lunedì, gennaio 31, 2011

Guccini, Incontro (1973)

oggi si ricorda San Giovanni Bosco Sacerdote 31 gennaio


Castelnuovo d’Asti, 16 agosto 1815 – Torino, 31 gennaio 1888


Grande apostolo dei giovani, fu loro padre e guida alla salvezza con il metodo della persuasione, della religiosità autentica, dell’amore teso sempre a prevenire anziché a reprimere. Sul modello di san Francesco di Sales il suo metodo educativo e apostolico si ispira ad un umanesimo cristiano che attinge motivazioni ed energie alle fonti della sapienza evangelica. Fondò i Salesiani, la Pia Unione dei cooperatori salesiani e, insieme a santa Maria Mazzarello, le Figlie di Maria Ausiliatrice. Tra i più bei frutti della sua pedagogia, san Domenico Savio, quindicenne, che aveva capito la sua lezione: “Noi, qui, alla scuola di Don Bosco, facciamo consistere la santità nello stare molto allegri e nell’adempimento perfetto dei nostri doveri”. Giovanni Bosco fu proclamato Santo alla chiusura dell’anno della Redenzione, il giorno di Pasqua del 1934. Il 31 gennaio 1988 Giovanni Paolo II lo dichiarò Padre e Maestro della gioventù, “stabilendo che con tale titolo egli sia onorato e invocato, specialmente da quanti si riconoscono suoi figli spirituali”.

Patronato: Educatori, Scolari, Giovani, Studenti, Editori

Etimologia: Giovanni = il Signore è benefico, dono del Signore, dall'ebraico

Martirologio Romano: Memoria di san Giovanni Bosco, sacerdote: dopo una dura fanciullezza, ordinato sacerdote, dedicò tutte le sue forze all’educazione degli adolescenti, fondando la Società Salesiana e, con la collaborazione di santa Maria Domenica Mazzarello, l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, per la formazione della gioventù al lavoro e alla vita cristiana. In questo giorno a Torino, dopo aver compiuto molte opere, passò piamente al banchetto eterno.


San Giovanni Bosco è indubbiamente il più celebre santo piemontese di tutti i tempi, nonché su scala mondiale il più famoso tra i santi dell’epoca contemporanea: la sua popolarità è infatti ormai giunta in tutti i continenti, ove si è diffusa la fiorente Famiglia Salesiana da lui fondata, portatrice del suo carisma e della sua operosità, che ad oggi è la congregazione religiosa più diffusa tra quelle di recente fondazione.
Don Bosco fu l’allievo che diede maggior lustro al suo grande maestro di vita sacerdotale, nonché suo compaesano, San Giuseppe Cafasso: queste due perle di santità sbocciarono nel Convitto Ecclesiastico di San Francesco d’Assisi in Torino.
Giovanni Bosco nacque presso Castelnuovo d’Asti (oggi Castelnuovo Don Bosco) in regione Becchi, il 16 agosto 1815, frutto del matrimonio tra Francesco e la Serva di Dio Margherita Occhiena. Cresciuto nella sua modesta famiglia, dalla santa madre fu educato alla fede ed alla pratica coerente del messaggio evangelico. A soli nove anni un sogno gli rivelò la sua futura missione volta all’educazione della gioventù. Ragazzo dinamico e concreto, fondò fra i coetanei la “società dell’allegria”, basata sulla “guerra al peccato”.
Entrò poi nel seminario teologico di Chieri e ricevette l’ordinazione presbiterale nel 1841. Iniziò dunque il triennio di teologia morale pratica presso il suddetto convitto, alla scuola del teologo Luigi Guala e del santo Cafasso. Questo periodo si rivelò occasione propizia per porre solide basi alla sua futura opera educativa tra i giovani, grazie a tre provvidenziali fattori: l’incontro con un eccezionale educatore che capì le sue doti e stimolo le sue potenzialità, l’impatto con la situazione sociale torinese e la sua straordinaria genialità, volta a trovare risposte sempre nuove ai numerosi problemi sociali ed educativi sempre emergenti.
Come succede abitualmente per ogni congregazione, anche la grande opera salesiana ebbe inizi alquanto modesti: l’8 dicembre 1841, dopo l’incontro con il giovane Bartolomeo Garelli, il giovane Don Bosco iniziò a radunare ragazzi e giovani presso il Convitto di San Francesco per il catechismo. Torino era a quel tempo una città in forte espansione su vari aspetti, a causa della forte immigrazione dalle campagne piemontesi, ed il mondo giovanile era in preda a gravi problematiche: analfabetismo, disoccupazione, degrado morale e mancata assistenza religiosa. Fu infatti un grande merito donboschiano l’intuizione del disagio sociale e spirituale insito negli adolescenti, che subivano il passaggio dal mondo agricolo a quello preindustriale, in cui si rivelava solitamente inadeguata la pastorale tradizionale.
Strada facendo, Don Bosco capì con altri giovani sacerdoti che l’oratorio potesse costituire un’adeguata risposta a tale critica situazione. Il primo tentativo in tal senso fu compiuto dal vulcanico Don Giovanni Cocchi, che nel 1840 aveva aperto in zona Vanchiglia l’oratorio dell’Angelo Custode. Don Bosco intitolò invece il suo primo oratorio a San Francesco di Sales, ospite dell’Ospedaletto e del Rifugio della Serva di Dio Giulia Colbert, marchesa di Barolo, ove dal 1841 collaborò con il teologo Giovanni Battista Borel. Quattro anni dopo trasferì l’oratorio nella vicina Casa Pinardi, dalla quale si sviluppò poi la grandiosa struttura odierna di Valdocco, nome indelebilmente legato all’opera salesiana.
Pietro Stella, suo miglior biografo, così descrisse il giovane sacerdote: “Prete simpatico e fattivo, bonario e popolano, all’occorrenza atleta e giocoliere, ma già allora noto come prete straordinario che ardiva fare profezie di morti che poi si avveravano, che aveva già un discreto alone di venerazione perché aveva in sé qualcosa di singolare da parte del Signore, che sapeva i segreti delle coscienze, alternava facezie e confidenze sconvolgenti e portava a sentire i problemi dell’anima e della salvezza eterna”.
Spinto dal suo innato zelo pastorale, nel 1847 Don Bosco avviò l’oratorio di San Luigi presso la stazione ferroviaria di Porta Nuova. Nel frattempo il cosiddetto Risorgimento italiano, con le sue articolate vicende politiche, provocò anche un chiarimento nell’esperienza degli oratori torinesi, evidenziando due differenti linee seguite dai preti loro responsabili: quella apertamente politicizzata di cui era fautore Don Cocchi, che nel 1849 aveva tentato di coinvolgere i suoi giovani nella battaglia di Novara, e quella più religiosa invece sostenuta da Don Bosco, che prevalse quando nel 1852 l’arcivescovo mons. Luigi Fransoni lo nominò responsabile dell’Opera degli Oratori, affidando così alle sue cure anche quello dell’Angelo Custode.
La principale preoccupazione di Don Bosco, concependo l’oratorio come luogo di formazione cristiana, era infatti sostanzialmente di tipo religioso-morale, volta a salvare le anime della gioventù. Il santo sacerdote però non si accontentò mai di accogliere quei ragazzi che spontaneamente si presentavano da lui, ma si organizzò al fine di raggiungerli ed incontrarli ove vivevano.
Se la salvezza dell’anima era l’obiettivo finale, la formazione di “buoni cristiani ed onesti cittadini” era invece quello immediato, come Don Bosco soleva ripetere. In tale ottica concepì gli oratori quali luoghi di aggregazione, di ricreazione, di evangelizzazione, di catechesi e di promozione sociale, con l’istituzione di scuole professionali.
L’amorevolezza costituì il supremo principio pedagogico adottato da Don Bosco, che faceva notare come non bastasse però amare i giovani, ma occorreva che essi percepissero di essere amati. Ma della sua pedagogia un grande frutto fu il cosiddetto “metodo preventivo”, nonché l’invito alla vera felicità insito nel detto: “State allegri, ma non fate peccati”.
Don Bosco, sempre attento ai segni dei tempi, individuò nei collegi un valido strumento educativo, in particolare dopo che nel 1849 furono regolamentati da un’opportuna legislazione: fu così che nel 1863 fu aperto un piccolo seminario presso Mirabello, nella diocesi di Casale Monferrato.
Altra svolta decisiva nell’opera salesiana avvenne quando Don Bosco si sentì coinvolto dalla nuova sensibilità missionaria propugnata dal Concilio Ecumenico Vaticano I e, sostenuto dal pontefice Beato Pio IX e da vari vescovi, nel 1875 inviò i suoi primi salesiani in America Latina, capeggiati dal Cardinale Giovanni Cagliero, con il principale compito di apostolato tra gli emigrati italiani. Ben presto però i missionari estesero la loro attività dedicandosi all’evangelizzazione delle popolazioni indigene, culminata con il battesimo conferito da Padre Domenico Milanesio al Venerabile Zeffirino Namuncurà, figlio dell’ultimo grande cacico delle tribù indios araucane.
Uomo versatile e dotato di un’intelligenza eccezionale, con il suo fiuto imprenditoriale Don Bosco considerò la stampa un fondamentale strumento di divulgazione culturale, pedagogica e cristiana. Scrittore ed editore, tra le principali sue opere si annoverano la “Storia d’Italia”, “Il sistema metrico decimale” e la collana “Letture Cattoliche”. Non mancarono alcune biografie,tra le quali spicca quella del più bel frutto della sua pedagogia, il quindicenne San Domenico Savio, che aveva ben compreso la sua lezione: “Noi, qui, alla scuola di Don Bosco, facciamo consistere la santità nello stare molto allegri e nell’adempimento perfetto dei nostri doveri”. Scrisse inoltre le vite di altri due ragazzi del suo oratorio, Francesco Besucco e Michele Magone, nonché quella di un suo indimenticabile compagno di scuola, Luigi Comollo.
Pur essendo straordinariamente attivo, Don Bosco non avrebbe comunque potuto realizzare personalmente dal nulla tutta questa immane opera ed infatti sin dall’inizio godette del prezioso ausilio di numerosi sacerdoti e laici, uomini e donne. Al fine di garantire però una certa continuità e stabilità a ciò che aveva iniziato, fondò a Torino la Società di San Francesco di Sales (detti “Salesiani”), congregazione composta di sacerdoti, e nel 1872 a Mornese con Santa Maria Domenica Mazzarello le Figlie di Maria Ausiliatrice.
L’opinione pubblica contemporanea apprezzò molto la preziosa opera di promozione sociale da lui svolta, anche se la stampa laica gli fu sempre avversa, tanto che alla sua morte la Gazzetta del Popolo si limitò a citarne cognome, nome ed età nell’elenco dei defunti, mentre la Gazzetta Piemontese (l’odierna “La Stampa”) gli riservò l’articolo redazionale dosando accuratamente meriti e demeriti del celebre sacerdote: “Il nome di Don Bosco è quello di un uomo superiore che lascia e suscita dietro di sé un vivo contrasto di apprezzamenti e opposti giudizi e quasi due opposte fame: quello di benefattore insigne, geniale, e quello di prete avveduto e procacciate”.
Personalità forte ed intraprendente, bisognosa di particolare autonomia nella sua azione a tutto campo, non lasciava affatto indifferenti coloro che gli erano per svariati motivi a contatto. Ciò costituisce inoltre una spiegazione ai ripetuti scontri che ebbe con ben due arcivescovi torinesi: Ottaviano Riccardi di Netro e soprattutto Lorenzo Gastaldi. Lo apprezzò e lo appoggiò invece costantemente e senza riserve papa Pio IX, che con la sua potente intercessione permise all’opera salesiana di espandersi non solo a livello locale, sorte invece subita da numerosissime altre minute congregazioni.
Giovanni Bosco morì in Torino il 31 gennaio 1888, giorno in cui è ricordato dal Martyrologium Romanum e la Chiesa latina ne celebra la Memoria liturgica. Alla guida della congregazione gli succedette il Beato Michele Rua, uno dei suoi primi fedeli discepoli. La sua salma fu in un primo tempo sepolta nella chiesa dell’istituto salesiano di Valsalice, per poi essere trasferita nella basilica di Maria Ausiliatrice, da lui fatta edificare. Il pontefice Pio XI, suo grande ammiratore, beatificò Don Bosco il 2 giugno 1929 e lo canonizzò il 1° aprile 1934. La città di Torino ha dedicato alla memoria del santo una strada, una scuola ed un grande ospedale. Nel centenario della morte, nel 1988 Giovanni Paolo II, recatosi in visita ai luoghi donboschiani, lo dichiarò Padre e Maestro della gioventù, “stabilendo che con tale titolo egli sia onorato e invocato, specialmente da quanti si riconoscono suoi figli spirituali”.
La venerazione che Don Bosco ebbe, in vita ed in morte, per sua madre fu trasmessa alla congregazione, che negli anni ’90 del XX secolo ha pensato di introdurre finalmente la causa di beatificazione di Mamma Margherita. Merita infine ricordare la prolifica stirpe di santità generata da Don Bosco, tanto che allo stato attuale delle cause, la Famiglia Salesiana può contare ben 5 santi, 51 beati, 8 venerabili ed 88 servi di Dio.

DALLE “LETTERE” DI SAN GIOVANNI BOSCO
Se vogliamo farci vedere amici del vero bene dei nostri allievi, e obbligarli a fare il loro dovere, bisogna che voi non dimentichiate mai che rappresentate i genitori di questa cara gioventù, che fu sempre tenero oggetto delle mie occupazioni, dei miei studi, del mio ministero sacerdotale, e della nostra Congregazione salesiana. Se perciò sarete veri padri dei vostri allievi, bisogna che voi ne abbiate anche il cuore; e non veniate mai alla repressione o punizione senza ragione e senza giustizia, e solo alla maniera di chi vi si adatta per forza e per compiere un dovere.
Quante volte, miei cari figliuoli, nella mia lunga carriera ho dovuto persuadermi di questa grande verità! E’ certo più facile irritarsi che pazientare: minacciare un fanciullo che persuaderlo: direi ancora che è più comodo alla nostra impazienza e alla nostra superbia castigare quelli che resistono, che correggerli col sopportarli con fermezza e con benignità. La carità che vi raccomando è quella che adoperava san Paolo verso i fedeli di fresco convertiti alla religione del Signore, e che sovente lo facevano piangere e supplicare quando se li vedeva meno docili e corrispondenti al suo zelo.
Difficilmente quando si castiga si conserva quella calma, che è necessaria per allontanare ogni dubbio che si opera per far sentire la propria autorità, o sfogare la propria passione.
Riguardiamo come nostri figli quelli sui quali abbiamo da esercitare qualche potere. Mettiamoci quasi al loro servizio, come Gesù che venne a ubbidire e non a comandare, vergognandoci di ciò che potesse aver l’aria in noi di dominatori; e non dominiamoli che per servirli con maggior piacere. Così faceva Gesù con i suoi apostoli, tollerandoli nella loro ignoranza e rozzezza, nella loro poca fedeltà, e col trattare i peccatori con una dimestichezza e familiarità da produrre in alcuni lo stupore, in altri quasi scandalo, e in molti la Santa speranza di ottenere il perdono da Dio. Egli ci disse perciò di imparare da lui ad essere mansueti e umili di cuore (4r.Mt 11,29).
Dal momento che sono i nostri figli, allontaniamo ogni collera quando dobbiamo reprimere i loro falli, o almeno moderiamola in maniera che sembri soffocata del tutto. Non agitazione dell’animo, non disprezzo negli occhi, non ingiuria sul labbro; ma sentiamo la compassione per il momento, la speranza per l’avvenire, e allora voi sarete i veri padri e farete una vera correzione.
In certi momenti molto gravi, giova più una raccomandazione a Dio, un atto di umiltà a lui, che una tempesta di parole, le quali, se da una parte non producono che male in chi le sente, dall’altra parte non arrecano vantaggio a chi le merita.
Ricordatevi che l’educazione è cosa del cuore, e che Dio solo ne è il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l’arte, e non ce ne mette in mano le chiavi.
Studiamoci di farci amare, di insinuare il sentimento del dovere, del santo timore di Dio, e vedremo con mirabile facilità aprirsi le porte di tanti cuori e unirsi a noi per cantare le lodi e le benedizioni di colui, che volle farsi nostro modello, nostra via, nostro esempio in tutto, ma particolarmente nell’educazione della gioventù.

NOVENA A SAN GIOVANNI BOSCO
1° giorno - O gloriosissimo San Giovanni Bosco, per l'amore ardente che portasti a Gesù nel Santissimo Sacramento e per lo zelo con cui ne propagasti il culto, soprattutto con l'assistenza alla Santa Messa, con la Comunione frequente e con la visita quotidiana, ottienici di crescere sempre più nell'amore, nella pratica di queste sante devozioni e di terminare i nostri giorni rinvigoriti e confortati dal cibo celeste della Santa Eucaristia. Gloria al Padre...
2° giorno - O gloriosissimo San Giovanni Bosco, per l'amore tenerissimo che portasti alla Vergine Ausiliatrice che fu sempre tua Madre e Maestra, ottienici una vera e costante devozione alla nostra dolcissima Mamma, affinché possiamo meritare la sua potentissima protezione durante la nostra vita e specialmente nell'ora della morte. Gloria al Padre...
3° giorno - O gloriosissimo San Giovanni Bosco, per l'amore filiale che portasti alla Chiesa e al Papa, di cui prendesti costantemente le difese, ottienici di essere sempre degni figli della Chiesa Cattolica e di amare e venerare nel Sommo Pontefice l'infallibile vicario di Nostro Signore Gesù Cristo. Gloria al Padre...
4° giorno - O gloriosissimo San Giovanni Bosco, per il grande amore con cui amasti la gioventù, della quale fosti Padre e Maestro e per gli eroici sacrifici che sostenesti per la sua salvezza, fa' che anche noi amiamo con amore santo e generoso questa parte eletta dei Cuore di Gesù e che in ogni giovane sappiamo vedere la persona adorabile del nostro Salvatore Divino. Gloria al Padre...
5° giorno - O gloriosissimo San Giovanni Bosco che per continuare ad estendere sempre più il tuo santo apostolato fondasti la Società Salesiana e l'istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, ottieni che i membri delle due Famiglie Religiose siano sempre pieni del tuo spirito e fedeli imitatori delle tue eroiche virtù. Gloria al Padre...
6° giorno - O gloriosissimo San Giovanni Bosco che per ottenere nel mondo più abbondanti frutti di fede operosa e di tenerissima carità istituisti l'Unione dei Cooperatori Salesiani, ottieni che questi siano sempre modelli di virtù cristiane e sostenitori provvidenziali delle tue Opere. Gloria al Padre...
7° giorno - O gloriosissimo San Giovanni Bosco che amasti con amore ineffabile tutte le anime e per salvarle mandasti i tuoi figli fino agli estremi confini della terra, fa' che anche noi pensiamo continuamente alla salvezza della nostra anima e cooperiamo per la salvezza di tanti nostri poveri fratelli. Gloria al Padre...
8° giorno - O gloriosissimo San Giovanni Bosco che prediligesti con amore particolare la bella virtù della purezza e la inculcasti con l'esempio, la parola e gli scritti, fa' che anche noi, innamorati di così indispensabile virtù, la pratichiamo costantemente e la diffondiamo con tutte le nostre forze. Gloria al Padre...
9° giorno - O gloriosissimo San Giovanni Bosco che fosti sempre tanto compassionevole verso le sventure umane, guarda a noi tanto bisognosi dei tuo aiuto. Fa' scendere su di noi e sulle nostre famiglie le materne benedizioni di Maria Ausiliatrice; ottienici tutte le grazie spirituali e temporali che ci sono necessarie; intercedi per noi durante la nostra vita e nell'ora della morte, affinché possiamo giungere tutti in Paradiso e inneggiare in eterno alla Misericordia divina. Gloria al Padre...


Tutto sul Click Day 2011

Oggi 31 gennaio su internet scatta il Click Day 2011 ossia il giorno in cui si potrà richiedere per via telematica il permesso di lavoro regolare in Italia per 98.080 extracomunitari che possono fruire del nuovo decreto Flussi varato dal consiglio dei Ministri e pubblicato sulla il 31 Gennaio 2010 sulla Gazzetta Ufficiale 305. Da stamattina alle 8 gli interessati potranno accedere all’aera dedicata sul sito ufficiale del Ministero dell’Interno (vedi fonte), ma sembra che tutto sia bloccato sin dalle 7. Ma vediamo come funziona questa procedura che dovrebbe facilitare questo iter che nel primo blocco coinvolgerà 52080 cittadini che hanno trovato impiego nel nostro paese.

Sono già 210.000 le richieste inviate con 170.000 badanti e 40.000 lavoratori subordinati, si devono però anche sommare 115.000 domande già pronte per l’invio per comprendere la mole di richieste che sta subissando i server del Ministero.
I lavoratori impegnati nel settore domestico dovranno attendere invece il 2 febbraio (nuovamente alle 8 di mattina) e successivamente toccherà il 3 febbraio alle rimanenti categorie con la particolare fascia dei lavoratori con permesso di soggiorno per lavoro subordinato stagionale che potranno effettuare una conversione del permesso stesso con 4000 moduli disponibili.
Sul sito si può leggere “paesi privilegiati“, cosa significa? I 52080 cittadini interessati sono quelli i cui paesi hanno sottoscritto accordi preliminari e quindi Egitto, Albania, Marocco, Moldavia, Tunisia, Filippine e Sri Lanka.

ulteriori informazioni cliccando su | Ministero dell'Interno

sabato, gennaio 29, 2011

IMPRESE: SI CONSOLIDA ALLEANZA COLDIRETTI- ACLI TERRA

Consolidare e valorizzare le ragioni di fondo dell'Alleanza siglata, particolarmente nella prospettiva di sostenere processi di collaborazione che stanno dando luogo a protocolli regionali, il piu' recente dei quali recentemente siglato in Calabria. E' questo il risultato dell'incontro della Presidenza dell'Associazione professionale agricola delle Acli, presso la propria sede, con il presidente della Coldiretti, Sergio Marini ad un anno dall'accordo siglato ad Agrigento, in occasione del Congresso nazionale di Acli Terra. All'incontro hanno partecipato anche il Presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero ed il Vice Presidente Vicario delle Acli, nonche' Presidente di Unapol e del CAA Acli, Michele Rizzi.
Coldiretti e Acli Terra condividono posizioni gia' note, sviluppate su temi come gli OGM, la sovranita' alimentare, l'ambiente, l'acqua, l'etichettatura e la tracciabilita' delle produzioni, le filiere corte ed i mercati locali, la legalita' nelle campagne, nonche' l'impegno a promuovere valori di democrazia e di responsabilita' civile a conferma del primato della famiglia, di quella contadina nello specifico, come pilastro fondamentale dell'impalcatura di comunita' coese e solidali. Il riferimento forte alla Dottrina sociale cristiana ed al Magistero della Chiesa costituisce l'orizzonte culturale ed ideale che guida le due Associazioni in un percorso comune per promuovere il ruolo dell'agricoltura come fattore centrale nello sviluppo, sul piano sociale ed economico, delle comunita' locali e territoriali.
Durante i lavori e' stata messa in risalto, inoltre, la volonta' di sviluppare processi organizzativi condivisi che producano immagine e sostanza dell'Alleanza a livello territoriale, mediante l'attivazione di puntuali forme di coordinamento necessarie a produrre unitariamente valutazioni e strategie sulle vertenze territoriali del comparto e nel rapporto con le Istituzioni.
E' stato dato l'avvio, in pratica, ad un processo di contaminazione operativa tra i gruppi dirigenti di Coldiretti e delle Acli, ad ogni livello, per la tutela degli operatori agricoli e delle politiche di sviluppo del settore.
Di qui due appuntamenti di notevole rilievo: un seminario di lavoro, per elaborare e divulgare una posizione condivisa sul processo di riforma della PAC, ed il Convegno nazionale, promosso da Acli Terra a Caserta, per il 10 marzo 2011, sul tema "Agricoltura e Immigrazione", a cui prenderanno parte Michele Zannini, Presidente di Acli Terra, Sergio Marini, Presidente di Coldiretti, Andrea Olivero, Presidente delle Acli e S. E. Mons. Bruno Schettino, Arcivescovo di Capua e Presidente della Commissione Episcopale CEI per le Migrazioni.

risorsa Mezzogiorno: numero di gennaio











venerdì, gennaio 28, 2011

Migranti. Al Caf Acli istruzioni per l'Isee anche in cinese


Predisposte le traduzioni in sette lingue per favorire i cittadini stranieri nel compilare il Dsu e l'Isee


Come si dice Isee in cinese? e in arabo? in russo? Compilare i moduli per le prestazioni sociali agevolate (asili, mense, bollette, assegni familiari, ecc…), fornire le giuste informazioni, presentare i documenti necessari: operazioni non sempre facili anche per chi ha la fortuna di avere l’italiano come lingua madre. Impresa ardua se non impossibile per i tanti cittadini stranieri che vivono stabilmente nel nostro Paese, e che pure a quelle prestazioni avrebbero diritto secondo la legge.
Per venire incontro a questi cittadini e alle loro famiglie il Caf Acli – il Centro di assistenza fiscale delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani – ha predisposto la traduzione del proprio materiale informativo in sette lingue (spagnolo, inglese, francese, tedesco, arabo, russo, cinese mandarino) sulla base degli idiomi principali degli stranieri in Italia. In tutti gli uffici del Caf Acli diffusi sul territorio nazionale, i cittadini stranieri potranno ritirare il materiale informativo tradotto nella loro lingua madre, con riferimento a due strumenti fondamentali per usufruire delle prestazioni sociali agevolate: la dichiarazione unica sostitutiva (Dsu) e l’indicatore della situazione economica equivalente (Isee).

Già nel 2010, su oltre 400mila dichiarazioni Isee elaborate dal Caf Acli in tutta Italia, più di 76mila (il 18%) riguardavano famiglie con almeno un componente nato all’estero: soprattutto rumeni, albanesi e marocchini, ma anche moldavi, ucraini, egiziani, tunisini e cinesi.

La popolazione immigrata in Italia è del resto in costante aumento. L’Istat ha contato nel 2010 4 milioni 563mila cittadini stranieri residenti, 320mila in più rispetto all’anno precedente.

«Siamo profondamente convinti - afferma Michele Mariotto, vicepresidente delegato del Caf Acli – che solo cittadini informati possono assolvere consapevolmente ai propri doveri ed accedere pienamente ai propri diritti. Questa iniziativa vuole essere dunque un ulteriore contributo alla piena accoglienza ed inclusione di migliaia di famiglie provenienti dall'estero, che contribuiscono con il loro lavoro al benessere del nostro Paese, e che spesso attraverso l'Isee si avvicinano per la prima volta al nostro sistema di welfare».

Le Acli del Molise dal S.Padre










Centinaia di anziani e pensionati della FAP ACLI del Molise insieme alle ACLI e U.S. ACLI sono stati ricevuti in udienza generale dal Santo Padre Benedetto XVI mercoledì 26 gennaio.

Grande partecipazione per questa bella giornata di riflessione e spiritualità. Il ricco programma prevede al termine dell'udienza una agape fraterna al Divino Amore e la Santa Messa.

All'udienza con il presidente delle Acli Molise Dante Cicchini, il responsabile dell’Us Acli di Campobasso, Anrtonello Toti e il responsabile della Federazione anziani pensionati Acli del Molise, Guido Faonte ha preso parte il Segretario nazionale della FAP ACLI Pasquale Orlando, commissario delle ACLI di Isernia

giovedì, gennaio 27, 2011

"Giorno della Memoria"

"Istituzione del "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti"

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000

Art. 1.

1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Art. 2.

1. In occasione del "Giorno della Memoria" di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinchè simili eventi non possano mai più accadere.

domenica, gennaio 23, 2011

sabato, gennaio 22, 2011

SCOMPARSA DI NICOLA OCCHIOFINO

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All’età di 72 anni presso l’ospedale Perrino di Brindisi è venuto a mancare Nicola Occhiofino già Presidente Provinciale delle ACLI di Bari, Presidente Regionale delle ACLI di Puglia, Segretario Nazionale Gioventù Aclista , Responsabile Nazionale ACLI alla formazione, Vice Presidente del Consiglio della Regione Puglia e Assessore Provinciale, ha rappresentato un punto di riferimento importante per gli Aclisti e la Società Pugliese.
Uomo dalla statura morale e politica di altissimo spessore lascia un vuoto incolmabile nella comunità pugliese. Testimone per l’ispirazione valoriale quali ad esempio la pace nel mondo e la “politica del grembiule” a cui le future generazioni potranno attingere.
Il Presidente Regionale Gianluca Budano unitamente alla Presidenza e a tutti gli Aclisti Pugliesi nel porgere le più sentite condoglianze ai familiari prega affinché il Signore possa donargli l’eterno riposo e confortare nella fede tutti coloro che gli hanno voluto bene.

IL PRESIDENTE NAZIONALE delle ACLI ANDREA OLIVERO
RICORDA NICOLA OCCHIOFINO

“Voglio ringraziarti, Signore, per il dono della vita.
Ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con un’ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati.
A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare, Signore, che anche tu abbia un’ala soltanto.
L’altra, la tieni nascosta: forse per farmi capire che anche tu non vuoi volare senza di me.
Per questo mi hai dato la vita: perché io fossi tuo compagno di volo.

Insegnami, allora, a librarmi con te.
Perché vivere non è «trascinare la vita», non è «strappare la vita», non è «rosicchiare la vita».
Vivere è abbandonarsi, come un gabbiano, all’ebbrezza del vento.
Vivere è assaporare l’avventura della libertà.
Vivere è stendere l’ala, l’unica ala, con la fiducia di chi sa di avere nel volo un partner grande come te!”

Ricordando Nicola Occhiofino mi tornano in mente queste parole di don Tonino Bello, tratte da un libro che lui stesso mi regalò qualche anno or sono. Le ACLI perdono un dirigente ed un amico generoso, che ha saputo vivere con questo stile e questo coraggio.
Partecipando alla sofferenza di quanti gli sono stati più vicini ed ora sentono più forte il dolore del distacco, voglio assicurare la preghiera di tutte le ACLI ed il ricordo affettuoso e riconoscente.
Nicola rimarrà un esempio luminoso per noi.


MORTE NICOLA OCCHIOFINO:

IL CORDOGLIO DI NICHI VENDOLA

"Un uomo straordinario. La sua intensa spiritualita' e la sua profondita' d'animo hanno segnato un percorso di vita, troppo breve perche' la sua fine non ci lasci senza fiato". Cosi' il presidente della regione Puglia Nichi Vendola ha voluto ricordare, in una nota, Nicola Occhiofino, gia' vicepresidente del Consiglio Regionale della Puglia e assessore della provincia di Bari. "Mi mancheranno i suoi insegnamenti - ha continuato Vendola - le sue lunghe note, il suo sguardo attento e puntuale sul sociale, sui deboli, sugli umili, sugli ultimi. Con la sua scomparsa perdiamo un uomo d'altri tempi, un signore della politica e della vita, uomo di fede e di grande spessore intellettuale. Ci sentiremo tutti un po' piu' soli".

Risorsa Mezzogiorno numero di gennaio 2011











mercoledì, gennaio 19, 2011

San Giorgio a Cremano, “Non siete soli”: un appello a raccontare per chi ha visto o saputo qualcosa sull’omicidio di Vincenzo Liguori

San Giorgio a Cremano, “Non siete soli”: un appello a raccontare per chi ha visto o saputo qualcosa sull’omicidio di Vincenzo Liguori da parte di sedici associazioni del territorio

San Giorgio a Cremano, “Non siete soli”: un appello a raccontare per chi ha visto o saputo qualcosa  sull’omicidio di Vincenzo Liguori da parte di sedici associazioni del territorio

“Non siete soli”. E’ questo il titolo dell’appello di sedici associazioni tra le più attive a San Giorgio a Cremano e nella provincia di Napoli, in primis dal Forum comunale dei Giovani. Sedici associazioni che si rivolgono direttamente a chi può aver visto o saputo qualcosa sull’omicidio di Vincenzo Liguori, il meccanico ammazzato la scorsa settimana nella sua officina senza una vera ragione. Decine di copie dell’appello tappezzeranno, da oggi, gli spazi pubblicitari nella città di San Giorgio a Cremano.


“Non siete soli, è un messaggio per chi ha visto, per chi era presente al momento dell’agguato. Noi tutti siamo con voi. Aiutateci ad aiutare, a fare giustizia affinché possa esserci ancora la voglia di vivere. Mary Liguori nonostante tutto crede ancora che valga la pena lottare per un futuro migliore. E noi?” E’ questo l’accorato appello dei responsabili delle sedici associazioni, che si occupano di bambini, di giovani, di legalità, di sviluppo del territorio.

“Morire fa male ma morire mentre si è al lavoro, morire da innocenti fa rabbia. – è scritto nel documento - Quanto è successo ha ferito noi tutti nel profondo del cuore. Siamo vicini alla famiglia Liguori. Siamo tutti vittime impotenti di questi episodi vigliacchi. Viene da chiedersi se valga la pena continuare a sperare in una città migliore. Sentiamo nell’aria una forte tensione e questo manifesto é per chiedere a noi tutti da che parte stiamo. Vogliamo abbandonare questa deriva sociale che ci affligge e sembra non lasciare scampo oppure continuare a far finta di niente e pensare che “tanto Enzo Liguori non sono io”? La paura divide. E’ questa la forza dei vili. Se vogliamo veramente sperare di vivere in una società civile dobbiamo combattere le nostre paure. Siamo tanti. Insieme possiamo sconfiggere il male più grande: l’indifferenza.”

Il documento è firmato da: Forum Nazionale Giovani (Francesco Micera); Forum Comunale dei Giovani (Danilo Improta); AssoUtenti Campania (Melania Capasso); CallystoArts (Gennaro De Micco); ACLI “G.Lazzati” (Antonio Di Maria); Campania 2000 (Aldo Castaldo); Agisco (Alessandro Etzi); Giovani delle Acli Napoli (Michele M. Ippolito); AICS Campania (Alessandro Papaccio); Giovani per il Futuro (Roberto Masullo); ALMA (Patrizia Liccardi); La Casa di Alessandra (Giovanna De Luca); AMESCI (Enrico Maria Borrelli); Radio Siani (Giuseppe Scognamiglio); Arteteca (Luca Borriello); Studenti Napoletani Contro la Camorra (Simone Scarpati).

lunedì, gennaio 17, 2011

CLICK DAY IMMIGRATI: ACLI, PATRONATI PENALIZZATI DA PROCEDURA INFORMATICA



Preoccupa fortemente i Patronati la procedura informatica per il decreto flussi 2010, attiva da oggi sul sito del ministero dell'Interno in vista del primo click day del 31 gennaio. ''Pur apprezzando le innovazioni informatiche apportate al sistema di compilazione e di invio delle domande - afferma il Patronato Acli - permangono le perplessita' su una procedura che penalizza di fatto i datori di lavoro, soprattutto famiglie, che si rivolgeranno ai Patronati e alle associazioni, come gia' accadde nel 2007''.

Il sistema di accoglimento delle richieste si basa infatti sul criterio cronologico (ora, minuto, secondo...) della ricezione delle domande da parte del Ministero dell'Interno, fino all'esaurimento dei posti disponibili (52.080 per il primo click day). Tutti gli invii, compresi quelli generati con l'assistenza delle associazioni o dei patronati, verranno gestiti in maniera singola, domanda per domanda. Di conseguenza, proprio le associazioni e gli enti di Patronato, che avranno numerose domande da inviare, saranno oggettivamente svantaggiate rispetto alle richieste inviate autonomamente dai privati.

''Siamo costretti ancora una volta ad una situazione antipatica'' afferma il vicepresidente delegato del Patronato Acli Fabrizio Benvignati. ''Abbiamo la preoccupazione e il dovere morale di informare i cittadini che si rivolgono a noi sul rischio che la loro domanda potrebbe non rientrare nella graduatoria per motivi connessi alla procedura telematica. La nostra mediazione, di cui siamo formalmente incaricati proprio dal Ministero dell'Interno, potrebbe paradossalmente rivelarsi svantaggiosa per il cittadino, al quale daremo ovviamente tutta la nostra assistenza, suggerendogli tuttavia l'invio autonomo della domanda''.

''Queste complicazioni - continua Benvignati - vanno purtroppo ad aggiungersi alle anomalie tante volte denunciate di questo sistema di incontro tra domanda e offerta di lavoro di personale non comunitario che andrebbe profondamente rivisto. Sappiamo che almeno la meta' dei lavoratori richiesti, formalmente residenti all'estero, sono in realta' presenti in Italia in modo irregolare. Far incontrare ricerca e offerta di lavoro a distanza di migliaia chilometri e' praticamente impossibile. Sarebbe piu' utile ed efficace l'introduzione di un permesso di soggiorno per ricerca di lavoro che duri almeno sei mesi. O almeno consentire una prenotazione degli ingressi regolari in Italia anche attraverso le strutture dei Patronati che gia' lavorano nei Paesi di immigrazione verso l'Italia''.

domenica, gennaio 16, 2011

Seggi Primarie sindaco di Napoli





  • tutti gli indirizzi dei seggi per votare alle primarie per il Sindaco di Napoli
  • Sepe «Napoli è viva e presto si salverà». Dire Napoli nel mondo.


    (di Antonio Sasso da il Roma)

    Eminenza, continua il suo itinerario di visite all’estero. Domani sarà in America.
    «Sì. Vado a New York per vedere Napoli oltre Napoli e incontrare i napoletani che in quella grande metropoli risiedono e lavorano, i figli di napoletani emigrati, ma anche gli americani che guardano a Napoli con simpatia, attenzione e rispetto».
    Dopo Mosca, Cipro, Istanbul, Polonia, Barcellona e Cina, sarà un altro viaggio nel segno del dialogo interreligioso?
    «Non c’è dubbio che mi muoverò con questo spirito, nel convincimento che dagli incontri nascono nuovi impulsi al dialogo interreligioso che costituisce un fondamentale strumento per la costruzione della giustizia e della pace nel mondo. II punto di riferimento, peraltro, è sempre Napoli e, in particolare, la Napoli del Meeting interreligioso del 2007 nel corso del quale ebbi modo di conoscere, fra gli altri, il rabbino Schneier di New York con il quale mi incontrerò in più occasioni che saranno per me importanti ed emozionanti per il contenuto dei colloqui, ma anche perché richiameranno in me la portata e il significato delle visite fatte a lui e alla Sinagoga dai Pontefici Giovanni Paolo II e Benedetto XVI».
    Avrà anche contatti con personalità e organismi del mondo civile?
    «II mio sarà il viaggio della testimonianza. Parlerò dell’azione pastorale della Chiesa di Napoli incentrata su famiglia e scuola e del forte impegno nella comunità locale. Inoltre, negli incontri che avrò, nella comunità italiana di Brooklyn come all’Onu con i rappresentanti del Vaticano e dell’Italia, presso l’Istituto italiano di Cultura o con l’Italian Accademy Foundation o ancora al Calandra Italian American Institute, presso il Museo dell’Immigrazione o presso la Casa italiana Zerilli-Marimò o infine presso la Scuola d’Italia, desidero testimoniare la riconoscenza di Napoli ai napoletani di New York per quanto hanno saputo realizzare e per quanto hanno saputo esprimere onorando la propria città e il proprio Paese d’origine. Ma mi preoccuperò, nel contempo, di testimoniare Napoli per come è, con le sue sofferenze e le sue contraddizioni, i suoi limiti ma anche le tante eccellenze, le tantissime risorse e potenzialità in tutti i campi, dalla cultura all’imprenditoria e al lavoro. Dirò della capacità, della professionalità, della intelligenza e della genialità dei napoletani e anche della loro cordialità, generosità e apertura agli altri. Racconterò quanto di bello e di positivo la nostra città è capace di offrire e di proporre. Dirò delle attese e delle piaghe di Napoli, ma con altrettanta chiarezza dirò anche che Napoli non è solo spazzatura e camorra. Per questo, inviterò i nostri connazionali ma pure i tanti amici americani a venire a Napoli, a visitarla, a vederla o rivederla per meglio conoscerla e presentarla o rappresentarla nella maniera giusta e veritiera, superando i tanti luoghi comuni e i pregiudizi. II mio obiettivo, insomma, è quello di raccontare Napoli a New York, descrivendola per quello che è e per il tanto di buono e di bello che essa possiede. Dirò che Napoli è essenzialmente una città da amare».
    Avrà il coraggio di dire ai suoi interlocutori americani che Napoli si salverà? E in che tempi potrà svoltare?
    «Non solo avrò il coraggio di dirlo, ma spiegherò il mio convincimento che Napoli si salverà. È la storia che lo dimostra, perché da sempre la nostra città è capace di affrontare e superare precarietà, disavventure e calamità, senza mai piegarsi e, anzi, difendendo e facendo leva sulle sue ricchezze e sui suoi valori. Circa i tempi della svolta ho qualche difficoltà a fare anticipazioni anche perché non ho il dono della profezia, ma so che essa è possibile e certa, se la sappiamo costruire tutti insieme, in sinergia, con impegno e disinteresse, perseguendo il bene comune attraverso l’apporto delle proprie capacità e delle proprie idee. È questo, in fondo, il senso e l’obiettivo del Giubileo per Napoli, che deve essere visto come il Giubileo delle buone intenzioni e delle proposte possibili e non essere considerato, con cattiveria, il Giubileo delle soluzioni, alle quali sono tenuti altri organismi e altre persone».
    Per il Giubileo napoletano potrebbe tornare il Papa in città?
    «Non penso, considerando i tanti impegni del Santo Padre. Ma non lo escludo, conoscendo la sua predilezione perla nostra Città, manifestata più volte e in tanti modi».
    Per lei qual è la strada per costruire l’ordinarietà efficiente che i cittadini attendono ormai da più di vent’anni?
    «L’impegno di tutti e a tutti i livelli, partendo da una cittadinanza attiva e responsabile. Occorrono, però, buona volontà, rispetto delle regole, disinteresse e disponibilità a servire».
    Può essere considerata prioritaria e propedeutica una questione di responsabilità?
    «Non serve cercare responsabili. Questo tema spetta ad altri ed è da tenere presente in altre circostanze. Serve piuttosto l’impegno sinergico di tutti, come ho detto prima, anche una maggiore e più adeguata azione della Chiesa, che deve essere pronta all’ascolto e avere la capacità di rappresentare al meglio il proprio ruolo di servizio all’uomo, sul piano pastorale e su quello sociale».
    Perché continua a mancare in Campania un modello credibile di sviluppo?
    «Io non so se continua a mancare o non ha trovato compiuta attuazione un modello di sviluppo. Penso, comunque, che il problema sia più complesso di quanto possa apparire, per l’intrecciarsi di varie ragioni che vanno dalle deficienze strutturali e dalle cause storiche alle emergenze ricorrenti, alle catastrofi naturali, alle crisi dell’economia nazionale e internazionale, alla mancanza di una lucida visione dei percorsi possibili».
    Quale è il tasso di realtà della nostra crisi economica e morale e quale è invece la dilatazione mediatica dei problemi napoletani?
    «Credo sia innegabile una incidenza significativa della crisi economica e di quella morale, che, sommandosi, finiscono con il pesare non poco sulle complessive condizioni di vita delle famiglie e dell’intera comunità, condizionando fortemente ogni discorso di prospettive e di futuro soprattutto in riferimento alle giovani generazioni. Per quanto riguarda la ipotizzata dilatazione mediatica dei problemi napoletani, debbo rilevare che c’è una qualche tendenza a farci male con le nostre mani, per così dire, dedicando fin troppo spazio informativo alla criminalità, alla delinquenza, alle illegalità e alle negatività che tanto nuocciono a Napoli, mentre mancano del tutto o vengono presentate in posizione marginale le tante cose positive ed eccellenti che fanno ricca e vitale la nostra città».
    La mancanza di consapevolezza della nostra borghesia è addebitabile, secondo lei, anche alla irrilevante funzione sociale degli intellettuali napoletani?
    «Vale quanto ho detto in precedenza circa la inutilità della caccia alle responsabilità. È utile piuttosto mettere insieme, per il bene di Napoli, le tantissime persone responsabili che ci sono anche nella borghesia come tra gli intellettuali. La dimostrazione è data dalla risposta entusiasta all’appello di coinvolgimento nel Giubileo per Napoli».
    La deriva laicista, che è uno dei mali del nostro tempo, travolge anche Napoli, nonostante il profondo umanesimo della nostra metropoli. Non è mancato anche un ruolo di stimolo, di denuncia e di formazione della Chiesa?
    «Ho già detto che non abbiamo fatto abbastanza, se ci riferiamo al ruolo di stimolo e di formazione della Chiesa, tenendo comunque conto della complessità e della mutabilità dei modelli sociali ed anche dei costumi, pesantemente condizionati dai falsi miti proposti in maniera incisiva dai diversi mezzi di comunicazione. Non concordo, viceversa, sul ruolo di denuncia che la Chiesa non ha fatto mai mancare, a tutti i livelli, fino ad essere tacciata di ingerenza o quantomeno a fare storcere il naso a qualcuno».
    Di fronte alle gravi denunce, anche di sacerdoti impegnati sul fronte anticamorra, sull’arrendevolezza di molti parroci, lei difende con passione la Chiesa nella sua globalità. Non sarebbe invece il caso di richiedere più coraggio ai parroci, invitandoli ad ispirarsi a quei sacerdoti che si sono esposti e si espongono incuranti di rischi e pericoli?
    «Forse la domanda risente della esistenza di un rapporto privilegiato e personale, che è certamente legittimo ma non può condizionare o giustificare un giudizio esteso all’intera realtà, fatta di sacerdoti e parroci impegnati e non pavidi, che lavorano quotidianamente in trincea e nel silenzio, senza ricercare la luce dei riflettori o l’amplificazione dei mezzi di comunicazione, che soddisfano unicamente la vanità individuale. Difendo il mio clero e non consento ad alcuno di gettare ombre su di esso, esprimendo giudizi temerari e ingenerosi».
    Lei è molto seguìto, in ogni attività, dagli organi di informazione. Ritiene che l’amplificazione mediatica del lavoro pastorale e delle iniziative ecclesiastiche possa supportare l’evangelizzazione della Chiesa e raggiungere un maggior numero di persone?
    «La Chiesa da duemila anni, anche quando non si disponeva di mezzi di comunicazione più o meno sofisticati, faceva opera di evangelizzazione e trasmetteva all’uomo la legge di Dio. Sarebbe insulso non utilizzare nell’azione pastorale le moderne tecnologie per parlare all’uomo ovunque egli si trovi».
    La camorra è un potere criminale, ma anche una mentalità e, peggio ancora, una cultura. Ritiene che la Chiesa stia facendo tutto il possibile per contrastarla?
    «Penso che la Chiesa stia facendola sua parte, richiamando ciascun uomo alla responsabilità di cittadini e di cristiani. Certamente la Chiesa non ha la pretesa di riuscire a debellare da sola la camorra, ma sa e sostiene che c’è bisogno del concorso di tutti attraverso l’esempio, il rispetto della legalità, la moralizzazione dei comportamenti, l’introduzione di misure sociali, l’applicazione di pene giuste, l’azione di riabilitazione e di reinserimento di quanti hanno espiato la propria colpa».
    Sui giovani, cosa può dirci: vede una generazione promettente o perduta? Oppure si ritrova davanti due mondi antitetici: i giovani perbene e quelli che deviano? E quale strategia ha per gli uni e per gli altri?
    «A parte fenomeni di bullismo e diversi casi di devianza dovuti, a mio avviso, alla disgregazione della famiglia e al fascino folle della potenza e della prepotenza, Napoli vanta un mondo giovanile meraviglioso che costituisce la vera, grande risorsa della città per l’intelligenza, per la bellezza dei sentimenti, per l’ingegno, per il senso profondo e il rispetto che hanno della vita. Se la società degli adulti non prende atto di questo grande potenziale e se non si attrezza per non deludere le loro aspettative, preoccupandosi anzi di valorizzarli pienamente e al meglio, allora il rischio forte è quello di tradire il futuro di intere generazioni e, quindi, della stessa città. È questo il dato reale, al di là di ogni fumosa strategia. Si ha il dovere di capirli, di aiutarli a crescere e a inserirsi nel mondo del lavoro e delle professioni. Si ha innanzitutto il dovere di tenerli lontani dalle insidie della strada e delle amicizie compromettenti. Per questo, già da qualche anno, vado auspicando e sollecitando una legge per gli oratori, e parlo di oratori di tutte le confessioni religiose, per proporre ai giovani un sano e sicuro luogo di incontro, di confronto e di conoscenza».
    Cosa manca maggiormente alla politica napoletana: la competenza, la moralità o l’efficienza?
    «Non serve capire quello che manca, interessa piuttosto sapere che l’obiettivo per tutti resta il bene comune».
    Alla Regione e alla Provincia si sono verificate due svolte, dopo anni di gestione del centrosinistra: vede soltanto sigle diverse al potere o c’è anche qualche segnale di concreto cambiamento?
    «In una democrazia il giudizio viene espresso dall’elettorato alla luce dei fatti e del servizio reso alla collettività»
    Il volontariato partenopeo appare in grande salute e spesso deve sostituire poteri e funzioni pubblici carenti. È auspicabile, secondo lei, che i volontari tornino ad essere un supporto e non una stampella?
    «Ogni buon cristiano sa che alla fine saremo giudicati sull’amore, per questo è bello sapere che Napoli, in ragione del suo grande cuore, può contare su un volontariato serio, motivato e generoso».
    La Chiesa napoletana in questo momento storico della città cosa potrà fare che ancora non fa o non ha fatto?
    «Con spirito missionario stiamo lavorando sinergicamente, Clero, religiosi e laici, nell’attuazione del piano pastorale incentrato su famiglia e scuola, due riferimenti insostituibili nella formazione dei giovani e, quindi, nella costruzione della società nuova, alla quale la Chiesa di Napoli ha voluto dedicare il massimo della sua attenzione e del suo impegno con la indizione di un Giubileo per Napoli che, lungo l’intero anno, si articolerà in una serie di incontri che coinvolgeranno, su settori e temi specifici, tutti gli uomini di buona volontà che hanno a cuore il futuro della città e sono pronti, quindi, a offrire il loro contributo di esperienza, di idee, di suggerimenti e proposte, finalizzati al cambiamento e allo promozione dello sviluppo».
    Della sua esperienza napoletana qual è il giorno o l’episodio che porta nel cuore?
    «Sono tanti gli episodi belli ed emozionanti che ho vissuto da quando sto a Napoli. Mi porto dentro la grande umanità, la generosità e la cordialità del popolo napoletano».

    Contributi economici a favore di famiglie numerose

    Avviso pubblico per l'assegnazione di contributi economici una tantum per l'abbattimento dei costi dei servizi a favore di famiglie con numero di figli pari o superiore a quattro

    E' indetto Avviso Pubblico, pubblicato in data 30 dicembre 2010, per la formazione di una graduatoriaper l'assegnazione di un contributo economico una tantum di euro 400,00 per l'abbattimento dei costi dei servizi a favore di famiglie con numero di figli pari o superiore a quattro - Fondo Nazionale per le Politiche della famiglia (art. 1, commi 1250-1251, L.n. 296/2006; D.G.R.C. n. 263/2009 e D.D. n. 772/2009).

    I cittadini interessati potranno compilare la domanda di partecipazione esclusivamente online adecorrere dalle ore 12.00 dell'11/01/2011 e fino alle ore 12.00 dell'11/02/2011.

    Gli stessi cittadini potranno avvalersi dell'assistenza per la compilazione dell'istanza che sarà prestata dagli Uffici per le Relazioni con il Pubblico (URP/CPDAA) esistenti presso le municipalità cittadine

    Bando di concorso per l'attribuzione del contributo per il sostegno ai canoni di locazione per l'annualità 2009


    Pubblicazione della graduatoria provvisoria dei nuclei familiari partecipanti al bando di concorso

    I cittadini interessati possono prendere visione della citata graduatoria, oltre che da questa pagina, anche presso tutte le sedi delle Municipalità.

    Avverso la suddetta graduatoria provvisoria possono essere prodotte opposizioni da presentare, entro il termine perentorio di giorni 30 a decorrere dal 10/01/2011 e cioè fino al 09/02/2011, direttamente presso gli uffici del Servizio Assegnazione Immobili, siti in Napoli, alla P.zza Cavour n. 42, 1° piano - 80137 o spedite a messo raccomandata A/R allo stesso indirizzo.

    A tal uopo l'ufficio sarà aperto al pubblico tutti i giorni ad esclusione del sabato e festivi, dalle ore 09,00 alle ore 12,00.

    Il Dirigente del Servizio
    Avv. Corrado Di Maso

    Modelli per la presentazione dei ricorsi