiscali, e di recente ha coordinato il comitato voluto da Tremonti per mappare l’erosione e le agevolazioni tributarie. Gianfranco Polillo, già capo del Servizio di bilancio della Camera, socialista riformista approdato al centrodestra, dal 2002 al 2004 è stato responsabile economico della Presidenza del Consiglio.
Al ministero del Lavoro arriva un viceministro di 37 anni: è Michel Martone, docente di diritto del Lavoro alla Luiss, da un po’ di tempo ospite fisso (ed efficace) dei talkshow politici tv. Martone, consulente di Renato Brunetta al ministero dell’Innovazione, propone un aggressivo riformismo per abbattere i «veto player» che difendono il «mito» dell’articolo 18 «alimentando la precarietà». Sempre al lavoro, come sottosegretario, sbarca Maria Cecilia Guerra, 54 anni, direttore del dipartimento di Economia Politica a Modena, che per la verità si è fatta luce soprattutto occupandosi di politiche fiscali, criticando le scelte di Tremonti (a partire dai condoni) dalla «voce.info».
Infine, lo Sviluppo Economico. Un duro corsivo del «Corriere della Sera» non ha scoraggiato Passera nel nominare viceministro Mario Ciaccia, amministratore delegato di Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo, il braccio operativo di Intesa Sanpaolo nel finanziamento delle grandi opere. Già magistrato della Corte dei Conti e capo di gabinetto alle Poste e ai Beni Culturali, Ciaccia opera dal 2002 in Banca Intesa. Tre invece sono i sottosegretari. Claudio De Vincenti, 63 anni, è docente di Economia Pubblica alla Sapienza, e in qualità di esperto di servizi pubblici ha collaborato strettamente durante l’ultimo governo Prodi con Visco alle Finanze e Fioroni alla Salute; autore di un diffuso manuale di economia è membro di due «pensatoi» di centrosinistra come Nens (il centro di Bersani) e Astrid (quello di Franco Bassanini).
Massimo Vari, nato nel 1937, è stato vicepresidente della Corte Costituzionale, e attualmente è Presidente di Sezione della Corte dei Conti. Guido Improta, infine, è stato nominato sottosegretario con delega specifica alle Infrastrutture. Da registrare, infine, la nomina a sottosegretario all’Ambiente di Tullio Fanelli, ingegnere nucleare, componente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas dal dicembre 2003 e consigliere di amministrazione del GRTN, il Gestore della rete di trasmissione di energia.
http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/432238/
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sabato, novembre 26, 2011
la motonave Rosalia D'Amato liberata dopo 7 mesi. Soddisfazione a Procida

Pirati, sindaco di Procida: ''Felici per liberazione nave Rosalia D'Amato''
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venerdì, novembre 25, 2011
Addio seconda classe: sul Frecciarossa Napoli-Roma si viaggia in 4 livelli

RESTA DA CAPIRE QUANDO LO «SCATTO» RIGUARDERA' ANCHE I TRENI DEI PENDOLARI
Le categorie di servizio:standard, premium, business, executive. Prezzi invariati o più bassi per il livello base
NAPOLI - Fino ad oggi i viaggiatori si dividevano in due categorie: quelli di prima e quelli di seconda classe. I primi, molto spesso acquirenti dell'oneroso tagliando per ragioni di status symbol; tutti gli altri in seconda (Fantozzi viaggiava anche in terza...). Ma da domani venerdì 25 novembre prima e seconda classe non ci saranno più, almeno sui Frecciarossa, i convogli di punta della flotta delle Fs: arrivano i «livelli di servizio». Quattro: standard, premium, business ed executive. La novità è stata comunicata dall'ad di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti.
NIENTE STANGATA (PER ORA) - La rivoluzione in casa Trenitalia non si trasformerà, a quanto pare, in una stangata per i viaggiatori.
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Chi comprerà un biglietto per viaggiare su un treno Frecciarossa da Roma a Miliano con un servizio «standard», il livello più basso, pagherà tra il 5 e il 6 per cento in meno di chi fino ad ora acquistava un biglietto di seconda classe. Sulla tratta Roma -Milano si pagherà infatti al massimo 86 euro (oggi invece il costo è di 91 euro). Chi sceglierà invece la categoria «premium» di fatto viaggerà come con la vecchia prima classe, con sedili messi quasi tutti a salottino, giornale e con la possibilità di sorseggiare un drink di benvenuto. Il prezzo massimo del biglietto è di 100 euro mentre la tariffa mini è di 70 euro: 16 euro in meno dell'attuale prima classe.
I PASSEGGERI DELUXE - La categoria «business» ha lo stesso prezzo della prima classe (116 euro con tariffa minima a 81) ma lo spazio a disposizione di ogni passeggero è di 1 metro quadro. Le poltrone inoltre sono più ampie e c'è più spazio per i bagagli. Nella business infine c'è «l'area silenzio» dove è vietato usare il cellulare. Il top del viaggio invece è in «executive»: otto posti singoli con 2,2 metri quadri a disposizione, schienale reclinabile e poggiagambe per poter anche schiacciare un sonnellino. Pasto gourmet firmato Vissani servito al posto, open bar e sala meeting a disposizione. Prezzo senza riduzioni: 200 euro.
E I TRENI DEI PENDOLARI? - Resta da capire ora come ci si regolerà con i convogli interregionali che trasportano soprattutto pendolari: se si passerà o meno dai livelli «stalla» o «treno merci» al superiore e agognatissimo livello «Restiamo umani».
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Il ministro Riccardi tra gli immigrati di Villa Literno e Castel Volturno

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mercoledì, novembre 23, 2011
Assemblea lavoratrici straniere migranti a Genova con le ACLI, Acli Colf e FAP ACLI
domenica, novembre 20, 2011
la risposta di Somma Vesuviana a Lisbona
giovedì, novembre 17, 2011
Napoli: le ACLI del Rione Alto per una nuova qualità dell'ambiente e della città-

CIRCOLO ACLI ORIZZONTI
Per un Rione alto Pulito
LO SCOPO DELL’INIZIATIVA E' QUELLO DI CREARE UN GRUPPO CIVICO PERMANENTE AL FINE DI MONITORARE IL RIONE ALTO E, ALLO STESSO TEMPO, SENSIBILIZZARE I SUOI ABITANTI.
A NESSUNO DI NOI, INFATTI, PIACE CAMMINARE TRA CARTACCE, BOTTIGLIE DI PLASTICA, “RICORDI” DI CANE E “MUNNEZZA” VARIA!!
CON UN PO' DI BUONA VOLONTA' E LASCIANDO DA PARTE NEGLIGENZA, LAMENTELE ED INDIFFERENZA CONTRIBUIAMO ANCHE NOI A RENDERE PIU' VIVIBILE L'AMBIENTE CHE CI CIRCONDA....LA NOSTRA STESSA CASA!
APPUNTAMENTO IN PIAZZETTA TOTO’ DOMENICA 27 NOVEMBRE ORE 10,00
Per non far sì che il "giardinetto" diventi un gabinetto
Accetta l'invito e porta un amichetto
Scopa,paletta e una busta dovrai portare
se una mano ci vuoi dare...
Aiutaci anche tu a ripulire una zona comune del nostro quartiere,è un piccolo passo per un gran cambiamento.
Vi aspettiamo numerosi!!! :D
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LA CRISI E GLI ANZIANI interventi immediati e di medio-lungo periodo
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martedì, novembre 15, 2011
Napoli: 12 ARTISTI UNA SOLA OPERA
Etichette: Comunità di Sant’Egidio
domenica, novembre 13, 2011
Natale povero a San Gregorio si risparmia pure sul presepe
(13 novembre 2011)
Etichette: presepe
Un cittadino al servizio del Paese Il programma di Monti: efficacia e urgenza, crescita e rigore
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Abito in Italia ma vorrei aderire a un fondo complementare estero. È possibile? Cosa comporta?
| Previdenza complementare anche di fonte estera | ![]() | ![]() | ![]() |
Sì, è possibile aderire sia a fondi complementari italiani sia a fondi stranieri. Nel secondo caso è però necessario prestare attenzione in quanto le forme di previdenza complementare organizzate o gestite da società ed enti di diritto estero costituiscono attività estere di natura finanziaria da indicare nella Sezione II del modulo RW del modello Unico in quando potenzialmente produttive di redditi di fonte estera imponibili in Italia. I contributi a deducibilità ordinaria versati alle forme pensionistiche complementari, collettive o individuali, si deducono dal reddito complessivo del contribuente, per un importo non superiore ad euro 5.164,57. Nel caso dei dipendenti pubblici, invece, oltre al tetto di 5.164,57 euro operano altri due limiti di deducibilità dei contributi ai fondi pensione e cioè il 12% del reddito e il doppio della quota di Tfr destinato al fondo. Sono deducibili i contributi versati alle forme pensionistiche complementari di fonte estera ma solo se versati alle forme pensionistiche complementari istituite negli Stati membri dell’Unione europea e negli Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo che sono inclusi nella lista di cui al decreto del ministro delle Finanze del 4 settembre 1996 (white list), pubblicato nella Gazzetta ufficiale 220 del 19 settembre 1996, e successive modificazioni. Tale elenco è consultabile sul sito dell’agenzia delle Entrate, cliccando su “Documentazione” e quindi su “Fiscalità internazionale”. |
sabato, novembre 12, 2011
Al via il progetto riGenerazioni
Il progetto riGenerazioni, finanziato dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali (legge 383/7/12/00) e realizzato da Acli e Fap Acli, è giunto alla fase di avvio delle attività di sperimentazioni nei territori coinvolti, ovvero ben 7 regioni (Sicilia, Campania, Puglia, Lazio, Piemonte, Veneto e Liguria) e 13 province (Catania, Agrigento, Enna, Napoli, Salerno, Roma, Viterbo, Treviso, Vicenza, Cuneo, Imperia). Proprio per delineare la cornice politico sociale in cui la proposta progettuale si inserisce e fornire informazioni e strumenti utili agli operatori che si occuperanno della realizzazione delle attività, mercoledì 16 novembre a partire dalle ore 10 sarà realizzato, presso la sede nazionale di via G. Marcora 18/20 a Roma, l’incontro di presentazione. |
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Il CeSVoB ha un nuovo presidente: è Antonio Meola
Il Consiglio direttivo del “Centro Servizi del Volontariato della Provincia di Benevento” riunitosi presso la sede di Viale Mellusi, ha eletto Antonio Meola nuovo presidente del CSV di Benevento.
Al Consiglio Direttivo hanno partecipato i nuovi eletti dell’assemblea tenutasi il giorno 22 Ottobre c.a alla presenza di 58 associazioni, tenutasi per integrare il nuovo consiglio direttivo da 6 componenti a 12 come deliberato dall’assemblea dei soci del 21 settembre u.s.
Il neo presidente Antonio Meola, già presidente provinciale delle ACLI di Benevento e vice presidente nazionale dell’USAcli; - si legge nella nota diffusa alla stampa - ricoprirà la carica di presidente per i restanti due anni di mandato.
"Con gratitudine - afferma Antonio Meola - accetto questo importante incarico e ringrazio il direttivo e il mio predecessore Di Nardo per il lavoro svolto. Da anni, nelle ACLI ho condiviso la mission della promozione sociale e del fare volontariato, poiché oggi come ieri, è necessario partire dal privato sociale per la sua capacità di aggregare e promuovere l'azione sociale per il bene comune. Far crescere la cultura della solidarietà e della gratuità, con una programmazione per orientare le scelte di tante persone che “ vogliono bene” le nostre comunità come azione volontaria di cittadinanza attiva e responsabile. L’impegno del CSV di Benevento, per il prossimo biennio, continua Meola sarà quello di rispondere ai bisogni delle novantuno organizzazioni di volontariato iscritte, ma supportare anche il lavoro delle ODV delle piccole realtà locali, elaborando percorsi formativi di crescita e sviluppo per il nostro Sannio, naturalmente in collaborazione con le Istituzioni del territorio.
Sono sicuro - conclude Meola - che il lavoro da mettere in campo, sarà posto in essere con talento e capacità anche da parte dei nuovi consiglieri eletti nel direttivo come la neo vicepresidente vicario del Cesvob Anita Biondi dell’ AIDO (Ass. Donatori Organi), con Padre Vittorio Balzarano della Casa nel Sole; Emilio Tirelli dell’ Anteas Sannio Solidarietà, con Rossi Mario Domenico dell’ A.V.O; Di Nardo Giuseppe A.R.I; Saverio Cardillo dei Fratres; e con Tomasiello Lupo di Libero Teatro; che si aggiungono ai restanti Carmen Ferraro vicepresidente e i consiglieri Francesco Luongo, Pasquale Bizzarro e Giuseppe Nenna".
Etichette: volontariato
III Festa del Volontariato, la prima giornata in piazza roma tra workshop, laboratori e mostre
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martedì, novembre 08, 2011
Berlusconi a Napolitano: mi dimetto dopo voto sulla legge di stabilità. «Vedo solo elezioni»
articoli di Chiara Beghelli, Nicoletta Cottone e Celestina Dominelli
di Chiara Beghelli e Nicoletta Cottone
Il premier si dimetterà dopo l'ok alla legge di stabilità. Lo ha reso noto il Quirinale dove Berlusconi è salito per un confronto con il capo dello Stato. Secondo la tabella di marcia il ddl di stabilità dovrebbe essere in aula al Senato il 15 novembre e ricevere il via libera, con fiducia, il giorno successivo. La Camera nel pomeriggio ha approvato il Rendiconto, ma il Governo non ha più la maggioranza. Il pallottoliere dell'aula di Montecitorio si è fermato a 308 voti. Solo un deputato si è astenuto (Stradella del Pdl), mentre l'opposizione non ha partecipato al voto. Otto i "traditori" nelle file della maggioranza non si sono presentati all'appello, che il premier registra in un bigliettino immortalato da un fotografo. Il premier, dunque, ha dovuto fare i conti con alcune annunciate defezioni nelle file del suo partito e con la richiesta giunta da Bossi di fare un passo "laterale". Il Senatur ha chiesto, infatti, a Berlusconi di aprire a una nuova premiership candidando il segretario del Pdl, Angelino Alfano. Ma il Cavaliere sembra ancora non voler capitolare e cedere il premierato. Si andrà avanti fra annunci di dimissioni e smentite fino allo scoglio che potrebbe essere rappresentato da una mozione di sfiducia delle opposizioni? Ecco minuto dopo minuto gli avvenimenti della giornata.
Ore 20,44. Berlusconi: è impensabile che governi chi ha perso le elezioni
La fase che si aprirà dopo l'approvazione della legge di Stabilità e le dimissioni del premier attiene «alle responsabilità del Presidente della Repubblica che aprirà le consultazioni», ma «la situazione di questo Parlamento, che è stata fotografata oggi» dal voto sul Rendiconto di oggi in Parlamento «conferma la fotografia esatta della realtà: non sarebbe pensabile dare responsabilità di governo a chi ha perso le elezioni, in democrazia si fa così». Lo dice il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervenendo in diretta telefonica al Tg1.
Ore 20,35. Via libera del Senato entro il 18 novembre, della Camera entro fine mese
Il via libera del Senato al ddl stabilità arriverà al massimo entro venerdì 18 novembre. Domani il governo presenterà il maxiemendamento che traduce in misure gli impegni presi con la Ue e il relatore presenterà alcune altre modifiche. Una volta stabilito il termine per i subemendamenti, si procederà con le votazioni in commissione Bilancio. L'approdo in Aula è previsto per il 15 novembre. Quindi il testo passerebbe alla Camera con lo stesso iter. Il provvedimento dovrebbe giungere al traguardo entro la fine del mese di novembre
Ore 20,32. Berlusconi: prendo atto di non avere più la maggioranza
«Il governo non ha più quella maggioranza che noi credevamo di avere. E quindi, con realismo, dobbiamo prendere atto di questa situazione e preoccuparci della situazione italiana e di ciò che sta accadendo sui mercati». Lo ha detto Silvio Berlusconi al Tg5.
Ore 20,27. Berlusconi al Tg5: le elezioni anticipate sono più vicine
«A questo punto le elezioni anticipate sono più vicine. Mi sembra che sia logico, perché questo Parlamento oggi è paralizzato almeno alla Camera, mentre al Senato il centrodestra ha ancora una buona maggioranza». Lo sottolinea Silvio Berlusconi al Tg5 che avverte: «Dopo le mie dimissioni vedo solo le elezioni», «ma deciderà il capo dello Stato».
Ore 20,26. Casini: in fretta il ddl stabilità, no a estenuante campagna elettorale
L'esito dell'incontro tra Napolitano e Berlusconi «dimostra che una via d'uscita» c'era ma «sono convinto che Berlusconi abbia la consapevolezza che la situazione economica e finanziaria non ci consente una lunga ed estenuante campagna elettorale». Lo dichiara il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini. «La legge di stabilità- spiega - può essere approvata rapidamente e sono convinto che il Presidente Berlusconi abbia la consapevolezza che la situazione economica e finanziaria dell'Italia non ci consente una lunga ed estenuante campagna elettorale».
Ore 20,24. La Russa: fra 20 giorni Napolitano darà incarico ad altro premier
«In venti giorni il ddl stabilità sarà legge, dopo di che Berlusconi si dimetterà e a quel punto immagino che il presidente della Repubblica darà l'incarico ad un diverso esponente politico». Lo ha detto il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa in un'intervista ad una televisione britannica. Ai giornalisti italiani che gli chiedevano se dunque fosse possibile un nuovo governo di centrodestra con un premier diverso da Berlusconi, ad esempio Angelino Alfano, La Russa ha risposto: «Non tocca a me confermare o smentire. Tutto è possibile. Ma siamo ad un crocevia: o un altro governo con una maggioranza superiore ai 316, e dunque senza patemi d'animo, oppure il voto anticipato».
Ore 20,14. Il Pd: formalizzare subito le dimissioni
Al Pd incassano con favore l'annuncio che il premier Silvio Berlusconi intende dimettersi dopo l'approvazione del ddl stabilità, ma premono sui tempi. «Le dimissioni ci sono, adesso è necessario che si formalizzino il prima possibile», hanno spiegato fonti di largo del Nazareno.Pier Luigi Bersani riunirà in serata i vertici del Pd al Nazareno per fare il punto sulla situazione dopo l'annuncio di dimissioni da parte del premier.
Ore 19,51. Quirinale: Berlusconi si dimetterà dopo l'ok al ddl di stabilità
«Il presidente del Consiglio ha manifestato al capo dello Stato la sua consapevolezza delle implicazioni del risultato del voto odierno alla camera; egli ha nello stesso tempo espresso viva preoccupazione per l'urgente necessità di dare puntuali risposte alle attese dei partner europei con l'approvazione della legge di stabilità, opportunamente emendata alla luce del più recente contributo di osservazioni e proposte della commissione europea». Così in un comunicato della Presidenza della Repubblica dopo che il presidente Napolitano, ha ricevuto questa sera in Quirinale il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. «Una volta compiuto tale adempimento - si legge - il presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al capo dello Stato, che procederà alle consultazioni di rito dando la massima attenzione alle posizioni e proposte di ogni forza politica, di quelle della maggioranza risultata dalle elezioni del 2008 come di quelle di opposizione».
Ore 19,42. Crosetto: i maldipancisti spieghino i loro progetti
«Vorrei che la Destro ed altri colleghi spiegassero anche a noi ex colleghi Pdl, non solo a Berlusconi, cosa è cambiato, qual'è il loro progetto, quale la loro idea sul futuro. Lei ed altri colleghi hanno detto cose, all'inizio, con una logica, chiedendo interventi urgenti. Poi si sono spinti all'idea dell'allargamento della maggioranza al terzo polo. Ora che il Pd e Idv hanno esplicitamente detto che non voteranno le misure volute dall'Europa e che Casini ha detto di rifiutare ogni eventuale apertura da parte dell'attuale maggioranza, che non comprenda la sinistra, qual è la prospettiva politica?». Lo dichiara il sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto.
Ore 19,39. La Malfa accusa un malore dopo il voto: è al Gemelli
Giorgio La Malfa, iscritto al gruppo Misto della Camera, si trova nel Pronto Soccorso del Policlinico Gemelli di Roma. Il deputato, ex leader del Partito repubblicano, è stato trasportato all'ospedale romano, dove è in osservazione, in ambulanza da Montecitorio. La Malfa avrebbe avuto un malore dopo la votazione sul ddl di Rendiconto generale dello Stato. Per una coincidenza, da qualche giorno è ricoverato in un altro ospedale romano anche il segretario del Pri, Francesco Nucara.
Ore 19,30. Il premier lascia il Quirinale e rientra a palazzo Grazioli
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha lasciato il Quirinale dopo un'ora di incontro con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Berlusconi, che era accompagnato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, é uscito in macchina senza rilasciare dichiarazioni ma, mentre parlava al telefono, ha salutato con la mano i fotografi e cameraman disposti in fila all'ingresso del Quirinale. Malgrado la pioggia, era presente anche una piccola folla di curiosi. Il premier ha fatto una breve sosta a palazzo Chigi dove è sceso il sottosegretario Gianni Letta, che lo aveva accompagnato al Colle. Ora il premier è a palazzo Grazioli.
Ore 19,16: Ferrara: Berlusconi è incerto, non sa bene cosa fare
«Sì, gli ho parlato: é incerto, non sa bene cosa fare», dice Giuliano Ferrara al Tg3, rispondendo al direttore Bianca Berlinguer, che gli chiedeva se avesse parlato con Berlusconi dopo il voto sul Rendiconto alla Camera.
Ore 18,47. Il premier è giunto al Quirinale
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, é appena arrivato al Quirinale, dove sta per incontrare il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. In macchina con lui c'era il sottosegretario Gianni Letta.
Ore 18,40. Bossi: Berlusconi decide al Quirinale
«Aspettiamo qualche minuto. Berlusconi decide al Quirinale cosa fare». Umberto Bossi, lasciato il vertice a palazzo Chigi col presidente del Consiglio, risponde così a chi gli chiede se Berlusconi salirà al Quirinale con l'intenzione di dimettersi.
Ore 18,32. Berlusconi ha lasciato palazzo Chigi diretto al Quirinale
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha lasciato Palazzo Chigi alle 18.30. Il premier è atteso al Quirinale.
Ore 18,16. Sacconi: voto di fiducia per verificare la maggioranza
«Non lo so, credo che ci sia un modo ancora più evidente per verificare la maggioranza: cioè il voto di fiducia». Così il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha commentato il voto alla Camera sul rendiconto generale dello Stato e l'ipotesi di dimissioni del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
Ore 17,59. Berlusconi al Quirinale non rassegnerà le dimissioni, ma avrà un confronto col capo dello Stato
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, salirà intorno alle 18,30 al Quirinale. Lo si apprende da fonti della maggioranza secondo le quali il premier non andrà a rassegnare le dimissioni ma per un confronto dopo il voto di oggi
Ore 17,51. Berlusconi atteso al Quirinale in serata
Silvio Berlusconi, dopo il vertice a Palazzo Chigi, potrebbe salire al Quirinale per un colloquio con il capo dello Stato Giorgio Napolitano. A quanto si apprende da fonti parlamentari della maggioranza, il premier informerá il Presidente della Repubblica dell'esito del voto sul rendiconto in aula alla Camera. L'appuntamento dovrebbe essere intorno alle 18,30.
Ore 17,20. In un bigliettino immortalato da un fotografo il premier scrive: "traditori", "dimissioni"
Un bigliettino autografo, un altro. Questo viene immortalato dai fotoreporter in Aula alla Camera subito dopo il voto sul Rendiconto generale dello Stato: Silvio Berlusconi definisce "traditori" gli esponenti della maggioranza che non hanno votato il provvedimento. E su quel pezzo di carta spunta anche la parola "dimissioni". Berlusconi prende appunti allora e scrive testualmente: "308 (meno 8 traditori)". E poi: "Prendo atto". Un appunto successivo recita: "Presidente della Repubblica". E infine: "dimissioni".
Ore 17,10. Il popolo viola festeggia con spumante e panettone
Una trentina di militanti, guidati da Gianfranco Mascia, si è data appuntamento per festeggiare fuori a Montecitorio il risultato del voto del rendiconto con striscioni, panettoni e spumanti: «Berlusconi stavolta non vedrá Natale».
Ore 17,07. Casini: è il momento di operare, non di parlare
Il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, è soddisfatto dopo il voto sul rendiconto generale dello stato, con la maggioranza ferma a quota 308. Dopo aver scelto un sigaro nella tabaccheria di Montecitorio, Casini, sorridente, si dirige verso gli uffici dei gruppi parlamentari senza rilasciare dichiarazioni ai cronisti: «é il momento di operare, non di parlare», si limita a dire.
Ore 17,03. Berlusconi a palazzo Chigi con Gianni Letta
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dopo la riunione di maggioranza alla Camera seguita al voto sul rendiconto dello Stato, è giunto a palazzo Chigi. Si trova ora insieme al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta.
Ore 16,59. Berlusconi deluso dagli astenuti: mi sento tradito
Forte delusione per chi si è astenuto e amarezza per chi non si è nemmeno presentato. Il premier non si aspettava una maggioranza sotto i 310 voti. Si sente tradito, riferisce chi gli ha parlato pochi secondi dopo l'esito delle votazioni, ma non si abbatto,ì e vuole andare avanti. Al presidente del Consiglio hanno spiegato che alcuni deputati erano assenti per motivi giustificati (Nucara) e altri non hanno potuto partecipare per altri impedimenti. «Ero al bagno, non sono riuscito a votare», dice Gennaro Malgieri. Dobbiamo capire cosa fare, il problema dei numeri c'è, ha sottolineato il premier prima di lasciare l'Aula. Ad un altro deputato Berlusconi ha ripetuto di voler riflettere.
Ore 16,51. Romano: se si vota il Pdl non si sfalda
«L'alternativa non c'è, non mi pare ci sia la possibilità di un governo di larghe intese», dice il ministro dell'Agricoltura, Saverio Romano, dopo il voto. «Se non si dovessero avere i numeri alla Camera - ha aggiunto - non c'è alternativa che andare al voto». Secondo Romano, inoltre, «se Berlusconi va al voto non c'è ragione che il Pdl debba sfaldarsi».
Ore 16,40. Briguglio (Fli): il voto segna la fine politica di Berlusconi
«Rendiconto, é un voto che segna la fine politica di Berlusconi ma anche una parola- metafora, una coincidenza ironica che richiama il presidente del Consiglio alle sue responsabilità politiche e storiche dinanzi agli italiani che ormai gli presentano il conto politico e morale di una stagione ormai alla fine». Lo dichiara in un nota Carmelo Briguglio, vicecapogruppo vicario di Fli a Montecitorio.
Ore 16,40. La Russa: Berlusconi deve andare da Napolitano
«Non sottovalutiamo il voto di oggi: al Colle si sale quale che sia il risultato. Credo che sicuramente Berlusconi debba parlare col presidente della Repubblica». Lo dice il ministro Ignazio La Russa, lasciando l'aula di Montecitorio dopo il voto sul rendiconto dello stato.
Ore 16,39. Matteoli: ci aspettavamo altri numeri
«Ci aspettavamo altri numeri. Prendiamo atto del voto del Parlamento. Ora ne parleremo e vedremo che fare». Lo ha detto Altero Matteoli, ministro alle Infrastrutture, al Gr Rai. Matteoli era stato a colazione da Berlusconi a Palazzo Grazioli con Alfano, Ghedini, Letta prima del voto.
Ore 16,35. Chi nella maggioranza non ha partecipato al voto
Ci sono Francesco Stagno D'Alcontres di Grande Sud e Gennaro Malgeri, Pdl, tra i non votanti sulRendiconto oggi alla Camera. malgieri poi dirà di essere stato in ritardo: «se fossi stato presnete avrei votato a favore». Oltre a Calogero Mannino, assenteanche all'ultima fiducia, Gianni Versace (passato al Misto). E i cinque "ribelli" Pdl, Destro, Gava, Buonfiglio, Antonione e Pittelli. Assente al voto anche Luciano Sardelli. L'astenuto è il Pdl Franco Stradella. Quella di D'Alcontres è una assenza a sorpresa, sebbene ieri il deputato siciliano avesse dichiarato, che senza fondi per Giampilleri, frazione di Messina colpita dall'alluvione nel 2009, avrebbe "mollato" Berlusconi. Come previsto, non ha votato il deputato Antonio Gaglione, che da tempo non partecipa.
Ore 16,33. Berlusconi ai suoi: decidiamo subito cosa fare
Ragazzi, stringiamoci e decidiamo subito cosa fare. Sono queste le parole che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avrebbe riferito ai suoi subito dopo la proclamazione del voto sul rendiconto dello Stato e prima di riunire i vertici di maggioranza alla Camera.
Ore 16,28. Vertice Berlusconi-Bossi-Tremonti-Maroni
Dopo il voto sul rendiconto il presidente del consiglio Berlusconi, ha lasciato l'aula della Camera ed é ora riunito nella sala del governo insieme ai ministri Bossi, Tremonti, Maroni e al sottosegretario Paolo Bonaiuti.
Ore 16,27. Berlusconi verifica i tabulati
Berlusconi ha verificato i tabulati del voto, che gli sono stati portato dal sottosegretario Laura Ravetto. Intorno a Berlusconi, i ministri Romani, Brambilla, Bernini, Brunetta, La Russa, Carfagna, ma anche parlamentari che arrivano alla spicciolata. Inizialmente con Berlusconi si era fermato anche Roberto Maroni. Poi il titolare dell'Interno, insieme a Roberto Calderoli e al ministro Bossi lasciano l'emiciclo di Montecitorio.
Ore 16,15. Bersani: il voto certifica che la maggioranza non c'è
«Questo voto ha certificato su un atto dirimente per la governabilità del paese che il governo non ha la maggioranza in quest'aula». Lo ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, prendendo la parola in Aula alla Camera subito dopo il voto sul Rendiconto. «Se lei non si dimettesse, e non oso credere che non lo faccia - ha detto Bersani rivolto al Cavaliere- le opposizioni valuterebbero iniziative ulteriori perché cosìnon possiamo andare avanti».
Ore 16,14. Sì al Rendiconto, ma solo con 308 voti
L'Aula della Camera ha approvato il disegno di legge di rendiconto generale dello Stato per il 2010. I voti a favore sono stati 308, nessun contrario, un astenuto (Franco Stradella del Pdl). I non votanti sono stati 321.
Ore 16,02. Berlusconi arriva alla Camera
Il presidente del Consiglio è appena giunto alla Camera dove è in corso l'esame del Rendiconto generale dello Stato. Entrando in aula il premier ha salutato con un cenno della mano i giornalisti che lo attendevano per le domande sul futuro dell'esecutivo. Berlusconi ha preso posto tra i banchi del governo accanto ai ministri leghisti Roberto Maroni e Umberto Bossi. Il premier ha fatto il suo ingresso mentre l'assemblea stava ricordando la scomparsa del deputato del Pdl Franzoso al quale è subentrato, come parlamentare, il capo ufficio stampa del Pdl, Luca D'Alessandro.
Ore 16. Franceschini: c'è solo la testarda volontà di restare a ogni costo
«Un vero leader politico in un altro Paese avrebbe fatto un passo indietro per salvare la maggioranza o il partito ma di questo non c'è traccia, c'è solo la testarda volontà di restare a ogni costo». Lo ha detto il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini, prendendo la parola in Aula nel corso del dibattito sul Rendiconto generale dello Stato. «Berlusconi - ha aggiunto - dimostri oggi di andare avanti, di avere i numeri. Noi facciamo un atto di responsabilità e di sfida perché questo è il momento per vedere se il governo ha i numeri per proseguire».
Ore 15,47. Casini: salviamo l'Italia tutti insieme
«L'unione di centro consentirà con la sua presenza in aula l'approvazione del rendiconto generale dello stato. Ci auguriamo che il voto di oggi metta fine a questo insano braccio di ferro sulle spalle del paese». Così Pier Ferdinando Casini, in dichiarazione di voto nell'aula di Montecitorio. «Guardiamo a Genova, ai nostri ragazzi che spalano fango e detriti e da domani cerchiamo di salvare anche noi l'italia tutti insieme, se ne saremo capaci», aggiunge il leader Udc.
Ore 15,45. Della Vedova (Fli): la maggioranza prenda atto delle conseguenze del voto
«Noi scegliamo di consentirvi di approvare il vostro rendiconto. Voi siate responsabili sulle conseguenze che questo voto produrrà sul piano politico per il bene del paese», dice in aula Benedetto Della Vedova (Fli), nel corso della dichiarazione di voto sul Rendiconto generale dello stato, a cui Fli non parteciperà.
Ore 15,41. Siparietto Bossi-D'Alema
Siparietto nei corridoi della Camera tra Umberto Bossi e Massimo D'Alema. Il ministro mentre si stava dirigendo verso l'Aula, dove si vota il rendiconto dello Stato, e ha incrociato l'ex premier. «Allora cosa fate?», gli chiede il Senatur. «È chiaro quello che vogliamo fare: cerchiamo di mandarvi a casa. Questo è il compito dell'opposizione...», replica D'Alema.
Ore 15,39. Via alle dichiarazioni di voto sul Rendiconto
Via in Aula alla Camera le dichiarazioni di voto sul Rendiconto generale dello Stato per il 2010. Ieri si era conclusa la discusione generale.
Ore 15,33. Roubini boccia Alfano premier
L'economista Nouriel Roubini, in questi giorni attivissimo su twitter sulla politica italiana, boccia una eventuale premiership di Angelino Alfano. L'ex guardasigilli, scrive Roubini, é «il capo lacché di Berlusconi: il suo compito era quello di approvare le leggi per fermare i suoi processi. Alfano non merita di essere primo ministro: é un avvocato con zero esperienza in economia».
Ore 15,24. Svp in aula, ma non parteciperà al voto
«I deputati della SVP saranno presenti in Aula e non parteciperanno al voto sul Rendiconto dello Stato. Qualora non abbia la maggioranza dell'Aula nel voto di oggi il presidente del Consiglio tragga immediatamente le dovute conseguenze.» È quanto ha dichiarato Siegfried Brugger a nome dei deputati Svp. I deputati del Svp sono due.
Ore 15,20. Inizia alle 15,30 la seduta alla Camera sul Rendiconto: saranno 5 le votazioni
Inizia alla 15,30 la seduta in aula alla Camera sul Rendiconto e l'assestamento del bilancio dello Stato. Saranno in tutto cinque le votazioni su cui l'assemblea di Montecitorio sarà chiamata ad esprimersi. Sul rendiconto è prevista un'unica votazione: il testo è stato, infatti trasformato in un unico articolo. Sono, invece, quattro le votazioni per l'assestamento: una per ciascuno dei tre articoli e uno per il voto finale. Al voto sul rendiconto si giungerà intorno alle 17 e sarà preceduto da un dibattito a cui parteciperanno tutti i gruppi parlamentari che dovrebbe protrarsi per poco più di un'ora, e probabilmente anche dalla commemorazione ufficiale di Pietro Franzoso, il deputato scomparso lo scorso 4 novembre.
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