mercoledì, agosto 31, 2011

Pensioni: saltano i riscatti, torna l'Iva al 21%?


La Lega si impone. La Padania è uscita in prima pagina col titolo: "Manovra in discussione". La svolta da un incontro Calderoli-Sacconi. Assente Tremonti.

Giulia Nitti
Tutto da rifare, ancora una volta. È saltata, a poche ore dal voto in Senato, la tanto contestata norma sulle pensioni.
L'ha spuntata la Lega Nord, che fin dal numero della Padania in edicola questa mattina aveva mostrato tutte le sue perplessità.
E i risultati del sondaggio on line tra i lettori del nostro quotidiano confermano una contrarietà assoluta e pressocché totale.
Quando tutto sembrava chiuso con le 7 ore del vertice di Arcore, le proteste dei cittadini sulle norme sulle pensioni hanno persuaso al maggioranza a rimettere mano, per l'ennesima volta, alla manovra finanziaria per il pareggio di bilancio.Tra le tante ipotesi di queste ore torna a farsi strada quella dell'Iva al 21%, sulla quale però c'è da scontare l'opposizione dei consumatori e del ministro Tremonti.

La protesta spinge il governo alla marcia indietro

Ieri dal Pdl ci si affrettava a dichiarare che avrebbero modificato la misura, "perché iniqua e incostituzionale".
La protesta di chi ha pagato salato il riscatto degli anni di studi e di servizio militare ha investito anche la Lega Nord. Ieri persino il giornale di partito, la Padania è stata inondata di mail e messaggi di militanti infuriati, come riferisce lo stesso giornale. Piccati soprattutto, perché la norma sulle pensioni colpisce anche chi ha fatto il servizio militare di leva, "regalando" un anno allo Stato.
Il risultato immediato è stata un'insurrezione dei senatori del Carroccio, che ieri hanno minacciato di non votare la manovra se non si fosse intervenuti subito sulla norma che riguarda la previdenza.

La Padania accusa

Così l'accordo di Arcore è finito sotto attacco da parte del giornale leghista, che in un articolo in uscita oggi spiega che "la manovra partorita dal vertice di Arcore avrà bisogno di un'ulteriore riflessione".
"Il ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli incontrerà il ministro Maurizio Sacconi, con i tecnici del ministero dell'Economia e del ministero del Lavoro, per approfondirne l'impatto sociale e finanziario" delle pensioni.

Il Pd: "Ormai è una farsa"

L'opposizione - ovviamente - parla di caos (come, peraltro, fanno in queste ore i normali cittadini, "bombardati" dalle proposte più diverse.
"Quello che sta avvenendo sulla manovra sfiora la farsa ma rimane comunque scandaloso - dice la capogruppo al Senato del Pd, Anna Finocchiaro - c'è da gioire per la cancellazione di una norma ingiusta e incostituzionale come quella sulle pensioni, ma ora ci troviamo di fronte a una manovra che non esiste".
E ancora: "Come faranno ora, di buco in buco, a far quadrare i conti?".
Anche il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, infierisce: "La retromarcia sulle pensioni è l'ennesima conferma che siamo nelle mani di un presidente del Consiglio e di una leadership leghista completamente allo sbando. L'esecutivo punta soltanto a sopravvivere e scarica sugli italiani il costo della sua incapacità di fare".
Per il capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera, Massimo Donadi, "Sulle pensioni il governo è passato dalla truffa alle comiche".

I dubbi del Colle

Che la norma vada modificata, d'altronde, è una considerazione che nelle ore passate hanno fatto anche i tecnici del Quirinale. Dall'ufficio legislativo del Coille hanno fatto trapelare che la norma sul riscatto potrebbe violare l'articolo 3 della Costituzione.

Il problema dei saldi

Ma quella sulle pensioni non sarà il solo punto da rivedere. Nonostante Tremonti, a quanto pare , avesse assicurato a Baerlusconi che i provvedimenti elaborati durante il vertice fossero in grado di manrtere il saldo della manovra, ieri la Ragioneria dello Stato si è detta dubbiosa su questo punto. Le misure di lotta all'evasione non sarebbero in grado di garantire il gettito mancante dall'eliminazione del contributo di solidarietà per i lavoratori privati. All'appello mancherebbero 5 o addirittura 6 miliardi, a seconda delle versioni.

Rispunta l'Iva

Partita riaperta, insomma. Con l'ipotesi dell'Iva che torna a fare capolino. Tremonti non la vorrebbe, preferirebbe utilizzare la misura in futuro nella legge delega sulla riforma fiscale, ma ormai Berlusconi è stanco, e dopo essersi reso conto dell'autogol sulle pensioni è sempre più convinto a tirare dritto senza ulteriori mediazioni.

Il tempo stringe

Il tempo a disposizione è pochissimo, ormai. C'è tempo solo fino a stasera per presentare gli ultimi emendamenti. Qualcos'altro potrà essere fatto entro domani, quando il consiglio dei ministri si riunirà e potrebbe partorire un ultimo maxiemendamento sul quale, a questo punto, verrà posta la fiducia. E allora i giochi saranno davvero chiusi.

Il Governo ripensa la «stretta» sulle anzianità

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-08-31/governo-ripensa-stretta-anzianita-083113.shtml?uuid=AakI6L0Ddi Marco Rogari


Appena partorita, rischia già di essere accantonata. O quanto meno significativamente modificata. La stretta sulle pensioni di anzianità vincolate al solo canale dei 40 anni di contribuzione, con l'esclusione dalla carriera contributiva dei riscatti della laurea e del servizio militare, decisa lunedì pomeriggio nel vertice di Arcore sulle modifiche alla manovra è subito finita nell'occhio del ciclone.

La rivolta dei sindacati e delle categorie interessate (medici in primis) contro questa ipotesi e il consistente pericolo che dalla sua attuazione scaturisse una valanga di ricorsi hanno convinto Pdl e Lega a prendere in considerazione opzioni di intervento alternative.

La prima opzione prevede la limitazione della mini-stretta ai soli riscatti della laurea lasciando tutto invariato per la contribuzione figurativa collegata al servizio militare. Ma ieri sera in commissione Bilancio al Senato ha preso quota anche l'idea di rinunciare completamente a questo intervento ricorrendo ad altre misure sulla previdenza: il ripristino dello scalone Maroni nel 2012 per le anzianità (62 anni di età e 35 di contributi) per poi arrivare a quota 100 nel 2015 oppure l'anticipo al 2012 o 2013 dell'innalzamento dell'età pensionabile per le lavoratrici private.

La decisione definitiva sulle misure da adottare sarà presa questa mattina nel corso di un vertice tra i ministri Maurizio Sacconi e Roberto Calderoli e il Tesoro; si terrà conto anche delle indicazioni dagli esponenti della maggioranza in commissione Bilancio al Senato, che hanno lavorato tutta la notte per trovare una soluzione. Già nel pomeriggio il relatore della manovra a Palazzo Madama, Antonio Azzollini (Pdl), aveva fatto riferimento a una norma transitoria per tutelare chi aveva avviato il percorso di "riscatto". Al di là delle difficoltà di garantire una tutela solo parziale rispetto alla platea dei potenziali interessati (circa 90mila all'anno di pensionati Inps, di cui quasi 80mila con contribuzione figurativa per servizio militare, che diventerebbero 100mila considerando anche gli iscritti all'Inpdap) rimane il problema del gettito. Gli 1,5 miliardi nel biennio 2013-2014 attesi non sarebbero più garantiti da un ammorbidimento della misura.

Una misura, peraltro, a forte rischio di contenzioso. La decisione di intervenire anche su chi ha già riscattato i periodi relativi alla laurea e al servizio militare, che avrebbero avuto valore solo per l'uscita di anzianità con il sistema delle quote e per il calcolo dell'importo dell'assegno, aprirebbe con tutta probabilità la strada a migliaia di cause. E questo non sarebbe il solo nodo sul tappeto, soprattutto per chi ha riscattato la laurea. Chi va in pensione con il metodo retributivo e 40 anni di anzianità, ad esempio, può ricevere al massimo l'80% della media delle retribuzioni degli ultimi anni. In questo caso, l'esclusione degli anni di laurea dal conteggio dei 40 anni rischierebbe di valere solo per i tempi di pensionamento (con un rinvio medio di 4 anni e di 6-7 anni per i medici) ma anche per il calcolo dell'assegno, dato che il rendimento massimo non può superare l'80 per cento. Anche se nelle intenzioni della maggioranza questo problema verrebbe superato dalla decisione di prevedere il calcolo della pensione con un meccanismo di «40 anni più 4».

Da chiarire è poi la sorte dei lavoratori che avevano più di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, fino ad ora rassicurati dal calcolo della loro pensione su base retributiva: lo scorporo degli anni di servizio militare e di laurea potrebbe far rientrare una fetta di questa platea tra coloro che avevano meno di 18 anni di contributi, ovvero nel gruppo del calcolo «misto» (retributivo-contributivo).

A rischio appare anche la scelta di operare una differenziazione tra chi va in pensione con le quote e mantiene intatto il meccanismo di "riscatto", e coloro che escono con 40 anni di contributi e sono, quindi, soggetti alla stretta.

martedì, agosto 30, 2011

test immatricolazione: il caso Napoli e Medicina

Federico II, assalto ai test
oltre 4mila aspiranti medici

L'università partenopea conquista il record italiano per numero di giovani iscritti ai quiz per l'immatricolazione: "Professione ambìta come l'oro"

di CARLO FRANCOSulla Federico II e sulla Seconda Università sta per abbattersi l’annuale valanga di aspiranti medici e ingegneri. L’impatto avverrà il 5 settembre e l’ondata, a differenza dell’uragano “Irene” che ha risparmiato New York, travolgerà tutte le facoltà. Il numero che più impressiona alla vigilia dei test di ammissione alle facoltà che iniziano oggi per gli atenei privati e il 5 settembre per quelli pubblici è quello relativo alle domande per l’iscrizione a Medicina: 4.099, quasi quattrocento in più di quelle presentate al San Raffaele di Milano e millecinquecento in più di Roma.

Egualmente fuori controllo le previsioni che si riferiscono all’ateneo bolognese (2937 domande di iscrizione), a quello barese (1529) e alla Statale di Milano (2870).

Cifre da capogiro che se, da una parte, confermano il fascino indistruttibile del «camice bianco» del medico, dall’altra evidenziano i limiti e le disfunzioni dell’università italiana sempre più pachidermica e fuori dagli standard europei. Il boom degli aspiranti medici, tra l’altro, riporta di attualità la tesi ribadita ancora ieri dal professore Andrea Lenzi, coordinatore della Conferenza dei presidi di Medicina, secondo cui «la professione medica è considerata un bene rifugio. Come l’oro». E questo è tanto più valido nei periodi di recessione acuta perché nell’immaginario collettivo la scelta di medicina garantisce, fin dagli esordi, una identità precisa e la certezza di un lavoro ben remunerato».

Il segretario del Cun sostiene anche che i giovani scelgono questa facoltà attratti dal mito del dottore esaltato dalle fiction televisive, ma anche dalla certezza che in futuro neanche tanto lontano ci sarà bisogno di tanti nuovi medici, addirittura ventimila entro il 2018.

È una tesi indubbiamente suggestiva e, in parte, anche non priva di fondamento, ma, restando con i piedi a terra, il presidente dell’Ordine dei medici di Napoli esprime preoccupazioni ben più concrete. «Sarebbe auspicabile dice Gabriele Peperoni che il ministero dell’Istruzione favorisse una selezione meritocratica, in base alla quale le aspiranti matricole possano presentare domanda presso diverse università italiane, le quali procederanno all’ammissione secondo una graduatoria che verrà stilata tenendo conto dei voti riportati nell’ultimo biennio e dell’esame di diploma».

Basta con la mortificante lotteria dei quiz, insomma, che appiattisce e annulla la competitività e obbliga gli studenti, e le loro famiglie, a sobbarcarsi gli oneri della preparazione ai test. La riforma, tra l’altro, è obbligata anche per allineare l’università italiana a quelle degli altri paesi europei, che questo passo in avanti lo hanno già compiuto ricavandone grandi vantaggi.

Ma torniamo ai numeri degli iscritti ai test che, anche per Ingegneria, Matematica e Ingegneria fisica, sono da capogiro e fanno registrare un aumento del 55%. C’è da essere seriamente preoccupati, insomma: alla Cattolica del Sacro Cuore di Roma gli iscritti sono 7333 e, all’interno di questa cifra, le studentesse sono il doppio dei colleghi maschi: 4477 contro 2879. I posti, però, sono 282 e, quindi, verrà ammesso solo uno studente su ventisei. Che chi sa se e quando smaltiranno la delusione. Alla Federico II un calcolo dettagliato non è ancora possibile perché le domande non sono state ancora tutte registrate, ma la tensione è già alle stelle. E a Monte Sant’Angelo, che ospiterà gli studenti della Federico II, e alla Mostra d’Oltremare, che accoglierà quelli della Sun, stanno preparando le aule e la tensostruttura per non farsi travolgere.

Ecco alcune( tristi) novità della finanziaria per i futuri pensionati


Su blog e social network emerge fortissima l'indignazione dopo la notizia che gli anni del servizio militare e quelli universitari non potranno più essere conteggiati per calcolare l'età pensionabile. Emerge una rabbia diffusa. Un anno di vita militare "buttato al vento". Abbiamo servito la patria e "adesso ci ripagano così". Per il nostro governo "lo studio e l'università sono solo tempo sprecato".

Appena si diffonde la notizia che gli anni dell'università e del servizio militare non potranno più essere conteggiati per calcolare l'età pensionabile, in rete scatta l'indignazione dei cittadini. In migliaia criticano con durezza l'ultima scelta dell'esecutivo guidato da Silvio Berlusconi. "Mi state rubando quattro anni di riscatto di studi universitari e un anno di servizio militare mentre i vostri privilegi restano gli stessi".

Si, perché il è problema reale è questo, quello della ingiustizia tra coloro che devono perdere qualcosa per salvare la nazione e quelli che continuano ad approfittare della nazione !

La rabbia è diffusa. Per un governo "che protegge sempre e comunque gli interessi dei più ricchi". Che scarica il "costo della manovra finanziaria sui più deboli, su chi ha fatto enormi sacrifici per studiare e assolvere ai doveri nei confronti del Paese".

L'amarezza emerge da numerosi commenti. Tra gli altri: "Vivevo in Inghilterra, dovetti abbandonare tutto per fare il militare e adesso non me lo conteranno nemmeno". E ancora: "Che fine faranno quei diciotto milioni spesi per riscattare la mia laurea?".

Sotto accusa la scarsa lungimiranza del governo, che "compie scelte incredibili solo perché ha negato per tre anni l'esistenza della crisi". C'è chi scrive: "Attaccarsi al riscatto della laurea e del servizio militare, non mi sembrano proprio grandi pensieri.

Qualcuno si chiede “ Perché non si interviene sui grandi patrimoni ?”

Già!. Ma soprattutto la gente si domanda “perché io devo aspettare 40 anni per andare in pensione e mi tolgono perfino il periodo del servizio militare( quando era obbligatorio e se non andavi ti arrestavano) e la classe politica prende una pensione, ben migliore della mia, dopo 5 anni e peraltro di privilegi?

C'è chi entra nel merito della questione, portando alla luce iniquità e ingiustizie: "Faccio presente che il servizio militare fino agli anni 80, durava 18 mesi. Io andrò in pensione un anno e mezzo più tardi dei miei colleghi che non hanno fatto il militare".

Poi ci sono i medici che ricordano che per loro il problema diventa notevole considerato che loro non solo hanno fatto l’università ma spesso anche la specializzazione, il che significa da 5( almeno) anche a 10- 12 anni!

E poi ci sono 350 mila docenti di scuola media e superiore ad andare in pensione a 65 anni, anziché prima.

Ed allora lo sciopero diventa un fatto non politico, ma sociale.

Ed allora la rabbia monta e diventa importante.

Siamo come la Grecia? Già. Purtroppo si! La differenza è solo nel fatto che in Italia c’è un governo di centro destra ed in Grecia un governo di centro sinistra. Ma in passato, sia in Grecia che in Italia , ci sono stati sia governi di centro destra che di centro sinistra sotto i quali è nato l’enorme debito pubblico che ora bisogna pagare. L’ingiustizia sta nel fatto che si fa pagare soprattutto ai piccoli, a quelli senza voce, mentre gli altri continuano a mangiarsi quel poco d’Italia che ancora resta!

le novità emerse dal vertice di Arcore: si interviene sulle pensioni No supertassa e iva, salvi i piccoli comuni

Manovra, si interviene sulle pensioni
No supertassa e iva, salvi i piccoli comuni

Ok abolizione province e dimezzamento parlamentari. Contributo di solidarietà solo per membri Parlamento. Enti locali, più poteri contro evasione. Pd: accanimento sulle pensioni, Lega sbugiardata



ROMA - Concluso dopo sette ore ad Arcore il vertice tra Pdl e Lega per studiare le modifiche alla manovra. Le novità principali riguardano le pensioni, che saranno toccate, l'aumento dell'iva, che non ci sarà, la supertassa, che salterà, la salvezza dei piccoli comuni e due miliardi di tagli in meno agli enti locali. Il contributo di solidarietà rimarrà solo a carico dei membri del Parlamento. Nella residenza di Berlusconi erano presenti gli stati maggiori del Pdl e della Lega. «Molto bene» ha detto il ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, commentando i risultati dell'incontro. Giudizio condiviso dal capogruppo Pdl, Fabrizio Cicchitto, che parla di «risultato davvero molto positivo», e dal ministro della Semplificazione, Roberto Calderli, secondo il quale «il testo è stato migliorato e per la prima volta qualcuno dimostra di fare sul serio contro l'evasione colpendo le società di comodo».

Provvedimenti aggiuntivi, ma per via costituzionale, riguardano il dimezzamento del numero dei parlamentari e la soppressione di tutte le province.Calcolo delle pensioni soltanto in base agli «effettivi anni di lavoro», è stato stabilito. Il calcolo per il raggiungimento degli anni di anzianità non dovrebbe più tener conto degli anni di servizi militare prestato e degli anni universitari. «Verranno scorporati», mantenendo immutato l'attuale regime previdenziale. Gli anni in questione, però, verranno computati per il calcolo della pensione.Salvi i piccoli comuni. «Sostituzione dell'articolo della manovra relativo ai piccoli comuni con un nuovo testo che preveda l'obbligo dello svolgimento in forma di unione di tutte le funzioni fondamentali a partire dall'anno 2013 nonchè il mantenimento dei consigli comunali con riduzione dei loro componenti senza indennità o gettone alcuno per i loro membri» si legge nel documento finale del vertice di maggioranza ad Arcore.Le risorse recuperate per «diminuire le sofferenze per gli enti locali», dicono fonti della maggioranza, sarebbero reperite da una rimodulazione dei vantaggi fiscali e dall'intervento sulle pensioni.Più poteri agli enti locali per lotta all'evasione. «Attribuzione agli enti territoriali di maggiori poteri e responsabilità nel contrasto all'evasione fiscale con vincolo di destinazione agli stessi del ricavato delle conseguenti maggiori entrate». Ridotti i vantaggi fiscali per le società cooperative. «Sostituzione del contributo di solidarietà con nuove misure fiscali finalizzate a eliminare l'abuso di intestazioni e interposizioni patrimoniali elusive nonché riduzione delle misure di vantaggio fiscale alle società cooperative».La conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama è stata fissata per mercoledì 31 agosto in tarda mattinata, probabilmente alle 13. I presidenti dei gruppi dovranno decidere il calendario dei lavori del Senato che la settimana prossima sarà chiamato a votare in Aula la manovra.Calderoli: testo migliorato, c'è la lotta all'evasione. «Ai mercati inviamo un messaggio chiaro - dice Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione - In primis i saldi restano invariati e i termini saranno rispettati. Inoltre, sono stato un buon profeta: i miglioramenti sono stati raggiunti all'unanimità tra le tre forze di governo e alla presenza del ministro dell'Economia. Il testo è stato migliorato e per la prima volta qualcuno dimostra di fare sul serio contro l'evasione colpendo le società di comodo».Frondisti del Pdl: a qualcosa siamo serviti. «Evidentemente i frondisti sono serviti a qualcosa ed è con grande soddisfazione che apprendo gli esiti del vertice di Arcore - dice Giuseppe Moles, deputato frondista del Pdl - Appare evidente che nelle riforme di questa manovra ci sono molte delle nostre argomentazioni. Sono state accolte ma soprattutto il richiamo alla nostra ispirazione originaria delle nostre idee è tornato preponderante: è passato il principio che non bisogna mettere la mani nelle tasche degli italiani. È una grande vittoria di noi frondisti anche la cancellazione così come anche il non aver aumentato l'Iva». Udc: i conti non tornano. «Saremo costruttivi come sempre in Parlamento perché questo è un nostro preciso dovere - dicono i capigruppo Udc di Camera e Senato Gian Luca Galletti e Gianpiero D'Alia - Ma da un primo esame delle modifiche della manovra approvate nella maggioranza traiamo un'opinione netta: i conti non tornano. Temiamo che la stessa sensazione venga percepita dai mercati, poiché è fin troppo chiaro che non si gioca con le cose serie: l'abolizione delle province ad esempio, preannunciata dai telegiornali, è in realtà stata cancellata con un rinvio ad improbabili costituzionalizzazioni. Che bisogno c'era di questa gigantesca finzione?».Bersani: non vedo come questi conti possano quadrare. «Dalle cose che si capiscono fino a qui siamo alla confusione, ad una quadra che non c'è, non vedo come possano quadrare questi conti - sostiene il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani - Nell'insieme mi sembra una soluzione debole, spero non venga valutata troppo pesantemente da chi ci osserva nel mondo». In merito all'apertura al confronto con l'opposizione, Bersani dice: «Invece di discutere ad Arcore di cose che non si capiscono, vengano a discutere le cose che abbiamo scritto noi, questo è un consiglio che mi sento di dare loro».Enrico Letta: compromesso al ribasso, il governo alza bandiera bianca. «A un primo esame le anticipazioni sulle modifiche alla manovra disegnano un quadro sconfortante - commenta il vice segretario del Pd, Enrico Letta - È bandiera bianca sui tagli ai costi della politica e indefinitezza sulle altre principali questioni. C'è da chiedersi come le autorità e i mercati europei possano prendere per buono un simile compromesso al ribasso».Fassina: accanimento sulle pensioni, Lega sbugiardata. «Le unanimi determinazioni del vertice di Arcore non modificano le pesantissime iniquità della manovra ma ne indeboliscono ulteriormente la già scarsa credibilità - dice Stefano Fassina, responsabile Economia e lavoro del Pd - Il modesto reintegro dei tagli ai trasferimenti a Regioni, Province e Comuni non eviterà i tagli agli asili nido, alle mense scolastiche, all'assistenza alle famiglie ed agli anziani, al trasporto pubblico locale e non eviterà neppure regressivi aumenti di tasse e tariffe. L'ennesima attribuzione di super poteri agli enti territoriali per contrastare l'evasione è pura propaganda: già a legislazione vigente i Comuni trattengono oltre la metà delle risorse che dovrebbero recuperare. L'intervento sulle pensioni, oltre a contraddire i diktat della Lega, è un colpo a tanti impiegati e operai del Nord e del resto d'Italia che, a causa della neutralizzazione del riscatto del servizio militare o della laurea, dovranno posticipare il pensionamento. Ancora una volta, le pensioni vengono utilizzate per fare cassa e non per una riforma del welfare. Infine rimane completamente vuoto il capitolo delle riforme per il sostegno allo sviluppo ed è molto preoccupante l'assenza di riferimenti alle modifiche all'art 8 sui contratti e le relazioni industriali. Per correggere le iniquità e dare credibilità alla manovra il Pd ha presentato pochi rilevanti emendamenti. Nell'interesse dell'Italia, Pdl e Lega siano disponibili al confronto in Parlamento».Idv: una vergogna l'accordo di Arcore. «E' una vergogna il metodo del confronto fatto ad Arcore, nella casa privata del presidente del Consiglio, invece che in Parlamento» dice il presidente dei senatori Idv, Felice Belisario, secondo il quale il comportamento della maggioranza è «offensivo» anche perché, in sostanza, «hanno scritto un'altra manovra». Anche per questo, prosegue Belisario, il governo non potrà evitare «di mettere la fiducia già al Senato». In ogni caso l'Idv «non si sottrae al confronto» se sarà portato nella sede adeguata, e cioè «in commissione Bilancio». L'Idv presenterà comunque un'ottantina di emendamenti che traducono la "contro-manovra" messa a punto nei giorni scorsi, tra i quali ci sarà la "tassa sui capitali scudati" al 20%, la richiesta di soppressione delle province sotto il milione di abitanti, la riduzione del 20% delle indennità dei parlamentari, una stretta su auto e voli blu, la dismissione dei beni pubblici, fatti salvi i beni artistici, l'asta delle frequenze, l'unificazione degli enti previdenziali e la "soppressione", cambiandone la destinazione, dei fondi per il Ponte sullo stretto di Messina. Cisl: bene rinuncia all'Iva, ora delega fiscale e calo Irpef. «È certamente un fatto positivo che il governo abbia rinunciato ad un intervento sull'Iva, che invece andrà rimodulata nel quadro della delega fiscale, insieme ad una riduzione dell'Irpef, come più volte hanno sostenuto Cisl e Uil - dice il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni - Il governo saggiamente ha ascoltato le nostre rivendicazioni. L'aumento dell'Iva deve servire a spostare la tassazione dalle persone alle cose, riducendo l'Irpef ai lavoratori, alle famiglie numerose e alle imprese, gravando su chi ha di più e facendo pagare gli evasori che come tutti sanno spendono e spandono».

Manovra, pensioni: stangata per medici e militari Persi gli anni riscattati e i soldi versati. rassegna stampa sulle ultime news sulla manovra

Naia e università inutili alla pensione
E su internet esplode la protesta
Su blog e social network l'indignazione dopo la notizia che gli anni del servizio militare e quelli universitari non potranno più essere conteggiati per calcolare l'età pensionabile. Rabbia diffusa. Fra chi accusa il governo di "scaricare il costo della manovra sui più deboli" e chi si domanda: "Che fine faranno quei diciotto milioni spesi per riscattare la mia laurea?"
di CARMINE SAVIANO

ROMA - Un anno di vita militare "buttato al vento". Abbiamo servito la patria e "adesso ci ripagano così". Per il nostro governo "lo studio e l'università sono solo tempo sprecato". E' un gioco di specchi. Non appena si diffonde la notizia che gli anni dell'università e del servizio militare non potranno più essere conteggiati 1per calcolare l'età pensionabile, in rete scatta l'indignazione dei cittadini. In migliaia criticano con durezza l'ultima scelta dell'esecutivo 2guidato da Silvio Berlusconi. "Mi state rubando quattro anni di riscatto di studi universitari e un anno di servizio militare mentre i vostri privilegi restano gli stessi".

"La giustizia di Arcore e di via Bellerio è dunque la seguente - commenta il segretario del Pd, Pierluigi Bersani - non si può rompere il patto con gli evasori fiscali e gli esportatori illeciti di capitali, ma lo si può rompere con chi è stato tanto fesso da servire il Paese facendo il militare o da studiare e poi riscattare di tasca propria la laurea. Dopo il patto di Arcore, i conti della manovra del governo tornano ancora di meno e le ingiustizie pesano ancora di più".

La rabbia è diffusa. Per un governo "che protegge sempre e comunque gli interessi dei più ricchi". Che scarica il "costo della manovra finanziaria sui più deboli, su chi ha fatto enormi sacrifici per studiare e assolvere ai doveri nei confronti del Paese". Facebook e i social network diventano veicolo di una protesta che mette insieme migliaia di cittadini. Nel mirino, finiscono tutti i privilegi non scalfiti dalle misure della manovra di Ferragosto. L'amarezza emerge da numerosi commenti. Tra gli altri: "Vivevo in Inghilterra, dovetti abbandonare tutto per fare il militare e adesso non me lo conteranno nemmeno". E ancora: "Che fine faranno quei diciotto milioni spesi per riscattare la mia laurea?".

Sotto accusa la scarsa lungimiranza del governo, che "compie scelte incredibili solo perché ha negato per tre anni l'esistenza della crisi". C'è chi scrive: "Attaccarsi al riscatto della laurea e del servizio militare, non mi sembrano proprio grandi pensieri... Ma perché non intervenire sui grandi patrimoni?". Non manca chi scatena la polemica politica, puntando il dito contro gli elettori del centrodestra: "Chi devo ringraziare per aver dato il voto a chi oggi vuole togliermi l'anno di servizio militare - oltretutto obbligatorio - ai fini pensionistici?".

E la classe politica diventa destinataria della maggior parte delle critiche. "Perché io devo aspettare sempre di più per andare in pensione e a un parlamentare bastano cinque anni, e anche meno, per poter percepire un vitalizio d'oro?". E poi: "Come al solito loro non pagano: non hanno nemmeno la forza di fare quello che avevano promesso: le province non saranno più abolite". C'è chi entra nel merito della questione, portando alla luce iniquità e ingiustizie: "Faccio presente che il servizio militare fino agli anni 80, durava 18 mesi. Io andrò in pensione un anno e mezzo più tardi dei miei colleghi che non hanno fatto il militare".

C'è chi approfitta per sottolineare l'importanza dello sciopero generale dichiarato dalla Cgil per il 6 settembre. "Tra una settimana tutti in piazza, per difendere tutto quello che ci stanno rubando, giorno dopo giorno". E un duro attacco arriva da Cgil-Medici, che denuncia come l'esclusione degli anni di università dal conteggio dell'anzianità per la pensione "determinerà proprio nei confronti dei medici il maggior taglio che oscilla tra i dieci e i dodici anni, considerando che ai sei anni per la laurea vanno aggiunti dai quattro ai sei anni per la specializzazione". E si annunciano pesanti ripercussioni anche sugli insegnanti: la riforma, infatti, costringerà 350 mila docenti di scuola media e superiore ad andare in pensione a 65 anni, anziché prima.

Manovra, sulle pensioni giro di vite: esclusi dal calcolo riscatto laurea e naja
di Luca Cifoni
ROMA - Alla fine, il capitolo previdenza sarà toccato. Ma non per via diretta, ossia attraverso un cambiamento dei requisiti di età o delle quote che regolano l’accesso ai trattamenti di anzianità. La soluzione uscita dal vertice di Arcore prevede una stretta su una particolare categoria di pensionandi, quelli che intendono lasciare il lavoro con quarant’anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica. O meglio, all’interno di questa platea saranno penalizzati coloro che pensavano di sfruttare anche il periodo di servizio militare o gli anni di università a questo scopo riscattati. I relativi contributi infatti non saranno più validi per conseguire il diritto alla pensione.

Il reale impatto di questa decisione, voluta dal ministro Sacconi con l’appoggio sul fronte della Lega di Roberto Maroni, dipenderà naturalmente dalla sua esatta traduzione in norme di legge, che avverrà nelle prossime ore. La platea coinvolta è comunque abbastanza significativa, soprattutto per quanto riguarda la casistica del servizio militare: alcune decine di migliaia di persone l’anno che verrebbero bloccate. Mentre i contributi da riscatto della laurea riguarderebbero circa 10 mila persone. Il risparmio stimato è di 500 milioni per il 2013 e 1 miliardo per l’anno successivo; la stretta dovrebbe comunque entrare in vigore già dal 2012.

Resta però da vedere se le novità si limiteranno, così come si desume dalla lettura del comunicato del governo, alla tipologia dei 40 anni di contributi. In questo caso si realizzerebbe infatti la situazione per cui il periodo di servizio militare o quello universitario avrebbero valore per conseguire la pensione di anzianità (o quella di vecchiaia) ma non per il diritto all’uscita indipendentemente dall’età. Il risultato pratico sarebbe allora di spingere chi andrebbe in pensione prima dei 60 anni, avendo iniziato a lavorare da giovane, ad attendere almeno i 61 attualmente richiesti dal meccanismo delle quote.

Inoltre la garanzia che i periodi in questione rimarranno «comunque utili ai fini del calcolo della pensione» rischia di essere solo teorica, nel caso di un lavoratore che - ricadendo nel sistema di calcolo contributivo - continui a lavorare raggiungendo i 40 anni effettivi e quindi il massimo della pensione: a quel punto ad esempio l’anno di militare non incrementerebbe più il suo assegno.

È poi prevedibile che il mancato utilizzo del periodo universitario risulti indigesto per coloro che hanno già fatto la scelta di riscattarlo, spinti dagli incentivi fiscali, e che facevano affidamento proprio su quegli anni in più per lasciare il lavoro: la novità riguarderà - in qualche modo retroattivamente - anche loro. Si tratta di una tipologia piuttosto diversa da quella militare, se non altro per il fatto che in quest’ultimo caso i contributi figurativi sono versati dallo Stato, mentre il riscatto della laurea è a carico dell’interessato, con importi proporzionali alla retribuzione. Non è un caso che le prime reazioni critiche siano giunte dalla categoria dei medici.

La scelta fatta ieri va nella stessa linea della novità già inserita, tramite il maxi-emendamento, nella precedente manovra di luglio. Nel mirino c’erano infatti sempre i pensionandi con 40 anni di contributi, ai quali è stato imposto di aspettare un po’ di più rispetto alla scadenza della cosiddetta finestra mobile (un anno per i dipendenti, un anno mezzo per gli autonomi): precisamente la loro attesa si allungherà di un mese nel 2012, due nel 2013 e 3 a partire dal 2014. L’idea insomma è impedire o comunque limitare l’accesso alla pensione prima dei 60 anni di età, anche a chi può vantare carriere lavorative molto lunghe.

Non entreranno invece nelle correzioni al decreto né la revisione delle quote per l’anzianità, né una nuova accelerazione sull’età delle vecchiaia delle donne. E nemmeno la riedizione del cosiddetto bonus Maroni (esenzione dal versamento dei contributi in cambio della permanenza al lavoro) già sperimentato dal 2004 al 2007.
Pensioni, enti locali e fisco:

ecco le novità della manovra

http://www3.lastampa.it/economia/sezioni/articolo/lstp/417392/

Via la supertassa, Iva bloccata

STRETTA SULLE PENSIONI Non potranno più essere riscattati gli anni di università e del servizio militareTONIA MASTROBUONIDall’interminabile vertice di Arcore è emersa ieri una piccola rivoluzione sul fronte delle pensioni che, di fatto, manda quasi in soffitta quelle di anzianità. Quelle, cioè, cui si ha diritto indipendentemente dall’età anagrafica dopo un tot di anni di lavoro. E che consentono a chi ha cominciato a lavorare molto presto di ritirarsi dal lavoro altrettanto precocemente.


Il comunicato diffuso al termine del vertice spiega che il decreto di correzione dei conti che continua oggi il suo iter al Senato introdurrà una norma, suggerita dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, che cancellerà la possibilità di allungare gli anni di lavoro riscattando quelli passati all’università o a fare il servizio militare o civile, ai fini del calcolo della pensione. Se, per esempio, una persona ha lavorato per 37 anni e ha riscattato i 3 anni passati a studiare, finora può andare in pensione perché totalizza 40 anni. Con la norma messa a punto ieri dalla maggioranza non sarà più possibile: dovrà aspettare fino al raggiungimento di 40 anni effettivi passati a lavorare, altri tre anni.


Naturalmente, i tre anni riscattati vengono calcolati comunque, ai fini della pensione. Dunque non spariscono dal computo dell’assegno previdenziale. Ed è facile, allora, dedurre sin d’ora che la norma colpirà molto più chi andrà in pensione con il vecchio sistema pensionistico retributivo - quello in vigore dagli anni '70 alla riforma Dini del 1995. Il motivo è semplice: con quel sistema si va in pensione con un assegno calcolato solo sugli ultimi stipendi. Due, quattro o sei anni in più di contributi riscattati dall’università non cambiano nulla, ai fini del cosiddetto “tasso di sostituzione”. Per quella platea il vantaggio di raggiungere la soglia dei 40 anni è solo anagrafica, non economica, è il privilegio di andare in pensione prima dei 60, in moltissimi casi. D’ora in poi sarà molto più difficile.


Invece, per chi è andato e andrà in pensione con il nuovo sistema post-Dini, il sistema contributivo, la pensione viene calcolata in base ai contributi di tutta la carriera lavorativa. Quegli anni in più riscattati dagli studi contano, eccome, per calcolare l’assegno previdenziale. Giuliano Cazzola, parlamentare Pdl e esperto di previdenza, precisa che «con questa correzione non si pregiudicano i diritti dei lavoratori che hanno riscattato la laurea o fatto il servizio militare in quanto questi periodi restano validi anche ai fini del requisito contributivo per il pensionamento di anzianità ordinario (35 anni di contributi oltre al requisito anagrafico) e per la pensione di vecchiaia».


In sostanza, il provvedimento garantirà, come recita il comunicato diffuso al termine del vertice di Arcore, il «mantenimento dell’attuale regime previdenziale già previsto per coloro che abbiano già maturato quarant’anni di contributi con esclusione dei periodi relativi al percorso di laurea e al servizio militare che rimangono comunque utili ai fini del calcolo della pensione».


La novità, secondo un’autorevole fonte governativa porterà un beneficio alle casse dello Stato «nullo nel primo anno, per poi salire a mezzo miliardo nel 2013 e un miliardo nel 2014 e aumentare anche successivamente». E il senso è proprio quello «di evitare che troppi italiani vadano in pensione troppo presto». Sono 80mila i pensionandi ogni anno che hanno riscattato i contributi militari mentre circa 10-11 mila sono i lavoratori che hanno recuperato gli anni per ottenere la laurea. Tra i circa 134mila lavoratori Inps che nel 2010 sono andati in pensione grazie all’anzianità, l’età media era ancora di 58,3 anni. La maggior parte è uscita dunque con 40 anni di contributi e presumibilmente ha cominciato a lavorare molto presto riscattando anche gli anni del militare e dell’università.


L’economista Elsa Fornero, tra le maggiori esperte di previdenza in Italia, parla di una norma «meschina e estemporanea» che introduce un principio di «penalizzazione nei confronti degli uomini» per il riferimento alla leva militare. «È un’ulteriore occasione mancata per una riforma, quello del contributivo pro rata per tutti, davvero equa», ha concluso.

lunedì, agosto 29, 2011

Tutto sul lampascione: il piatto del giorno dopo il matrimonio di Sofia Coppola aBernalda


lampascione
PRINCIPALI COSTITUENTI:

Amido, cellulosa, fibre solubili (mucillagini*), acqua, zuccheri, sali minerali, vitamine, principi antibiotici, zolfo, olio volatile, antimicrobiche, ecc..

(*) per mucillagini si intende una sostanza che contiene idrato di carbonio, che al contatto con l’acqua si gonfia e genera una sostanza viscosa utile per il nostro intestino in quanto rinfrescante ed emolliente. La sostanza viscosa, o gelatina, inoltre imprigiona gli alimenti rallentando così l’assimilazione di zuccheri e dei grassi.

LE MUCILLAGINI

Sono sostanze amorfe - costituite da polisaccaridi eterogenei che con acqua danno soluzioni colloidali non adesive [a differenza delle gomme]. Sono molto diffuse in natura e vengono estratte dalle piante che le contengono con acqua calda o bollente ma non sono ancora esattamente definite dal punto di vista chimico.
Le mucillagini sono difficilmente conservabili - pertanto vengono commerciate le droghe che le contengono come Altea - Malva - Calendula - Aloe - Psillio - Lino - Ispaghul.
L´azione farmacologica è legata alla capacità di rigonfiarsi in acqua producendo masse plastiche o dispersioni viscose che - se ingerite - possono avere azione lassativa meccanico-osmotica. Usate esternamente in impacchi hanno azione protettiva e antiinfiammatoria su cute e mucose lese.
Nella pratica fitoterapica le mucillagini sono sicure e hanno poche controindicazioni - si possono utilizzare efficacemente nei casi di stitichezza associata a stati infiammatori e nella stitichezza in gravidanza.

PROPRIETÀ:

Rinfrescante, diuretico, emolliente, lassativo, stimolante generale e degli organi digestivi, stimola l’appetito e attiva le funzioni gastriche, stimola la secrezione biliare, pulisce gli intestini (previene il cancro intestinale per la sua azione antipudrida). E' anche dotato di un buon potere diuretico, antinfiammatorio e antimicrobiche, particolarmente utile nei casi di infiammazione della vescica e dell'intestino, ma anche antimicrobiche e antifungine verso batteri e ceppi di funghi del genere candida del biofilm (una comunità di batteri associati fra loro).

Uso esterno: pestato e con l’aggiunta di un po’ di miele può essere impiegato per accelerare la maturazione dei foruncoli, ascessi e ogni altra infezione sottocutanea purulenta.

ATTENZIONE

Coloro che amano andare in campagna per rifornirsi di lampascioni, non credo che abbiano bisogno di consigli. Mentre coloro che vogliono avventurarsi in questa piacevole, seppur faticosa, passione vorrei solamente avvisarli di fare estrema attenzione alla possibile confusione che si potrebbe fare con i bulbi del COLCHICO (Colchicum autunnale) essendo quest’ultimo molto velenoso.

DA SFATARE: Alcune credenze popolari, attribuiscono a questo Bulbo poteri afrodisiaci. Non perdete tempo perché l'eventuale effetto benefico dei lampascioni è irrilevante, ai fini afrodisiaci, rispetto a quello molto più deciso dell'aglio.










LAMPASCIONI bulbi di passione


Scava, scava che qualcosa viene fuori. Questo avrà pensato il primo raccoglitore di bulbi che si ritrovò quasi a 40/50 cm sotto terra un cipollotto di forma tondeggiante e di colore rosso che Oribasio, medico greco di Bisanzio (403-325- a.C ) chiamò lampascione, tradotto in tardo latino diventa lampadio, lampiadonis, quindi lampada. La forma a lampadina pare che l’abbia, ma come avranno fatto a pensare alla lampadina senza avere la corrente elettrica? Misteri del cibo.
Ricercato anche per le sue presunte proprietà afrodisiache il lampascione acquista un posto di rilievo nei trattati di medicina e nelle diete proposte dai padri della medicina “Il bulbo commestibile. Il bulbo commestibile è noto a tutti come cosa che si può mangiare; salutare per lo stomaco, libera l’intestino, è rossastro e viene importato dalla Libia; è amaro, simile alla scilla, più salutare per lo stomaco, favorisce la digestione. Tutti sono aspri, danno calore e eccitano al rapporto sessuale…”. cosi lo descrive nel suo “De medicinali materia” Dioscoride Pedanio (medico greco del I secolo d. C.). Anche Galeno ne decanta le virtù ma mette in allarme per le flautenze che questo comporta. ”I bulbi sono di difficile cottura ma molto nutrienti e salutari per lo stomaco; inoltre sono purgativi e indeboliscono la vista, ma sono eccitanti nei rapporti sessuali.
Il proverbio dice: Per niente ti gioverà il bulbo se non hai vigore. In realtà sono afrodisiaci tra loro quelli chiamati regali, che sono superiori agli altri, tra i quali quelli rossastri. Invece quelli bianchi e quelli della Libia sono simili alla scilla; i peggiori tra tutti, però, sono quelli egiziani”. Il poeta Ovidio ne consiglia l’uso nelle arti amatorie dando anche un punteggio sulle qualità della provenienza “ Ecco, ti darò anche, per usare ogni dono della medicina, i cibi da evitare e da seguire. Il bulbo della Daunia o quello mandato a te dalle coste della Libia, ti sarà comunque nocivo. Nondimeno è opportuno evitare le afrodisiache ruchette e tutto ciò che prepara i nostri corpi all’amore, mettendo al primo posto quello derivante da Megara, poi quello della Libia e quindi quello della Daunia. Classificazione confermata anche da Plinio nel suo Naturalis Historia dove annota che ” I bulbi di Megara stimolano al massimo grado il desiderio amoroso”. E’ facile immaginare la corsa dei pazienti all’acquisto e ai mercanti e venditori alla speculazione sul prodotto tanto che l’imperatore Diocleziano ne impose addirittura il prezzo nel 301 d.C. nella sezione “de oleribus et pomis”. Quindi grande rispetto e considerazione per questo bulbo rosso, pietanza prelibata il cui uso nel Sud Italia è testimoniato a Roma in età antica, dove i Romani erano soliti offrirlo come cibo augurale nei pranzi nuziali per il suo potere afrodisiaco ed a corte nel tardo medioevo per le sue proprietà curative dello stomaco e del corpo. Tempo in cui i bulbi africani allora sul mercato valevano esattamente il doppio rispetto ai quelli di produzione italica. Nonostante i Romani avevano riempito di strade tutto l’impero, il prezzo di trasporto per mare era di due denari per miglio/tonnellata, quello per terra di cinquanta denari, oggi è esattamente l’opposto e i nostri lampascioni si sono presi, a distanza di parecchi secoli, la loro brava rivincita su quelli africani, quando si dice che la globalizzazione non fa bene!
Oggi il lampascione lavorato ha un costo abbastanza alto anche perché , a differenza di altri sottaceti o sott’oli, necessita di una lavorazione esclusivamente manuale che porta a un notevole incremento del prezzo di vendita. Anche se la migliore tradizione prevede che il lampascione venga cotto sotto la cenere e, una volta pulito, semplicemente condito, oppure fritto e condito con mosto cotto. In insalata, fritto in pastella, al forno col capretto, preparato con vino bianco e pancetta , legato a tocchi di salsiccia "a punta di coltello", oppure con pomodorini invernali appesi, origano e pecorino... il lampascione diventa una prelibatezza e, sinceramente, forse davvero invita alla goduria più sfrenata.


Lampascione, tesoro pugliese
salutare e versatile in cucina
di Ezio Zigliani
È durante un tour della Puglia che ci imbattiamo in uno dei prodotti più tipici di questa regione: il lampascione della Murgia. A finire sulle nostre tavole è in verità il bulbo di questo cipollotto selvatico imparentato con l’aglio che cresce, spontaneamente, nelle terre pugliesi e della Basilicata. A presentarci il lungo e meticoloso lavoro che anticipa la messa in vaso è la Famiglia De Carlo dell’omonimo frantoio di Bitritto (Ba).

 Il lampascione può essere utilizzato in diverse ricette, ma per protrarre la conservazione è diffusa la messa sott’olio, rigorosamente extra vergine d’oliva: dopo la raccolta, manuale, i piccoli bulbi vengono puliti dalla terra e sottoposti a una lunga lessatura (che aiuta a eliminare parzialmente il sapore amarognolo che li caratterizza), al termine della quale si procede con un ulteriore eliminazione delle parti danneggiate. A differenza di altri sottaceti o sottoli il lampascione necessita di una lavorazione esclusivamente manuale che porta a un notevole incremento del prezzo di vendita. Esternamente la pianta è riconoscibile da foglie brevi e sottili sulle quali spicca un grappolino di fiori violacei. La tradizione prevede anche che il lampascione venga cotto sotto la cenere e, una volta pulito, semplicemente condito.

 Chi invece coltiva direttamente nel suo orto i lampascioni è Pietro Zito, noto chef de “Antichi Sapori” a Montegrosso (Ba), recentemente reduce dalla 5a edizione di “Identità Golose”: in questo caso la ricetta presentata, in apertura a un menu luculliano, è il lampascione fritto (nella foto). Così come per la messa in vaso, prima della cottura in olio, è necessario lasciare i bulbi in ammollo per diverse ore. Assaggiamo i lampascioni fritti abbinati a una pennellata di Vincotto, un preparato tipico della Puglia derivante dalla cottura del mosto. Ne mangeremmo a decine, ma quando qualcuno ci avverte che oltre alle tante virtù esistono anche effetti collaterali, decidiamo di rinviare al giorno dopo la seconda razione.

I lampascioni hanno infatti anche particolari proprietà emollienti e lassative: i dietologi li consigliano, assieme ad altri vegetali fibrosi, a coloro che soffrono di stitichezza. Se consumato è un prodotto particolarmente ipocalorico, presenta diversi flavonoidi (dei composti polifenolici metaboliti secondari delle piante) e, secondo studi medici, aiutano ad abbassare i grassi e gli zuccheri del sangue, a prevenire la formazione di trombi e a ridurre la pressione.
Pietro Zito, che non ama essere definito chef, nei suoi mille menu, strutturati per la maggiore sull’utilizzo di prodotti locali ed erbe selvatiche, propone il lampascione anche al forno: uno dei suoi piatti conosciuti è il Tegame di agnello della Murgia al forno con lampascioni, patate e sponsale.



Il Lampascione nella cucina di Puglia e Basilicata

Il lampascione, nella cucina tradizionale pugliese e lucana, si prepara dopo aver ripulito i singoli bulbi di ogni traccia di terra e di radici, e dopo averli tenuti in acqua per circa un'ora (per consentir loro di perdere il liquido - amaro - che trasuderanno dopo essere stati "sbucciati").

I bulbi vanno cucinati interi, ma dopo averli intaccati nella parte inferiore (quella più larga) con un coltello, in maniera diversa a seconda della preparazione, che può essere in padella semplice, in padella con le uova o sott'olio.

Nei primi due casi andranno incisi con numerosi tagli perpendicolari a formare una stella dalle molte punte, di modo che durante la cottura possano aprirsi come piccoli fiori. In tal modo possono essere stufati in padella con un coperchio, aggiungendo solo olio e poco sale, e schiacciandoli leggermente col dorso di una forchetta, oppure soffritti (poco), poi schiacciati leggermente con la forchetta e infine uniti alle uova sbattute con la sola aggiunta di un pizzico di sale.

Incisi invece con una semplice croce, i lampascioni possono essere bolliti in acqua e aceto (una parte di acqua e una di aceto) con l'aggiunta di circa due pugni di sale grosso per 5 litri d'acqua. Una volta raffreddati potranno essere posti in olio di oliva senza altri aromi, o con l'aggiunta di aromi quali timo, origano e peperoncino.

Si tratta di un prodotto che in tutte le preparazioni va cucinato con molta semplicità, poiché il già forte sentore di amaro è sufficiente a dargli il tipico carattere che fa di questa radice una vera leccornia per gli intenditori. I lampascioni hanno un profumo dolciastro e aromatico, e un sapore che coniuga una decisa nota amara con un retrogusto dolce molto rotondo e delicato.

Manovra iniqua: a Napoli aumento Irpef 1,22 punti, a Milano 0,28

di Marco Esposito* da Facebook)

La manifestazione di protesta dell’Anci si tiene lunedì 29 agosto 2011 a Milano. I più agguerriti sono i sindaci dei piccoli Comuni del Piemonte che temono di essere declassati a frazione. Ma ad avere motivi per arrabbiarsi sono soprattutto i meridionali. E’ al Sud infatti che si concentrano i tagli del governo ai Comuni decisi con la manovra di Ferragosto.
Rinvio i numeri alla fine per non appesantire l’articolo. Per il 2012 a Milano il decreto prevede un colpo di forbici per abitante che è la metà di quello di Napoli. Perché? Non c’entra nulla l’efficienza, il rispetto del patto di stabilità e così via. E nella Costituzione non c’è traccia per giustificare un trattamento diseguale, visto che gli enti locali devono ricevere le risorse per coprire “integralmente” le funzioni loro assegnate. L’unica spiegazione plausibile è che il governo colpisce con mano più pesante chi è debole, perché immagina che la protesta dei deboli sarà flebile.
Ci sono argomenti quindi per aprire l’ennesimo scontro Nord-Sud; tuttavia a Milano i Comuni devono essere compatti e solidali perché unitario è l’interesse a far valere un articolo chiave della Costituzione, il 114, riformato esattamente dieci anni fa con il sì degli italiani al referendum del 7 ottobre 2001: “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Regioni e dallo Stato”. E quindi lo Stato non può arrogarsi il diritto di decidere in solitudine.
I conti della manovra di Ferragosto permettono però di raccogliere altre informazioni interessanti. Il governo infatti concede ai Comuni la possibilità di aumentare l’addizionale Irpef in modo da coprire i tagli. Per pareggiare il taglio del 2012 a Milano serve una piccola addizionale sulle diverse aliquote Irpef. A Napoli invece l’aliquota addizionale dovrebbe crescere oltre il massimo di legge e quindi sarà impossibile fronteggiare i tagli senza intaccare i servizi.
La prima battaglia è quindi tutta politica: non è possibile che il governo costringa alcuni Comuni a mozzare i servizi sociali (chi aprirà le scuole?) mentre il federalismo fiscale prevede almeno sulla carta la lotta gli sprechi, non la fine in una sola parte del Paese dei servizi sociali fondamentali.
Ma la battaglia non può essere solo politica. Come mai se a Napoli si introduce una tassa il gettito, e quindi il beneficio collettivo, è così basso? Per due ragioni: a Napoli c’è più evasione e a Napoli c’è meno ricchezza. Per uscire dal pantano occorre affrontare entrambi i temi. Sul fronte del contrasto al nero il progetto annunciato dal Comune di combattere l’evasione è due volte meritevole: per far cassa e per ragioni di equità visto che quando c’è da affrontare un sacrificio tutti devono fare la propria parte. Tuttavia la lotta all’evasione non permette a Napoli di pareggiare Milano, al Sud di raggiungere il Nord. I dati sul Pil comprensivi del sommerso vedono la città lombarda ricca il doppio di quella napoletana per cui con la sola lotta all’evasione e agli sprechi il Comune di Napoli non sarà mai florido come quello di Milano.
La gran parte del divario tra il Sud e il Nord va colmata con azioni che favoriscano lo sviluppo economico e quindi la crescita della base imponibile, cioè della torta. Come? In una fase di crisi l’impulso alla crescita non può essere solo locale. Occorrono iniezioni di risorse dall’esterno. Con un uso pieno e intelligente dei fondi europei, certo. Con un incremento dei flussi turistici, ovviamente. Ma soprattutto contrastando i fattori che frenano la città e mettendo in vetrina le enormi potenzialità di una comunità ricca di intelligenze e di risorse territoriali inutilizzate.
Il 29 agosto quindi Milano e Napoli, i grandi come i piccoli Comuni, faranno fronte compatto per chiedere l’azzeramento dei tagli decisi dal governo. Ma Napoli è tutto il Sud sanno che per loro le sfide sono anche altre. Primo: va tenuta alta la guardia perché il federalismo fiscale sia quello previsto dalla Costituzione del 2001 e non una sua traduzione truffaldina. Secondo: occorre contrastare i nostri mali endemici a partire dalla mediocre fedeltà fiscale. Terzo: va vinta la sfida dello sviluppo ricordando a noi stessi e al mondo che se Napoli è uno splendido posto dove vivere non c’è nessuna ragione per cui non possa essere anche un meraviglioso posto dove lavorare.
Ed ora i numeri. L’addizionale comunale Irpef per legge può salire al massimo a 0,80% e quella di Napoli è già a quota 0,50%. Milano è ferma a zero perché potendo contare su molte risorse non ha mai avuto bisogno di utilizzare questa leva fiscale e quindi potrà compensare integralmente i tagli di Ferragosto portando nel 2012 l’addizionale da zero a 0,28%, con un beneficio in cassa di 79 milioni, cioè 61 euro per abitante. Ma cosa accade a Napoli? Portando la leva fiscale al massimo di legge e cioè da 0,50% a 0,80% la città partenopea ha un beneficio di soli 27 milioni sui 110 milioni del taglio e si ferma a una copertura del 24,6% ovvero meno di un quarto del necessario. Per coprire al 100% i tagli di Ferragosto l’addizionale dovrebbe salire di 1,22 punti dall’attuale 0,50 a 1,72%.
Dove i redditi sono ridotti, anche il gettito fiscale pro capite è modesto: dalle simulazioni dell’Ifel si deduce che a Milano un punto di addizionale Irpef porta nelle casse municipali 280 milioni di euro, traducibili in 220 euro per abitante, mentre a Napoli a parità di aliquota fiscale arrivano appena 90 milioni, cioè poco più di 90 euro per residente. La lotta all’evasione può far crescere quei 90 euro a 110 o forse a 120 euro. Ma il differenziale da 110-120 euro pro capite fino a 220 euro si intacca soltanto se la città diventerà più ricca.

(l’autore è assessore allo Sviluppo del Comune di Napoli e sarà a Milano il 29 agosto come delegato del sindaco alla manifestazione dell’Anci)

domenica, agosto 28, 2011

Giù al Nord, definito il programma completo del barcamp


Da quest’oggi lo staff del barcamp Giù al Nord, promosso da Caffè News in collaborazione con l’Istituto Italiano di Studi Filosofici, ha definito il programma completo dei lavori che si svolgeranno la mattina di sabato 10 settembre presso il Palazzo Serra di Cassano, in Via Monte di Dio 14 a Napoli. Lo strumento per diffondere il programma definitivo è la locandina pubblicata in questo post, che in queste ore sta già facendo il suo giro per il web, social network compresi. Come ogni barcamp che si rispetti, a Giù al Nord non sono stati definiti gli interventi nè i relatori esclusivi della mattinata, che avrà inizio alle ore 9. Tutti gli ospiti, pubblico compreso, sono infatti chiamati ad intervenire, con le loro riflessioni, le loro esperienze e il loro punto di vista. Unici punti fermi sono dunque i tempi in cui sarà scandita la mattinata del 10 settembre, insieme ai temi fondamentali del barcamp: mezzogiorno, giovani, precariato, futuro.