martedì, agosto 31, 2010

 

Campania: «Taglio» ai treni pendolari: con il nuovo orario non partono 32 convogli.

SOPPRESSI QUASI TUTTI I TRENI SULLA TRATTA BENEVENTO-FOGGIA

«Taglio» ai treni pendolari: con il nuovo orario non partono 32 convogli

«Ecatombe» ferroviaria: la Regione non può più garantire contratto di servizio con Trenitalia| I soppressi

NAPOLI - Una ecatombe di treni regionali, almeno 32 per cominciare, in partenza da stazioni campane in tutte le fasce orarie, dalle 6 del mattino alle 19 ed in stragrande parte utilizzati dai pendolari. La protesta della Filt Cgil Campania cominciata a luglio non ha sortito alcun effetto. Dal 5 settembre prossimo saranno soppressi da Trenitalia ben 32 convogli e sono solo i «primi effetti dei tagli sui collegamenti su ferro ad opera dell’assessorato regionale ai Trasporti», denuncia il segretario Filt Angelo Lustro, allegando la lunga lista delle “sospensioni” Trenitalia. «La Regione sembra non poter garantire nemmeno il Contratto di servizio sottoscritto con Trenitalia dall’ex assessore regionale ai Trasporti Ennio Cascetta - prosegue Lustro - e siamo estremamente preoccupati anche per le aziende del trasporto pubblico locale su ferro e gomma, sono previsti tagli di circa 40 milioni di euro per il 2010 ai quali si somma il mancato finanziamento al Consorzio Unico Campania»

. Il sindacato vede un futuro nitidamente nero: «Meno servizio di trasporto pubblico, tariffe più alte , riduzione dell’occupazione». Intanto sono soppressi quasi tutti i treni sulla tratta Benevento-Foggia , ancora tagli sulla Napoli-Sapri , quasi azzerata la Napoli-Cassino. E le previsioni Filt da oggi a gennaio sono anche più preoccupanti, secondo Lustro entro l’inizio del 2011 dovrebbero essere «142 i treni soppressi nella sola Campania».

Luca Marconi

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    lunedì, agosto 30, 2010

     

    Il massacro dimenticato di Pontelandolfo Quando i bersaglieri fucilarono gli innocenti


    Il 14 agosto 1861 per vendicare i loro quaranta morti i soldati sabaudi uccisero 400 inermi. Un eccidio come quello delle Fosse Ardeatine. Il sindaco oggi si batte perché alla città sia riconosciuto lo status di "martire". E promette: se l'esercito chiede scusa, invitiamo la loro fanfara a suonare come atto di riconciliazione

    di PAOLO RUMIZ
    Il massacro dimenticato di Pontelandolfo Quando i bersaglieri fucilarono gli innocenti

    Illustrazione di Riccardo Mannelli

    SIGNOR presidente della Repubblica, signori ministri, autorità incaricate delle celebrazioni del centocinquantenario, questa storia è per voi. Non voltate pagina e ascoltate il racconto di questo soldato, se credete al motto "fratelli d'Italia" e tenete all'onestà della memoria sul 1861, anno uno della Nazione.

    "Al mattino del giorno 14 ricevemmo l'ordine di entrare nel paese, fucilare gli abitanti, meno i figli, le donne e gli infermi, e incendiarlo. Subito abbiamo cominciato a fucilare... quanti capitava, indi il soldato saccheggiava, ed infine abbiamo dato l'incendio al paese, di circa 4.500 abitanti. Quale desolazione... non si poteva stare d'intorno per il gran calore; e quale rumore facevano quei poveri diavoli che la sorte era di morire abbrustoliti, e chi sotto le rovine delle case. Noi invece durante l'incendio avevamo di tutto: pollastri, pane, vino e capponi, niente mancava". Olocausto firmato dagli Einsatzkommando? No, soldati italiani, al comando di ufficiali italiani. E il villaggio non sta in Etiopia ma in Italia, nel Beneventano. Il suo nome è Pontelandolfo. Massacro a opera dei bersaglieri, data 14 agosto 1861, meno di un anno dopo l'ingresso trionfale di Garibaldi a Napoli. Pontelandolfo, nome cancellato dai libri perché ricorda che al Sud ci fu guerra, sporca e terribile, e non solo annessione.

    Andiamoci dunque, luogotenente Cariolato, per capire cosa accadde; perdiamoci nel labirinto di strade sannitiche già ostiche ai Romani, e saliamo verso quel promontorio di case, in
    un profumo ubriacante di ginestre e faggete secolari. Penso a un viaggio nella storia e invece mi trovo immerso in un oggi che scotta, davanti a una giunta comunale che aspetta, sindaco in testa. Delegazione agguerrita, di centrosinistra, schierata per avere giustizia. Raccontano, come di cosa appena accaduta. C'è una rivolta, alla falsa notizia che i Borboni sono tornati. Scattano regolamenti di conti con due morti, i briganti scendono dai monti, il prete suona le campane per salutare la restaurazione. Un distaccamento di bersaglieri va a vedere, ma nella notte vengono aggrediti da una banda in un paese vicino e lasciano sul terreno 41 morti. Ci sono buoni motivi per pensare che il responsabile sia un proprietario terriero, impegnato in un subdolo doppio gioco: eccitare le masse per poi invocare la mannaia e rafforzare il suo status. Ma non importa: si manda una spedizione punitiva con l'incarico di "non mostrare misericordia", e alla fine si contano 400 morti. Morti innocenti perché gli assassini si sono dati alla macchia.

    Quattrocento per quaranta. Dieci uccisi per ogni soldato, come alle Fosse Ardeatine. Oggi a Pontelandolfo c'è solo un monumentino con tredici nomi e una lapide in memoria di Concetta Biondi, violentata e uccisa dai soldati. Mancano centinaia di nomi, scritti solo nei registri parrocchiali. Il sindaco: "A marzo siamo stati finalmente riconosciuti come "luogo della memoria". Ma non ci basta: vogliamo essere "città martire" e che questo nome sia scritto sulla segnaletica. Vogliamo che l'esercito riconosca la sua ferocia. Lo dico al ministro: se i bersaglieri chiedono scusa, noi invitiamo ufficialmente le loro fanfare a suonare in paese come atto di riconciliazione. I nostri e i loro morti vanno ricordati insieme. Io ho giurato sulla fascia tricolore. Voglio dar senso alle celebrazioni, e non lasciare spazio ai rancori anti-unitari". Renato Rinaldi è un ex ufficiale di marina che si è tuffato in quelle pagine nere. Anche lui ha giurato sul Tricolore e anche a lui pesa il silenzio del Quirinale di fronte a vent'anni di lettere miranti al "ricupero della dignità del paese". Mi spiega che i bersaglieri erano agli ordini di un generale vicentino - vicentino, sì, come il mio buon Cariolato - di nome Pier Eleonoro Negri. E anche qui c'è silenzio. L'Italia non fa mai i conti col suo passato. Nessuna risposta da Vicenza alla richiesta di dedicare una via a Pontelandolfo o di togliere la lapide celebrativa del generale sterminatore.

    Cielo limpido sulle verdissime foreste del Sannio. Perché si parla di Bronte e non di Pontelandolfo? Perché sono rimasti nella memoria gli errori garibaldini e non gli orrori savoiardi? E che cosa si sa della teoria dell'inferiorità razziale dei meridionali - infidi, pigri e riottosi - impostata da un giovane ufficiale medico piemontese di nome Cesare Lombroso, spedito al Sud nel '61 e seguire la cosiddetta guerra al brigantaggio? Che "fratelli d'Italia" potevano esistere se mezzo Paese era "razza maledetta" dal cranio "anomalo", condannata all'arretratezza e alla delinquenza? Leggo: "Dio, che cosa abbiamo fatto!", parole scritte nel '62 da Garibaldi in merito allo stato del Sud. Lettera alla vedova Cairoli, che per fare l'Italia - un'altra Italia - gli ha dato la vita di tre figli e del marito. Non si parla dei vinti. E senza i vinti le celebrazioni sono ipocrisia. Che fine ha fatto per esempio Josè Borjes, il generale di cui mi ha parlato Andrea Camilleri? Parlo dell'uomo che sempre nel '61, quasi da solo, tentò di sollevare le Sicilie contro i Savoia. Perché non si dice nulla della sua epopea e del mistero della sua morte? Perché non si riconosce il valore di questo Rolando che galoppa verso una fatale Roncisvalle dopo essere sbarcato con soli dodici uomini in Calabria, alla disperata, sulla costa crudele dei fallimenti, la stessa di Murat, dei Fratelli Bandiera, di Pisacane, dei curdi disperati, dei monaci in fuga dagli scismi bizantini?

    Ed ecco, in una sera straziante color indaco, arrivare come da un fonografo lontano la voce di Sergio Tau, scrittore e regista che ha dedicato anni alla storia del generale catalano. "All'inizio degli anni Sessanta feci un film sul brigantaggio post-unitario. Volevo fare qualcosa di simile a un western, ma la pellicola non fu mai trasmessa. Allora era ancora impossibile parlarne. Ora vedo che la storia di Borjes può tornare fuori... Filmicamente è grandiosa, con la sua traversata invernale dell'Appennino". Ne terrà conto qualcuno? Borjes punta sullo Stato pontificio, ma a Tagliacozzo viene "venduto" da una guida traditrice ai bersaglieri, che lo fucilano insieme ai suoi. "Conservate quel corpo, potrete passarlo ai Borboni", dice un misterioso francese e venti giorni dopo la salma è consegnata alla guardia papalina, scende via Tivoli fino al Tevere e al funerale nella chiesa del Gesù a Roma. Poi c'è una messa per l'anima sua a Barcellona, ma del corpo più nessuna traccia. Resta un suo diario, stranamente in francese, lingua che lui non conosceva. L'ha davvero scritto lui o l'hanno scritto i "servizi" di allora, per occultare la repressione in atto? Il giallo di una vita vissuta anch'essa, bene o male, alla garibaldina.

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    domenica, agosto 29, 2010

     

    Le Acli di Napoli piangono padre Carmelo Conti Guglia, primo assistente spirituale della storia dell’associazione

    Le Acli di Napoli piangono la scomparsa di Carmelo Conti Guglia,
    ,avvenuta pochi giorni fa. Padre Conti Guglia era stato il primo assistente spirituale delle Acli di Napoli al momento della loro fondazione, nel 1944, ed aveva servito il movimento dei lavoratori cristiani per diversi decenni. La sua storia nell’associazione viene brevemente raccontata nel volume “Da laici nella Chiesa, da cristiani tra i lavoratori”, 4S Edizioni.
    Nato il 2 dicembre del 1910, avrebbe, quindi, festeggiato i cento anni tra qualche mese. Oblato di Maria Immacolata, aveva preso i voti nel 1927. Laureato in lettere, fu professore di sociologia. Era diventato particolarmente noto per i suoi tentativi di dialogo con gli hippy napoletani negli anni della contestazione studentesca e si era prodigato molto a favore dei poveri di Napoli. A Napoli ha dato vita alla “Comunità Servire” di volontari per la prevenzione della criminalità e della tossicodipendenza. Ha sempre unito l’attività missionaria allo studio e alla pubblicazione di libri. Tra i suoi volumi più famosi un trattato di dottrina sociale molto apprezzato, nel 1959 un opuscolo che aveva come titolo Per il ritorno dei comunisti a Dio (in tre anni 230.000 copie) e Un prete tra gli hippies a Trinità dei Monti. Dalla singolare esperienza della recita del rosario nei quartieri Spagnoli di Napoli è nato l’opuscolo Nel rosario tutto il vangelo con la proposta dei cinque misteri della vita pubblica di Gesù per far conoscere Cristo ai fedeli più semplici. Da non dimenticare anche La sindacalista santa un importante testimonianza sulla vita di Margherita De Santis, una aclista napoletana che molto ha fatto per l’emancipazione delle donne nel mondo delle fabbriche.
    “La scomparsa di padre Conti Guglia ci addolora enormemente, anche se ormai era lontano dalla vita delle Acli da molti anni. – dichiara il presidente delle Acli Pasquale Orlando – perché con lui scompare un aclista degli albori, un forte legame tra questa associazione e la sua storia.”

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    giovedì, agosto 26, 2010

     

    “Settembre, andiamo, è tempo di migrare”, l’itinerario di turismo sportivo lungo i sentieri e i territori della Transumanza,


    Roma, 26 agosto 2010 - Ritorna “Settembre, andiamo, è tempo di migrare”, l’itinerario di turismo sportivo lungo i sentieri e i territori della Transumanza, ed in particolare sull’originario percorso del Tratturo Pescasseroli-Candela, attraversando le Province di L’Aquila, Isernia, Campobasso, Benevento, Avellino e Foggia. L’iniziativa, giunta alla 9^ edizione, consiste in un trekking a cavallo e in mountain bike, articolato in otte giorni, dal 4 all’11 settembre, che porterà la carovana a percorrere circa 170 chilometri e a scoprire, conoscere e valorizzare i beni ambientali, paesaggistici, culturali, storici ed archeologici che il fenomeno della transumanza ha generato nei secoli, soprattutto nelle Regioni Abruzzo, Molise, Campania e Puglia. A riproporre “Settembre, andiamo, è tempo di migrare” è l’Unione Sportiva Acli, Associazione nazionale impegnata nella promozione dello “sport di cittadinanza”, che valorizza la pratica sportiva quale diritto fondamentale di ogni persona, come stile di vita positivo ed elemento irrinunciabile di un nuovo welfare: uno sport dai forti contenuti educativi e formativi, fondamentale sul piano della tutela della salute, importante sul piano dell’inclusione e della coesione sociale, interessante per nuove e sostenibili ipotesi di sviluppo economico. Come per le passate edizioni, sono previste durante le singole tappe e al termine di ogni giornata, visite guidate ai siti archeologici, ai monumenti, alle antiche taverne, alle masserie, ai luoghi di culto, ai musei etnografici e delle tradizioni popolari situati lungo il percorso. Inoltre, nel corso della settimana, i partecipanti incontreranno le tante comunità locali, costituendo con il proprio passaggio l’occasione per incontri pubblici di approfondimento sull’ambiente, lo sport sociale, il turismo sportivo e culturale, la ruralità, lo sviluppo sostenibile. Le tradizioni popolari, gli antichi mestieri, le modalità della transumanza, i prodotti tipi dei territori saranno oggetto di serate, appuntamenti culturali, folkloristici ed enogastronomici. Sotto tale profilo, è importante sottolineare la collaborazione con le strutture territoriali di Federcultura, Turismo e Sport di Confcooperative, con la Coldiretti e con i gruppi di Azione Locale (GAL) operanti nelle aree interessate. Ma è altrettanto fondamentale il supporto che assicurano alla manifestazione le diverse Associazioni specifiche del sistema Acli che interverranno lungo il percorso con i loro dirigenti; sono infatti attesi per i diversi appuntamenti culturali, oltre il Presidente nazionale dell’U.S. Acli Marco Galdiolo, il Presidente di Anniverdi Gianluca Budano, il Presidente di Acliterra Michele Zannini, il Presidente del CTA Pino Vitale, il Segretario della FAP Pasquale Orlando e il Responsabile del Dipartimento “Pace e Stili di vita” Alfredo Cucciniello. Gli obiettivi che spingono la Presidenza Nazionale e i Comitati territoriali dell’U.S. Acli a reiterare l’iniziativa dal 2001 sono molteplici: in particolare, questo suggestivo viaggio, che coniuga lo sport con il turismo ambientale e culturale, consente di rinverdire l’antico fenomeno della transumanza, il quale costituisce un prezioso tesoro della storia delle nostre genti, e nel contempo di tutelare e valorizzare le vie lungo le quali tale storia si è costruita. C’è infatti il rischio che tale patrimonio si dissolva, conosciuto da pochi e sacrificato dalla modernità.L’originale trekking si inserisce tra l’altro nel quadro di un più vasto Progetto inerente le “Piste erbose del tratturo”, con il quale l’U.S. Acli ha promosso la formazione e la qualificazione di guide escursionistiche, per il turismo equestre e la mountain bike, in grado di supportare e accompagnare i turisti e gli sportivi che volessero affrontare e conoscere i verdi percorsi. Sul piano generale, l’intento dei promotori è quello di consolidare e sviluppare una idea di sport sociale, lungo un particolare ASSE – Ambiente, Salute, Socialità, Educazione-, in linea con gli orientamenti dell’Agenda 21 e del Codice Verde del CIO, con il Libro Bianco sullo sport dell’Unione Europea, con il Documento “Turismo e sport: le sfide future per l’Europa” del CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo) e con il datato ma ancora attualissimo “Sport e Vita cristiana” della Conferenza Episcopale Italiana. Una particolare attenzione sarà anche dedicata al Documento emesso dalla CEI per la 5^ “Giornata della Salvaguardia del creato”. All’ iniziativa hanno assicurato il patrocinio ed il sostegno Istituzioni nazionali ed Enti Locali, che ne hanno apprezzato obiettivi, contenuti e modalità, assumendola quale punto di riferimento per progetti di sviluppo territoriale.

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    mercoledì, agosto 25, 2010

     

    Riaperto il Call center del Patronato Acli: telefona gratuitamente al numero verde 800.74.00.44


    Dopo la breve sospensione del periodo di Ferragosto, il Patronato Acli ha riattivato il servizio del Call center, in funzione dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 18.00.


    Telefonando al numero verde
    800.74.00.44 si entra in contatto con il servizio “L’esperto risponde”, presso il quale si possono ottenere informazioni in materia di lavoro, previdenza, assistenza e immigrazione. E’ inoltre possibile porre quesiti, ai quali verrà data risposta in 24 ore, o infine prenotare appuntamenti per un servizio di consulenza presso una delle 105 sedi provinciali o delle 472 sedi zonali del Patronato Acli.

    La telefonata è gratuita.

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    Acli: restituire umanità alla fabbrica e dignità al lavoro

    Per il presidente delle Acli potentine Napodano la vicenda Fiat dimostra che per difendere il lavoro serve una battaglia di civiltà sul terreno educativo e culturale

    BAS“La Fiat tenga un comportamento socialmente responsabile e rispetti la dignità dei lavoratori”. È quanto sostiene il presidente provinciale delle Acli di Potenza, Gennaro Napodano, che considera “immotivata e pretestuosa l'intransigenza evidenziata dalla Fiat nella vicenda dei tre lavoratori reintegrati dal giudice del lavoro alla Sata di Melfi. Accettare con senso di responsabilità e fiducia nel diritto la sentenza della magistratura del lavoro, oltre a stemperare il clima di tensione, servirebbe a ripristinare l'agibilità del dialogo sociale con l'obiettivo di trovare sul terreno di una rinnovata etica dell'economia un punto di equilibrio più avanzato tra esigenze della produzione ed esigenze del lavoro. Come cristiani impegnati nel sociale e avamposto del laicato cattolico nella società – prosegue Napodano – non possiamo che guardare con estrema preoccupazione ai reiterati tentativi di indebolire il sistema dei diritti e di mettere in discussione oltre un secolo di conquiste sindacali, un processo di smottamento che rischia di far regredire le relazioni industriali a stagioni che pensavano definitivamente consegnate agli archivi della storia. È tempo che il lavoro torni ad essere un valore e non una variabile dipendente. Si tratta di una battaglia che non può essere condotta solo nel perimetro delle relazioni industriali e della contrattazione, ma che va fatta sul terreno educativo e culturale. Le Acli, nella prospettiva, sempre attuale, della dottrina sociale della chiesa e sulla scorta dei continui moniti del Papa, sono pronte a lavorare con tutte le persone di buona volontà per restituire umanità alla fabbrica e dignità al lavoro”.

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    Acli: Italiani si diventa - Incontro di studi 2010

    img_200x270Si terrà a Perugia dal 9 all’11 settembre l’Incontro di studi delle Acli, dedicato quest’anno ai 150 anni dell’unità d’Italia.

    Molteplici sono le ragioni per cui le Acli hanno scelto di mettere a tema l’identità nazionale a 150 anni dallo Stato unitario. Più che valorizzare una ricorrenza ”istituzionale”, alle Acli sta a cuore risvegliare il senso civico e il sentimento di appartenenza ad una storia che parla anche di noi.

    Le Acli rifletteranno sul tema “Italiani si diventa. Unità, federalismo, solidarietà”, con lungimiranza e coraggio civile, poiché l’identità deve essere assunta pienamente e consapevolmente.

    Molti segnali mostrano infatti come l’Italia sia ancora oggi alle prese con profonde trasformazioni che interessano la sua stessa identità di “popolo”, di “nazione” e di “patria”. Le nuove generazioni di italiani devono poter conoscere integralmente la storia del nostro Paese per avere – o rafforzare – una memoria unitaria e una identità condivisa.

    Quando le Acli vengono alla luce, alla fine della seconda guerra mondiale, partecipano allo spirito della Resistenza e alla genesi della Carta costituzionale, fondamento della nascente Repubblica italiana. Se si prescinde da questo originario patriottismo costituzionale non si comprenderebbe neppure il senso della nostra classica fedeltà alla democrazia.

    Abbiamo dunque davanti a noi un’occasione preziosa per sanare la rimozione collettiva che ancora oggi circonda la nascita dello Stato unitario e che coinvolge tutti: Nord e Sud, destra e sinistra, cattolici e laici, nativi e nuovi italiani.

    Il prossimo Incontro di studi, dunque, non sarà un amarcord. Si propone invece di affrontare la nostra storia con una visione prospettica per il Paese.

    A ciò serviranno le quattro sessioni che articoleranno i giorni di Perugia e che lasciano intendere la filosofia che ha ispirato il convegno: “l’eredità e il debito”, perché l’unità nazionale è un patrimonio ideale, ma è anche un compito di responsabilità; i vincoli e i talenti”, perché nei cinque laboratori si ragionerà sulle prospettive e sulle risorse che abbiamo a disposizione per realizzarle; storie e storia d’Italia, tra memoria e speranza”, perché a Perugia ascolteremo anche testimoni e protagonisti di un Paese che ha sofferto ma che non si arrende; e infine le sfide che possono unire gli italiani”, perché – come ogni anno – le Acli usciranno da Perugia con un’agenda di iniziative che riguarderanno il federalismo solidale, l’unione politica europea, l’integrazione interculturale degli immigrati, la via italiana alla laicità e il ruolo crescente del terzo settore.

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    martedì, agosto 24, 2010

     

    Il Cavaliere è sempre più insofferente delle "forme" e dei "limiti" previsti dalla Costituzione. Ecco l'Editoriale di "Famiglia Cristiana" n.35


    La Costituzione dimezzata
    Il Cavaliere è sempre più insofferente delle "forme" e dei "limiti" previsti dalla Costituzione. Ecco l'Editoriale di "Famiglia Cristiana" n.35, in edicola dal 25 agosto.

    Berlusconi ha detto chiaro e tondo che nel cammino verso le elezioni anticipate – qualora il piano dei “cinque punti” non riceva rapidamente la fiducia del Parlamento – non si farà incantare da nessuno, tantomeno dai “formalismi costituzionali”. Così lo sappiamo dalla sua viva voce: in Italia comanda solo lui, grazie alla “sovranità popolare” che finora lo ha votato.

    La Costituzione in realtà dice: «La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Berlusconi si ferma a metà della frase, il resto non gli interessa, è puro “formalismo”. Quanti italiani avranno saputo di queste parole? Fra quelli che le hanno apprese, quanti le avranno approvate, quanti le avranno criticate, a quanti non sono importate nulla, alle prese come sono con ben altri problemi? Forse una risposta verrà dalle prossime elezioni, se si faranno presto e comunque, come sostiene Umberto Bossi (con la Lega che spera di conseguire il primato nel Nord e, di conseguenza, il solo potere concreto che conta oggi in Italia). Ma più probabilmente non lo sapremo mai. La situazione politica italiana è assolutamente unica in tutte le attuali democrazie, in Paesi dove – almeno da Machiavelli in poi – la questione del potere, attraverso cento passaggi teorici e pratici, è stata trattata in modo che si arrivasse a sistemi bilanciati, in cui nessun potere può arrogarsi il diritto di fare quello che vuole, avendo per di più in mano la grande maggioranza dei mezzi di comunicazione.

    Uno dei temi trattati in queste settimane dagli opinionisti è che cosa ci si aspetta dal mondo cattolico, invitato da Gian Enrico Rusconi su La Stampa a fare autocritica. Su che cosa, in particolare? La discesa in campo di Berlusconi ha avuto come risultato quello che nessun politico nel mezzo secolo precedente aveva mai sperato: di spaccare in due il voto cattolico (o, per meglio dire, il voto democristiano). Quale delle due metà deve fare “autocritica”: quella che ha scelto il Cavaliere, o quella che si è divisa fra il Centro e la Sinistra, piena di magoni sui temi “non negoziabili” sui quali la Chiesa insiste in questi anni? A proposito. Ivan Illich, famoso sacerdote, teologo e sociologo critico della modernità, distingueva fra la vie substantive (cioè quella che riassume il concetto di “vita” mettendo insieme, come è giusto, e come risponde all’etica cristiana, tutti i momenti di un’esistenza umana, dalla fase embrionale a quella della morte naturale) e ogni altro aspetto della vita personale o comunitaria, a cui un sistema sociale e politico deve provvedere.

    Il berlusconismo sembra averne fatto una regola: se promette alla Chiesa di appassionarsi (soprattutto con i suoi atei-devoti) all’embrione e a tutto il resto, con la vita quotidiana degli altri non ha esitazioni: il “metodo Boffo” (chi dissente va distrutto) è fatto apposta.
    Beppe Del Colle

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    lunedì, agosto 23, 2010

     

    Sacco e Vanzetti. Ricordiamo l'anniversario con Joan Baez



    Here's to you, Nicola and Bart
    Rest forever here in our hearts
    The last and final moment is yours
    That agony is your triumph

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    ACLI Pompei: pronta la quarta edizione di “Arrivederci Estate”


    Pronta la quarta edizione di “Arrivederci Estate”. La manifestazione, che ormai è diventata un appuntamento atteso da tanti pompeiani per salutare l’estate e ripartire con un nuovo anno di impegni, è programmata per sabato 28 agosto. Promotore dell’ultimo evento estivo nella città mariana, il Circolo ACLI di Pompei.
    Ancora una volta location per il saluto all’estate appena passata sarà piazza Falcone e Borsellino che si animerà con balli, canti e tante sorprese gastronomiche.
    «Siamo felici – ha dichiarato la presidentessa Acli, Ida Mancino – di poter riproporre anche per quest’anno un appuntamento che come sempre strizza l’occhio al sociale. Dare una serata di spensieratezza ed allegria ai nostri concittadini. Un ringraziamento va a tutti gli sponsor ed in particolare al “Mercatino di Pompei” che in questa occasione sarà partner del Circolo che rappresento per la buona riuscita della serata.
    Una attenzione particolare l’abbiamo riservata anche a quanti nel mondo vivono in condizioni davvero precarie e a questo proposito, quest’anno, l’incasso della serata sarà devoluta all’associazione onlus Trame Africane che sarà presente in piazza Falcone e Borsellino per aiutarci lungo il corso della serata».
    Manca ancora qualche passaggio in sede comunale, ma tutto sembra essere pronto per l’ultimo sabato di agosto. E allora non ci resta che unirci al coro e dire… “Arrivederci Estate

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    domenica, agosto 22, 2010

     

    Nel Sannio il rito millenario dei 'battenti'




    La seconda edizione del terzo millennio dei ''Riti Settennali di Penitenza'' a Guardia Sanframondi (Benevento) ha attirato anche le telecamere di Al Jazeera venute a riprendere quello che l' antropologo Marino Niola ha definito 'il piu' grande e ultimo rito di penitenza in occidente'.

    Con il rientro in chiesa della statua della Madonna dell'Assunta si e' conclusa la processione generale, che ha rappresentato il momento clou dei Riti. Circa 1.300 sono stati i ''battenti'', che si sono percossi per penitenza, tra loro anche diverse donne. Altre tremila persone hanno fatto da figuranti inscenando i 'Misteri', rappresentazioni sacre tratte dalla Bibbia, dalla vita dei Santi, dal catechismo e dalla storia della Chiesa, che hanno coinvolto giovani, anziani e bambini.

    Insieme a loro hanno sfilato i ''battenti'', penitenti incappucciati che indossano sai bianchi e si percuotono il petto, fino a farlo sanguinare, con una spugna di sughero da cui fuoriescono punte di spilli. Figuranti e ''battenti'' hanno dato vita alla processione percorrendo vicoli e vicoletti del centro storico di Guardia Sanframondi per oltre sette ore.

    Ad aiutarli anche decine di 'disciplinanti', incaricati di far rispettare il regolare svolgimento della processione, muniti di bottiglie di vino bianco che serve a bagnare le spugne irte di spilli per non far coagulare il sangue.

    Il rito penitenziale risale a quattro secoli fa, quando l' immagine della Madonna Assunta comincio' a essere portata in processione in occasione di eventi calamitosi, come guerre e carestie. Dopo la seconda guerra mondiale, i Riti hanno assunto una cadenza settennale. Cosi' da oltre mezzo secolo ogni sette anni la manifestazione richiama nel beneventano anche migliaia di emigrati, soprattutto da Usa, Australia e Germania.

    Oggi, sfidando il caldo torrido, circa 150 mila persone - secondo stime degli organizzatori - hanno assistito alla processione, ripresa da numerose reti televisive estere. ''Nelle ultime due settimane - dice il sindaco di Guardia Sanframondi, Floriano Panza - la nostra comunita' si e' quadruplicata con il ritorno degli emigrati che non hanno voluto mancare all' appuntamento. Alcuni di loro tornano ogni sette anni anche per battersi''.

    Un migliaio sono stati gli addetti all' ordine pubblico impegnati, tra agenti di polizia, protezione civile, volontari, medici e paramedici. 130 sono stati gli interventi del 118 per malori di vario tipo, causati principalmente dal caldo intenso. Tre persone sono state ricoverate in ospedale. Qualcuno dei battenti e' svenuto.

    Quando nel Santuario e' risuonato il grido: ''Fratelli, forza e coraggio. In nome di Maria, battetevi !'' centinaia di penitenti hanno cominciato a percuotersi il petto con la spugna chiodata per dare inizio alla processione. Tra i presenti il critico d'arte Vittorio Sgarbi, parlamentari e autorita' locali. Al termine dei riti la statua della Madonna e' stata riposta nel santuario, dove sara' vegliata dai fedeli giorno e notte fino al 5 settembre quando verra' richiusa dietro una lastra di vetro per essere esposta nuovamente e portata in processione nel 2017.

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    Il monito del Papa: Accogliere le persone di tutte le nazioni



    Benedetto XVI, salutando al termine dell'Angelus i pellegrini di lingua francese, ha sottolineato l'importanza di "saper accogliere le legittime diversità umane", seguendo l'esempio di "Gesù venuto a riunire gli uomini di tutte le nazioni e di tutte le lingue". Il Papa si è rivolto ai genitori invitandoli a "educare i vostri figli alla fraternità universale". In precedenza il Pontefice aveva detto: "Dio abbassa i superbi e i potenti di questo mondo e innalza gli umili" e "la Madonna e' l'esempio perfetto di tale verità evangelica". Il Papa ha poi invocato l'intercessione mariana affinché prevalga "la pace", specialmente "dove più infierisce l'assurda logica della violenza" e ha auspicato che "tutti gli uomini si persuadano che in questo mondo dobbiamo aiutarci gli uni gli altri come fratelli per costruire la civiltà dell'amore". Ieri il ministro degli Interni Roberto Maroni aveva suscitato l'indignazione delle opposizioni e delle gerarchie ecclesiastiche, dicendosi d'accordo con Sarkozy sui rimpatri dei rom e a favore anche delle espulsioni dei cittadini comunitari senza reddito e dimore adeguate.
    http://www.apcom.it/news/rss/20100822_204901_36fd3f9_95505.html

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-08-22/papa-difende-immigrati-accogliere-153526.shtml?uuid=AYT8HxIC

    Il Papa difende gli immigrati: accogliere le persone di tutte le nazioni

    di Celestina Dominelli

    Il messaggio è tutto nel saluto con cui il Pontefice ha concluso la preghiera dell'Angelus a Castel Gandolfo. Parlando ai pellegrini di lingua francese Benedetto XVI ha sottolineato come la chiamata di tutti gli uomini «alla salvezza», di cui parlano i testi liturgici odierni, sia «anche un invito a saper accogliere le legittime diversità umane», al seguito «di Gesù venuto a riunire gli uomini di tute le nazioni e di tutte le lingue». «Cari genitori - ha aggiunto il Papa, sempre in francese -, possiate educare i vostri figli alla fraternità universale».

    Aprendo la preghiera di oggi Benedetto XVI aveva ricordato che «Dio abbassa i superbi e i potenti di questo mondo e innalza gli umili» e che «la Madonna è l'esempio perfetto di tale verità evangelica». Il Papa aveva poi invocato l'intercessione mariana affinché prevalga «la pace», specialmente «dove più infierisce l'assurda logica della violenza» e aveva auspicato che «tutti gli uomini si persuadano che in questo mondo dobbiamo aiutarci gli uni gli altri come fratelli per costruire la civiltà dell'amore».

    La scelta del Papa di rivolgere un messaggio in lingua francese ha riportato l'attenzione sulle espulsioni dei rom decise dalle autorità transalpine e contro cui si era schierato anche il direttore generale della Fondazione Migrantes della Cei. Nei giorni scorsi infatti il presidente francese Nicolas Sarkozy aveva annunciato una stretta sul crimine e l'immigrazione, condannata sia dalle associazioni per i diritti umani che dall'opposizione. A luglio Sarkozy aveva ordinato lo smantellamento di 300 insediamenti abusivi di rom e di nomadi, nel quadro di una più ampia stretta contro il crimine dopo le rivolte avvenute in due città francesi, in una delle quali era stato coinvolto anche un gruppo di rom e un commissariato era stato distrutto.


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    venerdì, agosto 20, 2010

     

    IMMIGRATI: ACLI, E' ORA DI UNA RIFLESSIONE VERA SU IDEA CITTADINANZA


    (ASCA) - Roma, 19 ago - ''Spero che l'occasione del 150.esimo anniversario dell'indipendenza italiana sia anche l'occasione per fare una riflessione sull'idea di cittadinanza del nostro Paese e sul ruolo che vogliamo dare nel futuro ai milioni di immigrati che da anni vivono, lavorano, pagano le tasse e hanno figli in Italia'': tracciando il bilancio dello stato dell'integrazione degli stranieri in Italia Antonio Russo, responsabile area immigrazione delle Acli, non nasconde la sua preoccupazione. ''L'Italia - dice all'ASCA - negli ultimi decenni non si e' accorta di essere diventata un Paese di immigrazione e non c'e' una legislazione in grado di affrontare questo processo epocale''. Le politiche italiane sono come il tentativo ''di arginare un fiume in piena'' e scontano il fatto che non mancano i ''politici che soffiano sui temi dell'immigrazione, e sono bravissimi a farlo'', mentre ''ministri e parlamentari non si prendono le loro responsabilita'''.

    Ma il quadro generale, noto e tutt'altro che nuovo, spiega Russo, diventa piu' preoccupante se si guarda da vicino alle dinamiche economiche, sociali, del mercato del lavoro, in cui ormai la presenza straniera e' parte fondamentale senza che, nella maggior parte dei casi, sia stato offerto un quadro legislativo adeguato. L'integrazione degli stranieri, insomma, c'e', ma ''va avanti molto lentamente''. Lo testimonia, ad esempio, l'aumento del lavoro dipendente straniero, soprattutto al Nord, la dinamicita' imprenditoriale, superiore a quella degli italiani, la crescita ormai in tutto il Paese delle 'seconde generazioni', i figli nati in Italia da genitori stranieri che ''vanno nei nostri asili, nelle nostre scuole, studiano con nostri figli, pensano e parlano come loro''. Ma, anche se non mancano esempi positivi, soprattutto al Centro-Nord, questa integrazione procede a rilento e la colpa e' tutta ''di una legislazione che non sempre agevola processo di integrazione''.

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    giovedì, agosto 19, 2010

     

    Nuovi requisiti per il rilascio del pds CE in vigore dal 2011

    Confermato il requisito della conoscenza della lingua italiana

    É stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 134 dell'11 giugno 2010, il decreto del 4 giugno scorso emanato dal Ministro dell'Interno, di concerto con il Ministero l'Istruzione dell’Università e della Ricerca, dove vengono spiegate le modalità operative del test di lingua italiana che gli stranieri che chiederanno il rilascio del permesso di soggiorno CE per soggiornati di lungo periodo dovranno sostenere.

    Il rilascio del permesso CE, dunque è subordinato alla conoscenza della lingua italiana da parte dello straniero che gli consente di comprendere frasi ed espressioni di uso comune e frequente, in corrispondenza al livello A2 del Quadro di riferimento europeo per la conoscenza delle lingue approvato dal Consiglio d'Europa.

    Queste disposizioni si applicano anche ai familiari di chi è già in possesso della carta di soggiorno come previsto dall’articolo 9 del Testo Unico nel caso un cui gli stessi abbiano dato dimostrazione di aver risieduto in qualità di familiari del soggiornante di lungo periodo nel medesimo Stato membro, e naturalmente di avere un adeguato reddito, un alloggio stabile e di godere di un’assistenza sanitaria. Non si applicano invece, ai figli minori di 14 anni anche nati fuori dal matrimonio, propri e del coniuge e allo straniero affetto da gravi limitazioni alla capacita' di apprendimento linguistico derivanti dall'eta', da patologie o da handicap, attestate mediante certificazione rilasciata dalla struttura sanitaria pubblica.

    Come è possibile effettuare il test?

    Lo straniero chiederà in maniera telematica alla Prefettura competente per Territorio in base al domicilio del richiedente. La richiesta sarà corredata da tutti i dati anagrafici dello straniero, i dati relativi al titolo di soggiorno, quali numero, tipologia e scadenza del permesso attuale, i dati relativi al domicilio e di un documento valido per l’espatrio. Sarà la stessa Prefettura che convocherà lo straniero per lo svolgimento del test di conoscenza della lingua italiana, indicando il giorno, l'ora ed il luogo in cui lo straniero si deve presentare.

    Il contenuto delle prove che compongono il test, i criteri di assegnazione del punteggio e la durata della prova sono stabiliti in collaborazione con un Ente di certificazione che abbia già stipulato una convenzione con il Ministero dell’Interno. Per superare il test il candidato deve conseguire almeno l'ottanta per cento del punteggio complessivo. Nel caso invece in cui lo straniero non abbia superato la prova, dovrà ripetere il test ed effettuare un’altra richiesta telematica.

    Se lo straniero è già in possesso di una buona conoscenza della lingua italiana?

    L’articolo 4 del decreto mette in evidenza come sia possibile non effettuare il test della lingua italiana solo nei seguenti casi:

    - in possesso di un attestato di conoscenza della lingua italiana che certifica un livello di conoscenza non inferiore al livello A2 del Quadro comune di riferimento europeo per la conoscenza delle lingue approvato dal Consiglio d'Europa, rilasciato dagli enti certificatori riconosciuti dal Ministero degli affari esteri e dal Ministero dell'Istruzione, dell'Universita' e della Ricerca, indicati nell'allegato A;

    - che ha frequentato un corso di lingua italiana presso i Centri provinciali per l'istruzione degli adulti ed ha conseguito, al termine del corso, un titolo che attesta il raggiungimento di un livello di conoscenza della lingua italiana non inferiore al livello A2 del Quadro comune di riferimento europeo per la conoscenza delle lingue, approvato dal Consiglio d'Europa;

    - che ha conseguito il diploma di scuola secondaria di primo o secondo grado presso un istituto scolastico appartenente al sistema italiano di istruzione di cui all'art. 1 della legge 10 marzo 2000, n. 62 o ha conseguito, presso i centri provinciali per l'istruzione, il diploma di scuola secondaria di primo o di secondo grado, ovvero frequenta un corso di studi presso una Università italiana statale o non statale legalmente riconosciuta, o frequenta in Italia il dottorato o un master universitario;

    - che ha ottenuto, nell'ambito dei crediti maturati per l'accordo di integrazione di cui all'art. 4-bis del Testo unico, il riconoscimento di un livello di conoscenza della lingua italiana non inferiore al livello A2 del Quadro comune di riferimento europeo per la conoscenza delle lingue, approvato dal Consiglio d'Europa;



    - che è entrato in Italia ai sensi dell'art. 27, comma 1, cioè l’ingresso per casi particolari al di fuori delle quote e che svolge una delle attivita' sopra indicate (lettori universitari di scambio o di madre lingua, professori universitari destinati a svolgere in Italia un incarico accademico, traduttori e interpreti, etc..).

    Nei primi tre casi bisognerà allegare alla richiesta copia autentica dei titoli di studio o professionali conseguiti e dei certificati di frequenza richiesti. Negli altri casi, invece, lo straniero dovrà allegare alla documentazione richiesta per il rilascio del permesso di soggiorno una dichiarazione sul titolo di esonero posseduto.

    Chi controllerà il livello di conoscenza della lingua italiana?

    Sarà la Questura competente per territorio a verificare se lo straniero abbia conseguito gli standard di conoscenza della lingua italiana, attraverso il riscontro dell'esito positivo del test riportato nel sistema informativo del Dipartimento per le liberta' civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno, che verrà inserito dai centri di certificazione.

    Quando entrerà in vigore questo nuovo sistema?

    Centottanta giorni successivi alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e dunque se ne parlerà anche in questo caso dal Gennaio 2011.

    Decreto del 4 giugno 2010 Ministro dell’Interno – Ministro dell’Istruzione dell’Università e della ricerca (G.U. n. 134 dell’11-6-2010)
    Modalità di svolgimento del test di conoscenza della lingua italiana, previsto dall'articolo 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, introdotto dall'articolo 1, comma 22, lettera i) della legge n. 94/2009.

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